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House of Ashes, il terzo capitolo della Dark Pictures Antology

House of Ashes è il terzo capitolo della Dark Picture Anthology, raccolta horror diretta e confezionata da Supermassive per le console next gen e old gen di casa Microsoft, Sony, ma anche per Pc. Il titolo come da tradizione prevede un’avventura dove il o i giocatori vestono i panni dei protagonisti facendo svolgere loro scelte e azioni che si ripercuotono sulla trama e che possono cambiare in bene o in male il corso degli eventi. Ma andiamo a scoprire di più: il titolo stavolta è ambientato in Iraq, precisamente nel 2003. La Guerra del Golfo si è conclusa e un gruppo di soldati altamente addestrati è pronto a cominciare una missione impegnativa: recuperare ogni traccia di arma chimica dal suolo nemico. Nemmeno a dirlo, l’operazione si trasforma in un vero e proprio incubo che strizza l’occhio a pellicole come Aliens, Predator e The Descent; ispirazioni cinematografiche nemmeno troppo velate, a dire il vero, dal momento che lo stesso team di sviluppo le ha dichiarate. Comincia in questo modo il terzo videogioco della collana di racconti dell’orrore, che questa volta abbandona la cittadina di Little Hope e la nave fantasma per abbracciare un setting ancora una volta diverso: un tempio celato sotto un’antica grotta mesopotamica. Come in ogni buona storia che si rispetti, anche House of Ashes prova a tratteggiare un cast molto sfaccettato, caratterizzato come sempre da un pesante tono adolescenziale che conferisce alla produzione un aspetto da teen horror. E come per ogni capitolo della raccolta c’è almeno una presenza di rilievo all’interno del gruppo: abbiamo visto Shawn Ashmore in Man of Medan (qui la nostra recensione), Will Poulter in Little Hope (qui la nostra recensione), e adesso possiamo dare il benvenuto alla famosissima Ashley Tisdale, nota per la Serie TV MacGyver e per tantissimi altri ruoli cinematografici. Sin dalle prime battute, House of Ashes mostra un ritmo più accelerato in confronto ai precedenti atti dell’antologia. La sceneggiatura galoppa, il montaggio è serrato, e l’azione controbilancia con intelligenza le sequenze di maggior stasi. Dove Supermassive Games centra il bersaglio è nella costruzione dell’atmosfera: anche House of Ashes, al pari dei predecessori, digitalizza con perizia il suo sottogenere di riferimento, edificando un’ambientazione claustrofobica in cui la tensione è una compagna costante e i jumpscare sono ridotti all’osso. Il team di sviluppo ha scelto di rappresentare l’horror esplorativo, tuttavia non manca qualche variazione di stile volta a confondere il giocatore e a scombussolarne le certezze. Sotto questo aspetto, a nostro avviso, House of Ashes pecca un po’ di scarsa coesione nelle battute finali (che arrivano dopo circa 7 ore di gioco), inserendo alcuni colpi di scena non sempre ben amalgamati. La sorpresa conclusiva non risulta certo banale, eppure non l’abbiamo trovata del tutto travolgente. Alti e bassi si riscontrano anche nella sceneggiatura: ci sono frangenti in cui le conversazioni tra i protagonisti appaiono verosimili e coerenti con i loro tratti caratteriali, mentre altri nei quali le reazioni agli eventi e le diramazioni della trama richiedono troppa sospensione dell’incredulità. Non tutti i rapporti di causa-effetto ci sono parsi dunque adeguatamente equilibrati, e in alcuni punti la scrittura mostra il fianco a soluzioni un po’ trascurate.

Come già detto in apertura, a seconda delle esigenze della trama i giocatori si alterneranno alla guida di uno dei cinque protagonisti, muovendosi lungo l’ambientazione, completando sporadici eventi in tempo reale, mirando ai nemici quando necessario per crivellarli di colpi e portando a termine l’ormai immancabile minigioco che chiede di premere col giusto tempismo i tasti a schermo per mantenere regolari i battiti cardiaci. Tutto funziona allo stesso modo degli scorsi episodi, permettendo all’antologia di mantenere una sua coerenza interna in termini di gameplay. In House of Ashes, Supermassive Games ha però introdotto qualche timida novità pensata per rinfrescare un po’ la formula. Il risultato, al netto della buona volontà, non è sempre quello sperato. È vero che l’andamento più ritmato rende l’alternarsi dei quick time events maggiormente adrenalinico, ma le azioni da compiere restano pur sempre abbastanza elementari: ecco perché, allo scopo di complicare un po’ la vita degli utenti più smaliziati, Supermassive ha inserito differenti livelli di difficoltà. L’aggiunta più rilevante, in ogni caso, consiste nella possibilità di muovere liberamente la telecamera per spostarsi con più accuratezza lungo lo scenario. Le animazioni dei personaggi sono purtroppo ancora un po’ legnose, e riducono inevitabilmente la piacevolezza dell’esplorazione. Infine, l’anima investigativa della produzione si ripresenta con un’enfasi più accentuata: le grotte di House of Ashes sono infatti piuttosto ricche di segreti, collezionabili e documenti opzionali, inseriti per approfondire la lore e fornire importanti dettagli che aiutano a far chiarezza sulla cornice narrativa. A livello tecnico, House of Ashes è un gioco cross gen, ed è evidente sin dai primi minuti. La continuità visiva con gli altri capitoli dell’antologia è pertanto pienamente comprensibile e accettabile, benché non manchino alcune migliorie nelle versioni per PlayStation 5 e Xbox Series X. L’edizione per le ammiraglie di Sony e Microsoft presenta due modalità grafiche (Qualità e Prestazioni), è nobilitata dai riflessi in ray tracing e beneficia di una risoluzione nativa in 4K. La resa dell’illuminazione è di certo il pregio maggiore dell’opera, con un’alternanza di luci e ombre che non solo appaga lo sguardo ma contribuisce anche a valorizzare l’angosciante e soffocante atmosfera. Purtroppo, a fronte di questi passi in avanti, permangono ancora alcune approssimazioni nella realizzazione dei modelli poligonali e nelle animazioni dei personaggi. Non tutti i protagonisti posseggono lo stesso livello di dettaglio, e anzi l’espressività facciale, a tratti fin troppo grottesca, mette in evidenza i limiti di un lavoro di motion capture che si sarebbe potuto svolgere meglio. Buono l’accompagnamento sonoro, mentre il doppiaggio in italiano è buono ma non fa gridare al miracolo. Tirando le somme, The Dark Pictures Anthology: House of Ashes non delude, ma non stupisce nemmeno. Si tratta di un titolo graficamente appagante, con un’attenzione al dettaglio ambientale quasi maniacale e un gioco di ombre e luci che lasciano lo spettatore a bocca aperta ad ogni angolo. Tuttavia, forse per la troppa attenzione a questi dettagli, alcuni elementi di gioco ne hanno risentito. Gli appassionati del genere e i fan della serie lo apprezzeranno senza dubbio, mettendo da parte eventuali problemi tecnici, cosa che potrebbe far storcere il naso ai neofiti. A nostro avviso, però tali problemi non inficiano il gioco, ma anzi, la trama accattivante e l’alta tensione che si respira li renderanno del tutto invisibili ai giocatori. Se cercate qualcosa di simpatico per passare una bella serata o volete un gioco da fare con i vostri amici, House of Ashes non vi deluderà.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 8

Gameplay: 7,5

Sonoro: 8

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise