Connect with us

In evidenza

“Leucemia mieloide acuta. Un viaggio da fare insieme”: l’indagine dell’Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 4 minuti
image_pdfimage_print

La Lma colpisce a tutte le età, ma la sua incidenza aumenta progressivamente durante il corso della vita raggiungendo un picco tra i 60 e gli 80 anni

L’indagine con esperienze di pazienti, caregiver, ematologi e volontari     Una diagnosi che arriva presto, entro due settimane dal primo accesso del paziente al centro di cura ed è accompagnata da emozioni quali paura, sconforto, rabbia, preoccupazione. Un’assistenza sempre più integrata e multidisciplinare, che, insieme alle figure dell’ematologo e dell’infermiere, comprende ormai spesso anche lo psicologo e il nutrizionista. Una serie di bisogni ed esigenze legati alla qualità di vita che cercano nuove risposte, come il potenziamento dell’assistenza domiciliare, il supporto psicologico, la puntualità di visite e controlli e il trasporto in ospedale. Sono queste le principali tappe nel viaggio di diagnosi e cura dei pazienti con Leucemia mieloide acuta raccontate attraverso l’indagine ‘Leucemia mieloide acuta. Un viaggio da fare insieme‘ promossa da Ail- Associazione italiana contro leucemie linfomi e mieloma, realizzata da Doxa Pharma con il supporto non condizionante di AbbVie.

Pazienti, caregiver, ematologi e volontari Ail hanno risposto a un questionario online validato da un Board Scientifico composto da ematologi di rilievo nazionale, per mettere a fuoco il percorso del paziente e la sua qualità di vita, la gestione della patologia da parte dei clinici, i bisogni e le richieste di tutte le figure coinvolte.

‘Una diagnosi di una patologia aggressiva come la Lma-dichiara Sergio Amadori, professore onorario di Ematologia e consigliere nazionale Ail- crea angoscia, preoccupazione e paura nelle persone che ne sono colpite e comporta per la famiglia e il caregiver un impatto molto importante. Oggi lo scenario nazionale della presa in carico è di buona qualità. Il paziente, nel momento in cui comincia ad avere dei sintomi che fanno sospettare una malattia ematologica, viene inviato in un Centro di ematologia che si preoccupa di affrontare il percorso diagnostico e terapeutico fino alla possibile guarigione o follow-up.

Questo però è solo un aspetto della gestione di questi pazienti complessi, in cui il ruolo dei familiari, del caregiver, dei volontari e dei servizi territoriali diventa altrettanto importante’. ‘Naturalmente- aggiunge Amadori- esistono alcune criticità. Non sempre, ad esempio, le strutture sono perfettamente organizzate per poter seguire l’intero percorso di cura del paziente. E questo è un punto fondamentale perché la diagnosi deve essere fatta in tempi il più possibile rapidi’. Ma come inizia il viaggio dei pazienti? Un paziente su 4 dichiara di non essersi rivolto immediatamente al medico per la difficoltà di cogliere la gravità della situazione, anche a causa di sintomi che sembrano inizialmente sopportabili.

Quasi il 60% si rivolge in prima battuta al medico di famiglia prima di essere indirizzato dall’ematologo. In ogni caso, entro due settimane dalla comparsa dei sintomi, l‘80% dei pazienti viene preso in carico. Nella grande maggioranza dei casi (88%) l’ematologo comunica personalmente al paziente la diagnosi.

Centrale, fin dalle prime fasi del percorso di cura, il supporto ricevuto da Ail sia in ospedale che attraverso l’assistenza domiciliare: l’88% degli ematologi ritiene che l’Associazione abbia un ruolo fondamentale nel supportare e affiancare i pazienti con Lma.

‘Ail è un’Associazione molto radicata sul territorio nazionale grazie alle sue 82 sezioni, sempre attive anche in piena pandemia- afferma il presidente nazionale Ail, Giuseppe Toro– che assicurano il supporto ai pazienti e ai loro famigliari sia attraverso le attività di assistenza domiciliare, che assicurano la continuità terapeutica e assistenziale, che attraverso le Case alloggio dedicate ai pazienti che dopo le dimissioni dall’ospedale devono essere seguiti per lunghi periodi dal Centro ematologico’. ‘I risultati di questa indagine- prosegue Toro- ci confortano nella scelta di collaborare con gli ematologi, con i medici di medicina generale e con quanti operano sul territorio. E proseguiremo con le nostre campagne di raccolta fondi per dare sostegno alla ricerca scientifica e garantire ai nostri pazienti terapie sempre più innovative ed efficaci che possano migliorare sempre di più la loro qualità di vita’.

