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Cultura e Spettacoli

La spada dell’impero. Un viaggio tra gli intrighi al potere ai tempi di Nerone

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Esce in Italia il nuovo thriller storico dello scrittore britannico Simon Scarrow: un libro dal ritmo incalzante, che ben rappresenta non solo le dinamiche politiche e militari dell’impero, ma strizza l’occhio al lettore attento delineando scenari di scottante attualità.

Pubblicato in Italia da Newton Compton, “La spada dell’impero” è la nuova fatica letteraria dello scrittore britannico Simon Scarrow, parte della fortunata collana “The Eagle Series”.

Sin dai primi anni della sua carriera, il romanziere nato a Lagos, Nigeria, aveva privilegiato, come tema centrale delle sue opere, le vicende di eroi e centurioni. In questa ennesima prova, Scarrow approfondisce le sanguinose vicende che, dopo la morte dell’imperatore Claudio, coinvolgono i suoi figli: Nerone, asceso al potere con l’appoggio della Guardia Pretoriana, e il fratellastro Britannico, legittimo erede di Claudio che rivendica a sua volta il proprio ruolo come successore del padre.

Alle controversie e agli scontri dei due rampolli della dinastia giulio-claudia si affiancano le aspirazioni del prefetto Catone e del centurione Macrone, desiderosi di prendere il comando dell’esercito. I due, rientrati a Roma dalla spedizione in Spagna, iniziano a nutrire il sospetto, nutrito da voci popolari, che l’imperatore Claudio non sia morto per cause naturali.

Nella scrittura fluida e magnetica di Scarrow, i personaggi vengono delineati con una grande dose di fedeltà alle ricostruzioni storiche. Al tempo stesso il narratore non si esime dal mettere in luce alcune contraddizioni assolutamente moderne che ben riflettono alcuni dettami comuni tanto al periodo storico a cui fa riferimento, quanto alla nostra epoca. Nerone, imperatore e stratega, è una figura complessa. Erano noti i suoi eccessi, ma anche il suo amore per la musica, gli spettacoli e il gioco. Il suo ritratto sembra quasi una maschera sotto cui potrebbe celarsi il volto di un qualsiasi aspirante dittatore del mondo contemporaneo. Al tempo stesso, la narrazione indugia su alcuni suoi momenti di fragilità e umanità.

Eppure non nelle lunghe descrizioni, bensí nell’azione trova la propria dimensione naturale la scrittura di Scarrow. Degne dell’epoca classica sono le descrizioni delle battaglie, delle morti sul campo, delle ultime parole pronunciate dagli eroi. Dietro le spalle dei potenti e a volte sotto i loro occhi, fitta è la trama degli intrighi, degna dei coniugi Underwood (o, sarebbe meglio dire, di Claire, considerando i recenti risvolti) in una qualsiasi puntata di “House of cards”.

In tal senso, rilevante è l’apporto dei personaggi minori, delle spie e degli aiutanti, che spesso hanno un quadro della situazione persino più chiaro rispetto ai protagonisti, spiazzati da una serie rocambolesca di eventi.
Le figure femminili sono solo apparentemente in secondo piano rispetto a quelle maschili: la loro influenza si avverte tra le righe, in particolare per quanto riguarda quella della frastagliata e al tempo stesso poderosa personalità di Domizia, moglie di Vespasiano, che cerca in varie occasioni di convincere Catone ad appoggiare i nemici di Nerone.

Il mondo creato dalla penna di Simon Scarrow è un mondo in cui arrivismo e sete di potere consumano i rapporti umani, ma è anche un avvincente riflessione sull’estrema fragilità dei meccanismi legati a quel potere stesso. Con una serie di impressionanti colpi di scena che rovesciano continuamente le sorti dei protagonisti, Scarrow sembra utilizzare l’espediente storico per delineare la traiettoria incerta dell’insorgere degli assolutismi moderni. Un messaggio che va ben al di là, dunque, delle vicende degli imperatori, dei centurioni, delle donne di corte.

Come tutti i classici moderni, “La spada dell’impero” è un libro che prevede vari livelli di lettura: dall’intrattenimento puro e semplice, degno di un ottimo dramma politico, alla riflessione sui nostri tempi, e su come, in maniera circolare, la storia si renda maestra di vita, spodestando i potenti e mostrandone i lati più fragili.

