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IL BIOGAS UN BUSINESS ONEROSO PER LE TASCHE DEI CITTADINI, SALUTE PUBBLICA E AMBIENTALE

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Un viaggio attraverso l'inutilità di produrre un'energia che non serve, a discapito della salute, dell'aria che respiriamo, dei terreni che calpestiamo e che inoltre ci costa molto denaro, quasi un terzo di quelli che ogni bimestre versiamo nelle casse dei vari gestori energetici. Andiamo a scoprire dove vanno a finire i nostri soldi, A chi vengono per legge destinati. Non tutte le energie rinnovabili sono realmente “pulite”, alcune di queste celano delle brutte sorprese

 

di Claudio Auriemma

Negli ultimi anni stiamo assistendo al proliferare di progetti da parte di piccoli o grandi Comuni che puntano alla realizzazione di centrali di produzione elettrica da biogas o da biomassa, ovvero centrali che producono biometano per alimentare i generatori grazie alla digestione anaerobica di residui biologici industriali, civili o agricoli. Sul territorio italiano, siamo passati dai 313 impianti impianti biogas certificati IAFR, ovvero impianti alimentati da fonti rinnovabili in attività nel 2010 (fonte: GSE) ai 994 del 2012 (dati CRPA).

Ma molti altri sono ancora in fase di progetto. Si pensi solamente che Il “Piano di azione nazionale per le energie rinnovabili dell’Italia” prevede che entro il 2020 nasceranno impianti fino a raggiungere una potenza di 1.200 MW, mentre nel 2010 è di circa 500 MW, meno della metà di quella prevista dal Piano Secondo gli ultimi dati del CRPA. La tendenza alla crescita supera di gran lunga le aspettative e la velocità di proliferazione di questi impianti sembra smentire le previsioni iniziali suggerendo che esse siano addirittura in difetto.
Leggendo questi dati sembra che la crescita continua di richiesta energetica da parte di industria e cittadini, vada in qualche modo affrontata, così, molti Comuni Italiani, Comuni virtuosi gestiti da amministrazioni particolarmente attente all'ambiente, oltre che puntare al risparmio energetico, hanno il desiderio di investire denaro allo scopo di ridurre quella percentuale di energia che il nostro paese produce grazie a risorse fossili come Petrolio, Carbone e Gas a favore di fonti rinnovabili. Ma purtroppo il quadro è completamente diverso.

I nuovi impianti a biogas non prevedono affatto di sostituirsi ad altri più inquinanti, ma si vanno ad aggiungere alla quantità di centrali in produzione in Italia per produrre nuova energia allo scopo di soddisfare un fabbisogno dichiarato in crescita nel nostro territorio. Le centrali a combustibile fossile non si toccano, continuano a produrre energia e ad inquinare. A quelle però si aggiungono le centinaia di altre piccole centrali a biogas che per la maggioranza producono meno di 1MW di potenza ognuna. Diffuse su tutto il territorio nazionale e particolarmente al Nord. Convinti che il paese, anche se nel centro di una crisi economica drammatica, abbia un bisogno maggiore di energia di quella richiesta nei momenti più floridi della nostra economia, andiamo ad analizzare i motivi che ci spingono ad impiantare nuove centrali che possano affiancare quelle già attive.

Leggendo i primi dati pubblicati da TERNA, la società che gestisce la distribuzione elettrica sul territorio, scopriamo facilmente che in realtà il quadro è esattamente inverso.In un documento pubblicato da TERNA a settembre 2008 “Previsioni della domanda elettrica in Italia e del fabbisogno di potenza necessario 2008- 2018” si legge che la previsione di consumo in quel periodo doveva tendenzialmente crescere. Citando testualmente “la previsione per il prossimo decennio dell’evoluzione della domanda elettrica compresa tra +1,0% e il +1,9% medio per anno, in funzione delle ipotesi sull’intensitàelettrica”…”alla copertura del carico massimo nel 2018 si stima adeguato un fabbisogno di generazione di circa 91 GW.”

Previsione questa clamorosamente smentita da un rapporto gemello ma pubblicato nel 2013 sempre dalla stessa società che stima il fabbisogno di generazione nel 2019 molto più basso, parliamo di 77 GW. Infatti prendendo ad esempio il biennio 2011-2012, vediamo che la richiesta di energia in Italia è calata del 2,1% (fonte TERNA). La previsione per il 2023 è poco più ottimistica, si prevede una richiesta massima di 83GW, sempre più bassa di quella del 2018 ma che spera in una seppur leggera ripresa dell'economia.
Tutto questo per dire che, come dimostra il grafico qui a fianco, la tendenza negli anni che vanno dal 2008 al 2013 vede una contrazione nella richiesta energetica causata da ovvi fattori come l'inizio di una drammatica crisi economica che ha causato la chiusura di molte aziende, il decentramento di parte delle grandi aziende produttive italiane, la fine dell'industria dell'acciaio, tra i grandi consumatori di energia e non da ultimo anche dalle abitudini dei cittadini che per contenere i consumi energetici si sono progressivamente rivolti sempre maggiormente all'uso di illuminazione sostenibile e a basso consumo.

