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Lazio, elezioni 2021: tutti i Comuni al voto

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Si stanno già preparando le 95 amministrazioni locali del Lazio alla data delle elezioni comunali 2021 che si terranno in primavera, emergenza Covid permettendo e auguradosi di essersi già lasciati alle spalle questa parentesi pandemica devastante. Si voterà in otto comuni con popolazione legale superiore alla soglia dei 15.000 abitanti con il sistema elettorale maggioritario a doppio turno.

PROVINCIA DI FROSINONE

Sono 21 i Comuni della provincia di Frosinone ad andare al voto. Acquafondata (282),  Antonio Di Meo  L.C.: Insieme, Alatri (28.609)   Giuseppe Morini  sindaco Socialisti e Riformisti, L.C.: Progetto Alatri, L.C.: Sanità Nel Cuore, L.C.: Alatri Unita, Partito Democratico, L.C.: Alleanza per Alatri

Alvito (2.852)  Duilio Martini    L.C.: Buongoverno Alvitano, Casalattico (641) Giuseppe Benedetti, Castro dei Volsci (4.903)  Massimo Lombardi  L.C.: Un Altro Paese, Castrocielo (3.969)   Filippo Materiale,  Collepardo (975)  Mauro Bussiglieri  L.C.: Insieme per Collepardo, Esperia (3.903)  Giuseppe Villani  L.C.: Uniti per Esperia, Fumone (2.180)  Maurizio Padovano  L.C. Noi e Voi Insieme per Fumone, Monte San Giovanni Campano (12.882)   Angelo Veronesi   L.C.: Impegno Comune, Pastena (1.528)      Arturo Gnesi     L.C.: Insieme per Pastena, Roccasecca (7.536)  Giuseppe Sacco  L.C.: Roccasecca Cambia, Sgurgola (2.623)  Antonio Corsi    L.C.: Insieme per Sgurgola, Sora (26.247)     Roberto De Donatis  L.C.: Sora Che Verrà, L.C.: Patto Democratico, L.C.: Forza Civica, L.C.: Alleanza per Sora, L.C.: Impronta Cittadina, Supino (4.893)  Gianfranco Barletta  L.C.: Cambia Supino, Terelle (460)  Dino Risi   L.C.: Uniti per Terelle, Torre Cajetani (1.388)   Maria Letizia Elementi   L.C.: Progetto Comune 2.0, Trivigliano (1.693)  Ennio Quatrana  L.C.: Progetto Trivigliano, Vallecorsa (2.800)  Michele Antoniani   L.C.: Scegli Vallecorsa, Vicalvi (806)  Gabriele Ricciardi L.C.: il Quadrifoglio, Viticuso (372)  Edoardo Antonino Fabrizio L.C.: Sviluppo e Tradizione

PROVINCIA DI LATINA

Sono 9 i Comuni della provincia di Latina che vanno al voto: Castelforte (4.401)  Giancarlo Cardillo  L.C.: Castelforte Futura, Itri (10.460) Antonio Fargiorgio L.C.: Itri Prima di Tutto, LATINA (117.892) Damiano Coletta    L.C.: Lbc Latina Bene Comune, L.C.: Lbc Latina Rinasce, L.C.: Lbc Giovani, Minturno (19.472)  Gerardo Stefanelli Partito Democratico, L.C.: Insieme per Minturno, L.C.: Minturno Rinasce, L.C.: Minturno Cambia, Norma (4.035) Gianfranco Tessitori   Centrosinistra (Liste Civiche): Democratici Centrosinistra, Pontinia (13.812)  Carlo Medici  L.C.: Condividiamo Pontinia, Priverno (13.891) Anna Maria Bilancia   L.C.: Priverno Adesso, Roccasecca dei Volsci (1.126)   Barbara Petroni   L.C.: Per Roccasecca, Sperlonga (3.334) Armando Cusani    L.C.: Lista Cusani