Non è un caso che Scarrow venga considerato, dai critici letterari e dalla stampa specializzata, uno dei più grandi scrittori di romanzi storici dei nostri tempi: a pochi appartiene la capacità di infrangere le barriere dei secoli per imporre una visione assolutamente umanizzata della storia. Le passioni, gli intrighi, gli affanni, i tradimenti improvvisi che i protagonisti delle sue novelle vivono e subiscono scaturiscono da eventi di certo legati al contesto storico, dato il certosino lavoro di investigazione compiuto da Scarrow. Eppure le loro reazioni e le relative conseguenze emotive sono comuni a un ampio ventaglio di umanità che lo scrittore descrive, mettendo a nudo dinamiche interiori in cui tutti, in una certa misura, possiamo riconoscere noi stessi e il mondo in cui viviamo.

 

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Napoli, al Museo Nazionale Archeologico i tesori del Sichuan nell’antica Cina

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NAPOLI – La mostra “Mortali e immortali. I tesori del Sichuan nell’antica Cina” visitabile fino all’11 marzo 2019 al Museo Nazionale Archeologico di Napoli.

L’esposizione-mostra “racconta” attraverso manufatti di una straordinaria originalità e tecnica una cultura millenaria diversa dalla nostra, attraverso di essi un focus sull’Oriente del Paese del Dragone in particolar modo sulla regione del Sichuan appartenenti all’età del bronzo a confronto con la cultura antica partenopea.

La mostra rinnova un dialogo millenario tra l’Oriente e l’Occidente, tra il paese del Dragone e il Bel Paese, culture che hanno viaggiato parallelamente ma anche incrociandosi come testimoniano reperti archeologici in bronzo, oro, giada e terracotta, databili dall’età del bronzo (II millennio a.C.) e fino all’epoca Han (II secolo d.C.). All’esposizione nel Salone della Meridiana del Mann sono evidenziati i tratti evocativi ed enigmatica della tradizione Shu, come testimoniano le maschere in bronzo ed alla dedizione al culto del sole.

La città di Napoli è aperta allo scambio culturale continuo contribuendo alla crescita del nostro paese d’immagine a livello internazionale, dando ulteriori “racconti” alla storia stessa sia dell’Oriente e dell’Occidente, tessendo un dialogo tra culture logisticamente lontane, ma vicine.

“Mortali e Immortali”

I tesori del Sichuan nell’antica Cina” è uno scambio culturale bilaterale con il fine di lavorare con reciprocità, per far conoscere la cultura dei rispettivi popoli, infatti attualmente la Cina ospita i reperti di Pompei registrando ben 2milioni di visitatori e rafforza ancor di più il Museo Archeologico di Napoli in un’ottica mondiale.

L’aspetto semantico di tutto il percorso espositivo nel Salone della Meridiana al Mann evidenzia attraverso le statuette di terracotta, il cavallo di Sanxingdui, il sole di Jinsha un dialogo contiguo e senza tempo con i nostri tesori, ad esempio con il bronzo di Apollo ed il cavallo di Ercolano, la gioia di vivere dei bassorilievi cinesi dimostrano la grande affinità con i reperti della Pompei antica, i visitatori potranno “viaggiare” nelle culture di epoche millenarie, ripercorrere attraverso i reperti archeologici appartenenti ad un mondo spirituale di un’antichissima civiltà, ma anche fruirne la loro quotidianità.

La mostra è realizzata sotto la guida dell’Ufficio provinciale della cultura del Sichuan e patrocinata da Regione Campania, Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia e Comune di Napoli, la mostra “Mortali Immortali” raccoglie reperti provenienti da importanti istituzioni cinesi: tra queste, è necessario ricordare il Museo di Sanxingdui, il Museo del Sito Archeologico di Jinsha, Il Museo del Sichuan, Il Museo di Chengdu, l’Istituto di ricerca di reperti e archeologia di changdu, il Museo di Mianyang, il Museo Etnico Qiang della Contea di Mao.