Che cosa è allora che suggerisce ai Comuni e agli imprenditori di investire in energia? Molto semplicemente sono i contributi statali elargiti molto generosamente a chi progetta e realizza impianti di produzione elettrica da biogas. Il Governo Italiano, garantisce un contributo a tali impianti così strutturato: Per gli impianti a biomasse e biogas di potenza nominale fino a 1 MW il GSE prevede, ove richiesto, al ritiro dell’energia elettrica immessa in rete una tariffa incentivante onnicomprensiva (To) determinata sommando la tariffa incentivante base a seconda della tipologia d’impianto e del tipo di alimentazione (prodotti, sottoprodotti, rifiuti) agli ulteriori premi garantiti al tipo di impianto. Facciamo l'esempio di un impianto da 1MW, l'incentivo può arrivare fino ai 0.18€ a Kwh ma di solito si ferma a 0.14€ a Kwh. A questo incentivo va sommato l'ammontare totale degli eventuali premi a cui ha diritto. Se alimentato da prodotti di origine biologica ha diritto ad un premio di 40 €/MWh (Articolo 8, comma 4, lettera a) (fonte: GSE – Gestore dei Servizi Energetici)
Per fare chiarezza sui numeri abbiamo scelto dei dati che abbiamo in possesso e che riguardano una realtà locale, ma quei numeri ci possono aiutare a comprendere più facilmente la realtà nazionale.

Da uno studio del Dott. Gabriele Insabato del Politecnico di Milano, Nel 2010 in provincia di Cremona sono stati autorizzati e/o entrati in esercizio circa 51 impianti a biogas, per una potenza di circa 45 MW complessivi. La maggior parte degli impianti in questione ha una potenza nominale inferiore al MW, come quello previsto nella tenuta di Passerano. L'investimento globale iniziale per realizzare quegli impianti è stato di circa 180 milioni di €, ovvero 4 Milioni a MW di potenza, gli stessi impianti ricevono però incentivi annui per circa 100 milioni di € complessivi (280€/Mwh secondo la formula che abbiamo visto in precedenza e per 8000h di funzionamento) a fronte di un costo di gestione annuo di circa 60 Milioni di €, Questo spiega come sia estremamente interessante il regime di incentivi per garantire la vita a centrali come queste che se dovessero basare la propria sopravvivenza solo sulla vendita di energia sarebbero un affare fallimentare. Con questo regime di incentivi bastano solo 4/5 anni per ripagarsi degli investimenti iniziali e accumulare ingenti somme di denaro per i successivi 15 anni, visto che la concessione dura in media 20 anni.

Ma gli incentivi statali, non piovono dal cielo come la manna delle narrazioni bibliche, è necessario che qualcuno se ne faccia carico economicamente. Casualmente, se ne fa carico l'utente finale, ovvero ognuno di noi al momento in cui paga la bolletta energetica bimestrale che gli garantisce di poter continuare ad usufruire del servizio elettrico nazionale.

Quando vediamo l'importo in alto a destra dell'ormai familiare rettangolo cartaceo che ha standardizzato la comunicazione con la quale le principali aziende fornitrici di servizi ci invitano a mettere mano al portafogli, non dobbiamo pensare che paghiamo solo ciò che in realtà abbiamo consumato, ma, l'importo richiesto è formato dalla somma di una serie di componenti, Tasse, ritardo nei pagamenti ed altro, ma la nostra attenzione si soffermerà in particolare sulla componente A3 della bolletta, che è quella che ci interessa in questa storia. In un comunicato del dicembre 2013 emanato della Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico, veniamo informati che:” Per l’elettricità, ci sarà un incremento complessivo dello 0,7%. Di fatto, questo aumento (+1,6%) più il leggero ritocco (+0,3%) delle tariffe per i servizi di trasmissione, distribuzione, etc. sono stati controbilanciati da un forte calo dei costi del chilowattora (-1,2%) riferito invece ad un’attività in libera concorrenza. A questo punto, La spesa media annua della famiglia tipo sarà di circa 518 euro così ripartiti: 51,25% del totale della bolletta i costi di approvvigionamento, 14,71% per i servizi a rete, 20,75% per gli oneri generali di sistema, fissati per legge, 13,30% per le imposte che comprendono l’IVA e le accise.

Gli oneri generali di sistema, (termine alquanto trasparente n.d.r.) sono composti per quasi il 90% dalla famosa componente A3 della bolletta energetica che sarebbero gli incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate . Ciò significa che circa il 20 % dell'importo della bolletta elettrica che noi paghiamo è destinato a coprire i tanti milioni di € destinati ad incentivare la produzione di energia elettrica che in realtà a nessuno di noi serve realmente, o meglio serve solo a chi in realtà ne percepisce un vantaggio, non di certo al consumatore.

