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Politica

I 5 Stelle chiudono l’alleanza con Salvini: “Interlocutore non più credibile”. Aspettano la prima mossa del Pd

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I 5 stelle archiviano l’alleanza con Matteo Salvini e scendono in campo Beppe grillo e Romano Prodi. Il padre dell’Ulivo rilancia un governo di coalizione di lunga durata in chiave europeista che abbia come perno Pd ed M5s. IL fondatore del Movimento si riprende la scena aprendo anche lui la strada a questo progetto.

Matteo Salvini ci prova sino alla fine a ricucire con gli alleati rompendo il silenzio dopo giorni di isolamento. Il ministro dell’Interno lancia un ultimo appello in diretta Facebook perché si ritorni al “tavolo e si lavori”. “Se qualcuno ha deciso ribaltoni e inciucioni – osserva – allora lo dica ad alta voce. Se non c’è un governo la via maestra sono le elezioni. Altrimenti ci si risiede al tavolo e si lavora”. Un tentativo bocciato drasticamente dai vertici 5s riuniti dal fondatore in una sorta di gabinetto di guerra nella villa di Bibbona.

Luigi Di Maio, Beppe Grillo, Davide Casaleggio, Roberto Fico, Alessandro Di Battista, Paola Taverna e i capigruppo Patuanelli e D’Uva sono compatti nel definire il leader leghista, “un interlocutore non più credibile”, e “inaffidabile”. “Prima – si legge in una nota diffusa dopo la riunione – la sua mossa di staccare la spina al Governo del cambiamento l’8 agosto tra un mojito e un tuffo. Poi questa vergognosa retromarcia in cui tenta di dettare condizioni senza alcuna credibilità, fanno di lui un interlocutore inaffidabile, dispiace per il gruppo parlamentare della Lega con cui è stato fatto un buon lavoro in questi 14 mesi. Il Movimento – conclude il comunicato – sarà in Aula aula al Senato al fianco di Giuseppe Conte il 20 agosto”. Insomma, titoli di coda per il governo gialloverde e apertura all’ipotesi di un nuovo film. Dopo i tentativi di riannodare i fili, la reazione dei leghisti alla rottura conclamata diventa rabbiosa.

La strategia è quindi quella di passare al contrattacco accusando gli ormai ex alleati di tradimento con l’antico nemico comune. Durissimi i due economisti di punta di Via Bellerio, Claudio Borghi e Alberto Bagnai: “Riforma dell’Europa e delle banche a braccetto con Renzi, Boschi e Prodi? Sarebbe tradimento per salvare le poltrone.”. A seguire i due capigruppo, Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari, con toni già da campagna elettorale: “Se i grillini preferiscono Renzi alla Lega – attaccano i due – lo dicano chiaro, gli Italiani sapranno chi scegliere”. In serata, da Marina di Pietrosanta, lo stesso Salvini reagisce a muso duro: “I M5s sono pronti a andare con Renzi e la Boschi domattina e sono io quello inaffidabile. Prodi oggi ha detto ‘facciamo il governo Ursula’, con Pd, M5s e Fi, voi lo riterreste normale?. Io – promette – faccio tutto quello che è umanamente possibile per impedirlo”. In contemporanea, in un duello a colpi di dichiarazioni, i 5S replicano a testa a bassa: “Adesso che hanno fatto la frittata – ricordano i due capigruppo Patuanelli e D’Uva – che hanno tradito, non vengano a piangere da noi”.

A questo punto, perché si consumi la crisi, manca solo il discorso di Giuseppe Conte, martedì al Senato, e le sue successive dimissioni. Solo a quel punto la parola passerà a Mattarella e il quadro sarà un po’ più chiaro. Lo scenario di nuove alleanze continua a tormentare il Pd, al cui interno si registra uno scontro frontale tra le posizioni di Matteo Renzi, sponsor del “governo istituzionale” e Carlo Calenda, sostenitore del voto subito, pronto a lasciare il partito con cui è stato eletto a Strasburgo in caso di accordo con il Movimento. Nel mezzo, in attesa, il segretario Nicola Zingaretti, sensibile dalla posizione favorevole all’intesa di Romano Prodi ma preoccupato dai rischi insiti in un’operazione del genere. La scelta di Matteo Renzi di stare fuori da questo esecutivo probabilmente aumenta i dubbi dei vertici del Nazareno, timorosi che l’ex premier, una volta con le mani libere e senza l’incubo di imminenti elezioni, possa aprire il tiro al piccione contro un governo chiamato a scelte probabilmente impopolari.

