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GUERRA GAZA, PROVE SHOCK DI AMNESTY INTERNATIONAL: GLI STATI UNITI CONTINUANO AD AIUTARE L' ISRAELE CON LE ARMI

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Brian Wood, direttore del programma Controllo sulle armi e diritti umani di Amnesty International: "Il governo Usa sta gettando benzina sul fuoco attraverso la continua fornitura delle armi"

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Brian Wood, direttore del programma Controllo sulle armi e diritti umani di Amnesty International ha dichiarato: "Il governo Usa sta gettando benzina sul fuoco attraverso la continua fornitura delle armi usate dalle forze armate israeliane per violare i diritti umani. Washington deve rendersi conto che spedendo queste armi sta esacerbando e continuando a consentire gravi violazioni dei diritti umani ai danni della popolazione civile di Gaza.” La notizia della ripresa delle forniture a Israele è arrivata il 30 luglio, il giorno stesso in cui gli Usa condannato il bombardamento di una scuola delle Nazioni Unite in cui sono state uccise almeno 20 persone, tra cui bambini e operatori umanitari.

di Cinzia Marchegiani


Con un comunicato secco, Amnesty International oggi pubblica la propria attività in merito alla guerra che ogni giorno miete vittime innocenti, sotto gli occhi dell’intero pianeta: ”Aumentano le prove di crimini di guerra a Gaza. Amnesty International chiede agli Usa di fermare i trasferimenti di armi a Israele”.
Amnesty International aveva già richiesto un embargo totale sulle armi destinate a tutte le parti coinvolte nel conflitto, e ora ha sollecitato gli Usa a porre fine alla fornitura a Israele di ampi quantitativi di armi, strumento per compiere ulteriori gravi violazioni del diritto internazionale a Gaza. La richiesta è giunta all'indomani dell'approvazione, da parte del Pentagono, dell'immediato trasferimento di munizioni per granate e mortai alle forze armate israeliane. Queste forniture si trovano già in Israele, in un deposito di armi Usa, e seguono l'arrivo nel porto di Haifa, il 15 luglio, di una fornitura di 4,3 tonnellate di motori a razzo. Amnesty Intenational spiega che queste forniture si aggiungono ad altre già inviate dagli Usa a Israele tra gennaio e maggio 2014, per un valore di 62 milioni di dollari e comprendenti componenti per i missili guidati, lanciarazzi, componenti di artiglieria e armi leggere.

Brian Wood, direttore del programma Controllo sulle armi e diritti umani di Amnesty International ha dichiarato: "Il governo Usa sta gettando benzina sul fuoco attraverso la continua fornitura delle armi usate dalle forze armate israeliane per violare i diritti umani. Washington deve rendersi conto che spedendo queste armi sta esacerbando e continuando a consentire gravi violazioni dei diritti umani ai danni della popolazione civile di Gaza.” Il comunicato segue spiegando che i gruppi armati palestinesi, a loro volta, continuano a lanciare razzi indiscriminati in territorio israeliano, mettendo in pericolo la popolazione civile in flagrante violazione del diritto internazionale. Amnesty International ha ripetutamente chiesto la fine di questi attacchi, che costituiscono crimini di guerra. La settimana scorsa, il presidente del parlamento iraniano ha dichiarato che l'Iran ha trasferito ad Hamas competenze tecniche per produrre armi. Egli, nel novembre 2012, aveva affermato che l'Iran aveva dato sostegno finanziario e militare ad Hamas, a sua volta, il comandante della Guardie rivoluzionarie iraniane aveva reso noto di aver fornito tecnologia missilistica ad Hamas. Combattenti di Hamas hanno ammesso di aver lanciato contro Tel Aviv missili del tipo Fajr 5 in dotazione all'Iran precisando di aver usato, nella maggior parte dei casi, razzi a corto raggio M25 o razzi Qassam e Grad.

