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Jump Force, i manga più noti diventano un picchiaduro

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Jump Force, il nuovo titolo prodotto da Bandai Namco e sviluppato da Spike Chunsoft, è finalmente arrivato su Pc, Ps4 e Xbox One. Il gioco ha la caratteristica di unire ben 42 lottatori appartenenti alle saghe che hanno fatto la storia del fumetto giapponese e di renderli dei lottatori formidabili tutti da giocare. Tra Dragon Ball, One Piece, Ken il Guerriero, i Cavalieri dello Zodiaco, Naruto, City Hunter e molti altri, c’è davvero l’imbarazzo della scelta per chiunque sia cresciuto a pane e manga. Non a caso il videogame è uscito nell’anno del 50esimo anniversario di Weekly Shōnen Jump, conosciuta anche semplicemente come Shōnen Jump. Per chi non lo sapesse stiamo parlando di una delle più longeve testate settimanali di manga pubblicate in Giappone che vanta milioni di fan in tutto il mondo. Tale successo è dovuto al fatto che la maggior parte delle avventure che pubblica sono arrivate anche in occidente e in Italia, sia in formato cartaceo che nelle loro trasposizioni video in forma di anime. Detto ciò, veniamo alla trama dell’ultimo prodotto Bandai Namco: Jump Force ha inizio con la creazione del proprio alter ego virtuale tramite un editor di personaggi non troppo complesso. Una volta creato l’eroe che accompagnerà il giocatore lungo la “campagna”, il quale grazie a un cubo magico riceverà gli stessi poteri degli eroi dei manga, verrà chiesto di entrare a far parte di uno tra tre team: il team Dragonball, il team Naruto e il team One Piece. La scelta non è per niente tecnica o strategica, bensì legata a quali personaggi animati si è più affezionati. I guerrieri hanno infatti tutti meccaniche di combattimento simili, con le mosse speciali che però differiscono molto fra loro. Dopo un breve tutorial che serve a spiegare l’esecuzione delle combo base e delle mosse avanzate e speciali, i giocatori vengono catapultati nella base della J-Force, un mondo vivo dove si trovano tanti NPC e giocatori reali da tutto il mondo con cui interagire, negozi, punti di interesse e chioschetti dove avviare missioni e battaglie offline e online.

Benché chi si trova dinanzi lo schermo possa muoversi abbastanza liberamente già dopo il tutorial, e avviare ad esempio battaglie offline o con giocatori in rete, alcune sezioni sono bloccate e richiedono l’avanzamento nella storia single-player. Quest’ultima però è il vero e proprio punto dolente del gioco. Essa infatti è piuttosto banale e man mano che si prosegue propone una serie di missioni troppo simili fra loro e ripetitive in successione, intermezzate da scene con audio in giapponese. La storia lega le battaglie l’una con l’altra ma la narrazione appare a volte forzata e frammentaria. Alcuni scontri si affronteranno con il proprio alter-ego e altre con uno dei personaggi degli anime, mentre altre ancora con un team di tre lottatori. In questo modo si avverte una sensazione di varietà che nello stesso tempo però mina alla continuità dello schema di combattimento. Il titolo a livello d’identità può essere definito un picchiaduro con tendenze rpg-free roaming, infatti la progressione è legata agli eventi della storia single-player che permettono pian piano di sbloccare lottatori e skill. Nelle pause tra ogni battaglia i giocatori sono liberi di girare per il mondo di gioco affrontando battaglie offline e online con matchmaking, o affrontando gli altri player che girano liberi per la base. Inoltre, nei negozi è possibile acquistare abilità, tecniche e oggetti cosmetici per potenziare il proprio eroe. Le skill possono essere livellate anch’esse. A volte quindi si avverte una sensazione di smarrimento e ridondanza, che può risultare fastidiosa per chi volesse semplicemente buttarsi nella lotta come ci si aspetterebbe da un gioco di questo genere. Per chi non fosse particolarmente interessato alla storia, comunque, è sempre possibile dedicarsi alle sole battaglie in single e multiplayer, anche se il gioco perde molto della sua appetibilità.

