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IL BIOGAS UN BUSINESS ONEROSO PER LE TASCHE DEI CITTADINI, SALUTE PUBBLICA E AMBIENTALE

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Un viaggio attraverso l'inutilità di produrre un'energia che non serve, a discapito della salute, dell'aria che respiriamo, dei terreni che calpestiamo e che inoltre ci costa molto denaro, quasi un terzo di quelli che ogni bimestre versiamo nelle casse dei vari gestori energetici. Andiamo a scoprire dove vanno a finire i nostri soldi, A chi vengono per legge destinati. Non tutte le energie rinnovabili sono realmente “pulite”, alcune di queste celano delle brutte sorprese

 

di Claudio Auriemma

Negli ultimi anni stiamo assistendo al proliferare di progetti da parte di piccoli o grandi Comuni che puntano alla realizzazione di centrali di produzione elettrica da biogas o da biomassa, ovvero centrali che producono biometano per alimentare i generatori grazie alla digestione anaerobica di residui biologici industriali, civili o agricoli. Sul territorio italiano, siamo passati dai 313 impianti impianti biogas certificati IAFR, ovvero impianti alimentati da fonti rinnovabili in attività nel 2010 (fonte: GSE) ai 994 del 2012 (dati CRPA).

Ma molti altri sono ancora in fase di progetto. Si pensi solamente che Il “Piano di azione nazionale per le energie rinnovabili dell’Italia” prevede che entro il 2020 nasceranno impianti fino a raggiungere una potenza di 1.200 MW, mentre nel 2010 è di circa 500 MW, meno della metà di quella prevista dal Piano Secondo gli ultimi dati del CRPA. La tendenza alla crescita supera di gran lunga le aspettative e la velocità di proliferazione di questi impianti sembra smentire le previsioni iniziali suggerendo che esse siano addirittura in difetto.
Leggendo questi dati sembra che la crescita continua di richiesta energetica da parte di industria e cittadini, vada in qualche modo affrontata, così, molti Comuni Italiani, Comuni virtuosi gestiti da amministrazioni particolarmente attente all'ambiente, oltre che puntare al risparmio energetico, hanno il desiderio di investire denaro allo scopo di ridurre quella percentuale di energia che il nostro paese produce grazie a risorse fossili come Petrolio, Carbone e Gas a favore di fonti rinnovabili. Ma purtroppo il quadro è completamente diverso.

I nuovi impianti a biogas non prevedono affatto di sostituirsi ad altri più inquinanti, ma si vanno ad aggiungere alla quantità di centrali in produzione in Italia per produrre nuova energia allo scopo di soddisfare un fabbisogno dichiarato in crescita nel nostro territorio. Le centrali a combustibile fossile non si toccano, continuano a produrre energia e ad inquinare. A quelle però si aggiungono le centinaia di altre piccole centrali a biogas che per la maggioranza producono meno di 1MW di potenza ognuna. Diffuse su tutto il territorio nazionale e particolarmente al Nord. Convinti che il paese, anche se nel centro di una crisi economica drammatica, abbia un bisogno maggiore di energia di quella richiesta nei momenti più floridi della nostra economia, andiamo ad analizzare i motivi che ci spingono ad impiantare nuove centrali che possano affiancare quelle già attive.

Leggendo i primi dati pubblicati da TERNA, la società che gestisce la distribuzione elettrica sul territorio, scopriamo facilmente che in realtà il quadro è esattamente inverso.In un documento pubblicato da TERNA a settembre 2008 “Previsioni della domanda elettrica in Italia e del fabbisogno di potenza necessario 2008- 2018” si legge che la previsione di consumo in quel periodo doveva tendenzialmente crescere. Citando testualmente “la previsione per il prossimo decennio dell’evoluzione della domanda elettrica compresa tra +1,0% e il +1,9% medio per anno, in funzione delle ipotesi sull’intensitàelettrica”…”alla copertura del carico massimo nel 2018 si stima adeguato un fabbisogno di generazione di circa 91 GW.”

