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Cronaca

ISABELLA NOVENTA: FREDDY SORGATO E LA MALA DEL BRENTA

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La nascita della società coincide con i problemi giudiziari di Manuela Cacco e il suo ex marito

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di Angelo Barraco
 
Padova – Proseguono senza sosta le ricerche del corpo di Isabella Noventa, uccisa la sera del 15 gennaio scorso. Ma alle ricerche del corpo, al momento senza alcun esito positivo, vi è un’indagine parallela sul patrimonio di Freddy Sorgato, attività investigative in mano alla Guardia di Finanza . Il legale della famiglia Noventa, l’Avvocato Gian Mario Balduin, sta svolgendo anche le sue indagini personali, precisamente sul patrimonio di Freddy Sorgato e su un possibile collegamento con la Mala del Brenta. Ma come nasce il collegamento Sorgato-Mala del Brenta? Le accurate indagini svolte dal legale della famiglia Noventa hanno come fulcro la società Maison Srl, il cui unico socio è Freddy Sorgato. La società è nata nel 2005, ha sede a Padova in via industria e ha dichiarato un capitale che ammonta a 119 mila euro. La nascita della società coincide con i problemi giudiziari di Manuela Cacco e il suo ex marito. Ma cosa c’entra la Mala del Brenta in tutto ciò? La Cacco era stata condannata a 2 anni di reclusione per rapine a diversi orafi. Questo elemento sarebbe il punto di congiunzione tra la società di Freddy Sorgato (Maison Srl), del marito di Manuela ( appartenente alla Mala del Brenta). Le indagini del legale stanno cercando di appurare che i soldi della società fossero di proprietà della Cacco e dell’ex marito. L’Avvocato ha dichiarato al Mattino di Padova: “Secondo alcuni documenti da noi analizzati Sorgato risulta proprietario di diversi immobili tra Padova e Noventa che tiene sfitti e che occupa nel momento più propizio, quando cioè servono a persone per così dire “importanti” e ha aggiunto “Ci sarebbe un giro di denaro che da più parti entrerebbe direttamente alla Maison Srl, ma di fatto Freddy non sarebbe che un custode di tali capitali”. Quindi Freddy Sorgato sarebbe il tramite. Ha precisato inoltre che: “Siamo ormai convinti che l’omicidio di Isabella non possa essere ricondotto a un mero motivo passionale fatto di gelosie e odi. Per questo stiamo verificando alcune circostanze economiche legate a traffici di Freddy che Isabella potrebbe aver scoperto”.
 
Gli inquirenti punteranno la loro attenzione su 8 cellulari e 5 computer, Chiavette USB e SD Card, il tutto sequestrato a Freddy Sorgato, Debora Sorgato e Manuela Cacco. La tecnologia potrebbe molte risposte agli inquirenti poiché proprio da quei cellulari o da quei computer potrebbe essere stato pianificato il delitto di Isabella. Un altro mistero riguarda la telefonata giunta alla trasmissione “Chi l’ha visto?”, e mai trasmessa, in cui un uomo del Centro Sud ha riferito che la donna si era allontanata in seguito ad una grossa vincita. La vincita in questione, afferma il telefonista, sarebbe stata riscossa dall’Avvocato N.G. che però ha smentito categoricamente tutto. La procura sembra essere intenta nell’assegnare una perizia fonetica e chiarire l’identità del telefonista. Chi ha chiamato la trasmissione? Chi aveva interesse nel depistare? E’ opera di un mitomane o c’è dell’altro? 
 
Il 25 febbraio, ricerche sono ripartite dal punto esatto in cui Freddy ha riferito agli inquirenti di aver gettato il corpo di Isabella, ma l’esito è stato negativo. Successivamente le ricerche si sono concentrate, con l’ausilio dei cani molecolari, nei terreni situati di fronte casa di Freddy, in Via Sabbioni. La terra è mossa in quelle zone, in seguito ai lavori ma al momento non vi è alcuna traccia di Isabella Noventa. Gli inquirenti hanno setacciato anche la villa di Freddy Sorgato, hanno perlustrato il casolare che allo stato attuale viene utilizzato per gli attrezzi, hanno perlustrato anche il giardino ma nessuna traccia è stata trovata. Si era scavato ieri, ma senza alcun esito. Sono state compiute perquisizioni anche presso la tabaccheria di Manuela Cacco ma senza alcun esito. Le ricerche vengono compiute anche con il georadar. Dove è stato nascosto il corpo di Isabella Noventa? 
 
