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Editoriali

La politica “chiagne e fotte” formula vincente dei giorni nostri

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Sarebbe sconveniente e non politicamente corretto fare uso del dialetto nella prosa moderna. Scandalizza, inorridisce taluni e fa arricciare il naso ad alcuni. Ciò nondimeno, nessun’altra espressione idiomatica riesce a spiegare meglio il concetto che spesso si vuole esprimere.

Il detto della tradizione partenopea “Chiagne e fotte” si addice meglio di quant’altro alla politica

La recente storia politica italiana è ricca di lacrime che scendono copiose sui visi dei politici. E quanto siano sinceri, lo lasciamo giudicare ai lettori. Ci sono lacrime di gioia, lacrime di dolore, lacrime di rimpianto, di disperazione, lacrime di coccodrillo. Passa alla storia quel pianto struggente di Elsa Fornero, quando nel dicembre 2011, nel corso della conferenza stampa, con accanto l’allora presidente del Consiglio Mario Monti, presentavano la nuova manovra finanziaria tutta lacrime e sangue. Piangeva la Fornero per quello che stavano progettando e Monti, tutto scandalizzato la guardava sbalordito. Forse pensava fra sé e sé: la signora non ha imparato che in politica vige il principio del suindicato detto della tradizione partenopea. La Fornero, confessò più tardi: “Io sanguinavo, mi colpivano ovunque. E intanto Mario Monti faceva campagna elettorale” Quando poi durante il Consiglio dei ministri Monti e i Grillini avevano detto no allo stanziamento dei fondi per i malati di Sla, la Fornero pianse un’altra volta.

 

Meno conosciuto ma non per questo è meno famoso il pianto di Renzi

Il 4 dicembre per Matteo fu peggio delle Idi di marzo. Per il rottamatore Matteo fu un vero cesaricidio. Colto dallo sconforto lo sfogo con i suoi “Adesso sarà la palude – Pur di disfarsi di me, (il Pd) sono pronti di consegnare l’Italia a Grillo”. Saranno state lacrime di coccodrillo però mai pronostico fu mai così indovinato. Il 14 dicembre passa definitivamente la legge del biotestamento con 180 si, 71 no e 6 astenuti. Il risultato è stato accompagnato da un applauso dai presenti favorevoli. Mentre fuori aula, una larga schiera del paese si dichiarava critica alla legge, nei primi banchi del Senato, seduti una accanto all’altra, sedevano Emma Bonino, Mina Welby, Filomena Gallo e gli altri leader dell’Associazione Luca Coscioni. Non appena il presidente dichiarò il risultato, la compagnia della buona morte si è lasciata andare in una crisi di pianto. Forse piangevano perché non li soddisfaceva il provvedimento. Loro avrebbero voluto l’eutanasia tout court, senza se e senza ma. Piangevano invece per ragioni opposte le coscienze dei medici del Gemelli, le coscienze degli obiettori di coscienza, le persone di buona volontà che senza ideologismi chiedevano una più approfondita riflessione su una materia di tale gravità morale. L’hanno votata perché la sinistra fa bene al biotestamento e il biotestamento fa bene alla sinistra… foriera di voti.

 

Come il digiuno, il pianto è diventato un stratagemma politico. “Chiagne e fotte!” e gli ingenui cadono nella rete

Altre lacrime, altre storie. Incalzata dall’opposizione nell’aula del Consiglio regionale, Debora Serracchiani, allora vicesegretario nazionale Pd, messa alle strette, si lasciò andare a un pianto liberatorio. Le lacrime ebbero il loro effetto. Commossa, l’opposizione dichiarò una tregua. Chiagne e fotte e il risultato è stato raggiunto. Si diceva poco fa che le lacrime sono entrate a far parte dello stratagemma politico al pari del digiuno. A tale proposito, Luigi Manconi ne lancia uno pro Ius Soli, lo ha intitolato seguendo la linea di una vecchia pubblicità di jeans: “Chi mi vuol bene mi segua. Ma anche chi non mi vuole bene, e persino chi mi detesta”. Il richiamo è molto cristiano, per la politica di Manconi fa comodo anche questo. Come un avviso di garanzia, cinque minuti di pianto, meglio se con copiose lacrime, non si negano a nessun politico.

