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Latina

LATINA, SINDACI ELETTI E COMUNI AL BALLOTTAGGIO: ECCO TUTTI I DATI

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Redazione

Latina – Di seguito i comuni al ballottaggio per l'elezione del sindaco in provincia di Latina:

MINTURNO Gerardo Stefanelli (PD, diverse liste civiche) con il 31,58%. Massimo Signore (Noi con Salvini, diverse liste civiche) con il 23,86%

TERRACINA Nicola Procaccini (FDI-AN, Noi con Salvini, diverse liste civiche) con il 36,55% Gianluca Corradini (FI, diverse liste civiche) con il 30%.

Di seguito i sindaci eletti nei comuni in provincia di Latina:

CASTELFORTE Giancarlo Cardillo della lista civica Castelforte Futura è stato eletto sindaco di Castelforte con il 47,35%.

ITRI Antonio Fargiorgio della lista civica Itri prima di tutto è stato eletto sindaco di Itri con il 40,96%.

NORMA Gianfranco Tessitori della lista Democratici centrosinistra è stato eletto sindaco di Norma con il 49,50%.

PONTINIA Carlo Medici della lista civica Condividiamo Pontinia è stato eletto sindaco di Pontinia con il 47,39%.

PRIVERNO Anna Maria Bilancia della lista civica Priverno Adesso è stata eletta sindaco di Priverno con il 25,24%.

ROCCASECCA DEI VOLSCI Barbara Petroni della lista civica Per Roccasecca è stata eletta sindaco di Roccasecca dei Volsci con il 45,44%.

SPERLONGA Armando Cusani della lista civica Lista Cusani è stato eletto sindaco con il 57,99%.

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Cronaca

Latina, “Guerra Criminale Pontina”: parlano due collaboratori di giustizia

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Dopo 11 anni vengono arrestate 4 persone per l’omicidio di Massimiliano Moro

LATINA – La Polizia di Stato di Latina ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. di Roma su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma nei confronti 4 soggetti, tutti indagati a vario titolo per la morte di Massimiliano MORO, omicidio commesso a Latina la sera del 25 Gennaio 2010 all’interno della propria abitazione, con una pistola calibro 9.

All’operazione ha altresì partecipato personale della Squadra Mobile della Questura di Pescara e della Polizia Penitenziaria di Roma. 

Le indagini costituiscono l’epilogo di un mirato approfondimento investigativo che i poliziotti della Squadra Mobile di Latina, unitamente al Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, sotto la direzione ed il coordinamento della Direzione distrettuale Antimafia di Roma, stanno conducendo nella Provincia di Latina, anche rispetto alle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia.

La presente inchiesta si riconnette alle risultanze emerse nel corso delle indagini condotte all’epoca dai poliziotti, attraverso l’ausilio di intercettazioni e l’analisi di tabulati telefonici, informazioni arricchite dai nuovi riscontri emersi che permettono di ipotizzare come l’omicidio in argomento sia stato commesso con metodo mafioso e per finalità di agevolazione mafiosa.

Il grave delitto si inquadra nella faida scoppiata nel 2010 nella provincia di Latina, fra le famiglie Rom CIARELLI-DI SILVIO, da un lato, e gruppi non Rom facenti capo a 2 soggetti, dall’altro, tra cui la vittima, volta ad ottenere il controllo delle attività criminali del territorio pontino.

Nell’ambito di tale faida, denominata cosiddetta Guerra Criminale Pontina, l’omicidio del Moro ha costituito il punto centrale di una serie di condotte criminali che, prima o dopo di esso, hanno determinato l’affermarsi sul territorio pontino di clan familiari caratterizzati dalla capacità di porre in atto un potere di intimidazione tipico delle organizzazioni mafiose.

In particolare, l’omicidio del Moro è stato deliberato dal sodalizio criminale facente capo alle famiglie CIARELLI e DI SILVIO (di origini rom) come una delle risposte al tentato omicidio del proprio elemento apicale Carmine CIARELLI.