Intanto le indagini proseguono senza sosta e nel pomeriggio di oggi, 25 febbraio, doveva essere sentito dagli inquirenti il compagno di Debora Sorgato, per dare agli  la sua versione dei fatti, ma il suo colloqui con slitta alla settimana prossima. Il fidanzato di Debora, un maresciallo, era stato interrogato la notte degli arresti ma dovrà fornire nuovamente la sua versione. L’uomo risulta estraneo ai fatti. Le indagini proseguono senza sosta anche sulle finanze di Freddy Sorgato ed è emerso che lui, oltre ad essere proprietario della villa ormai nota, e della società Maison Srl, risulta proprietario della casa in cui vive la sorella con il figlio. Ma non è tutto, poiché sembra che ci sia molto di più. Freddy Sorgato ricordiamo che prendeva uno stipendio di circa 1.600 euro con il lavoro di camionista, in più faceva il lavoro di massaggiatore. Dagli accertamenti è emerso che risulta proprietario di cinque abitazioni, compresa la casa di Debora Sorgato. Emerge inoltre che in seguito alle denunce presentate da Isabella non fu mai aperta un’inchiesta, anche se fu interrogata Manuela Cacco. Nella giornata di Venerdì 27 febbraio, il pm affiderà una consulenza tecnica all’esperto informatico per esaminare tutto il materiale informatico posto sotto sequestro ai tre indagati. 
 
La notte del delitto: è saltato fuori un filmato che mettere in discussione quanto dichiarato da Freddy Sorgato nel corso dell’udienza di convalida del fermo avvenuta il 18 febbraio. In quella circostanza ha reso dichiarazioni spontanee sostenendo di essere l’unico responsabile della scomparsa di Isabella Noventa, togliendo dalla scena la sorella Debora e l’amica Manuela Cacco, ma il video della sera del 15 gennaio immortala un’Audi bianca, di proprietà di Freddy Sorgato, seguita da una Golf Bianca, appartenente a Debora Sorgato. Le auto vengono riprese a Piazzale Stanga e successivamente in Via Giotto. Tale dato oggettivo renderebbe inverosimile quanto dichiarato da Sorgato. 
 
Ma Freddy Sorgato non parla con gli inquirenti, malgrado abbia fornito una parziale confessione dinnanzi al gip, adesso ha scelto la strada del silenzio e si è avvalso della facoltà di non rispondere. Non parlano nemmeno Debora Sorgato e Manuela Cacco. I legali degli indagati depositeranno il ricorso al Riesame per alleggerire le misure cautelari. L’avvocato della famiglia Noventa ritiene che l’omicidio sia avvenuto per motivi economici e dice: “Una persona molto ben informata, di cui non posso rivelare il nome, mi ha detto che Freddy in passato ha più volte trasportato con il suo camion refurtiva”. Il legale richiederà presto il sequestro dei beni di Sorgato, per congelare il suo patrimonio, un’istanza che verrà depositata a breve e che potrebbe portare ad una svolta alle indagini. 
 
E’ stata avviata un’indagine dalla Procura di Padova, sul patrimonio di Freddy Sorgato, su quello della sorella Debora Sorgato e dell’amica/tabaccaia Manuela Cacco. L’indagine servirà per individuare i flussi di denaro dei soggetti e capire da dove arrivano i soldi. Gli inquirenti puntano i riflettori su Freddy, dal momento in cui è stato arrestato si parla di un suo arricchimento dovuto ad un’eredità ricevuta dal padre. Ma questa circostanza è dubbiosa, probabilmente inesistente poiché la famiglia di Sorgato vive in modo modesto. La madre fa la colf, la sorella lavora in un’impresa di pulizie. Se avessero ricevuto un’eredità il loro stile di vita sarebbe cambiato, ma sembra che l’unico che ha cambiato il suo stile di vita sia Freddy, Audi A6, proprietario della Maison Srl, società di cinque immobili con capitale dichiarato pari a 119 mila euro. L’uomo lavora come autotrasportatore, ma fa anche massaggi. Tali attività posso fare guadagnare così tanto? Ricordiamo che Freddy ha regalato una tabaccheria a Manuela. Sono in corso accertamenti per individuare i movimenti bancari dei tre soggetti.
 
