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Il sindaco di Bergamo a confronto con i media internazionali

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Si è svolta martedì 24 una conferenza stampa con il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, che, dal suo ufficio, ha interloquito, rispondendo cortesemente e pacatamente, alle domande rivoltegli da numerosi corrispondenti dei media esteri in Italia, soci dell’Associazione della Stampa Estera, ASEI, sul triste primato bergamasco nell’epidemia in corso.

La sede ASEI è chiusa per il periodo attuale, e quindi è stato utilizzato un sistema streaming che ha visto la partecipazione di una novantina di corrispondenti da tutto il mondo.

Come è risaputo, purtroppo Bergamo, città con provincia, è la più pesantemente colpita dalla pandemia in corso in tutta Italia, e nel mondo. La città, con tutta la provincia, ha circa un milione e centomila abitanti (la città 120mila) ma sta pagando un tributo alquanto pesante in termini di malati e vittime del Covid-19: dei circa 30mila contagiati in tutta la regione, Bergamo e provincia ne ha dovuti subire circa 6728 con circa 1176 deceduti. E la curva discendente non sembra ancora voler procedere come tutti desiderano. Sul numero dei morti causati da Covid, sulla base di una ricognizione fatta telefonicamente anche con altri sindaci della provincia, si è constatato un rapporto di circa 1 su 4 per Covid, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il sindaco Gori, nel giorno del suo 60° compleanno, ha risposto con tutta la sua disponibilità alla raffica di domande online dei giornalisti.

In particolare, taluni interrogativi riguardavano i motivi dell’accanimento del virus in quella zona,e in Lombardia: Gori ha ricordato, tra ipotesi già citate, la elevata densità della popolazione, circa 10 milioni di abitanti, la mobilità accentuata, che porta molti a viaggiare all’estero specie per affari ma anche diporto, la densità ed operosità industriale ed economica, e forse, anche la partita Atalanta-Valencia con 40mila persone euforiche e ravvicinate…Ma era il 19 febbraio e non facilmente prevedibile quel che sarebbe successo dopo.

Al quesito su quanti stranieri risultino contagiati nella zona, il sindaco ha risposto di avere notizia di non incisiva contagiosità e che si sta analizzando il dato, incerto, su una possibile, maggiore resistenza al contagio da parte di persone di colore; alcuni medici stanno facendo ricerche anche nei centri d’accoglienza dei richiedenti asilo, ove il contagio risulterebbe minimo.

Il sindaco ha sottolineato la situazione a due facce della città, quella sanitaria e quella dell’ambiente ordinato e deserto, con famiglie chiuse in casa, rispettose delle disposizioni vigenti, con forte comprensione della responsabilità individuale. Resta critico il fronte sanitario, anche se, per fortuna, che Bergamo è stata sempre ai primi posti in Italia per la qualità dei suoi servizi sanitari.

Ha molto colpito gli osservatori ed il pubblico internazionali la difficoltà di gestire le persone decedute, dato il numero dei feretri e la saturazione delle strutture cimiteriali, per cui, ha detto il sindaco, si fa fronte a questo alto numero di decessi trasportando le salme in altre strutture ed altre città, con la collaborazione dell’esercito. Gori ha chiarito che La cremazione è una pratica consigliata (quindi non obbligatoria) dal medico necroscopo, un medico incaricato dalla ATS locale (quindi l’azienda per la tutela della salute locale di Regione Lombardia, che ha la competenza della sanità sul territorio) per certificare il decesso di una persona. Si lascia alle famiglie la possibilità di decidere se inumare o cremare (e successivamente tumulare) il proprio caro. Si consente inoltre, a un contingentato numero di persone (10) che devono anche seguire le disposizioni vigenti (distanza, protezione, ecc) di assistere al momento della sepoltura o della tumulazione. Viene inviata una lettera a tutti i cittadini di Bergamo che hanno perso un loro caro, spiegando dove sarà cremato e garantendo tutti la cura e il decoro possibili. Su immigrati deceduti o positivi, vittime straniere, le salme non possono essere trasferite nei paesi di origine oggi, allo stato attuale.