PROVINCIA DI RIETI

Otto Comuni della provincia di Rieti che vanno al voto: Ascrea (266) Dante D’Angeli       L.C.: Alleanza Civica, Borbona (650)  Maria Antonietta Di Gaspare  L.C.: Generazioni, Borgo Velino (990)           Emanuele Berardi  L.C.: Avanti Insieme, Cittareale (470)      Francesco Nelli       L.C.: Per Cittareale, Collalto Sabino (440)  Maria Pia Mercuri L.C.: Progetto Comune, Fiamignano (1.455)  Carmine Rinaldi  L.C.: la Torre, Monteleone Sabino (1.232)      Angelo Paolo Marcari  L.C.: la Caravella, Torri in Sabina (1.249)  Michele Concezzi   L.C. Tradizione e Progresso

PROVINCIA DI ROMA

Quest’anno anche Roma, la Capitale, va al voto. In tutto 20 Comuni tra Roma e provincia.

Agosta (1.760) Massimiliano Valente   L.C.: Movimento per Agosta, Anticoli Corrado (942)  Vittorio Meddi   L.C.: Anticoli al Centro, Bellegra (2.948) Flavio Cera   L.C.: Sviluppiamo Bellegra, Bracciano (18.549)  Armando Tondinelli  L.C.: Patto per Bracciano, L.C.: Noi per Tondinelli, Campagnano di Roma (11.107)  Fulvio Fiorelli, Canale Monterano (4.071)  Alessandro Bettarelli  L.C.: Progetto Locale Canterano (359)  Mariano Teodori   L.C.: Insieme per Canterano, Casape (737)  Luigino Testi  L.C.: Torre Merlata, Castel Madama (7.328)   Domenico Pascucci  L.C.: Impegno Comune, Cineto Romano (641)  Massimiliano Liani L.C.: Un Futuro per Cineto, Civitella San Paolo (1.754)  Basilio Rocco Stefani  L.C.: Uniti per Civitella San Paolo, Fiano Romano (13.059)  Ottorino Ferilli L.C.: Per Fiano, Filacciano (490) Silverio De Bonis    L.C. Un Paese in Comune, Jenne (398) Giorgio Pacchiarotti  L.C.: Vivere Jenne, Licenza (1.012) Luciano Romanzi   L.C.: Insieme per Licenza, Mandela (897)  Claudio Pettinelli    L.C.: Viviamo Mandela, Marcellina (6.901)  Alessandro Lundini   L.C.: Progetto Marcellina, Marino (38.245)  Carlo Colizza  L.C.: Scardellato Sindaco, Movimento 5 Stelle.it, Mentana (20.772)  Marco Benedetti    L.C.: Uniti per Mentana, L.C.: Mentana Nostra, L.C.: Bene Comune, Monteflavio (1.399)      Lanfranco Ferrante   L.C.: Energie in Comune, Montelibretti (5.213)   Luca Branciani  L.C.: Per Montelibretti Sempre, Montorio Romano (2.035)   Domenico Di Bartolomeo  L.C.: Nuove Energie in Comune, Olevano Romano (6.742)   Umberto Quaresima  L.C. Bene in Comune, Riano (9.536)         Ermelindo Vetrani L.C.: Siamo Riano, Rignano Flaminio (9.573) Fabio Di Lorenzi     L.C.: Rignano Insieme, Riofreddo (762) Giancarlo Palma    L.C.: alla Luce del Sole, Rocca di Cave (396)  Gabriella Federici  L.C.: Progetto Insieme Rocca Viva, Rocca Santo Stefano (1.028)  Sandro Runieri       L.C.: Uniti per Un Futuro, ROMA (2.617.175)  Virginia Raggi          Movimento 5 Stelle.it, Sambuci commissariato (936), San Polo dei Cavalieri (2.984)   Paolo Salvatori  L.C.: Io Vivo San Polo, Sant’Oreste (3.702)          Valentina Pini   L.C.: Sant’Oreste in Movimento, Subiaco (9.066)  Francesco Pelliccia  L.C.: Insieme per Subiaco, Tolfa (5.147)  Luigi Landi    L.C.: Progetto Tolfa 2021, Trevignano Romano (5.274) Claudia Maciucchi L.C. Chi-Ama Trevignano, Vallinfreda (317)   Piero Chirletti  L.C.: Rinascita 2.0, Vivaro Romano (177)   Beatrice Sforza   L.C.: Vivere Vivaro

