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Hades approda su Xbox e PlayStation

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Hades, il videogame campione d’incassi e di consensi sviluppato da Supergiant Games su Switch, è finalmente disponibile sulle console della famiglia Xbox e su PlayStation. Precisiamolo subito senza mezzi termini: che si tratti di investire 24.99€ per acquistarlo in formato digitale o di spendere i soldi per un’edizione fisica o di premere il tasto download per chi è abbonato al Gamepass Ultimate su Xbox, l’offerta è in qualunque caso irrinunciabile, perché ci si trova dinanzi al cospetto di una vera e propria meraviglia che merita indiscutibilmente il tempo e l’attenzione di una produzione tripla A. Infatti Hades è un gioco unico nel suo genere e straordinario, destinato a lasciare un segno profondissimo una run dopo l’altra anche sulle console di casa Sony e Microsoft. L’opera che ha definitivamente consacrato Supergiant Games è infatti un trionfo incredibile di forma e sostanza: un’esperienza grandiosa che esalterà chi già conosce e apprezza il genere roguelike, dimostrandosi al tempo stesso in grado di far scoprire una nuova e contagiosissima dipendenza pure ai non avvezzi a questo tipo di gioco. Ma andiamo per gradi: di cosa si tratta nello specifico? Se c’è qualcuno che ancora non lo sapesse Hades narra la storia del figlio di Ade noto come Zagreus, giovane principe degli inferi, che tenta di scappare dal regno dell’inferno per andare alla ricerca della sua vera madre. Ovviamente l’impresa si rivela essere una vera Odissea, tempestata da colpi di scena e costellata di personaggi che cercheranno di aiutare o di ostacolare l’eroe nella sua impresa. La storia raccontata in Hades è perfettamente in linea con lo stile di gioco adottato: dialoghi spesso sopra le righe e scanzonati, ma non per questo banali. Nel corsa del viaggio di Zagreus sarà possibile fare la conoscenza di molte divinità e anche altri volti noti che fanno parte dei miti dell’antica Grecia. Tra questi spiccano Thanatos, Orfeo, Euridice, Megera e le sue sorelle Aletto e Tisifone, Teseo, il Minotauro e altri, oltre ovviamente ai vari Zeus, Poseidone, Atena, Ares. Inizialmente la narrativa si svolge tra gli inferi, nella sala comune dei morti dove Ade è occupato a dare sistemazione a tutte le anime arrivate in quel luogo. Nella sala è presente anche Nyx, la madre adottiva che dopo varie peripezie, sarà proprio lei a far capire al protagonista che la sua vera madre risiede nell’Olimpo. Ogni dialogo è fondamentale per quanto concerne lo sviluppo dell’intreccio narrativo e pian piano si scopriranno sempre più informazioni e segreti utili a conoscerne ogni dettaglio. Supergiant Games ha lavorato ad un quantitativo enorme di dialoghi, tutti sempre nuovi e interessanti e che si incrociano tra ironia e leggerezza per . Tra l’altro, Zagreus è un personaggio non troppo approfondito nella mitologia greca, quindi gli sviluppatori si sono potuti prendere diverse libertà a livello narrativo per rendere la figura interessante e plasmarla ad hoc per un videogame.