 Nell’arco temporale in cui la donna intrattiene una relazione con Freddy Sorgato, inizia a ricevere offese, minacce, insulti di ogni genere. La donna denuncia tutto alle forze dell’ordine, accumulando un totale di sei denunce, ma alla fine non si arriva all’individuazione del soggetto che esercita pressioni coercitive su Isabella. La prima denuncia risale al 14 novembre del 2013, segue poi un’altra il 30 novembre 2013, il 9 gennaio 2014, 21 giugno 2014, 2 settembre 2014 e 24 settembre 2014. L’arco temporale è breve. Isabelle in quel periodo riceve lettere, chiamate in cui le danno della poco di buono. La donna che scrive le lettere parla dell’amore che prova per Freddy e consigliava in modo minaccioso ad Isabella di stare distante da lui. Nel corso di una chiamata, la donna che inveisce contro Isabella chiama con un numero visibile e rintracciabile, Isabella annota i numeri e li consegna agli inquirenti. Vengono convocate immediatamente Manuela Cacco, la donna ha confermato in quella circostanza che l’utenza era sua ma che in quel momento specifico l’utenza non era più a sua disposizione poiché aveva subito il furto della sim. Venne convocata anche Elena Balan, anche lei ha negato ogni coinvolgimento nella vicenda, sottolineando inoltre che qualcuno sicuramente ha mandando sms dopo averle sottratto il telefono. Entrambe le donne frequentavano il Relax Club con Freddy Sorgato. Gli accertamenti svolti all’epoca non portarono a nulla di concreto. Sono stati posti i sigilli nella villa di Freddy dalla Questura e saranno svolti gli accertamenti necessari per cercare maggiori risposte ad un delitto che è ancora pieno di punto oscuri. 
 
Ma come si è arrivati all’arresto di Freddy Sorgato, di Debora Sorgato e Manuela Cacco? A condurre gli inquirenti in direzione dei tre soggetti c’è stato un sms inviato da Manuela Cacco a Freddy Sorgato il 30 gennaio alle ore 18:58. In questo sms c’era scritto “Asaaas”. Se con la modalità T9 del cellulare si scrive questa parola, il correttore del cellulare da la seguente parola “Assassino”, “Assassini”. In seguito al seguente sms inviato la donna ha inviato a Sorgato altri sms privi di senso compiuto, presumibilmente inviati per mascherare il precedente. La sera in cui è stata fermata, gli inquirenti le hanno contestato l’sms, ma la donna ha riferito: “Non blocco la tastiera, è partito”. Prima dell’sms “Asaaas” c’era stata una lite telefonica tra Manuela e Freddy e la donna aveva inviato il seguente sms: “E visto che sono un’amica, mi posso permettere di dirti che sei uno stronzo arrogante. Non esisti solo te. Vola basso caro che a volte volare alto”. Si apprende inoltre che fino alla notte del 16 gennaio non vi è alcun contatto tra i tre soggetti, il passaggio di Manuela in piazza Insurrezione avviene la notte della scomparsa di Isabella.  Manuela Cacco interloquisce con la sim del padre, anche se in data 15 gennaio –nel pomeriggio-  risulta un chiamata tra lei e Freddy, ma senza risposta. Quella sera Isabella doveva andare a cena con Freddy. Dopo mezzanotte iniziano le chiamate tra i soggetti sopracitati; alle 00.55.49 del 16 gennaio parte una chiamata dal cellulare di Debora Sorgato al cellulare di Manuela Cacco , ma senza risposta. Questo ultimo contatto avviene poco prima che venissero fotografate rispettivamente l’Audi di Freddy con Manuela vestita da Isabella e a seguito la Golf di Debora. Le auto sono state fotografate una dietro l’altra in piazzale Stanga. Nel procedimento si legge: “precede di pochi secondi la partenza della “carovana” costituita dalle due auto (l’Audi di Freddy con a bordo Manuela “vestita” da Isabella e la Golf di Debora) fotografate, una dietro l’altra, in piazzale Stanga”.
 
Proseguono le ricerche del corpo di Isabella Noventa, scomparsa da Padova la sera del 15 gennaio e uccisa da Freddy Sorgato, suo ex compagno e amico. Le ricerche degli investigatori ricominciano dagli argini del Brenta, sono tante le squadre ad operare per la ricerca del corpo. L’area su cui concentrano le ricerche gli inquirenti riguarda circa un tratto del fiume Brenta lungo un km, sono all’opera i sommozzatori che stanno analizzando il tratto alla ricerca del corpo. La zona in questione è stata indicata ieri da Freddy. Alle ricerche partecipa anche il fratello di Isabella, Paolo Noventa. Sarebbe stata rinvenuta anche una borsa su quei luoghi, ma non apparterrebbe ad Isabella. 
 
