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ISIS: DECAPITATO IL CAPO DEL SITO ARCHEOLOGICO DI PALMIRA

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Khaled Asaad, 82 anni, era uno dei maggiori archeologi siriani

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di Cinzia Marchegiani

Damasco (Siria) – Il gruppo terroristico Isis regala ancora orrore, questa volta si accanisce contro Khaled Asaad, l'ex capo del sito archeologico di Palmira, città nella Siria centrale conquistata dall'Isis lo scorso 21 maggio dopo il ritiro dell'esercito di Bashar al-Assad, I terroristi islamici hanno mutilato e devastato già diversi insediamenti ma non si conosce la reale entità dei danni provocati dai miliziani. L'Unesco ha dichiarato che l'eventuale distruzione della città di palmira sarebbe una perdita enorme per l'umanità. Khaled Asaad per oltre mezzo secolo è stato il responsabile delle antichità di Palmira e ha collaborato in importanti scavi archeologici e ha lavorato molto affinché il sito in Palmira fosse incluso nella lista del Patrimonio Mondiale dell'UNESCO, per questo Asaad era conosciuto per il suo lavoro di studioso anche a livello internazionale, svariati lavori scientifici su Palmira, erano stati pubblicati su riviste archeologiche internazionali. Nel corso degli ultimi decenni aveva lavorato con missioni archeologiche statunitensi, francesi, tedesche e svizzere, ma Asaad, sapendo dell’arrivo del gruppo terroristico era riuscito a nascondere dalla furia distruttrice dell’Isis centinaia di statue prima della conquista dell’antica città romana di Palmira, “La sposa del Deserto”, finalmente considerato patrimonio dell’Unesco dell’Umanità.

 

Torture e prigionia a Khaled Asaad. Ma proprio nel mese di luglio Khaled Asaadb era stata fatto prigioniero, quattro settimane di torture per estorcere il posto segreto dove aveva nascosto le opere d’arte, ma evidentemente non sono riusciti a farlo parlare. Nel mese di giugno, lo Stato islamico intenzionato a distruggere ogni insediamento, aveva fatto saltare in aria due antichi santuari a Palmira che non facevano parte delle sue strutture di epoca romana, ma che i militanti considerati pagani e un vero sacrilego.


Decapitazione e orrore in pubblica piazza. A dare la notizia è stato Maamoun Abdulkarim, capo del Dipartimento antichità del governo di Damasco, che è stato avvisato dalla famiglia di Asaad. L'anziano studioso era stato detenuto e interrogato per oltre un mese prima dell'esecuzione. L'Osservatorio siriano per i diritti umani ha spiegato che martedì 18 agosto gli uomini del Califfato hanno sgozzato Asaad con un coltello in una piazza davanti ad una folla di persone. Non felici di questo orrore, hanno finito la loro esecuzione appendendo il corpo dell’ex capo della direzione generale delle antichità e dei musei di Palmira ad una colonna antica nella piazza principale della città, come sfregio e ammonizione.

Situata in un'oasi nell'arida Siria centrale, secondo le testimonianze storiche Palmira era un'importante stazione carovaniera già 3.800 anni fa, ma il suo periodo d'oro risale all'epoca tra il I e il III secolo dopo Cristo, quando divenne una grande metropoli, punto di passaggio obbligato per tutti i commerci tra l'Impero romano e l'estremo Oriente.

L'omaggio a Khaled Asaad è comparso su Facebook da parte degli studenti della facoltà di Archeologia del’Università di Damasco

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Spagna, incendio Gran Canaria: oltre 8 mila gli evacuati

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Continua a salire il numero degli evacuati sull’isola di Gran Canaria a causa del violento incendio scoppiato sabato pomeriggio che ha già bruciato 3.400 ettari di vegetazione: secondo quanto riporta il quotidiano spagnolo El Pais, sono già ben 8.000 le persone che sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni nel nord dell’isola mentre le fiamme avanzano “inarrestabili”, ha detto questa mattina il presidente delle Canarie Angel Victor Torres.

    La notte scorsa Torres aveva detto che le fiamme non potranno essere domate nelle prossime ore. Il fronte principale dell’incendio si trova nel parco naturale di Tamadaba, che si estende per 7.500 ettari all’interno di un’area dichiarata dall’Unesco Riserva della Biosfera

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Trump vuole comprarsi la Groenlandia ma il Governo Danese frena: “Non è in vendita!”

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“La Groenlandia non è in vendita”: così con una dichiarazione ufficiale riportata dai media americani il governo danese commenta quanto scritto dal Wall Street Journal, secondo cui il presidente americano Donald Trump sarebbe interessato a comprare l’isola.
“Siamo comunque aperti al business”, aggiunge però il governo danese con un tweet del ministero degli esteri di Copenaghen, in quella che alcuni leggono come un’apertura verso eventuali investimenti dagli Stati Uniti in Groenlandia, soprattutto sul fronte del turismo. Sull’isola gli Usa sono stati presenti nel tempo con alcune stazioni meteo ed alcune postazioni militari risalenti alla seconda guerra mondiale. Attualmente c’è una grande base militare, la Thule Air Base, che rappresenta l’installazione militare americana più a nord, non lontano dal Circolo Polare Artico.

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Vacanza regale: 100 mila euro per soggiornare a Ibiza dal 6 al 12 agosto. Polemiche dei britannici

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Per la loro settimana di vacanza a Ibiza con il piccolo Archie, Meghan Markle e il principe Harry non hanno badato a spese: tra location di lusso, volo privato e security, si calcola una cifra che si aggira intorno ai 100mila euro. Niente di strano per una coppia vip, peccato che nel loro caso si tratti di soldi pubblici. La cosa non è piaciuta per niente ai contribuenti britannici, e i duchi di Sussex sono stati travolti dalle critiche.

La cifra esatta per il soggiorno dal 6 al 12 agosto alle Baleari è top secret, ma i media del Regno Unito hanno fatto i conti in tasca alla coppia reale. Il costo della villa lontana da occhi indiscreti sarebbe da valutare sui 50mila euro, a cui vanno aggiunti i 21mila per il jet privato (come riporta il “Daily Mail”) e le spese per le numerose guardie del corpo, sia britanniche che spagnole. I sudditi di Sua Maestà sono andati su tutte le furie, stanchi ormai dei capricci dell’ex attrice.

Ma non sono gli unici a non aver apprezzato l’iniziativa della coppia: anche dal fronte ambientalista sono arrivati giudizi aspri su Harry e consorte. La loro colpa sarebbe, in questo caso, quella di non aver pensato all’inquinamento che avrebbe prodotto l’aero privato per portarli a destinazione: un vero scivolone, per loro che si sono sempre professati così sensibili al problema dei cambiamenti climatici.

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