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INPS: 6 PENSIONI SU 10 SONO SOTTO I 750 EURO

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Tempo di lettura 3 minuti L’Inps inoltre puntualizza che sono escluse le pensioni pubbliche e quelle ex Enpals

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I dati forniti dall’inps non sono certo rassicuranti perché ci dicono che almeno 6 pensioni su 10 sono sotto i 750 euro. Ma andiamo per gradi. Alla data del 1 gennaio 2016, secondo i dati dell’Inps, le pensioni vigenti sono 18.136.850 di cui 14.299.048 di natura previdenziale, cioè prestazioni che hanno avuto origine dal versamento di contributi previdenziali (vecchiaia, invalidità e superstiti), durante l’attività lavorativa del pensionato; le rimanenti, costituite dalle prestazioni erogate dalla gestione degli invalidi civili (comprensive delle indennità di accompagno) e da quella delle pensioni e assegni sociali, sono di natura assistenziale, cioè prestazioni erogate per sostenere una situazione di invalidità congiunta o meno a situazione di reddito basso. L’importo complessivo annuo risulta pari a 196,8 miliardi, di cui 176,7 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali. Oltre la metà delle pensioni è in carico alle gestioni dei dipendenti privati delle quali quella di maggior rilievo (95,7%) è il Fondo pensioni lavoratori dipendenti che gestisce il 49,2% del complesso delle pensioni erogate e il 61,8% degli importi in pagamento. Le prestazioni di tipo previdenziale sono costituite per il 66,1% da pensioni della categoria vecchiaia di cui poco più della metà (55,4%) erogate a soggetti di sesso maschile, per il 7,4% da pensioni della categoria invalidità previdenziale di cui il 48,8% erogato a maschi e per il 26,5% da pensioni della categoria superstiti che presentano un tasso di mascolinità pari all’11,9%. Al crescere dell’età media al pensionamento si incrementa la percentuale delle pensioni nuove liquidate ai superstiti e di invalidità e diminuisce la porzione relativa alle pensioni di vecchiaia.

La percentuale di prestazioni assistenziali sul totale, ha una linea di tendenza crescente e la loro età media alla decorrenza, crescente fino al 2007 (70,1 anni), risulta in diminuzione dal 2008 attestandosi nel 2014 a 68,1 anni. Nel 2015, l’età media delle prestazioni assistenziali aumenta a 68,4 anni con inversione di tendenza; l’età media delle pensioni previdenziali presenta invece inversione di tendenza opposta diminuendo da 66,2 anni nel 2014 a 65,7 nel 2015. L’Italia settentrionale usufruisce del maggior numero di prestazioni pensionistiche in pagamento al 1 gennaio 2016; infatti il 48,1% delle pensioni viene percepito da soggetti residenti in questa zona, il 19,2% viene erogato al centro, mentre il 30,5% in Italia meridionale e isole; il restante 2,3% (416.369 pensioni) viene erogato a soggetti residenti all’estero. L’età media dei pensionati è 73,6 anni con una differenza tra i due generi di 4,5 anni (71 anni per gli uomini e 75,5 anni per le donne). Riguardo le pensioni della categoria Vecchiaia, si osserva che il 23% delle pensioni è erogato a persone di età compresa fra 65 e 69 anni; tale percentuale si alza fino al 24,1% per i pensionati di vecchiaia di sesso maschile. Ciò è giustificato dall’elevato numero di pensioni di anzianità liquidate negli anni passati. Il 49,9% dei titolari di sesso maschile delle pensioni di invalidità previdenziale hanno età compresa fra 50 e 69 anni, mentre le pensionate titolari della stessa categoria di pensione hanno per il 59,6% età superiore o uguale a 80 anni.

Il 63,4% delle pensioni ha un importo inferiore a 750 euro. Questa percentuale, che per le donne raggiunge il 77,1%, costituisce solo una misura indicativa della «povertà», per il fatto che molte pensionati sono titolari di più prestazioni pensionistiche o comunque di altri redditi. Delle 11.502.471 pensioni con importo inferiore a 750 euro, solo il 45,4% (5.216.940) beneficia di prestazioni legate a requisiti reddituali bassi, quali integrazione al minimo, maggiorazioni sociali, pensioni e assegni sociali e pensioni di invalidità civile. In questo caso il divario tra i due generi è accentuato; infatti per gli uomini la percentuale di prestazioni con importo inferiore a 750 euro scende al 45% e se si analizza la situazione della categoria vecchiaia si osserva che questa percentuale scende al 24%, e di queste solo il 24,2% è costituito da pensioni in possesso dei requisiti a sostegno del reddito. Sempre per i maschi, si osserva che oltre un terzo delle pensioni di vecchiaia è di importo compreso fra 1.500 e 3.000 euro

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Ambiente

Cambiamenti climatici, uragano nel mediterraneo: Anbi presenta il piano di interventi per il sud Italia

