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Immortals Fenyx Rising, il videogame rivelazione di Ubisoft

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Con Immortals Fenyx Rising Ubisoft ha lanciato una vera e propria bomba per questa fine 2020. Dopo i già interessantissimi Watchdogs Legion (qui la nostra recensione) e Assassin’s Creed Valhalla (qui la nostra recensione), la software house ha rilasciato su Pc, console di vecchia e nuova generazione, ma anche Nintendo Switch e Stadia, un terzo titolo che inaspettatamente si è rivelato essere un vero capolavoro a tutti gli effetti.

Ma andiamo a scoprire che cosa rende questo titolo, che possiamo definire un ibrido fra Assassin’s Creed Odissey e Zelda Breath of The Wild ma con una marcia in più, davvero speciale. La storia di Immortals Fenyx Rising è ambientata sulla mitologica isola d’oro, una isola incantata creata dal celebre Dedalo per venire popolata da dei e uomini.

Tifone, liberatosi dalla prigione dove era stato confinato da Zeus, prese d’assedio il divino atollo liberando le sue armate demoniache, eradicando l’essenza divina dagli dei e trasformando in pietra gli uomini che popolavano l’isola. A nulla è servita l’opposizione degli Olimpi, privi del loro re in visita nell’Ade, così come futile si è rivelata la resistenza offerta dagli antichi eroi greci, rapidamente corrotti da Tifone e posti a comandare le sue armate demoniache.

A salvare una situazione, oramai disperata, c’è però una giovane (o un giovane se si deciderà di impersonare un ragazzo) portatrice di scudi di nome Fenyx. La sua storia ha inizio quando la nave da guerra sulla quale era assegnata, per supportare le truppe greche, viene colta da una tempesta, naufragando sulle coste dell’isola d’oro. Dopo aver ripreso conoscenza, e in seguito alla scoperta che la ciurma con la quale navigava è stata trasformata in pietra da Tifone, la giovane protagonista decide di imbarcarsi in un’impresa disperata: recuperare l’essenza degli dei e, con l’aiuto degli Olimpi, sconfiggere Tifone per riportare la pace nella Grecia.

Sullo sfondo della narrazione della storia di Immortals Fenyx Rising, vi sono Prometeo e Zeus che spiegano le gesta della. Uno cerca di raccontare la storia al meglio delle sue possibilità, mentre l’altro, Zeus, si diverte a modificare lo scorrere degli eventi, a rimembrare avventure passate, ad aggiungere dettagli irrilevanti, creando situazioni comiche azzeccate che ricordano molto lo humor in stile Monty Python. Tutta la storia, quindi, nasce da una scommessa fra Prometeo e Zeus. Il re degli dei, difatti, messo all’angolo dalle gesta di Tifone, si ritrova costretto a chiedere l’aiuto del titano che, prima di acconsentire, gli propone una scommessa. Se Fenyx riuscirà dove gli dei hanno fallito, Zeus lo libererà dalla sua prigionia e lo riaccoglierà nell’olimpo, se invece fallirà, Prometeo lo aiuterà con ogni mezzo a sua disposizione, per contrastare Tifone.

Il tutto si configura come un viaggio tra i miti e le leggende più note, in un’escursione, alla ricerca del malvagio e potente Tifone, che farà la gioia di chi ama la mitologia, ma anche i piccoli rompicapo e i combattimenti. Immortals Fenyx Rising, infatti, si rivela essere una sorpresa proprio per la sua completezza e per la moltitudine di cose da fare.

Ma andiamo a scoprire più da vicino che cosa rende speciale questa produzione di Ubisoft. Il lungo prologo di Immortals: Fenyx Rising , disponibile una volta scelta la difficoltà con cui si vuole partire per questa meravigliosa avventura, serve da tutorial attraverso il quale scoprire le principali meccaniche di gioco. Alcune di queste sono molto semplici e basilari, tipiche dei videogiochi di azione. Sono presenti infatti una barra della vita, che indicherà la salute a disposizione e una barra dell’energia, che permetterà di svolgere azioni come correre, arrampicarsi e planare.

Fenyx potrà infatti contare sulle ali di Dedalo, che si troveranno quasi all’inizio del gioco, per esplorare dall’alto l’intera isola e planare (non volare) da una parte all’altra dell’immensa mappa di gioco. Per difendersi dalla grande quantità di nemici, si avrà a disposizione la spada di Achille (attacco rapido), l’ascia di Atalanta (attacco pesante) e l’arco di Odisseo (attacco a distanza). Ogni arma potrà essere potenziata o sostituita con altri modelli che saranno in grado di donare innumerevoli vantaggi a seconda del proprio stile di gioco.