La Leucemia mieloide acuta è una patologia del sangue aggressiva, estremamente eterogenea, caratterizzata dalla proliferazione incontrollata delle cellule staminali emopoietiche del midollo osseo, con uno sviluppo particolarmente rapido.

La Lma colpisce a tutte le età, ma la sua incidenza aumenta progressivamente durante il corso della vita raggiungendo un picco tra i 60 e gli 80 anni

In Italia ogni anno ci sono circa 50 nuovi casi di Lma per milione di abitanti. ‘Sotto il nome di Lma- spiega Alessandro Rambaldi, professore di Ematologia, dipartimento di Oncologia e Ematologia, Università di Milano e Azienda Socio-Sanitaria Territoriale Papa Giovanni XXIII di Bergamo- si riconoscono molte malattie che negli anni abbiamo imparato ad identificare grazie alla genetica e alla biologia molecolare. Per questa ragione I pazienti sono riferiti a Centri o a reti organizzative che garantiscano a ciascun paziente il più profondo e completo inquadramento biologico della loro malattia. Non ci si può prendere cura di pazienti ematologici se non si hanno a disposizione i laboratori per caratterizzare queste malattie’.’Capire quale forma di Lma abbiamo di fronte- precisa Rambaldi- è cruciale anche per la scelta del trattamento. A una prima valutazione dei dati clinici ed ematologici deve seguire una prima valutazione della funzione del suo midollo osseo. Questa è una diagnosi d’emergenza. Subito dopo, partono tutta una serie di indagini per la caratterizzazione immunologica e citogenetica e molecolare che possono prevedere l’evoluzione, quantificare le cellule leucemiche e scegliere la terapia più adatta’.Nonostante i notevoli progressi conseguiti negli ultimi anni, i trattamenti disponibili per la cura della Lma sono ancora limitati.Dal punto di vista degli ematologi il principale bisogno (78% delle risposte) è legato proprio alla disponibilità di farmaci innovativi.’Le terapie introdotte in questi ultimi anni- informa Alessandro Maria Vannucchi, professore ordinario di Ematologia, direttore SODc Ematologia Azienda Ospedaliera Careggi e direttore Scuola di Specializzazione in Ematologia, Università di Firenze– sono farmaci che colpiscono specifici target cellulari. Questo differenzia tali molecole dagli schemi chemioterapeutici che sono stati utilizzati finora, che peraltro continuano a rappresentare lo scheletro sostanziale del trattamento della Lma’.’Alcuni di questi farmaci possono essere utilizzati in associazione alla terapia convenzionale- rende poi noto Vannucchi- altri possono essere utilizzati in particolari gruppi di pazienti, per esempio nei cosiddetti ‘unfit’, cioè nei soggetti che non hanno le caratteristiche per poter tollerare una chemioterapia convenzionale; altri ancora per pazienti che hanno perso la risposta al primo trattamento o per mantenere una risposta dopo il trapianto di cellule staminali’.’Questa serie di nuove molecole- dichiara- sta modificando il panorama terapeutico attuale della Lma, assicurando significativi miglioramenti in termini di sopravvivenza e/o di assenza di recidiva della malattia, ma nessuno di questi può da solo portare a guarigione la malattia’.

Continua a leggere
Commenta l'articolo

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Economia e Finanza

Banca d’Italia, quelle strane coincidenze e quelle assurde “distrazioni”. Quanto sono tutelati gli investitori?

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 10 minuti
image_pdfimage_print

Le cronache sulle inchieste delle banche intasano i quotidiani, anche quelle che possono sembrare a orologeria contro alcuni ex premier e leader politici di spicco

Continua il nostro viaggio per conoscere da vicino Banca D’Italia, un istituto che di fatto ha l’onere e l’onore di tutelare i risparmiatori. È sempre così? O qualcosa ogni tanto sfugge? Intanto partiamo dal fatto che la Banca D’Italia è quell’istituto che nelle intenzioni dei padri costituenti dovrebbe ergersi a paladino dei deboli e colpire tutti i comportamenti posti in essere dai vertici delle Banche in violazione dei principi di sana e prudente gestione, senza indugio e prima che i risparmi degli investitori si volatilizzino.

Questa policy sembra essersi fiaccata negli ultimi vent’anni e ne sono storia più o meno recente i fallimenti delle più o meno grandi Banche, da ultimo la popolare di Bari, con il solito rimpallo di responsabilità dalla Banca D’Italia alla Procura, dalla Politica alla Banca D’Italia fino ad arrivare a colpire gli unici indifesi: coloro che hanno pagato e continueranno a pagare errori di altri: i soci e gli investitori.