A livello di combat system Jump Force è un gioco poco tecnico che si riduce molto spesso a un button smashing sfrenato. Per capirci meglio, sulla versione Xbox da noi testata l’attacco impeto, eseguibile con tasto X è quello “debole”, mentre quello pesante si esegue con Y. Essi possono essere combinati tra loro o si può premere ripetutamente il medesimo tasto per realizzare le combo, più rapide e meno efficaci le prime, più lente e letali le seconde. Il numero di attacchi concatenabili dipende da personaggio ma, nel complesso, si ha la sensazione che, in tali azioni, la differenza tra i lottatori sia davvero minima, così come per le proiezioni, attivabili premendo B, utili per danneggiare l’avversario quando mantiene la guardia che si attiva con RB. La basilare mappatura dei comandi permette ovviamente il salto utilizzando il tasto A, lo scatto con LB, lo switch tra i membri del team tramite la pressione di LT e la ricarica della barra di energia con RT che consente di eseguire le mosse speciali combinando il grilletto destro + frontali. Il tutto non richiede particolari predisposizioni o abilità con i picchiaduro e risulta, nel pieno animo fan-service dell’opera, accessibile anche a chi vuole cimentarsi con Jump Force solo per amore dei propri beniamini. I virtuosismi, in realtà, sono permessi, quanto meno sulla carta: schivate, combinazioni tra attacchi classici e speciali, switch durante le combo, ragionamenti sugli attacchi elementali, etc… dovrebbero consentire anche ai più abili di sfruttare il combat system con maggior profondità. In realtà, a causa delle ridottissime finestre temporali per l’attivazione, ad esempio, di un contro-attacco e per via della confusione che si viene a creare sullo schermo, si fa grande fatica a cogliere gli attimi necessari per compiere i “virtuosismi” e si finisce ad optare per la pressione compulsiva delle mosse più semplici. Tanto più vista l’entità importante del danno arrecato da un comodissimo attacco impeto che va a segno nella sua combo completa.

Per quanto concerne il comparto tecnico, Jump Force presenta delle animazioni molto curate nelle sequenze di lotta, ma quelle delle cut-scene e dei dialoghi sono a volta grossolane e sembrano realizzate in fretta, con qualche problema di sincronizzazione fra il movimento delle labbra e il parlato. Il gioco gira abbastanza fluidamente a 30fps e per il tipo di azione che offre è più che adeguato. Quando ci sono molti giocatori in lobby abbiamo però riscontrato qualche problema di lag. Per quanto riguarda i dialoghi, essi sono in inglese o giapponese, a second del gusto dell’utente. Mentre gli effetti sonori sono assolutamente fedeli a quelli che si possono ascoltare negli anime. Uno degli aspetti più allettanti è sicuramente la personalizzazione dei combattenti. Si possono applicare tatuaggi, segni distintivi, costumi e accessori appartenenti ai vari personaggi dei manga. Ovviamente, più si conoscono le differenti serie ed i relativi personaggi, e più questo ambito acquisisce appetibilità. All’inizio ci sarà ben poco da applicare per customizzare l’avatar ma, man mano che si accumulano punti, si potranno acquistare nuovi oggetti e rendere il proprio personaggio davvero unico. L’accesso giornaliero al gioco, inoltre, premia i giocatori più assidui con ulteriori punti da spendere. Tirando le somme, Jump Force, visto il grande potenziale e i milioni di fan del genere è un titolo che poteva dare assolutamente di più. Lottatori bilanciati male, meccaniche estremamente semplicistiche e un livello di sfida tarato verso il basso da una parte, tutti i personaggi più amati dai fan dei migliori manga di Shōnen Jump e un buon comparto grafico dall’altra, Jump Force è il tipico esempio videoludico dell’occasione sprecata. Quello che sulla carta poteva infatti essere il crossover definitivo finisce invece per inciampare su quelli che sono gli elementi base di qualsiasi picchiaduro che si rispetti: la giocabilità e il bilanciamento generale tra i lottatori. Anche l’aspetto grafico in 3D non rende giustizia al titolo trasformando i personaggi quasi in action figures non sempre belle da vedere e poco espressive. Magari uno stile grafico più platform, come quello visto nel bellissimo Dragon Ball FighterZ, a nostro avviso avrebbe reso giustizia ai tanti personaggi presenti. Detto ciò, quindi ci sentiamo di consigliare questo Jump Force solo ed esclusivamente ai fan più appassionati, disposti a chiudere un occhio sulle meccaniche e sulla trama.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica 6