In Hades, come già accennato l’obiettivo del protagonista Zagreus sarà quello di sfidare l’asfissiante autorità del padre per ribaltare l’ordine naturale delle cose, in un’empia ascesa verso la superficie volta a scoprire la verità sul suo torbido passato. Un viaggio fatto di inevitabili fallimenti in successione, un tentativo dopo l’altro, con comunque la consapevolezza di aver ogni volta appreso qualcosa. Ed è proprio in questo continuo vivi, combatti, muori e ritenta che si può ammirare l’incredibile potenza del titolo sviluppato da Supergiant Games. Hades è un roguelike, ossia un titolo che prevede che ogni tentativo di fuga sia praticamente identico al precedente, tranne per la proceduralità delle mappe, dei nemici e dei bonus, che verranno trovati sempre in modo diverso ad ogni partita. Arrivati al Tartaro, l’obiettivo di Zagreus è raggiungere il Monte Olimpo, ma la strada è lunga e piena di insidie. Bisogna passare per i prati di Asfodelo, per i Campi Elisi, per lo Stige e per altri luoghi. Ogni zona è contornata da una serie di stanze in cui bisogna entrare, eliminare tutti i nemici presenti per passare alla successiva, fino ad arrivare al boss del Tartaro (che è praticamente sempre lo stesso, tranne per qualche variante narrativa). Superato il boss, si deve passare alla nuova zona, i prati di Asfodelo, in cui bisogna ripetere praticamente la stessa procedura fino ad arrivare ai Campi Elisi e così via. Ogni stanza prevede un certo quantitativo di nemici e quando tutti sono stati sconfitti, si riceve la ricompensa, ossia un dono che sarà utile per proseguire. Le risorse presenti in Hades sono davvero tante: ci sono le chiavi che permettono di sbloccare nuove armi o ulteriori punti di potenziamento; ci sono le gemme colorate utili a rinvigorire e migliorare esteticamente la sala comune o la stanza di Zagreus, ci sono le lacrime delle anime che permettono di potenziare il protagonista e moltissime altre risorse utili. Molto spesso si può anche incontrare Caronte per comprare sia risorse utili per la battaglia che potenziamenti olimpici. Ogni divinità incontrata durante il viaggio donerà all’eroe un suo potere, scalabile su diversi tipi di rarità e potenza: bisognerà, in pratica, scegliere quale potere prendere su un massimo di tre. La propria build si costruisce ad ogni tentativo di fuga e man mano che si ricomincia il livello, si diventa sempre più potenti e si apprendono le combinazioni di poteri da utilizzare al meglio sul campo di battaglia. Hades è un titolo action che fa della velocità e della semplicità il suo punto di forza. Tuttavia, dopo poco si prende coscienza che nonostante la semplicità, il combat system è più profondo di quanto si pensi. Il gioco prevede ben sei armi differenti, tra cui lo spadone, la lancia, l’arco e anche uno scudo gigante: ognuna di loro ha un proprio stile di attacco, per esempio la lancia può essere caricata per un attacco rotante o lanciata a distanza sui nemici, mentre lo scudo può essere caricato con un attacco frontale diretto. Ogni arma ha il suo attacco leggero e il suo attacco speciale, dove ovviamente i tempi si allungano di pochi istanti ma l’impatto è più devastante. Oltre ai due attacchi c’è la possibilità di fare uno o più scatti veloci e un lancio di una speciale anima bruciante che entra nel nemico e lo indebolisce. La strategia di combattimento sarà via via da approfondire e costruire strategicamente in base anche al proprio stile di gioco: ogni potenziamento donato dagli dei applica una serie di bonus su alcuni particolari parametri, quindi se si sfrutta molto l’attacco speciale e lo scatto sarà più utile potenziare questi due parametri piuttosto che altri. Inoltre, con alcune diverse divinità, sarà possibile modificare anche completamente i propri attacchi, rientrando in linea con quelli della divinità stessa. Un esempio può essere il fulmine di Zeus, che si aggiunge allo scatto per folgorare i nemici, oppure lo stato di sbornia dell’attacco speciale di Dioniso e così via. Tutto questo dà una varietà enorme al titolo che solo dopo moltissime ore può incorrere in una leggera ripetitività delle azioni. Ma credete a noi, non vi stancherete di Hades tanto presto perché quando crederete di essere giunti all’epilogo ci sarà davvero ancora molto molto molto da fare.

