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LEGITTIMA DIFESA E INVIOLABILITÀ DEL DOMICILIO: ANCORA POCHI GIORNI PER FIRMARE

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Eliminiamo quelle farsesche sentenze di risarcimento a carico di chi s’è trovato nella malaugurata ipotesi di doversi difendere

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di Roberto Ragone

“Dal Veneto alla Calabria, dalla Val D’Aosta alla Sicilia: la proposta di legge popolare dell'Italia dei Valori per rinforzare la legittima difesa e garantire l'inviolabilità del domicilio ha superato in queste ore le trecentomila sottoscrizioni certificate in tutt'Italia, e il trend non accenna a calare”. Lo ha annunciato il segretario nazionale dell'Italia dei Valori, Ignazio Messina. “Sindaci, assessori e consiglieri comunali, associazioni e comitati, singoli cittadini: a migliaia in tutta Italia ci stanno aiutando in questa raccolta che ha raggiunto numeri altissimi. Noi di Idv – ha aggiunto Messina – riteniamo che il concetto giuridico di legittima difesa debba essere aggiornato e reso più aderente alla realtà che si vive tutti i giorni. La valanga di firme che continua ad arrivare è la più fragorosa testimonianza di quanto sia prioritario il tema della sicurezza dei cittadini. Noi chiediamo che i cittadini possano difendersi più liberamente se aggrediti in casa propria, senza rischiare di incorrere in accuse di eccesso di difesa".

Facciamo chiarezza sull’invito che sta girando da giorni specialmente sui social network, ignorato colpevolmente dal nostro governo che cerca di ignorare una richiesta di maggior sicurezza da parte dei cittadini, e di curarla con pannicelli caldi; tanto chi si trova nelle beghe non sono loro, che, da bravi appartenenti ad una casta privilegiata, vivono una vita parallela, non mescolandosi ai cittadini comuni, ma vanno in giro, anche al supermercato, sempre protetti da scorte e macchine blindate. Per loro il pericolo d’essere rapinati e malmenati non esiste: infatti anche davanti a Piazza Montecitorio, quando arriva qualcuno in auto blindata, i Carabinieri e i Poliziotti di servizio bloccano ogni presenza estranea. A noi comuni mortali rimane il compito di difendere autonomamente la casa, la famiglia, i figli, le nostre mogli – molti non denunziano le violenze sessuali subite per vergogna – i nostri beni, frutto di lavoro e riserva indispensabile per la vita di ognuno.

L’Italia dei Valori ha promosso questa raccolta firme – NON È UN REFERENDUM –  già nel mese di febbraio 2016, anche se la notizia, tenuta accuratamente nascosta dai media asserviti al potere, è arrivata a noi solo oggi grazie a canali d’informazione alternativi.
In pratica, la Costituzione italiana prevede che un disegno di legge possa essere portato dai cittadini ai Presidenti delle Camere e discusso in Parlamento, a fronte di almeno 50.000 cittadini firmatari. Ognuno può recarsi presso il proprio Comune di residenza, entro il 25 di maggio 2016, all’Ufficio Anagrafe e firmare in presenza di un autenticatore.

L’obiettivo è quello di inasprire le pene per i rapinatori, raddoppiandole, ed eliminare quelle farsesche sentenze di risarcimento a carico di chi s’è trovato nella malaugurata ipotesi di doversi difendere. Con questa legge, se venisse approvata, i giudici non potrebbero più consegnare nelle mani dei delinquenti laute prebende, più alte di quanto sarebbe stato il bottino della rapina; ciò che affermavamo noi tempo fa su queste pagine, cioè che chi si introduce di notte in casa di qualcuno per commettere violenze e rapine, non ha più alcun diritto. Ricordiamo, uno per tutti, il caso di Ermes Mattielli, il rigattiere a cui il giudice aveva assegnato un risarcimento di 325.000 euro nei confronti dei parenti di uno dei due rom che si erano introdotti di notte nel suo deposito per rubare il rame – l’altro era sopravvissuto – e che ha portato alla morte per infarto il malcapitato. Altre cifre per indennizzo, sempre di centinaia di migliaia di euro, sono state messe in carico a vittime di  rapine, le quali si sono difese come legittimamente prevede una legge universale, quella della sopravvivenza. Perché questa gente, che ti porta via anche il lecca lecca del bambino, ti toglie, insieme ai soldi, la possibilità di continuare la tua attività. Il fatto che lo facciano nella più totale impunità, poi, aggiunge un lugubre tassello alla vicenda, ma purtroppo oggi le leggi italiane in questo caso denunziano una carenza colpevole. Chissà perché le leggi discusse e subito approvate sono quelle che riguardano i loro stipendi, le loro pensioni, i loro vitalizi, i rimborsi spese e via così. Mentre altre proposte che sarebbero necessarie per una convivenza civile languono nel limbo di una colpevole mancanza di
zelo.

