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Economia e Finanza

L’EUROTASSA NON E’ UNA BUFALA: IL MINISTRO PADOAN LO CONFERMA

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Il gruppo alla camera FdI-AN aveva interpellato al Ministro delle finanze per conoscere la veridicità di una taske force incaricata di studiare le modalità per l’introduzione di una eurotassa

di Cinzia Marchegiani

Siamo talmente abituati a leggere catastrofismi su questa Unione Europea, che ogni articolo di giornale suscita preoccupazione e ilarità, al tal punto che la realtà è diventata spesso contesa di conferme per la sua veridicità. E’ il caso dell’Eurotassa, la new entry tax che sembra gravitare sulle teste dei cittadini europei come una sorte di uccello del malaugurio. Monti, che sembra sia stato chiamato a studiare questa nuova tassa precisava: “Nessuna eurotassa, ma un lavoro per trovare le soluzioni migliori sulle modalità future di finanziamento dell' Ue, lasciando invariato l' onere complessivo a carico di cittadini ed imprese derivante dalle fiscalità nazionali e dalle 'risorse proprie' di pertinenza della Ue". Lo affermava  l' ex premier Mario Monti in un' intervista al Corriere della Sera in cui spiega il mandato del 'Gruppo sulle risorse proprie dell' Ue', da lui presieduto, istituito nel febbraio 2014 e che presenterà le sue proposte nella primavera prossima . Ma alla Camera dei Deputati il gruppo FdI-An aveva in tal senso interpellato il Ministro delle finanze italiano Padoan, per comprendere se l’introduzione dell’eurotassa avanzata dal Ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, con cui i paesi membri dovranno devolvere una parte delle risorse riscosse attraverso l'iva e l'irpef a livello nazionale a un fondo europeo, oppure introdurre una tassa addizionale, con aliquote e criteri da decidere su base differenziata per le singole nazioni, fosse già in lavorazione.

La risposta del ministro Padoan, non si è fatta attendere e conferma che c’è l’intenzione di introdurre una nuova tassa, ormai nota come eurotassa. “Purtroppo constatiamo come l’Unione Europea decida misure sempre e soltanto nella direzione di irrigidire, se non rovinare – denuncia il capogruppo alla camera dei Deputati di FdI-AN – i rapporti con gli Stati partner soprattutto quelli del Mediterraneo”. L’On. Rampelli ravvisa la necessità l’istituzione di una commissione europea che affronti tutti le problemi che l’Ue scarica sull’Italia, come per esempio, l’utilizzo del latte in polvere (leader della produzione è la Germania) al posto del latte naturale per la produzione dei formaggi, in cui l’Italia è un’eccellenza: “Quando si affronterà il problema del diametro delle vongole, che ha letteralmente decimato la nostra pesca, o la vicenda delle reti da pesca e delle loro dimensioni più adatte ai mari del Nord che al nostro mare, – spiega Rampelli – o quando si affronterà la resistenza della Germania per la promozione del Made in, ovviamente in chiave anti Made in Italy. L’Unione europea propone l’istituzione di una nuova tassa proprio all’indomani del rifiuto all’equa ripartizione delle quote dei migranti. Insomma, a pagare sempre gli italiani. E questo è inaccettabile”.

Le bugie caro Monti hanno le gambe corte, ma tanto che importa se a fare le spese è sempre la moltitudine dei cittadini ormai sempre più stretti e intrappolati nelle maglie di una giustizia non più sociale che si chiama Unione Europea, nata per scopi ben più dignitosi, quello dei diritti dei popoli, che ora ci si chiede dove siano stata sepolti.

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Ita Airways: Lufthansa pronta ad acquistare quote per 300 milioni di euro

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Nel memorandum firmato tra il Tesoro e Lufthansa la quota di Ita Airways in vendita “è compresa in una forchetta tra il 20 e il 40%”.

Lo si apprende da fonti vicine al dossier, secondo cui alla fine il gruppo tedesco “comprerà il 40% per un esborso tra i 250 e i 300 milioni di euro”.

La trattativa tra il Tesoro e Lufthansa per la cessione di una quota di minoranza di Ita “procede bene” e si punta a “firmare il preliminare di vendita al più presto” e poi avere “velocemente il via libera dalla Commissione Ue”.

“Il governo vuole che Lufthansa prenda il controllo operativo al più presto possibile in modo che Ita possa beneficiare delle sinergie del gruppo al più presto”, sottolineano le stesse fonti, spiegando che per “l’estate” è previsto l’ingresso operativo di Lufthansa in Ita.

Secondo le fonti vicine al dossier,  “La Commissione europea non si trova in una posizione facile. Loro hanno chiesto al governo italiano di vendere Ita, il governo italiano sta facendo esattamente quello che hanno detto e ora non potranno dire: ‘non potete venderla più'”. L’operazione “avrà il via libera dalla Commissione”.

GLI HUB
“Ita non alimenterà gli hub di Francoforte e Monaco a favore di Lufthansa sulle rotte verso il nord America”, considerate da sempre le più redditizie. “Ita non farà fideraggio per Lufthansa”. “Francoforte non ha più capienza” per gestire altri passeggeri. Per cui “i passeggeri italiani potranno continuare a volare con Ita verso gli Stati Uniti direttamente dall’Italia“, come avviene con gli altri hub del gruppo: Francoforte, Monaco, Vienna, Zurigo e Bruxelles, “da cui si vola verso gli Usa”.

