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Lazio, schede scrutinate: è testa a testa tra Zingaretti e Parisi

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LAZIO – Scrutini nel Lazio dove a 3.298 sezioni su 5.285 Nicola Zingaretti si attesta al il 34,39% seguito da Stefano Parisi che ha rimontato con il 30,06%. Distante Roberta Lombardi con il 26,89%. Sergio Pirozzi è al momento al 4,58%

 

Stefano Parisi, tenta la scalata alla presidenza del Lazio dopo aver perso la poltrona di sindaco di Milano contro Beppe Sala. Sessantadue anni, formazione socialista, negli anni Settanta è stato vicesegretario del Nucleo universitario socialista di Roma. I primi passi nel mondo del lavoro li ha mossi nell’ufficio studi della Cgil. Nel 1984 è stato a capo della segreteria tecnica del ministero del lavoro, nel 1988 alla vicepresidenza del Consiglio (Governo De Mita) e poi alla Farnesina con Gianni De Michelis. Nel 1992 diventa capo del dipartimento per gli affari economici della presidenza del Consiglio dei ministri, due anni più tardi viene scelto come segretario generale del ministero delle poste e telecomunicazioni. Nel 1994 entra nel collegio sindacale della Rai; due anni dopo è capo del dipartimento per l’informazione e l’editoria della presidenza del consiglio. Poi il trasferimento a Milano per lavorare come city manager del primo cittadino Gabriele Albertini. Seguono, dal 2000, gli incarichi come direttore generale di Confindustria, ad di Fastweb e poi di Chili Tv, società che si occupa della diffusione di film in streaming. Alle regionali è sostenuto dalle liste di Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia, Noi con l’Italia, Energie per l’Italia.

 

Zingaretti ha trainato il Lazio fuori dal commissariamento della sanità. Nel 2013 ha vinto le regionali con il 40% dei voti, 10 punti in più del rivale di centrodestra, Francesco Storace. La sua carriera è tutta nel Pd e prima nel Pci: dalla sinistra giovanile, di cui è stato segretario, alla presidenza della provincia di Roma passando per l’Europarlamento. Un pedigree di sinistra. A lui hanno detto sì anche i fuoriusciti di Liberi e Uguali che non hanno gradito la candidatura di Gori in Lombardia.

 

Roberta Lombardi, 44 anni, deputata candidata con il Movimento 5 Stelle. È stata la prima capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera e dopo stata dirigente di punta per il Lazio. Qui si è scontrata più volte con la Raggi, che però ha sostenuto quando la sindaca ha accusato la Regione di non aver aggiornato il suo piano rifiuti. Madre di due figli, laurea in giurisprudenza e corso in Sviluppo manageriale alla Luiss Management. Prima della politica occupazioni diverse, ultimo il lavoro in un’azienda di arredamento d’interni

 

Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice e fondatore della lista di destra Sergio Pirozzi presidente. Si è distinto per come ha saputo gestire l’emergenza del terremoto che ha colpito duramente il centro Italia. Si dice dalla parte delle persone e ha candidato in lista tanti personaggi traino di sentimenti popolari

 

 

 

 

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Politica

Elezioni regionali, Astorre (Pd) e Ciocchetti (FdI) fanno il punto

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In totale saranno otto le regioni chiamate alle urne: Emilia Romagna, Calabria, Veneto, Campania, Toscana, Liguria, Marche e Puglia.

Come avvenuto già per le regionali del 2019, non ci sarà però una data unica.

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La video intervista al Senatore Bruno Astorre Segretario del Pd Lazio e all’Onorevole Luciano Ciocchetti rappresentante di Fratelli d’Italia

In Emilia Romagna si voterà infatti il 26 gennaio, con anche la Calabria che alla fine si è unita per una sorta di election day.

Nelle altre sei regioni invece le elezioni ci saranno nella tarda primavera insieme al primo turno delle amministrative

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Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 23/01/2020

In totale in Emilia Romagna saranno sette i candidati in corsa

Il governatore uscente Stefano Bonaccini è nuovamente il candidato del centrosinistra, con i 5 Stelle che ci saranno e correranno per conto proprio puntando su Simone Benini. Il centrodestra invece ha scelto di puntare sulla senatrice leghista Lucia Borgonzoni.

In Calabria saranno quattro i candidati in corsa. Alla fine il governatore uscente Mario Oliverio non si è ripresentato, ricompattando così il centrosinistra con il PD che ha deciso di appoggiare l’imprenditore Pippo Callipo mentre la scelta del Movimento 5 Stelle è ricaduta sul docente universitario Francesco Aiello.

Nel centrodestra la scelta di Forza Italia di candidare la deputata Jole Santelli ha indispettito Mario Occhiuto, con il sindaco di Cosenza che dopo un appello di Silvio Berlusconi ha rinunciato a correre per conto proprio.

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Sistema elettorale maggioritario, la Corte costituzionale dice no al referendum leghista

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Il referendum sul sistema elettorale maggioritario è stato dichiarato “inammissibile” dalla Corte Costituzionale, che lo scorso giovedì 16 gennaio si è espressa, dopo otto ore di camera di consiglio.