Qui di seguito riportiamo le modifiche proposte agli artt. 614 e 55 del C.P.
Art. 1 (Modifiche all’art. 614 del C.P.)
1) All’art. 614 del C.P. sono apportate le seguenti modifiche:
a) Al primo comma le parole “da sei mesi a tre anni” sono sostituite dalle seguenti: “da uno a sei anni”;
b) Al terzo comme sono aggiunte le seguenti parole “Ma si procede d’ufficio se il fatto è stato commesso per eseguire un delitto perseguibile d’ufficio;
c) Al quarto comma le parole “da uno a cinque anni” sono sostituite dalle seguenti “da due a sette anni”
d) Dopo il quarto comma è inserito il seguente: “colui che ha posto in essere una condotta prevista dai commi precedenti non può chiedere il risarcimento di qualsivoglia danno subito in occasione della sua introduzione nei luoghi di cui al primo comma”.
Art. 2 (Modifiche all’art. 55 C.P.)
1) All’art. 55 del C.P. è aggiunto il seguente paragrafo: “Non sussiste eccesso colposo in legittima difesa quando la condotta è diretta alla salvaguardia della propria o altrui incolumità o dei beni propri o altrui nei casi previsti dal 2° e 3° comma dell’art. 52.

La bagarre che è scatenata qualche settimana fa in Parlamento a proposito della Legittima Difesa non riguarda, evidentemente, questa iniziativa. La sinistra, o presunta tale, si è sempre dimostrata nei fatti a favore dei delinquenti comuni e contro i cittadini per bene, impedendo che riforme all’art. 52 venissero approvate nel tempo, con la ridicola motivazione di un’Italia trasformata in Far West. Questo non è volere il bene dei cittadini. Ma questo governo ha dimostrato più volte che il suo ultimo pensiero è il nostro bene, non ultima la risoluzione a proposito delle famose ‘trivelle’ in Adriatico, mare ormai consegnato mani e piedi al trivellatori, i quali avranno tutto il diritto di lasciare che i loro impianti, il cui smontaggio costerebbe miliardi di euro, una volta esauriti, si disfino in mare, aumentando quell’inquinamento sempre negato ma presente intorno alle stesse; monumento perpetuo all’imbecillità dell’uomo e al suo asservimento ad interessi privati. Né possiamo dire che la risposta sia stata diversa in occasione dell’ormai famoso sciopero della fame messo in atto da Gianni Tonelli, segretario generale del Sindacato Autonomo di Polizia, che chiedeva soltanto che gli organici di Polizia fossero integrati e che gli uomini avessero a disposizione addestramento e mezzi adeguati per contrastare il terrorismo e la delinquenza comune.

Diciamola tutta: se il controllo sul territorio fosse adeguato, i casi di rapine e furti subirebbero una drastica riduzione. Purtroppo da noi manca il deterrente, viste anche le ultime modifiche di legge sui reati considerati ‘minori’, che impediscono la carcerazione preventiva per i reati con pena massima pari a due anni, ma che incidono in maniera a volte disumana sul cittadino comune. Abbiamo visto che in altri Stati – nonostante questo sia negato dai nostri politici, ma le cifre parlano – il deterrente è costituito dal cittadino armato. Un rapinatore che sa di affrontare un rischio passa oltre, non si mette a fare il pistolero con il padrone di casa. Se poi sa che costui, nel suo buon diritto, è autorizzato per legge a difendersi, allora vedremo tante bande ‘straniere’ cambiare il loro campo d’azione. Non è assolutamente vero che il bandito sia più pronto e preparato all’uso delle armi, tante volte non ne dispone; e non è vero che verrebbe con più aggressività: questa  gente è vigliacca nell’animo e cambierebbe strada. Non è vero poi che la diffusione delle armi porterebbe ad un maggior numero di omicidi: se voglio uccidere una persona, mi basta un coltello da cucina, o un martello, come le cronache quotidiane riportano.