Amnesty pubblica sul proprio sito la prova del documento con cui gli Usa sono di gran lunga il principale esportatore di forniture militari a Israele. Secondo dati resi pubblici dal governo di Washington, le forniture nel periodo gennaio – maggio 2014 hanno compreso lanciarazzi per un valore di quasi 27 milioni di dollari, componenti per missili guidati per un valore di 9,3 milioni di dollari e "bombe, granate e munizioni di guerra" per quasi 762.000 dollari. Dal 2012, gli Usa hanno esportato verso Israele armi e munizioni per 276 milioni di dollari. Questo dato non comprende l'esportazione di equipaggiamento militare da trasporto e di alta tecnologia.

Quello che emerge dal comunicato è l’evidente scollamento delle reali intenzioni dell’USA: ”la notizia della ripresa delle forniture a Israele è arrivata il 30 luglio, il giorno stesso in cui gli Usa condannato il bombardamento di una scuola delle Nazioni Unite in cui sono state uccise almeno 20 persone, tra cui bambini e operatori umanitari."
Wood rincara: ”È profondamente cinico che la Casa bianca condanni la morte e il ferimento di civili palestinesi, compresi bambini e operatori umanitari, sapendo bene che i militari israeliani responsabili di quegli attacchi sono armati fino ai denti con armi ed equipaggiamento militare pagati dai contribuenti statunitensi". 

Amnesty International non cede di un passo e ritorna a chiedere alle Nazioni Unite d'imporre immediatamente un embargo totale sulle armi destinate a Israele, Hamas e i gruppi armati palestinesi, per prevenire violazioni del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale dei diritti umani da tutte le parti. In assenza di un embargo decretato dalle Nazioni Unite, l'organizzazione per i diritti umani chiede a tutti gli stati di sospendere unilateralmente le forniture di munizioni ed equipaggiamento e assistenza militare a tutte le parti coinvolte nel conflitto, fino a quando le violazioni dei diritti umani commesse nei precedenti conflitti non saranno adeguatamente indagate e i responsabili portati di fronte alla giustizia.

Questa guerra è una fotografia oscena, dove l’incoerenza è l’unica protagonista consapevole, lo stesso Brian Wood la dipinge con semplici parole: "gli Usa devono indicare la direzione e dimostrare il loro proclamato rispetto per i diritti umani e il diritto internazionale umanitario, poiché sono i principali esportatori di armi verso Israele, deve sospendere con urgenza i trasferimenti di armi verso Israele e facendo pressione affinché le Nazioni Unite proclamino l'embargo nei confronti di tutte le parti coinvolte nel conflitto. Se non lo faranno, mostreranno profondo disprezzo per le vite perse da ambo le parti nel conflitto in corso".

Un bollettino che non conosce giustificazioni, dall'8 luglio 2014 da quando Israele ha lanciato la sua ultima offensiva militare su Gaza, oltre 1400 palestinesi – in maggioranza civili – sono stati uccisi. Sono morti almeno 56 militari israeliani, due civili israeliani e un cittadino thailandese.

Il mondo sta a guardare mentre sui social network sono virali le immagini di militari che seppeliscono vivi i bambini, mentre piccole creature vengono esposte senza vita, mutilati senza arti, col cervello grondante dal cranio. Queste immagini sono la testimonianza che questo mondo, nessuno escluso, ha la colpa di non porre fine ad uno sterminio indicibile, suggellato tra l’altro dai patti atlantici dove l’America predica bene e razzola male…loro gli alleati dell’UE stanno facendo guerra economica anche alla Russia….altro che nuova guerra fredda, qui è finita l’umanità e il senso del pudore di tutti i governati di questa terra.

Questa è la petizione di Amnesty International che ha pubblicato con cui si chiede agli Usa di smettere di fornire armi ad Israele http://www.amnesty.it/usa-basta-armi-israele

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Esteri

La Regina Elisabetta esorta a fare il vaccino anti Covid: “doveroso pensare agli altri prima che a sé stessi”

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Elisabetta II, 95 anni ad aprile, dà ancora una volta l’esempio ai sudditi e scende in campo in favore dei vaccini anti Covid: lo fa con con un raro messaggio pubblico dicendo di comprendere che c’è chi possa esitare; ma incoraggia apertamente la sua gente a immunizzarsi poiché, ammonisce, è doveroso “pensare agli altri prima che a sé stessi”.