A chi chiedeva perché non fosse stata istituita una zona rossa in val Seriana, Gori ha ricordati come il governo avesse preferito istituire una zona arancione, comprensiva della Lombardia, dato il carattere molto urbanizzato ed industriale della zona, e quindi obiettivamente difficile da realizzare.

Gori ha detto che ritardare nel prendere le misure ora in vigore in Italia, può essere un errore, e l’unico modo è il blocco, al quale in Italia si è arrivati per gradi ma che è consigliabile ad altri Stati, e che lo facciano senza esitazioni.

Due sono stati i focolai in Lombardia: Codogno e Val Seriana, Alzano, ove polmoniti sono state diagnosticate non come Covid e quindi si è perso tempo. Gori pensa che la scintilla sia sta quanto successo nell’ospedale di Alzano ove si è concentrato il focolaio. Sulla possibilità che altri malati possano essere curati all’estero, dopo quelli ricoverati a Lipsia, Gori ha informato che il numero attuale dei curati fuori provincia è d circa 400 sia in Italia che all’estero, e per questo ringraziava.

Sulla situazione dei medici: il sistema ospedaliero locale è buono ma si può fare meglio nella medicina del territorio,a domicilio, perché potrebbe essere troppo tardi quando i sintomatici arrivano in ospedale. Ma 140 medici si sono ammalati perché non adeguatamente protetti, su 600 medici, e ciò ha provocato problemi. Ora stanno arrivando i rinforzi e in poco tempo il presidio sul territorio sarà rafforzato. Ma servono ancora vari specialisti, e si attende l’arrivo in Lombardia anche di medici dall’estero.

Sulla soluzione proposta di fare il test del tampone a tutta la popolazione, poteva esser fatto forse all’inizio, ma ora non è più fattibile, nel senso che i buoi sono fuggiti dalla stalla mentre invece sarebbe più utile ora il test di uscita dall’infezione. Gori ha detto di ritenere che non ci siano persone anziane lasciate sole in  casa o senza che lo si sappia: i medici di famiglia sono al corrente dei loro assistiti ma gli anziani sono più vulnerabili e magari alcuni deceduti senza poterli ricoverare. Non sono persone cui sia stato fatto il test e sfuggono al conteggio statistico.

Sulla durata dell’emergenza, il sindaco ha risposto di nutrire speranza che le misure adottate aiutino il rallentamento o miglioramento epidemico, ma i tempi non sono prevedibili. Il blocco attuale arriva al 3 aprile, ma si vedrà man mano. Sarebbe utile avere una certezza della uscita della condizione di malattia, la guarigione. Bisogna mantenere forte la protezione nei soggetti più vulnerabili, e mortalità e gravità sono diverse a seconda della anzianità e patologie pregresse.

Sui 14 aerei russi,con aiuti, è stato chiesto se vi sia una destinazione anche per Bergamo. Gori ha detto che dovrebbe arrivare un centinaio di persone con aiuti vari e materiali, ma non è certo a chi siano destinati gli aiuti. Bergamo, come tutta l’Italia, si è trovata impreparata a questa situazione,e la difesa è stata costruita man mano con l’aggravarsi dell’emergenza. Obiettivamente, col senno di poi, forse tutta l’Europa doveva prepararsi meglio, secondo Gori, citando i governi inglese e americano un po’ tentennanti.

Se si  potevano chiudere più attività produttive, Gori ha affermato che si tratta  di una decisione difficile ed ultimo gradino del blocco delle attività non essenziali e che anche i sindaci interessati sono stati ascoltati dal governo; concorda con le eccezioni previste e il numero delle industrie coinvolte può anche essere maggiore. È complesso valutare esattamente ciò che essenziale e ciò che non lo è, ritenendo che Il governo abbia agito con equilibrio e che sui territori ci sarà anche la valutazione dei prefetti. Sulla situazione nelle fabbriche: il 75-80% dell’attività produttiva è ferma e nei luoghi attivi vigono protocolli tra sindacati e proprietà. Misure rispettate e lavorarti protetti, e situazioni critiche da bloccare, se non ci siano elementi certi di rischiosità.