Chi scrive ha fatto l’istruttore di tiro di grosso calibro e preparatore di Guardie Giurate per trent’anni al Poligono di Tiro di una città del sud, senza il benchè minimo incidente, nè in poligono, né fuori, da parte di coloro che lo frequentavano.
Andiamo tutti a firmare, sarà un bell’esempio. Quanto poi a vedere approvata la legge, questa è un’altra storia, visto come vanno le cose, ma almeno ci avremo provato.

Alcuni Comuni come Genova e Modena si sono rifiutati di stampare i moduli: potete scaricarli da Internet, e portarglieli voi. Anche coloro che sono contrari dovrebbero andare a firmare, pensando non solo al proprio interesse, ma a quello della comunità.

Diceva Voltaire: “Non la penso come te, ma mi batterò fino alla morte affinchè tu possa affermare i tuoi principi.” Questa è democrazia.
 


 

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A Roma riunita una piccola Europa

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Si è svolto, al palazzo del Quirinale in Roma, il 16° incontro dei Capi di Stato del “Gruppo Arraiolos”

Il Gruppo “Uniti per l’Europa” o “Gruppo Arraiolos” – che riunisce i Capi di Stato di Italia, Bulgaria, Germania, Estonia, Irlanda, Grecia, Croazia, Lettonia, Ungheria, Malta, Austria, Polonia, Portogallo, Slovenia e Finlandia – prende il nome da una citatdina dell’entroterra portoghese dove, il 18 ottobre 2003, i Capi di Stato di Finlandia, Germania, Lettonia, Polonia, Portogallo e Ungheria si sono incontrati informalmente, su invito dell’allora Presidente portoghese Jorge Sampaio, per discutere attuali complesse questioni europee.

L’eterogeneità di uno schema che riunisce Paesi estremamente diversi per dimensione, situazione economica e localizzazione geografica è stata così ben accolta che, negli anni, il gruppo si è progressivamente ampliato fino alle dimensioni attuali. L’Italia partecipa agli incontri dal 2006, quando sono stati organizzati a Dresda, e ha accolto i Capi di Stato del Gruppo Arraiolos a Napoli nel giugno 2009.

Le due sessioni di lavoro, una la mattina e l’altra nel pomeriggio, hanno avuto come temi: “Unione Europea sulla via dell’autonomia strategica: responsabilità e opportunità” e “Il contributo dell’Unione Europea al multilateralismo nel mondo post-pandemia”. Al termine dei lavori i Presidenti hanno rilasciato dichiarazioni alla stampa. Hanno preso parte alla riunione i Capi di Stato di Italia, Germania, Estonia, Irlanda, Grecia, Croazia, Lettonia, Ungheria, Malta, Austria, Polonia, Portogallo, Slovenia e Finlandia.

Mattarella: l’Europa è al bivio

Molto apprezzato l’intervento del presidente Mattarella per il quale “Ci troviamo a un punto di svolta molto importante per l’Unione europea, un punto nel quale, a mio avviso, senza remore e senza temi intoccabili, dobbiamo prima di tutto impegnarci per completare tanti cantieri aperti nella nostra integrazione. La nuova fase ha bisogno di basi molto solide: lo dobbiamo alle nuove generazioni di europei. Come la pandemia ci ha dimostrato, nella drammatica tristezza del suo sopravvenire, le sfide di questi anni ci chiamano ad alzare il nostro livello di ambizione. Il Next Generation è il nostro orizzonte, la nostra strategia per il futuro. E il percorso per realizzarlo è l’autonomia strategica dell’Unione. Sul fronte della politica estera di difesa, la recente vicenda in Afghanistan sprona e dimostra ulteriormente quanto sia ineludibile compiere un passo avanti per costruire una credibilità maggiore dell’Unione in termini di sicurezza; una credibilità ovviamente complementare con la Nato e tesa al rafforzamento della cornice del reciproco sostegno e rispetto tra gli Stati. Di fronte a carenze e omissioni, vi sono tanti commentatori, tanti opinionisti e esponenti della società civile che si chiedono spesso dove sia l’Europa e come intenda muoversi. Sono interrogativi che chiedono una maggiore presenza dell’Europa. Il nostro impegno deve essere, allora, colmare questo divario tra le attese e la risposta che l’Unione europea è capace di dare per costruire un futuro nel quale l’Unione sia protagonista e possa parlare autorevolmente, con un’identità precisa. Credo che questo serva, fortemente, alla causa della pace internazionale e alla tutela degli interessi dei popoli dell’Unione europea”.

Significativa la battuta del presidente austriaco che ha detto, ringraziandolo, che “Mattarella costituisce per me un modello, anche se lui non lo sa”.

