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Editoriali

I PASTORI DEL FIRMAMENTO

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Nel M5S ci sono tante persone in buona fede che lavorano alacremente per dimostrare efficienza e coerenza intellettuale

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di Vincenzo Giardino

Quando Di Pietro scese in politica furono molti gli italiani ad illudersi che finalmente era arrivato il paladino degli ideali di giustizia sociale, ma che delusione quando videro convogliare nell' IDV degli illustri "sapientoni" a scaldare inutilmente gli scanni del Parlamento e molti di loro a farsi comprare con disinvoltura dagli avversari politici o intrallazzare in affari privati. Per fortuna Di Pietro ha avuto il pudore di ammettere il fallimento, ritirandosi (momentaneamente?) dalla politica attiva.

Nel frattempo maturava un'altra illusione per gli idealisti che credevano di poter spazzare via il marciume politico: il M5S di Beppe Grillo. Le file del Movimento si ingrossavano ad ogni comizio di piazza tenuto da Grillo, tutti i delusi di altri partiti e gli incazzati contro il sistema, vedevano in lui il “messia castigastronzi”, il “Savonarola del terzo millennio” o il “Robespierre genovese”.  Le piazze esaltate inneggiavano dei sonori “Vaffanculo” contro l'intero mondo politico, molti auspicavano addirittura ad una nuova marcia su Roma. Ma in realtà Grillo ha creato un ovile nel quale ha fatto entrare molte pecore belanti, trattenute da un recinto di regole e intimorite da un pastore urlante. Negli anni ottata i primi attacchi alla politica, da parte dell'ex comico, in particolare contro Craxi e il mondo socialista da lui definito un'associazione di ladri. Nulla di detto sui democristiani e i comunisti. Dopo la cacciata dalla Rai i teatri si riempivano ad ogni suo spettacolo, la gente accorreva ammirata ad applaudire il comico dissacratore che diventava sempre più pungente verso il  sistema corrotto. Di volta in volta prendeva di mira una multinazionale, una per settore, da quello farmaceutico a quello alimentare, da quello energetico a quello automobilistico.  Anticipò con  intuizione il crac della Parmalat, ha avuto il merito di aprire gli occhi a molti consumatori.

Poi scese in campo arringando le folle con la stessa dialettica da palcoscenico e poi…  poi presenta come co-leader  un personaggio psicosomaticamente inquietante: Gianroberto Casaleggio. In molti ancora si chiedono chi è costui e cosa rappresenta realmente nel M5S. Di certo deve avere un peso notevole all'interno del Movimento visto il timore riverenziale che ne hanno i grillini.

Ecco le informazioni che abbiamo su questo personaggio: È un imprenditore che comincia la sua carriera come progettista di software di base presso l'Olivetti di Ivrea. Ha ricoperto il ruolo di amministratore delegato della Webegg S.p.A. (una società della Telecom), un gruppo multidisciplinare per la consulenza delle aziende e della pubblica amministrazione in rete e il posizionamento delle aziende in rete; da tale carica fu  sollevato dagli azionisti nel 2003 che non condividevano la sua politica commerciale e gestionale.Ricordiamo ai lettori che sia l'Olivetti che la Telecom sono state oggetto di violenti attacchi verbali da parte di Grillo in diversi spettacoli. (Vendetta trasversale di Casaleggio?). Nel 2004 si è candidato alle elezioni nel comune in cui risiede, Settimo Vittone in provincia di Torino, con la lista civica Per Settimo guidata da Vito Groccia. Casaleggio ottiene sei voti e la sua lista risulta la terza su tre contendenti. Secondo Panorama, Groccia era vicino a Forza Italia, Casaleggio ha successivamente replicato, in polemica con il periodico, che la lista civica non era legata a nessun partito (è credibile visto il numero di voti che prese). Sempre nel 2004 fonda la Casaleggio Associati s.r.l. e dal 2005 è curatore, insieme al figlio Davide, del blog di Beppe Grillo e per alcuni libri del quale è stato anche editore. Si è occupato anche del blog di Antonio Di Pietro (fino al 2010). A partire dal 2006 la sua azienda svolge studi e ricerche sull'e-commerce in Italia. Tra il 2007 e il 2008 svolge gratuitamente l'incarico di consigliere del Ministro delle Infrastutture Antonio Di Pietro per lo studio delle attività inerenti alla comunicazione istituzionale nel secondo governo Prodi.