A chi gli chiedeva se ritenesse che il rincorrersi di disposizioni regionali e normative nazionali possa creare difficoltà gestionali o confusione operativa, Gori ha risposto che si può creare una certa confusione che però è sopportabile, anche per esser stata l’Italia una zona di frontiera e il coordinamento a volte ha qualche sfasatura ma in Lombardia il sistema sanitario è solido e può affrontare le sfasature, restando la volontà di mantenere coesa la collaborazione e le polemiche si dissolvono presto.

Gori ha sottolineato come, per lottare contro la pandemia, ritiene necessario: rafforzare i i presidi territoriali di cura, e che a Bergamo un ospedale da campo in allestimento e pronto tra qualche giorno, perdurando la necessità di disporre di specialisti, respiratori, dispositivi adeguati di protezione, ventilatori, potenziando la medicina del territorio, con cure domiciliari pre ospedaliere.

Concludendo il confronto, il sindaco ha detto, con un tocco di leggerezza, che, con riferimento al suo compleanno,lo avrebbe trascorso con una serata in famiglia, ma che, non sentendosi di festeggiare, sarebbe ancora rimasto nel suo 59° anno…

https://srv1.selftv.video/video/stampaestera/14968

https://www.comune.bergamo.it/

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Cronaca

Mondello, spiagge trascurate dal Comune in un paradiso terrestre

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Mondello, la “spiaggia dei palermitani” croce e delizia, un panorama mozzafiato, un mare da Caraibi (o meglio) un golfo con Monte Pellegrino e Monte Gallo che pavoneggiano e sembrano voler sussurrare ai visitatori: è proprio qui l’ombelico del mondo! E in effetti lo stabilimento che si chiama così c’è, all’Ombellico del Mondo la cordialità, l’ospitalità e i servizi non mancano:”Peccato per le alghe” dicono un po’ tutti e chi è di Palermo spinge li sguardo oltre e fa capire il problema: “Il Comune non ha tolto le alghe – dice una signora – di solito le tolgono ma adesso con le due mareggiate che abbiamo le alghe si sono depositate sul bagnasciuga e a riva e l’acqua è più torbida. Sono alghe, sono naturali ma se il Comune avesse fatto manutenzione per tempo a quest’ora non saremmo con questo disagio”.

Disagio, forse è questa la parola giusta anche e soprattutto per la parte di spiaggia dedicata ai disabili

la mancanza di manutenzione si vede anche per le strade di Mondello non soltanto sul lido. Non sono state effettuate le potature del verde e degli arbusti, i marciapiedi sono impraticabili per persone che non hanno difficoltà motorie, figurarsi per chi c’è l’ha e per le famiglie con i bimbi piccoli e il passeggino al seguito.

La spazzatura è il degrado rischiano di offuscare un paradiso terrestre che comunque vale la pena visitare e frequentare. Gli imprenditori di Mondello sono la forza e la leva che ancora richiama i turisti. Le Associazioni si danno da fare. Le persone sono splendide ma ci vuole anche organizzazione, manutenzione e decoro pubblico e questo è compito del sindaco Leoluca Orlando, persona capace di intervenire e risolvere. Oltre le alghe c’è un mare da togliere il respiro.