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Politica

Conte taglia la destra e fa dispetto agli italiani

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Il fallimento del governo giallo-verde e quanto è successo di seguito è in linea con la storia della Repubblica.

Di fatti, ad eccezione dei due governi presieduti da Romano Prodi, quello caduto nel 1998 e quello nel 2008, vennero ambedue sfiduciati sia alla Camera che al Senato, tutti gli altri, compreso quest’ultimo, sono stati l’esito di una crisi extraparlamentare.
L’attuale crisi giallo-verde è stata causata da ragioni politiche all’interno della maggioranza che sosteneva il governo. Le ragioni che sono state fornite a giustificazione parlavano dell’impossibilità di far approvare dei provvedimenti ritenuti improrogabili, traendone poi le conseguenze politiche e ritirando la fiducia al proprio presidente.
La crisi era extraparlamentare e da quell’istante in poi è subentrato il Presidente della Repubblica che avvalendosi della sua prerogativa, ha messo in moto il circuito democratico. Una matassa intricata da sbrogliare per mano dello stesso Presidente Mattarella.
Il 5 aprile 1960, in corso ad una polemica con il presidente del Senato, Mezzegora, l’allora presidente della Repubblica Giovanni Gronchi si avvalse delle sue prerogative facendo valere la sua interpretazione..

In quel caso si dovette redimere tra “crisi parlamentare” e crisi
extraparlamentare” e deliberare di conseguenza.
Oggi, quasi sessanta anni dopo, un altro presidente della Repubblica è venuto chiamato a decidere se sciogliere il parlamento e concedere nuove elezioni come la grande maggioranza del paese chiedeva, oppure fare quello che ha fatto, e cioè , dare l’incarico per la formazione di un
nuovo governo.
Il Colle ha nominato il presidente del Consiglio dei Ministri del governo uscente con l’incarico di trovare una maggioranza differente da quella sostenuta dal governo sfiduciato.
A questo punto le scelte sono ritornate in mano a Conte, presidente del governo uscente a dirigere i giochi.
Davanti a Conte si è presentata una prateria da esplorare, scelte da sondare, valutare e ponderare.
Davanti all’esploratore si è aperta una piazza affollata da: Movimento Cinque Stelle – Lega di Salvini – Partito Democratico – Forza Italia – Fratelli d’Italia – LEU – Piu’Europa e poi le liste ed i gruppi degli autonomi, degli
ambientalisti, dei verdi, degli ecologisti – pro Italia, pro Europa, gialli, verdi, rossi e di tutto e di più. Per una lettura più facile, davanti a Conte si sono aperti due percorsi, uno a destra e l’altro a sinistra.

I padri spirituali dell’avvocato del popolo, da Bruxelle, Strasburgo e non solo, hanno sorretto la sua coscienza, benedicendo e spingendo le sue decisioni.
Qui torna in mente la scena di Ulisse mentre navigava davanti ai pericolosissimi scogli delle sirene.
All’equipaggio fece mettere della cera nelle orecchie per non cadere vittime dell’incantesimo e lui si fece legare all’albero della nave.

Narra Omero nell’Odissea che le sirene ammaliavano i naviganti con il loro canto per poi divorarli.
Ahinoi Conte non si è fatto legare e soffocando la sua “coerenza” non ha messo cera nelle orecchie del suo equipaggio, nonostante ciò nessuno a sentito la voce alta e sonante che si sollevava dalle piazze. Chiuso nel palazzo con l’orecchio rivolto verso le sirene che ammaliavano da
oltre i confini, finalmente aveva deciso.
Non si trattava più di piani programmatici, di cambiamento, di svolta. Una ed una sola l’aspirazione: salvare l’Italia dal “salvinismo”.
Errore grave, il “salvinismo” non è una persona, è una sollevazione emergenziale da analizzare, capire e seguire.
Cosi decidendo Conti ha tagliato la destra per fare dispetto agli italiani
Quella decisione è stata “la resurrezione” per tanti partitini che ormai stavano andando in decomposizione.

