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Iron Harvest Complete Edition, la guerra con i Mech sbarca anche su console

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Iron Harvest Complete Edition, versione estesa e rifinita dell’RTS sviluppato dal team King Art Games e basato sulle avvincenti opere di Jakub Rozalsk, è finalmente arrivato anche su console. Il lancio avvenuto a un anno abbondante di distanza rispetto a quello su PC, dove Iron Harvest è disponibile dal settembre del 2020, permette finalmente anche ai possessori di Xbox e PlayStation di mettere le mani sopra questo videogame strategico dall’indiscusso fascino. Questa versione rifinita e aggiornata della produzione è dotata non solo di tutti i vari miglioramenti usciti dallo scorso settembre a oggi, ma anche di due sostanziosi contenuti aggiuntivi. Il primo prende il nome di Rusviet Revolution e racconta, attraverso quattro nuove mappe per giocatore singolo, le vicende di Rasputin all’interno del titolo di King Art Games, mentre il secondo, ossia Operation Eagle, è decisamente più sostanzioso ed espande di molto sia l’impianto narrativo che quello ludico del gioco grazie all’introduzione di una ulteriore fazione con cui giocare. Ma partiamo dall’inizio: La storia raccontata in questo videogame, è ambientata nel 1920 in un mondo dove la tecnologia ha fatto passi da gigante dal termine del conflitto andando a permettere la costruzione di gigantesche macchine da guerra chiamate Mech che permettono di affrontare la guerra in modi nuovi e diversi. La trama vede coinvolte tre nazioni fittizie ma palesemente ispirate a popoli realmente esistenti. La “Polania” viene invasa dai Rusviet, e successivamente entra in campo anche l’impero di Sassonia e la lontana Usonia. Le interazioni tra queste fazioni vengono raccontate nell’arco di campagne che raccontano una storia piuttosto interessante che coinvolge la ricerca di tecnologie segrete di Nikola Tesla e le azioni di un gruppo che vuole sovvertire la stabilità internazionale per il proprio guadagno personale. Non è nulla che non si sia già visto ma la chimica tra i vari personaggi e la recitazione aiutano ad appassionarsi a quanto sta avvenendo su schermo. Il comparto poi, almeno durante la nostra prova su Xbox Series X, è estremamente convincente: le unità sono ben animate e i mech riescono davvero a trasmettere quell’incertezza nel procedere di macchine da guerra di prima generazione miste alla potenza intrinseca tipica di una macchina da guerra che cammina su due piedi. La presenza di eroi, un gran numero di unità, e un interessante sistema di combinazione tra potenza di fuoco e tipi di corazza fa si che sebbene si tratti di uno strategico in tempo reale l’utilizzo di strategie anche piuttosto complesse sia necessario. I mech stessi sono unità molto potenti ma anche estremamente costose. Hanno il vantaggio sulla fanteria, ma sono caratterizzati dall’avere una corazzatura più debole sul retro e questo permette se si posizionano i propri soldati in modo intelligente, magari sfruttando anche coperture, di avere la meglio con la superiorità tattica se non quella di potenza di fuoco.