Agli attacchi fisici si affiancano anche le Abilità Divine, particolari poteri in grado di ribaltare la situazione del gioco con effetti e meccaniche spettacolari. Ciascuna di esse può essere potenziata per ottenere effetti ancora più incisivi che vi serviranno andando avanti con il gioco. Non mancano le abilità dell’eroe come arrampicarsi, nuotare, saltare e molto altro. Abilità che possono, anche in questo caso, essere potenziate per poter nuotare più velocemente, raccogliere più oggetti contemporaneamente e così via. Alcune pozioni e oggetti consumabili potranno restituire a Fenyx salute ed energia oltre che potenziare per breve tempo l’attacco o la difesa dell’Eroe. Gli oggetti consumabili e gli elementi che si potranno trovare all’interno degli scrigni, possono poi essere utilizzati per creare nuove pozioni o potenziare quelle che già si hanno così da poter diventare davvero invincibili. Ovviamente Fenyx potrà contare anche su un’armatura e un elmo che a seconda del tipo potranno garantire potenziamenti e abilità uniche. Ubisoft però oltre alla vasta gamma di equipaggiamenti offensivi e difensivi disponibili ha anche pensato a tutti quei giocatori che amano lo stile del proprio eroe, infatti, proprio per tale ragione sarà possibile equipaggiare le armi e le armature con le qualità migliori senza però rinunciare all’aspetto esteriore.

Proprio per tale motivo pur indossando un determinato set, sarà possibile farlo comparire esteticamente come quello che più piace al giocatore fra quelli raccolti. In soldoni, Fenyx sarà sempre come voi lo vorrete e, trattandosi di un gioco in terza persona, questa feature è davvero apprezzabile. Quello che salta subito all’occhio già dai primi momenti di gioco è la vastità e la bellezza dell’Isola d’oro che mostra moltissimi paesaggi e scorci meravigliosamente realizzati che, a seconda se sia giorno o notte, acquistano un fascino del tutto particolare. Ogni area della mappa è dedicata ad una divinità che riflette la sua essenza nello scenario. La Valle dell’eterna primavera, terra di Afrodite, è caratterizzata da un verde brillante, ricchi boschi e affascinanti paludi in cui flora e fauna sono presenti in modo lussureggiante.

La tana della Guerra invece, terra di Ares, è un brullo terreno in cui giacciono i segni di mille conflitti e corpi inermi di statue e giganti. Ogni zona dell’Isola d’oro custodisce una mastodontica statua della divinità corrispondente che, una volta scalata, permetterà di sbloccare visivamente l’intera zona, un po’ come accade con Assassin’s Creed insomma. Tutta la mappa è costellata di elementi da esplorare, oggetti da collezionare e luoghi di interesse. Tra questi, uno di particolare importanza, è rappresentato dalla Sala degli Dei. Si tratta di un mitico Hub centrale gestito da Ermes, l’unica divinità non ancora intrappolata da Tifone. Qui è infatti possibile potenziare le armi, la salute e la resistenza di Fenyx utilizzando gli oggetti trovati durante l’avventura. Qui sarà anche possibile ottenere nuove missioni e abilità o potenziare quelle che già si hanno.

Per quanto riguarda l’aspetto esplorativo, Immortals Fenyx Rising è un titolo dalla forte componente open world. Essa si rispecchia, oltre che nella vasta mappa a disposizione, anche nella moltitudine di missioni, quest secondarie, sfide da superare e oggetti da collezionare sparsi sulla mappa. Fenyx è in grado di vedere con gli occhi degli Dei (Premendo il tasto analogico destro) e scoprire sulla mappa tutti i punti di interesse che aspettano solo di essere trovati.

Sarà utile infatti arrivare ad un punto molto alto della mappa e avere così una visione più ampia possibile di quello che si ha dinanzi. Tra i molteplici elementi di gioco sulla mappa ci sono diverse tipologie di cose da fare e oggetti da prendere. Gli scrigni del tesoro, ad esempio, si dividono in casse normali, bottini epici, bauli delle armi e scrigni della notte. Tutti questi si trovano in varie aree della mappa, alcuni di questi possono essere aperti solo dopo aver superato determinati puzzle mentre per altri bisognerà uccidere tutti i nemici nei dintorni.

Altra attività è costituita dagli ingressi del Tartaro. Essi sono sparsi per tutta la mappa e non sono altro che dungeon da superare per ottenere una delle saette di Zeus per potenziare Fenyx. Il Tartaro è caratterizzato da alcuni puzzle o arene da combattimento e sarà necessaria grande abilità per superarli. Alcuni di questi, soprattutto nelle fasi più avanzate di gioco, presentano delle meccaniche interessanti e per nulla banali che faranno morire il giocatore molte volte prima di arrivare alla fine del dungeon e ottenere l’ambita ricompensa.