Ha pianto anche il “duro” Bossi

Commiatandosi dalla Lega, vedendo la sua leadership in testa al “Carroccio” giungere a termine, si è commosso e lacrime amare rigavano il suo viso commuovendo tutti i presenti.
Non ci ha risparmiato lacrime e commozioni nemmeno il pragmatico Brunetta. Alla nascita del Pdl pianse senza far capire il perché. Forse perché nel Pdl credeva di aver trovato la sua seconda casa, uno spazio dove agitarsi.

 

Le lacrime di Vendola

Nichi Vendola, il compagno genitore, a sentire il giudice pronunciare la sentenza di assoluzione nel processo per lo scandalo della sanità in Puglia si è sciolto in lacrime, sciolto dalle accuse. Nonostante la sua assoluzione, ancora piange la sanità pubblica pugliese, piangono i pazienti e non si fermano gli appalti.
Lacrime “d’autore” furono quelle di Giorgio Napolitano il 28 luglio 2012 ai funerali di Loris D’Ambrosio. Forse ancora piange in privato per aver costretto il Paese a subire l’imposizione di governi senza alcun consenso elettorale, governi che hanno trascinato l’Italia in una crisi senza fine. Napolitano senza meno piange nel chiuso della sua stanza per le discutibili decisioni assunte durante il suo mandato.

 

Le lacrime di Grasso

Lacrime fresche di giornata, rigavano il viso di Pietro Grasso, sentitosi commosso all’investitura a leader della Sinistra. Grasso ha interrotto il suo discorso, dicendo : “Non posso parlare, ho un groppo in gola”. Il nodo in gola l’aveva fatto venire agli altri ogni volta che il suo arbitraggio in Senato lasciava spazio a molte critiche. Allora piangevano gli altri e lui dondolava.

 

Le lacrime della presidenta

Potevano mancare le lacrime di Lady Montecitorio? Certamente no! Solamente le lacrime della signora erano lacrime con il distinguo. Volendo dichiararsi vicina ai famigliari delle vittime, ai feriti e al popolo francese, in occasione della strage di Nizza, opera del terrorismo islamico, così si è espressa : “Orrore e sgomento per grave atto di terrore a Nizza frutto di feroce fanatismo” e così dicendo pareva di sentire Bobby Solo mormorando “Da una lacrima sul viso/ho capito molte cose….” Perché tutta questa sua bramosia di chiamare le cose con il loro nome : terrorismo islamico, invece preferisce generalizzare con “feroce fanatismo”? Ad opera di chi signora Boldrini?

 

Piangono tutti da Vespa a Occhetto ed ha pianto anche Bersani

Ognuno ha il suo motivo. Rimane il fatto che il pianto più lacerante che si sente levare dalle periferie del Paese e di gente come quella di Celano che tutti abbiamo visto sul web supplicando e chiedendo aiuto: “Non ho un lavoro e vivo in una casa popolare, ma il 28 dovrò lasciarla. Non so dove andare e ho anche dei bollettini di pagamento arretrati che non so come saldare. Se non sarò aiutata da nessuno……….”

Siamo a Natale. Siamo tutti buoni. Che i politici smettano di “chiagnere, piagnucolare”. Che rivoltino lo sguardo verso quelle periferie del Paese, che ascoltino i pianti dei tanti celanesi sparsi per l’isola (e sono decine di migliaia). Pensino alle famiglie senza reddito, senza speranze e senza futuro. Pensino a questi cittadini che per loro “buon anno” è solo un ricordo del passato. Anche loro hanno allestito l’alberello di Natale e sotto hanno messo il loro desiderio di un posto di lavoro, un tetto per ripararsi dal freddo, una medicina per curarsi. Cari onorevoli, basta poco che ce vò, mica chiedono la luna!

Emanuel Galea

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Amministrazioni Comunali sotto la lente: Albano Laziale

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Come verificare se un sindaco e la sua amministrazione rispettano le promesse fatte in campagna elettorale? Un buon metodo può essere quello di consultare il DUP (Documento Unico di Programmazione) che i Comuni devono rendere pubblico anche sul proprio sito istituzionale. Abbiamo quindi deciso di passare in rassegna questo documento per alcuni Comuni iniziando da quello di Albano Laziale guidato dal sindaco Nicola Marini al suo secondo mandato.

Il DUP (il cui aggiornamento verrà presentato al Consiglio entro il 15 novembre) suddivide gli obiettivi in aree tematiche e le relaziona al termine con vari parametri di bilancio tra cui la gestione di competenza dove risultano stanziati 110mila euro per il 2017 e altri 250mila per il biennio successivo. Bisogna, innanzitutto, precisare che il Comune di Albano Laziale presenta molti punti di linee programmatiche e ciò ci ha costretto ad annoverarne solo alcuni.

