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Economia e Finanza

L'ERA DEI SUICIDI… PER IL POPOLO SOVRANO

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Nel solo 2014 record di aziende italiane fallite, a quota oltre 15 mila, 1 milione di posti persi

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di Cinzia Marchegiani

Quest’era sarà ricordata come l’economia dei suicidi. Numeri senza appello che rispecchiano la crisi e la frustrazione di chi ha perso lavoro e sa che difficilmente ne troverà un altro. Condizioni sconvolgenti che gettano nello sconforto molte persone che vedono perdere tutta la propria stabilità per politiche economiche incomprensibili. A mettere nero su bianco con statistiche che riguardano soprattutto le famiglie interviene l’Osservatorio Fallimenti CERVED, leader in Italia nell’analisi del rischio del credito che con fedeltà riporta dati impressionanti. La Lombardia è la regione più colpita in termini occupazionali, il Terziario e costruzioni i settori più coinvolti mentre è in forte diminuzione le procedure non fallimentari (-16,4% vs 2013) e le liquidazioni volontarie (-5,3% rispetto alle 91 mila dell’anno precedente). Cerved conferma che è stato un anno di luci e ombre il 2014 fotografato dal loro Osservatorio su Fallimenti, Procedure e Chiusure di imprese. Complessivamente, secondo i dati raccolti dal leader in Italia nell’analisi del rischio del credito, sono 104 mila le aziende che hanno chiuso i battenti nell’ultimo anno, tra fallimenti, procedure concorsuali non fallimentari e liquidazioni volontarie. Un dato che segna comunque un’inversione di tendenza (-3,5%) rispetto al valore massimo del 2013. Dall’inizio della crisi nel 2008, sono fallite più di 82 mila imprese dove lavoravano circa 1 milione di addetti. La serie storica dei dati mostra chiaramente come i costi occupazionali siano stati elevatissimi, fino a raggiungere il picco nel 2013 quando 176 mila lavoratori hanno perso il posto di lavoro. Il dato 2014 è in miglioramento rispetto allo scorso anno (175 mila posti; -0,5%) in quanto si è ridotta la dimensione media delle imprese che hanno portato i libri in tribunale. I posti di lavoro persi sono comunque più che raddoppiati rispetto al 2008: un incremento percentuale del 136%. A livello geografico, l’area più colpita nel 2014 è il Nord Ovest, con oltre un terzo di impieghi persi, circa 59 mila (314 mila tra 2008 e 2014), di cui ben 40 mila solo in Lombardia (220 mila).
Dal punto di vista settoriale, le aziende del terziario sono quelle più coinvolte, con 29 mila posti persi nei servizi non finanziari e 27 mila nella distribuzione. In ambito manifatturiero, colpisce il caso del sistema moda dove l’emorragia occupazionale ha toccato i 9 mila posti di lavoro. “L’anno da poco concluso presenta, accanto ad aspetti negativi, anche elementi incoraggianti – commenta Gianandrea De Bernardis, Amministratore Delegato di Cerved – la crescita record dei fallimenti del 2014 e le conseguenze sull'occupazione riflettono l’onda lunga della crisi, dovuta a più di sei anni di recessione e debolezza economica. D'altra parte, il calo delle liquidazioni volontarie è il termometro di un ritorno di fiducia da parte degli imprenditori che fa ben sperare per i trimestri a venire.”

Ma il dato sui fallimenti il 2014 regala il nuovo record:”Nel quarto trimestre del 2014, 4.479 aziende sono state dichiarate fallite (+7% vs 2013), il massimo osservato in un singolo trimestre dall’inizio della serie storica nel 2001. Nel corso dell’ultimo anno, i fallimenti aziendali hanno superato il tetto di 15 mila, segnando un nuovo record negativo da oltre un decennio e un incremento del +10,7% rispetto al 2013."