Come vi abbiamo già detto, in Iron Harvest sono presenti diverse fazioni con cui potersi divertire: Polania, Sassonia, Rusviet e Usonia. Scegliendo di prendere le parti della Polania ci si troverà con tutta una serie di unità dedite al combattimento a distanza e alle azioni di gioco veloci, dotate di scarsi punti vita ma dal recupero celere. Il tutto unito a degli edifici con un costo maggiormente ridotto rispetto alla concorrenza, che rendono la Polania la fazione perfetta per uno stile di gioco mordi e fuggi. La Sassonia è invece una civiltà diametralmente opposta, dai ritmi lenti e compassati ma dall’incredibile potenza di fuoco. Una macchina bellica che tarda a carburare, ma che una volta entrata a pieni giri è in grado di rivelarsi una spina nel fianco anche per il più navigato degli strateghi. I Rusviet danno invece il meglio di sé negli scontri ravvicinati e proponendosi come la fazione più adeguata a dare filo da torcere a nemici arroccati nelle proprie postazioni. Nella versione per console è presente anche Usonia, la fazione aggiunta più recentemente nella versione per Pc. Tale nazione (ovviamente ispirata agli Stati Uniti), essa esiste come una nazione indipendente, lontana dall’Europa dalla quale è divisa dall’oceano. Sebbene il loro sistema di governo non sia specificamente menzionato, probabilmente vivono sotto una repubblica costituzionale. Consiste di una porzione importante del continente nordamericano. Il loro simbolo è la testa di un’aquila circondata da stelle, che è ben visibile sul petto della loro uniforme militare. Alcune delle loro unità, tuttavia, sventolano bandiere di battaglia di una singola, grande stella bianca. Ciò che si sa delle loro tattiche o armi è che sembrano avere la capacità industriale e militare di eguagliare le potenze europee. Usonia possiede grandi dirigibiliarmati simili a mech che non esistono tra le fazioni attualmente rivelate di Europa. Le unità usoniane enfatizzano la potenza di fuoco a raffica pesante – con unità che possono scatenare devastanti raffiche iniziali di area di effetto. I loro bunker possono essere potenziati per far cadere la fanteria direttamente sul campo di battaglia, migliorando la loro enfasi sulle tattiche di reazione rapida. Nonostante questi vantaggi, le tattiche usoniane tendono a trascurare la resistenza; mancano di unità con il tipo di armatura pesante e la loro dipendenza dai danni da scoppio a volte può metterli in situazioni vulnerabili. Apparentemente consapevoli di questa debolezza, possono in qualche modo mitigare questo con una rapida riparazione sul campo in prima linea tramite le esotute Ward. Sebbene King Art Games si sia quindi limitata a queste sole fazioni per il proprio Iron Harvest, è innegabile come sia riuscita a inglobare in esse quattro differenti anime di gioco, andando così a comporre un piatto magari non troppo ricco sul piano contenutistico, ma sicuramente efficace e, alla fine dei conti, tutto sommato anche equilibrato. La peculiare scacchiera pianificata dallo studio tedesco è protagonista anche di ben tre differenti campagne, una per ognuna delle diverse fazioni in gioco. A rendere particolarmente intrigante tale componente narrativa, che si fregia di una sinossi discretamente interessante e di missioni sempre diverse e accattivanti, è poi il fatto che è dotata di tutta una serie di cutscene dedicate e non ricavate meramente dal motore di gioco. Le missioni della campagna sono ben strutturate, spesso accompagnate da un’analisi tattica della mappa di gioco e da obiettivi dinamici che si modificano andando avanti nel conflitto. Una missione che inizia semplicemente con la necessità di andare in un luogo, o avvertire qualcuno, può rapidamente trasformarsi in una battaglia epica per la difesa strenua di un obiettivo. Non mancano inoltre obiettivi secondari da raggiungere che possono offrire ricompense che aiutano a occuparsi della missione principale. In generale la struttura tecnica della campagna è assolutamente convincente. C’è da dire che le missioni però, come già accennato, sono piuttosto lunghe e articolate. Se si termina la campagna o si vuole fare pratica in scontri privi di trama si possono creare degli scontri online o contro i bot fino a sei giocatori scegliendo le fazioni coinvolte, il livello dell’intelligenza artificiale dei bot e alcuni parametri come darsi volontariamente degli handicap come un malus alla salute delle proprie unità. Abbiamo trovato questa modalità piuttosto divertente e un buon modo per acquisire familiarità coi meccanismi di gioco, quindi consiglio di farci un paio di partite anche se l’interesse è soprattutto per la campagna principale. Una terza modalità di gioco sono le “sfide”, che mettono il giocatore in situazioni obiettivamente difficili e danno un punteggio al termine a seconda di quanto bene si riesce a superare la missione. Anche in questo caso è possibile complicarsi la vita con l’aggiunta di malus e penalità assortite.