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Editoriali

Oplofobia: in quanti modi si manifesta

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Molti di noi, quando l’Unione Europea ha fatto irruzione nella nostra vita, si saranno sentiti rassicurati. In effetti, ha emanato alcune direttive davvero interessanti e necessarie, come stabilire la dimensione minima delle vongole per essere pescate: sentivamo profondamente questa esigenza, e ci auguravamo che finalmente qualcuno mettesse fine ad un eccidio di vongole in erba, una specie di strage degli innocenti. Specialmente i pescatori delle lagune che dalle vongole traggono il sostentamento loro e delle loro famiglie. Questa direttiva specifica li ha alleggeriti del peso di una eventuale accusa di vongolinfanticidio, ma soprattutto sono in pace con la loro coscienza. Ma l’attività dei due emeriti Parlamenti Europei (il primo a Strasburgo, il secondo, per non far torto a nessuno, a Bruxelles) non si è arrestata qui: abbiamo infatti altre direttive davvero entusiasmanti, come quella che riguarda le foglioline di prezzemolo, ma non solo: gli ortaggi e le sementi per essi commercializzate (direttiva di esecuzione UE 2019/1990 della commissione del 17 giugno 2019). Certamente illuminante per chi coltiva le erbe aromatiche sul balcone di casa, ma soprattutto per chi ne fa coltivazione intensiva destinata alla commercializzazione. Ma di tanti altri generi merceologici, di cui sarebbe troppo lungo esporre i vantaggi, le direttive UE hanno fatto oggetto le loro riunioni: ci siamo così resi conto della necessità di DUE sedi di parlamento e della febbrile attività di parlamentari, costretti a trasferirsi in treno da una sede all’altra ogni settimana.

Arriviamo così all’ultima, in ordine di tempo, iniziative della ECHA, acronimo della Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche, un organismo che (negli enunciati) vorrebbe tutelare la salute dei cittadini europei, e per far questo, mettere al bando ogni sostanza chimica nociva alla salute umana – e non solo: pensiamo ai nostri amici pelosi che ingurgitano quintali di croccantini e mousse, senza che nessuno ci dica esattamente cosa c’è dentro.

Avremmo diverse sostanze da mettere all’indice di una tale Agenzia, non ultimo quel glifosato che genera mutazioni genetiche nell’uomo. Quel glifosato che s’è tentato più volte di eliminare dalla nostra vita, scontrandosi contro interessi lobbistici troppo grandi. Quel glifosato che, inventato da una grossa industria chimica americana, è stato acquisito da un’altrettanto grossa industria chimica tedesca, che ora lo commercializza, ma soltanto fuori della Germania. Quel glifosato che ci fa arrivare migliaia di tonnellate di grano da oltreoceano, ‘maturato’ artificialmente, a prezzi stracciati. Lo possiamo rifiutare come prodotto, ma ce lo ritroviamo nel piatto come pasta a basso costo, dalle più grosse industrie alimentari italiane. Senza contare i prodotti da forno, e tutto ciò che impiega farina.

Abbiamo parlato di oplofobia: in effetti le armi sono considerate ‘cattive’, ‘immorali’, e quindi tutto ciò che ne può colpire la diffusione e l’uso è moralmente giustificato, nella mente di alcuni. Così, si è arrivati ad assimilare il piombo delle nostre cartucce di amatori e sportivi ai più biechi prodotti chimici adoperati nell’industria alimentare, per esempio, o nella coltivazione di prodotti del suolo, i quali (è dimostrato) potrebbero molto meglio essere coltivati in maniera biologica, senza avere grosse perdite di produzione. Sì, signori, vi sembrerà assurdo, ma vogliono togliere il piombo (o meglio, la lega di piombo, stagno e antimonio di cui sono fatte le cartucce dei tiratori sportivi e amatoriali) dalle nostre cartucce.

È chiaro l’intento di incentivare la produzione e la vendita di proiettili di materiali diversi dal piombo, posto che la loro produzione, ancorché più costosa del piombo usato da sempre, non comporti, da parte delle produzioni (evidentemente industrie chimiche), un inquinamento maggiore di quello procurato dal piombo, ristretto ad alcune aree facilmente identificabili e bonificabili, che non comportano il passaggio di umani o di animali (leggi: poligoni di tiro), e soprattutto un esborso superiore all’attuale, posto che i nuovi materiali sarebbero oggetto di una sorta di monopolio. Se è vero, come dichiara l’UE nel regolamento REACH, che costituisce base per la realizzazione dell’Agenzia ECHA, che lo scopo del Regolamento riguarda la “Registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche”, non si comprende perché il piombo delle cartucce per armi da fuoco debba essere compreso in tale coacervo, non essendo compreso nella produzione di sostanze chimiche, a fronte di ciò che accadrebbe se le munizioni dovessero essere equipaggiate di proietti di varia natura, prodotti chimicamente. Il giustificato sospetto è che, come s’è fatto (dicono alcuni) per il vaccino anti-covid, si voglia procedere su superfici di grandi numeri soltanto per un fatto economico. Si creerebbe così un conflitto d’interessi, nell’Agenzia ECHA, da una parte impegnata a sostituire il piombo con altri materiali, e nel contempo impegnata a, si spera, diminuire l’inquinamento ambientale prodotto dalla produzione di nuovi materiali in quantità industriali.