PROVINCIA DI VITERBO

Venti i Comuni della provincia di Viterbo che vanno al voto. Acquapendente (5.655)  Angelo Ghinassi     L.C.: Prospettiva Futuro, Arlena di Castro (886)  Publio Cascianelli , Bassano Romano (4.834)   Emanuele Maggi, Canino (5.270)  Lina Novelli  L.C.: Canino Valore Comune, Caprarola (5.345) Eugenio Stelliferi    L.C.: Nuovi Orizzonti Insieme, Carbognano (2.042)  Agostino Gasbarri L.C.: Carbognano Insieme, Corchiano (3.740) Paolo Parretti   L.C.: Vivere Corchiano, Fabrica di Roma (8.136) Mario Scarnati  L.C.: Insieme per Crescere, Faleria (2.115)   Marco Del Vecchio  L.C.: Insieme per Faleria, Gallese (2.994)   Danilo Piersanti  L.C.: Gallese Futuro, Lubriano (919)  Valentino Gasparri   L.C.: Per Lubriano, Marta (3.520)  Maurizio Lacchini  L.C.: Impegno Comune, Montefiascone (13.388) Massimo Paolini, Oriolo Romano (3.648)   Emanuele Rallo L.C.: Insieme per Oriolo, Orte (8.665)  Angelo Giuliani  L.C.: Orizzonte Comune, Proceno (605)   Cinzia Pellegrini   L.C.: Proceno in Comune, Soriano nel Cimino (8.544)  Fabio Menicacci  L.C.: Soriano Novo, Vasanello (4.161)  Antonio Porri  L.C.: il Polo per Vasanello, Vetralla (13.507)   Francesco Coppari   L.C.: Vetralla Passione Comune, Vitorchiano (4.956)  Ruggero Grassotti L.C. #insieme per Vitorchiano

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L’omaggio dell’ANCRI all’Ordine al Merito della Repubblica italiana (OMRI) in occasione del suo 70mo compleanno

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Intervista al socio onorario dell’ANCRI Commendatore Michele D’Andrea

Sono trascorsi 70 anni dalla legge n. 178 del 3 marzo 1851,con la quale è stato istituito l’Ordine al Merito della Repubblica Italisna (OMRI), il primo fra gli Ordini nazionali.

L’OMRI è stato istituito per «ricompensare benemerenze acquisite verso la Nazione nel campo delle lettere, delle arti, dell’economia e nell’impegno di pubbliche cariche e di attività svolte a fini sociali, filantropici e umanitari, nonché per lunghi e segnalati servizi nelle carriere civili e militari» e comprende 5 diverse classi e gradi onorifici: Cavaliere di Gran Croce decorato  di Gran Cordone; Cavaliere di Gran Croce; Grande Ufficiale; Commendatore; Ufficiale; Cavaliere.
Le concessioni delle onorificenze hanno luogo il 2 giugno, ricorrenza della fondazione della Repubblica Italiana, e il 27 dicembre, ricorrenza della promulgazione della Costituzione italiana.

Alla Legge 3 marzo 1951, n. 178   ha fatto seguito il DPR   13 maggio 1952, n. 458 e il DPR 16 gennaio 2020, relativo alla determinazione numerica delle onorificenze.

Ecco l’intervista esclusiva a Michele D’Andrea


Quando Umberto II lasciò l’Italia, il 13 giugno 1946, cosa accadde dal punto di vista onorifico?

Per sei lunghi anni, dal 1946 al 1951, la Repubblica non conferì onorificenze cavalleresche ai propri cittadini. Esisteva, è vero, l’Ordine della Stella della Solidarietà Italiana (oggi Ordine della Stella d’Italia), istituito nel gennaio nel 1947 con un decreto del Capo provvisorio dello Stato, ma era riservato agli italiani all’estero e agli stranieri che avessero «specialmente contribuito alla ricostruzione dell’Italia». E sempre nel 1947, fu cambiato il nome all’Ordine Militare di Savoia che divenne Ordine Militare d’Italia, riservato alle Forze Armate. Una platea ridotta ed estranea alla quotidianità di un popolo che doveva reinventarsi il futuro.


