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Grottaferrata, tutela degli animali: da settembre lo sportello in Comune

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GROTTAFERRATA (RM) – Il Comune di Grottaferrata, in ottemperanza al Regolamento Tutela degli Animali vigente dal 2011, si è dotata di uno Sportello Tutela degli Animali che si trova nel locale adiacente la sede municipale in piazzetta Eugenio Conti.
La gestione dello Sportello è stata affidata all’associazione GrottaferrataFido, già convenzionata con il Comune dal giugno del 2015 il cui personale composto da volontari sarà a disposizione dei cittadini da settembre il martedì dalle 10 alle 12 e il giovedì dalle 15,30 alle 17,00.
Il provvedimento è stato votato dalla giunta comunale.
Il sindaco Luciano Andreotti ha nominato delegata alla Tutela degli animali la consigliera comunale Daniela Calfapietra.
“Attivare misure di prevenzione al randagismo e controllo delle nascite di colonie canine e feline sul nostro territorio comunale è una priorità per la nostra Amministrazione – ha detto il sindaco – così come lo è promuovere l’adozione di cani ricoverati presso strutture convenzionate con il Comune. In questo senso auguro alla consigliera delegata Calfapietra un buono e proficuo lavoro in un settore che so essere a lei particolarmente caro”.
“Sono onorata di far parte di questa amministrazione” ha dichiarato la delegata Calfapietra. “Lo Sportello comunale per la tutela e i diritti degli animali andrà ad esaudire ad una specifica esigenza dei cittadini che sono sempre più sensibili e attenti alla salute e benessere degli animali. Oltre a favorire la corretta convivenza tra uomini e animali – ha proseguito Calfapietra – lo Sportello sarà volto a a tutelare la salute pubblica e l’ambiente, promuovere, sostenere e incentivare iniziative ed interventi rivolti alla difesa degli equilibri ambientali che interessano le popolazioni animali. Tra le principali finalità avremo l’ informazione al cittadino sui servizi presenti sul territorio comunale e nell’ambito del distretto veterinario; la sponsorizzare l’adozione dei cani/gatti randagi ospiti di strutture sanitarie convenzionate con questo ente, la promozione di piani e programmi per la sensibilizzazione dei cittadini contro l’abbandono e il maltrattamento degli animali, l’educazione, il possesso, la corretta gestione degli animali da compagnia”.
“Lo Sportello – ha detto ancora la consigliera Calfapietra – riceverà esigenze, suggerimenti e segnalazioni inoltrate da cittadini, enti, associazioni sugli animali presenti nel Comune di Grottaferrata e trasmetterli agli organi competenti; collaborerà con le associazioni animaliste e gli enti preposti alla tutela del benessere animale; promuoverà progetti programmi finalizzati alla tutela dei diritti e del benessere degli animali d’affezione; organizzerà eventi, campagne di sensibilizzazione, manifestazioni specifiche, informative per la Tutela degli Animali, la lotta al randagismo; lo sviluppo di azioni, attività di censimento, cura e registrazione delle colonie feline del comune di Grottaferrata; anagrafe canina/felina comunale; collaborerà con gli organi di vigilanza e controllo territoriali in materia di randagismo. E’ stata inoltre anche creata una pagina facebook che sarà costantemente aggiornata, dove, insieme all’associazione Grottaferratafido onlus, inseriremo consigli utili per i nostri amici a 4 zampe. Vorrei ringraziare l’associazione Grottaferratafido onlus per la costante presenza sul territorio – ha concluso la consigliera Calfapietra- e per la grande collaborazione con l’Amministrazione comunale”.

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Pisa, focus Ancri sui disastri ambientali. Tagliente: “Servono interventi sul piano urbanistico, reti fognarie e un monitoraggio costante degli argini dei fiumi e dei torrenti con il mondo del volontariato e la tecnologia più avanzata”.