Iron Harvest nel suo gameplay e nelle meccaniche ricorda molto Company of Heroes, titolo che ogni appassionato del genere ha sicuramente ben chiaro. Le somiglianze sono evidenti sin dai primi minuti di gioco, un po’ per l’interfaccia e un po’ per lo stile di gioco, soprattutto per la meccanica della copertura; ovvero, muovere le unità vicino a dei ripari come muretti, recinzioni, oppure i classici sacchi di sabbia, conta come bonus alla difesa. La mappa di gioco è disseminata di punti di controllo che se conquistati garantiscono risorse, ferro oppure petrolio, necessarie alla costruzione del proprio esercito. Gli edifici per la produzione di truppe sono tre: Quartier generale (fanteria base), Caserma (fanteria specializzata), e Officina (Mech). Mentre nella campagna ci sarà un largo uso della fanteria, soprattutto nelle prime missioni in cui i Mech non sono ancora disponibili, per quanto riguarda il multiplayer tendenzialmente si passerà direttamente alla produzione di Mech nella maggior parte dei casi. La fanteria offre una meccanica interessante: ogni unità ha la possibilità di cambiare ruolo velocemente sul campo semplicemente raccogliendo i resti di un’altra unità diversa o raccogliendo equipaggiamento diverso da quello predefinito. Il livelllo di realismo però è molto alto e ovviamente quando si ha a che fare con i mech anche la fanteria equipaggiata con piccoli cannoni anti-macchine, in realtà viene spazzata via piuttosto velocemente se non si gioca d’astuzia. Per quanto riguarda la produzione dei robot, ci teniamo a sottolineare che in Iron Harvest non basta non basta creare Mech pesanti a ripetizione per poter vincere la battaglia, ma serve sempre il supporto di Mech medi e artiglieria, con genieri al seguito per le riparazioni. Bisogna insomma creare una forza di attacco mista per poter avere la meglio, e questo è senz’altro un pregio che va riconosciuto al titolo e che lo rende un RTS degno di nota. Dal punto di vista strettamente estetico, Iron Harvest è una gioia sia per gli occhi che per le orecchie. King Art Games è infatti saggiamente riuscita a trasportare nel titolo l’incredibile potenza visiva delle opere di Jakub Rozalsk, restituendoci delle ambientazioni vive e curate. A concorrere alla riuscita di tale scenario è poi un comparto audio decisamente all’altezza, sia per quanto riguarda la soundtrack che gli effetti sonori. Tirando le somme, il titolo del team King Art Games è un prodotto che, nonostante la sua natura per Pc, è assolutamente in grado di offrire tante ore di divertimento, ma soprattutto riesce a convinvere e ad appassionare sia gli amanti del genere che i neofiti.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro:9

Gameplay: 8,5

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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Le serie di videogiochi più longeve

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Il mondo del videogaming, seppure sicuramente ancora molto giovane nel panorama dei media di intrattenimento, può vantare alcune pietre miliari che, per diversi motivi, ne punteggiano la storia. Si tratta spesso di giochi che, per una qualche particolarità, hanno avuto un impatto talmente forte su un genere videoludico da decretarne una vera e propria rivoluzione; allo stesso tempo, si tratta di giochi che il più delle volte inaugurano una serie di capitoli in grado di rinnovare la loro portata innovativa, riscuotendo un successo costante nell’arco di numerosi anni e forgiando così generazioni di videogiocatori.

È sicuramente questo il caso di Age of Empires, lo strategico in tempo reale a tema storico per eccellenza. Il primo capitolo della fortunata serie ha esordito nel 1997, in un periodo nel quale il mercato del videogaming era dominato dal genere RTS. La visuale isometrica tipica del genere infatti consentiva di realizzare giochi relativamente poco esigenti da un punto di vista tecnico, ma comunque con una grafica eccezionale per l’epoca. Ciò che ha distinto Age of Empires dai suoi numerosi concorrenti è stata l’enfasi sul tema storico: ogni capitolo infatti si concentrava su civiltà e tecnologie circoscritte a un periodo temporale, approfondendolo con notizie storiche. La serie conta oggi di quattro capitoli, l’ultimo dei quali uscito pochissime settimane fa e in grado di riportare in auge il genere RTS, oggi ormai di nicchia.