Proprio l’agguato subito da quest’ultimo, la mattina del 25 gennaio 2010, ha segnato l’avvio di un nuovo e più forte sodalizio fra le due famiglie, che determinava un’immediata e spietata risposta criminale, al fine di riaffermare il proprio potere a scapito di quelle forze contrarie che avevano deciso di minarlo con un atto così eclatante.

L’omicidio del Moro è solo uno dei più gravi tasselli della risposta del sodalizio CIARELLI-DI SILVIO, comprendente anche l’altrettanto immediato omicidio di Fabio Buonamano ed il tentato omicidio di Fabrizio Marchetto, avvenuto circa un mese dopo, in data 06.03.2010, e formalmente diretto a vendicare la pregressa uccisione di DI SILVIO Ferdinando, detto il “bello”, nonché, da ultimo, il tentato omicidio di Gianfranco Fiori, avvenuto in data 06.06.2010, perché ritenuto uno dei materiali esecutori dell’agguato nei confronti di Carmine CIARELLI.

Ebbene, proprio il tentato omicidio del CIARELLI segna il sorgere del sodalizio dell’associazione a delinquere CIARELLI-DI SILVIO, come riconosciuto nella sentenza emessa nel processo cosiddetto Caronte, il cui programma non era solo quello di commettere delitti ma di riaffermare con violenza e minaccia il controllo del territorio a Latina, che è uno degli elementi cardine del potere delle consorterie di stampo mafioso.

Il Moro, peraltro, aveva chiaramente manifestato l’intenzione di ribaltare il potere delle famiglie Rom, sostituendosi alle stesse, e pertanto considerato un vero e proprio nemico del sodalizio.

Infatti, nel corso di una riunione operativa con i propri sodali, aveva deciso di avviare un’azione di forza nei confronti dei CIARELLI, già nel 2007, e a seguito di uno schiaffo ricevuto dallo stesso Carmine CIARELLI nel corso di una lite per un debito non ancora pagato, prese la decisione di uccidere quest’ultimo e si suoi fratelli Ferdinando e Luigi.

L’attentato a Carmine CIARELLI, come detto, fallì ma le famiglie Rom CIARELLI e DI SILVIO furono in grado di ricondurre presto l’agguato subito allo stesso Massimiliano MORO, il quale, secondo gli affiliati del clan Rom, si era anche macchiato della colpa di essersi sfacciatamente recato all’ospedale dove Carmine CIARELLI era stato ricoverato dopo l’agguato, per ostentare falsamente la propria solidarietà ai familiari del ferito.

L’omicidio del Moro, dunque, veniva commesso al fine di agevolare l’associazione di stampo mafioso CIARELLI-DI SILVIO, costituendo il delitto una chiara azione ritorsiva nei confronti della persona che era ritenuta una dei responsabili dell’agguato subito da Carmine CIARELLI, allo scopo di affermare il proprio potere in odine ai traffici illeciti sul territorio di Latina rispetto ai gruppi criminali antagonisti, costituiti da soggetti non di etnia rom.

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Cronaca

Cori, inaugurati i nuovi giardinetti in via Salita San Francesco

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CORI (LT) – Dopo la riqualificazione dell’area, tornano ai cittadini in una veste rinnovata i giardinetti di via Salita San Francesco. Oggi (domenica) si è tenuta la piccola cerimonia di inaugurazione con il sindaco Mauro De Lillis, rappresentanti dell’amministrazione e del consiglio comunale – di maggioranza e opposizione – e i membri del Gruppo Montagna.

Il progetto per la riqualificazione di quest’area verde è stato infatti elaborato dal Comune di Cori e dal Gruppo Montagna Sentieri e Natura Onlus – soggetto al quale l’ente ne ha affidato la realizzazione con apposita convenzione – ed è stato finanziato dalla Regione Lazio con un contributo di 20mila euro, nell’ambito del relativo bando regionale finalizzato all’erogazione di incentivi a sostegno dei cittadini e delle associazioni che si occupano della manutenzione del verde pubblico urbano.