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“Servono interventi sul piano urbanistico, reti fognarie e un monitoraggio costante degli argini dei fiumi e dei torrenti con il mondo del volontariato e la tecnologia più avanzata”. Lo ha detto il Prefetto Francesco Tagliente intervenendo al convegno “Disastri Ambientali”, promosso a Pisa dall’Ancri, l’associazione nazionale insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, al quale ha partecipato anche il capo della protezione civile, Angelo Borrelli.

Dopo i saluti introduttivi del Presidente della Fondazione Pisa Cosimo Bracci Torsi, del presidente dell’ANCRI Tommaso Bove, del Vicario del Prefetto di Pisa Valerio Romeo e del Capo del Dipartimento della
Protezione Civile Angelo Borrelli
, moderati dal Prefetto Francesco Tagliente, sono intervenuti Paolo Ghezzi, ingegnere esperto in tematiche ambientali e Responsabile scientifico del Master “Gestione e controllo
dell’ambiente: economia circolare e gestione efficiente delle risorse” della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e Ottavio Zirilli, Ingegnere e Responsabile dell’Area della Ricerca del CNR di Pisa, Direttore Tecnico
dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR e autore del libro “Disastri e Catastrofi”, delegato ANCRI per la ricerca ed innovazione.

“Per cercare di comprendere cosa si può fare per ridurre il rischio di tragedie umane causate dal maltempo e dall’incuria dell’uomo – ha detto il presidente Tommaso Bove – l’Associazione nazionale insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (ANCRI) ha deciso di organizzare una riflessione con l’ngegner Ottavio Zirilli del CNR e con l’Ing Paolo Ghezzi, che peraltro da vice Sindaco di Pisa, ha affrontato con il prefetto Tagliente, le varie fasi emergenziali determinate dal dissesto idrogeologico, nell’esondazione dell’Ozzeri del novembre 2012 e nella grave frana sull’A11 dell’aprile 2013, ma soprattutto la gestione dell’emergenza della piena dell’Arno del febbraio 2014 con straripamenti seguiti da danni e paura per le comunità della provincia di Pisa”.

Tagliente: “Sul piano urbanistico è indispensabile un vincolo assoluto di non edificabilità vicino ai bacini” 

“In cima alla lista degli interventi – ha premesso il prefetto Francesco Tagliente – vedo l’educazione del cittadino al rispetto del bene comune e la pulizia delle strade.

Talvolta le fognature non ricevono perché intasate da fogliame e rifiuti abbandonati. Sul piano urbanistico è indispensabile un vincolo assoluto di non edificabilità vicino ai bacini e il contestuale ripristino dei luoghi ove sono accertati gli abusi.
Bisogna rendere più agevoli i lavori di dragaggio e tornare ad avere la rete di canali, efficiente e in grado di garantire la sicurezza. Gli argini dei fiumi e dei torrenti andrebbero monitorati, in particolare in prossimità dei centri abitati. Non è pensabile farlo in fase critica durante la piena. Sarebbe utile ispezionarli facendo ricorso al mondo del volontariato e agli strumenti che la tecnologia oggi ci consente di poter disporre.
Inoltre andrebbero dragati i fiumi soprattutto alla foce e ripensare alla manutenzione dei reticoli minori”.
Bisogna prevenire il rischio idraulico ripensando al pericolo derivante dai vincoli delle normative vigenti, che di fatto rendono difficile lo scavo degli alvei dei fossi e dei canali e oneroso lo smaltimento dei fanghi di
escavazione, con rischio serio per tutta la popolazione.
In passato i materiali risultanti dall’escavazione venivano depositati lungo le fasce limitrofe al corso del canale. Con l’entrata in vigore dei nuovi vincoli questa attività non è più possibile: i fanghi, devono essere
trattati tutti come rifiuti, e spesso come rifiuti speciali. Ne consegue che un’attività che prima veniva eseguita come manutenzione ordinaria, adesso deve essere trattata come straordinaria, con conseguente complicazione operativa ed aumento esponenziale dei costi, sia per le analisi che per l’adozione di soluzioni tecniche per lo stoccaggio. Oggi per pulire i canali e i fossi i costi sono altissimi. I “fanghi di dragaggio”, dopo le analisi chimico-fisiche nella maggior parte dei casi sono classificati come rifiuto e talvolta speciale dovrebbero essere conferiti in discarica, con un alto costo, mediamente mille euro al metro, per il trasporto e lo smaltimento. Il dragaggio dei canali e dei fossi è fondamentale perché evita gli allagamenti: in caso di evento meteorico superiore alla media o addirittura eccezionale, l’aver effettuato correttamente la pulizia significa la difesa di tutti i cittadini”.