Previsione questa clamorosamente smentita da un rapporto gemello ma pubblicato nel 2013 sempre dalla stessa società che stima il fabbisogno di generazione nel 2019 molto più basso, parliamo di 77 GW. Infatti prendendo ad esempio il biennio 2011-2012, vediamo che la richiesta di energia in Italia è calata del 2,1% (fonte TERNA). La previsione per il 2023 è poco più ottimistica, si prevede una richiesta massima di 83GW, sempre più bassa di quella del 2018 ma che spera in una seppur leggera ripresa dell'economia.
Tutto questo per dire che, come dimostra il grafico qui a fianco, la tendenza negli anni che vanno dal 2008 al 2013 vede una contrazione nella richiesta energetica causata da ovvi fattori come l'inizio di una drammatica crisi economica che ha causato la chiusura di molte aziende, il decentramento di parte delle grandi aziende produttive italiane, la fine dell'industria dell'acciaio, tra i grandi consumatori di energia e non da ultimo anche dalle abitudini dei cittadini che per contenere i consumi energetici si sono progressivamente rivolti sempre maggiormente all'uso di illuminazione sostenibile e a basso consumo.

Che cosa è allora che suggerisce ai Comuni e agli imprenditori di investire in energia? Molto semplicemente sono i contributi statali elargiti molto generosamente a chi progetta e realizza impianti di produzione elettrica da biogas. Il Governo Italiano, garantisce un contributo a tali impianti così strutturato: Per gli impianti a biomasse e biogas di potenza nominale fino a 1 MW il GSE prevede, ove richiesto, al ritiro dell’energia elettrica immessa in rete una tariffa incentivante onnicomprensiva (To) determinata sommando la tariffa incentivante base a seconda della tipologia d’impianto e del tipo di alimentazione (prodotti, sottoprodotti, rifiuti) agli ulteriori premi garantiti al tipo di impianto. Facciamo l'esempio di un impianto da 1MW, l'incentivo può arrivare fino ai 0.18€ a Kwh ma di solito si ferma a 0.14€ a Kwh. A questo incentivo va sommato l'ammontare totale degli eventuali premi a cui ha diritto. Se alimentato da prodotti di origine biologica ha diritto ad un premio di 40 €/MWh (Articolo 8, comma 4, lettera a) (fonte: GSE – Gestore dei Servizi Energetici)
Per fare chiarezza sui numeri abbiamo scelto dei dati che abbiamo in possesso e che riguardano una realtà locale, ma quei numeri ci possono aiutare a comprendere più facilmente la realtà nazionale.

Da uno studio del Dott. Gabriele Insabato del Politecnico di Milano, Nel 2010 in provincia di Cremona sono stati autorizzati e/o entrati in esercizio circa 51 impianti a biogas, per una potenza di circa 45 MW complessivi. La maggior parte degli impianti in questione ha una potenza nominale inferiore al MW, come quello previsto nella tenuta di Passerano. L'investimento globale iniziale per realizzare quegli impianti è stato di circa 180 milioni di €, ovvero 4 Milioni a MW di potenza, gli stessi impianti ricevono però incentivi annui per circa 100 milioni di € complessivi (280€/Mwh secondo la formula che abbiamo visto in precedenza e per 8000h di funzionamento) a fronte di un costo di gestione annuo di circa 60 Milioni di €, Questo spiega come sia estremamente interessante il regime di incentivi per garantire la vita a centrali come queste che se dovessero basare la propria sopravvivenza solo sulla vendita di energia sarebbero un affare fallimentare. Con questo regime di incentivi bastano solo 4/5 anni per ripagarsi degli investimenti iniziali e accumulare ingenti somme di denaro per i successivi 15 anni, visto che la concessione dura in media 20 anni.

Ma gli incentivi statali, non piovono dal cielo come la manna delle narrazioni bibliche, è necessario che qualcuno se ne faccia carico economicamente. Casualmente, se ne fa carico l'utente finale, ovvero ognuno di noi al momento in cui paga la bolletta energetica bimestrale che gli garantisce di poter continuare ad usufruire del servizio elettrico nazionale.

Quando vediamo l'importo in alto a destra dell'ormai familiare rettangolo cartaceo che ha standardizzato la comunicazione con la quale le principali aziende fornitrici di servizi ci invitano a mettere mano al portafogli, non dobbiamo pensare che paghiamo solo ciò che in realtà abbiamo consumato, ma, l'importo richiesto è formato dalla somma di una serie di componenti, Tasse, ritardo nei pagamenti ed altro, ma la nostra attenzione si soffermerà in particolare sulla componente A3 della bolletta, che è quella che ci interessa in questa storia. In un comunicato del dicembre 2013 emanato della Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico, veniamo informati che:” Per l’elettricità, ci sarà un incremento complessivo dello 0,7%. Di fatto, questo aumento (+1,6%) più il leggero ritocco (+0,3%) delle tariffe per i servizi di trasmissione, distribuzione, etc. sono stati controbilanciati da un forte calo dei costi del chilowattora (-1,2%) riferito invece ad un’attività in libera concorrenza. A questo punto, La spesa media annua della famiglia tipo sarà di circa 518 euro così ripartiti: 51,25% del totale della bolletta i costi di approvvigionamento, 14,71% per i servizi a rete, 20,75% per gli oneri generali di sistema, fissati per legge, 13,30% per le imposte che comprendono l’IVA e le accise.