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“Necessaria una cultura della prevenzione civile”

“Il finora sconosciuto arrivo di un cosiddetto uragano mediterraneo sulle regioni meridionali dell’Italia, creando già drammatiche conseguenze in Sicilia e Calabria, evidenzia l’urgenza, dettata dalla crisi climatica, di una politica di prevenzione civile, che deve interessare la società nel suo complesso: dai corretti comportamenti individuali in caso di eventi meteo estremi a nuove tipologie costruttive, da una più equilibrata pianificazione urbanistica ad un grande piano di investimenti per la salvaguardia del territorio. Invece, non si riesce neppure ad approvare la legge contro lo sfrenato consumo di suolo, che aumenta esponenzialmente il rischio idrogeologico”: ad indicare l’urgenza di un’assunzione di responsabilità collettiva per contrastare l’incedere della crisi climatica è Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).

“Sono gli eventi a chiamarci a nuove responsabilità – sottolinea Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – I Consorzi di bonifica ed Irrigazione sono antenne sensibili alle trasformazioni del territorio e da questa capacità è nato il Piano di Efficientamento della Rete Idraulica del Paese, presentato nel 2019 e tassello di una politica di interventi per aumentare la capacità di resilienza delle comunità. Nel Sud Italia, in questi giorni in allarme idrogeologico, sono previsti 277 progetti definitivi, cioè ad avanzato iter procedurale: 222 interessano la manutenzione e l’adeguamento del reticolo idraulico, lungo oltre 80.000 chilometri, mentre 55 riguardano gli invasi, che sono determinanti per contenere le acque di pioggia, riducendo il rischio di allagamenti e creando, in una logica di multifunzionalità, riserve idriche per i periodi di siccità; in questo quadro è previsto l’aumento di capacità per 45 bacini in attività, grazie all’asporto di oltre 68 milioni di metri cubi di sedime depositato sui fondali. Oltre a ciò, si prevede l’attivazione di 6 serbatoi da anni non completati e la realizzazione di ulteriori 4 per una capacità complessiva di oltre 231 milioni di metri cubi. Il tutto, grazie ad un investimento di circa 1 miliardo e 900 milioni in grado di garantire quasi 9.500 posti di lavoro. Come sempre – conclude il DG di ANBI – mettiamo la nostra capacità progettuale a servizio dei soggetti decisori, invitando a fare presto per uscire dalla sterile logica della dichiarazione dello stato di calamità che molto preoccupa anche le giovani generazioni per il loro futuro.”

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Pensioni, Ottorino Ferilli: “Un tema per cui c’è bisogno di condivisione”

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Ottorino Ferilli, già Sindaco per due mandati a Fiano Romano, interviene su una tematica di queste ore attraverso la sua seguitissima pagina Facebook dove ormai sempre più frequentemente snocciola temi di interesse collettivo con un occhio di riguardo sempre aperto su giovani e donne.

“Gli interrogativi delle persone che per una vita hanno lavorato sono intensi e a tempo determinato. – Scrive Ottorino Ferilli sulla sua pagina Facebook – A dicembre – prosegue – andrà in scadenza “Quota 100” (la somma di 62 anni di età e 38 di contributi) con tre scalini per tornare poi alle regole in vigore fino al 2018, al decreto Fornero per intenderci. Il governo dovrà mettere a punto un nuovo piano previdenziale che preveda anche l’ipotesi di un’uscita anticipata dal lavoro che riguardi però, e lo spero vivamente, una forchetta più ampia di destinatari e che incida su quelle soluzioni aggiuntive che amplino misure a favore di chi è impegnato in mansioni faticose e l’uscita anticipata dalle aziende simultaneamente all’assunzoine dei giovani. “Quota 100” ha probabilmente avuto i suoi pro e contro ma in questa sede non voglio prendere alcuna parte se non fare una riflessione da condividere.
DOVREMMO PRETENDERE DI PIÙ come l’ampliamento della gamma dei lavori usuranti, predisporre un fondo per i pensionamenti nelle PMI e che l’ipotesi di aumentare gli anni di contributi sia ben regolamentata. E un’altra considerazione non è trascurabile: non tutti i lavori sono uguali e porre attenzione sul diverso impatto che hanno sulla salute e sull’equilibrio psicofisico delle persone è fondamentale. La riforma pensioni, inoltre, non potrà non tenere conto delle esigenze delle DONNE, dei RAGAZZI, dei SOGGETTI FRAGILI e soprattutto dovrà essere largamente trattata e condivisa con le Associazioni, con i sindacati e con tutte le parti sociali. Questi sono temi per cui è necessario farci assolutamente sentire.
Il LAVORO è un diritto costituzionalmente garantito e garantire una pensione equa e misure efficaci che promuovano una DIGNITOSA USCITA è fondamentale. LE ORE, LE GIORNATE… IL TEMPO DI TUTTE LE PERSONE È PREZIOSO!”