Ghezzi: “Indispensabile oggi una più diffusa cultura della
prevenzione”

Paolo Ghezzi ha affermato che “I disastri ambientali, con le conseguenze distruttive che possono generare, hanno caratterizzato tutta la storia dell’umanità. Nell’ultimo secolo, tuttavia, e in particolare negli ultimi 50 anni alcuni effetti globali, sia per le dinamiche socio demografiche che per i cambiamenti climatici in atto, le responsabilità dell’uomo risultano più evidenti che in passato. Nel 2030 il 70% della popolazione mondiale si concentrerà in centri urbani in cui si prevede vivranno circa 6.5 miliardi di persone nel 2050.

Un processo che in Italia si è già in buona parte consumato spesso senza però tenere in adeguata considerazione le fonti di rischio tipiche del nostro paese. Per questo è indispensabile oggi una più diffusa cultura della
prevenzione, perseguendo con forza gli obiettivi del Piano di riduzione del rischio (Sendai Framework for Disaster Risk Reduction 2015-2030) in stretta correlazione con gli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030”

Zirilli: “Proteggere le proprie comunità dai disastri è il modo
per rendere sostenibile un territorio”

A seguire ha preso la parola Ottavio Zirilli, che è anche membro del Consiglio direttivo dell’associazione europea per i laboratori sostenibili, il quale ha aggiunto che “i disastri e le catastrofi sono fonte di particolare apprensione a causa della loro imprevedibilità, da cui la difficoltà di garantire adeguate misure di emergenza. La complessità delle cause responsabili di questi episodi rendono prioritario considerare la
necessità di occuparsi della valutazione, riduzione e gestione di questi rischi, ed è quindi fondamentale dotarsi del minimo grado di conoscenza degli effetti dopo aver indagato sulle cause, per sapere poi con quali elementi, reali o presunti, confrontarsi in fase di pianificazione e gestione; sottolineando quanto il comportamento dell’uomo sia direttamente connesso con quei fenomeni.

La comunità mondiale e la maggior parte dei singoli paesi hanno in passato preferito affrontare il problema cercando di rispondere, atteggiamento reattivo, agli eventi avversi piuttosto che anticiparli, atteggiamento proattivo; ma questa posizione è diventata sempre più difficile da sostenere, perché gli effetti dannosi che devono essere sopportati dopo il disastro sono diventati così alti da risultare insostenibili e tali da danneggiare in modo talvolta permanente l’economia.

Proteggere le proprie comunità dai disastri, diviene quindi non solo un
“dovere istituzionale” ma il modo per rendere sostenibile un territorio. Oggi la preparazione, mitigazione e risposta ai disastri sono parte del linguaggio di tutte le organizzazioni nazionali e internazionali e sono la base per promuovere la riduzione del rischio disastri. Molti disastri sono legati all’uso indiscriminato del suolo, al crescente uso di tecnologie, alla crescita demografica, ai cambiamenti climatici globali e all’eccessivo sfruttamento delle risorse naturali che incidono pesantemente sugli equilibri naturali; infatti, solo di recente si cerca di modificare questa tendenza introducendo tecnologie a impatto ambientale ridotto o comunque compatibile con il naturale funzionamento del sistema ambiente, ma la loro conversione è molto lenta e spesso costosa e la politica del profitto le rende difficilmente attuabili. Tutto questo ha come conseguenza il fatto che questi eventi presentano ogni volta un “costo” sempre più alto in termine di vite umane, di perdite economiche e di sviluppo sia sul breve che sul lungo periodo, limitando la crescita economica e socio-culturale delle aree colpite. E’ quindi compito dell‘uomo – ribadisce Zirilli – cogliere il contributo che la storia dei disastri può offrire, analizzando e studiando i disastri negli aspetti tecnici, sociali e organizzativi, per non commettere gli stessi errori, cosi che le tragiche vicende delle quali la storia è testimone non possano più ripetersi”.