Immagino che gli italiani rimasero sconcertati, abituati com’erano agli ordini monarchici: l’Annunziata, i Santi Maurizio e Lazzaro, la Corona d’Italia…

Certo, e avvenne ciò che era facilmente intuibile: si fece di necessità virtù. L’appetito onorifico degli italiani, abituati all’ampio ventaglio di riconoscimenti monarchici che fungevano anche da ascensore sociale, fu allora saziato dai cosiddetti «ordini indipendenti», una vasta e ambigua palude nella quale proliferavano istituti cavallereschi di oscura origine e nessuna legittimazione, veri e propri opifici di patacche vendute a caro prezzo a sprovveduti cacciatori di cavalierati e gran croci. Qualcuno si prese la briga di fare un po’ di calcoli e giunse a contare almeno 173 ordini, fra noti e meno noti, per un totale di circa trecentomila insigniti.

Incredibile. Un mondo onorifico parallelo, insomma.

Esatto, e i nomi erano tra i più fantasiosi. Agli italiani del secondo dopoguerra si offrivano dignità capitolari, militari e ospedaliere che andavano da Betlemme ad Antiochia, dall’Albania alla Normandia, dalla Carinzia all’Estremadura. Cogliendo fior da fiore, citiamo l’Ordine di S. Uberto di Lorena e Bar, l’Ordine della SS. Trinità, l’Ordine Militare e Ospedaliero di Santa Maria di Betlemme, l’Ordine della Concordia, l’Ordine Militare di San Giorgio di Antiochia e della Corona Normanna di Altavilla, i Cavalieri di Betlemme, l’Ordine di San Giorgio di Carinzia, gli Equites Pacis, l’Ordine Capitolare dei Cavalieri di Colombo, l’Ordine Militare dei Cavalieri del Soccorso, l’Ordine Capitolare dei Cavalieri della Concordia, l’Ordine dell’Infinito. E l’elenco potrebbe continuare a lungo. E capitava pure che un certo Franco Segatino, professore in scienze occulte, veggenza e psicoterapia, e un tale Carlo Zimatore, Gran Maestro dell’Ordine della Bianca Croce e della Spada d’Argento, offrissero titoli cavallereschi a prezzi scontati rispetto alla concorrenza, un vero e proprio dumping che rischiava di far saltare il mercato.
Ma è l’Ordine di Gesù in Giappone, che ebbe vita breve ma ben remunerata, a lasciare letteralmente senza parole per la sua assurdità logica, degna di comparire in un episodio di «Totò truffa». Resta il mistero di come si sia potuto convincere centinaia di gonzi a pagare migliaia di lire per fregiarsi di una commenda che sapeva di farlocco lontano un chilometro.

Al di là dei risvolti di colore, però, c’erano anche aspetti sociologici da non sottovalutare.

Quella moltitudine di fonti onorifiche, insieme con l’ampio consenso popolare che le alimentava, era lo specchio di una nazione che non aveva mai smesso di identificare il titolo cavalleresco come una delle più efficaci legittimazioni sociali. Non a caso, infatti, il titolo s’intrecciava indissolubilmente con l’esistenza pubblica della persona, fondendosi con il cognome o addirittura assorbendolo, specie negli apparati ministeriali: il questore era sempre chiamato Commendatore, così come il cumenda designava, negli anni del boom economico, l’imprenditore di successo.

Si trattava, comunque, di una situazione imbarazzante per le stesse istituzioni…

L’assenza di un patrimonio cavalleresco repubblicano alla lunga si fece sentire, a cominciare dalle occasioni in cui la cortesia internazionale prevedeva lo scambio delle onorificenze con i capi di stato in visita in Italia. Fu così che Ranieri III di Monaco, ricevuto il 19 ottobre 1950 al Quirinale dal presidente Einaudi, in mancanza d’altro ebbe una Croce al merito di guerra (aveva combattuto nell’esercito francese come ufficiale d’artiglieria), che tenne sempre in gran conto riservandole un posto di riguardo sull’uniforme di rappresentanza. Fra parentesi, ricordiamo che il principe si sposò indossando il collare dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana nella prima versione, quella priva di barrette, conferitogli il 30 maggio 1953.
Questo per dire quanto fosse stata forte, allora, la pressione per ripristinare un sistema premiale statuale fondato sui tradizionali segni onorifici. Il cammino legislativo prese avvio, su iniziativa del Governo, nel 1949 e nel 1951 venne promulgata la legge istituiva dell’OMRI e il riordino dell’intera materia cavalleresca.