Il Direttore del Mann, Paolo Giulierini: ”Questa importante esposizione, che chiude idealmente l’anno del turismo Europa-Cina del Mibac”,- procede – “procedura da un momento di studio sulle tecnologie nella comunicazione museale, conferma sempre il più solido legame tra il Museo Archeologico di Napoli e il paese del Dragone per la promozione del patrimonio culturale italiano, ma anche di quello cinese in Italia”. Prosegue sempre Giulierini – “Ricordiamo che le mostre del Mann su Pompei, itineranti nei maggiori musei cinesi fino al luglio 2019, contano già oltre due milioni di visitatori. Come Direttore del Mann e del parco dei Campi Flegrei ho firmato lo scorso settembre a Chengdu un doppio protocollo di intesa e cooperazione sulla Conservazione e Valorizzazione del Parco Archeologico di Donghuamen, a testimonianza dell’altissima considerazione in quel paese per la competenza archeologica italiana. Il dialogo tra il Mann e la Cina continuerà per tutto il 2019”.

Giuseppina Ercole

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A San Cesareo va in scena il “Canto di Natale”

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L’associazione “Marionette senza fili” non si ferma nemmeno per le festività natalizie e propone al Teatro Comunale “Giulanco” di S. Cesareo “Il canto di Natale” di Charles Dickens con la regia di Claudio Tagliacozzo, in scena dal 14 al 23 dicembre 2018 e dal 4 al 13 gennaio 2019 (venerdì ore 21, sabato ore 18 e ore 21 e domenica ore 18).

A Christmas Carol (Canto di Natale) è un classico della letteratura natalizia, forse una delle opere universalmente più conosciute ed amate. Scritta da Charles Dickens nel 1843 è stata molte volte oggetto di ispirazione per opere teatrali e cinematografiche. ‘Marionette senza Fili’ ha voluto produrre questa versione di Musical, rigorosamente tutto cantato dal vivo, scritto e musicato da Silvio Coppola e diretto ed interpretato da Claudio Tagliacozzo, destinandola, in particolare, al pubblico più giovane. Questa storia fantastica, che si svolge tra la notte della vigilia ed il pranzo di Natale, ha per protagonista Ebenezer Scrooge, ricco e avaro finanziere legato esclusivamente al guadagno ed al denaro: irritato dalle festività odia il Natale! Rifiuta in malo modo di fare offerte ai poveri, fa lavorare fino a tardi il giorno della vigilia la sua contabile Caroline, caccia il figlio di sua sorella, Fred, colpevole soltanto di averlo invitato, come ogni anno, per il pranzo di Natale. Scrooge odia questa festa poiché a sua avviso porta solo ozio ed inutile dispendio di soldi. Destino vorrà che proprio la notte di Natale cambierà la sua vita: incontrerà, così, lo spettro del suo defunto socio d’affari Marley, lo spirito del Natale Passato, del Natale Presente e Futuro che gli faranno ripercorrere, da spettatore, il suo arido passato, il suo pessimo presente e un futuro nero che gli si prospetta, se non cambierà! Atmosfere natalizie, musiche coinvolgenti e ben ritmate, ed una recitazione favolistica, porteranno lo spettatore in un mondo fantastico ove si potrà riflettere sui mali del mondo e su come il Natale spesso può oscurare ed in parte lenire tali mali: l’egoismo, l’avarizia e la cattiveria personificati da Scrooge possono essere così corretti con azioni positive nel corso della vita, senza dover attendere “una festa”. I mali sociali possono essere superati con la rinascita morale dell’individuo.

Vi aspettiamo a teatro per festeggiare con noi il Natale a teatro!

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Napoli, a palazzo Zevallos Stigliano “Rubens, Van Dick”: una mostra da non perdere

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NAPOLI – Da non perdere a Napoli la bellissima mostra a Palazzo Zevallos Stigliano Sede museale di Intesa Sanpaolo dal titolo “Rubens, Van Dick, Ribera. La collezione di un principe” visitabile fino al 7 aprile 2019. 

L’appuntamento nell’arte del XVII secolo ricompone in parte, una prestigiosa collezione nella sua sede originaria.

“La collezione di un principe” è il risultato di collaborazioni, di una sinergia composta da diversi enti, infatti la quadreria barocca è organizzata con il patrocinio del Ministero per i beni e le attività culturali e dal Comune di Napoli, organizzata in partenership con il Museo e Real Bosco di Capodimonte ed in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. 