Gli interventi si sono concentrati, in particolare, sulla zona che consente l’accesso al parco e immette nello spazio giochi per bambini.

È stata posta in essere una manutenzione sia ordinaria che straordinaria che ha previsto una nuova recinzione di separazione dalla strada, il posizionamento di dissuasori all’ingresso del parco, il ripristino della pavimentazione in ghiaia e la ricostituzione dei margini in muratura, la potatura degli alberi, la rimozione della vegetazione e delle piante infestanti, l’integrazione dei sedili in cemento e tufo con panchine in legno, nuove altalene, scivolo e giochi per l’infanzia.

“Il Comune di Cori – spiega con soddisfazione il primo cittadino – ha richiesto e ottenuto dalla Regione Lazio un piccolo finanziamento per la riqualificazione dell’area ed ha affidato, come da bando regionale, l’esecuzione dell’opera a un’associazione del territorio: Il Gruppo Montagna. A tutti loro, al presidente Aldo Campagna, i nostri ringraziamenti e complimenti per il lavoro svolto. Un’altra zona del territorio recuperata”.

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Cronaca

Latina, operazione Reset: arrestate 19 persone per associazione a delinquere aggravata dal metodo mafioso

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LATINA – La Polizia di Stato di Latina, in collaborazione con il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, con il supporto di 23 equipaggi del Reparto prevenzione crimine ed agenti dei Commissariati di Cisterna, Fondi, Terracina, Gaeta e Formia, ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. di Roma su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma nei confronti di 18 persone ed una sottoposta alla misura cautelare degli arresti domiciliari, tutti indagati a vario titolo per associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, aggravata dal metodo mafioso, numerose estorsioni aggravate anch’esse dal metodo mafioso ed un omicidio, aggravato dalla finalità di agevolazione mafiosa.

Le indagini costituiscono l’epilogo di un mirato approfondimento investigativo che la Squadra Mobile di Latina, insieme al Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, sotto la direzione ed il coordinamento della Direzione distrettuale Antimafia di Roma, sta conducendo nella Provincia di Latina, anche rispetto alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.

L’inchiesta si riconnette all’indagine “Don’t Touch” del 2015, avente ad oggetto le attività illecite svolte sul territorio pontino dall’associazione a delinquere facente capo a DI SILVIO Costantino detto Chà Chà, organizzazione strutturata su base territoriale e su legami di natura familiare, che nel tempo ha affermato il suo prestigio criminale nei settori dell’usura, dell’estorsione, della detenzione di armi e nello spaccio di sostanze stupefacenti.

Le dichiarazioni dei collaboratori sono state ulteriormente riscontrate dalle affermazioni delle persone offese vittime delle estorsioni, oltre che da ulteriori elementi di prova via via acquisiti nel corso di quest’ultima indagine:

emergeva con tutta evidenza, quindi, l’esistenza a Latina di un’organizzazione criminale dedita innanzitutto al traffico di sostanze stupefacenti, dotata di uomini ed armi sia per controllare le piazze di spaccio anche fuori la città di Latina sia per intimidire concorrenti scomodi, avvalendosi del metodo mafioso e della forza di intimidazione del vincolo associativo.

L’organizzazione si avvaleva di quattro fornitori principali che nel tempo hanno permesso al gruppo TRAVALI di monopolizzare il traffico di droga.

Sono stati individuati soggetti dediti all’attività di spaccio nel senso che fungevano da corrieri in occasione degli approvvigionamenti o da pusher nella distribuzione al minuto dello stupefacente; va detto che l’organizzazione poi era in grado di rifornire piazze di spaccio diverse da quelle di Latina Capoluogo, in particolare Cisterna di Latina,Sezze ed Aprilia.