Era stata effettuata la prima battuta di ricerca in seguito alle dichiarazioni spontanee rese da Sorgato davanti al Gip. L’uomo è stato condotto intorno alle 15.30  nei luoghi che aveva indicato, è rimasto lì soltanto un’ora però. Le ricerche si sono incentrate nelle zone  del Brenta e del canale Piovego, poiché aveva riferito di aver gettato il corpo vicino casa sua, nel fiume Piovego. Sono terminate alle ore 20.00. Freddy è stato condotto sui luoghi in manette e con i poliziotti, l’uomo ha indicato l’argine del Brenta, luogo situato vicino al ponte di Noventa, precisamente in Via Argine destro Brenta. Il luogo in questione dista appena cinque minuti a casa sua. Si apprende inoltre che Sorgato possiede un magazzino vicino al luogo in cui ha riferito di aver gettato il corpo di Isabella. Le ricerche degli inquirenti si sono concentrate anche lì, ma con esito negativo. Per stabilire come sono andate realmente le cose è indispensabile eseguire l’autopsia e per gli inquirenti è fondamentale trovare il cadavere per chiarire i dubbi che aleggiano attorno a quella notte. Ma cosa dice Freddy ai Magistrati? “E’ successa una cosa inaudita, Ho fatto tutto da solo, l’ho soffocata durante un gioco erotico, una pratica che facevamo come coppia nei rapporti sessuali” e poi riferisce di averla gettata nel fiume. Freddy Sorgato, Debora Sorgato e Manuela Cacco restano in carcere, a disporre il provvedimento restrittivo è stato il Gip di Padova che ha convalidato i provvedimenti sulla base di gravi indizi di colpevolezza, ha respinto quindi la richiesta ai domiciliari che aveva avanzato la difesa. Il Gip scrive: “Sotto l’aspetto del movente e dell’esatta compartecipazione, la vicenda deve essere ancora approfondita” i tre “hanno dato prova di manipolazione, spregiudicatezza, omertà e falsità… Se lasciati liberi, potrebbero cercare di inquinare le indagini”. In merito alle misure cautelari scrive: “Il pericolo di fuga è concreto in particolare per Freddy Sorgato, persona benestante e priva di legami familiari. Elevata è la pericolosità sociale dei tre indagati che hanno pianficato, organizzato e posto in essere un omicidio a seguito del quale non hanno palesato nessun pentimento, ravvedimento, cedimento se non di fronte a schiaccianti indizi”. 
 
Le dichiarazioni di Freddy. Il 18 febbraio  si è svolta l’udienza di convalida e Freddy Sorgato, ex fidanzato della donna, ha reso dichiarazioni spontanee: “La morte di Isabella Noventa è stato un tragico incidente”. Per quanto riguarda la morte parla di un tragico incidente, sembrerebbe durante un rapporto, ma ha escluso la responsabilità di terze persone. Il suo legale ha riferito: “Ha parlato di un tragico incidente avvenuto a casa sua che ne ha provocato la morte e ha ricostruito gli ultimi momenti  di quella serata e di aver agito da solo”. La difesa di Freddy aveva chiesto inizialmente gli arresti domiciliari sia per Freddy che per Debora, ma sono stati negati. La sorella di Freddy Sorgato, Debora, si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Il suo avvocato ha riferito: “ha reso una telegrafica dichiarazione dicendo che non c'entra nulla con la morte di Isabella Noventa”. Per quanto riguarda l’amica di Isabella, la tabaccaia Manuela Cacco e la vicenda del giubbotto. Il legale ha precisato che Manuela ha raccontato la sua verità: “"La dichiarazione di Manuela è stata lunga. Ha raccontato che quella sera era andata a casa di Freddy perchè dovevano andare a ballare e non ha trovato nulla di strano. Non ha incontrato la sorella di Freddy, né ha notato nulla di strano. Lei era innamorata di Freddy”. La donna avrebbe raggiunto Freddy a casa poco prima dell’una e lui avrebbe chiesto a lei: “Mettiti questo giubbotto, devo coprire qualcosa che ho fatto”, ma non avrebbe spiegato il perché e soprattutto cosa stava coprendo, rimanendo sul vago. Ma per quale motivo è stata uccisa Isabella? Gelosia? E’ davvero credibile la tesi del gioco erotico finito male? Qual è la verità sulla morte di Isabella Noventa?

