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Esteri

Huawei, arrestata la figlia del fondatore del colosso cinese

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Le autorità canadesi hanno arrestato a Vancouver la direttrice finanziaria della Huawei, Meng Wanzhou, che ora rischia l’estradizione negli Usa dove è in corso un’indagine per accertare se il colosso cinese ha violato le sanzioni all’Iran.

L’arresto della manager, figlia del fondatore della societa’, e’ destinato probabilmente ad aumentare le tensioni tra Usa e Cina nel campo tecnologico, dopo la recente tregua sui dazi.
La Cina ha chiesto al Canada di rilasciare Wanzhou. Un caso che aggiunge tensione tra Pechino e Washington e che minaccia di complicare i colloqui commerciali.

Venerdi’ e’ prevista l’udienza in cui il giudice decidera’ se rilasciarla su cauzione. In ogni caso e’ stata arrestata su richiesta degli Usa, che intendono chiedere l’estradizione.
Huawei, uno dei piu’ grandi produttori cinesi di telefonini, e’ finita nel mirino delle autorita’ americane per timori legati alla sicurezza: l’acquisto e l’uso di telefonini Huawei e’ stato vietato nelle agenzie governative.

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Cronaca

Sentenza del Tribunale della famiglia di Tel Aviv: Eitan deve tornare in Italia

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Eitan Biran, il piccolo sopravvissuto alla tragedia del Mottarone, deve tornare in Italia dove c’è la sua residenza abituale. Lo ha stabilito la giudice del Tribunale della famiglia di Tel Aviv.

Lo si apprende da fonti legali. “Il Tribunale non ha accolto la tesi del nonno che Israele è il luogo normale di vita del minore nè la tesi che abbia due luoghi di abitazione”, così scrive la giudice Iris Ilutovich Segal nella sentenza in cui impone il rientro in Italia accogliendo il ricorso di Aya Biran, zia paterna del piccolo e affidataria legale. Il bambino era stato portato in aereo, senza permesso, in Israele dal nonno materno Shmuel Peleg lo scorso settembre dopo essere stato prelevato a casa a Pavia della zia Aya Biran. Il nonno per questo è indagato in Italia per sequestro di persona. Subito dopo Aya Biran si è rivolta al Tribunale della famiglia di Tel Aviv per il “rientro immediato” in Italia in base alla Convenzione dell’Aja. La sentenza della giudice è giunta a circa due settimane dalla fine delle udienze in Tribunale a Tel Aviv.

“La famiglia è determinata a continuare la battaglia in ogni modo possibile nell’interesse di Eitan, il suo benessere e il diritto a crescere in Israele come i suoi genitori si augurano”. Lo dice la famiglia Peleg, il cui portavoce Gadi Solomon ha annunciato ricorso contro la sentenza. “Questa – ha aggiunto la famiglia -riguarda solo il suo allontanamento dall’Italia, il suo arrivo in Israele e non il bene e il futuro del minore”. Purtroppo – ha proseguito la famiglia Peleg – le possibilità e le soluzioni che sono state evocate riguardo i contatti fra il minorenne con le 2 famiglie, non sono state esplorate in maniera adeguata, fino in fondo”.

Per i prossimi sette giorni da oggi – tempo necessario per l’eventuale ricorso da parte del nonno materno Shmuel Peleg alla Corte Distrettuale di Tel Aviv – il piccolo Eitan non potrà lasciare Israele. Lo si apprende da fonti legali. Trascorso questo tempo, ma solo in mancanza di eventuali provvedimenti contrari, il bambino potrà far rientro in Italia in base alla sentenza di oggi della giudice del Tribunale della Famiglia di Tel Aviv.

La giudice Iris Ilutovich Segal ha imposto che il nonno materno del bambino, Shmuel Peleg, paghi le spese processuali pari a 70 mila shekel (oltre 18mila euro). Nella sentenza inoltre si spiega che “non è stato accolta la tesi del nonno secondo cui la zia non aveva il diritto di tutela”. “Con l’arrivo in Israele il nonno – ha proseguito la giudice – ha allontanato il minore dal luogo normale di vita. Un allontanamento contrario al significato della Convenzione e che, così facendo, ha infranto i diritti di custodia della zia sul minore stesso”.