Nel giugno del 2012 ha avuto un incontro privato con Michael Slaby ( guru della campagna elettorale di Obama) per parlare di internet e di come esso possa essere un elemento di democrazia di retta. Nell'unica esperienza politica che ha avuto Casaleggio gli hanno dato sei preferenze (forse i voti di famiglia) ed oggi controlla e dispone sul dire e sul fare dei parlamentare del M5S che sono la rappresentanza del 20% circa dell'elettorato italiano.

Grillo dichiara apertamente di essere ricco, Casaleggio presenta una dichiarazione dei redditi pari a quella di un fruttivendolo. A questo punto, utilizzando lo stesso linguaggio colorito del Beppe genovese, si potrebbe chiedere: Grillo ma che minchia ci fai con questo?
Dopo aver raggiunto lo scopo con la rappresentanza politica in Parlamento, si sono spenti i comizi di piazza di Beppe Grillo. L'attuale politica continua a devastare la Costituzione e i Pentastellati disertano le aule per protesta senza concludere nulla. L'Italia a breve scenderà in guerra violando i principi della Costituzione e Grillo non si sente. A Roma i grillini attaccano un Marini già politicamente morto e non si pronunciano sullo scandalo di Crocetta a Palermo.

È ormai evidente che la Germania e l'America stanno calpestando la nostra autonomia nazionale, ma Beppe Grillo continua a scrivere sul suo Blog cose di cui è difficile trovarne il senso. Fa riflettere che c'è un argomento scottante sul quale Grillo in passato ne ha fatto accenno durante un suo spettacolo, ma da allora non ne ha più parlato, nonostante sia stato più volte incitato a farlo: il signoraggio bancario.

Grillo non ha più parlato di quest'argomento che è forse la risposta a tutto quello che sta avvenendo attualmente nel mondo occidentale. Attacca le “multinazionali delle brioscine” e non accenna all'asservamento planetario degli stati agli oligarchi della ricchezza mondiale.
Beppe Grillo è molto bravo a dare appellativi a coloro che attacca: “lo psiconano” a Berlusconi e “l'ebetino” a Renzi. L'appellativo che potrebbe calzare per lui è forse quello di “Jolly”? Come la carta da posizionare dove si vuole nel gioco della scala quaranta?

C'è solo da capire chi realmente conduce il gioco dietro questi due personaggi indecifrabili, in quanto loro sono solo i pastori di questo gregge chiamato M5S, ma la fattoria è di qualcun altro.

Nel M5S ci sono tante persone in buona fede che lavorano alacremente per dimostrare efficienza e coerenza intellettuale, ma rischiano di vanificare il loro impegno politico per colpa del gioco di Grillo e Casaleggio dal quale è vietato scrollarsi pena l'espulsione.

Le teste pensanti del M5S,come Di Maio, Di Battista, Fico, e altri, hanno tutti le carte in regola per prendere in mano la direzione del Movimento, che comunque è nato sulla base di buoni principi, ma dovrebbero avere il coraggio di dare un calcio nel culo a Grillo e Casaleggio.
 

Editoriali

Un Paese di delinquenti, salvo qualche eccezione per fortuna

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L’amministrazione della giustizia è il metro di valutazione del grado di civiltà di una comunità

Di frequente si scrive Italia, paese di pazzi! Anche questa è apparenza e non sostanza, i pazzi infatti sono degli ingenui, senza malizia, innocui;  la definizione pertinente è: Paese di delinquenti, vale a dire di ladri e di corrotti e di incapaci: questa, con dispiacere, è la regola che si legge in giro, salvo qualche eccezione per fortuna.

L’amministrazione della giustizia è il metro di valutazione del grado di civiltà di una comunità. Quanto si registra ultimamente nei vertici del Consiglio Superiore della Magistratura a proposito di corruzione, manovre distorsive, sul carrierismo dei vari magistrati, gli arbitrari milionari, i  privilegi inauditi, allora si comprende perché anche la più banale delle cause debba durare oltre tredici anni nella, di nuovo, generale indifferenza, anche dei sommi capi del losco sistema.