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Euro2020, al via il monitoraggio sulla pubblicità del gioco online

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Con l’avvio di Uefa Euro 2020, in cui l’Italia dei record ben si sta dimenando, si sono avviati anche i monitoraggi in tema betting. Non solo la regolarità delle partite sotto monitoraggio, ma anche le relative scommesse e pubblicità ruotanti attorno al gioco online. Al punto che l’EGBA, l’European Gaming and Betting Association, organo numero uno del gioco online europeo, si è espressa a rappresentanza dei maggiori operatori di giochi e scommesse online sul territorio europeo.

Come riferito dai gambling analyst di Bonus Mania, i vertici EGBA hanno manifestato il loro impegno in prima linea per operare una pubblicità responsabile. In pieno rispetto del codice di condotta online.

Il codice stesso verrà monitorato, nel corso dell’Europeo, da un organismo indipendente. Il monitoraggio sarà condotto dall’EGBA stessa. Affiancata dalla Nielsen, società che si occupa di analisi, deputata al controllo del materiale pubblicitario dei membri EGBA su tutti i media di informazione digitale e non in ben quattro paesi dell’UE: sono Grecia, Romania, Svezia e Irlanda. L’EGBA riceverà un’analisi con tutti i risultati del monitoraggio, cosa che permetterà all’EASA di avanzare raccomandazioni specifiche.

Il segretario dell’EGBA, Maarten Haijer, ha sottolineato ancora una volta l’impegno dei membri dell’organo per una pubblicità responsabile, in maggiore misura nel corso di eventi importanti.

Il codice di condotta sulla pubblicità responsabile è pensato in questo caso. “Il monitoraggio del codice da parte di terzi sosterrà la conformità e la fiducia stessa nel codice” – ha dichiarato in un recente comunicato. Tema scottante, quello pubblicitario, nel settore del gioco. Le responsabilità da assumersi sono troppe. Le autorità del gioco in Europa, dal loro punto di vista, dovranno riconoscere gli sforzi di EGBA per migliorare gli standard pubblicitari responsabili.

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Smantellato cartello della droga: arrestate 15 persone tra Roma, Milano e Viterbo

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ROMA – Dalle prime luci dell’alba, nelle province di Roma, Milano e Viterbo, i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma unitamente ai Comandi Arma territorialmente competenti, hanno eseguito l’ordinanza di applicazione di misura cautelare in carcere emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Roma, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 15 persone, ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti con l’aggravante della transnazionalità, cessione e detenzione ai fini di spaccio.

Il provvedimento restrittivo si basa sulle risultanze acquisite dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di “Via in Selci” nell’ambito dell’indagine convenzionalmente denominata “SANTIAGO”, condotta mediante complesse attività tecniche e di riscontro sul campo negli anni 2018 e 2019.

Le indagini prendono il via da una nota informativa delle Direzione Centrale dei Servizi Antidroga relativa all’arresto, operato in Cile dalla locale polizia, nei confronti di una donna poco più che ventenne del posto, la quale era stata bloccata mentre stava trasportando circa 10 kg di sostanza del tipo cocaina che, da accertamenti esperiti, sarebbe dovuta giungere a Roma mediante l’utilizzo del vettore aereo.

Dai successivi approfondimenti investigativi eseguiti dai Carabinieri è stato individuato il destinatario del carico di narcotico, identificato in un soggetto di nazionalità cilena dimorante nella Capitale, considerato uno dei referenti del sodalizio criminale attivo nello specifico settore.

Le complesse investigazioni hanno consentito, dunque, di delineare l’esistenza di una strutturata associazione operante tra più Stati e composta principalmente da soggetti sudamericani che, da quanto ricostruito, gestivano i contatti con fornitori esteri del Perù attraverso utenze telefoniche intestate a soggetti fittizi, ovvero intrattenevano rapporti con acquirenti in territorio italiano, ai quali facevano pervenire le partite di droga ordinate tramite l’uso di corrieri.

I soggetti incaricati del delicato e rischioso compito del trasporto del narcotico, perlopiù di sesso femminile, occultavano la sostanza in bottiglie di bevande e di prodotti fito-terapici, oppure all’interno di ovuli ingeriti prima di salire a bordo di aerei di linea delle tratte Santiago del Cile – Lima – Roma.

Tra i destinatari delle partite di stupefacente importate dal gruppo di sudamericani, emerge anche la figura di un italiano residente in provincia di Crotone, il quale nel mese di marzo dell’anno 2019, avrebbe dovuto ricevere a domicilio il campione di una fornitura di stupefacente al fine di testarne le qualità.

Uno dei promotori dell’attività di narcotraffico si identifica in YBANEZ NINAMANGO classe 1995, il quale si occupava di reperire lo stupefacente in Perù per poi affidarlo, per il trasporto, a soggetti reperiti in Sudamerica che giungevano nella Capitale.

Nell’ambito delle investigazioni è stato accertato il pieno coinvolgimento di diverse donne sudamericane, le quali collaboravano con i vertici dell’organizzazione criminale nelle seguenti attività:

  • preparazione della documentazione amministrativa di soggiorno o per motivi di turismo, necessaria ai corrieri per entrare in Italia e superare i controlli alla frontiera;
  • individuazione nella città di Roma delle strutture ricettive presso le quali accogliere i corrieri per consentirgli l’espulsione degli ovuli di stupefacenti;
  • vendita al dettaglio delle partite di cocaina che giungevano in territorio nazionale;
  • custodia del denaro provento dell’attività illecita che, in parte, inviavano nel loro paese di origine attraverso operazioni di money transfer.

Le cessioni al dettaglio, da parte di alcuni sodali, venivano effettuate nei quartieri “Alessandrino” e “Centocelle” di Roma e si svolgevano mediante conferma telefonica, durante le cui conversazioni si utilizzavano espressioni criptiche (la sostanza, ad esempio, veniva indicata con la parola “panino”).

Le prolungate e meticolose attività di riscontro dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma hanno consentito di:

  • arrestare in flagranza di reato 11 persone per spaccio e detenzione di sostanze stupefacenti;
  • sequestrare complessivamente kg. 12,600 di sostanza del tipo cocaina.

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DDL Zan, il Vaticano avverte: “l’Italia viola il Concordato”

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Il Vaticano si schiera contro il ddl Zan. E lo fa nel modo più clamoroso. Ovvero attraverso una nota ufficiale della Segreteria di Stato in cui sostiene che la proposta contro l’omotransfobia che si trova all’esame in commissione Giustizia al Senato violerebbe in alcuni contenuti l’accordo di revisione del Concordato tra Stato e Chiesa. E si tratta di un atto senza precedenti perché mai, finora, il Vaticano era intervenuto per contestare una legge ancora da approvare esercitando le facoltà previste dai Patti Lateranensi.

A comunicare la nota all’ambasciata italiana presso la Santa Sede è stato Paul Richard Gallagher, segretario per i rapporti con gli Stati della Segreteria, di fatto il “ministro degli esteri” di Papa Francesco. Tecnicamente si tratta di una “nota verbale”, ovvero di una comunicazione formale non firmata. E nel testo si sostiene che «Alcuni contenuti attuali della proposta legislativa in esame presso il Senato riducono la libertà garantita alla Chiesa Cattolica dall’articolo 2, commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato».

Si tratta dei commi che si trovano nell’Accordo di Villa Madama del 1984, firmato da Bettino Craxi e dal cardinale Agostino Casaroli. E che assicurano alla Chiesa «libertà di organizzazione, di pubblico esercizio di culto, di esercizio del magistero e del ministero episcopale» ( comma 1). Mentre garantiscono «ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione» (comma 2).

Secondo il Vaticano il Ddl Zan viola la libertà di organizzazione perché non esenta le scuole private dall’organizzare attività in occasione della Giornata nazionale contro l’omofobia, che viene istituita con la legge. E, più in generale, minerebbe la libertà di pensiero dei cattolici. La nota è stata consegnata al gabinetto del ministro degli Esteri Luigi Di Maio lo scorso 17 giugno. Ma, secondo il quotidiano, non è stata ancora portata all’attenzione del presidente del Consiglio Mario Draghi e del Parlamento.

