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Cronaca

ISERNIA, CARABINIERI IN AZIONE: DENUNCE E SEQUESTRI SUL TERRITORIO PROVINCIALE

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Ad Isernia sono stati istituiti anche numerosi posti di blocco ed eseguiti accertamenti su una decina di pregiudicati attualmente sottoposti a misure cautelari o di prevenzione

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Redazione

Isernia – Nel corso di una operazione predisposta dal Comando Provinciale Carabinieri di Isernia, finalizzata a contrastare fenomeni di criminalità e di illegalità, è stato recuperato un ingente quantitativo di refurtiva ed eseguite alcune denunce e sequestri.

A Venafro, i militari della locale Stazione e del Nucleo Operativo e Radiomobile, in poche ore hanno recuperato circa milletrecento metri di cavi di rame, che costituivano la linea di illuminazione del traforo ubicato sulla tratta ferroviaria che congiunge Venafro con i Comuni dell’alto casertano. I cavi di rame erano stati rubati la scorsa notte, immediatamente è scattato un piano di controllo straordinario del territorio e attività investigative che hanno consentito di ritrovare tutto il materiale che era stato occultato in un fondo agricolo in località Pedemontana adiacente alla tratta ferroviaria. La refurtiva, per un valore di svariate migliaia di euro, è stata restituita al responsabile locale della Rete Ferrovie Italiane, che ha ringraziato i militari sia per la loro professionalità e sia per il loro pronto intervento che ha fatto sì che non vi fossero ulteriori problemi per il traffico ferroviario. Le indagini continuano e già nelle prossime ore potrebbero essere identificati gli autori del furto. E sempre a Venafro, un 30enne del luogo è stato denunciato perché sorpreso alla guida della propria autovettura con documenti assicurativi palesemente falsi. Per questo motivo il veicolo è finito sotto sequestro insieme a tutta la documentazione rinvenuta. Ad Isernia sono stati istituiti anche numerosi posti di blocco ed eseguiti accertamenti su una decina di pregiudicati attualmente sottoposti a misure cautelari o di prevenzione, per reati in materia di stupefacenti, furto, estorsione ed altri reati contro la persona ed il patrimonio.

 

Cronaca

Forlì, frigorifero dell’ospedale guasto: andate perse 800 dosi di vaccino Moderna. Indagano i NAS

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Sopralluogo dei carabinieri del Nas di Bologna all’ospedale Morgagni Pierantoni di Forlì dopo il caso, segnalato ieri sera dalla stessa Ausl Romagna, di 800 dosi di vaccino Moderna che sono andate perse per un guasto al congelatore dove erano stoccati.

L’episodio, secondo quanto comunicato ieri sera dalla Ausl, si è verificato la notte tra giovedì e venerdì e secondo le prime ipotesi un errore umano potrebbe aver impedito la messa in sicurezza immediata delle fiale dopo il verificarsi del guasto al congelatore.

Le indagini dei Nas sono in corso, coordinate dalla Procura di Forlì.

Sulla vicenda infatti la Procura ha aperto un fascicolo, titolare la sostituto procuratore Federica Messina che sta coordinando le indagini affidate ai carabinieri del comando di Forlì e ai Nas. L’ipotesi di reato più plausibile, in attesa che si chiarisca l’accaduto, al momento pare l’omissione di atti d’ufficio a carico di uno o più responsabili dei sistemi di controllo e sicurezza della struttura sanitaria ospedaliera.

I carabinieri del Nas hanno sequestrato il frigorifero-congelatore dell’ospedale di Forlì e le 800 dosi di siero deperite in seguito all’incidente. I sopralluoghi sono avvenuti non solo in ospedale ma anche nel laboratorio di Pieve Sestina dove sono stati spostati i vaccini non più idonei alla somministrazione. Gli accertamenti sul frigorifero serviranno ad appurare eventuali problematiche di natura tecnica dell’apparato.

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Castelli Romani

Tragedia a Lanuvio, trovati 5 morti in una casa di riposo. Sette i ricoveri

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Tragedia a Lanuvio, cittadina dei Castelli Romani dove cinque anziani sono morti nella notte in una casa di riposo: l’ipotesi più probabile è che la morte sia stata causata da intossicazione dovuta a monossido di carbonio.