Si ricorda quanto è esploso sui giornali tre o quattro anni fa a proposito di quel consigliere di Stato che da ben dieci anni educava e istruiva le future giudicesse imponendo minigonne, tacchi a spillo e mutande rosse? Dove sono ora queste giudicesse così ben educate? Al contrario si osservino certe facce di magistrati a livello apicale, soprattutto quella del maggior responsabile che in questi giorni ci passano sotto gli occhi alla televisione o nei giornali: ci si chiede sulla scorta di quale principio di efficienza operativa e di rispetto degli utenti si possano destinare a giudici persone con una tal faccia e sembiante, da far accapponare la pelle già a prima vista? Tale contesto primitivo e grottesco ricorda quel direttore delle poste tutto afflato lirico e cuore grande che destinò allo sportello pubblico un impiegato monco, con un solo braccio, a sbrigare raccomandate e vaglia postali e pacchi e francobolli, ecc… Con una sola mano! 

Ed ecco qualche episodio, verificato

Il giudice, ammesso che sia un giudice e non un avvocato che è stato fatto diventare giudice, sentenzia di abbattere un manufatto abusivo e illegittimo. Un altro giudice, nel grado successivo, dopo quattordici anni!!!, sentenzia: non è abusivo, quindi  ricostruire! Si è mai sentito qualcosa del genere? Un giudice scrive: abbattere, un altro: ricostruire! Chi paga? La regola e la giustizia, quella vera,  anche quella del buon senso, esige e vuole che  sia chi ha sbagliato a dover pagare cioè il giudice, uno dei due: invece nel paese dei delinquenti è la vittima a pagare! E nemmeno l’abusivista diventato innocente, nemmeno  il giudice impappone! A  chi ci si rivolge? Nessuno ascolta, letteralmente: se vuoi farti ascoltare, sei obbligato  ad alimentare il tristo apparato cioè affrontare  un altro grado di giudizio, rivolgersi a un avvocato, sborsare soldi, vivere nelle angustie e aspettare una bella quantità di altri anni, per forse avere soddisfazione. Oppure protestare pubblicamente, pure se hai ottantanni, con striscioni e cartelloni magari davanti al Quirinale dove risiede il numero uno della Giustizia. Oppure, oppure…

Ancora: il giudice sbaglia a leggere un atto notarile col risultato di stravolgere un andamento comunitario durato secoli in pace;  in più, erroneamente o per altre ragioni, sentenzia che tizio, pur se ben individuato e documentato negli atti, non fa parte dei due venditori di un determinato cespite! oppure, altra sentenza, che un bene strutturale che è stato proprietà comune per secoli, ora di punto in bianco, per motivazioni assolutamente personali del giudice o della giudicessa e non giudiziarie o tecniche, diventa privato: in questi casi di palesi e manifesti errori materiali o di sviste   -salvo altre ipotesi- che nulla hanno a che fare con il Diritto e tanto meno con la Giustizia, per quale ragione la vittima deve passare ad altri gradi di giudizio, spendendo soldi, vivendo nell’ansia e aspettare dopo 14 anni, chissà quanti altri anni ancora, visto il losco andazzo? Non è più logico e doveroso, se non lo fa il giudice interessato, che siano i suoi superiori ad intervenire e correggere gli errori? Dove è scritto che un giudice è infallibile come un Papa anche quando sbaglia vistosamente e che occorre un altro Papa per correggere  gli errori materiali, sempre ammesso che siano errori e non invece altro di altra origine?

L’ambiguo sistema, invece, vuole che si continui ad alimentare il giuoco, a beneficio di certi giudici e degli avvocati e a danno delle vittime e della comunità dei cittadini che, tra l’altro, deve mantenere lautamente l’indegno apparato. E’ doloroso vivere da parte dei cittadini in che modo il solo pilastro e garanzia di generale equità possa essere lordato così facilmente da certi personaggi immessi nel sistema e rimanervi.    