A livello grafico Hades non gode di cambiamenti effettivi rispetto alla già lodevole edizione per Nintendo Switch. Sulle console della scorsa generazione Hades si presenta infatti a 1080p e 60fps, mentre su PlayStation 5 e Xbox Series X si arriva a 4K e 60fps. L’incremento in termini di pixel aiuta senza dubbio a rendere ulteriore giustizia a una direzione artistica strabiliante, mentre la fluidità rimane tendenzialmente inattaccabile come in origine. Esteticamente parlando ogni zona è coloratissima e realizzata in modo sensazionale, per quanto effettivamente si ripeta volta per volta, è sempre bello attraversare il regno delle anime. I disegni sono formidabili e Jenn Zee, la designer di Supergiant Games, si è veramente superata realizzando dei dettagli superlativi in ogni frangente. La sala comune dei morti, ad esempio, vede Ade seduto ad una scrivania enorme e possente, mentre al suo fianco riposa il temibile Cerbero con le sue tre teste. Ovviamente sono presenti molte anime che fanno comunella tra loro in giro fra le stanze e la mensa in cui ci si ritrova a mangiare qualcosa nell’attesa di andare avanti nell’avventura. Ogni cosa è stata realizzata per colpire il giocatore, la stanza di Zagreus è disordinata ma molto accogliente come quella di un adolescente, il Tartaro col suo verde accecante ha tutta l’aria di essere un luogo dove le anime vivono il loro tormento. Ogni stanza è disegnata con trappole e insidie che possiamo rappresentare un vantaggio contro i nemici o un pericolo che fa perdere punti vita, e più avanti si va più le camere diventano pericolose e articolate. Ad un certo punto, nelle fasi avanzate dell’impresa, si inizierà a creare tanto caos da non capire più la dinamica di ciò che sta succedendo, perché tra nemici a schermo, trappole che si attivano e Zagreus che attacca saettando qua e la mentre scaglia fendenti e semina l’area di gioco di effetti vari, il gioco inizia a diventare molto caotico e solo una gran padronanza dell’equipaggiamento e l’esperienza renderà il tutto più “ordinato”. Altro aspetto da Oscar è il sonoro, esso infatti è capace di sorprendere chiunque grazie a una colonna sonora d’impatto e perfettamente in linea con l’estetica e le azioni di gioco. Più si avanza nella storia, più tentativi di fuga si fanno e più ci si innamorerà dei personaggi e delle loro personalità. Tirando le somme, l’arrivo di Hades sulle console di casa Microsoft e Sony è stato davvero un graditissimo regalo per chiunque volesse mettere le mani su questo incredibile titolo. La grandissima varietà di situazioni, armi, poteri, percorsi e la possibilità di combinare numerosissimi poteri per creare build pazzesche fa di Hades uno di quei titolo che nessuno dovrebbe “mancare”. Il nostro consiglio? Acquistatelo e preparatevi a vivere una fra le avventure più incredibili degli ultimi anni.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9

Sonoro: 9,5

Gameplay: 9,5

Longevità: 9,5

VOTO FINALE: 9,5

Francesco Pellegrino Lise

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Multiversus, il nuovo battle brawl di Warner Bros