Un atto che del resto la sovrana ha già compiuto a gennaio – col 99enne principe Filippo, ora in ospedale per un’infezione non legata al Covid – seguita questo mese dall’erede al trono Carlo, 72 anni, e dalla consorte Camilla: tutti in forma pubblica per sostenere la campagna di vaccinazioni di massa promossa dal governo di Boris Johnson.

E a cui ora si aggiungono le dichiarazioni diffuse stasera da Buckingham Palace, registrate durante a una conversazione in videocollegamento con i responsabili delle macchina vaccinale messa in moto nelle 4 nazioni del Regno Unito (Inghilterra, Scozia, Galles, Irlanda del Nord): che la regina ha voluto personalmente ringraziare. Nel corso del colloquio, Elisabetta ha raccontato la sua esperienza, sottolineando di non aver “avvertito male per nulla” al momento dell’iniezione, semmai d’essersi sentita “protetta”.


Ha quindi elogiato la rapidità della campagna vaccinale di massa avviata dal governo Johnson sull’isola fin da inizio dicembre, plaudendo a coloro che vi stanno lavorando, ma anche ai milioni d’individui che ne hanno accolto la somministrazione: protagonisti, nelle sue parole, di “un’impresa rimarchevole” che contribuisce “all’incoraggiamento morale” del Paese. Sollecitata dagli interlocutori a condividere le sue sensazioni personali, la monarca ha insistito: “Una volta che ricevi il vaccino ti senti protetta, penso sia molto importante”. “Certo, è difficile per le persone che non si sono mai vaccinate, ma esse devono pensare agli altri prima che a se stesse”, ha subito puntualizzato, richiamando la sicurezza collettiva dal contagio.


 Riferendosi in generale al Covid, la regina non ha quindi esitato ad abbozzare un paragone con la “peste” dei secoli passati. “Sappiamo che si tratta probabilmente della pandemia più devastante mai affrontata nel mondo e nel Regno Unito da più di 100 anni, e che ora ci attende una battaglia prolungata dei vaccini contro il virus e le sue mutazioni”, ha proseguito mostrandosi bene informata. “Ma io – ha precisato – ho una fede assoluta nella comunità medico-scientifica, sia qui nel Regno Unito sia a livello globale, e credo in un futuro migliore per tutti noi”.


 Non è mancato in ultimo un accenno non nuovo alla memoria di tempi ancor più difficili, quelli bellici, come a una fonte “d’ispirazione, in qualche modo”: “Avendo vissuto la guerra – ha ricordato l’anziana sovrana – mi pare sia decisamente come allora, quando ciascuno era mosso da una stessa idea”. Ciò che conta – ha concluso, invocando più la persuasione che non l’obbligo nella battaglia odierna del vaccino – è “creare le condizioni perché ognuno si senta disposto ad accettare l’offerta della vaccinazione, quando verrà chiamato”. Come un tempo i volontari al fronte.

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Cronaca

Uccisi Ambasciatore italiano e un carabiniere in Congo

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Un’imboscata in piena regola, probabilmente a scopo di sequestro, finita in tragedia. L’ambasciatore italiano Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e il loro autista congolese, Mustapha Milambo, sono stati uccisi in un agguato mentre viaggiavano a bordo di un’auto dell’Onu in una regione della Repubblica democratica del Congo, il Nord Kivu, da anni teatro di violenti scontri tra decine di milizie che si contendono il controllo del territorio e delle sue risorse naturali.

Il governo di Kinshasa punta il dito contro le Forze democratiche di liberazione del Ruanda (Fdlr), ribelli di etnia Hutu conosciuti per il genocidio in Ruanda del 1994, che hanno stabilito la loro roccaforte nell’area dell’agguato, mentre l’Italia chiede un rapporto dettagliato alle Nazioni Unite.

Il convoglio, composto da due vetture del Programma alimentare mondiale (Pam-Wfp), stava viaggiando verso nord, sulla strada tra Goma e Rutshuru, dove il diplomatico italiano avrebbe dovuto visitare un programma di distribuzione di cibo nelle scuole dell’agenzia dell’Onu, fresca di Nobel per la pace. Alle 10.15 (le 9.15 in Italia), le due auto vengono fermate a circa 15 km da Goma, nei pressi di Nyiaragongo, nel parco nazionale di Virunga, da un commando di 6 persone che apre il fuoco, prima sparando in aria, poi uccidendo l’autista.