In poche e semplici parole, poco meno di un terzo della nostra bolletta va ad alimentare un business energetico che punta alla produzione di energia inutile, inquinante e che genera un sempre maggiore consumo del suolo. Generato dalla cementificazione necessaria alla realizzazione degli impianti, oltre che dalla necessità di destinare intere colture agricole ad alimentare le centrali, fuori dalla filiera alimentare e quindi con largo uso di tecniche di coltivazione OGM, che impoveriranno sempre di più i terreni e determineranno un graduale inquinamento degli stessi. Addirittura il 6/8% dei terreni agricoli disponibili sarebbe destinato alla produzione di “rifiuto” organico da utilizzare nelle centrali.

Si vuole produrre energia che non serve, inquinando ulteriormente e senza prevedere una riduzione delle centrali a combustibile fossile. Invece di puntare ad una riduzione della quantità di rifiuti e alla necessaria conclusione del ciclo degli stessi, si incentiva a produrre sempre più scarto. Si inquinano e si impoveriscono le zone agricole e si consumano ettari di suolo. Si creano impianti senza rispettare vincoli archeologici o paesaggistici, mentre, per foraggiare questa poco lungimirante operazione i cittadini intanto pagano di tasca propria buona parte della bolletta.

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Metro Exodus, un’odissea post atomica

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Metro Exodus, l’ultimo capitolo della serie basata sui romanzi dello scrittore russo Dmitry Glukhovsky è finalmente arrivato su Pc, Xbox One e Ps4. L’ultima fatica di 4A Games e Deep Silver è stata attesa con molta ansia dai fan, considerando che l’ultimo gioco della saga è stato rilasciato quasi sei anni fa e in questo lasso di tempo gli appassionati hanno potuto solo giocare alle versioni remastered del titolo originale e del suo seguito. Per chi non lo sapesse l’universo di Metro è un universo catastrofico dove la storia dello scorso secolo ha lasciato il genere umano ferito, saccheggiato nell’animo da due guerre devastanti. I precari nuovi equilibri politico-economici fra Est e Ovest che ne conseguirono scissero il mondo nella seconda parte del ventesimo secolo, portando il pianeta sull’orlo di una guerra nucleare senza scampo, per nessuna fazione. Nel 2010 lo sviluppatore ucraino 4A Games diede vita al racconto di Dmitrij Gluchovskij ambientato nella metropolitana di Mosca con Metro 2033 e, successivamente, Metro Last Light, first person shooters dalle sfaccettature horror in cui meccaniche survival e stealth assecondano una caratterizzante anima narrativa. Adesso con Metro Exodus, anch’esso ispirato al terzo e ultimo romanzo dell’autore russo, le claustrofobiche meccaniche di gioco che hanno caratterizzato la serie vengono accantonate a favore di una giocabilità più esplorativa. Fuori dai tunnel della metropolitana di mosca il mondo ancora esiste, ferito, irrimediabilmente mutato, ma in ogni caso vivo. Andando più nello specifico, in Metro Exodus si vestono ancora una volta i panni di Artyom. Egli, sposatosi con Anna, la bella e determinata figlia del Colonnello Miller, il leader dell’Ordine di Sparta, sogna ancora un futuro lontano dal giogo opprimente della metropolitana e delle mostruosità nate dalle radiazioni che hanno reso Mosca una terra arida e inospitale. E proprio tenendo saldamente a sé quest’idea che gli eventi del prologo del gioco conducono il protagonista e suoi compagni ad abbandonare lo scenario in cui si sono svolti i precedenti capitoli in cerca di una nuova speranza a bordo dell’Aurora, un treno a vapore che li conduce in un vero e proprio esodo per la sopravvivenza che durerà un anno intero. Lungo l’arco di questi 12 mesi l’alternanza delle stagioni coincide con il sopraggiungere di nuove e differenti insidie, legate a filo doppio alle novità di gameplay introdotte con Exodus: attraversando ciò che resta della vecchia Russia, Artyom e compagni si trovano a esplorare vaste regioni dalle caratteristiche uniche dove mostri e fanatici di ogni genere sono pronti a fare di tutto per ostacolare la ricerca di una destinazione finale tanto sfuggente quanto ambita. La trilogia di Metro è sempre stata un’esperienza esplicitamente dedicata al single player, ed Exodus, nonostante lo stravolgimento delle ambientazioni, non è da meno. Come nei vecchi capitoli della serie, dove erano previsti dei finali multipli e di conseguenza anche delle scelte morali che andavano a incidere direttamente sul karma del protagonista, anche stavolta il sistema è il medesimo. Compiere determinate scelte, adottare una certa condotta piuttosto che un’altra determinerà il destino di Artyom, e anche il finale della storia. Anche stavolta sarà necessario fare molta attenzione a ciò che si fa, in quanto la condotta non è effettivamente rappresentata chiaramente mediante un qualsiasi indicatore. Se si commette un errore, si avvertirà solo un lieve suono accompagnato da una specie di flash. Fortunatamente basta tenere le orecchie bene aperte e prestare attenzione alle parole dei compagni di d’avventura: quasi sempre, infatti, consiglieranno la condotta più adatta, che in genere si basa sulla regola d’oro del “non uccidere gli innocenti”. Il punto è che coloro che sono liberi dal peccato non sono sempre riconoscibili, e per aggirare il problema l’unica via è quella dell’approccio stealth. Tale modo di affrontare il gioco è diventato ancor più centrale in questo capitolo, e lo sviluppo verticale di alcuni livelli lo rende anche particolarmente stimolante. Per evitare l’omicidio bisogna muoversi nell’ombra, o in alternativa è necessario arrivare alle spalle del nemico per poi sferrargli un colpo deciso fra capo e collo. Le soddisfazioni ci sono anche in questo caso, ma è chiaro che scegliendo la “via del buono” si spara molto meno, e in alcuni casi il basso profilo viene imposto per molto tempo, e forse non a tutti potrebbe piacere tale tipo di approccio. D’altra parte, è bene sottolineare che bastano pochi errori per compromettere il finale “positivo” e l’alternativa non è esattamente un “happy ending”. Quindi se si desiderà un’esperienza più difficile, immersiva e appagante, consigliamo la via del bene. Se invece si cerca un approccio più action, più shooter e più adrenalinico, a patto di accettare un finale negativo, Metro Exodus potrà garantire tanto divertimento anche in questo senso.