Borelli: “Il sistema di messaggistica che usa Pisa lo replicheremo su scala nazionale”


“A Pisa – ha detto il capo della Protezione civile Angelo Borrelli – da molti anni c’è un efficace sistema di protezione civile e un consolidato rapporto di collaborazione tra il Comune e il Dipartimento della Protezione Civile. Il sistema di messaggistica che usa Pisa lo replicheremo su scala nazionale, abbiamo preso il modello pisano e lo stiamo replicando in altre realtà. Qui – ha aggiunto Borrelli – il sistema di allerta funziona attraverso una preventiva iscrizione del cittadino a una piattaforma, mentre quello nazionale lo abbiamo pensato analogo ma senza iscrizione, ovvero raggiungendo tutti i telefoni cellulari che si agganciano alle celle telefoniche, un sistema capillare che non richiede la registrazione preventiva da parte dei cittadini”.

Borrelli ha anticipato che entro l’anno sarà varato un piano straordinario di interventi nel settore della prevenzione. «I dati degli ultimi due mesi parlano di sei miliardi di euro di danni e di 50 morti (ai quali si aggiungono i 43 del ponte Morandi di Genova), in 10 regioni e due province autonome”.

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Xylella avanza verso Nord, nuove piante di ulivo infette: ora tocca a Fasano

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Sono state individuate 75 nuove piante di ulivo infette dal batterio della Xylella fastidiosa nei comuni di Fasano (un albero), Ostuni (33), Carovigno (39) e Ceglie Messapica (2).

Per la prima volta il batterio è stato trovato a Fasano, alla periferia della frazione di Torre Canne, nella Piana degli ulivi monumentali. Quello di Torre Canne rappresenta il nuovo limite nord della presenza del batterio in Puglia, circa 8 chilometri più a nord rispetto al focolaio più settentrionale individuato col precedente monitoraggio alla periferia di Cisternino. E’ quanto emerge dai primi risultati della nuova campagna di monitoraggio condotta dall’Arif, Agenzia regionali per le attività irrigue e forestali.
   

Nella Piana degli ulivi monumentali vi sarebbero almeno altri tre focolai nella zona di Cisternino e Ostuni.

Altri casi

Ma non è l’unico focolaio nella Piana degli Ulivi monumentali. Ce ne sono almeno altri tre sotto Cisternino/Ostuni (alla quota di circa 100 m slm ed a ridosso del centro abitato di Montalbano, in territorio ostunese) la cui comparsa potrebbe essere il risultato della diffusione naturale operata dai vettori, una sorta di “discesa” del batterio dalle alture sovrastanti che, a loro volta, sembrano rappresentare la zona più avanzata della diffusione partita da Oria.

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Ambiente

Katowice, allarme mondiale: le emissioni di anidride carbonica continuano ad aumentare

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ROMA – Le emissioni del principale gas serra, l’anidride carbonica, aumenteranno anche quest’anno, come erano aumentate nel 2017. Ed è esattamente il contrario di quello che dovrebbero fare, per evitare al mondo il riscaldamento globale, e i danni che ne conseguono. L’allarme lo lanciano due ricerche differenti.

Un pessimo segnale, mentre alla conferenza Cop24 di Katowice in Polonia i paesi dell’Onu cercano faticosamente il modo per attuare l’Accordo di Parigi sul clima.
Per l’Università britannica dell’East Anglia, le emissioni mondiali di CO2 da combustibili fossili nel 2018 cresceranno del 2,7%, raggiungendo i 37,1 miliardi di tonnellate.