Che tipo di ordine cavalleresco era l’OMRI?

Vincolati dalla necessità di escludere qualsiasi richiamo al recente passato, i legislatori modellarono il nuovo ordine sul profilo di quello che appariva, anche in dottrina, il meno compromesso da implicazioni dinastiche, l’Ordine della Corona d’Italia. Istituito nel 1868 per premiare i benemeriti dell’Unità, era diviso in cinque classi; ma, forse, pesò maggiormente il fatto che le proposte di conferimento erano demandate ai singoli ministeri e che il numero delle decorazioni da conferire annualmente fosse stabilito dal Capo del Governo, il quale provvedeva pure alla loro ripartizione fra i vari dicasteri. Al sovrano era riservata la facoltà residuale di avvalersi del motu proprio. Così conformato, l’O.M.R.I. sanciva la fine di quel principio plurisecolare che identificava la massima autorità dello Stato come la sola fonte dispensatrice di pubblici riconoscimenti. Non più Gran Maestro, il Presidente della Repubblica ne è, però, il Capo, essendosi mantenuto quel principio necessario alla dignità e al prestigio di un ordine nazionale, secondo cui tale carica spetta al Capo dello Stato.

Come fu l’iter parlamentare?

Il percorso parlamentare dell’OMRI non fu una passeggiata. Sfoghi veementi, perle di erudizione, battibecchi e ironia punteggiarono il cammino di un disegno di legge meno spedito di quanto si potesse immaginare. L’opposizione di sinistra individuava nel nuovo ordine uno strumento fortissimo di adescamento politico ed elettorale.
La tesi del governo faceva leva, anzitutto, sull’articolo 87 della Costituzione da poco promulgata che, nel disciplinare i poteri del Capo dello Stato, gli attribuiva il conferimento delle «onorificenze della Repubblica». La portata della norma costituzionale, pur non essendo tale da imporre in maniera categorica l’istituzione di onorificenze repubblicane, costituiva indubbiamente la migliore riprova che nessuna incompatibilità esisteva tra la forma dello Stato, il suo indirizzo democratico e la possibilità di ordini cavallereschi nazionali. Anzi, a parere della maggioranza sarebbero stati proprio i principi democratici a essere esaltati dal nuovo istituto perché, nel solco di una tradizione consolidata, il riconoscimento sarebbe più largamente indirizzato alla valorizzazione «di modeste, ma probe esistenze, dedicate, in silenziosa umiltà ma con sentimento di laborioso sacrificio, al servizio del Paese in ogni settore della vita.»

Quanto tempo occorse per la promulgazione della legge?

Ci vollero due anni, dal maggio 1949 al marzo 1951, per giungere all’istituzione dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana e alla disciplina in chiave repubblicana della materia cavalleresca.
Fu un percorso che si alternò fra le Commissioni di Camera e Senato con diverse pause e un dibattito sempre interessante, con qualche spunto curioso che vale la pena ricordare. Non sempre i resoconti d’aula sono noiosi, anzi, questo offre una lettura godibilissima anche per comprendere il paesaggio psicologico dell’Italia di quegli anni.

Qualche curiosità?

Sappiamo che la massima dignità dell’OMRI è Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone. Ebbene, là dove la legge definisce il collare «Gran Cordone» si aggiunge un nuovo errore a un vecchio errore. Quando era stato istituito l’Ordine della Corona d’Italia, fu mal tradotto dal francese il regolamento della Legione d’Onore, per cui si tradusse il termine cordon in «cordone», anziché nel più corretto «gran nastro, ossia la fascia». E fin qui passi, perché si utilizzava un termine improprio per definire il medesimo oggetto, ossia un nastro in seta. Ma cosa c’entra il cordone (di tessuto) con il collare (di metallo)? Nulla. Eppure, bastava rimanere in casa per usare il termine «collare», che l’Ordine della SS. Annunziata aveva trasformato in persone in carne e ossa: gli insigniti dell’ordine erano «i collari» e le loro consorti «le collaresse», anch’esse destinatarie di un particolare trattamento protocollare.