In teoria, le regole prevedono che di fronte a una presunta violazione del Concordato e a un problema che riguarda la sua corretta applicazione si attivi la “commissione paritetica” – disciplinata dall’articolo 14 – che è deputata a ricercare un’”amichevole soluzione”. Ma la Conferenza Episcopale Italiana si era già fatta sentire contro la legge. Una volta nel giugno 2020, quando aveva sostenuto che «Esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio». E la seconda volta con una nota del presidente Gualtieri Bassetti: « Una legge che intende combattere la discriminazione non può e non deve perseguire l’obiettivo con l’intolleranza».

Approvato dalla Camera il 4 novembre 2020, il disegno di legge Zan contro l’omotransfobia si intitola «Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità». Prende il nome da relatore, il Dem Alessandro Zan. Il testo prevede la reclusione fino a 18 mesi o una multa fino a 6.000 euro nei confronti di chi commette o istiga ad atti di discriminazione. E prevede anche il carcere da 6 mesi a 4 anni nei confronti di chi istiga o commette violenza, o per chi partecipa a organizzazioni che incitano a discriminazione o violenza.

Il testo, che si compone di 10 articoli, prevede l’estensione dei cosiddetti reati d’odio per discriminazione razziale, etnica o religiosa a chi compia discriminazioni verso omosessuali, donne, disabili. E porta quattro modifiche nella normativa già esistente: la prima (articoli 2 e 3) riguarda l’aggiunta dei reati di discriminazione basati «sul sesso, genere, orientamento sessuale o identità di genere o disabilità» all’articolo 604-bis e 604-ter del codice penale. La seconda (articolo 6) tocca l’articolo 90-quater del codice di procedura penale: viene definita la «condizione di particolare vulnerabilità della persona offesa» (ora c’è solo la specifica relativa all’odio razziale). La terza (articolo 8) riguarda il dl 215/2003 sulla parità del trattamento degli individui indipendentemente dal colore o dalla provenienza etnica. La quarta (articolo 5) riguarda la legge Mancino.

Gaylib: “Intervento vaticano in punta di politica più che di diritto. Il premier Mario Draghi tuteli la laicità delle nostre istituzioni”            

Priori e Maggioni: “Tutto è modificabile. Anche il Concordato. È scritto nella nostra Costituzione”

“In una fase di dibattito parlamentare tutto è modificabile. Tanto il ddl Zan quanto, come dice la Costituzione all’articolo 7, il Concordato tra Italia e Vaticano. Ci auguriamo che in primis la nostra diplomazia, quindi il presidente del Consiglio Draghi rifiutino questi metodi surrettizi che la gerarchia vaticana sta utilizzando per entrare nel dibattito politico, sociale e culturale italiano, riportando la dialettica sul ddl Zan al campo che le compete: il Parlamento sovrano e laico della nostra nazionale”.
Così in una nota il segretario nazionale di GayLib, Daniele Priori interviene sull’impugnazione del ddl Zan da parte dello Stato Vaticano.

“È vero – aggiunge il presidente di GayLib, Luca Maggioni – siamo in un regime concordatario, tuttavia di fronte a un intervento tanto massiccio e a favore di media, che sembra più in punta di politica che in punta di diritto da parte della gerarchia vaticana, sarebbe opportuno anzitutto che, addirittura al di là e prima di entrare nel merito della questione, si torni a ribadire la piena laicità dello Stato italiano e delle sue istituzioni”. “Come associazione per la tutela dei diritti delle persone lgbt- conclude la nota di GayLib – continueremo la nostra battaglia culturale, sociale e politica contro ogni forma di discriminazione omotransfobica a ogni livello, necessaria anche nelle scuole di ogni ordine e grado, tenendo soprattutto conto del fatto che le notizie di aggressioni e fatti di bullismo a sfondo palesemente omofobico continuano a susseguirsi quotidianamente in tutta la penisola, coinvolgendo purtroppo nel ruolo di vittime e aggressori anche giovanissimi, poco più che bambini, si veda il recente fatto del 12enne bullizzato a Roma da suoi coetanei con gravi offese a sfondo omofobico o il grave
pestaggio avvenuta a Torre Annunziata, di cui si ha notizia in queste ore, ai danni di un ragazzo
gay aggredito da un branco di sette persone”. “Ci piacerebbe – conclude la nota di GayLib – che la Chiesa esprimesse maggiore pietà e accoglienza per queste vittime, evitando ingerenze a gamba tesa nel dibattito democratico e nel percorso parlamentare delle proposte di legge italiane”.

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