Altro esempio viene da Call of Duty, uno dei nomi più importanti fra gli shooter in prima persona. Il primo capitolo, uscito nel 2003, ha rappresentato un modo nuovo di intendere il genere FPS, calandolo in un contesto storico che, in quel periodo, era tendenzialmente meno esplorato a vantaggio di setting più fantasiosi. I primi capitoli, in particolare, hanno potuto emergere fra molti esponenti dello stesso genere grazie alla particolare cura della grafica e al taglio cinematografico delle missioni, pensate per esaltare l’immersione del giocatore. Dal 2003 la serie è andata avanti con cadenza pressoché annuale esplorando numerose variazioni e su diversi sistemi di gioco: nonostante il focus storico sia mano a mano diminuito, privando la serie di uno dei suoi punti di eccellenza, ancora oggi rimane un nome di spicco del genere, con l’ultimo capitolo uscito nelle scorse settimane che conferma i pregi della serie.

Impossibile non citare poi Pokémon, che nella sua veste di videogioco ha contribuito a far conoscere a molti il gioco di ruolo giapponese, o JRPG, fuori dal paese di origine. Nati da un passatempo molto diffuso in Giappone, quello di collezionare insetti, i primi giochi della serie uscirono per Game Boy nel 1996. Rispetto ad altri giochi del genere il target era molto più giovane, portando il franchise a rappresentare il maggior successo di sempre. Larga parte del merito va riconosciuta alla costante capacità di evolversi della serie, che l’ha portata ad approdare su tutte le console di punta Nintendo. Una capacità visibile anche all’interno del gioco, dove l’evoluzione ha determinato l’abbandono di alcune particolarità: ricadono in questo campo luoghi come la sala slot machine dove, esattamente come nelle piattaforme online, era possibile vincere premi che in questo caso erano attinenti al gioco, o come la poco intuitiva distinzione tra i tipi di danno e i tipi di difesa, rivoluzionata nel 2006. Oggi la serie conta 21 titoli principali, comprensivi di remake e progetti paralleli, più un numero altissimo di spin off: negli scorsi giorni è uscita la coppia di giochi remake di Pokémon Diamante e Perla, mentre per l’anno prossimo è previsto un progetto che si pone come prequel di questi ultimi.

Infine, merita senz’altro menzione la serie che ha rivoluzionato il genere delle avventure dinamiche: Tomb Raider. Il primo capitolo, uscito nel 1996, ha introdotto uno dei personaggi più importanti e famosi del mondo dei videogiochi: Lara Croft. L’archeologa avventuriera è stata infatti la chiave del successo per il titolo esponente di un genere che, all’epoca, era molto limitato dai livelli dell’hardware: la protagonista ha fin da subito incontrato i favori del pubblico, abituato a figure maschili per caratteristiche simili e positivamente sorpreso dall’impersonare, in maniera per l’epoca molto originale, un’eroina. La serie conta oggi 12 capitoli: gli ultimi tre, che si pongono come reboot del personaggio, sono usciti nel 2013, 2015 e 2018, venendo accolti con molto entusiasmo dopo un periodo di pausa legato anche al cambio di sviluppatore.