Dati impressionanti che trovano correlazione con il report dei numeri di suicidi di imprenditori e lavoratori che non riuscendo a vedere strade alternative, hanno preso decisioni irreversibili, guidati dalla paura dell’ignoto e della perdita di dignità che ha prevalso in modo determinante. Una cartina al tornasole beffarda la situazione italiana da cui emergere anche le responsabilità di politiche di sostegno, praticamente assenti. “La disoccupazione colpisce direttamente la salute degli individui e, ovviamente, gli studi hanno proposto un'associazione tra la disoccupazione e il suicidio” è l’analisi di uno studio appena pubblicato sulla rivista Lancet Psychiatry che ha analizzato retrospettivamente i dati pubblici per il suicidio, la popolazione, e l'economia dal database di mortalità dell'OMS e database World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale dal 2000 al 2011.

Lo studio spiega nel dettaglio: “un tasso di suicidi più alto preceduto un aumento della disoccupazione (ritardato da 6 mesi) e che l'effetto era non lineare con effetti maggiori per bassi tassi di disoccupazione di base. In tutte le regioni del mondo, il rischio relativo di suicidio associato con la disoccupazione è stata elevata di circa il 20-30% nel corso del periodo di studio. Nel complesso, 41.148 (95%) i suicidi sono stati associati con la disoccupazione nel 2007 e 46.131 nel 2009, indicando 4.983 i suicidi in eccesso dopo la crisi economica del 2008.” Gli autori di questo studio, il Dr Carlos Nordt, Ingeborg Wamke, Prof Erich Seifritz e Wolfram Kawohl ritengono che i suicidi associati con la disoccupazione sono pari a un numero a nove volte più elevato di morti di suicidi in eccesso attribuiti alla più recente crisi economica e indicano che le strategie di prevenzione devono essere incentrate sia sui disoccupati che sull'occupazione, poiché le condizioni vanno monitorate non solo in tempi difficili, ma anche in tempi di economia stabile.
Guardando meglio ci si accorge che lo studio riguarda l’analisi fino all’anno 2011, ma sappiamo che la situazione si è aggravata, anzi è precipitata negli ultimi 4 anni, basta ricordare i tg nazionali e regionali, che con una cadenza quasi settimanale, riportava l’annuncio di suicidi che provenivano esclusivamente dalla disperazione di chi aveva perso un lavoro, o perché l’impresa ha dovuto dichiarare fallimento… Questa è la fotografia fredda dell’economia dei suicidi che sembra nessuno abbia responsabilità.

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Castelli Romani

Slow tourism, qualità contro il “mordi e fuggi”: privati e istituzioni in campo per un nuovo concept

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Nella zona dei Castelli Romani sono già diversi gli operatori del settore che si stanno muovendo in questa direzione

Dal turismo “mordi e fuggi” al turismo di qualità. Un cambio di tendenza che fa parte della mission di tanti operatori del settore che in questo momento di emergenza sanitaria, dove non è possibile spostarsi tra le varie regioni del nostro Bel Paese, stanno assistendo al fenomeno di tanti turisti che vanno alla scoperta di località rimaste inesplorate in passato.

Una occasione quindi per cercare di “trattenere” questi nuovi turisti attraverso un’offerta di qualità, in modo da invogliarli a restare sul posto almeno uno o due giorni contrariamente a quanto spesso invece accade con il turismo “mordi e fuggi” dove ci si ferma nel luogo visitato giusto qualche ora.     

E nella zona dei Castelli Romani sono già diversi gli operatori del settore che si stanno muovendo in questa direzione, promuovendo un turismo lento, quindi di qualità, come Azzurra Marinelli accompagnatrice turistica autorizzata e manager della destinazione e l’imprenditrice agricola Cecilia Conti. Ma anche a livello istituzionale attraverso organismi come il GAL Castelli Romani e il Consorzio Bibliotecario dei Castelli Romani.     

Azzurra Marinelli manager della destinazione parla delle iniziative da mettere in atto per un turismo di qualità che invogli i turisti a trattenersi qualche giorno nei luoghi visitati – Da Officina Stampa del 8/4/2021
L’imprenditrice agricola Cecilia Conti attiva sul territorio di Nemi con un’offerta turistica di qualità ospite a Officina Stampa del 8/4/2021
Patrizia Di Fazio Direttore Tecnico del GAL Castelli Romani e Giacomo Tortorici Direttore del Consorzio Bibliotecario dei Castelli Romani – SBCR – ospiti di Chiara Rai a Officina Stampa del 8/4/2021 intervengono sul tema del turismo lento e delle iniziative istituzionali messe in campo per promuoverlo