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Editoriali

Emergenza cimiteri, tra requisizioni di loculi temporanee e quelle Ad libitum: Comune che vai amministratore che trovi…

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La requisizione senza termine di scadenza è solo un abuso, è un atto illegittimo, è considerare i propri concittadini come sudditi e questo non può chiamarsi civiltà, ha un altro nome: atto vergognoso

Quello dei 7904 comuni italiani è un mondo in movimento. Dal 1861 in poi, a causa di divisioni, unioni ed accorpamenti, molti sono stati soppressi e in seguito ricostituiti. E’ un mondo tenuto costantemente sotto osservazione perché per i partiti politici i comuni costituiscono territori per l’incubazione di consensi e l’accaparramento di voti.

Potere, economia e sviluppo urbano si diversificano tra un comune e l’altro a seconda del livello culturale ed il senso civico dell’amministratore di turno. Il tutto dipende se questi sappia guardare lontano, se conosce il contesto territoriale, se sia veramente motivato verso il bene comune ed infine se sappia trasformarsi in leader per non soccombere agli interessi lobbistici.

In teoria il cittadino ha in mano il destino del proprio Comune ogni volta che entra nella cabina elettorale. E’ lì che si disegna quale benessere per il futuro. Ahinoi sovente primeggia il voto di favore al personaggio “simpatico”.

Abbiamo fatto una veloce ricerca tra una settantina di comuni e non potendo, per brevità, elencarli tutti, ci siamo dati un tema molto dibattuto in tempi di Covid-19 causa l’esponenziale aumento di decessi, e cioè l’emergenza sepolture.

Dalla nostra ricerca emergono Comuni virtuosi che avendo amministratori motivati e che hanno saputo guardare lontano, non si sono fatti sorprendere dall’emergenza. Hanno avviato con urgenza i lavori di ampliamento del cimitero e a lavori avviati, avendo esaurito i loculi a disposizione, anche loro malgrado, hanno dovuto ripiegare a requisire quelli dei privati ancora non utilizzati.

Essendo questi dei Comuni governati da amministratori con esperienza giuridica e rispettosi dei diritti dei loro cittadini, chi più e chi meno, si sono distinti per la loro correttezza e serietà.

Alcuni di questi Comuni meritevoli di menzione

Il Comune di Palomonte (Provincia di Salerno) con Ordinanza emergenza loculi del 17.9.2020 autorizzava l’utilizzo della sepoltura provvisoria per il periodo di tre mesi, impartendo precisi ordini all’Ufficio tecnico “predisporre ogni utile atto affinché entro e non oltre tre mesi il nuovo edificio sia agibile e quindi possa cessare ogni requisizione provvisoria”. I lavori sono stati eseguiti ed i loculi restituiti ai legittimi concessionari.  

Stesso comportamento civile che il Comune di Jerzu, provincia di Nuoro, in identica occasione ha saputo adottare con i suoi concittadini. Entro otto mesi dalla pubblicazione dell’ordinanza di emergenza si dovevano terminare i lavori di ampliamento del cimitero. Anche in questo caso la requisizione portava un termine, una scadenza. Allo scadere degli otto mesi, a lavori terminati la promessa del sindaco è stata onorata.

Requisizione loculi applicata dagli azzeccagarbugli

La requisizione senza termine di scadenza è solo un abuso, è un atto illegittimo, è considerare i propri concittadini come sudditi e questo non può chiamarsi civiltà, ha un altro nome: atto vergognoso. Una condotta simile si può giustificare solo ammettendo che gli amministratori siano a digiuno completo di qualsiasi cultura delle leggi, buoni solo ad occupare la poltrona  tirando a campare.

Ci siamo avvicinati alla provincia di Trapani e precisamente a Città di Castelvetrano. Gli amministratori di questo Comune, Città degli ulivi e dei templi, hanno considerato l’emergenza loculi cimiteriali d’importanza superiore  alla ristrutturazione di qualsiasi tribuna dello stadio locale. A Trapani avevano compreso la sacralità del feretro ed emettendo l’ordinanza requisizione loculi si erano accertati che entro e non oltre 24 mesi i loculi sarebbero stati restituiti ai legittimi concessionari. Questi amministratori sono andati oltre perchè avevano stabilito di corrispondere ai concessionari dei loculi requisiti provvisoriamente, un canone (tariffa) rapportato al periodo di effettivo utilizzo.