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Manovra di bilancio, sindacati convocati da Draghi per oggi pomeriggio

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Le prossime ore serviranno dunque a trovare, con la maggioranza e con le parti sociali, una difficile intesa sui tanti nodi ancora da sciogliere, a partire dal meccanismo per superare Quota 100

Mario Draghi chiama i sindacati sulla Manovra. Il presidente del Consiglio ha convocato i vertici di Cgil, Cisl e Uil per oggi pomeriggio, alle 18, a Palazzo Chigi. Sul tavolo ci sarà, appunto, la Legge di Bilancio.  Il tavolo con i sindacati, che hanno già bocciato la proposta del governo sulle pensioni, e una riunione della cabina di regia dovrebbero precedere l’approdo della manovra in Consiglio dei ministri. 

Ma resta alta la tensione nella maggioranza sul delicato tema delle pensioni: un fronte questo che sembra destinato a rimanere aperto perlomeno fino a giovedì quando dovrebbe essere convocato il Consiglio dei ministri per l’approvazione della legge di bilancio.  

Ieri Draghi ha ricevuto a Palazzo Chigi Matteo Salvini per parlare di fisco e pensioni. E’ stato un “lungo e positivo colloquio”, stando a quanto riferiscono dalla segreteria leghista. Il leader della Lega ha “illustrato le sue proposte per rilanciare il Paese e difendere lavoro e pensioni”, si sottolinea.   La Lega, in particolare, propone che venga istituito un fondo destinato alle aziende con meno di 15 dipendenti per aiutare i loro lavoratori ad andare in pensione dopo la fine di ‘quota 100′. E’ quanto ha detto Salvini a Draghi nell’incontro. Le prossime ore serviranno dunque a trovare, con la maggioranza e con le parti sociali, una difficile intesa sui tanti nodi ancora da sciogliere, a partire dal meccanismo per superare Quota 100.

Il governo ha fissato i suoi paletti con il Documento programmatico di bilancio (Dpb) inviato a Bruxelles: per ciascun capitolo della manovra sono state definite le grandi cifre e – il messaggio è chiaro – non si intende stravolgere quell’impianto. Ma la tensione in maggioranza si alza su come usare i fondi. Anche perché Enrico Letta dice no al sistema delle Quote che è invece fortemente voluto dalla Lega e chiede di intervenire con un meccanismo flessibile, in particolare per lavori gravosi e donne.     L’esecutivo ha respinto la proposta di Matteo Salvini di applicare Quota 102 per due anni, perché creerebbe uno scalone. Si starebbe lavorando su un meccanismo con età fissa di uscita a 64 anni fino al 2024 e contributi crescenti. L’idea potrebbe essere più gradita ai Dem ma non convincerebbe ancora i leghisti, che però dicono di voler trattare e lanciano le loro contro-proposte.    

Dunque giovedì è la data più plausibile, anche perché da venerdì il premier è impegnato nel G20.   Matteo Salvini, che con Silvio Berlusconi riunirà i ministri di Lega e Fi sulla manovra, si dice pronto a incontrare Draghi per affrontare i temi aperti. E un colloquio, secondo fonti parlamentari, potrebbe esserci anche con il leader M5s Giuseppe Conte, che preme per la proroga (ad oggi non prevista) del ‘suo’ cashback.  

Per tutto il weekend è andato avanti il lavoro dei tecnici, con contatti informali con i ‘luogotenenti’ dei partiti.   Ma il nodo resta quello delle risorse, perché per aumentare (si parla di circa un miliardo) i fondi della Manovra, bisogna trovarli o toglierli altrove. Ancora da definire è anche il capitolo del taglio delle tasse, tanto spinoso che la decisione potrebbe essere rinviata all’iter parlamentare della manovra: Draghi e Franco vorrebbero destinare gli 8 miliardi disponibili a tagliare il cuneo per i lavoratori, ma centrodestra e imprese insistono per cancellare o almeno ridurre l’Irap. Sul capitolo dei bonus si annuncia un’altra battaglia. Perché l’estensione al 2023 dell’incentivo al 110% non solo per i condomini ma anche per le villette, come chiedono tutti i partiti, avrebbe costi troppo elevati, secondo le stime del governo. Non è escluso che alla fine venga concessa una proroga di pochi mesi – da giugno a dicembre 2022 – anche per le abitazioni unifamiliari, ma le perplessità dell’esecutivo restano, visto che la misura nel lungo periodo è insostenibile e la ripresa dell’economia la rende meno essenziale a spingere il settore edile.

Il Pd, con il ministro Dario Franceschini, insiste anche per il bonus facciate, già bocciato in Consiglio dei ministri da Draghi, anche con una riduzione della percentuale dal 90% al 70%.

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