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Economia e Finanza

Italia pronta per la ripresa

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Con il settimo più alto tasso di mortalità Covid-19 al mondo, l’Italia ha perso più di 113.000 vite a causa del virus da quando ha colpito le nostre coste l’anno scorso. L’impatto sul sistema sanitario e sull’economia è stato a dir poco angosciante, e il paese non vedeva un crollo del genere dalla prima guerra mondiale. Secondo il rapporto annuale sull’economia del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco ha notato che, come primo paese ad essere colpito dal virus in Europa nel 2020, abbiamo avuto un grave calo del 12% nella produzione economica nella prima metà dell’anno. Il consumo complessivo è diminuito di quasi l’11% l’anno scorso, c’è stato un enorme calo della spesa e il debito pubblico è salito al 160% del PIL totale. Fortunatamente, il 2021 ha portato con sé il vaccino e un barlume di speranza per il futuro, mentre si comincia a guardare verso una lenta ripresa sia dalla pandemia che dalle sue conseguenze senza precedenti. Visco ha aggiunto all’ottimismo, dicendo: “Con la normalizzazione della situazione sanitaria e una minore incertezza, gli alti livelli di risparmio accumulati potrebbero gradualmente tradursi in un aumento dei consumi”. Come sta andando ora l’economia italiana, e cosa riserva il futuro per la nostra ripresa dal caos del 2020? Controlla le notizie con Vestle per avere importanti aggiornamenti economici e conoscere l’andamento di indicatori chiave come la Borsa Italiana.

Risalita dalle tenebre

L’Italia ha iniziato la sua risalita dal buio che è stata la devastazione della pandemia. Si prevede che la crisi economica aumenterà del 4,1% quest’anno e di un altro 4,2% nel 2022, tirandoci lentamente fuori dal buco economico in cui siamo sprofondati dal caos del Coronavirus nel 2020. Anche se la crescita economica di quest’anno non compenserà il massiccio declino economico dell’8,9% che abbiamo sperimentato l’anno scorso, è un faro di speranza per il paese che le cose stanno finalmente girando. Tuttavia, queste previsioni si basano sul fatto che il paese riesca a gestire il virus e che il programma di vaccinazione prenda velocità.

Un tasso di crescita del PIL del 4,1% può non sembrare un numero impressionante, ma non abbiamo raggiunto un tasso di crescita superiore al 4% dagli anni ’80, quindi per l’Italia, questo è certamente un risultato positivo. Siamo destinati ad essere il più grande beneficiario dei fondi di recupero dell’UE, che ci aiuteranno molto a tornare ai livelli pre-pandemia. Con una somma impressionante di 191,5 miliardi di euro in arrivo dal fondo tra quest’anno e il 2026, il governo si sta concentrando sul miglioramento di vari progetti infrastrutturali, sul trasporto pubblico e sulle connessioni WiFi, oltre a concentrarsi su soluzioni di energia verde. Ignazio Visco ha parlato del fondo di recupero, dicendo che “…ci offre la possibilità di migliorare il funzionamento del settore pubblico, e di stimolare l’impresa privata e modernizzare l’economia”. Secondo Visco, tuttavia, una falla nella nostra armatura è che il sistema di welfare ha preso un colpo enorme a causa della pandemia, e solo un italiano su dieci riesce a trovare un lavoro attraverso i centri di reclutamento. Eppure Visco nota che l’economia è pronta per la ripresa, perché la produzione industriale va avanti, i programmi di vaccinazione procedono e c’è un rinnovato senso di fiducia degli investitori da parte delle aziende. Finora, il 20% della popolazione è stato vaccinato contro il virus. Il futuro rimane un po’ incerto, ma possiamo essere fiduciosi con ls notizia che il nostro paese è sulla strada della ripresa economica nel tempo.