E’ l’ennesima prova dello stato comatoso della democrazia.
Una signora ha chiesto : Ormai cosa ne faccio della scheda elettorale?
La tenga da conto, signora. Non si sa mai perché come la
moneta da 2 euro la scheda elettorale sta diventando una
scheda rara, la tenga, un giorno varrà una fortuna.

Emanuel Galea

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Cronaca

Censura a Forza Nuova da parte di Facebook: parte la denuncia al colosso di Menlo Park

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L’avvocato Taormina in difesa di FN: “Opporsi al politically correct, in pericolo la libertà di pensiero”

Forza Nuova ha presentato martedì mattina le ragioni della denuncia a Facebook, convocando in una conferenza stampa a Roma, accanto al leader Roberto Fiore, i due noti avvocati Carlo Taormina e Maurizio Paniz.

Roberto Fiore ha spiegato le ragioni della denuncia e ha teso una mano a tutti colori che si sono sentiti “discriminati” dalla scelta del colosso social: “Con gli avvocati Paniz e Taormina stiamo affrontando la più vasta operazione di repressione del pensiero dei nostri tempi: un attacco epocale che vuole modificare l’essenza della libertà celando una vera e propria tirannide dietro allo spauracchio del fascismo. Anche il Garante della privacy dice che i  robot di Zuckerberg non possono sostituirsi al giudice italiano. Offriamo quindi a tutti gli italiani colpiti, inclusa CasaPound Italia, l’aiuto del nostro team di legali, agguerrito e disponibile a contrastare in ogni modo l’arroganza censoria di Facebook”.

Dal canto suo gli avvocati hanno motivato la loro discesa in campo. Maurizio Paniz, noto legale del Veneto, ha sottolineato il tema della difesa giuridica delle libertà messe in pericolo dall’azione di Zuckerberg mentre Carlo Taormina si è scagliato in un’invettiva contro il pensiero unico del politically correct che arriva a silenziare, censurare e imbavagliare le libertà di pensiero: “I social sono ad ora l’unico strumento in cui poter esprimere pubblicamente e liberamente la nostra opinione, sappiamo bene come i media siano in realtà tutti filtrati. Quindi la vicenda diventa allarmante ed è evidentemente un atto ideologico: questa iniziativa contro un movimento politico anche cattolico è contro la libertà di manifestazione del nostro pensiero. Se non vi è reazione oggi a questo tipo di atteggiamenti – ha chiuso nettamente l’avvocato – tutti coloro che la penseranno in modo differente in futuro subiranno la stessa sorte. Per questo darò la mia piena disponibilità: perché ognuno possa liberamente esprimere il proprio pensiero”.

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Politica

Renzi lascia il Pd e Conte nicchia: “Scelta dei tempi è singolare”

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Renzi ha calato giù le sue carte, in tempi e modi per lui più congeniali. qualcuno lo ha chiamato “paravento”, a ragion veduta perché peserà sulle scelte del nuovo governo e sarà la spina nel fianco di Zingaretti che si è affrettato a dire che l’uscita dal Pd dell’ex premier è un errore.

Ma Renzi ha tirato dritto perché forse, in fondo ma non troppo, non riesce a giocare in una squadra dove non è leader.

Lasciare il Pd sarà un bene per tutti, anche per Conte, il partito è diventato un insieme di correnti, manca una visione sul futuro. Intervistato da Repubblica, Matteo Renzi spiega la sua decisione di lasciare i dem, fa sapere che saranno con lui una trentina di parlamentari e i gruppi autonomi nasceranno questa settimana.

E afferma di voler passare i prossimi mesi a combattere Salvini non a difendersi dal fuoco amico. Alla Leopolda sarà presentato il simbolo: il primo impegno elettorale le politiche, ‘sperando che siano nel 2023’, e le Europee 2024.

“Il presidente Conte, nel corso della telefonata ricevuta ieri sera da Matteo Renzi, ha chiarito di non volere entrare nelle dinamiche interne a un partito. Ha però espresso le proprie perplessità su una iniziativa che introduce negli equilibri parlamentari elementi di novità, non anticipati al momento della formazione del governo. A tacer del merito dell’iniziativa, infatti, rimane singolare la scelta dei tempi di questa operazione, annunciata subito dopo il completamento della squadra di governo”, sottolineano fonti di Palazzo Chigi.

Amaro il commento del segretario Dem Nicola Zingaretti: ‘Ci dispiace, è un errore’.

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