Gli ingressi del Tartaro nascondono sempre almeno una cassa del tesoro al loro interno, e potrà essere chiuso definitivamente solo quando sia la saetts sia gli scrigni saranno conquistati da Fenyx. In ogni caso una volta visitato, l’ingresso al Tartaro potrà essere raggiunto con il viaggio rapido e portato a termine in un secondo momento. Le Sfide di Odisseo sono missioni secondarie in cui sarà necessario mostrare tutta la propria abilità nel Tiro con l’Arco. Oltre al classico attacco rapido a distanza, si potrà infatti scoccare una freccia d’Apollo che può essere controllata dal giocatore stesso così da viaggiare con precisione in una serie di anelli, accendere una torcia, colpire i nemici e molto altro. Le sfide di agilità sono un’altra quest secondaria in cui si deve raggiungere un punto specifico della mappa entro un limite di tempo, correndo, nuotando, cavalcando e planando a grande velocità. Le sfide della costellazione, sono invece un grande puzzle da risolvere in cui bisognerà trovare in un’area relativamente circoscritta una serie di sfere da posizionare su una scacchiera nella posizione giusta raffigurata sul muro dinanzi l’area del puzzle.

Ogni sfera può essere sbloccata dopo aver risolto un mini rompicapo a se, creando un doppio sistema di sfide alcune delle quali abbastanza impegnative. In Immortals Fenyx Rising sono poi presenti alcune missioni che verranno affidate dalle divinità salvate, mentre altre possono essere attivate presso la Sala degli Dei e consisteranno nell’uccidere un certo numero di nemici, aprire degli scrigni, chiudere delle bocche del tartaro e molto altro. Altre quest secondarie vengono attivate automaticamente quando ci si avvicina nell’area della missione. Insomma, come avrete capito questi e molti altri elementi terranno i giocatori impegnati nell’Isola d’oro per molte, moltissime ore e se si vuole raggiungere il completamento al cento per cento bisognerà davvero darsi da fare.

Se, infine, a quanto detto andiamo ad aggiungere la possibilità di addomesticare diversi tipi di cavalcature e la possibilità confrontarsi con di ardui boss leggendari, il numero di contenuti offerto da Immortal Fenyx Rising aumenta ancora garantendo una longevità davvero elevata. Pur essendo pienamente coscienti che la nuova produzione di Ubisoft non reinventi nulla nel panorama del genere open world, non possiamo che affermare che il risultato finale è veramente eccellente. Noi giocando a difficoltà difficile siamo riusciti a completare l’avventura al cento per cento in circa 70 ore di gioco e, a fine gioco viene chiesto se si vuole proseguire caricando il salvataggio prima della “boss fight” o se si vuole ricominciare il gioco da capo in modalità nuova avventura +. Insomma, di carne a cuocere ce ne è davvero tanta e se siete dei completisti, Immortals Fenyx Rising sarà in grado di tenervi impegnati davvero per molto tempo.

Per quanto riguarda il sistema di combattimento, possiamo affermare senza dubbio che l’immediatezza è la vera forza degli scontri. Tutto ruota attorno alle tre tipologie di armi a disposizione (arco, spada e ascia), ognuna delle quali viene a sua volta caratterizzata da una sapiente gestione delle statistiche. Ogni arma, o armatura, che si troverà in game, difatti, non avrà alcun indicatore di potenza ma offrirà dei bonus specifici, che andranno ad agire in delle situazioni particolari. Si potrà rinvenire, ad esempio, un arco che massimizza i danni compiuti a mezz’aria, una spada che aumenti la percentuale di danno eseguita da Fenyx ai nemici unici o un pezzo di armatura che aumenti la barra della stamina ecc… La potenza delle armi, e delle armature, viene gestita globalmente permettendo al giocatore di migliorare un’intera categoria aumentandone il valore offensivo, o difensivo, e aggiungendo nuovi bonus peculiari al raggiungimento di un determinato livello.

Questo sistema favorisce la creazione di build specifiche atte ad affrontare le differenti sfide presenti nell’isola d’oro, non obbligando il giocatore a dover scegliere un equipaggiamento specifico a causa di una richiesta, eccessivamente, esosa in termini di materiali per potenziare un numero maggiore di armi e armature. In merito al combat-system vero e proprio, ci si trova dinanzi al classico schema composto da attacchi leggeri (assegnati alle spade), pesanti (delegati ad asce e martelli), a distanza (garantiti dagli archi) e alle canoniche manovre evasive quali schivata, parata e parry. Un sistema semplice ed efficace, che lascia la buona riuscita di qualsiasi scontro nelle mani del giocatore e della sua capacità di reazione. La totalità degli scontri presenti in Immortals Fenyx Rising, difatti, si basa sulla dinamicità e sulla prontezza di riflessi del giocatore, non vincolando la vittoria alle, sole, “statistiche” della nostra eroina ma permettendo, con il giusto impegno, di affrontare ogni avversario fin dalle prime fasi di gioco. Una piccola menzione d’onore va alla possibilità di controllare, per brevi periodi, le frecce dell’arco potendole guidare su punti specifici del corpo dei nemici, così come poterle sfruttare per risolvere numerosi puzzle ambientali o, semplicemente, analizzare l’area attorno a Fenyx.