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Multiversus è per Warner Bros l’evoluzione dei classici picchiaduro, più nello specifico è un battle brawl proprio come Super Smash Bros e Brawlhalla, ossia, un gioco dove due o 4 personaggi (in singolo o a squadre) se le danno di santa ragione fino a sbalzare gli avversari oltre i limiti dell’arena. Ovviamente chi finisce giù il minor numero di volte fuori vince. Per far si che gli antagonisti diventino più vulnerabili e cadano al di là dei confini delle aree di gioco, sarà necessario mettere a segno più colpi possibile. Quindi un’ottima tecnica e conoscenza delle abilità del proprio alter ego virtuale possono fare la differenza. Forte delle sue innumerevoli licenze il colosso dell’intrattenimento ha deciso così di evolversi e tirar fuori dal cilindro Multiversus: un picchiaduro con un roster d’eccezione, che vanta personaggi del calibro di Batman, Bugs Bunny, Tom e Jerry, Finn e Jake, Steven Universe, Arya Stark, Taz, Supermen, Harley Quinn, Wonder Woman, Shaggy e altri. L’idea centrale? Non solo permettere a chiunque di giocarci gratuitamente (il gioco è disponibile sia gratuitamente nella versione base che in versione a pagamento con diversi bonus), ma anche ispirarsi a una delle serie più di successo in assoluto tra i picchiaduro: Super Smash Bros. I vari combattenti non sono però solo diversi esteticamente, gli sviluppatori hanno cercato di dare a ognuno un set di mosse unico e iconico, con una diversificazione marcata tanto quanto quella vista nei migliori personaggi di Smash Ultimate. In pratica ogni scelta appartiene a una sorta di sottoclasse – tank per i più difensivi, picchiatore per i più offensivi, e altre più peculiari come guaritore o assassino – e segue lo schema classico delle mosse direzionali di Smash, sia per i colpi normali che per quelli speciali. In Multiversus ogni attacco normale al di fuori delle combo a colpi multipli risulta caricabile come un attacco Smash, e molte delle mosse speciali richiedono delle risorse ricaricabili col tempo o con l’attivazione di qualche abilità. Un esperto di Bugs Bunny dovrà quindi decidere al meglio quando utilizzare i suoi missili Acme, laddove per chiunque usi Batman sarà il caso di tener conto dei batarang lanciati e degli esplosivi utilizzati.

Insomma, il titolo è molto più tecnico di quanto si possa immaginare. L’unicità del sistema di combattimento però non dipende solo da queste caratteristiche. In primo luogo, infatti, Multiversus è completamente bilanciato attorno agli scontri due contro due, con tanto di già nominate classi di supporto pensate prevalentemente per offrire potenziamenti ai compagni o avvantaggiarli in battaglia. Al di fuori di quelli più aggressivi, quasi ogni combattente ha poi a disposizione almeno una abilità di supporto, che gli permette di offrire bonus al partner, di raggiungerlo al volo, o addirittura di recuperarlo mentre sta volando di sotto. Il fatto che queste abilità spesso non si traslino altrettanto bene nell’uno contro uno – pur mantenendo di solito un’utilità di qualche tipo – porta chiaramente quella modalità a essere meno esaltante e rifinita. L’altra caratteristica del gioco che lo distingue marcatamente da Smash Bros è l’impressionante mobilità aerea dei personaggi. Si possono usare manovre multiple in aria, tra cui doppie schivate, salti e mosse di recupero o movimento una in seguito all’altra, per una agilità generale assai superiore a quella vista nella serie Nintendo. Stando agli sviluppatori la cosa è stata calcolata per evitare la frustrazione delle cadute dopo una mossa andata male, ma al contempo si tratta di una scelta che rende le battaglie molto più caotiche ai lati delle arene, perché l’unico modo per eliminare un avversario prima del tempo è colpirlo alla perfezione con un cosiddetto spike, ovvero una mossa capace di lanciarlo verso il basso immediatamente senza alcun tipo di recupero. Complessivamente il gameplay ci ha divertito. La difesaè interamente basata sulle schivate, con tempi d’invulnerabilità che diminuiscono progressivamente e spostamenti costanti che rendono tutto molto adrenalinico. L’unica cosa a non averci convinto del tutto è la gestione generale del movimento: Multiversus richiede indubbiamente una buona padronanza generale dei sistemi e un calcolo preciso delle distanze, eppure al contempo le movenze dei personaggi sono parse più secche e meno intuitive da gestire rispetto al fluido e tecnico movimento di Smash Ultimate. Apprezziamo comunque il fatto che Warner Bros abbia dato un po’ di personalità al suo titolo senza mettere in campo una semplice imitazione. Anche a livello tecnico Multiversus ci ha saputo conquistare, pur non catturandoci completamente dal punto di vista artistico. La leggibilità delle mosse è dopotutto ottima, le animazioni notevoli e curate e lo stile cartoonesco dai colori molto accesi non fa che aiutare l’occhio a seguire al meglio l’azione, anche se con tutti i personaggi che se le danno di santa ragione sullo schermo è molto semplice perdere d’occhio il proprio combattente. Il design stilizzato dei personaggi è gradevole e sicuramente piacerà agli amanti dei cartoon. Le arene di gioco invece non vantano chissà quale personalità e forse sarebbe stato un bene rischiare di più nello stile, alcune risultano troppo scarne e semplici. Nulla da dire invece sul netcode: le partite fatte sono sempre risultate molto stabili e fluide, e il rollback usato dal gioco ci è parso di ottimo livello.