Intanto le cronache sulle inchieste delle banche intasano i quotidiani, anche quelle che possono sembrare a orologeria contro alcuni ex premier e leader politici di spicco, proseguono le vicende delle varie popolari.

Ultime in ordine temporale le vicende giudiziarie legate al crac di Banca Etruria con tutte quelle consulenze d’oro e incarichi dati anche più volte a consulenti e forse amici di che appaiono palesemente imprudenti e non certo frutto di una gestione dei soldi dei risparmiatori degna del buon padre di famiglia. Le consulenze finite nel mirino dei pm vennero affidate da via Calamandrei, sede della popolare, per valutare, analizzare e avviare il processo di fusione con un istituto che poi non si concretizzò.

La fusione con la Banca Popolare di Vicenza, sollecitata dalle autorità bancarie, rimase un’ipotesi. Ma per valutare quella strada sarebbero stati impiegati circa 4 milioni e mezzo nel 2014: consulenze affidate a grandi società come Mediobanca o studi legali. Incarichi, ritenuti inutili e ripetitivi. Anche ai meno avvezzi sembra davvero una condotta imprudente. A chi spettava vigilare?

Soltanto l’anno scorso il collega giornalista Emanuele Bellano ha fatto il punto su una delle molteplici inchieste di Report, tratteggiando vicende vergognose che le banche hanno messo in atto contro i risparmiatori.

Con la crisi finanziaria le banche si sono trovate di fronte a riduzioni dei profitti, perdite e problemi di solidità. I loro consigli di amministrazione hanno dato il via libera a operazioni spregiudicate che hanno fatto perdere decine di migliaia di euro a milioni di risparmiatori.
Nel 2016 Report ha scoperto che Mps, Banca Intesa, Unicredit e Banco BPM vendevano ai loro clienti diamanti per un valore complessivo di circa 1,5 miliardi di euro. I vertici di DPI, una delle due società che vendevano diamanti tramite i circuiti bancari, sono stati arrestati dalla procura di Milano e indagati per autoriciclaggio di varie decine di milioni. E nel 2019, tornando sulla vicenda, Report aveva ricostruito il coinvolgimento dei vertici di alcuni istituti bancari.

Banca d’Italia, nel suo ruolo di vigilanza e di sanzionamento, ha avviato un’ispezione su banca Mps. Che fine ha fatto l’ispezione, a quale conclusione è arrivata? Una testimonianza esclusiva, interna al team ispettivo, rivela a Report il coinvolgimento dei massimi livelli di Mps nel sistema di distribuzione e vendita dei diamanti. Dalla fonte e grazie ai documenti recuperati, Report ha ricostruito le lacune dell’intero sistema di controllo delle banche.
L’attività di vendita dei diamanti, che si è rivelata una truffa, è andata avanti con la complicità di parti importanti del circuito bancario per oltre 3 anni, si è fermata esclusivamente in seguito all’inchiesta di Report, e per l’azione giudiziaria della procura di Milano. L’indagine della Procura di Milano che si è innestata in seguito alla trasmissione del servizio ha portato al recupero di 900 milioni di euro su circa 1,3 miliardi di euro di diamanti venduti. Denaro che, anche grazie alla denuncia di “Report”, è stato restituito agli investitori.

In parallelo, in seguito alla trasmissione del servizio, si è avviata anche un’indagine dell’autorità Antitrust AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) che ha sanzionato le banche coinvolte e le due società IDB e DPI. La sentenza della AGCM, che ha erogato le sanzioni amministrative citate dal Governatore e di cui Report ha dato correttamente conto più volte negli anni, ha citato nelle sue motivazioni per oltre 80 volte la trasmissione “Report” e il suo servizio andato in onda nel 2016, a riprova di quanto sia stato importante il ruolo della trasmissione che ha svolto in modo esemplare la sua funzione di servizio pubblico.

A cinque anni da questa denuncia “Report” ha ritenuto opportuno tornare sulla vicenda essendo entrata in possesso di testimonianze e documenti relativi all’attività di vigilanza e controllo svolti da Banca d’Italia sulla questione diamanti e relativi a Banca Monte Paschi di Siena.

L’inchiesta di Report “The Whistleblower” mandata in onda il 13 dicembre 2021 si è pertanto basata sulla testimonianza di un funzionario di Banca d’Italia, Carlo Bertini, local coordinator del JST (Joint Surveillance Team – team congiunto Banca d’ItaliaBCE, composto da funzionari di Banca d’Italia e funzionari della Banca Centrale Europea) che aveva il compito di vigilare sull’attività di vendita dei diamanti avvenuta da parte della società DPI attraverso la rete di vendita di Banca Monte dei Paschi di Siena.