Simpatica anche l’implementazione di Fosforo, un cucciolo di fenice che si premunirà di effettuare diverse tipologie di attacchi ad area atti a controllare maggiormente il campo di battaglia. Per quanto riguarda l’aspetto estetico, Immortals Fenyx Rising è una produzione “cross-gen” che si presenta con un comparto grafico ancorato maggiormente alla generazione precedente ma che sfrutta le caratteristiche delle nuove console per offrire prestazioni, ed effettistica, decisamente migliori. Come nelle altre recenti produzioni di Ubisoft, è presente la possibilità di scegliere se prediligere le performance o la resa grafica. In entrambi i casi il gioco mantiene le promesse, garantendo 60 fps e una risoluzione di 4k dinamici in modalità performance, o un’effettistica migliore, unita a una risoluzione lievemente maggiore e a un dimezzamento del framerate, in modalità “risoluzione”.

Lo stile grafico, assolutamente non votato al fotorealismo, però non fa emergere a dovere tutte le minuzie grafiche che si possono ottenere dimezzando gli fps, rendendo la modalità performance, indubbiamente, la migliore per godere di un’esperienza maggiormente reattiva e dinamica. Analizzando poi il comparto artistico di Immortals Fenyx Rising, non possiamo che ritenerci soddisfatti per tutto ciò che abbiamo potuto vedere lungo tutte le ore spese nell’isola d’oro. Le aree di gioco si sono rivelate ispirate nell’architettura, vibranti nei colori, varie nelle ambientazioni proposte e sapientemente realizzate in termini di level design. La caratterizzazione visiva dei personaggi ricalca, perfettamente, lo stile scanzonato della narrazione, così come la costante umoristica, dettata dai continui battibecchi fra Zeus e Prometeo che risultano sempre gradevoli.

Il comparto sonoro fa il suo senza particolari lodi, sia nell’effettistica, sia nelle musiche, che fanno d’accompagnamento. Ciò detto, il lavoro condotto sul doppiaggio in italiano è davvero squisito, con voci azzeccate, sempre credibili e in grado di dare energia e carattere ai personaggi. Tirando le somme, Immortals Fenyx Rising, nonostante sia uscito in un periodo di transizione fra generazioni di console, nonostante sia circondato da diversi titoli tripla A, nonostante non sia stato pubblicizzato come altri videogame concorrenti, a nostro avviso rappresenta uno degli acquisti veramente imperdibili di questo periodo. Una trama leggera, ma ben scritta, una mappa grande, tante cose da fare, un sistema di combattimento ben sviluppato e un comparto grafico ben curato e bello da vedere fanno di questa produzione la vera sorpresa della stagione. A nostro avviso perderlo sarebbe un vero peccato e proprio per questo motivo ci sentiamo di consigliarlo assolutamente. Sia che siate amanti delle sfide, sia che abbiate poco tempo a vostra disposizione, siamo certi che le avventure di Fenyx vi faranno passare ore di gran divertimento fatte di emozionanti avventure in compagnia di dei, mostri mitologici e enigmi fantastici.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9

Sonoro: 8,5

Longevità: 9

Giocabilità: 9,5

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

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Empire of Sin, lotta fra gang per il controllo di Chicago

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Empire of Sin è un tycoon game ambientato nella Chicago degli anni ’20 in cui viene richiesto di far espandere il proprio impero del crimine.

Il titolo è in parole povere un gestionale al cui centro sono poste le richieste della clientela e l’incontro fra la sporca domanda con l’ancor più sporca offerta, è uno strategico che ha per protagonisti i volti veri e alcuni nomi inventati della mafia a stelle e strisce di inizio scorso secolo. In certe occasioni però il gioco si trasforma in un videogame tattico a turni che ricorda un po’ alla lontana X-COM. Detto ciò però possiamo anche dire che Empire of Sin è soprattutto un raccoglitore di storie fumose nate attorno al racket dell’alcol e del gioco d’azzardo durante l’epoca del proibizionismo.

Far parlare tutte queste anime non è affatto un’impresa semplice ma, per fortuna, il titolo offre meccaniche di gioco connesse in modo sapiente, meccaniche che hanno ciascuna delle evidenti ricadute sulle altre, fino a formare una intricata ragnatela di cause ed effetti. Ma andiamo a scoprire come. Il tutto ha inizio dalla selezione del gangster che si vuole interpretare.

Purtroppo non c’è modo di crearne uno ex novo, ma la scelta fra i quattordici protagonisti è più che ampia e spazia dalla circense della malavita Maggie Dyer al pragmatico uomo d’affari Daniel Mackee Jackson, senza dimenticare poi i nomi più noti, come quello del celebre Al Capone e dello scaltro Frank Ragen. Ogni personaggio ovviamente è caratterizzato da bonus unici sia dal punto di vista strategico-gestionale, sia sul campo da battaglia, con il già citato Al Capone ad esempio capace di scaricare una vera e propria pioggia di piombo su più nemici o Frankie Donovan che si trasforma in una furia nel combattimento ravvicinato a mani nude. A quanto vi abbiamo detto si aggiungono poi classici elementi da gioco di ruolo, come classi differenti e degli alberi delle abilità utili a personalizzare sia il proprio avatar sia il resto della gang, specializzando così alcuni uomini nell’uso della lupara, oppure nell’assassinio stealth.

