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LAGONEGRO, OSPEDALE PER ACUTI: UN'ATTESA DI 17 ANNI TRA INDAGINI E PROMESSE

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Pietro Mango : "Adesso è necessario fare per la buona sanità in Basilicata"

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di Domenico Leccese

Lagonegro (PZ) – Il paventato danno erariale accertato dalla Guardia di Finanza di circa 2milioni di euro che ha coinvolto gli ex governatori della Regione Basilicata Bubbico e De Filippo ed alcuni funzionari pubblici ancora ignoti. L'indagine, è arrivata ad una fase, abbastanza strana, che riguarda l’Iter realizzativo dell’Ospedale Unico di Lagonegro in provincia di Potenza. L’Ingegner Pietro Mango, presidente del Comitato Civico pro Ospedale del Lagonegrese, chiarisce: “Infatti mentre si sta concludendo il progetto esecutivo, sulla stampa regionale sono stati pubblicati tabella che parlano di instabilità dell’area prescelta, per sua natura in frana e dei soldi spesi per un progetto ancora non cantierabile, quindi non correlato al rapporto costi/benefici a distanza di circa 17 anni da quando ne venne individuato il sito.”

A riguardo e per onore alla corretta informazione occorre fare alcune precisazioni di merito sia sotto l’aspetto tecnico che amministrativo,
partendo dalla legge di riforma del sistema sanitario regionale che prevedeva il riordino e la razionalizzazione delle ex “U.S.L.“ e, conseguenzialmente, della rete Ospedaliera sulla quale il Comitato dei Sindaci dell’area, dopo lunghe accanite discussioni e peripezie pure fantasiose sulla probabile ubicazione, individuò l’area destinata all’accoglimento del nuovo nosocomio per acuti. Continua Mango “In particolare il sito scelto, ricadente sullo svincolo autostradale Lagonegro – Sud della SA-RC, in posizione amena e strategica, perché facilmente raggiungibile sia dai territori dell’entroterra lucano che da quelli campani e calabresi in quanto zona di confine, era già indicato nel P.R.G. del comune di Lagonegro all’epoca della sua adozione,1973, come probabile area per l’insediamento dell’Ospedale Regionale.

Stessa ipotesi confermata nei successivi piani urbanistici redatti dal Comune di Lagonegro che, secondo la prassi d’approvazione, sono stati sottoposti preventivamente allo studio geologico per la definizione dell’idoneità delle aree prescelte agli insediamenti edilizi ed al relativo parere regionale.” Questa dote implicita evitava una serie di procedimenti Amministrativi inerenti alle Varianti Urbanistiche per l’individuazione di un’ altra area da destinare all’accoglimento della Nuova Struttura Sanitaria, ed avrebbe consentito di dare una risposta rapida all’emergenza sanitaria determinatasi con l’avvio della razionalizzazione della rete ospedaliera. “Esperite le gare con la formula del General Contractor e sulla base di una progettazione Preliminare redatta dagli Uffici Tecnici Regionali venne scelto l’appaltatore che, come co-finanziatore dell’opera, aveva l’obbligo di produrre il progetto esecutivo e di realizzarlo, avendone in cambio la gestione di alcune attività di manutenzione e la gestione di servizi.

Successivamente per sopravvenute modifiche della Normativa Tecnica Sanitaria e Sismica l’impianto originario venne rivisitato con una lievitazione dell’ammontare dell’appalto ed un cambiamento dell’affidamento da general Contractor a Concessione.” Comunque la progettazione preliminare era stata avviata sulla base di un livello di conoscenza del sito abbastanza buono, in quanto sulle aree circostanti sono state realizzate una serie di opere, pubbliche e private, a suo ridosso di dimensioni anche considerevoli, quali: il Midi Hotel, l’Autostrada Sa – RC la cui originaria realizzazione ed il suo recente ampliamento ha richiesto opere complementari considerevoli, l’Istituto Tecnico per Geometri il cui sito è separato da quello del futuro Ospedale dalla sede stradale della S.P. 26 e nell’intorno tanti insediamenti privati, anche di recentissima costruzione , tutti costruiti con regolari titoli autorizzativi e pareri, essendo sottoposta a diversi vincoli, degli Uffici Regionali Preposti che, nel complesso non hanno mai manifestato alcun segno di dissesto. “Oltre alle citate osservazioni di superfice citate, dalla prima campagna geognostica la quale non rilevò altro che delle criticità appianabili con una buona progettazione geotecnica, l’area è rimasta pressoché abbandonata a se stessa ma nel frattempo, l’azione amministrativa, pur andando avanti, ha subito tante tergiversazione per la nomina dei RUP, per le conferenze di servizio sulle varie problematiche di interesse delle diverse amministrazioni preposte, per le riprogettazioni conseguenziali alle neo subentranti Normative Tecniche e soprattutto per la disponibilità delle aree in conseguenza degli espropri, i cui destinatari hanno sollevato innumerevoli ostacoli, anche di natura giudiziaria, contro la loro cessione.

