Connect with us

Primo piano

Linguaggi e immagini violente, emulazione e aggressività

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 7 minuti
image_pdfimage_print

Quali effetti possono avere il linguaggio e le scene di violenza sulle condotte aggressive di alcuni giovani? Che il linguaggio e le scene di violenza incrementano l’aggressività e le esperienze emotive negative, soprattutto in età infantile, non sono solo numerose ricerche condotte sul tema a confermarlo.

Ne è fortemente convinto anche il prefetto Francesco Tagliente, specializzato in Criminologia, che nel corso degli oltre 45 anni di servizio ha avuto l’opportunità di coniugare il sapere del mondo accademico con il fare nei vari settori di cui si è occupato da poliziotto, dirigente delle “volanti” e della “sala operativa”, dell’ufficio ordine pubblico del Ministero, questore di Roma e Firenze e prefetto di Pisa.
Per un approfondimento a tutto campo dell’argomento Tagliente ha condiviso con il Direttore Generale di Italia 7, Fabrizio Manfredini di dedicare a questo tema una puntata speciale del programma Monitor condotto da Gaetano D’Arienzo, andata in diretta dalle ore 21.30 di martedì 16 novembre. Per riflettere pubblicamente sul tema, Tagliente e Manfredini hanno ritenuto importante mettere insieme il mondo della comunicazione, dei genitori, della scuola, delle scienze comportamentali, delle Autorità di pubblica sicurezza, della Polizia postale, della Magistratura, dell’Avvocatura penale e del Garante per la privacy.
Nel corso della trasmissione il conduttore Gaetano d’Arienzo ha affrontato con gli ospiti tema della incidenza della comunicazione anche sulla sicurezza reale, delle conseguenze possono determinare il linguaggio e le immagini di violenza, sul ruolo dei genitori e della scuola

Il Questore di Livorno Roberto Massucci ha sottolineato che “È necessario ed una responsabilità degli adulti far diventare lo slogan giovani al centro azioni a supporto del percorso di maturazione dei ragazzi.
È indubbio, e non è certo un tema nuovo, che la fase giovanile sia contraddistinta da una potente energia che rischia di esprimersi in maniera disordinata e, talvolta, pericolosa per gli stessi ragazzi. C è però un elemento di novità in questo processo: oggi i campi di espressione della regia giovanile si sono moltiplicati e conseguentemente sono aumentati i rischi.
Tutto ciò significa che tutti coloro che esprimono aree di interesse giovanile debbono mettere in campo azioni a supporto di comportamenti corretti e consapevoli. È questo lo spirito con cui, a Livorno, è nato il progetto #sceglilastradaGIUSTA al quale hanno aderito numerose scuole secondarie di primo grado della provincia. Un progetto nel quale la Questura insieme all’Ufficio scolastico provinciale ha messo insieme le risorse istituzionali, culturali, sportive, esponenziali della disabilità, della musica tutte unite in un insieme che, durante tutto l’anno scolastico, intende offrire strumenti di discernimento e consapevole scelta ai ragazzi. Il progetto è inserito nei piani di studio degli istituti scolastici aderenti e durerà l’intero anno scolastico.”

Daniele Grassucci, giornalista e direttore di Skuola.net ha detto che “Skuola.net ha chiesto a 4.000 giovani dagli 11 ai 24 anni di raccontare come passano il proprio tempo libero: tra le attività preferite le ragazze spicca guardare le serie tv, mentre tra i ragazzi prevale la pratica di attività videoludiche. Solo una generazione fa era impensabile che questi passatempi se la giocassero alla pari o potessero addirittura superare attività sociali come le uscite con la comitiva o la pratica dello sport. E questo ci dà la misura di che impatto possano avere su questa generazione i contenuti e i messaggi che vengono veicolati attraverso le serie tv, i videogiochi o anche i social network. Non si possono demonizzare questi strumenti – perché da sempre i comportamenti emulativi caratterizzano gli adolescenti e i giovani – ma gli adulti devono comprendere non possono più pensare di lasciare campo libero a chi in questi settori trae un enorme vantaggio economico lasciando alla collettività il costo sociale di pericolosi effetti collaterali.”