Sonoro: 7,5

Gameplay: 6

Longevità: 7

VOTO FINALE: 6,5

Francesco Pellegrino Lise

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Trials Rising, enduro, follia e divertimento

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Ubisoft e RedLynx lanciano sul mercato Trials Rising, nuovo capitolo del divertentissimo videogioco che affonda le sue radici nell’ormai lontano 2000, su Pc, Xbox One, Ps4 e Switch. Per chi non lo sapesse, il titolo nasce come un gioco di corse motociclistiche che, nel suo piccolo, ha segnato la nascita di un franchise videoludico forte e apprezzato dai giocatori di tutto il mondo. Pubblicazione dopo pubblicazione, uscita dopo uscita, la serie ha continuato a espandersi fino all’ultimo capitolo, Trials Rising appunto, che rappresenta il culmine di tanti anni di esperienza, di salti, capriole e acrobazie spericolate. Questo nuovo capitolo riesce a unire i generi racing e platform in un mix adrenalinico basato su velocità e abilità. Sia ben chiaro, nonostante la semplicità del gioco, se si vuole diventare degli assi delle gare sarà richiesto al giocatore tanto “allenamento” per imparare a gestire al meglio la fisica delle due ruote, caduta dopo caduta. Insomma, chiunque potrà raggiungere la linea del traguardo, ma soltanto i più tenaci potranno arrivare a fine corsa senza cadere e ottenendo un tempo da record. Pur essendo un gioco in 2.5D in Trial Fusion ci si può muovere solo lungo due direzioni, ma la grafica è comunque tridimensionale. Per quanto riguarda il controllo del mezzo, del peso del pilota e dell’accelerazione attraverso lo stick analogico e dei due tasti dorsali del controller invece, se si vuol gareggiare in modo competitivo, non sono affatto semplici da gestire e prima di padroneggiarli ci vorrà un bel po’ di tempo e tanto, ma tanto impegno. Il comportamento della moto risponde comunque molto bene agli input del giocatore e alla forma del percorso, dando filo da torcere nel riuscire a governare ogni minima variazione dell’assetto. In Trials Rising infatti basta un atterraggio sbagliato, un’impennata esagerata o una frenata troppo brusca per perdere il ritmo o finire a gambe all’aria. Ciò dipende in gran parte dalle sospensioni, che, fra compressioni ed estensioni, si comportano in modo realistico e intuitivo, determinando quanta trazione la ruota posteriore del veicolo riesce a imprimere sul terreno. Spostare nel modo sbagliato il pilota prima di un salto o non allineare bene le ruote quando si tocca terra, porta a rimbalzi e rotazioni orarie o antiorarie quasi impossibili da governare. I movimenti del giocatore devono quindi essere fluidi e adattarsi agli assurdi percorsi ricchi di rampe, ostacoli, scorciatoie, esplosioni, crolli e cambiamenti improvvisi. A livello di gameplay, Trials Rising è senza dubbio un prodotto divertentissimo, capace di sopravvivere senza batter ciglio al trascorrere del tempo: sebbene la formula di base non sia cambiata molto dalla sua prima apparizione ad oggi, il titolo è ancora bello da vedere e spassoso da giocare. A rendere l’esperienza unica e diversa rispetto al passato ci pensano poi valanghe di personalizzazioni, un sistema di aumento del livello con tanto di loot box dove sbloccare personalizzazioni per le moto e per il personaggio, e un comparto multigiocatore ricco e variegato, che non sembra voler lasciare niente al caso. Il vero cuore della proposta ludica targata Ubisoft e Redlynx è rappresentato dalla modalità carriera, adesso ancor più complessa e variegata che mai. Nella prime battute bisognerà lanciarsi a capofitto all’interno di una serie di tracciati da principianti, salvo poi aumentare gradualmente la complessità fino a raggiungere picchi di difficoltà estremi. Il livello di sfida resta lo stesso di sempre, quindi si comincia con tracciati corti e semplici e si finisce con piste assolutamente complesse dove sangue freddo e controllo perfetto sono gli unici alleati per portare a compimento i tracciati. Per i principianti c’è anche una sorta di tutorial, una vera e propria accademia in cui apprendere ogni minimo dettaglio sul mondo di Trials Rising.