Gli oneri generali di sistema, (termine alquanto trasparente n.d.r.) sono composti per quasi il 90% dalla famosa componente A3 della bolletta energetica che sarebbero gli incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate . Ciò significa che circa il 20 % dell'importo della bolletta elettrica che noi paghiamo è destinato a coprire i tanti milioni di € destinati ad incentivare la produzione di energia elettrica che in realtà a nessuno di noi serve realmente, o meglio serve solo a chi in realtà ne percepisce un vantaggio, non di certo al consumatore.

In poche e semplici parole, poco meno di un terzo della nostra bolletta va ad alimentare un business energetico che punta alla produzione di energia inutile, inquinante e che genera un sempre maggiore consumo del suolo. Generato dalla cementificazione necessaria alla realizzazione degli impianti, oltre che dalla necessità di destinare intere colture agricole ad alimentare le centrali, fuori dalla filiera alimentare e quindi con largo uso di tecniche di coltivazione OGM, che impoveriranno sempre di più i terreni e determineranno un graduale inquinamento degli stessi. Addirittura il 6/8% dei terreni agricoli disponibili sarebbe destinato alla produzione di “rifiuto” organico da utilizzare nelle centrali.

Si vuole produrre energia che non serve, inquinando ulteriormente e senza prevedere una riduzione delle centrali a combustibile fossile. Invece di puntare ad una riduzione della quantità di rifiuti e alla necessaria conclusione del ciclo degli stessi, si incentiva a produrre sempre più scarto. Si inquinano e si impoveriscono le zone agricole e si consumano ettari di suolo. Si creano impianti senza rispettare vincoli archeologici o paesaggistici, mentre, per foraggiare questa poco lungimirante operazione i cittadini intanto pagano di tasca propria buona parte della bolletta.

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World War Z, un esaltante shooter a tema zombi

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Siete alla ricerca di un videogame pieno zeppo di zombi, veloce da giocare, ma che offra anche un tasso di sfida alto, divertimento di gruppo e con possibilità di giocare sia in modalità cooperative che competitive? Bene, allora il titolo che state cercando è World War Z. Uscito da qualche giorno su PC, Xbox One e PS4, il gioco è ambientato nell’universo dell’omonimo film con Brad Pitt di qualche anno fa e dà la possibilità di vivere l’apocalisse zombi vestendo i panni di uno dei 16 sopravvissuti disponibili. Ma veniamo al dunque, World War Z fa breccia nel cuore dei videogiocatori online, ispirandosi alla lontana a produzioni ben più blasonate, come Left 4 Dead, ma le arricchisce di contenuti e modalità per vivere al meglio il gameplay di gruppo. Vi diciamo questo in quanto il titolo è valido se giocato in solitaria, ma dà il meglio di se quando si affronta in compagnia di altri tre amici. World War Z è uno sparatutto in terza persona che racconta gli apocalittici scenari post-pandemici delle principali capitali mondiali attraverso gli occhi di persone comuni che cercano di sopravvivere all’epidemia. Nei loro panni, i giocatori devono superare ostacoli, imprevisti e un fiume inarrestabile di zombi per avere finalmente salva la pelle. Tralasciando la parte puramente narrativa, che in questo caso funge puramente da contorno, il giocatore viene coinvolto in una serie di scontri adrenalinici enfatizzati dall’epicità di una battaglia impari contro quelle stesse orde di infetti inferociti che caratterizzano la pellicola cinematografica. Il focus della produzione è indubbiamente questo, e lo si nota maggiormente spulciando tutti gli aspetti articolati di un gameplay poco pretenzioso, che mette davanti a ogni cosa l’azione e il divertimento.