Trattandosi di un gioco incentrato pressoché solo sul competitivo online, questo è un fattore importantissimo da gestire a dovere, ed è quindi un bene che la prova non ci abbia deluso. Per quanto riguarda lo shop invece c’è un quasi inevitabile Battle Pass, che sembra concedere premi in modo discretamente onesto, e si parte con una manciata di combattenti sbloccabili con la valuta in game senza doversi necessariamente massacrare di partite. Così, a occhio, il guadagno sembra quindi per lo più legato a skin alternative per i combattenti, e alla volontà dei giocatori di ottenere subito le eventuali new entry senza dover guadagnare valuta affrontando i combattimento. Un sistema che con ogni probabilità rappresenta quello più funzionale per free to play di questa tipologia. Certo, un po’ di valuta in più a forza di livellare non farebbe male, e il timore di personaggi gradualmente sempre più ardui da sbloccare in futuro è presente, tuttavia è inutile fasciarsi la testa prima del tempo. Tirando le somme Multiversus si è rivelato essere una gradita sorpresa. Seppur non raggiunge i fasti della concorrenza su Switch, il titolo offfre un’ottima giocabilità, una rosa di combattenti abbastanza florida e una grande longevità. Peccato solo per le arene di gioco che a nostro avviso risultano un po’ troppo anonime e scarne. Se in futuro il titolo verrà seguito a dovere però siamo certi che i giocatori ne vedranno delle belle.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8

Gameplay: 9

Longevità: 9,5

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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Huawei Mate Xs 2, lo smartphone pieghevole arriva in Italia

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Huawei ha svelato l’arrivo in Italia del Mate Xs 2 il nuovo smartphone pieghevole, risultato dei recenti studi della compagnia nello sviluppo dei foldable. La cerniera a doppia rotazione Falcon Wing con piega piatta rende il Mate Xs 2 sia resistente che compatto. Il display pieghevole True-Chroma è da 7,8 pollici mentre il sistema di fotocamere True-Chroma poggia su un sensore da 50 megapixel, con fotocamera ultra-angolare da 13 megapixel e teleobiettivo da 8 megapixel. Particolarità del telefono è il cosiddetto Composite Screen, che ha un design simile a quello dei sistemi anti-collisione delle auto, per ammortizzare meglio gli urti. Da aperto, il display ha una risoluzione di 2480 x 2200 pixel, con frequenza di aggiornamento fino a 120 Hz. Da chiuso, il pannello da 6,5 pollici è ancora utile per usare tutte le app che si vuole, in modalità smartphone classico. A differenza della concorrenza, il Mate Xs 2 conserva la sua peculiare apertura verso l’esterno, piuttosto che a mo’ di libro come il Galaxy Z Fold 3. Mate Xs 2 è dotato di una batteria da 4600 mAh e supporta il SuperCharge 66 W che, secondo l’azienda, migliora la durata della batteria in standby. Il telefono supporta solo la rete 4G e il sistema operativo è Emui 12, basato su Android ma senza le app di Google e il Play Store, per il noto ban da parte del governo degli Stati Uniti sugli affari intrattenuti da Huawei con produttori di hardware e servizi americani. C’è però tutto l’ecosistema che negli ultimi anni il colosso cinese ha realizzato intorno ai suoi dispositivi, compresa AppGallery che oramai supporta quasi tutti i principali software utilizzati dagli utenti. Fino al 31 agosto, Huawei Mate Xs 2 sarà in pre-ordine solo su Huawei Store al prezzo di 1.999,90 euro e, con il deposito di 10 euro, si otterrà uno sconto di 100 euro e in omaggio le nuove FreeBuds Pro 2. Il telefonino pieghevole di ultimissima generazione sarà in vendita dal 1 settembre, con le FreeBuds Pro 2 in omaggio solo fino al 30 settembre.