Se si è fan della serie e si conoscono già tutte le dinamiche delle due ruote, però, sarà possibile evitare questo percorso introduttivo: l’accademia, infatti, sarà accessibile facilmente dalla mappa di gioco, ma, eccezion fatta per il primo esercizio di presentazione, sarà possibile passare subito alle prove di gara vere e proprie. Una volta affrontate le gare iniziali verrà presentato il primo sponsor, grazie al quale i giocatori si troveranno a competere a fianco di altri piloti in uno stadio approntato per l’occasione. Il funzionamento di tali gare, disponibili soltanto una volta concluse tutte le prove presenti all’interno della regione di riferimento. Le sfide nell’arena prevedono, a differenza delle gare “lisce” diversi gironi di qualificazione da superare prima di arrivare alla finale contro un avversario estremamente ostico da battere. La particolarità di questa tipologia di competizione, riguarda soprattutto la sua modalità di svolgimento: non si scende in pista da soli, ma bisogna affrontare in maniera diretta gli avversari, i quali gareggeranno al fianco di chi sta dinanzi lo schermo su delle piste identiche a quella che si sta per affrontare. Sebbene il funzionamento resta più o meno lo stesso di sempre, in queste circostanze la componente platform, che solitamente domina gli stage, cede leggermente il passo a quella più “competitiva” nel senso tradizionale del termine. Una volta superata la gara finale si potrà avanzare alla regione successiva, dove sfide sempre più complesse metteranno a dura prova le abilità e i nervi dei giocatori. Andando avanti con le competizioni non basterà semplicemente arrivare al termine del tracciato: i contratti con lo sponsor, infatti, richiederanno condizioni particolari per proseguire, come completare il tracciato svolgendo un certo numero di salti mortali, oppure con un numero di errori non superiori a una certa soglia. Al di là della notevole quantità di contenuti, il vero punto di forza di Trials Rising però è rappresentato dalla presenza costante dei “ghost” degli altri giocatori. Un notevole passo avanti rispetto al semplice indicatore presente nei capitoli precedenti, che consente di vedere nel dettaglio cosa si è sbagliato e perché e come i rivali se la sono cavata in una determinata situazione. Come se non bastasse, a invogliare ulteriormente il pilota a rigiocare gli stessi stage più e più volte, ci pensano gli indicatori dei nuovi record: quando qualcuno batte il tempo che si era riusciti a segnare in una pista, il relativo indicatore sulla mappa presenterà una scritta piuttosto evidente e, almeno per i più competitivi, sicuramente troppo invitante per essere ignorata. Procedendo nell’avventura tornano anche le classiche prove abilità, folli e divertenti come sempre che consistono nel raggiungimento di obbiettivi assurdi, come ad esempio il raggiungere una certa distanza rimbalzando su barili esplosivi, o di obbiettivi difficili, come il restare più in piedi possibile lungo un tracciato complicatissimo e pieno di insidie.