Slow tourism o “turismo lento”

Lo slow tourism o “turismo lento”, è il nuovo modo di viaggiare sempre più diffuso che nasce in risposta alla frenesia che caratterizza le nostre vite quotidiane e che non ci permette di rilassarci e prenderci un po’ di tempo per ammirare le bellezze che ci circondano. Si tratta di una nuova filosofia che pone l’attenzione sui dettagli e accompagna il turista attraverso un viaggio alla scoperta di luoghi nascosti, culture diverse e prodotti locali, nel pieno rispetto dell’ambiente, il tutto procedendo con calma e lentamente in modo da cogliere ogni straordinario particolare.

Il video servizio sul turismo lento trasmesso a Officina Stampa del 8/4/2021

I viaggi organizzati sono ancora molto diffusi e prevedono fitti programmi a tappe, con orari prestabiliti, per accompagnare i turisti a visitare una moltitudine di luoghi in poco tempo. In questo modo, però, il viaggiatore non riesce a immergersi completamente nell’esperienza e a cogliere la vera essenza locale. Per questo sono sempre di più coloro che ricercano un tipo di viaggio diverso, che permetta loro di vivere a contatto con la natura e godersi appieno ogni luogo esplorato.

Il turista “slow” predilige luoghi poco affollati e immersi nella cultura locale, per conoscere le tradizioni, gli usi e costumi e vivere intensamente ogni singolo istante del proprio viaggio. Questa nuova filosofia di viaggio invita i turisti a viaggiare in modo lento, consapevole e sostenibile per scoprire le destinazioni rispettandole e custodendo il valore del patrimonio e delle ricchezze che hanno da offrire.

Un viaggio “slow” si pianifica in modo che sia sostenibile fin dalle prime fasi, per far sì che ogni dettaglio sia pensato nel rispetto dell’ambiente.

Uno degli elementi più inquinanti dell’industria turistica è il trasporto: per questo nel turismo lento si tende a privilegiare mezzi sostenibili come il treno o la bicicletta, che diventano parte integrante dell’esperienza, permettendo al turista di ammirare le bellezze del territorio circostante.

Il turismo lento si pone dunque l’obiettivo di lasciare ai turisti un ricordo indelebile dei luoghi visitati, arricchendo la loro esperienza di emozioni e sensazioni indimenticabili. Una volta tornati a casa i viaggiatori si sentiranno arricchiti e appagati, oltre che più rilassati e in pace con se stessi, perché viaggiare “lenti” permette di vivere la propria avventura in modo più sostenibile, in netto contrasto con i ritmi frenetici a cui siamo abituati ogni giorno e nel pieno rispetto dell’ambiente che ci circonda.

I Castelli Romani

I Castelli Romani da sempre rappresentano nell’immaginario romano e laziale un territorio, un insieme di località dall’importanza storico artistica, connotati da una natura lussureggiante, da prodotti genuini, da un clima accogliente, da un contesto caloroso, ma allo stesso tempo calmo e sicuro.

Il video servizio sui Castelli Romani trasmesso a Officina Stampa del 8/4/2021

Questi luoghi hanno il privilegio di essere da una parte una appendice della capitale, abitata in gran parte da gente che a Roma lavora o che comunque ha con Roma rapporti quasi quotidiani, e dall’altra qualcosa di diverso e separato dalla capitale, qualcosa che mantiene le tracce della «villa», tra case e casette immerse nel verde, tra residences arroccati e nascosti tra i colli, tra vigne e giardini, tra borghi e cittadine che ancora mantengono un originario tessuto «paesano».

In questi luoghi una natura addomesticata e da sempre controllata dall’uomo, ma insidiata dal ricordo di antichi vulcani (i laghi vulcanici di Albano e di Nemi), suggerisce molteplici percorsi storici e letterari.

Si può risalire indietro ai miti fondanti del Latium vetus, al mondo arcaico e originario vivo già prima di Roma, agli eroi o alle divinità albane, e poi seguire i culti romani (come quello di Diana nemorense) e presenze come quelle di Catone, che lascia segno nel nome di Monteporzio Catone e di Cicerone con la sua villa di Tuscolo.