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Grand Theft Auto: The Trilogy, scatta l’operazione nostalgia di Rockstar Games

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Grand Theft Auto: The Trilogy – The Definitive Edition è finalmente realtà. Una fra le saghe più amate dai gamers di tutto il mondo vede finalmente tre dei suoi capitoli più importanti arrivare in versione rimasterizzata. Ma andiamo con ordine: pochi prodotti hanno segnato il mercato videoludico come la serie di Grand Theft Auto, capace di riscrivere la grammatica degli open world con i capitoli usciti su PlayStation 2, vere e proprie pietre miliari dei videogiochi. Il loro successo ha scavalcato i semplici confini della console Sony, arrivando su PC con migliaia di mod e nella cultura pop, consacrando Rockstar come una delle più grandi software house di sempre. Il successo di GTA ha poi raggiunto l’apice con l’ultimo episodio uscito, quel GTA V che ancora vende milioni di copie e detiene il record di incassi, spalmato su due generazioni di console, con un’ulteriore edizione per PS5 e Series X in uscita il prossimo anno. Il 2021 è invece il momento di un ritorno storico, a lungo atteso da tantissimi fan, quello della Grand Theft Auto: The Trilogy – The Definitive Edition composta da GTA III, Vice City e San Andreas. I tre giochi fanno parte di un unico universo narrativo, a cavallo tra gli anni ottanta e duemila, dove spesso personaggi e fatti si incrociano brillantemente permettendo quindi solamente al giocatore che ha vissuto tutte e tre le storie di avere un quadro completo dei fatti. In ognuno dei titoli i giocatori prensono il conrollo di un personaggio diverso, ciascuno con un suo scopo da perseguire mentre si fa strada nel sottobosco criminale di Liberty City, Vice City e San Andreas, incontrando via via personaggi sempre più grotteschi e machiavellici. Ogni capitolo di GTA introduce novità nel gameplay e nella struttura, mostrando chiaramente e a distanza ravvicinata il percorso artistico che Rockstar Games ha plasmato per diventare la software house che è oggi. Ed è per questo motivo che tutti i gamers desideravano che questa Definitive Edition portasse con sé tutta l’eredità che questa trilogia ha rappresentato al massimo della sua espressione visiva ad un pubblico nuovo, o chi magari semplicemente è affamato di ri-giocare a un GTA diverso dalle ultime incarnazioni del brand. Quando il titolo venne annunciato al mondo, Rockstar Games aveva dichiarato che Grand Theft Auto: The Trilogy – The Definitive Edition avrebbe migliorato la resa grafica, con nuove texture in alta definizione, nuovi riflessi e un sistema d’illuminazione completamente rinnovato, effetti meteorologici rivisti, con miglioramenti alla vegetazione e ai vari biomi, aumentando infine la profondità visiva. La buona notizia è che effettivamente tutte queste novità ci sono, quella cattiva è che spesso non funzionano come dovrebbero. Ad esempio, la pioggia che si abbatte sulle strade di GTA III è molto bella da vedere, ma è talmente realistica con le sue nubi cupe e la fitta pioggia, da compromettere negativamente l’esperienza di gioco. La palette di colori scura con cui è modellata Liberty City rende la vista durante questi acquazzoni difficile, quasi impossibile di notte, mentre nella soleggiata Vice City, grazie ai suoi colori accesi, questo problema si presenta fortunatamente in maniera minore. Inoltre questo effetto meteorologico contrasta con la nuova resa del mare, portando a fastidiosi glitch grafici. Per quanto riguarda il lavoro svolto sui riflessi, il lavoro svolto è davvero impressionante, con i grattacieli delle metropoli che risplendono di vita nuova, regalando spesso e volentieri scorci davvero magnifici. Nuovi effetti grafici rendono la devastazione che il giocatore può scatenare molto più bella da vedere, con esplosioni e fiamme ricche di luce e dettagli. Per quanto riguarda la vegetazione, in tutti e tre i giochi è stato realizzato un lavoro di fino, dando ai prati e ai parchi un look inedito e a volte di grande pregio. L’aumento di dettaglio delle texture di tutte e tre le location, poi, ha fatto davvero bene a tutte e tre le produzioni, soprattutto Vice City e Las Venturas, le cui strade strabordano di neon colorati e insegne luminose, regalano un colpo d’occhio inedito per chi ha già esplorato queste città decenni fa. Peccato che nelle aree meno illuminate della mappa, gli ambienti risultino a volte piuttosto scuri, creando contrasti tra i vari quartieri di cui le città si compongono.