Ovviamente negli scontri non è poi raro che i vari affiliati facciano una brutta fine, una morte permanente che dà ancora maggior peso alle scelte e che crea un legame quasi affettivo con i membri della propria gang. Oltre a queste abilità, ciò che realmente definisce i protagonisti di Empire of Sin sono i loro background e i loro tratti, momento in cui si nota con forza la mano di Paradox Interactive. I personaggi di Empire of Sin sviluppano in modo dinamico attraverso le proprie azioni delle caratteristiche peculiari, che li rendono dei freddi cecchini quando c’è da premere il grilletto o, al contrario, dei codardi appena il fuoco nemico inizia a farsi sentire. Ciascuna azione, quindi, ha delle conseguenze e i gangster difficilmente dimenticano gli sgarri fatti.

La strada per diventare l’unico boss di Chicago però è lunga e irta di difficoltà, quindi per giungere in cima alla piramide del potere occorre sporcarsi le mani, iniziando dal basso e inondando le strade della metropoli statunitense di alcool di contrabbando. La città riprodotta in Empire of Sin è divisa nei suoi numerosi quartieri, ciascuno dei quali ospita al suo interno svariati edifici utili ai propri scopi illeciti. Partendo con una semplice base, un bar clandestino e una distilleria nascosta, bisogna a poco a poco allargare il proprio business, magari scacciando dalle loro tane i ladruncoli da quattro soldi e occupare le loro palazzine con un ulteriore casinò o un bordello. Più facile a dirsi che a farsi, perché l’ascesa nell’Olimpo del crimine è costantemente ostacolata dagli interessi degli altri boss, che non si faranno molti scrupoli ad assaltare la concorrenza, e anche dalla polizia in persona, un ingombro che può essere messo a tacere a suon di mazzette.

Per evitare che gli affari saltino letteralmente per aria, occorre dunque migliorare le proprie strutture, ingaggiare ulteriori guardie, migliorare la qualità degli alcolici e degli ambienti e aggiungere ulteriori roulette alle sale giochi. Tutto ciò ha però un costo, così come i gangster che richiedono un costante stipendio e quei fucili scintillanti sul mercato nero di certo non si compreranno con un paio di bottiglie di whiskey vendute a China Town. Empire of Sin però è un gestionale con un certo livello di sfida e far quadrare i conti è alle volte più complesso che aver la meglio negli scontri armati. Disposte in numerose interfacce ci sono le svariate informazioni riguardanti le casse, quali business stanno facendo guadagnare di più, quali sono finiti sotto l’occhio delle forze dell’ordine e dove invece la clientela si sta lamentando per la pessima scelta alcolica.

Si sa, durante il proibizionismo i distillati erano spesso di pessima fattura, ma i frequentatori più abbienti non si accontentano di una birra fatta in una vasca da bagno e magari per soddisfare le loro esigenze conviene convertire tutte le distillerie in qualcosa di più pregiato, piazzando anche un lussuoso hotel accanto ad uno scalcinato bar. Per fortuna un lungo tutorial introduce in modo adeguato ogni componente del gioco, anche se permane qualche dubbio sull’UI, macchinosa da navigare e con shortcut evidenziate male. Come in ogni gestionale che si rispetti i parametri da tenere sotto controllo sono numerosi e, almeno inizialmente, ci si sente soverchiati dalla quantità di informazioni che arrivano sull’interfaccia. Con un’improvvisa inversione di marcia, Empire of Sin mostra però il fianco a lungo andare. Per quanto si espanda la propria rete clandestina e si sviluppino affari in tutti i quartieri, le faccende da sbrigare restano sempre le stesse e gli affari girano comunque attorno alla distribuzione degli alcolici nelle tre attività: bar, gioco d’azzardo e locali a luci rosse. La progressione avviene dunque in maniera piuttosto lineare, svolgendo sempre le medesime azioni – volendo si possono mettere a capo dei quartieri dei vice-boss per evitare la microgestione – ma manca un avanzamento che faccia sentire viva la sfida. Qualche ulteriore meccanica aggiuntiva non avrebbe guastato, soprattutto per evitare che le fasi finali siano fin troppo semplici e senza spunti.

Nonostante quanto abbiamo appena messo in luce, Empire of Sin è in ogni caso un titolo decisamente interessante e i momenti migliori sono rappresentati dalle storie che, costruite ad hoc attorno alcuni boss, sorte in modo spontaneo per via di qualche evento casuale o nate dallo sviluppo di una missione data un NPC incontrato per strada, coinvolgono i vari protagonisti. Il lato diplomatico non si esaurisce in un paio di schermate fredde e anonime, ma le tregue e le taglie messe sulla testa dei nemici vanno stipulate faccia a faccia, attimi che aggiungono un taglio quasi cinematografico al titolo. Fra frasi fatte, minacce e pericolose dichiarazioni di guerra, con il passare delle ore si viene a formare un intreccio letale che tiene unite le varie fazioni che popolano la Chicago del 1920 e districarsi fra i vari interessi è un delicato gioco di equilibri: una protezione rifiutata, un locale rubato ad un socio del più potente boss del quartiere e presto Empire of Sin si trasforma in una lotta senza quartiere. Quando la diplomazia fallisce, l’unico modo per sistemare le questioni è una bella imboscata con tutte le armi tipiche di quel periodo e così Empire of Sin diventa senza soluzione di continuità un tattico a turni.

