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IL CASO DI VINCENZA SICARI: “VOLEVANO FARMI PASSARE PER PAZZA”

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Ricordando i tempi in cui la maratoneta correva per l’Esercito Italiano, il quale anche, vergognosamente, sebbene interpellato, non ha ritenuto di doversi impegnare in una battaglia per la vita.

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di Roberto Ragone

Abbiamo raggiunto telefonicamente Vincenza Sicari, la maratoneta che da tempo è ricoverata all’ospedale di Pisa, e per la quale sembra che i nostri medici, così apprezzati e capaci quando vanno all’estero, qui in Italia non riescano a cavare un ragno dal buco; anzi, tanto per chiudere la faccenda, avrebbero voluto sottoporla ad un TSO, un Trattamento Sanitario Obbligatorio che li avrebbe scagionati da qualsiasi problema. Non vogliamo certamente buttarla in politica, dando la colpa alle dissennate manovre di tagli orizzontali che hanno messo in crisi molti apparati del nostro servizio pubblico, per il quale noi paghiamo le tasse; probabilmente dovuti al ‘Patto di stabilità’ e alla ‘Spending review’, fatta dove non doveva e non fatta dove avrebbe dovuto esser fatta – anche se una parte di responsabilità può essere anche fatta risalire a quelli – né vogliamo tirare in ballo i ‘cervelli in fuga’: vedi caso, il prof. Di Mauro, della Columbia University, che si è detto disponibile a ricevere i risultati degli esami clinici di Vincenza, oltre che la sua biopsia, ha un cognome italiano. Purtroppo, quando un male è sconosciuto e raro, pare che non ci siano mezzi per la ricerca, nonostante tutte le raccolte di denaro a due o cinque euro per telefonata, che dobbiamo sorbirci in televisione, facendo a volte anche la parte di qualche Ministero. I farmaci, e le cure, ancorchè costose – vedi la chemioterapia – sono a disposizione di chi ne ha bisogno solo in presenza di un adeguato utile economico a pro delle lobbies dei farmaci. Chi invece ha la sventura di incappare in qualcosa di raro, o poco frequente, è destinato a non essere curato, e magari messo in casa di cura per malati mentali.  E poi si dice che la nostra sanità è la migliore del mondo… 

Il conto corrente a cui indirizzare le vostre donazioni è intestato a: Vincenza Sicari. IBAN: IT68B0709221900000000105881

