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Editoriali

Le insopportabili fake news dell’opposizione Pd – e non solo

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Sono ormai quasi due anni che l’opposizione a questo governo, che pare come l’acqua e l’olio, ma che poi finisce per accordarsi, in nome di un interesse comune – che poi è anche quello di dare un governo stabile agli Italiani – continua, tramite spot elettorali in televisione (ormai è un classico nei Tiggì la sfilata di elementi di Forza Italia, PD e sinistra in genere) a far passare alcuni messaggi: 1) il governo è allo sbando; 2) il governo è fallito; 3) l’Italia è isolata in Europa; la situazione è grave; 4) chi pagherà il conto saranno gli Italiani; 5) siamo sull’orlo della catastrofe. E tante altre trovate fantasiose, volte a metter paura agli elettori. I quali, tra parentesi, ringraziano, quelli che l’hanno fatto, di aver voluto Salvini al governo, l’unico che sta dimostrando di essere efficiente ed efficace, e non soltanto nel contrasto all’immigrazione clandestina, nonostante tutti gli dei dell’Olimpo si siano scatenati contro di lui. È di oggi, fra le notizie di economia che i Tiggì della Rai ci ammanniscono – e non c’è da dubitare dei dati dell’Istat – la notizia che quel famoso spread che fu la bestia nera di Berlusconi, e che, arrivando in maniera truffaldina a circa 600 punti, lo costrinse a rassegnare le dimissioni del suo governo nelle mani di un Napolitano che altro non aspettava, e che, anzi, mostrò di non esserne sorpreso, presentando immediatamente un governo ‘tecnico’ presieduto da un Monti che mesi prima già era stato allertato: potenza delle sfere di cristallo! Oggi il nostro spread è ai livelli del 2016, come dice il buon Paolo Gila, giornalista economista della Rai, sotto ai 200 punti, e anche ai 190, con un bel risparmio per le casse della nostra nazione, con un rendimento, sui decennali, attorno all’1,55%. La conclusione è che quelli che si chiamano ‘investitori istituzionali’ hanno sempre avuto fiducia nei nostri titoli di Stato, e hanno continuato ad acquistarli nl tempo: quando lo spread era alto perché rendevano di più, ora che è più basso, perché comunque sono titoli sicuri. Sappiamo infatti che il debito pubblico italiano è originato dagli interessi sui titoli di Stato, e più basso è lo spread, più bassi saranno gli interessi che lo Stato dovrà corrispondere agli investitori. Secondo l’Istat, l’Istituto Italiano di Statistica, la disoccupazione è scesa a livelli record, con aumento degli occupati sia a tempo indeterminato, (+27.000) che determinato, (+13.000) e sia per gli autonomi (+28.000), quindi il dato occupazionale si assesta sotto al 10%, la prima volta dal 2012. “Disoccupazione ai minimi storici dal 1977. Tagliare le tasse a imprenditori, lavoratori e famiglie è un dovere morale” ha detto il vice premier Matteo Salvini. anche se in Europa siamo terzultimi, e c’è qualcuno che sta peggio di noi. Questo sicuramente si può addebitare a politiche sbagliate dei governi precedenti a questo, dato che nel settore occupazionale i riflessi sono un po’ lenti… Confindustria deve dire da che parte sta, visto che di questo governo non le va bene niente, mentre invece quando c’era Renzi le sue reazioni erano molto diverse. A dispetto di quanto afferma Confindustria, gli indici statistici della fiducia delle famiglie sono aumentati – e questo significa che la gente spende più volentieri e fa girare più denaro – e non solo quelli, ma anche quelli della fiducia delle imprese. Insomma, per dirla tutta, se lasciamo lavorare – o se lasciano lavorare – questo governo fatto di due colori che proprio d’accordo non vanno, può darsi che, con sommo disdoro di chi comanda in Europa – Germania e Francia – l’Italia possa finalmente riprendere la posizione che le spetta, mai subalterna. Né siamo soli, in Europa, anche se il detto recita ‘meglio soli che male accompagnati’, e davvero non sapremmo quale compagnia consigliare alla nostra nazione, fra un Macron insopportabile servo di certi poteri (basta vedere da dove proviene, dalla banca Rotschild), e una tremolante Merkel, che nonostante tutto non molla la poltrona. Siamo riusciti anche ad evitare quella procedura d’infrazione che in ambito comunitario tutti non aspettavano altro che di appiopparci, facendo fallire ogni cosa. Mentre alla Francia di Emmanuel Macron non sono mai stati posti limiti di sforamento consentendo di arrivare anche oltre il 3%. Nonostante questo, negando l’evidenza per ragioni elettorali, si cerca a spallate di far leva sui cittadini meno attenti, per far cadere questo governo. Un rischio reale proviene da una certa parte dei grillini, rimasti legati col loro cordone ombelicale ad una certa sinistra. Quelli, per dirla tutta, che hanno permesso che, per una manciata di voti, fosse eletta in sede europea la candidata di Macron e Merkel, quella Ursula Von Der Leyen che continua la politica anti-sovranista della Merkel. Europeista convinta, con lei alla presidenza della Commissione Europea, non sarà possibile far passare quei cambiamenti che renderebbero l’autoritarismo europeo meno indigesto. Tutto questo per soli 9 voti, tra cui anche quelli di 14 grillini che, in controtendenza a ciò che avrebbe voluto Matteo Salvini, hanno votato con il PD. Quella di una o più correnti in seno al M5S è la bomba ad orologeria che potrebbe sfilare i Cinquestelle dal governo, ma tant’è quando si sentono parlate Fico e Di Battista, cadono le braccia. Troppo variegata a diversa è l’anima del Movimento, e questo alla fine porterà fatalmente ad una resa dei conti. Sono, comunque, e rimangono insopportabili, le affermazioni non rispondenti a verità di Zingaretti e c. che prospettano un orizzonte tempestoso e catastrofico. Chi fa politica evidentemente non la fa per il bene della nazione, riconoscendo almeno in parte, anche se obtorto collo, ciò che di buono sta avvenendo, e che è innegabile. Chi fa politica, oggi, rosica per non essere più al potere, cercando nella dialettica puerile e falsa di ingannare chi l’ascolta: vedi, ad esempio, il gran ritorno di Matteo Renzi su Facebook, che ha incassato soltanto insulti e parolacce. Pare proprio che a questa gente, di fronte alla poltrona, del bene della nazione non glie ne importi – come si dice a Roma – una beata cippa.