Euronext acquisisce Borsa Italiana

Nell’ottobre dello scorso anno, è stato fatto l’annuncio che Euronext avrebbe acquisito la Borsa Italiana dal London Stock Exchange Group per 4,4 miliardi di euro. I regolatori europei hanno approvato l’accordo nel marzo di quest’anno, dopo che Euronext aveva già rimpastato la sua leadership per prepararsi all’acquisizione. Secondo Stéphane Boujnah, amministratore delegato di Euronext, “Il gruppo, significativamente ingrandito, è ora posizionato come la sede principale in Europa per la quotazione e i mercati secondari sia per il debito che per il finanziamento azionario”. Per darvi un’idea di dove si trovano entrambe le borse, nel Q1 del 2021, l’Euronext ha avuto ricavi per 249,2 milioni di euro e la Borsa Italiana ha avuto ricavi per 124,1 milioni di euro. Questa acquisizione significa che l’Euronext è la principale infrastruttura di mercato paneuropea e il luogo più importante per i mercati dei capitali.

Ma cosa significa l’acquisizione per i clienti? Euronext ha espresso che i clienti sia dell’Euronext che di Borsa Italiana vedranno benefici dall’accordo, grazie a una maggiore varietà nel settore delle imprese e attività più forti dopo il trading. Euronext ha intenzione di utilizzare questo accordo per assistere nel suo viaggio verso il miglioramento dei mercati dei capitali europei e diventare un pilastro di forza per l’Unione Europea dei Mercati dei Capitali, assicurandosi allo stesso tempo che le economie locali vengano mantenute. Per vedere come procede questa importante acquisizione, controlla le notizie con Vestle per rimanere aggiornato.

Controlla le notizie con Vestle per gli aggiornamenti economici

Per rimanere aggiornato sull’economia italiana, puoi controllare le notizie con Vestle, un broker europeo affidabile e regolamentato con anni di esperienza nei mercati finanziari. Vestle rende facile per te trovare le notizie che stai cercando con articoli finanziari informativi come questo e l’aggiornato Calendario Economico, che elenca una varietà di importanti eventi finanziari in tutto il mondo.

Il futuro dell’indice Borsa Italiana può produrre il tipo di volatilità dei prezzi che presenta sia opportunità che rischi per coloro che investono in CFD, o contratti per differenza. I CFD ti permettono di trarre vantaggio dai movimenti di prezzo in entrambe le direzioni di un’ampia varietà di indici senza dover acquistare l’attività sottostante. Ma prima di iniziare a fare trading con i CFD, è saggio condurre una recensione delle piattaforme di brokeraggio regolamentate in Europa, dove molto probabilmente ti imbatterai anche in Vestle. Basta fare una ricerca di recensioni di piattaforme di brokeraggio regolamentate e spulciare i risultati.

Vestle offre centinaia di strumenti in CFD tra cui indici globali come l’Italia 40 (che traccia la performance della Borsa Italiana), così come materie prime, ETF, azioni, criptovalute e coppie di valute estere. Vestle fornisce anche un programma formativo gratuito a tutti i clienti senza costi aggiuntivi che include guide al trading, video tutorial interattivi e formazione 1-on-1 per aiutare ad affinare le tue abilità al tuo ritmo.

Vestle (precedentemente noto come iFOREX) è il nome commerciale di iCFD Limited, autorizzato e regolamentato dalla Cyprus Securities and Exchange Commission (CySEC) con licenza n. 143/11. I materiali contenuti in questo documento sono stati creati in collaborazione con Vestle e non devono in alcun modo essere interpretati, in modo esplicito o implicito, direttamente o indirettamente, come una consulenza finanziaria, una raccomandazione o un suggerimento di una strategia di investimento in relazione ad uno strumento finanziario, in qualsiasi maniera. I CFD sono strumenti complessi e presentano un rischio significativo di perdere denaro rapidamente a causa della leva finanziaria. 71.95% di conti di investitori al dettaglio che perdono denaro a causa delle negoziazioni in CFD con questo fornitore. Valuti se comprende il funzionamento dei CFD e se può permettersi di correre questo alto rischio di perdere il Suo denaro. Qualsiasi indicazione di performance passata o simulazioni di risultati passati inclusi in questo documento non è un indicatore affidabile di risultati futuri. Nota bene: i calcoli dei movimenti delle performance passati possono rappresentare i futures e non l’attività del sottostante. Avvertenza: https://www.vestle.it/legal/analysis-disclaimer.html

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Ambiente

Noleggio auto elettriche a lungo termine: come funziona e perché sceglierlo?