E’ successo nella casa di cura Villa dei Diamanti, via di Monte Giove Nuovo . A dare l’allarme, un addetto alla struttura che arrivando questa mattina ha trovato tutti i presenti (12, di cui due operatori sanitari e 10 ospiti) privi di sensi.

All’esito delle prime verifiche, cinque degli ospiti sarebbero già deceduti, per cause al momento non ancora accertate. Sette persone sarebbero ricoverate in gravi condizioni. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e il personale sanitario del 118. Sull’episodio indagano i Carabinieri della Stazione di Lanuvio e della Compagnia di Velletri. L’ipotesi che ad uccidere cinque degli ospiti di una casa di riposo di Lanuvio sia stata una intossicazione da monossido di carbonio prende sempre più consistenza. Secondo quanto si apprende, alte concentrazioni di monossido sarebbero state rilevati dai vigili del fuoco al piano più alto della struttura. Ed elevati livelli di monossido sarebbero stati trovati anche nel sangue di almeno due dei ricoverati. “La struttura di Lanuvio, Villa Diamanti non è un Covid Center né una struttura di carattere sanitario, ma si tratta di una casa di riposo per anziani su cui erano in corso le indagini epidemiologiche da parte del Dipartimento di Prevenzione della Asl Roma 6 per un caso di positività riscontrato il 13 gennaio su un operatore socio-assistenziale della struttura”. Lo comunica l’Unità di Crisi Covid-19 della Regione Lazio. “Operatori e ospiti erano stati tutti sottoposti a tampone il giorno seguente e ieri sera si è avuto riscontro di 3 operatori risultati positivi e 9 ospiti positivi – ha aggiunto l’Unità di Crisi -. Stamani, secondo quanto appreso dal direttore sanitario della Asl Roma 6, era prevista la presa in carico della Asl per i trasferimenti nei reparti Covid. Due operatori socio-assistenziali sono stati trasferiti, appena giunti sul posto i soccorsi, al Policlinico di Tor Vergata e cinque ospiti anziani al nuovo ospedale dei Castelli tutti con sintomi riconducibili a intossicazione da monossido di carbonio. Sono in corso i sopralluoghi da parte del competente Dipartimento di prevenzione della Asl Roma 6 e vi è un costante aggiornamentoattraverso il direttore generale della Asl Roma 6, Narciso Mostarda e il direttore sanitario della Asl Roma 6, Roberto Corsi”. – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Cinque-morti-in-casa-di-riposo-vicino-Roma-ipotesi-monossido-di-carbonio-b6faf480-b100-49ad-8ab7-a66d81f67705.html

Il punto dell’Unità di Crisi COVID-19 della Regione Lazio

Sono sette i pazienti ricoverati tutti in codice rosso da questa mattina a seguito della tragedia presso la casa di riposo Villa Diamanti di Lanuvio e tutti con sintomi riconducibili a intossicazione da monossido di carbonio e nello specifico: quattro sono ricoverati presso l’ospedale dei Castelli E.G. (ospite uomo), G.N (ospite donna), M.C. (operatore socio assistenziale uomo) e I.P. (operatrice socio assistenziale donna), per questi ultimi due sono in corso i trasferimenti presso il Policlinico Umberto I. Due sono ricoverati presso il Policlinico di Tor Vergata C.G. (ospite uomo), G.N. (ospite donna). E’ ricoverato presso l’ospedale Santa Maria Goretti di Latina O.M (ospite uomo). I cinque decessi sono tutti ospiti anziani della casa di riposo tra gli 80 e 99 anni. La prima telefonata è giunta stamani dalla proprietaria della struttura alle ore 9.20 al NUE 112 (Numero unico per le emergenze) ed i soccorsi sono stati immediati. La casa di riposo non rientra in alcun modo tra le strutture del Servizio sanitario regionale ed è stata autorizzata all’attività un paio di anni fa dal Comune”.