In Trials Rising è anche presente una modalità multigiocatore asincrona. Si può infatti partecipare a tornei online fino ad otto giocatori, che si danno battaglia in gare da tre round; la differenza maggiore è data dal fatto che non è possibile riavviare la partita in ogni momento come invece avviene quando si gareggia da soli. In ogni caso, più si vince e più in alto si sale di divisione. All’incirca ogni tre mesi la classifica globale si azzera, però si ottengono delle ricompense esclusive a seconda del proprio piazzamento. Se invece si preferisce giocare con i vostri amici in stile scorso millennio, Trials Rising ha anche la possibilità di giocare in splitscreen che consente fino a quattro persone di gareggiare sullo stesso percorso e sulla stessa televisione. Tra le novità maggiori ci sembra doveroso menzionare la modalità Tandem, che, come si può capire dal nome, mette due piloti alla guida della stessa moto. In tale tipologia di gioco è esilarante cercare di coordinarsi nel tentativo di arrivare al traguardo e le situazioni che si verranno a creare saranno sicuramente oggetto di ore e ore di folli risate. Trials Rising, come dicevamo, si focalizza anche sulla personalizzazione del proprio pilota virtuale e del veicolo. Salendo di livello, completando le sfide o spendendo i crediti ottenuti è possibile ottenere nuovo equipaggiamento. Sono presenti infatti centinaia di capi di vestiario, pose, emote e pezzi di moto da equipaggiare, selezionare e montare, a cui poi possono essere applicati svariati adesivi fra una selezione di circa duemila. Purtroppo sono presenti le microtransazioni, ma, per fortuna, non sono invadenti e la valuta acquistabile si può anche ottenere raccogliendo i collezionabili nascosti negli angoli più remoti dei livelli o vincendo online. A chiudere l’offerta presente in questo nuovo Trials Rising c’è l’editor dei tracciati. Tale funzione è molto versatile e piena di elementi da utilizzare nella creazione del proprio livello personale. Gli oggetti a disposizione provengono anche dai vecchi capitoli della serie, come Trials Evolution, Trials Fusion e Trials of the Blood Dragon, e possono essere posizionati liberamente nello scenario fino a creare un percorso che può essere condiviso con gli altri giocatori. Quindi, divertimento, follia e creatività sono le caratteristiche che definiscono al meglio questa nuova produzione di Ubisoft e RedLynx. Dal punto di vista grafico, il 2D e mezzo utilizzato e la fluidità di gioco rendono l’intera esperienza assolutamente appagante. A questo poi si affianca un comparto audio fatto di effetti sonori ben realizzati, voci esilaranti e una colonna sonora assolutamente azzeccata. Quindi sia per l’audio che per gli effetti visivi il nuovo capitolo della serie è promosso con buoni voti. Tirando le somme Trials Rising è un titolo che è destinato a un pubblico che desidera divertirsi, un gioco spensierato che però non rinuncia anche al lato competitivo, una produzione adatta a tutte le fasce d’età e a qualsiasi tipo di giocatore. Insomma, un videogame che nonostante non offra chissà quale enorme innovazione rispetto ai suoi predecessori, è in grado di offrire una giocabilità pazzesca e un’incredibile dose di adrenalina.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8,5

Gameplay: 9

Longevità: 8

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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Cyber security, aziende italiane a rischio

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La cyber security è un aspetto da non sottovalutare per chi possiede un’impresa, in quanto proteggere i dati della propria attività è di vitale importanza per la sopravvivenza della stessa. Purtroppo i numeri sul territorio del nostro Paese riguardo gli attacchi informatici sono allarmanti, anche se fortunatamente non siamo i primi in classifica. Più della metà delle aziende italiane, il 55% – il 54% quelle europee – ha dichiarato di aver affrontato almeno un attacco informatico negli ultimi 24 mesi e le conseguenti ricadute sulle loro attività. A darne notizia è un’indagine condotta da Kaspersky Lab. Tra gli effetti più comuni di questi attacchi figurano: interruzione dei servizi (31%), problemi con l’integrità dei dati (18%) e perdita dei dati stessi (15%).

Le organizzazioni di Regno Unito e Spagna – sottolinea la ricerca – sono quelle che si trovano a fronteggiare la maggior parte dei rischi: il 64% degli intervistati, infatti, ha dichiarato di aver avuto esperienza di un attacco informatico negli ultimi due anni.

“In Italia – fanno sapere i ricercatori – il dato sulla cyber security è piuttosto alto, pari al 55%, soprattutto se messo a confronto con la situazione riscontrata in altri paesi, come la Germania (49%) o la Romania (37%)”. Pur potendo contare solitamente su budget per l’Information Technology più consistenti rispetto a quanto viene stanziato dalle piccole e medie imprese, le grandi aziende che hanno dovuto affrontare un cyberattacco sono state pari al 64%, contro il 45% delle Piccole e medie imprese. Inoltre, oltre due terzi (72%) delle organizzazioni europee coinvolte nell’indagine di Kaspersky Lab ha dichiarato di essere in grado di scoprire un’eventuale violazione in otto ore o meno; nonostante questo sono ancora tante, il 25%, le aziende che non riescono ad intervenire nelle prime ore dopo un attacco, semplicemente perché non si rendono conto di averlo subito.

In Italia il 78,1% degli intervistati dichiara tempi di risposta sotto le 8 ore, mentre il 21,1% afferma di non riuscire ad essere altrettanto tempestivo. “I risultati dell’indagine confermano una tendenza che sottolineiamo da diverso tempo: gli attaccanti che riescono a penetrare all’interno di un’organizzazione a volte non lasciano alcuna traccia”, ha commentato Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky Lab. Investire sulle misure di sicurezza è un aspetto da non sottovalutare se si vuole tutelare la propria impresa, anzi è l’unico modo per poter evitare di subire un danno importante.

