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Cronaca

ISABELLA NOVENTA: RIPRENDONO LE RICERCHE DEL CORPO

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L’area su cui concentrano le ricerche gli inquirenti riguarda circa un tratto del fiume Brenta lungo un km

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di Angelo Barraco

Padova – Proseguono le ricerche del corpo di Isabella Noventa, scomparsa da Padova la sera del 15 gennaio e uccisa da Freddy Sorgato, suo ex compagno e amico. Le ricerche degli investigatori ricominciano dagli argini del Brenta, sono tante le squadre ad operare per la ricerca del corpo. L’area su cui concentrano le ricerche gli inquirenti riguarda circa un tratto del fiume Brenta lungo un km, sono all’opera i sommozzatori che stanno analizzando il tratto alla ricerca del corpo. La zona in questione è stata indicata ieri da Freddy. Alle ricerche partecipa anche il fratello di Isabella, Paolo Noventa. Sarebbe stata rinvenuta anche una borsa su quei luoghi, ma non apparterrebbe ad Isabella. 
 
 Nella giornata di ieri era stata effettuata la prima battuta di ricerca in seguito alle dichiarazioni spontanee rese da Sorgato davanti al Gip. L’uomo è stato condotto intorno alle 15.30  nei luoghi che aveva indicato, è rimasto lì soltanto un’ora però. Le ricerche si sono incentrate nelle zone  del Brenta e del canale Piovego, poiché aveva riferito di aver gettato il corpo vicino casa sua, nel fiume Piovego. Sono terminate alle ore 20.00. Freddy è stato condotto sui luoghi in manette e con i poliziotti, l’uomo ha indicato l’argine del Brenta, luogo situato vicino al ponte di Noventa, precisamente in Via Argine destro Brenta. Il luogo in questione dista appena cinque minuti a casa sua. Si apprende inoltre che Sorgato possiede un magazzino vicino al luogo in cui ha riferito di aver gettato il corpo di Isabella. Le ricerche degli inquirenti si sono concentrate anche lì, ma con esito negativo. Per stabilire come sono andate realmente le cose è indispensabile eseguire l’autopsia e per gli inquirenti è fondamentale trovare il cadavere per chiarire i dubbi che aleggiano attorno a quella notte. Ma cosa dice Freddy ai Magistrati? “E’ successa una cosa inaudita, Ho fatto tutto da solo, l’ho soffocata durante un gioco erotico, una pratica che facevamo come coppia nei rapporti sessuali” e poi riferisce di averla gettata nel fiume. Freddy Sorgato, Debora Sorgato e Manuela Cacco restano in carcere, a disporre il provvedimento restrittivo è stato il Gip di Padova che ha convalidato i provvedimenti sulla base di gravi indizi di colpevolezza, ha respinto quindi la richiesta ai domiciliari che aveva avanzato la difesa. Il Gip scrive: “Sotto l’aspetto del movente e dell’esatta compartecipazione, la vicenda deve essere ancora approfondita” i tre “hanno dato prova di manipolazione, spregiudicatezza, omertà e falsità… Se lasciati liberi, potrebbero cercare di inquinare le indagini”. In merito alle misure cautelari scrive: “Il pericolo di fuga è concreto in particolare per Freddy Sorgato, persona benestante e priva di legami familiari. Elevata è la pericolosità sociale dei tre indagati che hanno pianficato, organizzato e posto in essere un omicidio a seguito del quale non hanno palesato nessun pentimento, ravvedimento, cedimento se non di fronte a schiaccianti indizi”. 
 
Le dichiarazioni di Freddy. Il 18 febbraio  si è svolta l’udienza di convalida e Freddy Sorgato, ex fidanzato della donna, ha reso dichiarazioni spontanee: “La morte di Isabella Noventa è stato un tragico incidente”. Per quanto riguarda la morte parla di un tragico incidente, sembrerebbe durante un rapporto, ma ha escluso la responsabilità di terze persone. Il suo legale ha riferito: “Ha parlato di un tragico incidente avvenuto a casa sua che ne ha provocato la morte e ha ricostruito gli ultimi momenti  di quella serata e di aver agito da solo”. La difesa di Freddy aveva chiesto inizialmente gli arresti domiciliari sia per Freddy che per Debora, ma sono stati negati. La sorella di Freddy Sorgato, Debora, si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Il suo avvocato ha riferito: “ha reso una telegrafica dichiarazione dicendo che non c'entra nulla con la morte di Isabella Noventa”. Per quanto riguarda l’amica di Isabella, la tabaccaia Manuela Cacco e la vicenda del giubbotto. Il legale ha precisato che Manuela ha raccontato la sua verità: “"La dichiarazione di Manuela è stata lunga. Ha raccontato che quella sera era andata a casa di Freddy perchè dovevano andare a ballare e non ha trovato nulla di strano. Non ha incontrato la sorella di Freddy, né ha notato nulla di strano. Lei era innamorata di Freddy”. La donna avrebbe raggiunto Freddy a casa poco prima dell’una e lui avrebbe chiesto a lei: “Mettiti questo giubbotto, devo coprire qualcosa che ho fatto”, ma non avrebbe spiegato il perché e soprattutto cosa stava coprendo, rimanendo sul vago. Ma per quale motivo è stata uccisa Isabella? Gelosia? E’ davvero credibile la tesi del gioco erotico finito male? Qual è la verità sulla morte di Isabella Noventa? 

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Borgorose, arriva il metano: 40 chilometri di nuove condotte

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BORGOROSE (RI) – Il metano è finalmente una realtà anche per i cittadini e per la zona industriale di Borgorose. Il 17 giugno il Comune e Italgas inaugurano, infatti, la rete di distribuzione cittadina del gas
naturale con la tradizionale cerimonia di accensione della fiaccola.

L’impianto ha richiesto la posa da parte di Italgas di 40 chilometri di nuove condotte che serviranno a collegare alla rete – proveniente dalla zona industriale – il nucleo abitato e le famiglie di Borgorose che saranno così stabilmente approvvigionate del gas naturale, fonte energetica sicura, economica e sostenibile.

Borgorose va così ad aggiungersi a tutte le località che, negli ultimi mesi, hanno potuto contare sui benefici del metano e sulle possibilità di sviluppo ad esso connesso.

Le famiglie e le aziende interessate ad allacciarsi alla rete, sono invitate a sottoscrivere l’apposita richiesta quanto prima. In seguito alla richiesta di allaccio alla rete gas e alla regolare stipula del contratto di fornitura con una società di vendita, Italgas provvederà all’installazione di misuratori intelligenti di ultima generazione (smart meters) in grado di consentire, tra le altre funzioni, la lettura in tempo reale dei consumi. Un vantaggio per il cliente finale, che vedrà la sua bolletta sempre più aderente ai consumi reali, e un importante beneficio anche per l’ambiente in virtù dei minori spostamenti necessari per svolgere la tradizionale attività di rilevazione manuale.

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Successo, auto e belle donne: Fabrizio Gatta dalla tv passa al sacerdozio

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Dalla tv alla vita religiosa: Fabrizio Gatta ha scelto la strada del sacerdozio. Il giornalista e conduttore di Linea Blu, Unomattina Weekend e Linea Verde, romano di nascita, aveva detto addio al piccolo schermo nel 2013. Nel 2019 si è laureato in Teologia ed è oggi diacono nella città di Sanremo. Il prossimo 7 dicembre, nella città ligure, diventerà ufficialmente prete a 57 anni.

La decisione di lasciare la Tv risale al 2013, al culmine di quasi 20 anni di carriera televisiva. Gatta aveva esordito su Rai1 nel 1996 con il Concerto dell’Epifania, che poi condusse per otto edizioni consecutive.

“Avevo successo, belle auto, belle donne, non mi mancava nulla — spiegava Gatta proprio nel 2013 alla rivista Credere. — Vivevo un po’ quel senso di onnipotenza che ti dà la notorietà. Ma qualcosa in realtà mancava”.

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Strage di Ardea: consulenza psichiatrica al Nuovo Ospedale dei Castelli per il killer

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Emergono nuovi dettagli della strage avvenuta a Marina di Ardea, vicino a Roma, quando un uomo armato e psicolabile, Andrea Pignani, ha ucciso a sangue freddo due bambini e un anziano, togliendosi poi la vita.

Andrea Pignani fu sottoposto a “consulenza psichiatrica” per uno “stato di agitazione psicomotoria” l’11 maggio scorso presso il Pronto Soccorso del Nuovo Ospedale dei Castelli di Ariccia (RM). E’ quanto è emerso dagli accertamenti dei carabinieri e della Procura di Velletri.

In ospedale Pignani fu accompagnato “volontariamente” da un’ambulanza dopo una lite con la madre. Pignani non era comunque in cura “per patologie di carattere psichiatrico”.

Pignani era uscito di casa intorno alle 11 con felpa, zainetto e guanti e avrebbe percorso con la pistola in pugno alcune strade del comprensorio di Colle Romito, ad Ardea. Poi ha puntato la pistola contro le prime persone che ha incontrato, i due bambini e l’anziano. E’ quanto accertato finora dagli investigatori che stanno ricostruendo i terribili attimi della strage di Ardea. Le prime persone che l’uomo ha incontrato sono stati dunque i fratellini Fusinato a cui, secondo quanto si è appreso, avrebbe sparato un colpo ognuno. Poi è passato in bicicletta Salvatore Ranieri a cui avrebbe sparato due colpi. A quel punto è tornato a casa dove, sembrerebbe dopo aver fatto uscire la madre, si è barricato. Dalle indagini dei carabinieri non risulterebbero altre persone scampate agli spari né liti o dissidi con le famiglie delle vittime.

“Cinque minuti prima della sparatoria una pattuglia dei carabinieri di Marina di Ardea era andata a controllare che il mio assistito Domenico Fusinato stesse in casa a rispettare l’ordinanza di custodia ai domiciliari”. Rivela l’avvocato Diamante Ceci, legale dei genitori dei piccoli David e Daniel uccisi ieri ad Ardea. Quella stessa pattuglia, secondo quanto riferito, una manciata di minuti dopo è intervenuta dopo l’allarme lanciato e il triplice omicidio.