Qui di seguito la storia di Vincenza Sicari, condensata, ma si potrebbe farne un film. “Ho iniziato a star male nel 2013, quando ho avuto una polmonite e di lì ho incominciato ad avere febbre, a sentirmi debole.  Ho fatto il primo ricovero a  Roma mi hanno fatto degli esami  e mi hanno diagnosticato una malattia neurologica non ancora evidente, e quindi non identificabile esattamente. Mi hanno mandata in sede di riabilitazione, e quando mi hanno vista mi hanno detto che avrei dovuto fare degli esami a spese mie per capire meglio cosa fosse. Abbiamo fatto una TAC al torace, non l’avevo mai fatta, e ho scoperto un tumore del seno, che si pensava potesse essere la causa dei miei problemi, dato che quel tipo di tumore da’ la miastenia, che è una debolezza ai muscoli. Mi hanno fatta operare, ma non avevo la miastenia. Dall’operazione ho incominciato a stare sempre peggio. Sempre peggio, finchè sono dovuta scappare da Roma perché mi prendevano per pazza. Su Internet ho incominciato a cercare centri che in Italia si occupano di malattie rare, neurologiche. Ho girato tantissimo, tanti non sapevano dove mettere le  mani, tanti dicevano che era un problema psicologico, nonostante avessi una paraparesi; finchè sono arrivata dal professor Mariani al Sacco di Milano, e lui quando mi ha vista ha capito subito che io avevo un problema, mi ha fatto una biopsia, ha detto che la mia patologia era molto complessa, con una sofferenza sia neurologica che biologica, con aspetti degenerativi. E di lì abbiamo fatto un appello tramite i media per cercare un centro che si occupasse di malattie neuromuscolari. A dicembre era uscito un articolo su la ‘Repubblica’  su cui si chiedeva la collaborazione dei centri. L’unico al corrente della mia situazione era il presidente Malagò, perché non avevo detto niente a nessuno della mia situazione, né alla FIDAL né a nessuno, e forse è stato proprio l’articolo sul giornale che mi ha fatto mettere in contatto con Malagò. Sono stata trasferita il 23 dicembre a Roma. Il primario non mi ha degnata neanche di una visita. Disse che avremmo rifatto alcuni esami, infatti dopo aver effettuato due esami che avevo fatto il giorno prima a Milano, mi dissero che costavo troppo, che ero troppo onerosa per la sanità pubblica e che non c’era nessuna malattia da cercare. Allora ho fatto intervenire i legali, hanno sequestrato le cartelle, abbiamo chiesto di aprire un’indagine, per cui sono andata Pisa. Ma anche qui, peggio che andar di notte. Appena sono arrivata a Pisa mi ha vista il professor Siciliano  che si occupa di malattie neuromuscolari. Mi ha visitata in presenza di una mia carissima amica, e mi ha detto che comunque avevo una malattia ai muscoli e che dovevo fare una biopsia e altri esami. Anche il primario prof. Bonuccelli  e il prof. Mariani  dissero che avevo questa malattia degenerativa e dovevo fare altri esami. Passati venti giorni avevo fatto pochissimi esami. Allora ho chiesto spiegazioni. Il primario disse che ‘dovevo andare a cagare’, che dovevo lasciare il letto, e che lui non era obbligato a fare degli esami  per una diagnosi.  Allora ho chiesto di incontrare il prof. Siciliano, perché io ero andata lì per lui. Mi disse che avrebbe fatto gli esami, che il quadro era complesso, che ci voleva tempo, che bisognava fare le biopsie… Mi hanno tenuta lì altri dieci giorni senza far niente. Sono arrivata il dodici di gennaio, mi ha visitata il prof. Siciliano, e in due mesi in cui sono stata ricoverata non mi ha più visitata nessuno. A questo punto sono intervenuti gli avvocati, abbiamo fatto intervenire i  NAS, abbiamo chiesto che fossi trasferita da un’altra parte, dove potevo fare tutte le ricevute. Premetto che il prof. Siciliano ha sempre dichiarato a tutti, e io l’ho registrato, – ho fatto due mesi di registrazioni, – sono stati due mesi a dire che avevo una malattia degenerativa, si sono presentati un giorno e solo quando hanno visto le querele e i legali che non avevo niente, e che il mio era un problema psichiatrico, e questo nonostante gli esami fatti da loro fossero positivi. Cioè, una risonanza muscolare positiva, altri esami positivi. Io qui sto rischiando veramente di morire. E’ intervenuto il legale, abbiamo chiesto a Bologna, che ci aveva dato disponibilità, la settimana scorsa aspettavamo questo posto a Bologna, quando sono venuti, avevano chiamato gli psichiatri, il prof, Magli di sabato ha detto qua non ti vogliono più, vattene in albergo, vattene da un’amica finchè non trovi posto. Sono venuti i neurologi, già il presidente della Fidal  mi aveva messo a disposizione una pensione dove poter stare finchè avessi trovato dove ricoverarmi. Ho chiesto ai neurologi se fosse stato un problema per loro farmi rimanere fino a lunedì, o se avessi dovuto andar via subito, almeno sarei stata in un ambiente protetto, e mi hanno detto stai pure qui, non ci sono problemi. Dopo dieci minuti hanno fatto venire gli psichiatri per un TSO, un Trattamento Sanitario Obbligatorio. Ho chiamato i miei legali, avevo registrato tutta la conversazione, loro sono intervenuti, e innanzitutto abbiamo messo a tacere gli psichiatri. Non hanno voluto mostrare la motivazione del ricovero ai miei avvocati, ma avevamo a disposizione la registrazione del colloquio. I legali hanno chiesto la revoca del TSO, e questo è quanto sta succedendo. Anche il presidente della Fidal vuole andare a fondo su quanto è accaduto, perché non solo non mi hanno curata, hanno fatto una cosa veramente vergognosa. Manderemo la documentazione anche al ministro Lorenzin perché possa constatare come mi hanno ridotta. Il TSO era del tutto  ingiustificato, perché nella conversazione il mio tono era assolutamente pacato. Ora i miei legali mi hanno detto di star tranquilla, debbono acquisire la documentazione per poi fare una querela verso gli psichiatri e i neurologi. Siamo in attesa di andare in un centro che finalmente sia in grado di fare tutto il possibile.  Al momento l’unica diagnosi è di una malattia neuromuscolare degenerativa, di cui non si conosce la causa. Ho contattato il prof. Di Mauro alla Columbia University, in America. Questo professore mi ha chiesto di mandargli tutti i risultati delle ricerche effettuate, oltre alla mia biopsia, ed è quello che stiamo facendo e raccogliendo denaro appunto per mandare la biopsia in America. Andare in America non è semplice, a parte il fatto che costa tantissimo, e poi ormai nella mia condizione io non riesco a muovere più niente.  Comunque, l’ho detto anche al Presidente, voglio che queste persone siano punite, che siano radiate dall’albo professionale; non è possibile una cosa del genere, io sto perdendo la vita per colpa loro. Spero di riuscire a contattare il Ministro Lorenzin. Voglio ringraziare in particolare chi mi sta aiutando più da vicino nella mia situazione, cioè il Presidente della Fidal Giomi e il Direttore Generale Pagliara, oltre a tutti quelli, sportivi e non, che mi sostengono in qualsiasi modo."

