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IGNAZIO MARINO: ODDIO CI RIPENSA

Redazione

Roma – Scena muta di Ignazio Marino con i cronisti che gli hanno chiesto con chi era a cena la sera di Santo Stefano. C'è stato spazio soltanto per tre domande che il sindaco ha dribblato con un sorrisetto a bocca stretta prima di lasciare la sala. Ignazio Marino si è limitato a dire due parole e ha chiuso la conferenza lasciando le ultime considerazioni al suo consulente legale.

Il sindaco non fornisce alcun dettaglio sugli scontrini "Io sto molto molto molto bene. Sono tranquillo come sempre". In questi termini, ma smentito dalle guance rosse dall'imbarazzo, il sindaco dimissionario si è espresso entrando in Campidoglio dall'ingresso principale di Sisto IV, a chi gli chiedeva come stesse.

Ignazio Marino apre la conferenza mettendo in chiaro la sua posizione: "Non sono indagato ma mi sono recato in Procura come persona informata sui fatti". E poi ha aggiunto: "Non ho mai utilizzato denaro pubblico a scopo privato, semmai il contrario". Marino non ha esitato a definire "vergognosi" gli esposti M5s e Fdi: "Gli esposti M5S e FdI non esito a definirli vergognosi scritti da persone o in malafede o ignoranti". Poi puntualizza sulle spese della tintoria: "La tintoria è stata utilizzata non per i miei abiti ma per gli abiti storici dei trombettieri di Vitorchiano".

Il sindaco dimissionario ha ricordato che il 12 del mese ha firmato una lettera di dimissioni in seguito agli esposti presentati delle forze politiche, "quindi ho deciso di dimettermi perchè ho estremo rispetto dell'autorità giudiziaria e volevo presentarmi da dimissionario. Ringrazio la Procura  – ha aggiunto – per avermi voluto ascoltare da persona informata sui fatti". Quando i cronisti gli hanno chiesto con chi è stato a cena la sera di Santo Stefano, Marino ha risposto di aver già riferito di ogni singolo evento ai magistrati.

Passa il testimone al suo legale Dopo l'intervento di Ignazio Marino, ha preso la parola Enzo Musco, consulente legale del sindaco: "La vicenda degli scontrini è stata iscritta dai magistrati con il modello 45, ossia notizie non costituenti reato". E poi ha proseguito: "Noi ci siamo difesi su tutti i fronti, soprattutto sulla questione degli scontrini, non accusando nessuno, perché non c'era nessuno da accusare, ma descrivendo davanti al magistrato il modo di operare della burocrazia romana rispetto agli scontrini che il sindaco portava il giorno successivo alla cena di impegno istituzionale, al Comune". In pratica il legale spiega che gli scontrini venivano registrati dopo molto tempo e "da parte di coloro che li registravano non veniva commesso alcun falso, perché si tratta di una prassi burocratica validata anche dal regolamento Anci sui rimborsi"