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Editoriali

COVID-19, tra opinioni discordanti e confusione generale: che DIO ci aiuti!

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Questa tragedia capitata e che affligge il mondo intero, sarà uno di quegli eventi che cambierà la vita del pianeta, e scriverà una pagina drammatica della nostra storia. Siamo disorientati, preoccupati ed impauriti da un nemico invisibile, che con subdola cattiveria, continua a falciare vittime in tutto il mondo.

Il malefico virus ci deride, perché nel nostro caos generale, lo abbiamo aiutato, e continuiamo ad aiutarlo nel suo progetto distruttivo. Le opinioni discordanti degli scienziati, hanno creato una tale confusione nelle nostre menti, ignoranti in materia, da alimentare a dismisura il propagarsi di questo male del secolo.

La Dea ECONOMIA ha prevalso sul valore della vita delle persone, l’incoscienza generale ha favorito ed alimentato il fuoco dilagante del COVID, e la scienza inerme davanti ad un nemico sconosciuto, tutte concause di una tragedia annunciata. Tanta superficialità iniziale, anche da parte di vari politici, che avrebbero dovuto usare estrema cautela nell’esprimersi in giudizi avventati e pericolosi, dando così adito a pensare nella massa, che sarebbe stata una semplice influenza, allentando così il livello di attenzione e di prudenza, necessaria in queste situazioni.

La cosa sconcertante, è sentire tante persone che continuano a credere che il virus non sia reale, ma tutta una montatura, ed altrettanto sconcertante è la leggerezza del comportamento di innumerevoli persone, che non si attengono alle regole seppur discordanti fra loro.

Regole discordanti fra le Regioni e Comuni, che continuano a disorientare l’opinione pubblica e rendere più pericolosa la situazione. Il caso Sardegna è uno degli esempi più lampanti. Si è inizialmente criticata la Regione, perché pretendeva giustamente delle garanzie mediche per chi si fosse recato nell’isola, per poi scagliarsi contro la stessa, per non aver saputo amministrare bene la situazione.

Ora, come si fa a gestire completamente, il comportamento di una massa di incoscienti, inosservanti delle regole vigenti, sprezzanti del pericolo che possono arrecare a se stessi e agli altri? A Palau in Sardegna, c’è tuttora l’obbligo della mascherina, ma nonostante i controlli continui, giovani continentali non la portano, deridendo chi glielo fa notare.

La situazione si è ribaltata nel dover tornare nel Lazio. Compilare il foglio di autocertificazione, che non chiede nessuno. Sulla nave, le poltrone vengono occupate in maniera alternata nella stessa fila, ma la distanza fra la fila anteriore e quella posteriore è minima. Nell’attesa di scendere le scale per andare nei garage dove tutti sono ammassati senza rispettare le distanze.

E per chi tornava nel continente sbarcando dalla nave il tampone era facoltativo. Occorreva aspettare circa quattro ore e trenta. La maggior parte dei viaggiatori, che magari, dovevano affrontare un altro lungo viaggio, si sono astenuti dal fare il tampone, rendendo la precauzione per il contagio del tutto inutile. Ciliegina sulla torta, scorrendo lungo tutto il lungo mare di Civitavecchia, migliaia di persone ammassate nei bar e nei ristorantini, puntualmente senza la mascherina.

Come al solito nel nostro paese, vige il caos, l’incoscienza, l’ignoranza e la malevola furbizia di chi pur di guadagnare ed arricchirsi, si disinteressa della salute e della vita degli altri. Non resta altro che affidarsi a qualcuno lassù per chi crede, e, per chi non crede deciderà la fortuna. CHE DIO CI AIUTI.