Il referendum era stato proposto dalla Lega e sostenuto anche da otto Consigli regionali, fra cui quello ligure, con il presidente Giovanni Toti in testa.

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Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 23/01/2020

Il referendum mirava a proporre ai cittadini di esprimersi a favore o contro l’abrogazione delle norme sulla distribuzione proporzionale dei seggi elettorali.

La Corte ha motivato il respingimento del referendum per una “assorbente ragione dell’eccessiva manipolatività del quesito referendario”.

Una decisione che ha scatenato le ire del leader leghista Matteo Salvini, che ha chiaramente parlato di una “difesa del vecchio sistema, con Pd e 5 Stelle che restano attaccati alle poltrone”.

Il ministro delle Riforme Federico D’Incà ha subito annunciato che il Governo andrà avanti “per superare il Rosatellum e dare al paese una legge elettorale proporzionale con soglia alta”.

E il proporzionale trova soddisfatti anche il pentastellato Luigi Di Maio e il segretario del Pd Nicola Zingaretti. Per Giovanni Toti, invece, la decisione della Corte Costituzionale, “ci riporta indietro alla Prima Repubblica, in quanto con il sistema maggioritario, gli elettori avrebbero finalmente potuto scegliere i propri parlamentari, le alleanze, il Governo del Paese prima del voto”. Ora, sempre secondo Toti, “il rischio è che la maggioranza parlamentare voti una legge proporzionale, che ci riporterà alla Prima Repubblica, consentendo ai partiti di accordarsi dopo il voto, alle spalle dei cittadini, mandando a Roma una serie di raccomandati, senza nessuna esperienza sul territorio”.

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M5s, dimissioni Di Maio: Crimi il nuovo reggente

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Luigi Di Maio rassegna le dimissioni da capo politico del Movimento cinque stelle. Il ministro lo ha annunciato, commosso, al termine di un lungo discorso nel quale ha sottolineato la necessità di rifondare M5s. “Io mi fido di voi – ha detto – mi fido di noi e di chi verrà dopo di me. Per arrivare fin qui abbiamo fatto salti mortali. Hanno iniziato Beppe e Gianroberto e a loro va tutto il mio grazie di cuore”. “Tanti – ha assicurato – mi hanno scritto non mollare. Ma io non mollerò mai il M5S, il Movimento è la mia famiglia“.

“Noi dobbiamo pretendere il sacrosanto diritto di essere valutati almeno alla fine dei cinque anni di legislatura. Io penso che il governo debba andare avanti, perché alla fine” della legislatura “i risultati si vedranno ma dobbiamo avere il tempo di mettere a posto il disordine fatto da chi ha governato per trent’anni prima“. 

“Le mie funzioni – ha detto Di Maio – passano a Vito Crimi che è il rappresentate anziano del Comitato di garanzia, che ringrazio”. Crimi ha fatto sapere che Di Maio non sarà capo delegazione a governo.

“Agli Stati generali – ha detto Di Maio – discuteremo sul cosa, subito dopo gli stati generali passeremo al chi“. “Sono consapevole – ha detto il ministro – che parte del Movimento è rimasta delusa e si è allontanata”. “Ho lavorato – ha detto Di Maio – per far crescere il Movimento e proteggerlo dagli approfittatori e dalle trappole lungo il percorso, anche prendendo scelte dure e a volte incomprensibili. La storia ci dice che alcuni la nostra fiducia l’hanno tradita ma per uno che ci ha tradito almeno dieci quella fiducia l’hanno ripagata”.

“Abbiamo tanti nemici, qualcuno che resiste e che ci fa la guerra. Ma nessuna forza politica è mai stata sconfitta dall’esterno. I peggiori nemici sono quelli che al nostro interno lavorano non per il gruppo ma per la loro visibilità”, ha accusato Di Maio. “C’è chi è stato nelle retrovie e, senza prendersi responsabilità è uscito allo scoperto solo per pugnalare alle spalle”. 

“Dalle leggi che abbiamo approvato – ha avvertito – non si può tornare indietro. Se proveranno a cancellare la legge anticorruzione, prescrizione o reddito di cittadinanza ci saranno migliaia di persone in piazza per impedirlo. E io sarò con loro”.

“La scelta di Luigi Di Maio di lasciare la guida del M5s mi rammarica, ma è una decisione di cui prendo atto con doveroso rispetto. La sua decisione rappresenta una tappa di un processo di riorganizzazione interna al Movimento ormai in corso da tempo e che, sono persuaso, non avrà alcuna ripercussione sulla tenuta dell’esecutivo e sulla solidità della sua squadra”. Lo dichiara il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Le dimissioni di Luigi Di Maio da capo politico di M5s “credo che sul governo non avranno effetti. Sono segnali di un dibattito interno a M5s, che io rispetto, su come stare in questa fase politica. Io penso che schierarsi contro il centrodestra sia un punto dirimente“, ha detto il segretario del Pd Nicola Zingaretti a Rainews 24.

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