Da parte nostra faremo tutto il possibile per aiutare Vincenza, a cui va un grande ‘In bocca al Lupo’.
Ricordando i tempi in cui correva per l’Esercito Italiano, il quale anche, vergognosamente, sebbene interpellato, non ha ritenuto di doversi impegnare in una battaglia per la vita. Ma Vincenza correva anche per l’italia, e non per i miliardi dei giocatori di calcio, ma per una medaglia che tante volte ne vale molti di più . Forza Vincenza, le crisi nella maratona sono una costante, ma le supererai alla grande, come hai sempre fatto.
 

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Ambiente

Formia, trovata una pistola sulla spiaggia dai volontari di Fare Verde

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Si è svolta ieri mattina, domenica 7 marzo 2021, su sette spiagge laziali, la trentesima edizione della manifestazione nazionale “Il Mare d’Inverno”, organizzata dall’associazione ambientalista Fare Verde.

A Formia i volontari ambientalisti hanno trovato addirittura una pistola. Sul posto sono intervenuti gli agenti del commissariato della Polizia di Stato che hanno recuperato l’arma.

La manifestazione si è svolta in sette città: Civitavecchia (Roma), Fondi (LT), Formia (LT), Ladispoli (Roma), Ostia Lido (Roma), Tarquinia (VT) e Terracina (LT).

I volontari hanno raccolto in totale 250 sacchi grandi di rifiuti, 2000 bottiglie di plastica, 150 contenitori in vetro, 70 lattine. A Ostia Lido e Civitavecchia sono entrati in azione anche i sommozzatori che hanno scandagliato i fondali.

Tra l’immondizia raccolta spiccano i seguenti materiali: Civitavecchia, tre pneumatici per autovettura, bicchieri in plastica, cialde per caffè; Fondi, lampadine, 12 siringhe, medicinali; Formia, tre pneumatici per autovettura e due per camion, metalli, 4 metri di erba sintetica, una pistola; Ladispoli, una tanica di olio per motori, cicche di sigaretta; Ostia Lido, un quadro di comandi elettrici; Tarquinia, una boa, tre bombole del gas, un water, un pneumatico; Terracina, un materasso, un carrello per la spesa.