“Fiumicino sarà l’hub per l’America Latina e l’Africa perché sarà l’hub più meridionale tra quelli nel network di Lufthansa”. “E’ un vantaggio essere un’ora e mezza più vicini al sud del mondo rispetto agli altri hub del network”. “È stata una decisione saggia comprare il marchio Alitalia” da parte di Ita. “Forse nel lungo termine fra 5-10 anni, qualcuno vedendo che Ita è diventata redditizia e cresce, potrebbe pensare a rispolverare il vecchio brand Alitalia”.

L’OCCUPAZIONE
Sulle future assunzioni di Ita “c’è una possibilità” che i vecchi dipendenti di Alitalia possano “essere ripresi” ma al momento non ci sono informazioni certe”. Per quanto riguarda le cause che sono aperte adesso, “nessun tipo di possibilità perché” Ita e Alitalia “sono due società diverse e quindi non ci può essere rivalsa sulla nuova Ita”.

Inoltre, la richiesta dei sindacati per un aumento degli stipendi dei lavoratori di Ita “non è un ostacolo” alla trattativa tra il Tesoro e Lufthansa per l’acquisto di una quota di minoranza della newco rilevano fonti vicine al dossier.

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Fondo Monetario Internazionale: l’Italia cresce più del previsto

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Le prospettive economiche mondiali sono meno cupe di qualche mese fa.

Pur constatando un rallentamento della crescita rispetto al 2022 il Fondo Monetario Internazionale, in un segnale di ottimismo, alza le stime di crescita per il 2023 al +2,9%.

Un ritocco al rialzo generalizzato che include anche l’Italia, con il pil del Belpaese atteso crescere quest’anno dello 0,6%, ovvero 0,8 punti percentuali in più rispetto a ottobre. Meglio del previsto anche la Germania, che spunta una crescita dello 0,1% grazie a una revisione pari a +0,4 punti, e la Russia, la cui economia tiene di fronte alla guerra. Peggiora invece la Gran Bretagna, che si rivela fanalino di coda del G7 con un pil in calo dello 0,6%.”Il rialzo del tassi di interesse da parte delle banche centrali e la guerra in Ucraina continuano a pesare sull’attività economica”, afferma il Fmi illustrando l’aggiornamento del World Economic Outlook. “Nonostante questo l’outlook è meno cupo rispetto a ottobre”, aggiungono gli esperti di Washington, secondo i quali le strette delle banchemondiali iniziano a raffreddare la domanda e la corsa dei prezzi ma la “battaglia” contro l’inflazione “è lungi dall’essere vinta”. Da qui l’invito alle banche centrali ad andare avanti con i loro “sforzi” per combattere la galoppata dei prezzi che, seppur in rallentamento, restano ancora più elevati rispetto ai livelli pre-pandemia. L’inflazione a livello mondiale è attesa calare dall’8,8% del 2022 al 6,6% del 2023 e al 4,3% del 2024, con i prezzi nelle economie avanzate che scenderanno al 4,6% quest’anno e al 2,6% nel 2024.

Parlando di un’economia più resiliente delle attese, il Fondo non nasconde che i rischi sono comunque orientati al ribasso. Fra questi c’è un possibile stallo della Cina ma anche una escalation della guerra in Ucraina e un’inflazione ostinatamente alta per un periodo prolungato. Uno dei pericoli maggiori – ribadisce il Fmi che da mesi si dice preoccupato al riguardo – è la frammentazione geopolitica.”La guerra in Ucraina e le sanzioni alla Russia stanno dividendo l’economia globale in blocchi e rafforzando le tensioni geopolitiche, come quelle associate alla disputa commerciale fra Stati Uniti e Cina”, mette in evidenza il Fondo spiegando che i costi della frammentazione sono particolarmente alti nel breve termine. Oltre a respingere la frammentazione per il Fmi è necessario, guardando avanti, assicurare la stabilità finanziaria: i rischi – osservano gli espetti – restano elevati così come la volatilità sui mercati.

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Gas, prezzo in calo sotto i 60 euro

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Il prezzo del gas scende sotto i 60 euro tornando ai livelli di settembre 2021. Le quotazioni sono diminuite con l’aumento dei flussi di Gnl verso l’Europa a causa degli stoccaggi pieni in Cina. Gli operatori concentrano la loro attenzione sulle temperature, più alte rispetto alla media stagionale.

Le quotazioni scendono dell’11% a 57,6 euro al megawattora, registrando una flessione del 24% dall’inizio dell’anno. Prezzo in calo anche a Londra dove si attesta a 145 penny per mille unità termiche britanniche (Mbtu), con una flessione del 10,8%. Borsa, Europa positiva guarda a energia e inflazione – Le Borse europee, orfane di Wall Street che resterà chiusura per festività, proseguono le contrattazioni senza particolare slancio ma in terreno positivo. Gli investitori concentrano l’attenzione sul forte calo del prezzo del gas che inciderà sui costi dell’energia e conseguentemente sull’inflazione. La frenata della corsa dei prezzi resta fondamentale per le banche centrali che dovranno decidere le loro prossime mosse sul rialzo dei tassi.

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