A tal proposito vogliamo rimarcare ciò che dichiarano i dati ufficiali, reperibili sul sito dell’UE, a proposito dell’industria chimica dell’UE: rappresenta circa il 7,5 della produzione UE per fatturat; ha vendite pari a 565 miliardi di euro (2018) che rappresentano circa il 17% delle vendite globali di prodotti chimici; fornisce 1,2 milioni di posti di lavoro altamente qualificati diretti (2015); genera un avanzo commerciale di 45 miliardi di euro (2018), eccetera. È chiaro l’intento di fornire un ghiotto boccone ad una industria chimica europea che si presume altamente lobbizzata, in una economia centralizzata capitalista e assistenzialista in cui i posti di lavoro significano potere, e gestirli è comprensibilmente la mira di tutti. Di questa diatriba, volta a bloccare l’iniziativa dell’ECHA prima che sia attuata, si stanno occupando i rappresentanti ufficiali di chi le armi produce, usa e detiene, per qualsiasi scopo, sportivo, amatoriale o di lavoro.

Vi riportiamo alcune comunicazioni che abbiamo ricevuto.

MUNIZIONI AL PIOMBO: PREOCCUPANTI SVILUPPI DELLA CAUSA

Carissimi amici, come ricorderete lo scorso 19 giugno vi abbiamo annunciato che il Firearms United Network ha lanciato una causa presso la European Court of Justice (ECJ) contro la European Commission per arrestare il loro tentativo di mettere al bando ogni uso di munizioni a base di piombo da ogni tipo d’arma da fuoco, per tutti gli usi sportivi e su tutti i terreni (https://www.facebook.com/Firearmsuniteditalia/photos/3075925565971912/)

Il nostro presidente Tomasz W. Stępień – Firearms United President, con una raffica di post sulla nostra pagina internazionale in inglese, ha voluto aggiornarci – e pare che le autorità #EU siano di nuovo impegnate nei loro soliti giochetti.

Alla sede centrale di Firearms United sono infatti giunte numerose segnalazioni di sostenitori e organizzazioni che, alla richiesta di sostenere la nostra causa, hanno ricevuto dalla #Cortedigiustiziaeuropea una risposta negativa in quanto non rappresentati da un legale.

Si tratta di un’interpretazione volontariamente restrittiva delle norme che regolamentano la partecipazione alle cause di fronte alla #ECJ, ed è mirata specificamente a scoraggiare la partecipazione.

Il nostro presidente invita dunque chiunque abbia ricevuto una lettera di rifiuto ad inviarne una copia – scansionata, fotografata col cellulare, purché sia leggibile – all’indirizzo di posta elettronica legal@firearms-united.com

Nel frattempo, tuttavia, la #CommissioneEuropea ha chiesto alla #CEG di rigettare in toto la causa senza neppure esaminarla, inviando alla nostra sede centrale di Varsavia una copia della richiesta che riassume le sue posizioni sulla causa.

Ve ne offriamo qui un sunto, che di certo basterà per darvi un’idea della surreale posizione alla “Marchese del Grillo” (“Io so’ io, e von nun siete un ca**o”) della principale istituzione dell’#UE:

• Nessuno dei partecipanti alla causa è negativamente colpito dalla messa al bando delle munizioni a base di piombo, quindi non c’è motivo di intentare causa

• La causa è basata su documenti affetti da pregiudizio ideologico

Andiamo nei dettagli.