Ogni capitolo presenta degli scenari più o meno grandi divisi per micro-aree in cui si respingono le ondate di zombi, giungendo infine alla parte dove bisogna difendere per qualche minuto una zona di interesse così da poter accedere, finalmente, al rifugio sicuro successivo o alla via di fuga. A rendere ancora più complessa l’avventura dei survivors ci sono alcune creature potenziate, pensate per costituire una minaccia maggiore da non prendere assolutamente sottogamba: i corpulenti poliziotti in tenuta antisommossa, chiamati tori, fanno una caricano il giocatore per poi sbstterlo ripetutamente a terra fino a ucciderlo, gli screamer sono letteralmente degli urlatori che attirano l’attenzione degli altri zombi generando ondate più numerose, mentre i lurker spuntano da dietro gli angoli mirando direttamente alla giugulare. Queste figure sono un modo pensato presumibilmente per scoraggiare il gioco individuale e per favorire il gioco di squadra. Da un lato, infatti, queste presenze riescono a rendere il gameplay più variegato e dall’altro rappresentano un fastidiosissimo ostacolo verso la libertà. A variare questa struttura che, alla lunga, potrebbe risultare troppo ripetitiva ci sono diversi livelli di difficoltà che aumentano il livello di sfida al fine di rigiocare gli scenari in cooperativa. Fuoco amico, munizioni e cure inferiori, potenza degli infetti maggiorata e l’assenza del radar infatti rendono il completare ogni capitolo, ai massimi livelli, un vero e proprio incubo. Solo un team di giocatori davvero organizzati e molto coeso può riuscire a completare World War Z al livello più difficile.

Uno degli aspetti meglio riusciti della produzione riguarda la caratterizzazione dei personaggi. Essa è stata pensata seguendo un semplice schema di suddivisione per skin e background narrativo. Ognuno dei sedici personaggi presenti nel gioco può essere selezionato secondo l’ambientazione di appartenenza e non inficia, in alcun modo, sulla selezione della classe da giocare nello scenario designato. La parte interessante emerge proprio grazie a quest’ultimo elemento, se non altro perché ognuna delle classi disponibili nel gioco, per un totale di sei, ha una discreta utilità se adoperata in simbiosi coi membri del team. Avere un medico in squadra garantisce un maggior indice di sopravvivenza, specialmente perché a un determinato livello può sbloccare interessanti abilità per la cura del party, finanche dimezzare i tempi di recupero con cui quest’ultimo può rianimare i compagni. Il macellaio, invece, è ottimo per le uccisioni corpo a corpo, ma non disdegna l’utilizzo di gadget utilissimi contro i nemici speciali, dato che in dotazione vanta un particolare taser capace di immobilizzare anche una piccola orda di zombi. Nei momenti più “affollati” l’utilizzo di uno tra i tanti gadget disponibili, utilizzabili a seconda della classe scelta, garantisce un buon livello di sopravvivenza, a patto che come al solito funzioni prima di tutto la comunicazione nel gruppo di gioco. Il titolo offre anche la possibilità di “livellare” le singole armi e sbloccare interessanti potenziamenti che si renderanno indispensabili ai livelli di difficoltà maggiori. Il level up dei personaggi segue il solito sistema reiterato per questo genere di giochi e concede, al raggiungimento del nuovo livello, la possibilità di sbloccare un’abilità spendendo la valuta in game guadagnata alla fine dello scenario. Chiaramente all’inizio è bene scegliere una classe preferita da implementare, se non altro perché potrebbe risultare molto più utile potenziare prima un’arma al massimo piuttosto che sbloccare dei talenti utili in una fase successiva. Potenziare più classi regala al giocatore un discreto divertimento in qualunque scenario, se non altro perché magari ha più senso giocare un medico nelle retrovie, così da curare i compagni quando necessario, mentre demolitori e macellai possono divertirsi a rompere le fila degli zombi. Da notare che oltre alle armi base, suddivise per livelli di danno, ci sono anche delle armi speciali che possono compiere delle vere stragi in massa di zombi, chiaramente per un lasso di tempo molto breve dato che i colpi non possono essere ricaricati nelle stazioni dedicate alle armi standard. Quando ci si trova per le vie di uno dei 4 scenari disponibili, uno dei punti di forza di World War Z è il comportamento dello sciame di zombi. Centinaia di singoli non morti si lanceranno a capofitto verso la posizione del giocatore e in determinati frangenti si accatasteranno furiosamente uno sull’altro per scavalcare muri e ostacoli. In queste occasioni il giocatore dovrà organizzare una strenua difesa trovando equipaggiamento difensivo particolare come filo spinato, pavimento elettrificato e torrette automatiche. Gli sciami non possiedono alcun istinto di autoconservazione, nessun ostacolo sarà mai di troppo fra loro e chi gioca, perciò si assisterà spesso a scene inquietanti dove a centinaia cadono a cascata dalla cima di un edificio o si calpestano l’un l’altro nel formare la fantomatica piramide tramite cui possono scalare altezze impressionanti. Insieme alla campagna cooperativa, la modalità principale, World War Z offre anche la possibilità ai giocatori di competere gli uni contro gli altri a squadre in una modalità dal ritmo differente e piuttosto profonda. L’idea di inserire gli zombi nel bel mezzo dello scontro è senza dubbio interessante perché offre opportunità strategiche interessanti come ad esempio farli rivoltare contro gli avversari e sfruttare la furia degli infetti a proprio vantaggio.