Le regole di ingaggio sono abbastanza tradizionali e il titolo di certo non rivoluziona il genere. Che sia la strada o l’interno di un locale, l’ambiente in cui si svolge lo scontro viene diviso nelle classiche caselle, una scacchiera su cui muovere le proprie pedine turno dopo turno visualizzando le varie mosse a partire da una visuale isometrica. Ciascun gangster ha a propria disposizione due punti azione, da spendere per posizionarsi dietro una copertura completa e per far fuoco da una migliore angolazione, aumentando così la percentuale del colpo sparato. C’è il fuoco di copertura, si possono lanciare bombe, ci sono oggetti curativi e ogni arma si comporta in modo unico, eppure tutti i vari ingredienti fanno parte della solita ricetta già vista in altri titoli del passato. Sotto il profilo estetico e tecnico Empire of Sin riesce a spaccare in due il nostro parere. Da una parte troviamo un’ambientazione eccellente, ottimamente caratterizzata e sicuramente iconica e affascinante, d’altra parte la Chicago degli anni 20 non è propriamente un’ambientazione abusata e banale.

Gli sviluppatori sono stati molto bravi a creare la giusta atmosfera e a far sentire il giocatore un vero protagonista delle lotte tra clan e famiglie per la conquista della città. Ottime le ambientazioni e la riproduzione di stili e clichè di quel periodo. Sotto il profilo tecnico invece la cosa si fa più drammatica: Empire of Sin è piagato dai bug, nei dialoghi si notano spesso i labiali fuori sincrono e alcune risposte completamente fuori contesto. Movimenti e compenetrazioni poligonali poi rovinano il senso di immersione generale. Per quanto riguarda la colonna sonora che ripropone temi musicali degli anni 20, tutto è realizzato bene. Il doppiaggio invece non è sempre perfetto e si sente che i personaggi italiani non sono doppiati da madrelingua, ma è comunque piacevole il tentativo fatto dal team di sviluppo e l’idea originale. Tirando le somme, Empire of Sin sia che lo si giochi su Pc, sia che lo si giochi su Xbox, PlayStation o Switch, è e resta un gioco piacevole e interessante. Un prodotto che cerca di coniugare vari generi e che comunque è in grado di tenere alto l’interesse per molte ore.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 7,5

Gameplay: 7,5

Audio: 7

VOTO FINALE: 7,5

Francesco Pellegrino Lise

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DBGA Kids, il corso per creare videogames per i giovanissimi

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Digital Bros Game Academy, l’accademia per diventare sviluppatori di videogiochi del Gruppo Digital Bros, apre le iscrizioni alla nuova edizione di DBGA KIDS: il corso per imparare a creare un videogioco dedicato ai giovanissimi.

Dopo il successo della prima edizione, che ha visto la partecipazione di 30 ragazzi che hanno realizzato il loro primo videogioco, l’Academy annuncia la partenza della seconda edizione di DBGA KIDS, che inizierà il 7 febbraio 2021. DBGA KIDS è un percorso di apprendimento che, attraverso la realizzazione di un videogioco, avvicina i ragazzi e le ragazze alle materie digitali, favorendo l’acquisizione di competenze di programmazione unite allo sviluppo delle abilità creative. Skill estremamente importanti che contribuiscono a sviluppare nei ragazzi una forma mentis che li aiuti a immaginare nuovi futuri possibili. Il corso DBGA KIDS è interamente online, con i docenti in live streaming tramite Zoom. Ha una durata di 14 ore totali, suddivise in 7 lezioni di 2 ore ciascuna a cadenza settimanale. Le lezioni si svolgono la domenica mattina dal 7 febbraio al 21 marzo 2021.

L’iscrizione al corso si effettua solo online, compilando il form cliccando qui. Il corso è riservato per massimo 30 partecipanti e ha un costo di € 250,00 +IVA. Digital Bros Game Academy ha previsto una promozione rivolta ai primi iscritti. Infatti, per chi effettuerà l’iscrizione entro il 5 gennaio la quota di partecipazione sarà di € 200,00 + IVA. Le iscrizioni al corso chiuderanno il 1° febbraio 2021. II partecipanti a DBGA KIDS impareranno tutte le fasi della creazione di un videogioco, dalla fase di ideazione e progettazione alla programmazione utilizzando Construct 3 come strumento principale. Saranno coinvolti in un processo logico-creativo in cui apprenderanno ad organizzare le loro idee, a risolvere problemi fino a raggiungere l’obiettivo finale: portare a termine un vero e proprio videogioco. Il tutto guidato in remoto dai docenti, in maniera stimolante e divertente.