La mostra è curata da Ernesto Denunzio, con la presenza di Gabriele Finaldi come consultant curator e con la collaborazione di Giuseppe Porzio e Renato Ruotolo.

L’intera mostra-esposizione “Rubens, Van Dyck, Ribera

La collezione di un principe” originariamente apparteneva ad una famiglia fiamminga molto importante di mercanti dal nome Vandeneynden, provenienti dalla citta portuale di Anversa, negli ultimi decenni del Seicento abitò a Napoli nello storico e sontuoso Palazzo Zevallos a Via Toledo, successivamente l’intera quadreria appartenne ai principi Colonna di Stigliano e poi dispersa.

L’esposizione rappresenta un momento culminante di un periodo florido per quanto riguarda la stagione dell’arte e del collezionismo a Napoli in età barocca e del Palazzo Zevallos, l’intero percorso espositivo riporta, in maniera immersiva, indietro nel tempo i fruitori nella storia dell’arte e nella storia della città di Napoli, da diversi decenni che gli studi di storia del collezionismo e del gusto, hanno dedicato un’ampia attenzione alle raccolte della famiglia Vandeneynden e di Gaspar di Roomer famiglie mercanti d’arte e finanzieri. La quadreria è composta da 36 opere di altissimo valore artistico provenienti da musei nazionali e internazionali, le opere con questa esposizione ritornano nella loro collocazione originarie, difatti la mostra è allestita nel piano nobile del Palazzo Zevallos Castiglia, negli ambienti dove erano anticamente conservati.

La collezione è allestita insieme ad altre opere che fanno parte della collezione permanente di Galleria D’Italia Palazzo Zevallos Stigliano, prima fra tutte IL “ Martirio di sant’Orsola” di Caravaggio eseguito nel 1610 pochi mesi prima della sua morte, “Sansone e Dalila” di Artemisia Gentileschi e tante altre opere di artisti di notevole importanza culturale. L’esposizione è stata resa possibile grazie prestiti eccezionali, i capolavori della collezione dei Vandeneynden in esposizione al Palazzo Zevallos Stigliano da ammirare sono il “Martirio di San Bartolomeo di Mattia Preti, Maestranze come uno Stipo del Museo di Capodimonte secondo quarto del XVII secolo, oppure l’opera del Guercino “Cristo e la Samaritana al pozzo”, Aniello Falcone “Riposo nella fuga in Egitto” 1642 e tante altre.

La mostra si colloca fra gli appuntamenti da non perdere per chi è in visita nella dimora di Partenope e per i napoletani, la città di Napoli vive una “primavera” dal punto di vista turistico di notevole importanza visibile e senza bisogno di dati alla mano, grazie anche a iniziative artistiche, promosse sia da parte di Enti pubblici e da gallerie private, questi eventi danno la possibilità di poter “viaggiare” tra linguaggi artistici in maniera esaustiva e partecipativa per i fruitori in visita. Le mostre in corso danno spazio sia a linguaggi che appartengono all’arte figurativa e sia all’arte contemporanea sperimentale, questo tipo di exhibition collocano in maniera fortemente improntata la città di Napoli nel circuito internazionale nell’ambito artistico.

Michele Coppola, Direttore Centrale Arte, Cultura e Beni storici, Intesa Sanpaolo, ha affermato durante la conferenza stampa il 5 dicembre a Palazzo Zevallos:” Promuovere arte e conoscenza è l’impegno profondo di Progetto Cultura di Intesa Sanpaolo e lo concretizziamo con iniziative originali che permettono di riscoprire il valore e la bellezza di opere, maestri e stagioni della straordinaria storia artistica italiana”- prosegue sempre Coppola – “La collezione di un principe ne è piena testimonianza, risultato di un lavoro di ricerca e di prestiti in collaborazione con importanti musei italiani e istituzioni internazionali”- continua sempre il Direttore di Intesa Sanpaolo –“I capolavori in mostra celebrano il respiro europeo dell’arte e del collezionismo di fine Seicento a Napoli, confermando il forte legame della nostra Banca con il territorio e il ruolo delle Gallerie d’Italia quale luogo di riferimento culturale, sempre più significativo, per la città”.

Giuseppina Ercole

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