In questo titolo, come già nei suoi predecessori, per forza di cose la narrativa riveste un ruolo fondamentale. Essa, infatti, deve invogliare il giocatore a proseguire il viaggio, e per farlo necessita di uno scopo e di una tavolata di personaggi di spessore su cui poter contare. A bordo dell’Aurora, il treno con cui si muovono i protagonisti, tutto questo c’è, e il tema dell’esodo verso la terra promessa è affrontato con grande pathos. Esempio clou ne è uno dei primi filmati che con una dissolvenza catapulta il giocatore nel passato, all’interno di un vagone della metro, ancora brulicante di persone. Le ruote si muovono verso chissà dove, mentre chi sta con il pad in mano osserva dal finestrino il teatro della condizione umana; fuori la città cambia, dapprima sferzata dai venti di guerra lontana e poi demolita dal fragore nucleare, e infine il silenzio, poi le porte si aprono. Davvero di grande effetto. All’inizio di Metro Exodus ci si trova ancora a Mosca, a poca distanza dagli eventi di Last Light, ed Artyom, fra un’uscita e l’altra, non ha ancora abbandonato l’idea che ci sia vita oltre i confini della città. Per una serie di sfortunati eventi, spiegati purtroppo in maniera un po’ brusca e superficiale, la comitiva degli Spartani si ritrova ad apprendere una terribile verità, e ovviamente poco dopo la situazione precipita, costringendoli a fuggire per sempre dalla capitale russa. Il loro mezzo è un vecchio treno corazzato, denominato in seguito Aurora, che fungerà da nuova casa per tutto il viaggio. A bordo ci sono tutti: Artyom, sua moglie Anna, Miller, Alyosha, Idiota e anche qualche nuovo arrivo. Ognuno di loro ha le sue paure, i suoi sogni, e anche se non sono disponibili delle vere e proprie interazioni, dal momento che il protagonista è ancora una volta completamente muto, durante il pellegrinaggio verso est ci saranno numerose occasioni per fare la loro conoscenza; girovagando per il campo base, di volta in volta allestito in modo diverso, capita spesso di origliare scambi di battute, storie di folklore, dialoghi e perfino litigi che contribuiscono a tratteggiale i loro profili. In Metro Exodus il giocatore sarà sempre uno spettatore passivo, ed è una scelta che oggi mostra più che mai i suoi limiti, eppure dopo ogni missione, quando si ritorna all’Aurora, viene sempre voglia di ascoltare i discorsi dei compagni di viaggio, di osservarli mentre sono seduti su uno sgabello intenti a fumare una sigaretta piegata o a sorseggiare una vodka di pessima qualità, e nonostante la scarsa possibilità d’interazione, ci si sente a casa, al sicuro e circondati da persone amiche. Proprio queste atmosfere speciali sono il punto di forza di Metro Exodus. Infatti il gioco riesce a coinvolgere emotivamente chi gioca e tutto ciò dà energia alla voglia di proseguire nell’avventura e di scoprire cosa accadrà proseguendo nella storia. Nell’ultima fatica di 4A Games e Deep Silver c’è spazio per la speranza e il desiderio personale, per la delusione e la disillusione, e anche per la ricerca della tranquillità. Peccato che quest’ultima sia una merce molto rara, anche perché nel cuore della Russia post nucleare si incontrano personaggi bizzarri e strane tribù dalle intenzioni poco pacifiche, come fanatici che ripudiano la tecnologia e anche schiavisti della peggior specie, e alcune di queste riusciranno a far rimpiangere i tempi delle buie gallerie della metropolitana. Le atmosfere sono sempre magnifiche e quando la trama riprende la narrazione lineare il risultato è sempre alto.