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Cronaca

Permesso premio a Johnny lo Zingaro e lui evade… per la quinta volta. Il Prefetto Tagliente “Non è questo la funzione rieducativa della pena che sognavano i nostri padri costituenti”

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Giuseppe Mastini, 60 anni, l’ergastolano conosciuto come “Johnny lo Zingaro”, è evaso dal carcere di massima sicurezza di Bancali, a Sassari, facendo sparire ogni traccia di se.

Alla sua ricerca sono impegnate tutte le forze dell’ordine già da sabato scorso, quando è stata diramata la nota del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria che segnalava il suo mancato rientro, fissato per le 12.20 di quello stesso giorno, da un permesso premio alla casa famiglia “Don Giovanni Muntoni” gestita dai salesiani a San Giorgio, una borgata di Sassari.

Oltre alla questura e alle stazioni dei carabinieri di Sassari, Porto Torres, Alghero e Olbia, dove si trovano i principali porti e aeroporti del Nord Sardegna, è stata allertata anche la polizia di frontiera degli scali di Alghero, Olbia e Cagliari, nonché quella dei porti di Palau, Olbia e Cagliari.

“Dopo 5 evasioni fotocopia l’ultima delle quali nel mese di luglio del 2007, nonostante il suo profilo criminale e le sue continue evasioni, al pluriomicida Johnny lo Zingaro gli viene concesso un PERMESSO PREMIO e come era prevedibile evade ancora”. Questo il commento del Prefetto Francesco Tagliente già Questore di Roma e Firenze postato su Facebook a margine della notizia. “No, no, cosi proprio non va. – Ha proseguito Tagliente – Non è questo la funzione rieducativa della pena che sognavano i nostri padri costituenti”.

Lo “zingaro”, il cui soprannome è legato alle sue origini sinti, era rinchiuso da luglio del 2017 nel carcere sassarese, dopo la precedente evasione avvenuta il 30 giugno di quell’anno dal penitenziario di Fasano, in provincia di Cuneo. Anche in quella circostanza era uscito, godendo del regime di semilibertà, e non aveva fatto più rientro. Mastini ha alle spalle una lunga scia di sangue dalla fine degli anni Settanta. Il suo primo omicidio risale a quando aveva solo undici anni. Era stato coinvolto anche nell’inchiesta sulla morte di Pier Paolo Pasolini. Negli anni Ottanta aveva seminato il terrore a Roma. La sua prima evasione risale al 1987 quando, approfittando di una licenza premio, non rientrò in carcere e si rese protagonista di numerosi fatti criminali: furti, rapine, ma anche il sequestro di una ragazza, Silvia Leonardi, l’omicidio della guardia giurata Michele Giraldi e il ferimento di un brigadiere dei carabinieri, Bruno Nolfi. Fu catturato due anni dopo. È considerato socialmente pericoloso

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Editoriali

Sequestro Modigliani in Svizzera. Lucarella: “Le Istituzioni italiane siano in prima linea sull’accaduto”

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L’avvocato Angelo Lucarella, da pochi mesi Vice Presidente coordinatore della Commissione Giustizia del Ministero dello Sviluppo Economico, interviene sul particolare caso Modigliani.

“Questione delicata a cui dare risposte o, quantomeno, cercarle è dovere sia morale che istituzionale dinanzi alla portata incredibile che ne sta assumendo sia a livello nazionale che internazionale.

Anzitutto è necessario che si faccia chiarezza complessiva sull’accaduto ai fini di giustizia e per la tutela dell’interesse nazionale.

Le Istituzioni, laddove saranno ravvisabili responsabilità (a seconda dei diversi piani giuridici) punibili secondo l’ordinamento, non possono e non potranno che essere in prima linea nella difesa, per l’appunto, degli interessi italiani; quest’ultimi non possono prescindere da una operazione verità che, rispetto alle singole competenze, gli attori istituzionali devono e dovranno compiere per porre in essere tutto con coraggio.

Lo stesso coraggio che, prorompentemente, si percepisce nel libro-inchiesta “L’Affare Modigliani” scritto da Dania Mondini e Claudio Loiodice i quali, ne va dato atto, hanno contribuito alla realizzazione di una indagine che, ormai, sta registrando apprezzamenti e riscontri anche all’estero.

La Procura di Bellinzona in Svizzera, infatti, è intervenuta recentemente sequestrando i c.d. “Archivi” del celebre artista italiano Amedeo Modigliani; si tratta di circa 6000 reperti oggetto di cessione, nel 2006, da parte della figlia allo Stato italiano.

Un caso, non solo di connotato giudiziario, nel quale gli eventuali danni e diritti lesi non possono che considerarsi, per certi versi, anche connessi ad un pregiudizio serio e cospicuo degli interessi dello Stato italiano.

Ciò soprattutto se si dovesse considerare l’aspetto dell’economia culturale quale strategico per lo sviluppo del paese.

Perciò l’impegno istituzionale, doverosamente, comporta di attivare le dinamiche ministeriali più confacenti affinché se ne possa riconoscere una sorta di natura strategica, altresì, tenuto conto che Modigliani sarebbe diventato, stando alle parole utilizzate dagli autori del libro-inchiesta, un “brand” attorno al quale continuano, da circa un secolo, ad intrecciarsi affari milionari”.

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