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ISERNIA, DIGA: I SINDACI DI PESCOLANCIANO E CHIAUCI ALL'ATTACCO

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"Siamo pronti insieme al popolo dell’Alto Molise a manifestare, non tolleriamo più il menefreghismo della politica, indipendentemente dal colore politico. Vogliamo atti concreti"

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di Simonetta D'Onofrio

Un “trasferta” a Roma, quella avvenuta l’atro giorno da parte dei sindaci di Chiauci e Pescolanciano, i due comuni che ricadono nel territorio del bacino lacustre dell’invaso della diga di Chiauci (da circa trent’anni sbarra la strada al fiume Trigno), ma che a oggi è tuttora un’opera incompiuta, che ha avuto come aspetto positivo l’interessamento della questione da parte dell’ente pubblico preposto, finora non ancora coinvolto direttamente. D’altro canto, gli amministratori tornano dall’incontro con il Responsabile, consci del fatto che la soluzione non è certo, oggi, a portata di mano, e dovranno ancora lottare molto per vedere riconosciuti i diritti del territorio. È in sintesi la reazione che hanno avuto i sindaci dei due paesi, comuni dell’Alto Molise. Insieme stanno lottando contro la burocrazia e le inefficienze che hanno determinato la situazione di stallo per il completamento della Diga. Sebbene, in questi ultimi giorni anche la Rai locale abbia riportato all’opinione pubblica le strette carenze infrastrutturali necessarie per il completamento dell’opera, per capire meglio la realtà i sindaci hanno rivolto domande chiave al dirigente pubblico in nome delle problematiche esistenti da decenni nell’Alto Molise.


“La Diga di Chiauci nell’Alto Molise è una struttura strategica per la promozione turistica e per il rilancio dell’economia, il non completamento sarebbe un attacco mirato alle potenzialità rappresentate da un patrimonio ricco di attrattive culturali e naturalistiche uniche nel territorio. Siamo amareggiati e delusi nel constatare, come a oggi, chi avrebbe potuto e dovuto operare per risolvere i problemi connessi alla piena fruizione dell’opera non abbia fatto nulla.” È quanto dichiarano i sindaci dei comuni di Pescolanciano e Chiauci, a seguito dell’incontro ufficiale che si è tenuto a Roma giovedì scorso, con il direttore generale dell’«Ufficio Dighe», dott. Cinelli, presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
“È stato fondamentale andare direttamente da chi ricopre il ruolo di controllo delle dighe presenti in Italia. In un’ora di colloquio con il Direttore Generale – commenta il sindaco di Pescolanciano, dott. Domenico Padula – abbiamo avuto la conferma che le risorse finanziarie per l’opera e che avrebbero dovuto essere messe in campo dalla regione Abruzzo praticamente sono inesistenti, l’assunzione di decisioni di carattere politico sono chiare, non c’è stata un’azione in questi ultimi anni in grado di rendere protagonista la Diga di Chiauci. Vorrei ricordare – sottolinea Padula – come nell’estate del 2014 abbia rivolto una richiesta al governo Renzi, per far destinare 25 milioni di euro delle risorse finanziarie totali dell’allora decreto “Sblocca Italia”, per ultimare la diga di Chiauci e il lago di Pescolanciano (circa 69 milioni di euro del decreto, convertito successivamente in legge, n°164 del 11 novembre del 2014, sono stati destinati alla regione Abruzzo)”.

“Adesso non ci resta che attendere la visita del governatore dell’Abruzzo, D’Alfonso. Lo avevo contattato prima della riunione che si è tenuta al ministero – afferma il sindaco f.f. di Chiauci, Domenico Di Pilla – e mi aveva promesso che entro ottobre sarebbe venuto a Chiauci, anche per rendersi conto della grave situazione che si è creata. Ma non solo. Dopo quanto abbiamo appreso, vogliamo conoscere le reali intenzioni riguardo questo progetto. La fase di sperimentazione non può durare in eterno, il bacino di Vasto può trarre solo vantaggio dal completamento dell’invaso, per cui la regione Abruzzo non può traccheggiare a scapito dei nostri territori che subiscono conseguenze non dipendenti dalla nostra azione. L’auspicio – continua Di Pilla – è che anche il Presidente Frattura sia presente all’incontro e che solleciti con estrema trasparenza le azioni da intraprendere per i suoi cittadini, minacciati anche per le possibili conseguenze della salute pubblica”.