Qual è il senso più importante della Legge 3 marzo 1951 n. 178?

Certamente il ripristino, dopo cinque anni di vacanza, dell’esclusiva potestà dello Stato nel conferimento delle distinzioni cavalleresche, salvo il tradizionale riconoscimento di quelle straniere o di ordini riconosciuti dalla Repubblica. Solo lo Stato, infatti, può garantire una equa valutazione e la corretta distribuzione di onori e dignità ai propri cittadini: è dunque impensabile, anche in termini logici, che tale prerogativa possa essere delegata ad associazioni, enti o privati. Il divieto ai privati di conferire onorificenze cavalleresche si configurava, in tal modo, come una «protezione giuridica» non solo nei confronti dei cittadini, ma anche a tutela del prestigio delle distinzioni e della buona fede, così come avviene per i titoli accademici. Purtroppo, anche dopo l’entrata in vigore della legge, alcune discutibili sentenze di tribunali diedero a istituti pseudocavallereschi e a sedicenti gran maestri gli strumenti per esibire patenti di legittimazione che cozzano non solo contro il dato storico, ma anche contro il buon senso e la logica.

Un fenomeno che purtroppo dura ancora oggi…

Il malcostume in materia onorifica non è mai cessato, perché gli ordini fasulli prosperano ancora, soprattutto da quando il numero delle concessioni dell’OMRI è crollato drasticamente dalle circa 14.000 del 1990 siamo passati a circa 3.500 nell’ultima tornata. Basta fare un giro su internet per ammirare spadoni e mantelli, croci e investiture, dame e collari, discendenze e ascendenze. Intendiamoci, ognuno è libero di aderire a un’associazione che s’ispira alla cavalleria, che si riunisce periodicamente e prevede cariche, gradi e ritualità particolari. Tuttavia, è bene sapere che gli insigniti di tali associazioni non sono (e non saranno) autorizzati dallo Stato a indossare pubblicamente le relative decorazioni. In caso di dubbio è opportuno rivolgersi all’Ufficio Onorificenze e Araldica della Presidenza del Consiglio dei Ministri o all’Ufficio del Cerimoniale del Ministero degli Affari Esteri, ricordando che:
– un ordine cavalleresco serio, che opera secondo i principi dell’assistenzialismo, dell’altruismo e della religione, non fa campagna acquisti e non aggrega come se ci si iscrivesse a un club;

  • i Templari non esistono più dal 1312;
  • i Normanni, gli Angioini, gli Svevi, gli Aragonesi, la gran parte dei santi del calendario, i Teutonici, Bisanzio, l’Impero romano d’oriente e i vari sangiaccati sono belle pagine che appartengono a un lontano passato;
  • l’unico Ordine di Malta legittimo ha sede a Roma, in Via dei Condotti 68;
  • un prelato, una chiesa e una messa non sempre fanno un ordine legittimo.

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Editoriali

Bettino Craxi, tra debito pubblico, sovranismo ed altro: tutte le fake news che girano raccontate e smentite in un libro

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“Le fake news su Bettino Craxi” il libro scritto a 4 mani da Nicola Scalzini e Roberto Giuliano che, documenti e memorie alla mano, ripercorre i fatti più salienti che hanno riguardato in particolare quel decennio della storia moderna d’Italia, che va dal 1983 al 1992.

Un’Italia che nel 1983 era sull’orlo del fallimento e dopo soli 4 anni – siamo nel 1987 – è considerata come un modello da seguire nel mondo.