Per quanto riguarda il primo punto, la #EuropeanCommission si è esibita in un tanto strambo quanto preoccupante esercizio di arrampicata sugli specchi. In pratica ci è stato risposto che l’ATTUALE messa al bando delle #munizionialpiombo è valida solo per le munizioni spezzate per armi da caccia a canna liscia in alcune zone, e dunque chi non possiede tali armi per tale scopo non potrebbe fare ricorso: essenzialmente é possibile per la #EC violare “alcuni” nostri diritti, e noi non abbiamo diritto di protestare perché non li hanno violati TUTTI.

A far specie, soprattutto, è il passo che recita quanto segue:

“Il ricorso si basa su una restrizione in preparazione riguardo l’uso di munizioni al piombo, sia spezzate che non, in aree diverse dalle zone umide, da emanarsi a breve.”

In pratica la Commissione Europea AMMETTE CANDIDAMENTE di voler mettere al bando ogni e qualsivoglia tipo di munizione al piombo per ogni e qualsivoglia tipo di utilizzo civile; la Commissione Europea AMMETTE CANDIDAMENTE che considera tale divieto ormai cosa fatta; e si lamenta del fatto che il popolino voglia opporsi a tali restrizioni prima che vengano emanate anziché aspettare, come sempre, di chiudere la stalla quando i buoi sono scappati.

Che questo sia di lezione per chi crede che si fermeranno alle munizioni da caccia e alle aree umide: CI RIGUARDA TUTTI.

Addirittura la Commissione si spinge a dichiarare che il costo di conversione di un fucile a canna liscia all’impiego di munizioni senza piombo sia di circa 70 Euro, e che dunque ciò non costituisca una barriera economica.

Ci chiediamo quali grandi esperti abbiano fornito la loro consulenza alla Commissione al riguardo e abbiano partorito tali stime: probabilmente si parla dello stesso #analista che ogni giorno bercia in Italia contro i #legalidetentoridiarmi, perché si parla di stime che non stanno né in cielo, né in terra – in particolar modo se si considera che il #BancoNazionalediProva in Italia ha introdotto una speciale tipologia di bancatura (“Giglio”) per le armi a canna liscia adeguate all’impiego di munizioni a base di materiali diversi dal piombo, che prevede una prova forzata a 1320 bar: parliamo di livelli pressori che difficilmente un’arma di quarant’anni fa potrà sostenere dopo una conversione da 70 Euro.

Al contempo, per quanto riguarda il punto riguardante la violazione del diritto alla proprietà che tali restrizioni cagionerebbero, la Commissione Europea si esprime con quello che a nostro avviso è uno dei due punti più preoccupanti di tutta la sua posizione:

“Sebbene il diritto alla proprietà sia un principio fondamentale delle leggi europee, esso non é una prerogativa assoluta ma va considerato in base alla sua funzione nella società. È possibile introdurre restrizioni all’esercizio del diritto alla proprietà a condizione che esse rispondano all’interesse comune che l’Unione persegue e non costituiscano un intervento sproporzionato e inaccettabile in virtù dello scopo prefisso:”

Ebbene si, avete letto bene: per la Commissione Europea IL NOSTRO DIRITTO ALLA PROPRIETA’ PUO’ ESSERE VIOLATO SE CIO’ RISPONDE AGLI “INTERESSI CHE L’UE PERSEGUE”.

Di nuovo: c’è ancora chi crede che si fermeranno mai nel loro piano #disarmista? No: si sono autoinvestiti del diritto di decidere cosa possiamo possedere e cosa no, e soprattutto del potere di decidere cosa toglierci di ciò che già abbiamo e cosa invece, magnanimamente, lasciarci.

Per quanto riguarda il secondo punto, la missiva della Commissione Europea sottolinea più volte che i documenti sottoposti da Firearms United e dalle sue associazioni nazionali federate – quale ad esempio l’analisi legale fornitaci dall’associazione ceca LEX – Sdružení na ochranu práv majitelů zbraní – sarebbero da rigettarsi in quanto affette da pregiudizio ideologico (“bias”), in quanto sottoposte da associazioni a difesa del #dirittoallearmi.