Dalle sparse tracce dei signorotti medievali si può passare poi alle sontuose ville cardinalizie tardo rinascimentali, alle più tarde frequentazioni dei viaggiatori sette-ottocenteschi (Frascati nel Viaggio in Italia di Goethe), alla grottesca immagine che di certe zone tra Marino e la via Appia ha dato Gadda nella parte finale del Pasticciaccio.

Un territorio a pochi passi da Roma dove, soprattutto cibo e vino, attraggono centinaia e centinaia di famiglie e giovani, che rendono i Castelli Romani uno dei luoghi più vitali della campagna romana, in cui una socialità sana, viene portata avanti da centinaia di anni di folclore e tradizione.

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Economia e Finanza

Governo Draghi: via libera all’assegno unico per i figli

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Un aiuto “universale” per le famiglie perché arriverà anche ad autonomi e incapienti

L’assegno universale per i figli diventa lo strumento unico per il sostegno della natalità e delle famiglie: con 227 sì, nessun no e 4 astenuti il Senato ha dato l’ultimo via libera praticamente unanime al ddl delega, licenziato quasi un anno fa dalla Camera, che diventa legge. Ora manca solo l’ultimo miglio, i decreti attuativi, per far scattare l’assegno fino a 250 euro al mese per figlio dal primo luglio.

“E’ un passo storico” e il governo “conferma l’impegno ad attuare la delega” in tempi strettissimi, dice in Aula il ministro della Famiglia, Elena Bonetti, sottolineando che si tratta di un “giorno buono per l’Italia, di un tempo nuovo, della ripartenza”, proprio mentre la Banca d’Italia segnala le difficoltà sempre più acute delle famiglie ai tempi del Covid, in particolare quelle che vivono in affitto.

“Ringrazio la tenacia, la convergenza e l’unità del Parlamento” che ha “rimesso al centro le giovani generazioni” dice ancora Bonetti. I provvedimento, ricorda il ministro di Italia Viva, si completerà con il Family Act e apre la strada a una serie di misure per combattere il calo demografico “che ha raggiunto livelli drammatici” ma anche per rilanciare “la dignità del lavoro delle donne”. Il Family Act, all’esame della commissioni Affari sociali della Camera, prevede anche la riforma dei congedi parentali che saranno “paritari tra uomo e donna”, e poi incentivi al lavoro femminile e sviluppo dei servizi educativi, a partire dalla prima infanzia.

Intanto si parte con l’assegno unico che diventa un aiuto “universale” per le famiglie perché arriverà anche ad autonomi e incapienti, ad oggi esclusi dai principali sostegni ai nuclei familiari. L’assegno scatterà al settimo mese di gravidanza e sarà corrisposto sotto forma di assegno o di credito d’imposta e modulato in base all’Isee: a stabilire i dettagli, a partire dall’entità dell’assegno (che Mario Draghi ha quantificato in media a 250 euro al mese) saranno i decreti attuativi, su cui il ministero della Famiglia, insieme al Mef, è già al lavoro. La delega impone comunque che venga diviso in parti uguali tra i genitori, e di prevedere una maggiorazione a partire dal secondo figlio e un aumento tra il 30% e il 50% in caso di figli disabili. Non solo, fino a 18 anni l’aiuto economico andrà ai genitori poi potrà proseguire fino ai 21 anni e andare direttamente ai figli, su richiesta, “per favorirne l’autonomia”. Il sostegno dopo la maggiore età sarà corrisposto però solo se i ragazzi studiano, fanno un tirocinio o hanno primi lavori a basso reddito.

Per finanziare questa riforma la legge di Bilancio ha stanziato i primi 3 miliardi per il 2021 (tra 5 e 6 a regime a partire dal 2022), che si sommano ai circa 15 miliardi attualmente dedicati ad altri 8 strumenti che andranno gradualmente ‘in soffitta’, dai vari bonus (nascita, bebe’ ), alle detrazioni per i figli a carico e l’assegno familiare. Mentre i sindacati chiedono di essere coinvolti nella messa a punto dei decreti attuativi e la politica già reclama più fondi, soprattutto per evitare che con i nuovi parametri qualche famiglia ci rimetta (“serve un miliardo forse due dice il Dem Tommaso Nannicini), la Banca d’Italia dà la misura dell’impatto della seconda ondata della pandemia sulle famiglie che temono per il futuro riduzioni di reddito e rischi per il lavoro (soprattutto gli autonomi) e nel frattempo non spendono, soprattutto per timore del contagio.