F.P.L.

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Devil May Cry 5, la saga torna agli antichi fasti

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Devil May Cry 5 arriva su Pc, Xbox One e Ps4 dopo ben 5 anni di sviluppo e 11 anni dal lancio del quarto capitolo della serie. Guardando un po’ indietro però è bene ricordare che nel 2001 l’esordio del cacciatore di demoni Dante su Ps2 fu un vero e proprio fulmine a ciel sereno che riuscì a conquistare pubblico e critica come pochi altri titoli hanno saputo fare.

Devil May Cry rivoluzionò il modo di concepire i videogiochi action in terza persona creando un filone completamente nuovo, un sottogenere che faceva della spettacolarità il suo punto di forza, basandosi su combo incredibili e personaggi sempre ben al di sopra delle righe.

Il secondo capitolo della serie rappresentò forse il meno riuscito della saga e fu il primo che vide a figura di  Hideaki Itsuno come director, anche se fu coinvolto solo marginalmente a fine produzione.

Il director giapponese fu messo realmente al timone dell’opera concepita dall’inimitabile Hideki Kamiya dal terzo capitolo della serie, titolo che riuscì a riportare la saga nell’Olimpo degli action games. Col quarto capitolo si decise di introdurre un nuovo compagno per Dante, quel Nero che ancora oggi porta con sé numerose domande e che è presente anche nel nuovo Devil May Cry 5. Poi la serie si bloccò, nuovi personaggi conquistarono il pubblico appassionato di questo genere ed il buon Dante andò momentaneamente in pensione. Capcom decise quindi di optare per un reboot della serie con il DmC di Ninja Theory nel tentativo di avvicinarsi maggiormente ai gusti del pubblico occidentale. Scelta decisamente coraggiosa, ma che riuscì nell’intento di creare una nuova visione del Mondo di Devil May Cry contraddistinta da un gameplay sopraffino, ma che non seppe conquistarsi il favore del grande pubblico, più per le scelte di design nella nuova interpretazione stilistica del figlio di Sparda che per le qualità del gioco. Dopo il remake in HD dei capitoli canonici della saga però, ecco tornare il nuovo titolo della serie e noi siamo qui per analizzarlo. Devil May Cry 5 ha un grande merito: fare pulizia di eventuali congetture, teorie e quant’altro ideate dai fan nel corso degli anni, e dare risposta a diversi degli interrogativi posti negli scorsi capitoli. Il tutto sfruttando sia il fan service esagerato, sia mettendo sulla scacchiera ogni singola pedina fondamentale dei quattro episodi precedenti.