Notate bene: la Commissione non dice NEPPURE UNA VOLTA che le nostre analisi e i nostri documenti siano errati in qualsiasi loro punto, solo che siano AFFETTI DA PREGIUDIZIO IDEOLOGICO.

Per intenderci: è come se vi entrassero a rubare a casa, il ladro venisse arrestato, voi vi costituiste parte civile al suo processo, e la sua difesa sostenesse che la vostra richiesta di costituzione in parte civile debba essere rigettata perché voi avete un interesse diretto nel recuperare la refurtiva.

Infine, per chi ancora avesse dubbi sulla #formamentis della #Commissione #Europea, eccovi un altro punto su cui essa basa la sua richiesta di rigetto della nostra causa:

“Si deve ricordare che in un’Unione basata sulle leggi, gli atti dell’Unione quale istituzione godono di una presunzione di legalità; spetta al ricorrente provare che il regolamento oggetto di contestazione sia illegittimo.”

In pratica, l’#UE si è investita della stessa presunzione di legittimità assoluta che è tipica dello “Stato etico” (per intendersi, gli ultimi che si sono visti sul continente europeo sono stati l’Italia fascista e la Germania nazionalsocialista), e sostiene che spetti a noi provare l’illegittimità delle regole che propone, ma al contempo chiede che ci venga PRECLUSO L’ACCESSO ALL’UNICA SEDE (quella legale) DEPUTATA A STABILIRE CIO’.

Perché per arrivare in un posto, in cui si deve arrivare per forza, si deve prendere per forza una ed una sola strada… ma se quella strada è sbarrata dalle stesse persone che ci impongono di arrivare a destinazione?

Al contempo, solo tre giorni fa è arrivata la notizia (https://www.patrick-breyer.de/…/chatcontrol-european…/) dell’approvazione da parte dello European Parliament del cosiddetto #ChatControl, ovvero della #deroga alle normative UE sulla #ePrivacy: con 537 voti a favore, 133 voti contrari e 20 astenuti, il #ParlamentoEuropeo ha stabilito che le aziende che forniscono servizi di posta elettronica o di messaggeria automatica possono implementare sistemi automatizzati di controllo dei nostri messaggi e delle nostre E-Mail, scansionarle alla ricerca di parole-chiave o contenuti sospetti, per poi denunciare le stesse alle Forze dell’Ordine.

L’UE procede sulla strada della #sorveglianza di massa e del #disarmo di massa. Con buona pace di chi dice che “il #sovranismo è stato sconfitto” (con manovre di palazzo, ovviamente): nulla, in ciò che l’#UnioneEuropea sta facendo e continua a fare, va nella direzione di riguadagnare le simpatie e il supporto dei #cittadini. E prima o poi arriveranno di nuovo, ovunque, le elezioni.

Traete voi le vostre conclusioni.

ACT TOGETHER, FEEL FREE AND MAKE CHANGES

UNARMI

Riceviamo e riportiamo anche una comunicazione da parte della UNARMI, organismo italiano di tutela di chi delle armi fa il proprio lavoro (inclusi produttori di armi e cartucce) o il proprio svago.

Mentre continuano a giungere risposte dai poligoni privati, UNARMI prosegue la sua indagine sulle conseguenze del regolamento ECHA per il divieto del possesso ed utilizzo di munizioni contenenti piombo. E’ attivo da pochi giorni sulla pagina unarmi.it/post/sondaggio-piombo-tiratori un sondaggio rivolto ai tiratori, complementare a quello già proposto a poligoni e campi di tiro, finalizzato a comprendere come potrebbero variare le abitudini degli utenti italiani qualora il regolamento in discussione venisse approvato. I dati ricavati da questo secondo sondaggio, incrociati con quelli provenienti dai poligoni, ci consentiranno di avere un’idea più completa dei danni che il regolamento potrebbe causare sul piano sportivo e su quelli connessi (commerciale, occupazionale, addestrativo…).