Il risultato sarà che la concentrazione di CO2 nell’atmosfera salirà a 407 parti per milione, 2,3 parti in più rispetto al 2017. La produzione mondiale di anidride carbonica era calata per tre anni dal 2014 al 2016, ma nel 2017 era aumentata dell’1,6%.

Anche l’Agenzia internazionale per l’Energia (Iea), organismo dell’Ocse, per il 2018 si aspetta “una crescita delle emissioni globali di CO2”, dovuta a “un consumo di energia in aumento e una economia mondiale che si espande del 3,7%”.

Per centrare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, secondo la Iea il mondo dovrebbe tagliare le emissioni dell’1% ogni anno. Le emissioni dai paesi più ricchi, quelli più avanti nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica, aumenteranno dello 0,5%: un consumo maggiore di petrolio e gas supererà il calo del carbone.
Mercoledì sono usciti altri due studi che ci raccontano gli effetti che il riscaldamento globale può avere sulla salute e sull’ambiente. Per l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi eviterebbe un milione di morti all’anno in malattie legate all’aumento delle temperature.

L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) calcola che 163 aree del Mediterraneo, tra cui alcuni siti Unesco come la Laguna di Venezia, le Cinque Terre o le spiagge di Lipari, potrebbero finire sott’acqua per la fine del secolo.

Cinquecento scienziati, riuniti a Roma dall’Istituto superiore di sanità, hanno siglato mercoledì una Carta con 24 azioni per contrastare i rischi per la salute del cambiamento climatico. Ma intanto, alla Cop24 di Katowice il padiglione polacco, tra lo sconcerto di molti delegati, esponeva gioielli e cosmetici fatti col carbone, che fornisce l’80% dell’energia al paese. E non basta: fra gli sponsor della Conferenza Onu sul clima, gli organizzatori polacchi hanno messo anche il colosso nazionale del carbone, la JSW.

Avvenia, società del gruppo Terna attiva nel campo dell’efficienza energetica, ha analizzato i principali dati del report ‘NET-Zero by 2050’, ricerca condotta dalla European Climate Foundation (EFC) che si pone l’obiettivo di indicare una strada per arrivare all’abbattimento delle emissioni inquinanti entro l’anno 2050.

La mobilitazione delle istituzioni mondiali a favore della sostenibilità ambientale non è mai stata così intensa, rimarcando, da più parti, la necessità di limitare l’emissione di gas serra se si vuole contenere l’innalzamento della temperatura globale entro 1,5°C.

“I target da raggiungere – spiega Avvenia – vengono ridefiniti e incrementati nello studio della Fondazione europea per il clima. Innanzitutto, occorre mettere in atto una molteplicità di azioni che coinvolgano i cittadini e gli stakeholder in campo economico. Nel caso del comparto industriale, la spinta all’economia circolare sarà fondamentale, così come l’innovazione su materiali e prodotti da usare in alternativa, laddove possibile, a quelli maggiormente impattanti. Lo studio ‘NET-Zero’ ad esempio evidenzia la possibilità di sostituire l’acciaio alla fibra di carbonio del settore automobilistico, in una quota dell’8%”.

Fondamentale per una società a emissioni zero, poi, sarà anche il contributo delle energie rinnovabili: eolico e solare dovranno raggiungere una produzione del 50% entro il 2030, mentre le fluttuazioni giornaliere e stagionali possono essere compensate da un mix di altre soluzioni, in cui rientra anche lo stoccaggio, a zero emissioni. “Questa transizione energetica – conclude Avvenia – implica l’utilizzo di tutte le migliori pratiche già applicate in tutta Europa, e l’estensione su scala molto più ampia, nonché l’incremento degli investimenti e l’attuazione di politiche per garantire l’adozione diffusa di più soluzioni di trasformazione, nel modello tecnico e di business, sociale e di governance. Il futuro, in sostanza, è già alla portata di tutti”.



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