In generale, quindi, la resa grafica degli ambienti quindi è decisamente migliorata, anche se tra alti e bassi, il tutto però viene purtroppo penalizzato da un terribile effetto pop-up ereditato dalle versioni originali dei titoli che ormai si portano diversi anni sulle spalle. Vedere veicoli materializzarsi lungo la strada, ad una distanza di appena 10-15 metri, non è quello che ci si aspetterebbe da un remaster di questa portata. Lo stesso accade con cartelloni e molti altri elementi dello scenario, portando i giocatori in più di un’occasione a scontrarsi con muri invisibili prima di veder apparire l’oggetto di turno davanti ai propri occhi. Vent’anni fa era l’unico modo per far girare questi giochi sull’hardware dell’epoca, ma osservare tutto questo al giorno d’oggi, non può che lasciare l’amaro in bocca. Anche le texture e i modelli poligonali dei grattacieli in lontananza soffrono del medesimo problema, risultando visibili ad una definizione talmente bassa da far sorridere. Sempre sul versante grafico, i modelli poligonali dei personaggi e la struttura della mappa di San Andreas purtroppo non fa gridare al miracolo. Quando la trilogia è stata annunciata, fu reso noto l’intento di mantenere quel look cartoon che caratterizza tutti e tre i giochi. Il problema è che la migliore definizione dei personaggi ha portato a risultati grotteschi e spesso ridicoli. Su GTA III i personaggi sono veramente spogli, con animazioni facciali datate che li fanno sembrare dei buffi personaggi di pezza. Sarebbe bastato sistemare e aggiornare almeno i volti dei personaggi maggiori, per donare alle cut-scene una piacevolezza inedita. I personaggi di GTA San Andreas invece, che erano più definiti anche nella versione 2004, risultano semplicemente ridicoli a causa dei miglioramenti grafici, con strani glitch nelle animazioni e riflessi innaturali sulla pelle. Le mani del protagonista CJ, inoltre, per qualche motivo, sono sproporzionate rispetto al corpo. Discorso diverso per il capitolo centrale di questa trilogia, dove i personaggi di GTA Vice City, essendo un’evoluzione di quelli di GTA III senza arrivare ai dettagli presenti in San Andreas, risultano essere quelli più naturali e meglio riusciti con tutte le migliorie grafiche applicate. Terminiamo l’analisi grafica parlando della mappa di San Andreas, che nonostante abbia giovato indubbiamente dei miglioramenti, presenta un problema alquanto insolito. Nella versione originale del 2004 il mondo di gioco era avvolto da una specie di nebbia, utilizzata per motivi tecnici al fine di celare elementi dello scenario troppo lontani, evitando di stressare troppo gli hardware dell’epoca. La nebbia inoltre donava un senso di scoperta ed esplorazione. In questa remaster della nebbia non c’è traccia, rendendo di fatto tutta la mappa visibile da ogni punto, specialmente quando ci si trova nelle zone più elevate. Questo purtroppo è un problema in quanto comporta la terribile scoperta che la mappa di GTA San Andreas non era stata pensata e progettata all’epoca per essere vista per intero. Proprio per tale ragione la visione del mondo di gioco risulta poco appagante nei confronti di un level design pensato per ingannare il giocatore sulla struttura e ampiezza della zona di gioco. Fortunatamente quanto vi abbiamo raccontato non compromette in alcun modo il gameplay, ma appena si avrà l’opportunità di sorvolare la mappa con un aeroplano, l’illusione di trovarsi a vivere l’avventura in un immensa area degli Stati Uniti verrà rimpiazzata dalla consapevolezza di trovarsi di fronte a una mappa davvero bruttina da vedere.

