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Per tre ore il marito indagato si muove senza lasciare tracce digitali: indagini concentrate su veicoli e tabulati
Restano ancora senza spiegazione le tre ore in cui il telefono di Claudio Carlomagno, marito di Federica Torzullo, risultava spento la mattina del 9 gennaio ad Anguillara Sabazia. Un dettaglio ritenuto centrale dagli inquirenti nell’inchiesta per omicidio volontario che vede indagato l’imprenditore 44enne, ultimo ad aver visto viva la moglie prima della sua scomparsa.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, coordinati dalla Procura di Civitavecchia, Claudio Carlomagno sarebbe uscito dalla villetta di famiglia in via Costantino intorno alle 7 del mattino. Da quel momento e fino alle 10 circa, quando è arrivato in ritardo nella sede della sua azienda di scavi ad Anguillara Sabazia, il suo smartphone risulta spento. Una circostanza che ha impedito di tracciare gli spostamenti dell’uomo attraverso le celle telefoniche e che, secondo gli inquirenti, potrebbe configurare un tentativo di depistaggio.
Il blackout del cellulare appare anomalo anche perché l’uomo era appena uscito di casa e, come da lui stesso riferito, avrebbe iniziato a lavorare già nelle prime ore della giornata. Un’ipotesi, quella della batteria scarica, che viene ritenuta poco credibile dagli investigatori. Proprio in quelle tre ore si concentra una parte fondamentale dell’inchiesta sull’omicidio di Federica Torzullo, 41 anni, ingegnere gestionale impiegata al centro di smistamento delle Poste dell’aeroporto di Fiumicino.
Nel corso della mattinata del 9 gennaio, Claudio Carlomagno avrebbe utilizzato più veicoli per spostarsi tra le strade di campagna del comune alle porte di Roma. L’auto con cui è uscito di casa, ora sotto sequestro, è dotata di GPS, ma a un certo punto l’indagato avrebbe cambiato mezzo. Una testimone ha riferito di averlo visto arrivare intorno alle 10 a bordo di un furgone nella sede aziendale, dove gli operai lo attendevano già da circa 45 minuti. Altri testimoni lo collocano, nelle stesse ore, all’interno dell’impianto di trattamento dei rifiuti inerti in via Valle Fienata, alla guida di uno dei camion aziendali.
Per chiarire questi spostamenti, i carabinieri del gruppo di Ostia hanno disposto un’analisi approfondita dei dati GPS e della tachigrafia dei mezzi utilizzati, affidando gli accertamenti alla polizia stradale. L’obiettivo è ricostruire orari, velocità e soste effettuate dall’indagato e incrociare i dati con le immagini delle poche telecamere presenti nella zona rurale di Anguillara Sabazia.
Un punto fermo dell’inchiesta riguarda la scomparsa di Federica Torzullo. La donna è rientrata nella villetta familiare intorno alle 23 dell’8 gennaio e da lì non è mai più uscita, come confermato da una telecamera installata nella stradina a fondo chiuso di via Costantino 9. Nessun passaggio a piedi, né movimenti di veicoli. Il marito è l’ultimo ad averla vista viva, mentre il figlio di 10 anni quella notte dormiva a casa dei nonni materni.
All’interno dell’abitazione, i carabinieri del Ris hanno individuato tracce di sangue nel soggiorno, apparentemente ripulite, e ulteriori tracce ematiche in almeno uno dei veicoli utilizzati da Claudio Carlomagno la mattina del 9 gennaio. Una consulenza genetica dovrà stabilire se il sangue appartenga a Federica Torzullo e a quale momento risalgano le tracce, considerate elementi chiave per l’evoluzione dell’indagine.
Nel frattempo continuano le ricerche della donna, portate avanti anche dal padre, Stefano Torzullo, che ha deciso di affiancare alle attività dei carabinieri una ricerca autonoma sul territorio. «Devo trovare mia figlia a tutti i costi», ha dichiarato in un’intervista televisiva, spiegando di essersi avvalso dell’aiuto di un gruppo di cacciatori esperti per perlustrare le zone circostanti.
Sotto la lente anche i messaggi WhatsApp inviati dal telefono di Federica Torzullo alla madre la mattina del 9 gennaio, fino alle 8.20. Messaggi sui quali gli investigatori nutrono forti dubbi, poiché non è stato possibile accertare chi li abbia materialmente scritti. Il cellulare e il computer della donna risultano scomparsi e, secondo gli inquirenti, potrebbero essere stati utilizzati per simulare che fosse ancora in vita.
In un’inchiesta segnata da telefoni spenti, spostamenti oscuri e tracce cancellate, quelle tre ore senza segnale ad Anguillara Sabazia restano uno degli aspetti più inquietanti e ancora irrisolti del caso.