Secondo le prime ricostruzioni riferite dal governatore del Nord Kivu, Carly Nzanzu Kasivita, gli assalitori portano il diplomatico e il carabiniere della scorta nella foresta. Scattato l’allarme, sul posto si precipita una pattuglia di ranger dell’Istituto Congolese per la Conservazione della Natura che si trova nelle vicinanze, seguita da forze dell’esercito locale. Esplode un conflitto a fuoco nel quale gli aggressori uccidono Iacovacci. Anche Attanasio viene colpito dagli spari: di chi, ancora non è chiaro. Il corpo esangue dell’ambasciatore, ferito all’addome, viene caricato su un pick-up dai primi soccorritori, per poi essere trasferito all’ospedale di Goma.

Altre tre persone sarebbero state rapite, riferisce il ministero dell’Interno di Kinshasa, e si parla anche di alcuni feriti. Il governo congolese ha dichiarato che le autorità provinciali del Nord Kivu non erano a conoscenza della presenza dell’ambasciatore nell’area e che questo non ha permesso loro di fornirgli misure di sicurezza adeguate, né il loro tempestivo arrivo sul posto in “una parte del Paese considerata instabile e in balia di alcuni gruppi armati ribelli nazionali e stranieri”. Formatesi all’inizio degli anni 2000, le Fdlr sono accusate di diversi attentati nella zona, tra cui quello dell’aprile 2020 in cui morirono 17 persone tra cui 12 ranger dell’Iccn.

Il Pam ha tuttavia riferito che la strada era stata precedentemente controllata e dichiarata sicura per essere percorsa anche “senza scorte di sicurezza”. La Farnesina ha però chiesto all’Onu di fornire quanto prima un report dettagliato sull’attacco in un luogo dove Attanasio si era recato su invito del Pam.

In Italia la morte di Attanasio e Iacovacci è stata accolta con sgomento e dolore, dal presidente Sergio Mattarella che ha parlato di “lutto per questi servitori dello Stato” al premier Mario Draghi che ha espresso il cordoglio del governo ai familiari del diplomatico, che lascia una moglie e tre bimbe piccole, e del giovane carabiniere che avrebbe dovuto sposarsi in estate. La terribile notizia ha raggiunto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio a Bruxelles, dove si trovava per il Consiglio Esteri Ue e dove ha raccolto il cordoglio unanime dei colleghi e dei vertici europei. Rientrato immediatamente a Roma, il ministro ha ricevuto messaggi di solidarietà dall’intera comunità internazionale, dall’Onu fino al segretario di Stato Usa, Antony Blinken. E raccogliendo l’appello delle forze politiche, unanimi nel cordoglio e nella condanna dell’attacco, ha annunciato che riferirà “il prima possibile in Parlamento per fare chiarezza” sulle circostanze dell’agguato ancora pieno di interrogativi e sul quale la procura di Roma ha aperto un’inchiesta.

Al telefono con la collega congolese, Marie Tumba Nzeza, il ministro ha chiesto “di fare luce sulle dinamiche e le responsabilità dell’attentato”, auspicando che le autorità di Kinshasa offrano “piena collaborazione nei contatti e negli scambi con la magistratura e le forze di sicurezza italiane”. Nel pomeriggio la stessa ministra ha reso visita alla vedova del diplomatico nella loro casa di Kinshasa, mentre i genitori di Attanasio restano chiusi nel loro dolore: “Lo abbiamo saputo dai media – hanno fatto sapere -, preferiamo non parlare”.

La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha disposto, per la giornata di oggi e di domani, l’esposizione a mezz’asta della bandiera italiana e della bandiera europea sugli edifici pubblici degli Organi Costituzionali e dei Ministeri, in segno di lutto per la tragica scomparsa dell’ambasciatore Attanasio e del carabiniere Iacovacci.