Per quanto riguarda la modalità competitiva online, World War Z offre oltre al classico Deathmatch anche Re della Collina, Dominazione Orda, Approvvigionamento e Caccia al Vaccino. Queste sono tutte modalità pensate per giocare in squadre 4vs4 dove, come appena accennato, a svolgere il ruolo di variabile imprevedibile sono gli zombi, che possono comparire all’improvviso creando scompiglio e disagio. La parte online garantisce un sistema di progressione separato dalla campagna, oltre ad avere dieci classi tra cui scegliere, ma è comunque doveroso sottolineare come gli sviluppatori abbiano prodigato un discreto impegno nel confezionare un prodotto completo e pensato per intrattenere i giocatori che cercano diverse tipologie di svago. Tecnicamente il gioco si difende bene, anche se nelle fasi più movimentate mostra qualche imperfezione a livello di texture. Pur facendo un buon lavoro soprattutto grazie ai miglioramenti dal punto di vista grafico nell’ultimo decennio, World War Z non raggiunge un livello grafico da lasciare a bocca aperta, ma fortunatamente, vista la frenesia del gioco, difficilmente si bada al panorama o agli scorci caratteristici. Durante la fuga infatti fermarsi in un luogo per più del necessario equivale a morte certa in quanto gli infetti inizieranno ad arrivare sempre più numerosi fino a quando la situazione non diventa insostenibile. Il gioco supporta il 4K ma è ottimizzato anche per chi non ha la possibilità di sfruttarlo. A livello sonoro World War Z ha una colonna sonora ben realizzata, inoltre la musica del menù è il tema del film, quindi una vera goduria per gli appassionati. Tirando le somme, il titolo sviluppato da Saber Interactive non brilla per originalità, rimane comunque un prodotto derivativo che riprende le buone idee sviluppate per il genere cercando di difendersi come può sia per quanto riguarda la campagna, che per la modalità competitiva. Il prezzo accessibile decreta da una parte la sua piccola vittoria personale sul mercato, anche se alcune incertezze tecniche sono visibili e penalizzano lievemente l’avanzamento insieme a una campagna emozionante a tratti. Nel complesso però l’atmosfera di gioco offerta da World War Z, specialmente se giocata in gruppo, può garantire un buon numero di ore di divertimento. Inoltre gli appassionati di obbiettivi prima di poterli sbloccare tutti dovranno passare veramente molto tempo a uccidere non morti inferociti. A nostro avviso il gioco vale la candela e lasciarselo sfuggire sarebbe un errore.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 8

Gameplay: 8,5

Longevità: 7,5

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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Cortana parlerà come noi, parola di Microsoft