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Oggi sono sempre di più gli automobilisti che sono interessati al noleggio delle automobili elettriche. La mobilità elettrica, infatti, offre innumerevoli vantaggi sia di risparmio sia in termini di rispetto dell’ambiente.

La mobilità elettrica e le sue macchine sono una soluzione per girare in città e fuori senza preoccuparsi di inquinare eccessivamente l’aria e l’ambiente circostante. Ma perché acquistare un’auto elettrica quando è possibile optare per il noleggio a lungo termine?

Il noleggio auto elettriche a lungo termine è una soluzione sempre più allettante, infatti, come sottolineato da Carplanner, sono sempre di più coloro che scelgono di optare per un auto elettrica, rispetto ai modelli a diesel oppure a benzina.

Ma come funziona il noleggio auto a lungo termine per i modelli elettrici? E quali sono i vantaggi? Scopriamoli insieme!

Noleggio auto a lungo termine elettriche: come funziona?

Il noleggio auto a lungo termine dei veicoli elettrici, in realtà, funziona esattamente allo stesso modo di quello pensato per i modelli diesel o benzina, solo che offre maggiori vantaggi in termini di risparmio ed eco-sostenibilità.

I contratti di noleggio auto a lungo termine prevedono per gli interessati che vogliono una macchina elettrica, la possibilità di scegliere l’auto che preferiscono per un periodo minimo di 12 mesi fino a un massimo di 72 mesi.

L’auto elettrica che viene noleggiata a lungo termine è consegnata al cliente a fronte di un eventuale anticipo (ove richiesto) e di un pagamento mensile che include non solo la quota noleggio ma anche una serie di servizi.

Infatti, uno dei vantaggi principali del noleggio a lungo termine è sapere che pagando un importo mensile specifico, si ha la possibilità di noleggiare un’auto ma anche di ottenere inclusi nel prezzo:

  • Assistenza legale e meccanica
  • Assicurazione RC Auto e a richiesta anche Casco
  • Sostituzione e riparazione di eventuali pezzi o azione su malfunzionamenti dell’auto
  • Auto di cortesia nel caso di riparazione del mezzo noleggiato
  • Carro attrezzi su strada
  • Svolgimento delle pratiche in caso di incidente con o senza colpa
  • Tagliando e revisione
  • Cambio degli pneumatici

Grazie a un contratto di noleggio a lungo termine per un’auto elettrica non bisogna preoccuparsi più di improvvise rotture e di visite al meccanico, né di eventuali problemi assicurativi. Infatti, è l’agenzia che si occupa di tutto e il cliente che noleggia l’auto ha come unica problematica quella di dover procedere a fare il pieno per camminare in città o fuori!

Perché scegliere di noleggiare un’auto elettrica?

Perché scegliere di noleggiare un’automobile elettrica? Il noleggio di un’auto elettrica è una soluzione non solo conveniente dal punto di vista dell’assistenza e per i vantaggi dati dal nolo a lungo termine, ma anche per una serie di benefici dovuti proprio all’alimentazione del veicolo.

Infatti, grazie all’uso di un’auto elettrica è possibile:

  • Abbassare i costi di rifornimento dell’automobile, se si ha un impianto fotovoltaico i costi potrebbero quasi rasentare lo zero.
  • Avere la possibilità di installare un punto di ricarica in casa.
  • Agevolazioni per la circolazione in città. Infatti, le auto elettriche possono accedere anche alle varie ZTL senza corrispondere nulla.
  • Non richiedere un’eccessiva manutenzione
  • Le auto sono tutte tecnologiche e con un design moderno
  • Rispettano l’ambiente, non inquinano e sono silenziose

Grazie agli innumerevoli vantaggi che comporta il possesso di un’auto elettrica, molti automobilisti stanno scegliendo di abbandonare i motori diesel e benzina e optare per questa soluzione.

Per quanto riguarda il noleggio a lungo termine, questa si presenta come un’opportunità per avere una macchina elettrica, con un servizio all inclusive, che ti mette al riparo anche da eventuali guasti, senza lasciarti mai senza auto o senza supporto da parte di professionisti.