A livello di giocabilità, come vi dicevamo all’inizio, Metro Exodus propone qualcosa di molto diverso rispetto a quanto è stato visto nei capitoli precedenti. Una volta entrati in contatto con le aree denominate Volga e Caspio, la sensazione è quella di perdersi da un momento all’altro. La mappa a disposizione di Artyom dice poco o nulla su ciò che bisogna fare, almeno finché qualcuno non indica la strada al protagonista. Ogni location è stata creata a misura d’uomo, e a parte rari casi dove bisogna aggirare ostacoli, si riesce a correre da una parte all’altra in una manciata di minuti, a patto però di sopravvivere ai mutanti e ad altri temibili orrori, ovviamente. Il rischio di una struttura del genere era alto, anche perché in realtà non esistono delle vere e proprie missioni secondarie, non ci sono personaggi opzionali da scoprire e neppure le solite vecchie fetch quest, eppure 4A Games è riuscita a trovare l’equilibrio perfetto. in Metro: Exodus la storia ci porta costantemente da un punto A ad un punto B, ma nel mentre è impossibile non lasciarsi contagiare dalla voglia di esplorare i piccoli centri abitati e le numerose rovine disseminate in giro, magari a bordo di un piccolo quattroruote di fortuna o di una barchetta a remi da cui entra acqua da tutte le parti. Il più delle volte ad attirare l’attenzione del giocatore sarà proprio il paesaggio stesso, magari grazie a uno scorcio particolarmente ispirato, un dettaglio o un’architettura che si staglia in lontananza. Tali aree spingono ad “abbandonare” momentaneamente la missione principale per scoprire cosa si nasconde fra quelle misteriose case o in quella fabbrica allontanata o fra quei rottami apparentemente abbandonati. Tutto questo arricchisce l’esperienza di gioco e ne espande la longevità. Naturalmente, oltre a quanto detto, sulla mappa sono presenti anche alcuni dungeon, che spesso prendono le sembianze di bunker abbandonati, fogne e fabbriche prebelliche diroccate. Tali aree sono sezioni relativamente piccole, caratterizzate da una progressione lineare e dall’utilizzo della maschera antigas, ma svolgono benissimo il loro lavoro. Esse servono a staccare dal free roaming, ma sono comunque location curatissime e articolate, che riportano in primo piano il vecchio e glorioso feeling dei primi due capitoli. Che si tratti di rovistare fra gli archivi sepolti dell’esercito o di farsi strada attraverso una diga pericolante, quelli appena citati sono senza dubbio fra i momenti più riusciti della produzione, e riescono ad incastrarsi perfettamente con il resto dell’avventura. In Metro Exodus la pratica del frugare fra i rifiuti per trovare oggetti utili veste ancora una volta un ruolo centrale e lo fa più di quanto visto in passato, anche perché in questo capitolo non esistono mercanti, e tutto passa per un pugno di pezzi di metallo e qualche oncia di sostanze chimiche. All’inizio questo sistema può apparire un po’ macchinoso, ma una volta che si sarà familiarizzato con il “trova e ricicla” sarà un vero piacere poter creare tutto ciò che occorre attraverso i materiali di scarto. Si può creare praticamente tutto in regolare autonomia, dai medikit ai filtri per la maschera, passando anche per le migliorie per le armi. Insomma, il concetto di base è: più si passa tempo a cercare materiali utili fra i rifiuti, maggiore sarà la possibilità di creare equipaggiamento per sopravvivere. Ovviamente per montare gli oggetti più complessi e ingombranti sarà necessario servirsi di un banco da lavoro, sempre reperibile al campo base o all’interno delle zone disseminate in giro per la Russia post nucleare. Assemblare le proprie scorte e prepararsi prima di ogni singola spedizione non diventerà soltanto un rito, ma presto ci si accorgerà che è proprio uno degli elementi trainanti del gameplay, che scandisce il ritmo dell’avventura. A livello di combat system, gli scontri a fuoco risultano sempre molto realistici e ben realizzati, ogni proiettile sparato da Artyom sembra diverso da quello precedente, come a voler ribadire l’artigianalità dell’arma, e il feeling è sempre lento e pesante. In Metro Exodus però i movimenti sono differenti dai normali shooter, quindi scordatevi scivolate rapide e scatti fulminei di 180 gradi. Nel gioco, essendo parecchio simulativo, per perdere la pellaccia basta scordarsi di pulire il vetro della maschera antigas o di ricaricare l’arma prima di sporgersi da un angolo. Detto ciò, se non si è abituati alle dinamiche della serie consigliamo caldamente di affrontare la difficoltà normale, ben bilanciata e più che adatta a comprendere come si gioca. Al contrario, se si è veterani di Metro e si è alla ricerca della vera “Metro Experience” allora è il caso di scegliere sulla difficoltà estrema, dove ogni proiettile raccolto fra la polvere vi farà gridare al miracolo, ma soprattutto dove sopravvivere sarà un vero e proprio incubo.

