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Economia e Finanza

LA PROFEZIA DI GHEDDAFI SEMBRA AVVERARSI: L’UE FALLIRA’ COME L’IMPERO ROMANO?

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Tempo di lettura 3 minuti L’Analista Yuri Pochta spiega i motivi del probabile crollo dell'Unione europea

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di Cinzia Marchegiani

Medio Oriente-Europa – “Se la situazione sarà ancora più instabile…. la Libia potrebbe diventare un secondo Afghanistan: ci saranno milioni di migranti diretti verso l'Europa e ci saranno ripercussioni in tutti i paesi del Mediterraneo”. Questa è la profezia che Muammar Gheddafi lanciò nell’anno 2011, che come un’istantanea lucida e severa sembra dipingere alla perfezione gli scenari odierni. Il caso volle che a quel tempo i nostri statisti e politici d’Europa non avessero dato ascolto alle sue dichiarazioni pronunciate in occasione di un’intervista qualche mese prima che venisse ucciso. Ora le sue parole tuonano come moniti derisi o forse volutamente ignorati, visto come si è conclusa la caccia al leader libico e la sua uccisione. Gheddafi possedeva i giacimenti del petrolio più pregiato al mondo, e piccolo particolare, con la Libia membro dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, meglio conosciuta come OPEC fondata nel lontano 1960, che comprende attualmente dodici Paesi che si sono associati, promotori di un cartello economico che permette e permetteva loro di negoziare con le compagnie petrolifere aspetti relativi alla produzione di petrolio, prezzi e concessioni. Gli stati membri OPEC controllano da sempre circa il 78% delle riserve mondiali accertate di petrolio, il 50% di quelle di gas naturale e forniscono circa il 42% della produzione mondiale di petrolio ed il 17% di quella di gas naturale. Un dettaglio conosciutissimo a chi ha interesse a non intaccare le proprie risorse minerarie e petrolifere.

Guerre economiche, ma quale importazione di democrazia. Questi flussi migratori che stanno cambiando il volto della politica europea hanno una genesi lontana e affondano le proprie radici in guerre innescate dai grandi della Terra, padroni universali dei governi, dei trattati, dei rapporti diplomatici, di legislature e delle persone. I flussi iniziati in sordina, come una fisiologica distribuzione di vite e speranze, sono mutati nel tempo e sono diventati il sintomo di una cancrena e una emorragia mal curata. 

L’Europa incapace politicamente alla nuova sfida. Ora l’immigrazione diventando a flusso costante impone necessariamente alla politica europea repentini aggiustamenti di leggi e regolamentazioni, per affrontare sbarchi giornalieri che stanno mettendo in crisi i rapporti tra i paesi membri e la capacità recettiva degli stessi, dove la misura straordinaria è diventata un caso di normalità.

Migranti, il vero tallone d’Achille per l’UE. Anche gli analisti stanno spiegando che l’Unione Europea sembra destinata ad essere invasa da un flusso migratorio che potrebbe essere il tallone d’Achille per la vita dell’UE stessa.

L’UE fallirà come fece l’Impero Romano. Il capo del Dipartimento di Scienze Politiche presso l'Università Amicizia dei Popoli, in Russia,  professor Yuri Pochta ha spiegato al giornale spagnolo RT che l'Unione Europea si sta avvicinando ad una situazione in cui le regole delle politiche attuali in materia di immigrazione non funzionano, costringendo la stessa a creare un nuovo sistema di controllo delle frontiere. Le parole dell’analista Poctha al riguardo lascerebbero poche chance all’UE di resistere: “L'assenza di una politica coordinata comune per inquadrare il problema potrebbe diventare la causa del crollo dell'Unione europea, e non, come si temeva, la crisi dell'euro o il fallimento ipotetico dell'economia greca” – dice l'analista.

Il professor Poctha nell’intervista analizza il caso europeo e stabilisce un’analogia storica con la caduta dell'Impero Romano. Il politologo spiega che le tribù barbare inizialmente arrivarono nel territorio dell'impero romano per trovare insediamento e si stabilirono nella zona. Più tardi, quando la società romana ha cominciato a destabilizzare, i rappresentanti del popolo che venivano da fuori dall'impero cominciò a dominare. Lo stesso può accadere in Europa nel prossimo futuro.