I docenti Martina Raico, Game Designer e Dario Fantini, Game Developer e insegnante, entrambi ex-studenti di Digital Bros Game Academy e rispettivamente QA Tester e Game Programmer in RaceWard Studio, guideranno i ragazzi, tramite un approccio molto pratico, in tutte le fasi del percorso di apprendimento. I giovani partecipanti potranno interagire con loro in tempo reale. Apprenderanno le basi del Game Design e della programmazione e impareranno ad utilizzare Construct 3, un software di programmazione per lo sviluppo di giochi PC e mobile. L’interfaccia intuitiva e la sua immediatezza, rendono Construct 3 uno strumento adatto a chi muove i primi passi nel mondo dello sviluppo. Il calendario, il programma e tutte le altre informazioni relative al corso, sono consultabili sul sito ufficiale della DBGA consultabile cliccando qui.

F.P.L.

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Costume e Società

Puyo Puyo Tetris 2, il puzzle game classico guarda al futuro

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Puyo Puyo Tetris è riuscito ad ammaliare tutti gli appassionati, sia per via del suo spirito di conservazione e fascino, sia per via del suo continuo osare e rimescolare le carte in tavola di un genere che, a quanto pare, ha ancora molto da dire.

Con Puyo Puyo Tetris 2 ci troviamo sostanzialmente davanti ad un titolo che, da un lato ripropone tutte le idee migliori del capitolo precedente, e dall’altro ne amplifica l’esperienza con tutta una serie di elementi che inevitabilmente incuriosiscono.

Si tratta di un crossover che però mantiene anche fede alle radici da cui è tratto, mettendo a disposizione del giocatore, fin dalla primissima schermata, la possibilità di potersi immergere nei titoli che costruiscono questa miscela, in maniera separata. Puro Puyo Tetris 2, nel suo menù principale, si divide in: Avventura, Singolo, Multigiocatore, Opzioni e dati, Online e Lezioni. Quest’ultima possibilità si rivela estremamente fondamentale per tutti coloro che non hanno mai messo mano ad uno dei due titoli mescolati e proposti.

Si tratta di una sezione del gioco interamente dedicata all’insegnamento delle basi, ma anche delle fasi avanzate, non soltanto di Puyo Puyo e Tetris, ma anche delle varie modalità qui proposte, offrendo dunque un approccio pseudo-enciclopedico dettagliato e attento a spiegare ogni cosa per bene, avvalendosi di una semplicità diretta e ben snocciolata. Come dicevamo, la prima voce che risalta all’occhio è la modalità Avventura: dotata di un’innovata interfaccia che ricorda quella di un gioco da tavolo, il Sugoroku, e di una corposa quantità di personaggi, la storia non verrà certo ricordata per la componente narrativa. La vicenda, che coinvolge eroi vecchi e nuovi, tende infatti a stancare in fretta: i protagonisti alquanto stereotipati e il susseguirsi di lunghi dialoghi a schermata fissa non aiutano, d’altronde, a favorire il coinvolgimento dell’utente.

L’Avventura, tuttavia, funge da palestra perfetta per avvicinarsi ad entrambi gli stili di gioco presenti nell’opera e alle varie modalità vecchie e nuove contenute nel pacchetto. Nei circa 80 livelli, alcuni dei quali del tutto opzionali, è possibile mettersi alla prova in sfide di livello crescente, che aiutano ad impratichirsi e a sbloccare elementi extra di contorno, come scenari e musiche, ma anche personaggi e oggetti di fondamentale importanza. Sempre a proposito di apprendimento delle regole di base, è sicuramente interessante la presenza della “Difficoltà automatica”, un’opzione legata alla modalità Avventura che plasma l’abilità della CPU in base alla bravura di chi gioca.

In questo nuovo episodio è presente poi una sezione “Lezioni”, perfetta per chi vuole imparare, nonché arricchita con tutte le nozioni sulle modalità inedite e alcune voci extra che fungono da insegnamenti interattivi. La principale novità di Puyo Puyo Tetris 2 risiede però nell’introduzione di una particolare modalità chiamata Battaglia Tecnica che, in parole povere, consiste in una rivisitazione in chiave ruolistica dei due puzzle game. I partecipanti non devono limitarsi a giocare al puzzle game di riferimento selezionato, ma hanno l’obbligo di tenere costantemente sott’occhio un paio di parametri: i punti vita, il cui azzeramento decreta il game over, e i punti magia, grazie ai quali si possono attivare con la semplice pressione di un tasto tre diverse abilità. A stabilire quali sono le skill disponibili e l’ammontare degli attributi è la composizione del team: in un’apposita schermata si possono infatti passare diversi minuti a studiare la combinazione perfetta di personaggi e carte (l’equivalente degli accessori) per avere il giusto equilibrio tra attacco e difesa.