“Pur accogliendo con soddisfazione la sentenza della giudice Ilutovich crediamo che in questo caso non ci siano nè vincitori nè vinti. C’è solo Eitan e tutto quello che chiediamo è che torni presto a casa sua, ai suoi amici a scuola, alla sua famiglia, in particolare per la terapia e gli schemi educativi di cui ha bisogno”. Questo il commento dei legali della famiglia di Aya Biran – gli avvocati Shmuel Moran e Avi Himi – subito dopo la sentenza della giudice che ha deciso in base alla Convenzione dell’Aia di far tornare il bambino in Italia. Ha espresso “grande gioia” la zia paterna Aya Biran, per la decisione del Tribunale di Tel Aviv. Lo si è appreso da fonti legali.

“E’ un giorno disastroso. E’ avvenuto un secondo disastro dopo quello di cinque mesi fa. Si tratta di un disastro nazionale”, ha detto Esther Peleg Cohen, nonna materna di Eitan in tv aggiungendo che si tratta “di un giorno di lutto nazionale”. “Non riesco a capacitarmi del fatto che Israele – ha aggiunto – mi carpisce l’ultimo nipote, il residuo di quello che resta di mia figlia”. La decisione del Tribunale – ha insistito – “è stata influenzata da considerazioni politiche sui rapporti con l’Italia”.

“Io e la collega Grazia Cesaro siamo contenti per la decisione favorevole del Tribunale di Tel Aviv e del fatto che i principi e lo spirito della Convenzione dell’Aja abbiano trovato applicazione”. Lo ha spiegato il legale civilista Cristina Pagni, che rappresenta in Italia, con la collega Cesaro (sul fronte penale c’è l’avvocato Armando Simbari) Aya Biran. “Aspettiamo di capire quando sarà possibile il rientro del bimbo in Italia, lo sapremo forse in serata”, ha chiarito il legale e ciò anche in relazione al fatto che i nonni materni avranno possibilità di impugnare la sentenza del giudice israeliano.

“In base alla Convenzione dell’Aja le decisioni che vengono prese devono essere immediatamente esecutive e quindi il rientro del minore dovrebbe essere rapido, in tempi brevi, anche se la controparte ha la possibilità di impugnare la decisione”. Lo ha spiegato il procuratore dei minori di Milano Ciro Cascone in merito alla sentenza del Tribunale israeliano sul caso di Eitan, chiarendo comunque che “io non posso sapere se nella legislazione israeliana ci siano specifiche previsioni sul punto”, ossia sul tema dell’immediata esecutività della sentenza anche in caso di impugnazione della stessa. “E’ la decisione che mi aspettavo”, ha aggiunto Cascone, il quale ha chiarito che in casi analoghi di decisioni prese in Italia sulla base della Convenzione dell’Aja i provvedimenti sono immediatamente esecutivi anche se c’è possibilità di impugnazione di fronte alla Cassazione. “La sentenza ad ogni modo va in esecuzione subito”, ha proseguito.

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Esteri

Colombia, catturato Otoniel: il re dei narcos

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Il Presidente Ivan Duque: “La più grande spedizione nella giungla mai realizzata nella storia militare del nostro Paese”

Il trafficante di droga più ricercato della Colombia, Dairo Antonio Usuga, noto come ‘Otoniel’, è stato catturato. Lo ha reso noto il governo colombiano.

Capo del clan del Golfo, il più potente e temuto gruppo di narcotraffico mondiale di cocaina, dovrà subire numerosi processi per vari reati.

Sulla testa di Usuga pendeva una taglia fino a cinque milioni di dollari posta dal governo degli Stati Uniti. Ricercato da almeno sei anni, il boss, che ha 49 anni, deve rispondere in 120 processi dei più diversi reati, fra cui omicidi plurimi e l’esportazione verso il Centro America, gli Stati Uniti e l’Europa di molte tonnellate di cocaina proveniente dalla regione di Uraba del dipartimento di Antioquia. 