F.P.L.

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Capcom Arcade 2nd Stadium, lunga vita al retrogaming

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Capcom Arcade 2nd Stadium è il secondo capitolo (qui la nostra recensione del primo titolo) di una raccolta che include decine di storici videogiochi arcade della casa di Osaka, grandi titoli che hanno fatto la storia del gaming negli anni ‘90 e che adesso possono essere giocati sia da chi ha avuto la fortuna di vivere quegli anni, ma anche dalle nuove generazioni. Data l’imponente mole di capolavori che l’azienda ha partorito durante i decenni scorsi, era impossibile raggruppare tutti i titoli più rappresentativi degli anni ’90 in un’unica raccolta. Di conseguenza, questa seconda edizione va a coprire alcune delle inevitabili lacune della precedente, arricchendo ed impreziosendo l’offerta con interessanti extra. A differenza di altre collezioni, Capcom Arcade 2nd Stadium preferisce spaziare tra più generi, aprendo un’interessante finestra su alcuni dei prodotti più sperimentali della casa di Street Fighter. Pensiamo ad esempio a Saturday Night Slam Masters, primo lodevole tentativo di Capcom di realizzare un titolo basato sul wrestling e giocabile a coppie, dotato di una profondità e di un gameplay che non sfigurerebbero affatto in un prodotto moderno. Un vero pezzo di storia videoludica ambientato nell’universo condiviso di Street Fighter e Final Fight, in cui si potranno rivivere le gesta di Mike Haggar da lottatore professionista, prima di diventare sindaco e cominciare la sua lotta personale contro la Mad Gear Gang. Oppure, se alle botte si preferisce il run ‘n gun, Mega Man The Power Fighters offre un interessantissimo ibrido tra sparatutto e picchiaduro a incontri, proponendosi come una sorta di boss rush contro gli storici nemici del “Blue Buster”. Non mancano poi opere sportive e pilastri del beat ‘em up a scorrimento “d’annata”, che stanno vivendo una seconda giovinezza in questi ultimi anni. King of Dragons, assente eccellente della prima edizione, torna a deliziare occhi e orecchie con il suo mondo fantasy e con una prima sperimentazione di progressione ruolistica all’interno di un gioco arcade. La maggior parte dei giochi, data la loro natura, è pensata anche per brevi sessioni: il tutto è acquistabile in un singolo pacchetto, composto da 32 titoli, oppure in gruppi di dieci. Capcom Arcade Stadium non si limita, tuttavia, alla semplice riproposizione dei super classici, ma comprende nella sua offerta dei piccoli extra che faranno sicuramente la gioia degli appassionati.