Alla fine sembra proprio che a pagare per tutta la vicenda di Bankitalia sia stato soltanto Bertini cui è stato notificato il provvedimento adottato dal Consiglio Superiore dell’istituto centrale governato da Ignazio Visco: sospensione dal servizio e dalla retribuzione, per una durata di dodici mesi.

Dunque, che dire? La Banca D’Italia negli ultimi venti anni sembra non aver svolto a pieno la sua mission. Non aiuta il fatto che i poteri politici, di fatto, ne nominano i vertici. Allora ci si chiede: chi decide il buono e brutto tempo?

Non c’è dubbio che il commercio del denaro, attività riservata alle sole Banche, costituisca una fortissima attrazione per coloro che grazie ai nostri voti dovrebbero tutelarci dalle loro stesse spesso corrotte tentazioni, almeno a leggere le cronache quotidiane.

Ogni volta che qualche voce, in un rigurgito di onestà, tenta di ergersi a paladina degli indifesi, viene tacitata, noi stessi de L’Osservatore d’Italia abbiamo subito non poche pressioni.
Ne costituisce chiaro esempio l’oblio nel quale è stata relegata la commissione Banche tanto sbandierata dai nuovi “politicanti” partiti con buone intenzioni e poi piegatesi quasi subito al sistema. Politicanti che con una doppia elle forse apparirebbero in tutta la loro sgargiante indole: “polliticanti”!

Un esempio lampante di strane e incomprensibili affermazioni dell’allora capo della Vigilanza DI Banca d’Italia il Signor Luigi Mariani, contraddittorie e anche un po’ beffarde se non fosse per il fatto che dalle sue azioni ne sono conseguite e ne continuano a seguire enormi perdite per gli ingenui investitori.

Lo stesso Mariani, i primi mesi del 2021 è stato “spostato” alla direzione della sede di Roma con il Sig. Giuffrida, il cui profilo è stato meglio esplicitato dal Fatto Quotidiano nel 2016 (“Giuffrida, laureato in scienze politiche, è un dirigente con una lunga storia e con molteplici interessi. Interessi che in qualche occasione hanno sollevato interrogativi sui conflitti d’interesse reali e potenziali che si potevano determinare per via della sua attività imprenditoriale nel paese di origine, Montevago in provincia di Agrigento. Giuffrida è soprattutto noto per il fatto che all’epoca del processo Dell’Utri venne incaricato dalla procura di studiare l’origine dei flussi di denaro che dettero origine al gruppo Fininvest. Il dirigente, allora a capo della sede di Palermo della Banca d’Italia, concluse il suo lavoro affermando di non poter “risalire in termini di assoluta certezza e chiarezza all’origine, qualunque essa fosse, lecita o illecita, dei flussi di denaro investiti nella creazione delle holding Fininvest” e – chiamato in causa da Fininvest – nel 2007 ha accettato di transare con la società riconoscendo “i limiti delle conclusioni rassegnate nel proprio elaborato e delle dichiarazioni rese al dibattimento”).

Vogliamo credere che l’attuale Capo di Governo, decisamente esperto del mondo bancario, sicuramente avulso dalle logiche avanti descritte voglia mettere seriamente mano al malaffare di cui si alimenta un certo mondo bancario e dare serenità, sicurezza agli investitori, oggi in balia di interessi a loro estranei.

Ma quali sarebbero le dichiarazioni incomprensibili di Mariani? Ebbene egli disse che le segnalazioni ricevute in merito alle posizioni di Salvatore Ladaga e Italo Ciarla non avrebbero violato il principio di sana e prudente gestione, ritenendo valide e sufficienti le giustificazioni del collegio sindacale della Banca Popolare del Lazio, (quello presieduto dal Dott. Romagnoli presidente all’epoca dei fatti anche del collegio sindacale della Natalizia Petroli il cui titolare, Natalizia Giancarlo sedeva al suo fianco in Consiglio di Amministrazione della BPLazio).
Romagnoli riferiva che “dette operazioni sarebbero state antecedenti ai finanziamenti”. Noi che abbiamo svolto l’inchiesta giornalistica, vogliamo sperare che l’affermazione del Collegio Sindacale della BPLazio, fatta propria dal Mariani, sia frutto di sola distrazione, circostanza che pur giustificando l’esito della attività della vigilanza, di certo non fa dormire sonni tranquilli ai poveri investitori.