La Macabra profezia di Gheddafi. Tanto tuonò che piovve. Ora la macabra profezia di Muammar Gheddafi, diventa la cartina al tornasole dei giorni moderni e l’ombra minacciosa che si sta abbattendo sul destino dell’Unione Europea che potrebbe innescare seri mutamenti geopolitici…e la fine di un altro impero, quello del sogno europeo mai nato, che doveva portare pace, prosperità e opportunità di crescita, condivisione e supporto tra i paesi membri.

Già si parla di Stati Europei d’America. In Italia i nostri parlamentari e lo stesso Presidente della Repubblica hanno cominciato a parlare di Stati Nazionali, a questo punto non servono gli analisti per dire quale strada è stata imboccata. Il cambiamento non arriva all’improvviso, ma lento e costante e come una goccia cinese riempie il vaso. In quel preciso istante, quando si comprenderà che è avvenuto l’irreparabile mutamento, i cittadini d’Europa messi davanti ad altre priorità dovranno accettare qualsiasi compromesso. Quello di perdere tutto in cambio di niente. 

Economia e Finanza

Fondo Monetario Internazionale: l’Italia cresce più del previsto

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Le prospettive economiche mondiali sono meno cupe di qualche mese fa.

Pur constatando un rallentamento della crescita rispetto al 2022 il Fondo Monetario Internazionale, in un segnale di ottimismo, alza le stime di crescita per il 2023 al +2,9%.

Un ritocco al rialzo generalizzato che include anche l’Italia, con il pil del Belpaese atteso crescere quest’anno dello 0,6%, ovvero 0,8 punti percentuali in più rispetto a ottobre. Meglio del previsto anche la Germania, che spunta una crescita dello 0,1% grazie a una revisione pari a +0,4 punti, e la Russia, la cui economia tiene di fronte alla guerra. Peggiora invece la Gran Bretagna, che si rivela fanalino di coda del G7 con un pil in calo dello 0,6%.”Il rialzo del tassi di interesse da parte delle banche centrali e la guerra in Ucraina continuano a pesare sull’attività economica”, afferma il Fmi illustrando l’aggiornamento del World Economic Outlook. “Nonostante questo l’outlook è meno cupo rispetto a ottobre”, aggiungono gli esperti di Washington, secondo i quali le strette delle banchemondiali iniziano a raffreddare la domanda e la corsa dei prezzi ma la “battaglia” contro l’inflazione “è lungi dall’essere vinta”. Da qui l’invito alle banche centrali ad andare avanti con i loro “sforzi” per combattere la galoppata dei prezzi che, seppur in rallentamento, restano ancora più elevati rispetto ai livelli pre-pandemia. L’inflazione a livello mondiale è attesa calare dall’8,8% del 2022 al 6,6% del 2023 e al 4,3% del 2024, con i prezzi nelle economie avanzate che scenderanno al 4,6% quest’anno e al 2,6% nel 2024.

Parlando di un’economia più resiliente delle attese, il Fondo non nasconde che i rischi sono comunque orientati al ribasso. Fra questi c’è un possibile stallo della Cina ma anche una escalation della guerra in Ucraina e un’inflazione ostinatamente alta per un periodo prolungato. Uno dei pericoli maggiori – ribadisce il Fmi che da mesi si dice preoccupato al riguardo – è la frammentazione geopolitica.”La guerra in Ucraina e le sanzioni alla Russia stanno dividendo l’economia globale in blocchi e rafforzando le tensioni geopolitiche, come quelle associate alla disputa commerciale fra Stati Uniti e Cina”, mette in evidenza il Fondo spiegando che i costi della frammentazione sono particolarmente alti nel breve termine. Oltre a respingere la frammentazione per il Fmi è necessario, guardando avanti, assicurare la stabilità finanziaria: i rischi – osservano gli espetti – restano elevati così come la volatilità sui mercati.