Per la Finlandia, necessario rafforzare i denominatori comuni

Anche il Presidente della Repubblica finlandese Sauli Niinistö ha partecipato alla riunione del Gruppo Arraiolos dei Presidenti Europei il 15 settembre 2021 a Roma., avendo anche un incontro bilaterale con Mattarella il giorno seguente. Nel suo discorso, Niinistö ha affrontato il ruolo globale dell’UE. Secondo il Presidente, il rischio per l’Europa è quello di passare da soggetto a oggetto nell’accelerata competizione delle superpotenze. La bussola strategica, che l’Ue sta attualmente preparando per definire le linee guida della sua cooperazione in materia di sicurezza e difesa, è un buon strumento, ma “deve anche essere sulla mappa”. Il Presidente ha osservato che tutti conoscono il paradosso per cui trovare soluzioni globali comuni diventa più difficile man mano che i problemi e le sfide comuni diventano più urgenti. Per superare questo paradosso sono necessari denominatori comuni. Secondo il Presidente, la Finlandia intende utilizzare il 50° anniversario della riunione della CSCE, Conferenza sulla Sicurezza e Cooperazione Europea per rivitalizzare lo ‘Spirito di Helsinki’ nel 1975 in tutto il mondo. “La conferenza originale di Helsinki si è distinta proprio per questo spirito: la volontà di dialogare tra avversari e concorrenti, costruire fiducia e cercare denominatori comuni, anche piccoli all’inizio”.

Nell’incontro bilaterale con Mattarella, sono stati approfonditi gli argomenti discussi nelle sessioni plenarie e nel confro0nto è stata riscontrata sintonia sull’estensione della sovranità a livello europeo. Tra Roma ed Helsinki c’è stata poi una comune adesione al piano di investimenti europeo su digitale e transizione ecologica.

La prossima riunione del Gruppo sarà ospitata a Malta l’anno prossimo.

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Ambiente

Premio Lago di Castel Gandolfo, la Commissione Europea protagonista: riconoscimento al dott. Daniel Calleja

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La Commissione Europea protagonista del Premio Lago di Castel Gandolfo attraverso il riconoscimento conferito al dottor Daniel Calleja, Direttore Generale del Servizio Giuridico a Bruxelles.

Calleja è stato destinatario del prestigioso Premio Castel Gandolfo dedicato all’”Acqua e la vita” in quanto simbolo e alto rappresentante di questo tema. Dal 2015 al 2020, Calleja è stato il Direttore Generale dell’Ambiente della Commissione Europea (DG ENV). Ha ricoperto quel ruolo dopo aver avuto la responsabilità di Direttore Generale per l’Industria, l’Impresa e poi anche del Mercato Interno (DG ENTR e DG GROW) dal 2011 al 2015. Dimostrandosi un leader europeo e mondiale nel settore Ambiente, che ben conosce anche quello dell’industria. Grazie a questa grande esperienza anche dell’industria, ha potuto essere protagonista di alcune tra le riforme più ambiziose nel panorama europeo, quale la direttiva quadro sull’acqua nell’U.E. e la stesura della proposta del Green Deal europeo.  Esperienze delle quali l’Unione Europea continua a beneficiare perché Calleja è oggi al vertice del Servizio Giuridico della Commissione Europea, guardiana dei Trattati e dello stesso stato di diritto Ue. Dei quali fanno parte le norme Ue a tutela dell’ambiente.

Calleja ha dedicato un video saluto a tutti i protagonisti del Premio Lago di Castel Gandolfo.