In realtà dalla nostra inchiesta giornalistica, eseguita con strumenti di gran lunga limitati rispetto a quelli in possesso del sig. Mariani, risultava palese che il Notaio Capecelatro poneva in essere una serie di attività tese a favorire il Ladaga ed il Ciarla e far sottrarre i propri beni dall’aggressione della BPLazio dallo stesso Capecelatro amministrata ed oggi ancora presieduta.
Il Notaio faceva alienare dal Ladaga alla separata moglie tutti i propri beni immobili così sottraendoli al credito vantato dalla Banca; per Mariani sarebbe stato sufficiente andare a leggere l’atto di citazione formulato dalla BPLazio con richiesta di revocatoria del trasferimento dei beni dal Ladaga alla ex moglie ed in seguito la sentenza del Tribunale di Velletri. Quanto all’ex Vicepresidente Italo Ciarla, oggi remunerato Presidente onorario, attore in giudizi per anatocismo ed usura promossi avverso altri istituti di credito, dopo essere finanziariamente caduto in disgrazia, quest’ultimo per salvare la posizione immobiliare dei consuoceri coniugi De Marzi/Masi e con l’ausilio del Notaio Capecelatro, e dopo e non certo prima il finanziamento eseguito ai De Marzi/Masi, per sottrarre beni immobili di questi ultimi alla garanzia del credito della Banca nei loro confronti, in data 6 marzo 2012 fece alienare una loro proprietà al figlio del Vice Presidente Ciarla, nonché genero dei coniugi De Marzi/Masi.
Il ricavato della vendita venne trattenuto dai debitori e non certo versato alla BPLazio per estinguere almeno parzialmente il loro debito ed ovviamente la BPLazio non propose azione revocatoria come nel caso eclatante del Ladaga, per non colpire il figlio di un “illustre” consigliere, anzi clamorosamente lo finanziò con un mutuo necessario al Ciarla Guido per acquistare immaginiamo “fittiziamente” l’immobile di proprietà dei suoceri.

Forse l’allora capo della Vigilanza di Banca d’Italia, il Signor Luigi Mariani, dovrebbe fare un mea culpa, queste operazioni sono state eseguite dopo e non prima dei finanziamenti fatti al Ladaga ed ai coniugi De Marzi/Masi. Forse il Sig. Mariani, o chi per lui, oggi dovrebbe seguire le vicende da noi segnalate e allo scopo vogliamo segnalare, con la speranza che chi di dovere sappia apprezzare e valorizzare, che proprio per la posizione debitoria dei consuoceri dell’attuale e remunerato Presidente Onorario, Rag. Italo Ciarla, ai quali la BPLazio ha già fatto un riconosciuto regalo nel fargli alienare l’unico bene libero da ipoteche, a favore del Sig. Guido Ciarla, ben consapevole all’epoca dei fatti dei debiti intrattenuti dai suoceri con la BPLazio, e sbeffeggiando l’intelligenza di ciascuno di noi per aver seguito la vendita con provvista messa a disposizione dalla stessa BPLazio, ha creduto opportuno fare un ulteriore regalo.Del resto, come dicevamo in un nostro articolo, la giostra gira e si alimenta di queste attività, nessuno la ferma poiché tutti sembrano trarne giovamento e poco importa se qualcuno esagera, nel vorticoso giro di denaro tutto si confonde.Ma non ci distraiamo, non vorremo che il “Sig. Mariano” dovesse assopirsi confondendosi con i sonnacchiosi consigli di amministrazione del duo Capecelatro/Natalizia di cui narrano i ben informati. Ebbene l’unico immobile rimasto di proprietà dei consuoceri del remunerato Presidente onorario Rag. Italo Ciarla veniva posto all’asta e finalmente aggiudicato in data 9 gennaio 2020 per l’importo di € 110.500,00 che a fronte del credito vantato dalla BPLazio (circa €400.000,00) appare ben poca cosa; detratte le spese alla BPLazio venivano attribuite poco più di €86.000,00 con una perdita di oltre €310.000,00, somme di cui hanno goduto la famiglia del consuocero dell’attuale Presidente Onorario e che è stata ripianata sottraendo utili ai soci e valore alla stessa BLazio. Una delle tante operazioni sulle quali il Sig. Mariani non ha creduto fosse necessario indagare e che ci lascia a dir poco basiti.

Ovviamente le sorprese non potevano finire qui.