In tale contesto, recenti indagini hanno dimostrato che recentemente e durante lo stato di detenzione, un soggetto abbia proseguito nella gestione delle attività di spaccio di sostanze stupefacenti, anche per mezzo della corruzione di pubblici ufficiali, al fine di potere godere di privilegi all’interno della Casa Circondariale ove si ritrovava ristretto.

Nondimeno, i nuovi approfondimenti investigativi disvelavano gli atti intimidatori e l’estromissione dal mercato degli stupefacenti a Latina di alcuni spacciatori , avvenuti con metodi violenti da parte del sodalizio; si tratta di una vicenda che dà l’esatta dimensione della violenza messa in atto dal gruppo TRAVALI per imporre il proprio predominio nella gestione delle piazze di spaccio e, in generale, su tutte le attività criminali.

In dettaglio, il gruppo TRAVALI, in un’occasione, non ha esitato troppo nel gambizzare uno spacciatore e per compiere atti di danneggiamenti ad un’autovettura e ad un esercizio commerciale nella disponibilità di un altro spacciatore, al fine di costringere il gruppetto ad acquistare la droga dal loro gruppo o comunque a spacciare per loro, ovvero versare la somma di 30000 euro a titolo estorsivo.

L’episodio è assolutamente sintomatico non solo della capacità di controllo della piazza di spaccio da parte dei TRAVALI grazie alla robusta organizzazione del sodalizio sia in termini di uomini che di possesso di armi da fuoco, ma anche dei metodi utilizzati per eliminare pericolosi concorrenti ed egemonizzare il mercato locale della droga, che sono assolutamente sovrapponibili a quelli delle organizzazioni criminali di matrice mafiosa.

Le nuove indagini hanno poi riscontrato la commissione di 18 episodi estorsivi che mostrano l’utilizzo di un metodo tipicamente e tradizionalmente mafioso, caratterizzato dalla prospettazione di ritorsioni, dal riferimento esplicito ad un clan di appartenenza, dall’affermazione di un controllo del territorio da cui deriva il potere di imporre il “pizzo”.

In tale contesto, gli indagati, hanno fatto leva sulla fama criminale derivante dall’appartenenza al clan TRAVALI, ottenendo in tal modo il silenzio di commercianti, imprenditori, professionisti, semplici cittadini, anche tifosi del Latina Calcio, che hanno tollerato le pressanti richieste, senza denunciare gli autori di tali fatti, almeno fino al contatto con le forze dell’ordine.

Nello specifico, gli indagati si rendevano responsabili di estorsioni di denaro ed attività d’usura con armi, facendo ricorso alla forza dell’ intimidazione promanante dall’appartenenza all’associazione a delinquere facente capo ai DI SILVIO ed ai TRAVALI, e dalla condizione di assoggettamento ed omertà derivanti dalla riserva di violenza costituente principale patrimonio dell’associazione, in ragione dello spessore criminale dei suoi sodali, riconosciuto sul territorio di Latina in relazione ai procedimenti penali che li hanno visti coinvolti per gravi delitti contro la persona, il patrimonio ed in materia di armi.

Le ultime investigazioni rivelavano, infine, uno scenario inedito dietro la commissione dell’omicidio di GIUROIU Nicolas Adrian, cittadino rumeno, assassinato a Latina nel Marzo del 2014.

I recenti approfondimenti, infatti, disvelavano che l’omicidio, sebbene pianificato e premeditato da altri, aveva visto la partecipazione di un TRAVALI, il quale aveva fornito le armi per l’omicidio agli spacciatori di fiducia, e fatto loro da staffetta con la propria macchina nella fase del rapimento della vittima.

L’apporto per l’omicidio, è avvenuto per una specifica finalità, ovvero quella di mostrare all’esterno la sua forza criminale; partecipando, infatti all’omicidio e fornendo le armi avrebbe dimostrato all’esterno di disporre di armi e uomini, di avere a disposizione persone fidelizzate disposte a difenderlo anche usando le armi, di esercitare il controllo sulla pianificazione ed esecuzione delle azioni criminali di maggior rilievo.

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