Per quello che concerne il sistema di controllo, che stando alle dichiarazioni effettuate in sede di annuncio avrebbe dovuto introdurre diverse soluzioni prese da GTA V, la resa finale non rispecchia quanto detto. Il layout dei comandi è lo stesso del capitolo più recente della saga, sia per la guida dei veicoli che per il controllo del personaggio, con l’introduzione della ruota di selezione per l’armamentario oltre che delle stazioni radio. Inoltre sono stati aggiunti due sistemi di puntamento che si affiancano a quello classico, come la mira assistita e quella manuale. Le novità del sistema di controllo però terminano qui, quindi se si sperava di poter prendere il controllo dei personaggi della GTA Trilogy alla stessa maniera di GTA V, magari sfruttando le coperture e altre soluzioni più moderne, si rimarrà delusi. A far storcere ancora di più la bocca c’è poi il fatto che in GTA III e GTA Vice City il nuovo sistema di mira funziona molto male. Il motivo risiede in una bassa precisione delle armi e un hitbox disastroso, che rendono le sparatorie piuttosto macchinose. Il nostro consiglio è quello di usare la mira assistita o classica, ignorando del tutto quella manuale. C’è un altro problema, però, che risiede nel sistema di mira delle varie armi. Con le armi leggere ci si può tranquillamente muovere mentre si fa fuoco, mentre con quelle più pesanti come fucili a pompa e Mitra d’assalto, si rimane inchiodati a terra, impossibilitati quindi a muoversi durante la fase di mira. Da sottolineare inoltre che su GTA III non ci si può nemmeno chinare o abbassare in alcun modo. Il discorso cambia di molto con San Andreas, che già nella versione originale aveva introdotto una mira e un hitbox più curato, con la possibilità di chinarsi e muoversi senza problemi. Funzionano e risultano delle gradite aggiunte le novità introdotte per migliorare l’esperienza globale di gioco. La mini-mappa ora segna con il GPS la strada migliore per raggiungere la destinazione, utile specialmente in aree più grandi come quella di San Andreas, con la possibilità di aggiungere punti di navigazione personalizzati. Sono stati poi introdotti il riavvio immediato di una missione fallita, e i checkpoint lungo le missioni di GTA San Andreas, rendendo l’esperienza di gioco molto più piacevole. Concludiamo segnalando l’aggiunta di una tabella sfide che sblocca riconoscimenti nel Social Club di Rockstar. Per quanto riguarda il comparto tecnico, il titolo gira a 1080p sulle console old gen ed a 4k sulle nuove console di fascia alta. Detto ciò, possiamo dire che questa Grand Theft Auto: The Trilogy – The Definitive Edition, nonostante i suoi troppi limiti è sempre piacevole da giocare. Di sicuro non è la Remaster che speravamo di avere tra le mani, ma nonostante ciò si tratta comunque di classici immortali che sanno ancora divertire e talvolta persino stupire. Se non li avete mai giocati, il nostro consiglio è di aspettare qualche aggiornamento correttivo combinato con un calo di prezzo; i nostalgici, troveranno invece la conferma delle ottime qualità dei tre titoli. Al di là di questioni tecniche, frame-rate e glitch grafici, questa Grand Theft Auto: The Trilogy – The Definitive Edition sa ancora divertire ed emozionare, sintomo questo che quando un titolo è un grande titolo, esso è destinato a rimanere comunque nella storia.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 7
Sonoro: 7
Gameplay: 7
Longevità: 9

VOTO FINALE: 7,5

Francesco Pellegrino Lise

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Il Black Friday arriva sul Microsoft Store: sconti fino al 50% su Xbox, Surface e Office