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Economia e Finanza

Pronuncia importante della Cassazione: “Le mance ricevute dal lavoratore dipendente sono soggette a tassazione”

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La Sezione tributaria della Corte di cassazione, attraverso l’ordinanza n. 26512 dello scorso 30 settembre, rifacendosi alla nozione onnicomprensiva di reddito fissata dall art. 51 Tuir (Testo unico delle imposte sui redditi) ha accolto il ricorso proposto dall’agenzia delle Entrate contro un direttore di albergo.

Anche le mance percepite dal dipendente in relazione al rapporto di lavoro, quindi, sono soggette a tassazione. È questo l’orientamento indicato dalla Sezione tributaria del “palazzaccio” romano.

In riforma della decisione emanata della Commissione tributaria regionale, relativa al medesimo giudizio, che invece aveva considerato non tassabili le somme percepite a titolo di mance nel 2007 dal capo ricevimento di un resort della parte ricca della Sardegna. La somma contesta a titolo di mance non corrispondeva a qualche spicciolo ma, bensì, alla somma di 83.650 in un solo anno solare. Secondo il ragionamento dei giudici di secondo grado, tale importo dovrebbe considerarsi come percepito al di fuori del reddito di lavoro dipendente, così come indicato dall’art. 51 del testo unico delle imposte sui redditi, in vigore tra il 2004 e il 2008, sul presupposto della “natura aleatoria ed in quanto percepita direttamente dai clienti senza alcuna relazione con il direttore di lavoro.

L’agenzia delle entrate, non condividendo il dispositivo imposto dalla commissione tributaria regionale, ha deciso di impugnare la sentenza dinanzi alla suprema corte di cassazione sul presupposto che “sono state comunque percepite dal contribuente in relazione al rapporto di lavoro, per cui rientrano pienamente nella nozione di lavoro dipendente introdotta con la riforma del Dlgs n. 314 del 1997, in sostituzione del precedente art. 48 del Tuir, che sottolinea la natura onnicomprensiva del reddito da lavoro dipendente non più limitato al salario percepito dal datore di lavoro”.

Il ricorso, secondo i giudici di ultimo grado, è risultato meritevole di accoglimento. La Corte Suprema ha ricordato, infatti, di come l’attuale art. 51 primo comma del testo unico delle imposte sui redditi nel testo post riforma del 2004, applicabile al caso esaminato in quanto i fatti oggetto di contestazione sono avvenuti nell’anno 2007, prevede in maniera espressa che “il reddito di lavoro dipendente è costituito da tutte le somme e i valori in genere a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro”.

Un dettato che lascia poco spazio all’immaginazione, proseguono i giudici della Corte, e che si differenzia rispetto all’originaria previsione (art. 48 del d.P.R. 29 settembre 1973 n. 597) che definiva il reddito da lavoro dipendente come “costituito da tutti i componenti in denaro o in natura percepiti nel periodo di imposta anche sotto forma di partecipazione agli utili in dipendenza del rapporto di lavoro”.

Così ricostruito il quadro normativo, per i giudici “dell’ultimo grado” è da ritenersi condivisibile il motivo di ricorso prospettato dell’Amministrazione finanziaria secondo cui “l’onnicomprensività del concetto di reddito di lavoro dipendente giustifica la totale imponibilità di tutto ciò che il dipendente riceve, anche, quindi, come nel caso in esame, non direttamente dal datore di lavoro, ma sulla cui percezione il dipendente può fare, per sua comune esperienza, ragionevole, se non certo affidamento”.

II “nesso di derivazione” delle somme che comunque in qualche modo derivino dal rapporto di lavoro, prosegue l’ordinanza, ne giustifica “la totale imponibilità, salvo le esclusioni (e/o deroghe) espressamente previste”. Non conferisce alcun vantaggio dunque, contestare la natura retributiva delle mance per sostenerne l’esclusione dalla nozione di reddito di lavoro dipendente, “atteso che tale nozione è diversa e più ampia di quella di retribuzione” prescindendo dal relativo sinallagma. All’interno della nozione di reddito, dunque, dovrà essere considerato “non solo tutto quanto può essere concettualmente inquadrato nella nozione di retribuzione, ma anche tutti quegli altri introiti del lavoratore subordinato, in denaro o natura, che si legano casualmente con il rapporto di lavoro (e cioè derivano da esso), nel senso che l’esistenza del rapporto di lavoro costituisce il necessario presupposto per la loro percezione da parte del lavoratore subordinato”.