Bene, in ogni caso, possono affermare i più convinti sostenitori della bontà dell’operazione “Ciarla” posta in essere dai vertici, anche quelli attuali, della BPLazio, un immobile dei debitori (De Marzi/Masi) è stato venduto e la BPLazio ha recuperato almeno €86.000,00. Ottimo vero? Sì, se non fosse per un piccolo particolare. Chi ha acquistato l’immobile all’asta?
L’aggiudicazione all’asta del 9 gennaio 2020 è stata fatta a favore dell’unico offerente, senza il quale il prezzo si sarebbe ulteriormente ridotto: la Banca Popolare del Lazio.
In pratica, ed immaginiamo per non dover buttare fuori di casa i consuoceri dell’attuale Presidente Onorario, la BPLazio con la sua partecipata Real Estate Banca Popolare del Lazio ha acquistato l’immobile espropriato ai debitori De Marzi/Masi, diventandone proprietaria, evitando che la perdita di bilancio aumentasse in conseguenza di ulteriori riduzioni del prezzo d’asta; la BPLazio ha preso i denari dalla tasca destra e li ha messi nella tasca sinistra, rimanendo proprietaria di un immobile che con qualche ulteriore e fantasiosa alchimia, ma sicuramente non sarà così, verrà venduta al miglior offerente, purchè parente ed amico degli esecutati ovvero del loro consuocero, con un mutuo erogato sempre dalla BPLazio e magari con la possibilità di lasciare i vecchi proprietari esecutati nel possesso dell’immobile
Come è possibile che il signor Mariani, seduto a fianco al Sig. Troiani, suo fidato ispettore, non si avvedeva nella sua ispezione della incredibile vicenda Protercave e che una volta denunciata nei dettagli anche da noi, si limitava a giustificare le operazioni non certo di sana e prudente gestione con l’affermazione che essendo la posizione stata svalutata dalla Banca non costituiva un pericolo per il bilancio e quindi non meritava alcun approfondimento o segnalazione.

In pratica affermando indirettamente che operazioni poco chiare sono sane e prudenti se poste in essere in Banche solide mentre le medesime operazioni non lo sono se poste in essere in Banche in difficoltà! Abbiamo appreso una nuova nozione di cui noi non eravamo a conoscenza, che crediamo possa in futuro essere utile per tutti gli amministratori di Banche e per i sempre più spaesati investitori.

Se dovete fare operazioni che definire poco chiare è un eufemismo, fatele in Banche sane, non verrete indagati dalla Vigilanza; guai a fare le stesse operazioni in Banche ormai corrose dalle stesse operazioni fatte quando erano sane.

O meglio, se Voi amministratori dovete fare operazioni “Border Line” fatele fare al Capo dell’esecutivo, cioè al Direttore Generale che sembra quasi essere immune rispetto ai controlli ed alle sanzioni di Banca D’Italia e che Voi amministratori potrete “coprire” in consiglio di amministrazione senza correre alcun rischio nei confronti della Vigilanza. Del resto solo così si può spiegare l’affermazione del “Troiano” il quale riferisce che dall’esame della sofferenza “Protercave” non sono risultati collegamenti con amministratori o Sindaci della BpLazio. E chi ha portato avanti l’operazione Protercave? L’allora Direttore Generale Massimo Lucidi che ha fatto perdere alla BPLazio circa 1 milione e mezzo di euro. Nel frattempo, una strana coincidenza, il figlio del Direttore Generale veniva assunto dalla Banca Popolare di Spoleto nel cui consiglio di amministrazione sedeva il titolare dell’azienda beneficiata dal milione e mezzo di euro perso dalla BPLazio. Poco male se in seguito il Direttore Generale non solo non veniva rimosso dal CDA della BPlazio, ma al contrario si vedeva dapprima aumentare il proprio compenso annuo e successivamente cooptare in Cda e ricevere il ruolo di Amministratore Delegato, è chiaro, almeno al Sig. Troiani ed agli ispettori che si sono succeduti che il Consiglio non aveva alcun legame con la posizione Protercave né con colui che l’aveva posta in essere, il Direttore Generale Massimo Lucidi.

Il Sig. Troiani riferisce altresì che almeno altre due posizioni venivano riscontrate in quanto foriere di grosse perdite ma che non ha riscontrato eventuali responsabilità meritevoli di segnalazione all’autorità Giudiziaria, vedremo se le Sue verranno confermate, del resto anche Protercave non era meritevole di segnalazione.

Per oggi ma solo per oggi, poiché gli argomenti verranno ripresi, vi lasciamo con un’ultima strana coincidenza: in sede di indagini, venne trasferito il Comandante della Compagnia di Velletri della Guardia di Finanza Capitano Graziano Rubino. Il suo trasferimento avviene proprio mentre svolgeva le indagini delegate dal P.M. su Banca Popolare del Lazio e prima del termine del proprio mandato. Ma come detto più volte in questo articolo si tratta solo di strane coincidenze come le ha definite in un suo libro lo stesso Giudice Ayala amico di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Continua a leggere

Costume e Società

Dallo sport ai social media: cosa fanno gli italiani nel tempo libero

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 2 minuti
image_pdfimage_print