Ma veniamo alla trama: la storia di Devil May Cry 5 riprende qualche tempo dopo gli avvenimenti visti nel quarto capitolo partendo proprio dal protagonista, Nero, intento già dal primo minuto in un’intensa battaglia contro il malvagio demone Urizen, un essere muto ed immobile, ma apparentemente impossibile da scalfire. Nero è affiancato come sempre dal protagonista originale della saga, ossia Dante, il figlio di Sparda e miglior cacciatore di demoni, anche lui messo alle strette dal nemico e in evidente difficoltà. Ai due si affianca un terzo misterioso individuo chiamato V, che proseguendo nella storia aiuterà Nero e Dante nella battaglia contro colui che desidera diventare il Re dei demoni. Da qui in avanti la narrazione della storia procede con dei flashback, facendo fare al giocatore dei salti temporali tra passato e presente per scoprire tutti gli eventi che hanno portato alla distruzione della città, palesemente ispirata a Londra, chi sia la causa della perdita del braccio demoniaco di Nero e svelare l’identità di V e la su storia. Per quanto la trama si regga su abbastanza bene e approfondisca adeguatamente la storia dei tre protagonisti, non si può dire lo stesso dei personaggi che affiancano i tre scaccia demoni: Nico, Lady e Trish. Per quanto riguarda Dante, in questo nuovo capitolo della serie si approfondirà ancora più nel dettaglio la dinamica di odio e amore con il fratello gemello Vergil facendo un giro nei ricordi del protagonista e scoprendo anche qualche piccolo dettaglio in più sulla figura dell’adorata madre. Quindi per i fan di vecchia data, seguire le vicende raccontate in Devil May Cry 5 è di fondamentale importanza per comprendere il passato del tenebroso protagonista della serie. L’unico grosso problema narrativo della produzione Capcom risiede nel finale che già da metà campagna si può intuire nonostante ci sia qualche piacevole sorpresa di contorno e qualche piccolo colpo di scena. Detto ciò, per quanto riguarda il gameplay, Devil May Cry 5 mantiene sempre il suo stile originale, offrendo però tre varianti di stile, una per personaggio. Nero è la perfetta via di mezzo tra accessibilità e tecnicismo che soddisferà la sete di action dando comunque un po’ di filo da torcere per raggiungere il ranking massimo. Ci vorrà qualche minuto prima di riuscire a padroneggiare il Devil Breaker (ossia il nuovo braccio robotico del personaggio), che oltre ad acciuffare i nemici lontani può sparare raggi a distanza, perforare o malmenare a dovere i nemici in base al modello indossato, ed alternarlo con le bocche da fuoco e le immancabili armi bianche. Per quanto riguarda V, egli è il personaggio con cui sarà più semplice realizzare combo in quanto nonostante sia sprovvisto di una particolare forza fisica, può contare sul potere di evocazione di alcuni demoni. Le creature in questione sono tre, due di questi tramite la semplice pressione dei tasti di attacco e sono Griffon, una sorta di uccello demoniaco utile per gli attacchi a distanza e Shadow, un enorme felino mutaforma indispensabile per gli attacchi a ravvicinati e a medio raggio. Tramite l’attivazione del Devil Trigger V evocherà Nightmare, un gigantesco demone/golem che infliggerà in totale autonomia potenti attacchi ai nemici. I demoni evocati non potranno però uccidere da soli i nemici, spetterà infatti a V dare il colpo di grazia ad ogni nemico con il suo inseparabile bastone da passeggio. Per quanto riguarda Dante, invece, il personaggio icona del brand possiede uno stile di combattimento molto tecnico, che oltre a concatenare attacchi ravvicinati e a distanza richiederà una buona conoscenza delle combo e degli stili da intervallare. Diciamo questo perché oltre a poter alternare diverse tipologie di armi, usando Dante si dovrà fare attenzione allo stile da utilizzare con ogni nemico. Gli stili sono quattro, alternabili tramite la croce direzionale, ed ognuno ha una peculiarità ed un movimento specifico (delegato al tasto B). Trickster Style è lo stile dedicato alla velocità di movimento e all’evasione delle mosse, Swordmaster come suggerisce il nome trasformerà Dante in uno spadaccino letale. Le ultime due varianti sono Gunslinger, che concentra tutto sulla potenza delle bocche da fuoco ed in fine Royal Guard, utile per non far sopperire il protagonista sotto i colpi nemici, a cui reagirà con un contrattacco immediato premendo B nel momento giusto. L’utilizzo dei tre personaggi è determinato nella maggioranza dei casi dallo svolgimento della trama, e quindi è il gioco stesso a proporre quello da usare in ciascuna missione, ma ci sono anche momenti in cui la scelta è nelle mani di chi gioca. Inoltre è possibile sfruttare il nuovo sistema di gioco cooperativo chiamato Cameo System: se si gioca connessi online, durante alcune missioni si potrà vedere uno degli altri personaggi combattere al proprio fianco controllato da un altro giocatore in tempo reale, oppure tramite il classico ghost. A fine missione si potrà valutare il compagno virtuale e, se valutato come “Stylish”, lui otterrà una gemma dorata come bonus. Questa è certamente un’introduzione marginale ad un gioco che è e resta assolutamente single player, ma è comunque apprezzabile e che consente di ottenere qualche bonus che non fa mai male. A completare l’offerta c’è poi “Il Vuoto”, ossia una vera e propria modalità allenamento che viene sbloccata dopo aver terminato il gioco almeno una volta, e che si rivela assolutamente utile per padroneggiare gli stili profondamente diversi dei tre protagonisti.