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Economia e Finanza

Gas, prezzo in calo sotto i 60 euro

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Il prezzo del gas scende sotto i 60 euro tornando ai livelli di settembre 2021. Le quotazioni sono diminuite con l’aumento dei flussi di Gnl verso l’Europa a causa degli stoccaggi pieni in Cina. Gli operatori concentrano la loro attenzione sulle temperature, più alte rispetto alla media stagionale.

Le quotazioni scendono dell’11% a 57,6 euro al megawattora, registrando una flessione del 24% dall’inizio dell’anno. Prezzo in calo anche a Londra dove si attesta a 145 penny per mille unità termiche britanniche (Mbtu), con una flessione del 10,8%. Borsa, Europa positiva guarda a energia e inflazione – Le Borse europee, orfane di Wall Street che resterà chiusura per festività, proseguono le contrattazioni senza particolare slancio ma in terreno positivo. Gli investitori concentrano l’attenzione sul forte calo del prezzo del gas che inciderà sui costi dell’energia e conseguentemente sull’inflazione. La frenata della corsa dei prezzi resta fondamentale per le banche centrali che dovranno decidere le loro prossime mosse sul rialzo dei tassi.

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Cronaca

Congelato sciopero benzinai: tavolo tecnico tra operatori del settore e governo da martedì 17

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Lo sciopero dei benzinai resta confermato per ora, ma il governo incontrerà le sigle sindacali nuovamente prima del fermo previsto il 25 e 26 gennaio.

Il governo ha assicurato l’avvio di un confronto con il settore, che inizierà con un tavolo tecnico martedì 17 e ha preso atto del congelamento dello sciopero e la sospensione del giudizio sul decreto legge in attesa della pubblicazione.

Benzina, confronto col Governo: per sindacati ‘Incontro proficuo, sciopero congelato’

“Apprezzato il chiarimento avuto con Governo che ripristina una verità inequivocabile: i gestori non hanno alcuna responsabilità per l’aumento dei prezzi, né per le eventuali pretese speculazioni di cui si è parlato.

Per quello che riguarda le organizzazioni dei benzinai, le polemiche finiscono qui”, affermano in una nota congiunta Faib, Fegica, Figisc/Anisa dopo l’incontro con il Governo, spiegando che si apre “un percorso che può portare a rivalutare anche lo sciopero proclamato per fine mese, al momento congelato seppure con la riserva per una sua sospensione in funzione dell’esame del testo del decreto una volta emanato“. “Ora è il momento di lavorare seriamente per restituire efficienza e piena legalità alla rete – si legge ancora nella nota -. Già nei prossimi giorni, le organizzazioni dei gestori si rendono disponibili ad affrontare i temi sul tavolo e a individuare strumenti anche normativi utile ad affrontare sia la contingenza che soprattutto la prospettiva”.

“È stato un incontro proficuo, c’è stato un chiarimento – afferma Giuseppe Sperduto, presidente della Faib Confesercenti -. Ringraziamo il governo, che ha ascoltato le esigenze della categoria. Possiamo dire che siamo nella condizione di sentirci abbastanza soddisfatti perché è stato stabilito a breve di incontrarci di nuovo per fare partire il tavolo tecnico sul settore che chiediamo da tempo. Il tavolo sarà basato su tutti i temi emergenziali di settore”. 

A palazzo Chigi in mattinata l’incontro di una delegazione del governo con i gestori dei carburanti rappresentanti di Faib-Confesercenti, Fegica e Figisc-Confcommercio sull’incremento dei prezzi di benzina e gasolio dopo la proclamazione della serrata contro le misure contenute nel decreto sulla Trasparenza dei prezzi dei carburanti. Ieri il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Alfredo Mantovano, aveva annunciato la convocazione spiegando che serve per “ascoltare le loro ragioni e confrontarle con le misure che il governo intende adottare e ha adottato”. Oltre a Mantovano all’incontro i ministri proponenti del decreto legge che riguarda il settore, cioè Adolfo Urso per il dicastero delle Imprese e del made in Italy e Giancarlo Giorgetti per l’Economia e Finanza.

A Palazzo Chigi anche il Garante per la sorveglianza dei prezzi, Benedetto Mineo

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