Ferie, vacanze, feste. Quando si hanno dei giorni di pausa è facile trovare delle attività ricreative o degli svaghi che difficilmente ci si può permettere nel quotidiano. Anche durante la vita ordinaria, però, possono capitare momenti o giornate intere in cui si vuole rilassare la mente sfruttando a dovere il proprio tempo libero. Da quando Internet si è espanso a livello globale è diventato molto più semplice e immediato trovare distrazioni sulla rete. Chi non ha mai passato una mezzoretta a cercare video su Youtube aprendo di volta in volta i video consigliati, magari in attesa della cena o di prendere sonno con la testa sul cuscino? Oggi è tutto digitale, i tempi morti quasi non esistono più. Gli italiani, così legati alle loro tradizioni, sono stati comunque in grado di conservare queste ultime trasportandole sugli schermi degli smartphone.

Si pensi ai giochi di carte, per esempio. Chi un tempo era abituato ad estenuanti partite a burraco sotto l’ombrellone ha scoperto la possibilità di continuare a sfidare gli amici della spiaggia nei casinò in versione live online. Da un lato l’offerta virtuale ha scoraggiato forse la partecipazione fisica dal vivo, eppure le sale di bingo e i circoli vari continuano a vantare una presenza massiccia sul territorio nazionale. Se si parla di Internet, va da sé che film e musica sono diventati infinitamente più fruibili. Sono passati i tempi in cui si era costretti ad andare a caccia di dischi introvabili tra tutti i negozi della città. Insomma, ingannare il tempo è più facile nel terzo millennio.

Internet viene considerato a tratti distraente, ma alcuni passatempi di 30 anni fa non sono affatto tramontati. Chi credeva che i giochi in scatola fossero scomparsi dalla circolazione si sbagliava: è vero che anche loro godono ormai di controparti virtuali, ma anche chi è nato dopo gli anni ’90 ha conosciuto il brivido di una partita al tradizionale “Monopoly”, a “Trivial Pursuit” o a “Indovina chi?”. Nella sfera dell’intrattenimento, però, a dominare sono puntualmente i videogiochi, che tra modalità multiplayer online e cloud gaming stanno sfruttando in ogni modo immaginabile le possibilità della rete. Le console portatili non servono quasi più se si dispone di uno smartphone: molti titoli recenti vengono convertiti infatti anche per cellulare e anche i must a 8 e 16 bit che hanno fatto la storia del videogioco continuano ad essere proposti comodamente sul telefonino.

E lo sport? Fantacalcio, schedine, servizi di streaming. Ormai esistono numerose attività collaterali a quelle principali dei tifosi, che non si limitano più a seguire le partite di calcio o di basket delle loro squadre del cuore. Anche le società sportive se ne sono rese conto e hanno iniziato a fornire servizi sempre più mirati, indicendo concorsi o andando loro stesse alla ricerca di potenziali gamer professionisti da assoldare per crearsi una posizione nella nuova dimensione degli eSports.

Appare dunque evidente che anche solo possedere un cellulare si rivela una soluzione utilissima per vincere la noia, di questi tempi. Il mondo è nel pieno di un processo di digitalizzazione del quale è praticamente impossibile prevedere la fine. Al giorno d’oggi esiste un’app per coltivare qualsiasi hobby: dalla filatelia all’allenamento sportivo, passando per il giardinaggio e la cucina. Per non parlare dei social network, dove in milioni curano di fatto la controparte virtuale della propria identità. Senza rendercene conto, non passa un solo giorno in cui non ci ritroviamo per qualsiasi motivo a girare tra i meandri del web. D’altro canto, che gli italiani fossero un popolo di navigatori era già stato detto…

Continua a leggere

Castelli Romani

Pratoni del Vivaro, anteprima dei FEI World Championships 2022: al via il Test Event di concorso completo

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 3 minuti
image_pdfimage_print

Con la ‘vet inspection’ ha ufficialmente preso il via ai Pratoni del Vivaro il Test Event di concorso completo, anteprima dei FEI World Championships™ 2022 (15-22 settembre).

Da domani, giovedì 12 maggio, a domenica 15, sono 56 le amazzoni e i cavalieri di 12 nazioni in gara nel CCIO4*-NC-S valido anche come prima tappa della FEI Eventing Nations Cup ™ 2022 che ha in programma la prova di dressage divisa in due giornate: domani e venerdì.
Sabato sarà la volta del cross-country (ore 10.30) e domenica, infine, della prova di salto ostacoli (ore 10.30).

Ingresso gratuito, come pure la prossima settimana per il Test Event degli attacchi (20-22 maggio).

LA SQUADRA ITALIANA
Francesco Girardi, direttore sportivo delle discipline olimpiche della FISE nonché componente della commissione di selezione per il concorso completo insieme a Katherine Lucheschi e Giacomo della Chiesa, ha ufficializzato i nominativi dei quattro cavalieri che difenderanno i colori azzurri nella FEI Eventing Nations Cup™.