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In occasione del Black Friday, il Microsoft Store annuncia una serie di offerte imperdibili per gli amanti dello shopping, della tecnologia e per tutti coloro che non vogliono farsi trovare impreparati con i regali di Natale! Da oggi e fino al 28 novembre, saranno disponibili sul Microsoft Store sconti fino al 50% sui prodotti Xbox, Surface e per la prima volta anche su Office. Per chi ha intenzione di sostituire il proprio PC approfittando dei ribassi del Black Friday, lo store di Microsoft propone una serie di offerte adatte davvero a tutti. Per chi è orientato a un prodotto versatile e potente ed è alla ricerca di un 2-in-1 adatto a ogni esigenza, con un’autonomia che consente di utilizzare il dispositivo per l’intera giornata lavorativa, il Microsoft Store propone l’offerta Black Friday Surface Pro 7+, con uno sconto del 29%. L’offerta comprende Surface Pro 7+ con configurazione Intel Core i5 da 128GB e sconti sulla Type Cover nera. Fino a 500€ di sconto sulla gamma Surface Pro 7, incluse le configurazioni Intel Core i7, in offerta a partire da soli 669€ invece di 919€. Disponibile nei colori platino o nero, Surface Pro 7 è il dispositivo ultraleggero dotato di un processore Intel Core di serie laptop, una batteria di lunga durata e webcam HD. Per distinguersi nelle videocall, Surface Laptop 4 è l’alleato perfetto grazie alla videocamera in HD e microfoni Studio ed è in promozione a partire da soli 799€ invece di 959€. Nell’offerta sono incluse le configurazioni Intel Core i7 da 13.5 o 15 pollici, nei colori platino o nero. Surface Laptop 4 offre l’equilibrio perfetto tra velocità, design elegante, sound avvolgente e un’autonomia implementata. Per svolgere agilmente le attività quotidiane, Surface Go 2 è in offerta a partire da soli 299€ invece di 469€, con sconti fino al 37% sull’intera gamma. Surface Go 2 offre una perfetta portabilità, con touchscreen da 10,5 pollici, una risoluzione superiore e una batteria espressamente progettata per seguire le giornate di tutta la famiglia. Fino al 27% di sconto su Surface Laptop Go, il modello più leggero della famiglia Surface, con un rapporto qualità prezzo eccezionale. Il design elegante e la batteria a lunga durata lo rendono ideale per lo studio, ma anche per la vita di tutti i giorni. Il Surface più potente di sempre, Surface Book 3, è in offerta in occasione del Black Friday, con ribassi fino a 690€ sulle configurazioni Intel Core i7. Surface Book 3 unisce velocità, grafica e gioco immersivo alla versatilità di un laptop, di un tablet e di uno studio portatile. Disponibile nelle versioni da 13,5″ o 15″, entrambe dotate di touchscreen ad alta risoluzione. Ma non finisce qui, il Microsoft Store propone ulteriori offerte dedicate ai possessori di un computer: fino al 30% di sconto sugli accessori per PC, quali mouse, tastiere, audio e number pad. Per la prima volta, il Microsoft Store include offerte anche per Office, con ben 50€ di sconto sul pacchetto Office Home & Student 2021. Tutti i dettagli sono disponibili alla pagina dedicata. E, per gli amanti del gaming, di seguito ulteriori offerte firmate Xbox: nuovo pacchetto Xbox Series S Fortnite & Rocket League: nuovo pacchetto Xbox Series S con i giochi digitali Fortnite e Rocket League. Fino al 50% di sconto sui Giochi Digitali Xbox, tra cui Far Cry 6, Forza Horizon 4 e Black 4 Blood. I primi 3 mesi di Game Pass per PC a solo 1€, per divertirsi con gli amici giocando con oltre 100 giochi per PC di alta qualità, come i nuovissimi Forza Horizon 5 e Age of Empires 4. Fino al 70% di sconto su una selezione di Accessori Xbox. Infine, il Microsoft Store offre 90 giorni di assistenza tecnica gratuita su Surface, consegne incluse e resi gratuiti fino al 31 gennaio 2022 su tutti i prodotti. Ma non è tutto: tramite il programma Microsoft Rewards è possibile raccogliere punti da utilizzare per ricevere fantastici premi.

F.P.L.

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