A livello grafico Metro Exodus è un titolo davvero ben Fatto. La realizzazione tecnica di alto livello e l’accompagnamento sonoro di buon livello del mondo di gioco, riescono a trasmettere a pieno il senso di desolazione e pericolo che attanaglia l’intero viaggio dell’Aurora. A dispetto di qualche calo di fluidità in alcune delle fasi più concitate, il colpo d’occhio generale è sempre di alto livello e gode di un orizzonte visivo più che apprezzabile. La contrapposizione fra la l’illuminazione naturale degli ambienti esterni e quella artificiale dei luoghi chiusi regala giochi di luce e riflessi di grande pregio. Questi uniti ai tanti effetti grafici presenti restituiscono un’immagine viva e sempre ricca di dettagli. Insomma, nulla da eccepire. Peccato solo per l’assolutamente voluto senso di pesantezza che si ha mentre ci si muove e si prende la mira che sicuramente rende l’esperienza di gioco meno fluida e un po’ snervante. In ogni caso, una volta compreso come gestirla, l’avventura di Artyom sarà assolutamente una storia avvincente, ricca di colpi di scena e incredibilmente profonda. Tirando le somme, questo Metro Exodus è un ottimo esempio di come sia possibile integrare elementi nuovi pur preservando e dando maggior spicco ai tratti più caratteristici di una serie. La novità delle sezioni liberamente esplorabili ha aggiunto quantità e varietà all’offerta, permettendo agli sviluppatori di studiare le parti più lineari dell’avventura senza compromessi in termini di intensità. Il viaggio di Artyom e dei suoi compagni a bordo dell’Aurora resta dunque fedele ai tratti caratteristici che hanno reso famosi i giochi precedenti, ma in questo nuovo capitolo essi sono stati arricchiti in maniera estremamente positiva nella loro formula base da elementi completamente inediti e da un comparto tecnico di alto profilo. Insomma, dopo tanta metropolitana e ambienti bui e angusti un po’ d’aria fresca, seppur infarcita d terribili mutanti e personaggi estremamente crudeli e senza scrupoli, era quello che ci voleva. Ovviamente se si vuol giocare bene e comprendere a fondo Questo terzo capitolo della saga, consigliamo di giocare i precedenti o quantomeno di aver letto i libri. Ovviamente Metro Exodus può essere giocato anche senza conoscere quanto è accaduto in precedenza, ma a livello di trama potrebbe essere difficile comprendere l’universo di gioco e alcuni riferimenti. In ogni caso crediamo che ogni buon gamer che si rispetti, specialmente chi è rimasto affezionato ai titoli single player dovrebbe acquistarlo. Ore e ore di gioco ben scritte e realizzate sono solo la base di quest’opera che se affrontata come si deve è in grado di dare molte e appaganti soddisfazioni.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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WhatsApp consuma troppi giga? Ecco come evitarlo

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WhatsApp consuma troppo traffico dati? Non sapete come fare per risparmiare i giga di navigazione? Basta seguire alcune piccole ma fondamentali regole. La popolare applicazione di messaggistica istantanea è tra le più scaricate al mondo per scambiare messaggi ed effettuare chiamate tramite internet, senza dover badare a minuti o sms. Certo, avere il supporto di una connessione dati mobile è però fondamentale per utilizzarla e quindi prestare attenzione a quanto traffico internet si consuma utilizzando WhatsApp è importante per evitare di ritrovarsi con i preziosissimi giga mensili esauriti e l’App disabilitata. Ma come si fa per ridurre il peso di WhatsApp sul proprio piano internet? Nell’occhio del ciclone ci sono ovviamente i download, ovvero tutte le immagini, gli audio e i video che si scaricano o si inviano tramite la chat. Inviare via WhatsApp tanti contenuti multimediali può rivelarsi un vero e proprio salasso in caso di pochi Giga di traffico mobile disponibili. Non tutti sanno però che tramite le impostazioni è possibile sia su iOS che Android spuntare le varie opzioni contenuti alla voce “utilizzo dati e archivio”. In questo modo si possono scegliere quale media scaricare immediatamente e quali, invece, bloccare, dietro richiesta di download all’utente. Così facendo foto, audio, video e documenti possono essere scaricati o via Wi-Fi o via cellulare, sempre secondo le proprie preferenze. Anche le chiamate via WhatsApp, apparentemente gratis e prive di consumi, possono portare, se usate in modo poco oculato, al rapido esaurimento dei dati mobile. In tal caso è meglio spuntare la voce “consumo dati ridotto” per diminuire sensibilmente il numero dei dati durante le chiamate effettuate sotto la rete dello smartphone. E’ altrettanto importante badare al Backup, utile per salvare conversazioni e recuperare vecchi messaggi, ma scomodo se utilizzato tramite il roaming mobile. In questo caso è meglio spuntare l’opzione che ne permette l’utilizzo solo via Wi-Fi, presente alla voce chat, selezionando backup e per metterlo in pausa e avviarlo manualmente o nel periodo che si vuole. Chi desidera invece dare un taglio drastico con operatori mobile e numeri di telefono può ricorrere anche a un trucco estremo che permette di utilizzare WhatsApp anche senza Sim. In questo modo, ovviamente, si potrà non solo risolvere il problema alla radice, ma anche sfruttare l’applicazione in maniera davvero inedita. Rispettando queste poche ma preziose regole, il consumo del traffico dati relativo all’utilizzo di Whatsapp calerà drasticamente e finalmente non ci si troverà nella noiosa condizione di doversi trovare con l’app bloccata.