L’arresto di Dairo Antonio Usuga, capo del clan del Golfo, “è il colpo più duro che è stato inferto al traffico di droga in questo secolo nel nostro Paese, un successo paragonabile solo alla caduta di Pablo Escobar”, ha detto il presidente colombiano Ivan Duque su twitter, rivelando anche alcuni dettagli sulla sua cattura.

Il narcotrafficante è stato catturato a Necocli, nel nord-ovest del Paese, vicino al confine con Panama. È stata “la più grande spedizione nella giungla mai realizzata nella storia militare del nostro Paese”, ha affermato Duque, con l’aiuto di mezzi e intelligence Usa e britanniche.

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Esteri

Merkel, ultimo summit: standing ovation per l’ex cancelliera

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Standing ovation dei leader Ue, al termine di una breve cerimonia informale organizzata dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, per salutare la cancelliera tedesca, Angela Merkel, ed il premier svedese, Stefan Lofven, al loro ultimo summit. Lo riferiscono fonti Ue.

Nella cerimonia di commiato ad Angela Merkel, al vertice dei leader Ue, il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha paragonato la cancelliera ad un “monumento”. E nel proporre confronti, Michel ha detto: “il Consiglio europeo senza Angela è come Roma senza il Vaticano, o Parigi senza la Torre Eiffel. La sua saggezza mancherà soprattutto nei momenti complessi”. Lo riferiscono fonti Ue. Michel ha poi evidenziato tre caratteristiche della leader tedesca: “curiosità scientifica, intellettuale e semplicità”.

Il presidente del Consiglio europeo ha inoltre sorpreso Merkel e Loefven con un breve video di memorie, regalando loro anche un’impressione artistica dell’Europa building, l’edificio in cui si tengono i vertici dei leader, personalizzato per ciascuno dei due, riferiscono le stesse fonti europee. Secondo quanto viene ricordato inoltre, dei 214 vertici dei leader complessivi della storia del Consiglio europeo, Merkel ha partecipato a 107.

Silvio Berlusconi ha omaggiato la cancelliera tedesca uscente con un oggetto portafortuna d’antiquariato, che gli ha donato durante il loro incontro ieri prima del Summit de Ppe. Era un pezzo della collezione del leader di Forza Italia, che lo aveva acquistato dieci anni fa da un noto antiquario e in questa occasione ha voluto privarsene per regalarlo a Merkel, con l’augurio che gli possa portare fortuna per il resto della sua carriera. La cancelliera ha accolto con il sorriso l’omaggio, corredato da un biglietto, come si vede in una foto pubblicata su Twitter dalla senatrice azzurra Licia Ronzulli, che ha accompagnato l’ex premier all’appuntamento assieme al coordinatore nazionale del partito, Antonio Tajani.

Anche l’ex presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, si unisce ai leader europei e di tutto il mondo nel rendere omaggio alla cancelliera tedesca Angela Merkel al termine del suo ultimo vertice Ue. “Grazie a te – afferma in un video messaggio pubblicato su Twitter dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel -, il mondo ha resistito a molte tempeste. Tante persone, ragazze e ragazzi, uomini e donne, hanno un modello da seguire a cui guardare nei momenti difficili. Lo so perché sono uno di loro”.

“Lascio in un momento preoccupante” per il futuro dell’Ue a causa delle inquietudini suscitate dal caso Polonia. Ha detto la cancelliera nella sua ultima conferenza stampa al termine di un vertice europeo. “Potrebbe esserci la sensazione che coloro che hanno aderito all’Unione europea in un secondo momento si trovino nella posizione di dover accettare qualcosa che esisteva” già “quando sono entrati e che non abbiano il diritto di metterlo in discussione”, ma “l’hanno accettato perché i Trattati erano ben noti, tutti li hanno firmati e ratificati”, ha aggiunto.

La cancelliera ha poi riferito dell’incontro avuto a margine del vertice Ue con il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki, al quale ha espresso “profonda preoccupazione” sulla “spirale discendente” in cui si trova la Polonia riguardo ai valori comunitari, pur ribadendo la necessità di “discutere” per confrontarsi.

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