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Esteri

IFAD, 44esima sessione del Consiglio dei Governatori e conferenza stampa con Agnes Kalibata sul Vertice sui sistemi alimentari

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Si apre il 17 febbraio, la 44esima sessione del Consiglio dei Governatori del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD).

Capi di Stato, Ministri ed esperti di sviluppo agricolo, si riuniscono per discutere dell’importanza strategica degli investimenti nelle aree rurali dei Paesi più poveri del mondo e delle modalità con cui colmare il deficit di finanziamento dello sviluppo agricolo. In un mondo scosso dai cambiamenti climatici e dalla pandemia di Covid-19 con il suo impatto devastante sull’economia e sulle società, gli investimenti nelle aree rurali assumono infatti un ruolo fondamentale nella costruzione di stabilità e pace.

Invitati d’onore del Consiglio dei Governatori IFAD sono: Luigi Di Maio, Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale della Repubblica italiana; João Manuel Gonçalves Lourenço, Presidente della Repubblica di Angola; Imran Ahmad Khan Niazi, Primo Ministro del Pakistan; Agnes Kalibata, Inviata Speciale Onu per il Vertice sui sistemi alimentari del 2021; Sabrina Dhowre Elba, Ambasciatrice di buona volontà dell’IFAD e produttrice agricola. 

Quest’anno gli Stati membri devono nominare anche il presidente dell’IFAD per un mandato di quattro anni.

Quando: 17-18 febbraio 2021, ore 13:00 – 17:00

Dove: Piattaforma virtuale

La pandemia di Covid 19 ha puntato i riflettori sulla vulnerabilità dei nostri sistemi alimentari globali, costringendoci a rivalutare urgentemente come  produrre, trasformare e consumare alimenti in modo equo e sostenibile. Durante una conferenza stampa congiunta, il Presidente IFAD Gilbert F. Houngbo e l’ Inviata Speciale delle Nazioni Unite per il Vertice sui sistemi alimentari del 2021, Agnes Kalibata faranno un annuncio importante riguardante il prossimo Vertice sui sistemi alimentari – un processo storico che richiede a tutti di contribuire alla trasformazione delle nostre catene alimentari.

 Quando: 18 Febbraio, ore 11:00

 Dove: Piattaforma virtuale

L’Italia e l’IFAD

L’Italia è un partner fondamentale per l’IFAD, non solo perché ne ospita la sede ed è uno dei maggiori contribuenti fin dal 1977, ma anche perché da lungo tempo è un paese all’avanguardia nell’ambito dell’innovazione finanziaria, dell’agricoltura sostenibile e della sicurezza alimentare. Il notevole impegno dell’Italia per la riduzione della povertà rurale e della fame nasce dalla tradizione agricola del paese e dalla costanza nel sostenere lo sviluppo delle proprie aree rurali: l’Italia riserva da sempre un posto di rilievo all’agricoltura e alla sicurezza alimentare nell’ambito delle proprie politiche per lo sviluppo, soprattutto dopo il 2008, con il lancio a l’Aquila dell’Iniziativa sulla Sicurezza Alimentare, nel quadro del G8. Particolarmente interessanti le prospettive di collaborazione con il mondo delle cooperative italiane il cui modello – che unisce alla sostenibilità agro-alimentare l’attenzione per le dinamiche sociali – sembra rispondere alle esigenze dei paesi beneficiari. Per il triennio 2019-2021 l’Italia, attraverso il Ministero dell’Economia e Finanze, ha annunciato un contributo di 66,56 milioni di dollari per la ricostituzione delle risorse del Fondo, contributo che mantiene il nostro Paese tra i maggiori donatori IFAD. La Cooperazione italiana, in aggiunta ai suddetti fondi, concede all’IFAD contributi obbligatori, derivanti dall’Accordo di sede, e può concedere contributi volontari per il finanziamento di specifici progetti di sviluppo dell’IFAD. A febbraio 2019, Italia e IFAD hanno firmato, inoltre, un nuovo Accordo quadro di partenariato che riflette gli obiettivi dell’Agenda 2030 e tiene conto delle priorità strategiche della Cooperazione Italiana.

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