F.P.L.

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Far Cry New Dawn, la saga diventa post nucleare

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Far Cry New Dawn, nuovo capitolo della saga targata Ubisoft per Pc, Xbox One e Ps4, ha inizio 17 anni dopo l’apocalisse nucleare e la dittatura religiosa dello pseudo messia Joseph Seed vista in Far Cry 5 (qui la nostra recensione). In questo contesto post atomico un nuovo motivo di speranza di tornare alla vita ha bisogno di crescere tra le neonate comunità che stanno provando a ripopolare la superficie del pianeta, ma la rinascita è lenta e pericolosa. La natura ha già compiuto il suo rapido decorso dalla distruzione, per diventare rigogliosa e rifiorita. Attorno a Kim Rye e Tom Rush, la base Prosperity accoglie il punto di partenza per la rinascita, ma anche per la strenua opposizione al dominio militare delle perfide gemelle, a capo dei perfidi “Guerrieri della Strada”. Tra loro vige la legge del più forte in cui ognuno può giocare due parti: quella del piantagrane, o quella di chi risolve i problemi. Ai primi è riservata la morte, agli altri, invece, un’opportunistica sopravvivenza. Il giocatore vestirà i panni del braccio destro di Rush, a scelta uomo o donna con un minimo di personalizzazione estetica, e sarà suo compito guidare la rivincita di Prosperity e dell’intera Hope County. La storia e le avventure, svolgendosi nella stessa mappa del quinto capitolo, sono strettamente legate a personaggi e luoghi già visti nel precedente capitolo, ma mutati dal disastro nucleare. Riferimenti, in parte anche i personaggi, sono presi proprio da lì e chi l’ha giocato avrà una maggior soddisfazione nel percorrerne gli eventi. L’avventura si svolge per un totale di 22 missioni principali e circa una dozzina di ore per il completamento del titolo qualora ci si dedichi esclusivamente alla campagna. Detto ciò è bene precisare che il numero di ore che Far Cry New Dawn offre, volendo completare tutte le sfide, le sottoquest e trovando tutti i collezionabili, aumenta di molto.

Svolgere tutte queste attività ovviamente sbloccherà tutta una serie di vantaggi che renderanno il proprio alter ego virtuale sempre più forte e pronto ad affrontare la minaccia dei Guerrieri della Strada con maggior possibilità di sopravvivenza. Una volta iniziata l’avventura e aver affrontato una breve introduzione ci si troverà nella città di Prosperity. Il villaggio Diviso in diverse aree fungerà da hub centrale dove è comodo trovare conforto dopo ogni missione impegnativa, sia per rifocillarsi e rifornirsi di munizioni, sia per spendere le risorse accumulate durante l’azione. Da subito quindi Far Cry New Dawn pone il giocatore di fronte al nuovo sistema di gestione della fazione: tutto, da Prosperity, alle armi, passando per veicoli e nemici, si divide in quattro livelli di rarità e forza. Recuperare oggetti utili dalle macerie dell’apocalisse, altro elemento immancabile in questo filone, servirà per assemblare l’arsenale sempre più potente, anche se la moneta più preziosa nel mondo Far Cry New Dawn è l’etanolo. Questo elemento è ottenibile sottraendolo ai cattivi di turno che lo conservano negli Avamposti, marchio di fabbrica della serie, che vanno ripuliti e riconquistati. Aperti i cancelli di Prosperity, quello che una volta era il regno di Joseph Seed si mostra in tutta la sua maestosità. La natura, come detto, ha preso il sopravvento e pervade tutto il territorio di gioco in modo ancor più spettacolare che in precedenza. Le strade sterrate che connettono i vari punti di interesse sono circondate da fitti boschi e lunghi corsi d’acqua, portando su schermo una grossa mole di dettagli. La mappa di gioco, che anche stavolta richiede la sola esplorazione per essere scoperta, stupisce più per densità e qualità che per dimensioni, ma comunque resta un territorio abbastanza vasto da scoprire e soprattutto offre tantissimi luoghi e segreti da scoprire. In Far Cry New Dawn il crafting e la raccolta di risorse sono i principali cambiamenti di questo capitolo, assieme all’introduzione di alcuni elementi GdR sulla falsa riga di quanto visto negli ultimi capitoli di Assassin’s Creed. Sotto questo aspetto l’ultimo capitolo della saga di Ubisoft diverte e coinvolge, soprattutto grazie al bilanciamento dei livelli armi/nemici che permettono uccisioni immediate. Di pari passo c’è anche la progressione del personaggio, che grazie all’ottenimento di “Punti Tratto” può sviluppare diverse abilità, alcune anche cumulabili, che concorrono a rendere il gioco più accessibile anche nel momento in cui la difficoltà s’impenna, soprattutto per chi si prefissa fin da subito di esplorare tutta la mappa. Questi punti “esperienza” si ottengono principalmente completando le sfide del gioco, ma anche correndo al salvataggio dei civili caduti nelle grinfie dei Guerrieri della Strada e risolvendo gli enigmi legati alla scoperta di alcuni tesori sparsi ovunque in Hope County.