Questa fase interlocutoria ha avuto un primo epilogo circa 2 anni (2013/14) fa con l’avvio di campagna geognostica e di monitoraggio asservita all’installazione di piezometri ed inclinometri, le cui indicazioni confermano le precedenti, accertando nel contempo la presenza della falda a profondità stabilizzata, le cui escursioni potrebbero essere eliminate con l’adozione di canali drenanti al disotto dell’intercetta col piano fondale.

Tutto l’escursus storico in precedenza descritto, anche se sommariamente, serve a dimostrare innanzi tutto che le responsabilità degli ex Governatori chiamati in causa, in questa specifica vicenda, sono solo politiche, forse solo per loro distrazione e mancato interesse precipuo, trattandosi di un’area marginale e quindi non rientrante nei loro naturali serbatoi di voti ,ma che i ritardi registrati sicuramente riguardano l’elefantiaco procedimento amministrativo, probabilmente anche artefatto da manipolazioni sui tempi necessari alla nomina dei componenti delle commissioni, dei RUP, al rilascio dei pareri che li hanno fatto lievitare oltre ogni limite di decenza.” Prosegue l’Ing Pietro Mango “Ora a scanso dell’effettivo concretizzarsi del danno erariale che ne potrebbe derivare però ,conseguenzialmente ad uno stop giudiziario per accertamenti sulle eventuali responsabilità dei ritardi registrati sulla procedura di avvio dei lavori ormai giunta alla conclusione, i preposti al procedimento amministrativo, il RUP in primis ha l’obbligo di verificare la conclusione nel procedimento della progettazione esecutiva per consentire all’impresa concessionaria l’avvio dei lavori. Ogni altro indugio diventa semplicemente vessatorio e magari interpretabile come ancora rispondente alla logica occulta che ha come obiettivo quello di impedirne in ogni modo la costruzione perché la risoluzione del problema sanitario minerebbe ancor più i gli intenti dei nostalgici del famoso progetto della Città – Regione che tanti danni ha fatto al territorio all’integrazione dei territori periferici.

Occorre comunque ridurre al massimo i tempi e dare una risposta ai cittadini lucani del Lagonegrese che da oltre 17 anni, sono stati vessati con continue e rinnovate promesse sulla costruzione del Nuovo Ospedale per Acuti e nel contempo cancellare lo scandalo della giacenza di svariati milioni di euro nelle casse regionali in un periodo di grave crisi e mancanza di lavoro.” Conclude l’Ing. Pietro Mango “Quanto in precedenza scritto deriva da conoscenze ed attenzioni tenute sulla questione, ma soprattutto da esperienze dirette sulla tenuta di suoli interessati, perché residente nella propria abitazione posta a meno di m. 100 dall’area dell’insediamento e se tutto ciò che è stato asserito nel presente articolo venisse confutato accorrerebbe pure dimostrare l’indolenza e l’incapacità dei tecnici comunali, regionali e liberi professionisti in particolare geologi che hanno contribuito alla edificazione descritta e che sta ancora li da anni.”
 

Ambiente

Lago di Vico, il ministro Patuanelli pronto a organizzare un tavolo con tutti gli attori per salvare l’area

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Tra i problemi dell’area la mancata bonifica di un ex stabilimento militare che aveva sede sulle sponde del lago

Il Ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli ha dato la sua piena disponibilità ad organizzare un tavolo di lavoro, nel più breve tempo possibile, sull’inquinamento del lago di Vico in provincia di Viterbo. A farlo sapere è la senatrice del M5s Vilma Moronese che lo scorso mese di maggio ha presentato una interrogazione al senato e che ieri ha incontrato Patuanelli al Ministero dell’Agricoltura con il quale ha discusso di tutte le problematiche legate al bacino lacustre prospettando anche possibili soluzioni che necessitano del coinvolgimento di tutte le parti in causa.

L’area è divenuta riserva naturale regionale, SIC (sito di interesse comunitario) e ZPS (zona a protezione speciale) e quindi non sono a rischio solo la tutela ambientale e la salute dei cittadini, ma anche l’attività economica legata al lago di Vico essendo una meta turistica molto apprezzata e dove viene prodotta la Nocciola Romana DOP che rappresenta un’eccellenza agroalimentare della produzione italiana.