Per quanto riguarda il corposo moveset dei personaggi è bene sottolineare però che le mosse, se non quelle base, saranno tutte da sbloccare. Per farlo bisognerà spendere le classiche anime rosse al “negozio” di Nico, oppure tramite l’ausilio delle storiche statue dorate. Ovviamente sia Nico che le statue danno la possibilità di acquistare potenziamenti e gadget utili a proseguire nei livelli. In ogni caso, nel corso dell’avventura non sarà possibile sbloccare tutte le abilità, visto che il numero di gemme che si potranno raccogliere è inferiore al costo necessario per acquistare tutto. Per poter comprare ogni tecnica, per ogni singolo personaggio, bisognerà completare la campagna più di una volta o pagare con moneta reale nello store dedicato. Come da tradizione Devil May Cry 5 non è il tipico gioco da abbandonare una volta finito, anzi: questo è probabilmente il peggior modo di giocarlo. Completandolo una prima volta (impresa che richiederà circa una dozzina d’ore a difficoltà normale) si sbloccherà infatti il primo livello di difficoltà aggiuntivo per poi sbloccarne altri man mano che si finisce l’avventura. Il nostro consiglio è quello di non commettere l’errore di abbandonare il gioco dopo una sola “run”, anche perché per padroneggiare a fondo tutti e tre i personaggi ci vorrà molto tempo, ce ne vorrà ancora di più per potenziarli al massimo, ma vi assicuriamo che alla fine le combo che si potranno eseguire saranno qualcosa di assolutamente spettacolare e che ripagheranno ampiamente tutto il tempo speso.

Al momento è assente invece il classico Bloody Palace, la modalità Survival che i fan conoscono bene, ma si tratta di un’assenza momentanea in quanto essa verrà aggiunta gratuitamente tramite un aggiornamento pianificato per il mese di aprile. A livello grafico, appena entrati nell’universo di Devil May Cry 5, non si può fare a meno di rimanere a bocca aperta. Per la realizzazione del gioco Capcom si è infatti affidata alle prodezze dello stesso motore grafico utilizzato per Resident Evil. Cut-scene a parte, anche nelle scene più confuse e negli scontri più veloci e accesi le animazioni raggiungono picchi d’eccellenza straordinari. Ovviamente, nonostante l’alto livello grafico e la fluidità in game, Devil May Cry 5 non è perfetto.

La prima parte, ambientata soprattutto nella rocambolesca Red Grave City, è infatti capace di mostrare dei bei panorami, e di sfruttare al meglio il motore grafico. A ribaltare la situazione è la seconda metà dell’avventura che, svolgendosi all’interno dell’enorme albero che ha invaso la città, risulta molto meno piacevole alla vista, oltre che estremamente limitata e dalla struttura sicuramente poco sorprendente. In ogni caso nel complesso ci si trova dinanzi a una produzione “tripla A” e quindi il risultato finale è assolutamente grandioso. A fornire il giusto supporto sia alla maestosità delle location sia alle incredibili battaglie è il comparto sonoro che, con le sue melodie suddivise tra heavy metal puro e sonorità “drum and bass” tipiche della serie, accompagnano con grinta ed enfasi ogni mossa dei protagonisti, rendendo le combo ancora più devastanti e l’atmosfera di gioco adrenalinica.

Tirando le somme, Devil May Cry 5 è un titolo con tutti gli attributi. L’ultima fatica di Capcom è un action game esagerato, spavaldo ed estremamente adrenalinico. Proseguendo nella storia è ben evidente come la trama, seppur importante, sia stata messa in secondo piano rispetto al gameplay. In questo quinto capitolo Hideaki Itsuno ha però voluto puntare molto sui fatti che fanno da sfondo al gioco, regalando una sceneggiatura davvero profonda e interessante, ricca di colpi di scena, capace di dare tante risposte ai fan che le cercavano da tempo e soprattutto in grado di tenere incollati allo schermo dall’inizio alla fine. Tutte le 20 missioni che compongono l’opera hanno qualcosa da dire e lo fanno molto bene, senza mai annoiare accompagnando il giocatore verso un finale ricco di sorprese e confezionato davvero bene. I tanti anni di sviluppo si vedono, e si nota chiaramente la passione messa dal team nella realizzazione di un’opera che, a parere nostro, resta una delle migliori di sempre. Devil May Cry 5 rappresenta ciò che i fan desiderano, un prodotto solido, realizzato con il cuore e che gode di una straordinaria giocabilità. Non giocarlo sarebbe un grave errore.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9

Gameplay: 10

Sonoro: 9,5

Longevità: 9

VOTO FINALE: 9,5

Francesco Pellegrino Lise

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