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L’assistente vocale di Microsoft, l’ormai nota Cortana, in futuro arriverà a parlare come noi offrendo così un’esperienza di dialogo naturale. Tutto questo sarà possibile grazie alla tecnologia sviluppata da Semantic Machines, una startup acquisita dalla compagnia statunitense. Ad aprire una finestra sul domani è la Build 2019, la conferenza di Microsoft per gli sviluppatori, dove il colosso di Redmond ha presentato nuovi servizi cloud e strumenti per gli sviluppatori. Nel parlare degli agenti intelligenti, Microsoft ha descritto un nuovo approccio incentrato sulla creazione di interfacce conversazionali basate su dati e machine learning. L’azienda immagina un mondo in cui ogni organizzazione possiede un agente, proprio come oggi ha un sito web. La creazione del team Semantic Machines contribuisce ad accelerare il lavoro nell’ambito del linguaggio naturale. In futuro, questa tecnologia verrà integrata nelle esperienze conversazionali di Microsoft, inclusa Cortana, e sarà resa disponibile agli sviluppatori.  Tra le altre novità della Buid 2019, Microsoft ha presentato i nuovi servizi di collaborazione e produttività su app e web, nonché funzionalità di intelligenza artificiale (AI) su Microsoft 365, insieme a nuove tecnologie open source e nuovi strumenti di sviluppo per Azure e Windows. Spazio è stato dedicato alle funzioni della prossima versione del browser Microsoft Edge, basato su Chromium OS.  “Con la crescente integrazione della tecnologia in ogni aspetto della nostra vita, saranno le scelte degli sviluppatori a plasmare il mondo che ci circonda”, ha dichiarato il Ceo di Microsoft, Satya Nadella, nel discorso d’apertura. “Microsoft si impegna a dotare gli sviluppatori di piattaforme e strumenti affidabili per costruire esperienze “magiche” che creino nuove opportunità per tutti”. Insomma, nel futuro che immagina Microsoft l’interazione uomo-macchina sarà sempre più un elemento chiave per rendere la vita di tutti i giorni ancora più semplice e sempre più veloce sia nelle comunicazioni che nello scambio d’informazioni.

F.P.L.

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Assassin’s Creed III Remastered, Connor si rifà il look

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Assassin’s Creed III, titolo della serie lanciato nel 2012 e vero e proprio punto di rottura all’interno della decennale saga che vede spostare le sue vicende dall’europa in America, torna su Pc, Xbox One e Ps4 in versione rimasterizzata.

Il gioco, infatti è il primo capitolo a introdurre il concetto di genealogia espansa, espediente narrativo attraverso il quale Ubisoft si divincolerà dal racconto legato al binomio Altair-Ezio, permettendo alla software house francese di introdurre da quel momento nuovi protagonisti per nuove avventure allontanandosi definitivamente dal fulcro da dove fino ad allora la serie orbitava.

Assassin’s Creed III, inoltre, fu il primo capitolo a introdurre un nuovo motore grafico, l’Anvil Next, implementazione che ha permesso di rielaborare ogni aspetto degli elementi portanti del titolo, dalle animazioni al parkour, dal sistema di combattimento al numero di elementi in movimento a schermo. Insomma, questo titolo ha rappresentato per la saga un vero e proprio punto di svolta anche per quanto riguarda le meccaniche di gioco. Per chi non lo sapesse, Assassin’s Creed III racconta la storia di Connor Kenway, Assassino dalle origini “pellerossa” che nel bel mezzo dei moti che furono destinati a culminare nella Rivoluzione Americana combatte per fermare il diffondersi dell’organizzazione Templare tra le Colonie del Nuovo Mondo.

Parallelamente nel mondo moderno Desmond Miles, il protagonista della saga che vive nei giorni nostri, corre contro il tempo per fermare le terribili conseguenze dell’imminente tempesta solare, che minaccia di spazzare via la vita sulla Terra nella fantomatica data del 21 12 2012. Se da una parte il titolo ha offerto una dei racconti più maturi per un Assassino, con Connor a rappresentare l’incarnazione dell’ideale logorato ma persistente, dall’altra il titolo congeda in modo tragico il predestinato signor Miles.

Questa disparità di trattamento si percepirà per tutta l’avventura, con i fasti del turismo storico celebrato con tutti gli onori che si contrappone a un’avventura nel moderno a fare da legante con il minimo indispensabile.

In quest’edizione rimasterizzata di Assassin’s Creed III, Ubisoft ha inserito alcune piacevolissime aggiunte, a livello di gameplay, in modo tale da rendere l’intera esperienza migliore rispetto a quanto visto anni fa. Gli sviluppatori hanno reso più comprensibile e utile la minimappa sullo schermo, adesso finalmente si capisce dove sono rivolti i nemici e ha introdotto alcune aggiunte alle fasi stealth, come ad esempio la possibilità di fischiare in mezzo all’erba alta per distrarre i nemici e l’uccisione alle spalle di due nemici contemporaneamente, con tanto di lama celata utilizzata di default anche se al momento si sta impugnando un’altra arma.