“Non la trovavamo”. Si sarebbero giustificati così i familiari di Andrea Pignani, l’ingegnere informatico che ieri ad Ardea ha ucciso due fratellini e un anziano, per non aver denunciato la pistola in casa alla morte del padre dell’omicida. A quanto ricostruito dagli investigatori, l’arma era regolarmente detenuta dal padre di Pignani, morto diversi mesi fa. L’uomo fino al 1986 era stato una guardia giurata poi aveva continuato a detenere regolarmente la pistola. La famiglia si era trasferita nel comprensorio di Colle Romito nel 2019. 

“Non ho firmato alcun Tso per il soggetto in questione. In quattro anni ne ho disposto solo uno e non è nei confronti di questa persona. Ho saputo che è stato in cura ma senza il coinvolgimento di questa amministrazione”. Lo spiega il sindaco di Ardea, Mario Savarese, sulle notizie di un presunto Tso, (il trattamento sanitario obbligatorio), cui era stato sottoposto in passato Andrea Pignani, l’omicida di Colle Romito.

LA STRAGE. Daniel e David avevano 5 e 10 anni e stavano giocando di mattina in un parco davanti a casa quando gli hanno sparato a bruciapelo e li hanno uccisi senza un motivo apparente. L’uomo che li ha colpiti ha poi tolto la vita anche a un pensionato di 74 anni che passava di lì in bici. Infine si è chiuso in casa e si è suicidato con la stessa pistola prima dell’irruzione dei carabinieri.

Una strage feroce e insensata si è abbattuta in una domenica di mare su un comprensorio residenziale, Colle Romito, ad Ardea, quaranta chilometri a sud di Roma. L’assassino aveva 35 anni, si chiamava Andrea Pignani, viveva con la madre in una villetta acquistata nel 2019, a poche decine di metri dal campetto del triplice omicidio. Laureato in ingegneria informatica, disoccupato, un anno fa, a maggio, era stato sottoposto a Trattamento sanitario obbligatorio (Tso) per aver aggredito la madre, ma non risulta che fosse attualmente in cura per problemi mentali. Secondo i carabinieri non usciva di casa praticamente da un anno. I vicini, altri abitanti del comprensorio, raccontano di quella pistola che tirava fuori per minacciare ogni volta che c’era una discussione, qualcosa che lo infastidiva, che fosse la potatura degli alberi o qualche rumore intorno a casa sua. Ma nessuno aveva sporto denuncia, secondo i carabinieri. Stamani verso le 11, a quanto ricostruito finora, Pignani è uscito e sulla sua strada ha incontrato Daniel e David che giocavano tranquilli. Gli ha sparato al collo e al petto e, racconta la nonna, “sono morti tenendo la mano del padre”, Domenico Fusinato, ai domiciliari in un’altra villetta di Colle Romito per reati di droga, ma subito accorso appena sentiti gli spari. Nel frattempo Pignani aveva colpito e ucciso con un proiettile alla testa anche Salvatore Ranieri, 74 anni, che passava in bicicletta e non conosceva né il suo assassino né i fratellini. Una quarta vittima, un uomo che stava andando a buttare la spazzatura, sarebbe sfuggita alla morte solo perché troppo distante per la gittata della pistola. Pignani è quindi rientrato in casa, si è chiuso dentro e per ore non ha risposto ai negoziatori arrivati sul posto per convincerlo ad arrendersi. Quando a metà pomeriggio un commando del Gis carabinieri è entrato nella villetta l’uomo si era già ucciso con la stessa pistola. La fine di una giornata di sangue non mette la parola fine sulla strage. Secondo il presidente di Colle Romito, Romano Catini, la presenza di una pistola – che era del padre del 35enne, una guardia giurata morta un anno fa – era stata più volte segnalata dai vicini spaventati. Ma agli inquirenti non risultano denunce. Si cerca un movente, ma non ci sarebbero stati contrasti tra Pignani e il padre dei bambini, quest’ultimo comparso nel 2018 in un’operazione dei carabinieri a Ostia contro gli scissionisti del clan Triassi, ritenuto avversario degli Spada. Difficile pensare a una vendetta spietata. Le indagini comunque proseguono per accertare l’esatta dinamica. Rimane il ricordo delle vittime. Di due bambini. racconta la nonna, “educati e rispettosi. Daniel, il più grande, aveva solo 9 e 10 in pagella”. E del 74enne Ranieri, in vacanza con la moglie a Colle Romito, dove aveva una seconda casa. Il sindaco di Ardea, Mario Savarese, racconta di un luogo tranquillo in cui nei decenni scorsi venivano a villeggiare anche personaggi politici noti. Alcuni abitanti di lungo corso raccontano invece di personaggi poco raccomandabili, alcuni dei quali ai domiciliari come il padre dei bimbi uccisi. Ma il vero movente di un massacro a freddo come questo sarà difficile da trovare, visto che l’autore si è poi suicidato.

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