Importanti le sue parole: “Vorrei innanzitutto ringraziare gli organizzatori per avere pensato di dedicare il Premio all’Unione Europea, ne sono onorato. In secondo luogo vorrei dire alcune parole sul tema che è stato scelto: l’acqua, elemento fondamentale per il nostro pianeta, è per l’umanità fonte di vita purificazione ristoro e benessere da sempre, non a caso le città sorgevano vicino alle fonti d’acqua. E ne è esempio anche la bellissima città che ci ospita, Castelgandolfo e il suo splendido lago. Quando però gli equilibri del nostro pianeta vengono disturbati per colpa del cambiamento climatico o dell’inquinamento, l’acqua può trasformarsi anche in fonte di grandi disagi e disperazione. Sono ancora impresse nella mia mente le terribili immagini degli allagamenti che questa estate hanno colpito il Nord Europa in particolare la Germania il Belgio e l’Olanda. Così come l’eccesso d’acqua anche la carenza d’acqua può essere un grande problema, pensiamo ad esempio agli effetti della certificazione sulla nostra economia ma anche sulle popolazioni e sulle migrazioni. Per queste ragioni e per molte altre ancora l’implementazione del Green Deal europeo rappresenta una delle priorità della Unione Europea per implementare l’accordo di Parigi e limitare il surriscaldamento del nostro pianeta. Diverse azioni sono previste per preservare il delicato equilibrio del ciclo delle acque per garantire l’accesso all’acqua potabile di buona qualità e soprattutto per far sì che questa risorsa sempre più preziosa venga utilizzata e qualora possibile anche riutilizzata nel modo più efficiente possibile. La strategia di contrasto all’inquinamento recentemente adottata dalla Commissione Europea si basa su tre pilastri: terra aria e acqua. il tema dell’acqua è un tema molto vicino ai cittadini europei e vorrei infatti ricordare che il diritto all’acqua potabile è stato oggetto della prima iniziativa cittadina Europea presentata a Bruxelles, la raccolta di più di un milione di firme in tutta Europa ha portato infatti alla recente revisione della direttiva sull’acqua potabile di cui mi sono occupato in quanto Direttore Generale per l’Ambiente. Grazie a questa direttiva abbiamo garantito l’accesso, in particolare alle persone più vulnerabili, all’acqua con i più elevati standard di qualità a livello mondiale. Oltre a questo provvedimento, vorrei menzionare una legge europea molto importante per i paesi che hanno problemi di siccità come l’Italia la Spagna e molti altri che punta al riutilizzo delle acque per fini agricoli una iniziativa promossa da Simona Bonafè deputata Europea italiana e che si inserisce nell’ambito della strategia sull’economia circolare. Infatti Grazie a questo regolamento sarà possibile riutilizzare 6,6 miliardi di metri cubi d’acqua entro il 2025, evitando più del 5% di estrazioni diretta dai corpi idrici e dalle falde acquifere. Vorrei concludere il mio intervento sottolineando che l’acqua è anche uno strumento fondamentale per la lotta alle pandemie non solo come strumento per garantire il rispetto delle norme igieniche fondamentali come lavarsi la mani ma anche come strumento di allerta rapida e monitoraggio veloce. Infatti, grazie al monitoraggio delle acque reflue urbane è stato possibile monitorare gli sviluppi del covid 19 il nascere di focolai nelle diverse città europee e soprattutto la presenza e diffusione delle diverse varianti. L’Unione Europea ha promosso e finanziato lo sviluppo di un protocollo europeo e la creazione di una piattaforma digitale per lo scambio dei dati tra i diversi paesi che ha dato e continua a dare risultati veramente straordinari e l’Italia partecipa attivamente a questo programma anche grazie al supporto del centro di ricerca di Ispra e diverse città italiane sono state pioniere. Questa è l’ennesima dimostrazione dell’importanza vitale dell’acqua per tutti noi. Vi ringrazio per la vostra attenzione”.

Il PREMIO LAGO DI CASTEL GANDOLFO continua a perseguire la tutela dell’ambiente con una particolare attenzione alla prevenzione dell’inquinamento delle acque. Il tema permanente è “Acqua e Vita” e si declina attraverso gli ambiti: ambiente, economia, occupazione, territorio e cultura.

La manifestazione, mirando alla valorizzazione delle bellezze e ricchezze naturalistiche e storico-culturali del territorio, risponde anche alle aspettative del mondo dell’agricoltura, del turismo e delle attività produttive.

L’evento, ogni anno, coinvolge istituzioni, Amministrazioni, enti ed Aziende deputate a dare una risposta alle aspettative dei cittadini e imprenditori. Data e luogo della manifestazione possono variare in relazione ai temi sociali che vengono affrontati.

Per il 2021 la serata della premiazione si è tenuta venerdì  10 settembre con inizio alle ore 20,00 sulle rive del lago Albano a Castelgandolfo presso la location “I Quadri” in via dei Pescatori, 21.

Le personalità premiate sono state individuate tre quelle ritenute espressione di realtà virtuose o che si sono distinte per azioni di rilievo morale e istituzionale promuovendo i valori fondanti della Costituzione della Repubblica Italiana. 

All’interno della manifestazione sono stati altresì consegnati dei riconoscimenti speciali a realtà del territorio nazionale e locale.