A essere più in crisi le famiglie indebitate e quelle che vivono in affitto: di queste ultime il 40% ha dichiarato di avere difficoltà a sostenere ogni mese il costo della casa mentre una su tre tra quelle che hanno contratto un prestito faticano a pagare le rate.

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Economia e Finanza

300 miliardi di euro sulla testa di 3 milioni di famiglie e imprese tra mutui e NPL: Confedercontribuenti lancia allarme rischio tracollo economico

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“2 milioni e 700 mila tra famiglie e imprese che alla fine della moratoria sui mutui, per un totale complessivo stimato in circa 300 miliardi di euro, non ce la faranno più a tenere il passo con i pagamenti e rischieranno il tracollo economico e la perdita della loro casa. Preoccupati di questo, noi di Confedercontribuenti siamo disponibili ad attivarci subito in tutta Italia per aiutare i contribuenti ed esaminare qualsiasi rapporto bancario, sia esso mutuo, leasing, conto corrente, fidejussione o prestito al consumo”. A lanciare il grido di allarme è il vice presidente nazionale di Confedercontribuenti, Alfredo Belluco, il quale aggiunge che “sono già scaduti i cosiddetti crediti deteriorati NPL che investono milioni di famiglie e di imprese per un totale di altri 385 miliardi euro, in quanto una percentuale altissima potrebbe essere viziata da probabili illeciti civili e penali, tanto da poter essere quindi contestati e rispediti al mittente. Ecco perché Confedercontribuenti è disponibile ad esaminare qualsiasi rapporto bancario, a tutela e a difesa di cittadini, famiglie e imprese che si rivolgono a noi per essere assistiti ed aiutati”.

Per chi non lo sapesse, i crediti deteriorati (conosciuti anche come prestiti non performanti o, in inglese, non performing loans, NPL) sono crediti delle banche (mutui, finanziamenti, prestiti) che i debitori non riescono più a ripagare regolarmente o del tutto.


“Non abbiamo mai lasciato da soli i contribuenti che si rivolgono a noi –fa sapere Alfredo Belluco-, seguendoli passo passo e fino alla risoluzione delle vicende che li interessano e li coinvolgono. Come accade per Sergio Scalabrin che è seguito da noi in una strenua difesa portata avanti per salvaguardare la sua casa e che proprio oggi compie 70 anni, augurandogli un prossimo futuro migliore. A tal proposito –fa sapere Belluco- Confedercontribuenti informa chi ancora non sa che esistono gli strumenti per controbattere eventuali illegalità riscontrabili da parte di banche o recupero crediti che grazie alla nostra grande esperienza non passeranno inosservate. Il nostro servizio si estende anche nel saldo e stralcio del debito con la banca o la società di recupero crediti, permettendo a famiglie e imprese di poter risolvere questioni che sembravano quasi impossibili e disperate”.

Per il presidente nazionale di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro “è ora di finirla di privilegiare chi, della speculazione, ha fatto un sistema per far soldi e rendere povera la gente che in Italia soffre e continua a soffrire a causa anche della pandemia e che non può continuare a pagare, soprattutto in questa fase ancora molto delicata per il permanere di questa emergenza pandemica”. Per il vice presidente nazionale di Confedercontribuenti, Raffella Zanellato “le nostre imprese stanno affrontando una crisi senza precedenti che necessita di soluzioni fuori dal comune: oggi bisogna compiere ogni sforzo possibile per evitare di compromettere le prospettive di sviluppo di imprese sane e per far fronte alla crisi”. “In merito a tale questione -aggiunge Alessandro Ciolfi, altro vice presidente nazionale di Confdercontribuenti- chiediamo alle Istituzioni competenti di intervenire sulle regole, modificandole o sospendendole temporaneamente per evitare in tempi brevi il doppio rischio di un aumento delle difficoltà delle imprese che stanno vivendo già un’economia post bellica”, così come ritiene anche il segretario generale di Confedercontribuenti, Ettore Minniti.

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