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Ambiente

Guidonia, scioperano migliaia di lavoratori delle cave di travertino: “Chiudere l’attività estrattiva è cancellare la storia”

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GUIDONIA (RM) – Una querelle tra la difesa dell’ambiente e il lavoro di 2.000 maestranze oltre all’indotto che con il buon senso deve essere riportato sulla fattibilità per il futuro e il progresso della comunità
La data del 4 aprile 2018 può essere considerata come storica per la vita della comunità di Guidonia Montecelio. Alle 9,30 piazza Matteotti, antistante il palazzo comunale, era già gremita da oltre mille lavoratori delle cave di travertino che al 95% ricadono nel territorio comunale.

Ci avevano pensato i sindacati di categoria a proclamare uno sciopero non facile soprattutto in periodo di crisi. I lavoratori hanno compreso e l’adesione è stata totale. “ I lavoratori hanno capito di essere anche padri di famiglia mentre l’Amministrazione comunale ha progetti fantasiosi insieme ai loro tempi, gli imprenditori hanno i loro avvocati ed i blocchi che si possono vendere sempre, i lavoratori vivono di stipendio ed hanno familiari a carico.
Sono quasi duemila le maestranze che lavorano in cava. Conciliare attività estrattiva ed ambiente non è facile. Ma non si può buttare via il bambino insieme all’acqua sporca- hanno detto i sindacalisti, mentre Luigi Cocumiello, presidente Camera del Lavoro di Rieti e Roma Est– in premessa ha puntualizzato irragionevole la morte nei posti di lavoro e ribadito di quanto fosse assurda e sbagliata la controversia scaturita tra la difesa dell’ambiente ed i posti di lavoro tra l’Amministrazione e le cave di travertino”.

Motivo del contenzioso è stato il mancato ritombamento delle cave che da anni attendono un iter chiaro e preciso contro un vero e proprio alt messo in atto tra l’Amministrazione del sindaco Barbet (M5S), nascosto dietro una determina dirigenziale, che vieta il rinnovo della coltivazione di cava senza prima aver ripristinato quanto escavato“. Noi siamo quelli che l’ambiente lo vogliono difendere – hanno ribadito i sindacalisti- le pretese sono solo politiche. Da due anni ci stiamo lavorando. Il settore produce il 5% del PIL regionale ed adesso la politica interpreta le leggi per mandare tutti a casa non capendo l’importanza del settore. Lo abbiamo detto a Barbet che irresponsabilmente vuole ritombare duemila anni di storia.

Chiudere l’attività estrattiva è contro i lavoratori e contro la storia. Se poi il primo cittadino è mal consigliato sul numero dei lavoratori impegnati nel settore cambi consigliere. Barbet si deve prendere la responsabilità ed eventualmente ci assume lui: le nostre famiglie hanno bisogno del nostro stipendio.

Ritombare deve essere impegno di tutti. Ci forniscano gli strumenti per la riqualificazione. Le concessioni sono bloccate da una lentezza esasperante. “ Nel frattempo il Sindaco era impegnato in una riunione nel merito con l’intera opposizione dove Giovanna Ammaturo della Lega gli aveva ancora un volta ribadito : “Occorre valorizzare il travertino, recuperare posti di lavoro mettendo al centro il valore del lavoro. “Per oltre una ora e mezza 12 sindacalisti si sono confrontati con Barbet: “Dopo un inizio inconciliante si sono fatti notevoli passi avanti per una seria responsabilità- hanno riferito i sindacalisti- L’Amministrazione è disponibile a ad intraprendere un percorso che vada incontro alle necessità aziendali e dei lavoratori. I sindacati incontreranno in questi giorni gli imprenditori per ritrovarsi il 9 aprile ad un serio e costruttivo confronto tra le parti. Sarà concessa in deroga una proroga eccezionale condizionata a portare avanti il futuro produttivo e i necessari ritombamenti.

La responsabilità è in capo ai all’Amministrazione. Confidiamo in cambiamento rispetto ai mesi precedenti Apertura e certezze nel breve mentre nel lungo periodo c’è bisogno dell’impegno di tutti. Nel frattempo le Aziende si debbono impegnare per un accordo da sottoscrivere. E’ cambiato l’atteggiamento dell’Amministrazione non le persone, siamo certi che la massiccia presenza abbia scardinato la rigidità“. “Siamo felici del buon senso che ha pervaso l’incontro tra sindacati e Barbet. Arroccarsi senza dialogo con le forze sane della comunità non è mai proficuo. La politica deve trovare soluzioni altrimenti non è utile a nessuno”- ha detto Giovanna Ammaturo.

Irene Tagliente

Ambiente

Regione Lazio, ambiente: aggiornato il piano di risanamento della qualità dell’aria

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La Giunta Regionale del Lazio, su proposta dell’Assessore Enrica Onorati, ha adottato l’aggiornamento del Piano di Risanamento della qualità dell’aria (A-PRQA), che sarà presentato pubblicamente nel mese di settembre 2020. L’aggiornamento del Piano, realizzato con il supporto dell’ARPA Lazio, rende aderente la situazione reale del territorio allo stato della qualità dell’aria, al fine di adottare la pianificazione e le misure necessarie per garantirne la qualità.

Il piano adottato è anche frutto del processo di partecipazione attivato dalla Regione Lazio, a partire dal 2018, nell’ambito delle fasi di consultazione previste dalla Valutazione Ambientale Strategica (VAS); una consultazione che ha coinvolto oltre 80 soggetti competenti in materia ambientale, i cui contributi sono stati valutati e, in parte, recepiti.  Con la pubblicazione a settembre dell’aggiornamento si aprirà una nuova fase di consultazione pubblica, che permetterà di acquisire ulteriori osservazioni e suggerimenti a tutela degli interessi legittimi e della trasparenza nel processo decisionale.