Situazione viabilità instabile ad Albano Laziale

Anche se il 10 ottobre scorso il sindaco Nicola Marini ha diffidato la Società Onorati Autolinee Srl a seguito dei soliti disservizi (con controllo della Polizia Locale sugli scuolabus) e nell’estate il Comune, come ente capofila, ha presentato una rete per la riorganizzazione del trasporto pubblico con i Comuni limitrofi, la cittadina castellana necessiterebbe comunque di due manovre:
– Una migliore programmazione delle numerose linee di collegamento soprattutto in riguardo agli orari dei treni che partono da Pavona e che impiegano solo 30 minuti contro i 55 minuti di Albano Laziale per raggiungere Roma;
– Un’opera di decongestionamento del traffico dopo l’inutile e costosa Appia Bis.

Lo scorso inverno, poi, anche su queste pagine abbiamo denunciato lo stato delle principali arterie stradali albanensi per le quali risultano inutili i risibili rattoppi. In tal senso qualche provvedimento è stato preso.

Albano Laziale, lavori su via Trilussa: l’amministrazione incontra i residenti

È da sottolineare anche la grande ambizione di trasformare il parcheggio vicino all’istituto Collodi in un posteggio multilivello, ma allo stato di cose risulta soltanto un campetto calcistico in terra e ghiaia con tanto di porte.

Albafor e i debiti milionari

Ma se per l’integrazione della raccolta differenziata il Comune non sembra registrare disservizi o esasperanti ritardi, per le politiche del lavoro sono ancora troppo poche le parole spese per il caso Albafor. Forse unico vero fardello per l’amministrazione e soprattutto per il primo cittadino che per i debiti milionari dell’istituto professionale è stato sotto processo e poi assolto. Restano, in ogni caso, 150 famiglie senza stipendio da 12 mesi e la posizione ancora tutta da chiarire dell’Associazione Alles Don Milani che ha acquistato per soli 50mila euro la società Formalba (Ex Albafor) su cui oggi grava un debito di 8 milioni. Scelta imprenditoriale quantomeno discutibile e che fa sorgere dubbi legittimi.

Sotto gli obiettivi che l’amministrazione presenta per i Diritti delle persone e Servizi, appare l’istituzione del registro delle coppie di fatto a sostegno del riconoscimento dei diritti delle persone a prescindere dal loro orientamento sessuale da attuarsi entro il 2016. Il Sindaco Nicola Marini ha ottemperato alla questione con riguardo alla legge n.76 del 2016. Ma ciò non si può dire per la paventata “riorganizzazione della struttura amministrativa con conseguente risparmio economico” della quale non si trovano dati utili. Stessa situazione per le oasi scolastiche e gli orti urbani per i quali manca financo un progetto serio, mentre è nata e si sta perfezionando una banca del tempo (FAreteFAmiglia) per i lavori di pubblica utilità destinata ai cittadini con evidenti problemi economici o personali.

Nell’ambito del turismo il comune di Albano Laziale risulta essere quantomeno carente

L’amministrazione ancora non informa a riguardo l’Ostello della Gioventù che non appare nemmeno sui siti internet e di cui due anni fa se ne è denunciato un uso improprio. Mentre per le promesse sportive niente è stato fatto a cominciare dal campo sintetico di Cecchina per passare alla tribuna del campo dell’Albalonga fino al Palazzetto dello Sport di Pavona. Ma il comune di Albano Laziale è all’avanguardia per quanto riguarda le politiche giovanili. L’Osservatore d’Italia ha raccontato la genesi del Consiglio Comunale dei Giovani che opera con facoltà consultiva.
Mentre lontano dai traguardi programmatici, ma al passo con il nuovo schema mediatico del Pd, Nicola Marini si destreggia sui social con una media salvinian-calendiana di due o tre post al giorno.

Gianpaolo Plini

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Anguillara Sabazia: cara sindaca… i cari estinti attendono risposte [1 puntata]

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ANGUILLARA SABAZIA (RM) – Nessuno è a conoscenza dei rapporti, qualora ce ne fossero, tra l’amministrazione comunale di Anguillara Sabazia e l’aldilà. Si può solo immaginare, perché non potrebbe essere altrimenti, che i cari estinti siano molto infastiditi per aver creduto ed ora essere rimasti delusi. Ed è più insidiosa la maledizione di un estinto che la vendetta di un vivente.