L’evento ha ricevuto il patrocinio della Commissione UE – Rappresentanza per l’Italia, del Ministero dell’Ambiente e della Regione Lazio e si è svolto in collaborazione con la Guardia Costiera.

“Abbiamo trovato di tutto sulle spiagge del Lazio – dichiara Silvano Olmi, presidente regionale di Fare Verde – occorre ridurre gli imballaggi alla fonte, incentivare il vuoto a rendere e il riutilizzo dei materiali. Il mare della nostra Regione non può più subire l’aggressione della società dei consumi.”

Associazione ambientalista Fare Verde Lazio

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Ambiente

Circeo, bando sui daini: di dimette il presidente del Parco Ricciardi

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Si è dimesso il presidente del Parco nazionale del Circeo, Antonio Ricciardi. Una decisione presa nell’infuriare delle polemiche sui bandi che mandano a morire i daini che abitano la Foresta demaniale del Circeo, dichiarata nel 1977 Riserva della Biosfera tutelata dall’Unesco. L’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa), che contestò immediatamente la scelta dell’amministrazione del parco, torna a chiedere l’annullamento dei bandi ora che l’ente, già senza direttore, ora vede anche le dimissioni del presidente.

«Il Parco nazionale del Circeo con questi bandi, la cui scadenza è stata inoltre prorogata di un mese, non ha mantenuto gli impegni presi solo un anno fa, quando garantiva un piano di contenimento incruento da portare avanti con le sterilizzazioni», spiega il presidente dell’Oipa, Massimo Comparotto. «La scelta invece è stata quella di assegnare anche ad aziende venatorie e alimentari i daini che catturerà nella Foresta demaniale nell’ambito del Piano gestionale di controllo del daino».

In particolare, il Consiglio direttivo dell’ente un anno fa aveva ribadito che avrebbe attuato “tutte le possibilità, non cruente e senza sparo, iscritte a vario titolo nel Piano per raggiungere l’obiettivo della diminuzione della popolazione di questa specie per ridurre la pressione sul territorio: spostamenti interni ed esterni, verifica su efficacia di sperimentazione farmaci immunocontraccettivi condivisa con organi competenti”.

E invece sono stati pubblicati sul sito web del Parco tre bandi per la cessione degli esemplari che saranno catturati. Gli animali saranno ceduti rispettivamente ad aziende agri-turistico-venatorie dove si pratica la caccia, ad allevamenti a scopo alimentare, e a proprietari di recinti che abbiano le caratteristiche idonee a ospitare gli esemplari a “scopo ornamentale”.

Non solo. È stato reso noto che di recente il Parco ha pubblicato anche un avviso pubblico per la formazione del personale potrà sparare ai daini nella foresta demaniale. Nella premessa si legge: “L’Ente PNC intende formare, nell’ambito del Piano gestionale di controllo del daino, personale di supporto per le operazioni propedeutiche allo screening sanitario della popolazione, nonché quelle di rimozione attiva della popolazione di daino all’interno dell’Area protetta, ai sensi della vigente normativa, da effettuarsi sia tramite cattura in vivo degli animali mediante corral fissi o chiusini mobili, che con la tecnica dell’abbattimento diretto tramite arma da fuoco a canna rigata”.

Ora che il Parco del Circeo resta senza neppure il presidente, faccia un passo indietro e diventi amico degli animali.

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Ambiente

Acilia, da “Serra Madre” l’idea per rilanciare il florovivaismo

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Il florovivaismo come settore strategico sul quale Coldiretti sta lavorando per la sua valorizzazione, attraverso una serie di azioni concrete, che vanno dalla semplificazione burocratica, al potenziamento del comparto fitosanitario, fino all’importanza strategica della corretta informazione ai consumatori sull’origine dei prodotti. Sono solo alcuni dei temi affrontati nel confronto “Dal verde privato alla foresta urbana”, che si è svolto nell’azienda agricola Serra Madre ad Acilia di Stefano Mangiante.