[VIDEO] – Da sinistra Donato Robilotta (Pres. Ass. “Amici del Garofano Rosso”) e Roberto Giuliano sociologo e coautore del libro su Craxi ospiti di Chiara Rai a Officina Stampa del 04/02/2021

Gli anni che videro Craxi alla prova di forza decisiva per gli equilibri interni: il referendum dell’85 sui punti di scala mobile promosso dal Pci dove il leader socialista non cercò di evitare lo scontro e vinse quella partita che all’inizio era sembrata senza speranza.

Sono gli anni in cui Craxi affronta la più grave crisi diplomatica della sua carriera, quando ordinò di impedire ai marines statunitensi di ripartire da Sigonella, in Sicilia, con i terroristi palestinesi, tra i quali Abu Abbas, responsabili del sequestro dell’Achille Lauro. Craxi ribadì la sua posizione nettamente a favore della causa palestinese, e su questa base rafforzò il suo rapporto con il leader dell’Olp Arafat, che durerà poi anche quando sarà costretto a ritirarsi ad Hammamet dopo Tangentopoli.

[VIDEO] – Il video servizio su Craxi trasmesso a Officina Stampa del 04/02/2021

Craxi rimase a Palazzo Chigi fino al 17 aprile 1987, conquistando un record: la permanenza alla guida del governo più lunga della storia dell’Italia repubblicana. Tornato poi al partito, riprese di lena la sua politica: contendere alla Democrazia Cristiana il suo primato, e rilanciare l’offensiva contro il partito Comunista per creare un solo grande partito socialdemocratico.

In questi ultimi anni, in cui è iniziata una concreta rivalutazione della figura di Bettino Craxi, si assiste sovente al goffo tentativo di presentarlo come il primo sovranista ed anche anti europeo.

Delle fake news fa parte anche la storiella del “famoso tesoro di Craxi, che non è mai esistito, ma era necessario per demolire la sua immagine e farlo comparire come un approfittatore, un riprovevole ladro”.

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Origini del coronavirus, esperti OMS a Wuhan: dati mai raccolti fino ad oggi

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Gli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità sono arrivati all’Istituto di virologia di Wuhan nell’ambito dell’indagine sull’origine del coronavirus nella megalopoli della Cina centrale.

L’istituto ha diversi laboratori ad alta sicurezza in cui i ricercatori stanno lavorando sui coronavirus. L’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ripetutamente accusato l’istituto di aver diffuso il virus che ha causato il Covid-19, provocando la pandemia globale.

Il capo della squadra di esperti dell’Oms che indagano sull’origine della pandemia a Wuhan sembra al momento respingere, giudicandola poco credibile, la tesi della fuoriuscita dal laboratorio, a suo parere soltanto un “eccellente soggetto” per un film o una serie tv. “Se iniziamo a seguire e dare la caccia ai fantasmi qua e là, non andremo mai da nessuna parte”, ha detto Peter Ben Embarek in un’intervista all’Afp, promettendo comunque di “seguire la scienza e i fatti” per trarre una conclusione definitiva sull’origine della pandemia.

La squadra di dieci esperti ha visitato l’Istituto di virologia di Wuhan, accusato, in particolare dall’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, di aver rilasciato il virus da uno dei suoi laboratori, accidentalmente o meno. Finora è il sito più controverso visitato dalla delegazione e il passaggio all’Istituto è stato “importante per capire da dove vengono queste storie”, ha proseguito lo specialista in sicurezza alimentare, di stanza a Pechino per l’Oms all’inizio degli anni 2010.


Il team di super esperti dell’Oms in visita a Wuhan sta raccogliendo “dati che nessuno aveva mai ottenuto sinora”.

“Le tesi sono ancora tutte sul tavolo, siamo aperti a tutto”, ha spiegato Daszak che da anni collabora con l’Istituto e con la dottoressa Shi Zhengli, la scienziata cinese nota come ‘Bat woman’ per le sue ricerche sui pipistrelli.

“Se i dati ci porteranno ad un mercato del pesce è lì che andremo, se ci porteranno in un allevamento di animali selvatici e lì che andremo, se ci porteranno in un laboratorio è lì che andremo”, ha spiegato Daszak, la cui nomina nel team dell’Oms è stata oggetto di qualche critica visti i suoi stretti legami con la Cina.

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