I fatti:

Il 4 agosto 2017, la Giunta comunale guidata dal sindaco Sabrina Anselmo, con delibera n. 114 approvò il progetto di fattibilità tecnica ed economica per realizzare i lavori di ampliamento del cimitero cittadino.

La sindaca, il 10 agosto dello stesso anno annunciava, sul suo profilo istituzionale facebook: “… l’amministrazione ha ritenuto urgente e improcrastinabile questo intervento con lo scopo di poter offrire un servizio cimiteriale più efficiente ai nostri cittadini.”

Alla notizia si riusciva ad ascoltare un canto di gioia tra le tombe proveniente dall’aldilà

I cari estinti avevano creduto alle parole della Anselmo. Quest’ultimi, ai quali non si può nascondere nulla, avevano preso visione della delibera il cui testo non lasciava spazio ad alcun dubbio: “Preso atto, il progetto… (omissis) ..prevede la realizzazione su due piani di n.768 loculi… (omissis)… per un costo complessivo di euro 1.431.000,00….(omissis)….. SOMME A DISPOSIZIONE DELL’ AMMINISTRAZIONE.” E oggi i defunti ancora aspettano che il gruppo di lavoro formato dal Geometra Di Donato, Geometra Nadir Ramaccioni e Geometra Gianluca Chiavari battano un primo colpo. Alla luce di come stanno le cose, il finale della delibera 114 aggiunge – alla beffa? – chiosando “Da dichiarare il presente atto immediatamente eseguibile ai sensi dell’art.134 comma 4 del T.U.267/2000”.

Che dire? Siamo alle porte del 2019 ma l’incuria inizia molto prima

E’ proprio il caso di dire che ad Anguillara Sabazia non c’è pace per i morti. Se si clicca su questo link [CLICCARE QUI], ci si rende conto che i nostri morti sono stati sempre oggetto di “equivoci” per usare un eufemismo. Il link proposto tratta della delibera di Giunta n. 209 del 29.12.2017 dove si incontrano i soliti presenti ed i cronici assenti. La giunta fu allora convocata perché era emerso che la ATI OMERGA s.r.l. Tatangelo s.r.l. per l’affidamento in regime di concessione del completamento del cimitero comunale, dopo 10 anni, dal 13 settembre 2005, da una esamina della convenzione, il Comune si accorse di alcune inadempienze contrattuali riguardo l’ampliamento da parte della società affidataria del servizio vendita loculi. La Giunta decise di evitare un eventuale (?) contenzioso e optò per la via stragiudiziale. Seguì la solita prassi dell’incarico a un avvocato, nomina di un responsabile mentre i morti aspettavano.

Che l’ampliamento del cimitero non fosse in cima ai pensieri dell’amministrazione se ne ebbe la conferma più tardi. Intanto già si preparavano le mosse per ovviare all’emergenza, scartando l’ipotesi oppure se si vuole, rimandando a sine die i lavori dell’ampliamento del cimitero.

Quest’altro link [CLICCARE QUI] tratta invece della delibera di Giunta n. 82 del 7 giugno 2017 e sempre con i soliti 3 assessori presenti e 2 assenti si decise: “Che nelle more dell’approvazione delle modifiche al suddetto regolamento – di polizia mortuaria Ndr. – si rende necessario impartire disposizioni urgenti onde poter garantire la sepoltura in caso di decesso, così come previsto dalla normativa di riferimento in merito.”

Ad Anguillara Sabazia non c’è un’emergenza abitativa, al contrario ci sono troppi immobili in vendita sul mercato. L’emergenza è altrove

Ci sono si e no 6 agenzie immobiliari e solo chi non vuole vedere non ammette che l’emergenza immobiliare non esiste. Queste agenzie hanno elenchi interi di immobili da vendere, immobili per tutti i gusti, tutte le tasche.

Ad Anguillara Sabazia c’è solo qualche agenzia funebre che magari può disporre di qualche loculo da proporre

Ciò detto la gente ad Anguillara non capirà mai l’utilità per la comunità dei piani integrati che la sindaca Anselmo ha tenuto tanto a portare in Aula per la riqualificazione di un’area ubicata in località “I Grassi”. E la giustificazione che l’Amministrazione ha l’intenzione di utilizzare la somma spettante di 3 milioni 614 mila euro in opere pubbliche non convince. Da qualche parte qualcuno recita ancora il detto: “Campa cavallo che l’erba cresce”.