L’aggiornamento ha individuato un nuovo scenario emissivo che ha come obiettivo principale il raggiungimento entro l’anno 2025 dei valori limite indicati dal D.Lgs.155/2010 sull’intero territorio regionale.

L’obiettivo potrà essere raggiunto attraverso una serie di misure articolate in 42 azioni: 16 per il settore dei trasporti, 13 per il settore della combustione civile, 4 per il settore dell’industria, 6 per il settore dell’agricoltura e zootecnia e 3 per il settore delle emissioni diffuse.

Le azioni includono quelle definite dall’accordo di programma sottoscritto nel 2018 tra il Ministero dell’ambiente e la Regione Lazio per l’adozione coordinata e congiunta di misure volte al miglioramento della qualità dell’aria sul territorio regionale.

Le modalità di attuazione delle misure sono definite nelle norme tecniche di attuazione che contengono i provvedimenti per il mantenimento e il risanamento della qualità dell’aria, con un’attenzione specifica rivolta all’agglomerato di Roma e ai Comuni della zona della Valle del Sacco, le due zone più critiche della regione. In relazione ad alcune modifiche piuttosto significative previste dall’aggiornamento del piano, anche l’ARPA Lazio ha sviluppato un nuovo portale per l’aggregazione dei dati raccolti dalle stazioni di monitoraggio e per la loro comunicazione al pubblico: https://qa.arpalazio.net/.

Il Piano prevede inoltre il controllo dello stato di avanzamento delle diverse misure ed il monitoraggio dei risultati, così da verificare il raggiungimento degli obiettivi e l’efficacia delle azioni intraprese per raggiungerli. In questo modo sarà possibile individuare tempestivamente gli interventi correttivi eventualmente necessari. Il piano sarà ora sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica per poi essere inviato all’approvazione del Consiglio Regionale.

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Ambiente

Massimo Gargano direttore generale dell’Associazione Nazionale Consorzi di Bonifica a “Ci vediamo a via Veneto”: le nuove sfide ambientali nell’era post Covid

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Quali sono i fattori che incidono di più sui cambiamenti climatici e che cosa si può fare? Per la difesa del suolo e la lotta agli allagamenti il Governo sta facendo abbastanza? La sfida del Lazio nel Green New Dial, che cosa significa in parole povere?

Interrogativi ai quali risponderà Massimo Gargano Direttore Generale dell’ANBI, l’Associazione Nazionale dei Consorzi di Bonifica, ospite nella trasmissione condotta da Chiara Rai in diretta dalla prestigiosa location dell’Harry’s Bar di Roma sabato25 luglio alle ore 18.

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Ambiente

Europa Verde Albano: l’educazione alimentare e all’ambiente parte dai banchi di scuola

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L’importanza dell’educazione alimentare nella scuola di oggi ha acquisito un peso maggiore soprattutto in relazione al fenomeno che assiste, ormai da diverso tempo, ai casi di obesità infantile. Stili di vita e abitudini alimentari errate che generano spesso rischi sanitari e rappresentano sempre più una minaccia per bambini ed adolescenti.

Per questo è essenziale che i ragazzi imparino sin dai banchi di scuola l’importanza di una nutrizione corretta, recuperando i valori della tradizione mediterranea e apprendendo quelle che sono le buone pratiche alimentari dentro e fuori le mura di casa.

Officina Stampa del 16/07/2020 – L’intervista a Elisabetta Rossi e Giorgio Simonetti (Europa Verde Albano)

E le attività di educazione alimentare nelle scuole vengono svolte in gran parte dagli insegnanti di area linguistico-umanistica che secondo la ricerca effettuata dalla Fondazione Italiana per l’Educazione Alimentare rappresentano il 26 percento, seguono poi quelli di area logico-matematica (23%), scientifico-tecnologica (18%), educazione fisica (5%) e nello specifico i docenti di scienza e cultura dell’alimentazione il cinque percento.

La ricerca ha messo in evidenza il fatto che il momento della ristorazione scolastica è una occasione educativa importante ma allo stesso tempo, però, la ristorazione a scuola è spesso indicata dai docenti come un momento problematico, che si evidenzia quando si tentano di mettere in pratica le nozioni di educazione alimentare trasmesse agli studenti durante le lezioni.

Officina Stampa del 16/07/2020 – Il video servizio su Alimentazione e ambiente

La principale ragione è che quasi sempre l’occasione quotidiana di convivialità, per mettere in pratica quanto appreso in classe sull’alimentazione sana e sostenibile, offerta dal momento del pasto collettivo non è adeguatamente valorizzata. E in relazione agli appalti delle aziende di ristorazione, molti docenti hanno fatto notare che spesso i cibi proposti non sono sempre in linea con i principi trasmessi in classe e in alcuni casi, addirittura, sembrano contro corrente. Come emerso, agli insegnanti e alle scuole spesso risulta molto difficile intervenire nella scelta operate dalle società appaltatrici del servizio di ristorazione scolastica, poiché in questi casi il loro potere d’intervento è molto limitato.

L’attenzione al tema della salute resta la motivazione principale che spinge i docenti a realizzare queste attività, seguita dall’attenzione al tema ambientale, all’economia circolare e allo spreco e ai corretti stili di vita.

Resta il fatto che la Dieta Mediterranea, riconosciuta dall’Unesco nel 2010 quale perfetto stile di vita, mette insieme salute, sostenibilità ambientale, prodotti e ricette locali, gusto e convivialità. Oggi più che mai dobbiamo quindi educare le nuove generazioni a tutto questo per ridurre i rischi di danni alla salute e all’ambiente.

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