Appena avviata la Capcom Arcade 2nd Stadium, ci si troverà all’interno di una sala giochi virtuale a tutti gli effetti, realizzata con il ben noto RE Engine della casa nipponica. Al suo interno si troveranno i cabinati dei titoli acquistati, e sarà possibile modificarne aspetto, dimensioni e colore. I cabinati virtuali sono ispirati alle proprie controparti storiche, e vedere vecchi modelli come il Mini Cute o l’Impress manderà i più nostalgici in estasi. Si tratta di una scelta creativa e apprezzabile, anche se a tal proposito sarebbe stata assai gradita la possibilità di “esplorare” la propria sala giochi in prima persona e sedersi allo sgabello dei propri cabinati, piuttosto che scegliere i titoli da un funzionale, ma forse un po’ freddo, menu. Con la semplice pressione di un tasto si troveranno i giochi comodamente divisi per genere, e si potrà persino decidere di creare delle liste personalizzate con i propri software preferiti. Si avrà inoltre la facoltà di cambiare liberamente la versione del romset da Occidentale a Giapponese, a proprio piacimento. Una volta scelto il cabinato la visuale si avvicinerà e, attraverso l’uso dell’analogico destro, si avrà la possibilità di guardare la plancia dei comandi. La vera chicca consiste nel fatto che, utilizzando lo stick sinistro e i pulsanti del jpypad, si vedrà muoversi la leva e i tasti corrispondenti del cabinato virtuale. Si tratta di un particolare esclusivamente estetico, ma comunque apprezzatissimo. A questo punto si potrà decidere di osservare il gioco attraverso il proprio cabinato 3D, oppure giocare al titolo selezionato nella classica modalità full screen, che è senza dubbio meno scenica ma sicuramente è più godibile. Capcom Arcade 2nd Stadium offre i seguenti titoli: 1943 Kai Midway Kaisen, Block Block, Knights of the Round, Magic Sword, The King of Dragons, Vampire Savior The Lord of Vampire, Black Tiger, Capcom Sports Club, Darkstalkers The Night Warriors, Eco Fighters, Gun Smoke, Hissatsu Buraiken, Hyper Dyne Side Arms, Hyper Street Fighter 2 The Anniversary Edition, Last Duel, Mega Man 2 The Power Fighters, Mega Man The Power Battle, Night Warriors Darkstalkers, Revenge, Pnickies, Rally 2011, Led Storm, Saturday Night Slam Masters, Savage Bees, Son Son, Street Fighter, Street Fighter Alpha Warriors Dreams, Street Fighter 2, Street Fighter 3, Super Gem, Fighter Mini Mix, Super Puzzle Fighter II Turbo, The Speed Rumbler, Three Wonders, Tiger Road. Insomma la sceltsa è davvero molto vasta. Il titolo offre inoltre tutta una serie di opzioni grafiche extra. Queste sono davvero notevoli: sono presenti ben 7 tipologie diverse di filtro, tra differenti versioni di “scanlines” per creare l’effetto “tubo catodico” e varianti più “moderne”. Si potrà poi scegliere di giocare in widescreen o all’interno di una cornice personalizzabile come si preferisce di più. Con l’opzione “Manuale” si potrà, tramite semplicissime righe di testo condite da immagini e artwork dell’epoca, prendere subito dimestichezza con ogni titolo presente nella compilation. Particolarmente apprezzabili i libretti d’istruzioni dei picchiaduro, che riescono a sintetizzare in pochissimo tempo le meccaniche ludiche, le mosse chiave dei personaggi e qualche cenno di lore dei contendenti. Alcuni testi contengono persino easter egg e codici segreti per selezionare combattenti altrimenti inaccessibili. E’ inoltre presente la possibilità di cominciare la partita in modalità standard, con sfide a tempo oppure in modalità speciali. Sono inoltre presenti ulteriori opzioni specifiche per ciascun gioco. Si tratta sostanzialmente dei “dipswitch” contenuti nei cabinati classici e consentiranno di modificare parametri come numero di vite, danni dei nemici, velocità di gameplay e livello di difficoltà. I titoli contenuti nella Capcom Arcade 2nd Stadium sono riprodotti fedelmente agli originali, senza sbavature o particolari problemi di input lag, con alcune esclusive funzioni di salvataggio/caricamento e rewind che daranno modo di controllare l’azione in ogni minimo dettaglio, ritornando sui propri passi per correggere gli errori commessi. L’unica vera pecca della produzione risiede nella totale assenza di un multiplayer online sincrono. Nonostante la presenza del multigiocatore locale, sarebbe stata gradita un’opzione per poter sfidare i propri amici online nei vari picchiaduro o invitarli in partite cooperative. Tirando le somme, questa nuova collezione di titoli Capcom è sicuramente l’ottimo seguito di un’operazione nostalgia che la casa giapponese porta avanti con coraggio e amore. Se si è dei veri appassionati di gaming lasciarsela sfuggire sarebbe un grave errore in quanto è disponibile su qualsiasi piattaforma di gioco: Pc, Xbox, PlayStation e Switch.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8,5

Gameplay: 9

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

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