A differenza di prima, ora è anche più immediato mirare e alcune armi, prima disponibili solo tramite acquisto, le quali possono essere “craftate” trovando le ricette giuste e i relativi materiali. E’ importante sottolineare però che Assassin’s Creed III è pur sempre un titolo alcuni anni fa, quindi se si è abituati alla sfrenata agilità degli ultimi capitoli della serie, molto probabilmente questa versione remastered potrà sembrare decisamente più lenta.

I movimenti legnosi e “impacciati” in fase di arrampicata sono una caratteristica che infatti si discosta molto dalla fluidità vista in Origins od Odissey, ma d’altronde mettere mano anche a questo elemento del gioco avrebbe significato in primis snaturare il gioco e in secondo luogo una mole di lavoro decisamente notevole.

E’ opportuno segnalare però che in quest’edizione rivisitata di Assassin’s Creed III permangono tutti i difetti storici della serie, in primis un’intelligenza artificiale scarsa e per nulla in grado di offrire un buon livello di sfida.

Gran parte dei combattimenti, poi, sono sempre risolti con la pressione selvaggia del tasto relativo all’attacco, inoltre, la corsa acrobatica, oltre a richiedere di tenere premuto il tasto dorsale, è molto meno precisa rispetto ai capitoli più moderni. In ogni caso, specialmente per chi ha avuto la possibilità di giocare l’avventura originale, rivestire i panni di Connor sarà un vero piacere. Quest’edizione del gioco, oltre ad offrire quanto detto ha un importantissimo elemento a disposizione dei giocatori, ossia: la mole di contenuti.

Acquistandola infatti si potrà giocare anche ai DLC Benedict Arnold, Segreti Nascosti e La Tirannia di Re Washington, che introduce un’intera nuova campagna da affrontare sempre nei panni di Connor. Oltre a ciò, la Remastered comprende perfino lo spin-off Assassin’s Creed Liberation HD, in cui si vestono i panni dell’Assassina Aveline, la prima protagonista femminile della saga. Insomma, come vi dicevamo, il pacchetto offerto è davvero ampio e succulento.

Per quanto riguarda l’aspetto grafico e tecnico, le novità più interessanti e d’impatto sono sicuramente il supporto all’HDR e il 4K su PlayStation 4 Pro, Xbox One X e PC.

Per chi invece deve accontentarsi delle console “base” i cambiamenti sono comunque avvertibili anche se ovviamente inferiori. Le persone che si muovono in città sono state notevolmente incrementate di numero, la distanza di rendering arriva più lontano, l’illuminazione generale è più credibile e l’originale palette cromatica biancastra è stata abbandonata in favore di una più calda e tendente al giallo dall’effetto più realistico. La resa degli ambienti è quindi davvero un piacere da ammirare e non solo per la maggiore risoluzione delle texture ma anche grazie alla nebbia volumetrica, ai veri riflessi sulla superficie dell’acqua, alle ombre più nette e ai modelli dei personaggi principali maggiormente dettagliati.

Il risultato finale, quindi, è più che discreto. Ovviamente sono presenti alcuni glitch grafici, come ad esempio: candele, torce e lampade che continuano a non proiettare ombre dinamiche, riducendo la qualità generale dell’interno degli edifici, le ombreggiature non sono mostrate oltre una certa distanza e i modelli tridimensionali più lontani sono curati poco. Inoltre, i visi durante le cutscene sembrano quasi dei manichini e appaiono fin troppo scuri a seconda della direzione della luce.

Sono presenti inoltre anche alcuni errori nella proiezione delle ombre sul corpo e la neve a volte scompare e ricompare al passaggio di Connor. Ovviamente parliamo di piccolezze, ma forse si sarebbe potuto osare di più con questo Assassin’s Creed III Remastered. Di sicuro i fan storici lo avrebbero apprezzato.

Tirando le somme, quest’edizione rimasterizzata del primo capitolo ambientato oltreoceano non è una rimasterizzazione pigra e assolutamente inutile, ma anzi è un lavoro ben svolto e che sicuramente farà apprezzare meglio le avventure dell’assassino pellerossa ai neofiti della saga, ma anche ai fan più datati. Anche se purtroppo il multigiocatore online è stato rimosso, il titolo vale la pena di essere acquistato e senza dubbio è ancora in grado di garantire, complice anche la presenza dei Dlc e di Liberation HD, moltissime ore di divertimento.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 8

Gameplay: 7,5

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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