Diversa è la previsione per le mance spettanti ai croupiers e che sono già oggetto di una deduzione forfettaria del 25%, integrando una disciplina agevolativa specifica e che non può essere in alcun modo oggetto di interpretazione analogica o estensiva.

La Commissione tributaria regionale, quindi, in sede di rinvio, dovrà riesaminare l’intera questione, sulla base di quanto indicato dall’ordinanza della Cassazione n. 26512/2021, ovvero in osservanza del seguente principio di diritto: “In tema di reddito da lavoro dipendente, le erogazioni liberali percepite dal lavoratore dipendente, in relazione alla propria attività lavorativa, tra cui le cosiddette mance, rientrano nell’ambito della nozione onnicomprensiva di reddito fissata dall’art. 51, primo comma, del Dpr n. 917/1986, e sono pertanto soggette a tassazione”.

Un motivo in più di preoccupazione, quindi, per tutti i lavoratori che proprio per le caratteristiche insite nella loro professione, sono “esposti” all’ottenimento di mance. 

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Economia e Finanza

Usa, arriva la pillola anti Covid: dalla MSD sarà chiesta autorizzazione d’emergenza

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L’azienda farmaceutica Merck & Co. chiederà “il prima possibile” l’autorizzazione di emergenza negli Stati Uniti per la prima pillola anti-Covid. I test clinici condotti – afferma il colosso farmaceutico – hanno mostrato che il farmaco orale riduce il rischio di ricoveri e decessi quando somministrato a persone ad alto rischio nelle fasi iniziali dell’infezione.

La pillola Merck, messa a punto per fermare il replicarsi del coronavirus, va presa per cinque giorni, quattro compresse al giorno. Merck vola a Wall Street. I titoli salgono del 12%, in quello che è il balzo maggiore dal 2009.

L’azienda farmaceutica Merck & Co. – conosciuta come MSD al di fuori degli Stati Uniti e del Canada – ha reso noto che in base ai dati della interim analysis dello studio di fase 3, il farmaco molnupiravir ha ridotto il rischio di ospedalizzazione o di morte di circa il 50%: il 7,3% dei pazienti che hanno ricevuto molnupiravir sono stati infatti ospedalizzati o sono deceduti entro il 29/mo giorno, a fronte di un 14,1% per i pazienti trattati con placebo.

Sulla base della raccomandazione di un Comitato indipendente di monitoraggio dei dati e in consultazione con la Food and Drug Administration (FDA) statunitense, il reclutamento dei pazienti nello studio è stato interrotto anticipatamente in base a questi risultati positivi. Sulla base di questi dati, MSD intende richiedere quanto prima un’autorizzazione all’uso per emergenza (Emergency Use Authorization – EUA) alla FDA statunitense; allo stesso tempo, intende richiedere un’autorizzazione all’immissione in commercio ad altre agenzie regolatorie a livello mondiale.

Prima di ottenere i risultati dello studio, MSD ha iniziato la produzione di molnupiravir assumendosi interamente il rischio. MSD, si legge in una nota, intende produrre 10 milioni di dosi entro la fine del 2021 e un numero maggiore di dosi sarà prodotto nel 2022. MSD ha reso noto inoltre di aver stipulato un accordo con il governo degli Stati Uniti in base al quale fornirà circa 1,7 milioni di dosi di molnupiravir al governo statunitense, una volta raggiunto un accordo per l’uso in emergenza o per l’approvazione del farmaco.

Oltre all’accordo con il governo degli Stati Uniti, MSD sta stipulando accordi di acquisto e fornitura con altri governi a livello mondiale, sempre condizionati a un’autorizzazione regolatoria e discussioni sono in atto con molti altri governi. MSD intende adottare una politica differenziata dei prezzi basata sui criteri di reddito della Banca Mondiale e ha già annunciato di aver sottoscritto accordi di licenza volontaria non esclusiva con produttori consolidati di farmaci generici per accelerare la disponibilità di molnupiravir in più di 100 Paesi a basso o medio reddito (LMICs) sempre sulla base di un’esistente approvazione.

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