A garantire poi un incremento in termini di longevità è la progressione dei singoli personaggi, che al termine di ogni scontro guadagnano punti esperienza grazie ai quali salgono di livello e diventano sempre più forti. Questa modalità, indirizzata principalmente ad un target che non apprezza la staticità dei puzzle game come il primo Puyo Puyo Tetris, è sicuramente un’aggiunta gradita che, soprattutto ai livelli più alti, riesce a garantire ore di divertimento, aggiungendo un piacevole senso di progressione applicato sia alla componente offline che a quella online.

 Se da una parte la Battaglia Tecnica rappresenta un’assoluta novità di questo secondo capitolo, dall’altra i veterani di Puyo Puyo Tetris, i quali non aspettano altro che confrontarsi con altri giocatori per stabilire a suon di Tetramini o Slime chi sia il più abile, troveranno pane per i loro denti. Il comparto multigiocatore non coinvolge infatti la sola modalità Battaglia Tecnica ma anche tutte le altre già viste nel primo episodio, le quali possono essere affrontate non solo in partite amichevoli ma anche nel competitivo, ovvero la Lega Puzzle. Anche in Puyo Puyo Tetris 2 esiste infatti la possibilità di sfidare altri giocatori in quattro diverse categorie, ognuna con la propria graduatoria: Lega Puzzle (Tetris + Puyo Puyo), Lega Puyo Puyo, Lega Tetris e Lega Battaglia Tecnica, con quest’ultima che incarna l’unica novità per quello che riguarda il comparto competitivo del gioco.

Questa frammentazione delle modalità online non è solo positiva per chi ama la competizione, ma anche per chi è solo in cerca di un po’ di divertimento e vuole rilassarsi con un match amichevole. Oltre alla Lega Puzzle, che ha una maggiore attenzione per chi ama il PvP, il Sonic Team si è concentrato ancora una volta anche sugli amanti del PvE, che potranno godersi pienamente l’esperienza grazie alle modalità Sfida. Nell’apposito menu è presente Fever infinito, Puyo infinito, Puyo mini, Sprint, Maratona e Ultra. Si tratta in tutti e sei i casi di modalità che prevedono la partecipazione di un solo giocatore con l’obiettivo di raggiungere il punteggio massimo entro un tempo limite, oppure di proseguire all’infinito in uno dei due puzzle game. Completando una qualsiasi partita delle modalità Sfida con una connessione internet attiva, il punteggio verrà automaticamente caricato nelle classifiche online, così che anche i giocatori solitari possano provare a ottenere nuovi record con cui scalare le classifiche mondiali. Per quanto riguarda gli elementi di contorno, come la possibilità di modificare l’aspetto delle unità utilizzate in entrambi i puzzle game, il gioco propone una serie decisamente ridotta di “skin”. Alcuni aspetti alternativi sono disponibili sin da subito e altri sono invece acquistabili con i crediti nell’apposito negozio. Purtroppo, però, il negozio è identico a quello del primo Puyo Puyo Tetris e non c’è nulla di nuovo rispetto a quanto visto nella precedente incarnazione della serie. Gli oggetti disponibili non sono solo scarsi in termini numerici, ma sono anche estremamente semplici da ottenere. Basterà infatti qualche ora di gioco e una manciata di vittorie per entrare in possesso di qualsiasi aspetto alternativo di Puyo e Tetramini. Esistono poi dei voice pack e delle icone sempre disponibili all’acquisto ma che, per quanto numerosi, suscitano sicuramente meno interesse verso chi non è intenzionato a sbloccare ogni singolo oggetto.

Tirando le somme, possiamo dire che con Puyo Puyo Tetris 2 il Sonic Team ha deciso di non andare troppo oltre quello che ha decretato il successo del primo capitolo, ma di limitarsi a proporre un prodotto forse troppo simile al predecessore sia dal punto di vista dei contenuti che da quello puramente estetico. Le poche novità possono allettare prevalentemente quella fetta di pubblico competitiva, che grazie alla modalità Sfida e alla Lega Puzzle può finalmente battagliare in maniera impegnativa anche al di fuori del solo PvP. Chiunque sia intenzionato a giocare al titolo per puro diletto e abbia già spolpato a dovere il predecessore si ritroverà sì di fronte ad un ottimo gioco con tanti contenuti, sebbene tutti risultino fin troppo simili a quanto già visto in passato. Insomma, l’acquisto di questo titolo è consigliato prevalentemente sia per chiunque non abbia mai giocato al primo Puyo Puyo Tetris, sia per tutti coloro che vedono nella presenza delle classifiche online del PvE, nella nuova Avventura e nelle Battaglie Tecniche dei contenuti appetibili e stimolanti. Il titolo, lo ricordiamo è disponibile su Pc, su Switch e sulle console della famiglia Xbox e PlayStation di attuale e vecchia generazione.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 8

Gameplay: 9

Longevità: 7,5

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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