Il sondaggio è completamente anonimo ed è molto importante che vi sia la più ampia partecipazione possibile, di modo da avere un quadro statistico il più possibile rappresentativo della realtà. I risultati dell’indagine saranno presentati all’agenzia ECHA, alla Commissione Europea ed al governo italiano per richiedere lo stralcio del regolamento o di tutti i suoi punti critici.

Sempre nell’ottica del contrasto delle nefaste iniziative europee, sollecitiamo inoltre poligoni, armerie e cacciatori ad aderire alla causa in corso alla Corte di Giustizia Europea, promossa contro la Commissione Europea da Firearms United Network (di cui UNARMI è rappresentante per l’Italia), proponendosi come soggetto danneggiato mediante la modulistica predisposta da Firearms United e scaricabile dalla pagina https://bit.ly/36vMf51. L’adesione è a titolo assolutamente gratuito, ma deve essere inviata entro e non oltre il 19 luglio. La corte Europea accetta qualsiasi lingua dell’Unione, non sono quindi necessarie traduzioni: è sufficiente compilarlo e descrivere i danni, i fastidi e le limitazioni che la nuova regolamentazione porterà. Il documento, poiché non è ammessa la trasmissione via e-mail, deve essere stampato e spedito a:

Court of Justice of the European Union

European Union Court

Rue du Fort Niedergrünewald

L-2925 Luxembourg

In questo momento molto delicato è necessario che tutti diano il proprio contributo, anche se apparentemente irrilevante, poiché dalla riuscita di questi attacchi dipende il futuro del mondo del tiro e della caccia.

Roma, via dei Monti Parioli 25

c.f. 97854290588

www.unarmi.it

Più volte abbiamo sospettato che alcuni provvedimenti non fossero propriamente ‘democratici’, come annunciato: oggi ne abbiamo la certezza. Se l’Europa voluta dai Padri Fondatori è questa, meglio tonare a come eravamo prima. Purtroppo i nomi di De Gasperi, Schumann, Altiero Spinelli, Jean Monnet, Joeph Bech, Konrad Adenauer e Paul-Henri Spaak vengono sbandierati a torto. Certamente la loro idea di Europa unita non era questa.

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Fleets addio, Twitter chiude le storie in stile Instagram

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A partire dal 3 agosto non saranno più visibili su Twitter i Fleets, le storie effimere della durata di 24 ore. L’esperimento, non riuscito, lascerà il posto agli Spaces, le chat audio nate a seguito del boom di download di Clubhouse, il social in cui si ascolta e si parla con gli altri utenti solo tramite voce. Fleets era il tentativo di Twitter di avvicinare il pubblico di Instagram con un formato simile alle Storie, a sua volta inventato da Snapchat, per consentire di pubblicare contenuti a scomparsa dopo un giorno. Oltre alla conferma dell’addio ai Fleets, a quanto pare Twitter sta lavorando anche ad un aggiornamento dei tweet tradizionali, a quali dovrebbero essere aggiunte le opzioni di modifica, formattazione del testo e immagini in formato GIF sulle foto caricate dagli utenti. Ad oggi, l’unica certezza in merito ai post classici è la possibilità di modificare il pubblico che può rispondere ad una conversazione (tutti, amici, solo taggati), in arrivo nelle prossime settimane. “Speravamo che i Fleets aiutassero più persone a sentirsi a proprio agio nell’unirsi alla conversazione su Twitter – ha dichiarato in una nota Ilya Brown, vicepresidente del prodotto di Twitter – Ma, da quando abbiamo presentato la funzionalità, non abbiamo visto un aumento significativo del numero di nuove persone che li usavano, non come pensavamo”. Twitter aveva reso disponibili i Fleets a tutti solo lo scorso novembre. “Se evolviamo il nostro approccio e di tanto in tanto eliminiamo le funzionalità meno usate, non corriamo grandi rischi – ha aggiunto Brown – Continueremo a creare nuovi modi per partecipare alle conversazioni, ascoltando i feedback e cambiando direzione quando necessario”. Quindi dal tre agosto tutti pronti ad accogliere gli Spaces e soprattutto tutti pronti a vedere se saranno così apprezzati dalla community da diventare pane quotidiano.

F.P.L.

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