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Cronaca

Milano, donna violentata e rapinata mentre si reca a lavoro: Procura e Carabinieri risolvono cold case dopo 14 anni

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MILANO – Questa mattina, all’esito di articolata attività d’indagine coordinata dal V Dipartimento della Procura della Repubblica di Milano (Proc. Agg. Dott.ssa Maria Letizia Mannella e Sost. Proc. Dott.ssa Alessia Menegazzo) e di serrate ricerche, i militari del Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri Milano Porta Monforte hanno rintracciato e dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Milano (Dott. Tommaso Perna) nei confronti di un cittadino algerino di 49 anni, senza fissa dimora, irregolare sul territorio nazionale e con precedenti penali e di polizia per reati contro il patrimonio e la persona, in quanto gravemente indiziato dei reati di violenza sessuale e rapina, entrambi aggravati, in danno di una donna italiana (41enne all’epoca dei fatti).

I fatti risalgono al 20 agosto 2006 allorquando, presso il pronto soccorso della clinica “Mangiagalli” di Milano, si presenta una donna sotto shock che riferisce ai medici che, alle 06:00, mentre stava raggiungendo a piedi la fermata dell’autobus per recarsi a lavoro, era stata avvicinata da un cittadino nordafricano, il quale, con la scusa di domandare l’ora, l’aveva dapprima afferrata per le braccia, poi, una volta messale la mano davanti alla bocca per impedirle di chiedere aiuto, l’aveva trascinata con brutalità in un’area dismessa dove, minacciandola con una grossa pietra, l’aveva costretta a spogliarsi e a subire ripetuti atti sessuali. Subito dopo, le aveva sottratto una catenina d’oro, la somma contante di € 20 e il telefono cellulare, dandosi alla fuga nelle vie limitrofe. Nel corso del tempestivo sopralluogo eseguito da personale del Nucleo Operativo e della Sezione Investigazioni Scientifiche del Comando Provinciale Carabinieri di Milano, venivano repertati alcuni mozziconi di sigaretta, uno dei pendenti che indossava la donna, il sasso utilizzato come arma impropria ed un capello nero. Tali reperti, oltre ai tamponi vaginali e ai vestiti indossati dalla vittima al momento dei fatti, venivano inviati al R.I.S. di Parma per gli accertamenti biologici finalizzati all’estrazione di un eventuale profilo genetico, all’esito dei quali il citato reparto concludeva che era stato possibile estrarre un profilo DNA maschile, appartenente alla stessa persona, ricavato da due reperti (un mozzicone di sigaretta e le tracce biologiche presenti sul tampone vaginale). Tuttavia, non essendo emersi ulteriori elementi nel corso delle incessanti attività d’indagine volte ad identificare l’autore dell’efferata violenza, il procedimento penale veniva archiviato.

Il 30 novembre 2020 (a distanza di 14 anni), il R.I.S. di Parma ha comunicato che la Banca Dati Nazionale DNA (istituita con la Legge 30 giugno 2009, n. 85, con cui l’Italia ha aderito al Trattato di Prüm del 2005, ma divenuta operativa a partire dal mese di gennaio 2017) aveva accertato una concordanza positiva (cd. match) tra il profilo DNA maschile tipizzato attraverso gli accertamenti biologici eseguiti sui reperti rinvenuti sulla scena del crimine con quello estrapolato da un tampone salivare eseguito all’indagato presso la Casa Circondariale di Milano San Vittore (ove si trovava ristretto nel 2017 poiché resosi responsabile di furto e, successivamente, scarcerato). Pertanto, i militari del Nucleo Operativo della Compagnia Milano Porta Monforte, a seguito della riapertura delle indagini e di una complessa attività info-investigativa, anche di tipo tecnico, coordinata dal Procuratore Aggiunto Dott.ssa Mannella e diretta dal Sostituto Procuratore Dott.ssa Menegazzo, hanno avviato serrate ricerche che hanno consentito di rintracciare l’indagato e di associarlo al carcere.

L’attività d’indagine ha permesso, infine, da un lato di apprezzare il funzionamento e l’efficacia della Banca Dati Nazionale del DNA quale strumento di indagine all’avanguardia per la magistratura e le Forze di Polizia, sia sul piano tecnologico sia sulla certezza e sicurezza dei dati sensibili, utilizzabile nella ricerca delle persone scomparse, nella risoluzione dei delitti irrisolti e nella cooperazione internazionale di polizia, dall’altro di confermare il ruolo sempre maggiore rivestito dalla genetica forense e dalla biologia applicata al mondo delle investigazioni.

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