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Le piaghe d’Italia: la burocrazia, il debito pubblico e la malagiustizia

Quando il sistema immunitario viene compromesso, l’organismo impazzisce e si trova privo di protezione, esposto all’invasione di sostanze estranee e pericolose.
Questo vale tanto per l’uomo quanto per il territorio. E’ ciò che è capitato all’Italia. La crisi economica, quella sociale e in ultimo la crisi sanitaria, hanno affondato un paese affetto delle peggiori piaghe: la burocrazia, la malagiustizia ed il debito pubblico. Sono le tre piaghe che hanno fatto entrare il Paese in un coma profondo.

All’origine della malagiustizia

Secondo alcuni magistrati esperti , facenti parte dell’AIVM, le cause principali della malagiustizia possono essere riassunte in: insufficienza del personale, incompetenza degli addetti, mancanza
di fondi e strutture e quella che può sembrare la più incisiva, cioè la non imparzialità politico- ideologica di giudici e magistrati. Non è questa però la sede per parlare delle varie responsabilità. Preme tuttavia sottolineare che la mancanza di diritto, come bene scriveva Il Foglio.it, “scoraggia gli stranieri ma non invoglia neanche gli imprenditori nazionali a sviluppare nuove
attività” .

La burocrazia-piaga endemica del Paese

Secondo l’indice europeo sulla qualità dei servizi offerti dagli uffici pubblici dei paesi che utilizzano la moneta unica, l’Italia ha la peggiore burocrazia d’Europa.Peggiore dell’Italia c’è la Grecia e questo basta
a spiegare lo stato di difficoltà in cui versa l’amministrazione del paese.
La 124/2015 prevedeva deleghe legislative per la riorganizzazione della pubblica amministrazione. Nel
corso dell’attuale legislatura ci sono stati lievi accenni alla riforma della P.A. però come succede spesso, a Montecitorio tutto muore sul nascere.

Debito pubblico- palla al piede del paese

Ogni anno, con l’immancabile presentazione dell’emendamento milleproroghe si consuma il degradante “assalto alla diligenza”, quando i partiti si presentano all’incasso, ognuno pronto a soddisfare il proprio consenso elettorale, incuranti della spirale del debito che sale sempre più, affondando l’economia e la stessa democrazia. Sono quei prelievi improvvidi che hanno pregiudicato il futuro delle nuove generazioni ed ostacolato ogni e qualsiasi ripresa. Nel 2010 il debito
pubblico, allora già alto, segnava 1.843.015 milioni di euro, crescendo ad oltre 2.000 miliardi nel 2013 per straripare durante il governo Conte a 2.586.481 milioni di euro nel novembre 2020. Il risultato desolante è che il Paese, oramai , causa questo fardello , si trova schiavo
della grande finanza. Non è certo con la politica dei “ristori” che l’Italia può
rialzare la testa. Non è certo neanche il Recovery Fund la soluzione al problema. Tutto si vanifica se prima non si curano le piaghe che stanno rallentando ed
ostacolando ogni e qualsiasi soluzione.
Le crisi si sovrappongono. Crisi demografica, crisi economica, crisi sanitaria, crisi istituzionale ed ora è
imploso il “governo giallo-rosso” ed il presidente del Consiglio si è deciso finalmente di rassegnare le
dimissioni.
Altro tempo di stallo mentre l’Italia in ginocchio smarrita e sfiduciata trattenendo il fiato spera mentre lo spettacolo va avanti.

Emanuel Galea