“Il territorio dell’Alto Molise – ribadiscono congiuntamente gli amministratori – chiede la dovuta attenzione, la stessa riservata dalla Regione Abruzzo per la programmazione delle altre opere ricadenti nel suo territorio regionale. Deturpare un gioiello della natura, come questo, senza ultimare la chiusa, dimostrerebbe chiaramente come la gestione della cosa pubblica sia servita ai politici per l’altare dei tagli, sacrificando la buona volontà degli amministratori locali. La valle della Diga è ora un cratere pieno di melma. Ora siamo arrivati all’apice di questa «beffa», procrastinata da circa trent’anni. Metteremo in atto tutte le azioni possibili per far destinare la cifra necessaria all’ultimazione della diga, un’opera pubblica che è costata alla collettività svariati milioni di euro. Se non ci saranno risposte immediate – concludono i due sindaci – siamo pronti insieme al popolo dell’Alto Molise a manifestare, non tolleriamo più il menefreghismo della politica, indipendentemente dal colore politico. Vogliamo atti concreti.”
 

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Salute

Covid, entro fine agosto il 90% dei casi sarà dovuto alla variante Delta

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Sulla base delle prove scientifiche disponibili, “la variante Delta è più trasmissibile di altre varianti circolanti e stimiamo che entro la fine di agosto rappresenterà il 90% di tutti i virus SARS-CoV-2 in circolazione nell’Unione europea”. Lo scrive il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) in un parere aggiornato sul rischio varianti del Covid.

La variante Delta si sta diffondendo in Italia con un ritmo esponenziale: dall’1% rilevato il 18 maggio scorso dall’Istituto Superiore di Sanità, a metà giugno aveva raggiunto il 3,4% per salire al 9% pochi giorni dopo.

Ciò solo sulla base delle sequenze depositate nella banca dati internazionale Gisaid ed elaborati dagli informatici del Ceinge. I dati depositati ieri sera dal Piano di sorveglianza genomica della Regione Campania mostrano un incremento fino al 25%. Lo ha detto il presidente del Ceinge-Biotecnologie Avanzate di Napoli, Pietro Forestieri. “Il quadro che emerge solo da questi dati, peraltro parziali, è preoccupante – ha osservato – considerando che dobbiamo aspettarci numeri progressivamente e costantemente più alti, con il deposito di ulteriori virus sequenziati”.

“In Italia si fanno pochi sequenziamenti”, ha rilevato Forestieri. “Sei-sette mesi fa si sequenziava circa il 10% dei tamponi positivi con l’intento di identificare nuove varianti, ma nel contesto epidemiologico attuale credo che andrebbero sequenziati tutti i positivi nell’intento di tracciare tempestivamente una variante emergente (la Colombiana, ad esempio). Non del tutto paradossalmente il sequenziamento, se fosse rapido, potrebbe sostituire il tampone molecolare. È chiaro che per fare questo dovrebbe essere coinvolto un numero maggiore di Centri, con know how e tecnologie adeguati”. Il Ceinge è stato un centro pioniere in queste metodologie grazie alla strumentazione acquisita nel campo dei servizi per il sequenziamento del Dna (Ngs) per malattie genetiche ed oncologiche. “Avevamo già, per queste attività, cinque sequenziatori Ngs. In questa settimana – ha detto ancora – ne abbiamo acquisito uno di ultimissima generazione e ad alta produttività che, da solo, se fosse dedicato esclusivamente a questa attività, ci consentirebbe di ottenere la sequenza di almeno mille genomi completi a settimana”. Diversi genomi sono già stati sequenziati dal Ceinge sin dal giugno 2020 e depositati nelle banche Ncbi – Ebi e Gisaid, compreso il primo rilevato in Campania e la variante Novara. “Siamo, oggi, in grado di predisporre un sequenziamento totale del virus, avendo a disposizione un eccellente gruppo di ricercatori, la migliore tecnologia e un team di bioinformatici di grande livello”, ha rilevato Forestieri. Naturalmente, ha aggiunto, “il sequenziamento è un’attività che, accanto alle competenze, richiede tempo e fondi, che sono, però, degli investimenti e non delle spese”. Una delle chiavi di volta nella lotta alla pandemia di Covid-19 è, infatti, “avere una chiara e più completa possibile conoscenza della diffusione delle varianti”.

LA PREOCCUPAZIONE DI ISRAELE – Il governo israeliano ha scelto di rinviare al 1 agosto l’ingresso nel Paese dei turisti vaccinati. La decisione è legata alla variante Delta che negli ultimi giorni ha fatto risalire i casi. In precedenza la data per il ritorno dei turisti era stata fissata al 1 Luglio.