 Nella sua semplicità, questo approccio che strizza l’occhio ai GdR funziona bene lungo corso dell’avventura, ma non porta alcuna grande innovazione. Purtroppo infatti la sensazione generale che si ha è quella di un qualcosa che sa di già visto e pur rinvigorendo quella struttura comprovata da anni all’interno della serie, è molto facile raggiungerne l’apice. In questo aiutano gli Avamposti e le Spedizioni, soggetti a loro volta alla progressione per livelli. Entrambi hanno l’utile funzione di far guadagnare risorse in gran quantità e ogni volta che sono completati saliranno di grado, aumentando la difficoltà in virtù di un successivo ritorno. La completa libertà di approccio permette al giocatore di affrontare le situazioni come meglio preferisce e, tirando le somme, risultano essere molto più coinvolgenti degli eventi principali. Detto ciò, è innegabile che Far Cry New Dawn sia un buon gioco, abbastanza lungo da godere e che offre un buon livello di sfida. Purtroppo però, se si è appassionati della serie, la sensazione che si avverte è quella di star giocando a qualcosa di già visto. Infatti, nonostante le novità sopracitate, il gioco risulta essere un clone migliorato dei suoi predecessori. Discorso diverso invece va fatto se non si è mai giocato ai titoli precedenti della serie, ma visto il successo di quest’ultima, è davvero difficile pensare che qualcuno non abbia mai affrontato uno dei tanti titoli del franchise. A livello narrativo il gioco si attesta su un buon livello, però, al di là di chiudere quanto lasciato in sospeso nel quinto capitolo e presentare un paio di momenti interessanti, la scrittura non raggiunge gli ottimi livelli visti nel capitolo precedente. Essere il sequel di Far Cry 5 pone New Dawn in un confronto diretto, che viene però perso su quasi tutti i fronti. Il carisma oscuro di John Seed e dei due fratelli, motivato dai deliri di onnipotenza, vince a mani basse rispetto alla cattiveria fine a sé stessa delle gemelle Lou e Mickey, mosse dalla semplice volontà di comandare e arricchirsi quanto più possibile in questo nuovo mondo, che quasi faticano a trovare ragioni per schierarsi contro gli abitanti di Prosperity.

Ubisoft avrebbe potuto far leva sull’ottima reinterpretazione dello scenario post-apocalittico per renderlo innovativo, diverso da tante altre opere, ma si perde tra l’ambientazione semplicemente rivisitata e una fazione nemica vista e rivista in tanti altri videogame del genere “dopo bomba”. Dopo cinque capitoli principali, due spin off, e molti DLC, si ha la sensazione che Far Cry abbia bisogno di crescere e rinnovarsi per portarsi su un nuovo livello, proprio come ha fatto la saga di Assassin’s Creed. A livello tecnico Far Cry New Dawn poggia le sue basi sullo stesso motore che un anno fa ha spinto il quinto capitolo canonico della serie. Rispetto a quanto visto in passato, la sensazione che si ha è che i programmatori abbiano preferito sacrificare un po’ di dettaglio generale, tra modelli e texture, in cambio di una maggiore solidità e di un lavoro sull’ambientazione di alto livello. La rifioritura è sostenuta da una vegetazione decisamente più rigogliosa, da filtri cromatici accattivanti e da particellari più puliti. Gli effetti sonori sono presi in larghissima parte dal predecessore, ma un ottimo lavoro è stato svolto sulla scelta dei brani, davvero azzeccata in molte occasioni, con tracce famose incastrate nel momento giusto al posto giusto. Tirando le somme, questo Far Cry New Dawn, nonostante non lasci a bocca aperta per quanto riguarda le novità, è un titolo di tutto rispetto, ambientato in un universo molto ben caratterizzato e che garantisce la possibilità di divertirsi per un buon numero di ore. Il titolo è perfettamente godibile sia da chi è fan sfegatato della serie, sia da chi si avvicina al franchise di Ubisoft per la prima volta. La grande giocabilità, l’intuitività dei comandi e un mondo vivo e reattivo sono le qualità che rendono il software un videogame nel complesso solido seppur non perfetto. Alla luce di quanto detto, se si è alla ricerca di uno shooter che sposa, anche se in minima parte, alcune meccaniche da Gdr, Far Cry New Dawn è sicuramente un’esperienza da provare.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8,5

Gameplay: 7,5

Longevità: 7,5

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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