A proposito di loculi

Oggi i loculi sono all’ordine del giorno. La Giunta Anselmo si è dimostrata fedele alla sua ostinazione nel non volere ascoltare la voce del caro estinto e lo scorso 26 settembre con Ordinanza Dirigenziale è stata annunciata la temporanea requisizione dei loculi cimiteriali. Su questo provvedimento tratteniamo ogni giudizio perché ci riserviamo di ritornarci più esaurientemente in seguito. Per oggi preme concludere confermando che a proposito di loculi: Se qualcuno acquista un loculo vuol dire che c’è qualcun altro che vende un loculo; vuol dire anche che al mappale cimiteriale si dovrebbe procedere al cambio della proprietà. Ma si sa che per i loculi in concessione, l’articolo 4 del contratto di concessione “…..vieta il trasferimento a terzi sia per vendita che per donazione”. La gente comune non lo sa ma la polizia mortuaria lo sa e il caro estinto dall’aldilà guarda e annota.

Anguillara, scoppia l’emergenza tombe: la giunta Anselmo requisisce i loculi cimiteriali ai privati

Emanuel Galea

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Migranti, quando i respingimenti non irritavano le magliette rosse: si spera che a nessuno venga in mente di codificare Dambisa Moyo fra gli iscritti della Lega

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Oggi si può dire che il tema immigrazione domini la politica degli Stati. Secondo uno studio dell’equipe TrueNumbers, in Europa ci sono 2,1 milioni di persone espulse. L’incapacità di rendere le espulsioni effettive di migranti irregolari, oltre che minare seriamente la già tanta precaria credibilità dell’Unione europea nella gestione dei suoi confini “rappresenta un incentivo per l’immigrazione irregolare” come lo ha candidamente dichiarato lo stesso Parlamento europeo.

Nel 2016 , citando sempre la fonte dei dati del Parlamento europeo, dai 305,365 ordini di espulsione che gli Stati avevano emesso, solo la metà, cioè 176.223 sono andati a buon fine, i rimanenti fogli di via sono rimasti carta straccia perché i migranti irregolari sono rimasti in giro per l’Europa.
Solo nel 2016 gli ordini di espulsione emessi dagli Stati sono stati 67.033 mentre i rimpatri effettivi risultano essere stati 47.181. Nei primi 4 mesi del 2017 invece, dei 64.312 ordini di espulsione, quelli effettivi sono stati 39.536. A dispetto di quello che si può addebitare a questo governo, i respingimenti, le espulsioni ed i rimpatri sono stati sempre all’ordine del giorno di ogni governo.

Quando i respingimenti non irritavano le magliette rosse

Nel lontano 2014, ne Salvini e tanto meno Di Maio possono essere chiamati in causa, le espulsioni andavano avanti senza suscitare l’ira delle magliette rosse. In quell’anno la Francia di Francois Hollande aveva espulso 84.890 emigranti. La Grecia aveva espulso 73.670 con un crescendo di circa 30.000 espulsioni in più sul 2013. Il Regno Unito si era distinto con 65.365 espulsioni, mentre l’Italia, fanalino di coda aveva firmato 25.380 fogli di via. A queste espulsioni e rimpatri c’è da aggiungere il numero di extracomunitari rifiutati all’ingresso in Europa. Citando i dati del 2014 si trovava la Spagna con 172.185 rifiuti, principalmente marocchini. Il Regno Unito seguiva con 15.906 rifiuti. Dopo veniva l’Ungheria con 13.195 rifiuti, la Francia con 11.365 rifiuti e sempre fanalino di coda l’Italia , chiudeva le porte a 7.005 extracomunitari.

L’Italia frenata nei rimpatri, nelle espulsioni e nei respingimenti, perché?

Da un’attenta lettura dei dati appena esposti ed altri, che per brevità non sono stati riportati qui, si evince che mentre gli altri Stati governavano a piacere, e pare senza alcuna interferenza dall’alto delle istituzioni, il “piccolo Stato” ai confini con il nord Africa, in parte non riusciva a governare l’emergenza per mancanza di volontà e in parte perché osteggiato da divieti che non si capisce perché non si applicano sempre ed a tutti in ugual misura. Sta di fatto, e si cita il caso a solo titolo esemplificativo, già dal 2014 esisteva questa discrepanza tra Stato e Stato. Nei primi 4 mesi di quell’anno la Francia di Hollande aveva espulso 84.890 emigranti irregolari mentre nello stesso periodo l’Italia firmò appena 25.380 ordini di espulsioni. Perché tutto questo divario? C’è chi dice che l’Italia barattava la voce “migranti” con trattative sul fiscal compact in sede europea. Argomento che ha delle fondamenta ma non è l’unico.