“L’Italia sarà rappresentata da Pietro Sandei con Rubis de Prere, Susanna Bordone con Imperial van de Holtakkers, Evelina Bertoli con Fidjy des Melezes ed Emiliano Portale con Aracne dell’Esercito Italiano. I cavalieri saranno in campo con questo ordine di partenza. Il Test Event dei Mondiali ha per noi un duplice valore – ha aggiunto Girardi. – Le verifiche, infatti, non si esauriscono certamente con il solo obiettivo di selezionare una squadra per l’importante appuntamento dei mondiali di settembre, ma in quello di una più ampia visione per i cavalli giovani che sono in crescita con traguardo la qualifica per i Giochi Olimpici di Parigi. Nel caso del Test Event dei Pratoni, con la selezione di Susanna Bordone e Pietro Sandei abbiamo assicurato la partecipazione di due binomi di provata esperienza mentre Evelina Bertoli e Emiliano Portale sono chiamati ad una prova di conferma per due cavalli molto interessanti in un’ottica futura.”

CAMPIONATO ITALIANO ASSOLUTO
La competizione internazionale dei Pratoni del Vivaro sarà valida anche per l’assegnazione del Campionato Italiano Assoluto 2022 e di quello Interforze con classifica estrapolata dal CCIO4*-NC-S. Oltre al quartetto per la FEI Eventing Nations Cup™ gareggeranno a titolo individuale e per il tricolore anche Marco Cappai, Fabio Fani Ciotti, Pietro Grandis, Giulio Guglielmi, Mattia Luciani, Pietro Majolino, Umberto Riva, Federico Sacchetti, Paolo Torlonia ed Elisa Vincenti.

FEI EVENTING NATIONS CUP™
Il Test Event del Concorso Completo (CCIO4*-NC-S) dei Pratoni del Vivaro è valido come prima tappa della FEI Eventing Nations Cup™ 2022, il cui calendario comprende successivamente altre otto tappe: 26-29 maggio Houghton Hall (Gran Bretagna); 22-26 giugno Strzegom (Polonia); 7-10 luglio Avenches (Svizzera); 11-14 agosto Le Pin au Haras (Francia); 18-21 agosto Arville (Belgio); 18-21 agosto Bromont (Canada); 21-25 settembre Ballindenisk (Irlanda); 6-9 ottobre Boekelo (Paesi Bassi).

CURIOSITÀ TRA GLI ISCRITTI
Tra i 56 iscritti al Test Event dei Pratoni, sono 20 le amazzoni (3 le italiane). Anagraficamente la lista è guidata dall’australiano Andrew Hoy, che a febbraio ha compiuto 63 anni. Due sono invece i rappresentanti della ‘generazione Z’, nati cioè nel terzo millennio: la svizzera Nadja Minder, che ha compiuto 22 anni nel febbraio scorso, e il belga Seppe Vilain, che li festeggerà il prossimo luglio.

PREVISIONI EQUIRATINGS
Equiratings e SAP hanno progettato un modello statistico congiunto per una previsione di risultato delle principali gare di concorso completo. Per il Test Event ai Pratoni, le maggiori chance di vittoria vengono assegnate alla tedesca Ingrid Klimke (33%), nei confronti del connazionale Andreas Dibowski (12%) del neozelandese Tim Price (11%) e del francese Maxime Livio (9%). Tra gli italiani compaiono Emiliano Portale e Susanna Bordone, rispettivamente con il 2% e l’1% di chance di piazzamento nei primi tre posti.

Equirating segnala anche che dal 2012 al 2020 il 65% dei partecipanti alle gare CCIO4*-S ai Pratoni ha realizzato percorso netto nella prova di cross country e il 32% in quella di salto ostacoli. Il miglior punteggio nel dressage (20.8) e quello assoluto in una gara di completo (24.4) nell’impianto dei Colli Albani sono stati realizzati dalla tedesca Ingrid Klimke nel 2020 con SAP Hale Bob Old.

DIRETTA STREAMING
Il Test Event del Concorso Completo ai Pratoni del Vivaro verrà trasmesso in diretta streaming integrale su Fei.TV, con commento in inglese e sul sito ufficiale dell’evento www.pratoni2022.it.

PODCAST
Tra i podcast realizzati da Equiratings e SAP, riguardanti gli eventi in programma ai Pratoni del Vivaro, è disponibile una presentazione del Test Event di completo raggiungibile dalla pagina Facebook ‘FEI World Championships Pratoni – Roma 2022’

Continua a leggere

I più letti