Presenti il presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini, con il suo vice e presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri. Al dibattito ha preso parte anche Romano Magrini, Capo Area Gestione del Personale, Lavoro e Relazioni Sindacali di Coldiretti, Nada Forbici, presidente di Assofloro, Andrea Pellegatta, presidente della Società Italiana di Arboricoltura, ma anche agronomi e tecnici del settore e Massimo Marzoni, presidente di Anaci Lazio.

Ad aprire i lavori è stata Sara Paraluppi, Direttore di Coldiretti Lazio. E proprio Coldiretti Lazio insieme ad Assofloro ha voluto questo confronto che ha tracciato una linea su quanto è stato fatto fino ad ora e fissato gli obiettivi per il futuro.

“L’iniziativa nasce dall’esigenza di Coldiretti Lazio – ha detto il presidente David Granieri – di occuparsi con particolare attenzione dell’attività vivaistica, che è e rimane un’attività agricola. Le esigenze del settore florovivaistico sono anche le nostre e crediamo fortemente nella sua evoluzione, che può vincere una serie di scommesse, come quella della manutenzione urbana. L’amministrazione comunale di Roma Capitale per la prima volta nel dipartimento di manutenzione del verde ha istituito l’albo della multifunzionalità. E dunque le aziende agricole possono lavorare senza bando, ma ad incarico diretto, fino alla soglia di 50 mila euro per le ditte individuali e 250 mila euro per le società. Non è una soluzione, ma è un buon inizio”.

Il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri, ricorda poi un altro risultato raggiunto. “Abbiamo lavorato affinché venisse attivata nel bilancio regionale una misura molto importante – prosegue – riferita principalmente alla grande distribuzione, ma anche ai commercianti, che varrà per tutti i vivaisti della regione che avranno un ristoro del 30% per l’acquisto di prodotti Made in Lazio”.

Una misura che segue il solco tracciato da Coldiretti come il bonus ristorazione fortemente voluto dal presidente nazionale, Ettore Prandini.

“Ci tenevo ad essere presente per sottolineare l’impegno che Coldiretti sta mettendo in un settore strategico come è quello florovivaistico – spiega il presidente Ettore Prandini – Abbiamo presentato un piano legato al Recovery Plan per quanto riguarda le piantumazioni di 50 milioni di piante, partendo dalle città metropolitane, fino ad arrivare alle città con un minor numero di residenti. Quello che stiamo chiedendo al ministero dell’Agricoltura e dell’Ambiente è di coltivare e produrre le piante in Italia, partendo dalla valorizzazione di quelle autoctone”.

La forma naturale per combattere l’inquinamento è utilizzare il verde come risorsa, ha ricordato il presidente nazionale di Coldiretti, che ha citato anche alcuni studi realizzati sui benefici che le piantumazioni possono apportare in termini positivi per l’abbattimento delle temperature nel periodo estivo, fino ad arrivare all’abbassamento di tre gradi e dunque ad un maggior risparmio energetico. Stessa cosa per il periodo invernale.

“Dobbiamo fare ancora tantissimo per il florovivaismo – ha aggiunto Prandini – siamo solo all’inizio di un percorso che comunque ci ha portato ad ottenere dei risultati notevoli che vanno dal bonus verde, alla defiscalizzazione, alla decontribuzione e a tutto quello che concerne le figure professionali o il lavoro che si sta facendo in Europa anche su temi più vasti. Una delle cose che vorremmo cercare di attuare è una maggior valorizzazione dei certificati sulle attività inquinanti”.

E sull’importanza delle figure professionali è intervenuta anche Nada Forbici, presidente di Assofloro. “Gli alberi cadono spesso a causa dell’incuria – spiega – ecco perché bisogna avere figure all’altezza di curarli. Qualche anno fa abbiamo intrapreso un lungo percorso per il riconoscimento giuridico del manutentore del verde. Questo ha fatto si che nel collegato agricolo 2016, fosse scritto l’art 12, che determina quali sono i parametri tecnici per ricoprire questo ruolo professionale. Da quel momento non ci si può improvvisare manutentore del verde”.

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