Non tutti i paesi d’origine degli emigranti accettano il rimpatrio dei loro connazionali. Sarà proprio vero e casomai cosa si può fare?

Quando si dice è vero, però gli accordi sono come le leggi, sono fatti per essere modificati, corretti e se necessario cambiati. Intanto è da precisare che i paesi che hanno siglato accordi con l’Europa e con l’Italia per l’accoglimento dei relativi connazionali rimpatriati sono diversi. L’Europa ne ha siglato 17 accordi con altrettanti paesi. Da citare l’accordo con il Gambia, per l’immigrazione via mare e con la Macedonia, per i flussi migratori via terra. Il 12 dicembre 2015 l’Unione Europea ha siglato un accordo con il governo del Mali per rimpatriare i migranti irregolari provenienti dal Paese. L’accordo si inseriva nel piano adottato in un vertice a La Valletta nel novembre 2015 che prevedeva un finanziamento di 1,8 miliardi di euro da parte della UE ad alcuni Paesi africani. Sono stati stanziati 145,1 milioni di euro per contrastare il traffico di esseri umani, per migliorare i controlli di frontiera e per agevolare i giovani nella ricerca di lavoro in Mali.”
Da parte dell’Europa sono tutt’ora in corso trattative con Congo, Ghana, Senegal e Bangladesh. L’Italia ne ha che funzionano bene con Tunisia, Nigeria, Egitto e Marocco. I duri da trattare rimangono Eritrea, Siria, Somalia e Nigeria ma anche per queste un rimedio ci sarebbe.

Costi e benefici nel rimpatrio degli irregolari

I conti sono subito fatti. Ogni emigrante pesa sui contribuenti italiani euro 35 al giorno. Oppure la media di euro 1.100 al mese. Tenendo questa cifra in mente si passa ad un altro calcolo. Un’indagine del EUobserver su circa 100 operazioni congiunte di rimpatrio, dopo aver considerato alcuni eventi non previsti nelle operazioni di rimpatrio, come quando alcuni rimpatriandi si danno alla fuga, oppure si danno malati, oppure presentano domanda di asilo oppure altre questioni legali emergenti, considerando che nulla accada di tutto ciò, si è stimato che in media per il rimpatrio via aerea la spesa s’aggiri intorno a euro 5.800. Seguendo il principio di costi e benefici, contro il viaggio aereo di euro 5.800 si ha il costo del mantenimento del migrante in Italia ad euro 1.100/mese per sei mesi, con un risparmio per tutti i mesi che verranno dopo il 6° mese.

L’Accordo di Cotonou tra i Paesi dell’area ACP (Africa, Caraibi e Pacifico) e l’Unione Europea

Il 23 giugno 2000 tra settantanove Paesi dell’area ACP (Africa, Caraibi e Pacifico) e l’Unione Europea venne firmato l’Accordo Cotonou. L’accordo è formato da disposizioni relative alla concessione di preferenze tariffarie ai prodotti ACP nel mercato comunitario, l’erogazione di aiuti finanziari e la cooperazione industriale. Inoltre i paesi ACP possono accedere agli “accordi di partenariato economico” (APE) mentre l’Unione in cambio offre differenti regimi commerciali agli Stati partner offrendogli assistenza per “un sistema multilaterale basato su regole per affrontare le sfide globali”.

Detto tutto ciò, se fra questi Stati partner, per caso ci fosse qualcuno di quelli che dovessero rifiutare di accettare il rimpatrio di qualcuno dei loro connazionali, cosa vieterebbe all’Europa di sospendere assistenza e finanziamenti finché lo stesso Stato non venisse a più miti consigli?
– Penale
– Penale dell’economia
– Processuale penale
– Penale dell’ambiente
– Penale dell’informatica
– Giurisprudenza
A volte ci si fanno tanti scrupoli inutili e il più delle volte si danneggiano quelli che invece si vorrebbero beneficiare. L’economista nata in Zambia, Dambisa Moyo, è una vita che combatte contro i fondi umanitari che finiscono nelle tasche dei dittatori. “Si comincia a capire che bisogna cofinanziare iniziative da gestire insieme” L’ultimo suo grido è stato : “Basta aiuti a pioggia: per la mia Africa servono investimenti”.

Si spera che a nessuno venga in mente di codificare Dambisa Moyo fra gli iscritti della Lega.

Emanuel Galea

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