Il lago presenta 3 gravi problematiche:

  1. Problema della presenza di Arsenico oltre i limiti consentiti per legge nelle acque dei comuni di Viterbo e pertanto anche i problemi relativi alla gestione del servizio idrico in capo alla Talete s.p.a.;
  2. L’inquinamento del Lago di Vico dovuto soprattutto alla presenza di un batterio che danneggia le acque e di conseguenza tutto l’ecosistema legato al lago;
  3. La mancata bonifica bellica e ambientale della Chemical City, un ex Stabilimento Militare dei Materiali di Difesa N.B.C. (Nucleare, Biologica e Chimica) che aveva sede proprio lì sulle sponde del lago.

Per quanto riguarda la bonifica della Chemical City, la senatrice ha fatto sapere che sta “seguendo un altro percorso in quanto attiene alle autorità Militari” e che a breve potrà dare aggiornamenti in merito.

La riserva naturale del lago di Vico attende dunque il tavolo di confronto che sarà coordinato dal Ministero dove si incontreranno tutti gli attori essenziali, dunque la Regione Lazio, i Comuni, gli enti, le associazioni e i cittadini, gli agricoltori, ed anche l’Università che ha condotto degli studi, per poter iniziare a trovare soluzioni comuni per tutelare la salute, l’economia locale, l’ambiente e tutto l’ecosistema.

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Salute

Covid Italia, 26 percento dei casi è variante Delta

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Con il 26% dei casi, l’Italia è al quinto posto nel mondo fra i Paesi in cui è maggiore la circolazione della variante Delta. E’ la stima pubblicata dal Financial Times sulla base delle sequenze genetiche del virus depositate nella banca internazionale di dati genetici Gisaid e dei dati provenienti dall’istituto di ricerca belga Sciensano. Le stime indicano inoltre che la variante Delta è dominante in Gran Bretagna e Portogallo, dove la concentrazione è rispettivamente del 98% e il 96%. Seguono gli Stati Uniti con il 31%, quindi Italia (26%), Belgio (16%), Germania (15%), Francia (6,9%).

L’analisi del Financial Times indica inoltre che in Gran Bretagna, Portogallo e Russia all’aumento della diffusione della variante Delta corrisponde un progressivo calo nella circolazione della variante Alfa. Questa tendenza non è invece ancora presente negli Stati Uniti, in Italia, in Belgio e in Germania, dove la variante Alfa sembra essere ancora quella decisamente dominante.

Ottenere il maggior numero di sequenze genetiche del virus è fondamentale per riuscire a seguire la diffusione della variante Delta, che secondo alcuni esperti sentiti dal Financial Times è probabilmente destinata a soppiantare ovunque la variante Alfa per la maggiore facilità con cui si trasmette. Il quotidiano osserva che, a fronte delle 500.000 sequenze del virus SarsCoV2 ottenute dalla Gran Bretagna, la Germania ne ha ottenute 130.000, la Francia 47.000 e la Spagna 34.000.

Per l’Italia non è riportato alcun dato. Il sequenziamento “è costoso, richiede tempo ed è stato trascurato”, rileva sul Financial Times il direttore dell’Institute of Global Health a Ginevra, Antoine Flahault. Resta da chiarire il motivo del ritmo diverso con il quale la variante Delta si sta diffondendo in Europa, ma il punto sul quale in molti sono d’accordo è che una delle principali contro misure sia accelerare con le campagne di vaccinazione anti Covid-19 in modo da rallentare la circolazione del virus il più possibile. “C’è un messaggio che tutti dobbiamo avere molto chiaro: non è finita”, osserva sul quotidiano il virologo Bruno Lina, dell’Università ‘Claude Bernard’ di Lione.

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Politica

Roma, primarie Pd: è Gualtieri il candidato. A Castel Romano l’impegno dei volontari di Sant’Egidio

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Roberto Gualtieri ha raccolto 28561 voti, pari al 60,64% dei voti totali. Alle spalle Giovanni Caudo con 7388 preferenze e il 15.68%. Quindi Paolo Ciani di Demos, con 3372 voti. E ancora Imma Battaglia di Liberare Roma con 2897 voti per il 6,34%. Stefano Fassina quinto con 2625 preferenze e il 5,57%. Quindi Tobia Zevi (1663 3,53%) e Cristina Grancio (497 1,05%).

Ai gazebo si sono recati in 48624, una quota superiore alle attese, 40.000 il numero fissato dalla segreteria dem, e sopra anche alle prime stime fornite da Andrea Casu che aveva indicato in 45.000 la proieizione dei votanti ad urne chiuse. Un dato superiore, rispetto alla sfida del 2016.

A Castel Romano i volontari di Sant’Egidio, qualcuno anche dipendente del Comune di Roma, hanno accompagnato i nomadi di Castel Romano ai gazebo per le primarie. Oltre sette i viaggi effettuati con le vetture.

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