Sono tanti i comuni, da nord a sud che correttamente nel requisire i loculi ai concessionari, hanno stabilito un termine entro il quale si impegnavano di restituire il loculo. Alcuni come Trapani sono andati oltre, con i concessionari hanno stabilito un tariffario. Altri comuni poi hanno scelto di allungare la concessione con il relativo periodo che il loculo veniva requisito.

In tema di requisizione loculi, tanti sono i Comuni che sono stati corretti e leali con i loro concittadini e tra i sopranominati merita menzione anche il Comune di Fiano Romano. Con deliberazione G.C. n°86 del 26 luglio 2016, approvando il progetto dell’ampliamento cimiteriale aveva dato un termine di scadenza entro e non oltre 18 mesi per la consegna. Tali termini sono stati applicati e rispettati sia nel requisire che nel restituire i loculi ai legittimi concessionari.

Anguillara Sabazia e le requisizioni “Ad libitum”

A fine ricerca salta all’occhio il comportamento corretto giuridicamente e comportamentale della maggioranza dei comuni e per contro la baldanza degli amministratori che si sono succeduti al Comune di Anguillara dal 2017 a oggi. Questi amministratori dovrebbero riflettere meglio sul loro operato in tema di requisizioni dei loculi cimiteriali “ad libitum” e anche i cittadini dovrebbero riflettere e meditare.  “Meditate gente, meditate” diceva Renzo Arbore.

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Editoriali

Chiara Rai: “Ecco cosa penso delle querele temerarie”

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“Est modus in rebus”, esiste una misura nelle cose, lo diceva qualcuno che amava raccontare le fiabe. Ogni tanto mi piace ricordarlo, soprattutto in giornate particolarmente complesse, dove addirittura ci sono circostanze che portano un giornalista che si dedica alla professione a doversi difendere solo perché fa il proprio mestiere. A dover sopportare le ormai note “querele temerarie”, quelle infime azioni che i presunti persecutori travestiti da perseguitati vanno propinando quando per loro si mette male.

L’unico modo per mettere tutto a tacere, adesso e per sempre, per questi infimi personaggi occulti è soltanto uno: “Ti porto in tribunale, ti faccio spendere soldi, ti faccio abbassare la testa così da farti capire che nei miei affari non devi sficcanasare, così da farti ben comprendere che posso ridurti in mutande soltanto se qualcuno inavvertitamente incappa nella mia accusa e avvalora le mie disoneste tesi”.

Sì, sono giornate complesse ma altamente rigeneranti per chi vuole continuare a camminare con la schiena dritta e la testa alta come mi hanno insegnato i miei genitori (se fossero ancora vivi immagino che sarebbero contenti di leggere parole che sanno di libertà). Non mi piego ne io e ne la mia famiglia.

Le minacce celate dietro le querele e le richieste di risarcimento danni per i “malori cagionati” dalle inchieste giornalistiche che faccio e che facciamo come giornale L’Osservatore d’Italia, mi scivolano addosso senza potermi scalfire. Chi aggredisce per mettere la cenere sotto il tappeto agisce in malafede e chi gioca con la giustizia e va in giro dicendo che “gli italiani sono tutti scemi e non capiscono nulla” si sbaglia perché siamo una nazione di brava gente, soprattutto di persone oneste.

Continuiamo a perseguire l’interesse collettivo e la verità sostanziale dei fatti perché il diritto di informare è costituzionalmente garantito. Questo fondo rivolto ai lettori affezionati de L’Osservatore d’Italia, alla fine di una giornata difficile ma appagante è l’unica maniera che conosco per rasserenare chi ci legge, anche quei personaggi di cui sopra: non molliamo! Continuiamo a scoperchiare le verità nascoste, a parlare dei fatti scomodi per portarli alla luce. Lo facciamo per dovere di cronaca non certo per perseguitare nessuno. Solo così posso continuare a portare con estremo orgoglio e riconoscenza la pelle che indosso: il giornalismo scevro dalle torbide dinamiche messe in piedi dai parassiti della società. Est modus in rebus, a volte ce lo dimentichiamo ma non dovremmo, specialmente quando “divoriamo” un patrimonio pubblico destinato alla collettività e non solo a pochi furbetti. La giustizia morale è sempre la strada vincente da percorrere. Come è bello guardarsi allo specchio e non provare vergogna.

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