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IL MAIALE ITALIANO RISCHIA L'ESTINZIONE. ECCO PERCHE'

di Angelo Barraco
 
“Non riesco a sopportare quelli che non prendono seriamente il cibo" diceva lo scrittore inglese Oscar Wilde: ma cosa avrebbe detto se avesse visto che l’Italia, paese di santi, di poeti, di navigatori ma anche di buon cibo conosciuto e famoso in tutto il mondo rischierebbe di compromettersi anche sotto questo piano? Sicuramente non avrebbe avuto un pensiero positivo nel leggere che la produzione di prosciutto in Italia è calata dal 2008 e che viene importato prosciutto estero proveniente da Germania, Olanda, Danimarca e Spagna, spacciati come “Made in Italy” grazie alla mancanza d’obbligo di indicare la provenienza.
 
 
Sono elementi che avrebbero fatto sobbalzare dalla sedia non solo il grande scrittore Oscar Wilde ma anche tutti gli italiani che investono i propri soldi in prodotti che reputano propriamente italiani e che invece non lo sono. Che senso ha bloccare la produzione del proprio paese, bloccare il lavoro e acquistare prodotti di bassa qualità altrove per spacciarlo come Made in Italy? Come può riprendersi il nostro paese se l’investimento viene rivolto verso altre aziende e non per le aziende italiane?
 
La crescita economica in Italia ha rappresentato il periodo di massimo splendore proprio grazie alle fabbriche e alle aziende che sono nate in passato e che tuttora ci sono. Altre aziende invece sono andate via perché costrette dalla situazione al collasso. Ma tornando al cibo, perché importare prodotti non italiani e spacciarli per tali? Il dio denaro fa gola a molti, d'altronde lo aveva detto anche Abel Bonnard che  “Il mondo moderno è il mondo del denaro ed è il modo più breve per dire che non ha più un'anima”.