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Ambiente

Lago di Vico, il ministro Patuanelli pronto a organizzare un tavolo con tutti gli attori per salvare l’area

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Tra i problemi dell’area la mancata bonifica di un ex stabilimento militare che aveva sede sulle sponde del lago

Il Ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli ha dato la sua piena disponibilità ad organizzare un tavolo di lavoro, nel più breve tempo possibile, sull’inquinamento del lago di Vico in provincia di Viterbo. A farlo sapere è la senatrice del M5s Vilma Moronese che lo scorso mese di maggio ha presentato una interrogazione al senato e che ieri ha incontrato Patuanelli al Ministero dell’Agricoltura con il quale ha discusso di tutte le problematiche legate al bacino lacustre prospettando anche possibili soluzioni che necessitano del coinvolgimento di tutte le parti in causa.

L’area è divenuta riserva naturale regionale, SIC (sito di interesse comunitario) e ZPS (zona a protezione speciale) e quindi non sono a rischio solo la tutela ambientale e la salute dei cittadini, ma anche l’attività economica legata al lago di Vico essendo una meta turistica molto apprezzata e dove viene prodotta la Nocciola Romana DOP che rappresenta un’eccellenza agroalimentare della produzione italiana.

Il lago presenta 3 gravi problematiche:

  1. Problema della presenza di Arsenico oltre i limiti consentiti per legge nelle acque dei comuni di Viterbo e pertanto anche i problemi relativi alla gestione del servizio idrico in capo alla Talete s.p.a.;
  2. L’inquinamento del Lago di Vico dovuto soprattutto alla presenza di un batterio che danneggia le acque e di conseguenza tutto l’ecosistema legato al lago;
  3. La mancata bonifica bellica e ambientale della Chemical City, un ex Stabilimento Militare dei Materiali di Difesa N.B.C. (Nucleare, Biologica e Chimica) che aveva sede proprio lì sulle sponde del lago.

Per quanto riguarda la bonifica della Chemical City, la senatrice ha fatto sapere che sta “seguendo un altro percorso in quanto attiene alle autorità Militari” e che a breve potrà dare aggiornamenti in merito.

La riserva naturale del lago di Vico attende dunque il tavolo di confronto che sarà coordinato dal Ministero dove si incontreranno tutti gli attori essenziali, dunque la Regione Lazio, i Comuni, gli enti, le associazioni e i cittadini, gli agricoltori, ed anche l’Università che ha condotto degli studi, per poter iniziare a trovare soluzioni comuni per tutelare la salute, l’economia locale, l’ambiente e tutto l’ecosistema.

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Salute

Covid Italia, 26 percento dei casi è variante Delta

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Con il 26% dei casi, l’Italia è al quinto posto nel mondo fra i Paesi in cui è maggiore la circolazione della variante Delta. E’ la stima pubblicata dal Financial Times sulla base delle sequenze genetiche del virus depositate nella banca internazionale di dati genetici Gisaid e dei dati provenienti dall’istituto di ricerca belga Sciensano. Le stime indicano inoltre che la variante Delta è dominante in Gran Bretagna e Portogallo, dove la concentrazione è rispettivamente del 98% e il 96%. Seguono gli Stati Uniti con il 31%, quindi Italia (26%), Belgio (16%), Germania (15%), Francia (6,9%).

L’analisi del Financial Times indica inoltre che in Gran Bretagna, Portogallo e Russia all’aumento della diffusione della variante Delta corrisponde un progressivo calo nella circolazione della variante Alfa. Questa tendenza non è invece ancora presente negli Stati Uniti, in Italia, in Belgio e in Germania, dove la variante Alfa sembra essere ancora quella decisamente dominante.

Ottenere il maggior numero di sequenze genetiche del virus è fondamentale per riuscire a seguire la diffusione della variante Delta, che secondo alcuni esperti sentiti dal Financial Times è probabilmente destinata a soppiantare ovunque la variante Alfa per la maggiore facilità con cui si trasmette. Il quotidiano osserva che, a fronte delle 500.000 sequenze del virus SarsCoV2 ottenute dalla Gran Bretagna, la Germania ne ha ottenute 130.000, la Francia 47.000 e la Spagna 34.000.

Per l’Italia non è riportato alcun dato. Il sequenziamento “è costoso, richiede tempo ed è stato trascurato”, rileva sul Financial Times il direttore dell’Institute of Global Health a Ginevra, Antoine Flahault. Resta da chiarire il motivo del ritmo diverso con il quale la variante Delta si sta diffondendo in Europa, ma il punto sul quale in molti sono d’accordo è che una delle principali contro misure sia accelerare con le campagne di vaccinazione anti Covid-19 in modo da rallentare la circolazione del virus il più possibile. “C’è un messaggio che tutti dobbiamo avere molto chiaro: non è finita”, osserva sul quotidiano il virologo Bruno Lina, dell’Università ‘Claude Bernard’ di Lione.

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