Il Premio Lago di Castel Gandolo ritiene fondamentale la concertazione fra tutti i portatori d’interesse, al fine di progettare azioni sinergiche e mirate alla tutela e valorizzazione del territorio, accelerando i tempi decisionali e beneficiando dello snellimento delle procedure burocratiche. 

Temi come l’ambiente e l’energia, strettamente correlati a quello del climate change, sono da sempre elementi importanti nel panorama della sicurezza internazionale e fattori centrali nel confronto tra stati. Fondamentali nella loro dimensione geopolitica ed economica e, per questo, spesso oggetto di alleanze, rivalità o conflitti.

Nei prossimi anni intorno al tema della transizione ecologica, tecnologica ed energetica, si giocherà una parte considerevole della competizione geopolitica globale e la stessa sicurezza nazionale degli stati ne sarà fortemente interessata. Ma le nuove condizioni ambientali generate anche dalla crisi climatica (desertificazione, innalzamento dei mari, nuove rotte artiche, eventi meteorologici catastrofici) potrebbero rappresentare una sfida rilevantissima, sotto più punti di vista, per il loro impatto in alcune aree geografiche e le conseguenze sulle popolazioni e la vivibilità di certe regioni.

Da qui la necessità di essere sempre più resilienti, e reattivi, rispetto alle nuove tipologie di minacce emergenti, anche di origine ambientale sviluppando una strategia comune tra tutti i Paesi europei e gli alleati atlantici, che tenga conto sia degli aspetti più generali del problema, delle loro ricadute globali, ma ovviamente anche quelli più “regionali” derivanti dalla nostra posizione geografica tra regioni fortemente esposte a questi rischi come quella artica, il Mediterraneo e l’Africa.

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Cronaca

Covid, in calo contagi e decessi: negli ospedali i ricoverati quasi esclusivamente i non vaccinati

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Dai decessi per Covid ai contagi, la settimana 8-14 settembre, rispetto alla precedente, ha visto tutti i numeri in calo: scendono -14,7% i nuovi casi (33.712 rispetto a 39.511), del -6,7% i decessi (389 rispetto 417), dell’-8,8% le persone in isolamento domiciliare (117.621 rispetto a 128.917), del -3,3% i ricoveri con sintomi (4.165 rispetto a 4.307) e del -1,6% le terapie intensive (554 rispetto a 563). Lo rileva il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe, che sottolinea come in ospedale ci siano “quasi esclusivamente persone non vaccinate”.

“E’ inaccettabile la presa di posizione di personaggi pubblici, tra cui medici e politici, che, sovvertendo la metodologia della ricerca scientifica, alimentano la disinformazione mettendo a rischio la salute delle persone. Soprattutto di quelle indecise, che rifiutano vaccini efficaci e sicuri confidando in protocolli di terapia domiciliare non autorizzati o addirittura in farmaci dannosi e controindicati”. Così Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe nel nuovo report settimanale, interviene nel dibattito scatenato dal convegno promosso dalla Lega e ospitato pochi giorni fa in Senato, in cui si è parlato di terapie alternative contro il Covid, tra cui l’antiparassitario ivermectina e l’idrossiclorochina, entrambi sconsigliati dalle autorità sanitarie. Un comportamento per Cartabellotta tanto più rischioso considerando il particolare contesto in cui ci troviamo. “Il progressivo aumento delle coperture vaccinali e l’adesione ai comportamenti individuali – spiega – hanno permesso di contenere la quarta ondata e i nuovi casi e i ricoveri hanno finalmente iniziato a scendere. Tuttavia con l’autunno alle porte, la riapertura delle scuole e i 9,4 milioni di persone, oltre agli under 12, che non hanno ancora ricevuto nemmeno una dose di vaccino, si rischia una ripresa della circolazione del virus e un aumento delle ospedalizzazioni con conseguenti limitazioni nell’assistenza ai pazienti non Covid-19”.

“Non ci libereremo facilmente del coronavirus Sarscov2, ma in futuro dovremo essere pronti ad affrontare nuove pandemie dovute ad agenti patogeni sconosciuti. La prossima pandemia potrebbe essere dovuta ad un virus influenzale, ma anche ad un agente diverso”. A dirlo Gianni Rezza, direttore della Prevenzione del ministero della Salute, al Congresso Amit (Argomenti di Malattie Infettive e Tropicali) in corso a Milano. “Bisognerà essere pronti con piani pandemici sia contro i virus influenzali che altri a più ampio spettro, facendo tesoro di quanto appreso con la pandemia da Covid-19 .

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