Mario Rusconi, presidente dell’Associazione Nazionale Dirigenti e alte professionalità della scuola Lazio (ANP), ha chiarito che “La scuola italiana ha, fondamentalmente, due necessità. Essere sburocratizzata e svincolata da mille lacciuoli che la stanno soffocando. Uno per tutti l’infernale meccanismo dell’algoritmo ministeriale per l’assegnazione dei docenti stabili alle classi. Lo scorso anno la procedura si è conclusa a marzo, con la scuola iniziata a settembre. Inoltre si debbono aprire le metaforiche finestre per far circolare diffusamente, dal nord al sud dell’Italia, aria di cultura contemporanea: musica, cinema, arte, danza, sport, letterature straniere e molto altro. Non bastano episodi di eccellenza che pur esistono. La democrazia impone livelli omogenei di offerta culturale e formativa.”

Silvia Calzolari, psicologo clinico e forense, ha sottolineato che “Indubbiamente non si deve cadere nella tentazione di facili equazioni deterministiche ma molti studi comparativi evidenziano che la pandemia ha favorito o incrementato alcuni disturbi psico-comportamentali nella fascia 6-18 anni. In particolare i disturbi del sonno determinati dalla connessione notturna, il cosiddetto Jet lag domestico, durante il quale si concentrano anche le condotte più devianti o anomale in soggetti che prima non le presentavano. Le motivazioni alla base sono date dalla perdita di punti di riferimento è dal senso di vuoto insopportabile, che spingono o al ritiro (hikikomori) o all’agito spesso connotato da rischio o violenza. La prevenzione passa da un incremento della consapevolezza da parte degli adulti e da strategie che tengano di conto del punto di vista dei giovanissimi”

Il neuroscienziato Pietro Pietrini, psichiatra già direttore della Scuola IMT Alti Studi Lucca ha affermato che “L’adolescenza è un’età critica, nella quale l’individuo si trova a costruire un “io” separato da quello dei genitori, una propria personalità. Processo, questo di acquisizione di una propria identità, che già di per se stesso è sovente fonte di turbamento e difficoltà, che si possono manifestare in diversi ambiti della vita del ragazzo o della ragazza. Ma l’adolescenza è anche il periodo della vita nella quale possono esordire i disturbi psichici, dalle patologie ansiose a quelle depressive, ai disordini della personalità fino alle vere e proprie psicosi. Abuso di alcool, di sostanze, comportamenti autolesivi possono essere segni dell’esordio di una sottostante patologia psichica. Molto spesso, tuttavia, comportamenti anomali vengono interpretati come semplice espressione del turbamento adolescenziale. Non sempre, anzi, quasi mai, questo è il caso. Il ricorso frequente all’alcol, alle sostanze, la messa in atto di comportamenti autolesivi, come il tagliarsi (il c.d. cutting), sono sovente indici di disturbi d’ansia, disturbi dell’umore o disturbi di personalità che, se non riconosciuti e trattati, rischiano di compromettere anche gravemente la vita della persona. Quanti abbandoni scolastici sono dovuti all’insorgenza di un disturbo che potrebbe essere facilmente trattato e curato? Quanto è invalidante un disturbo d’ansia, come gli attacchi di panico o la fobia sociale, che portano il giovane a coartare la propria vita di relazione e le proprie attività? Purtroppo, i giovani che arrivano ad atti estremi sono solo la punta dell’iceberg di una assai più vasta popolazione di persone che soffre, anche gravemente, per la presenza di disturbi psichici nei confronti dei quali ancora oggi esiste un forte stigma e una profonda ignoranza. Dobbiamo acquisire consapevolezza per contrastare le cause del disagio giovanile e prevenirne le conseguenze.

Per l’Avvocato Guido Scorza, componente Garante per la protezione dei dati personali “La riflessione che ci si propone è preziosa. Il punto di partenza è che benché l’ecosistema digitale si presenti come una sconfinata prateria dove chiunque può andare dappertutto, online non tutto è per tutti, né può esserlo.
Dobbiamo fare lo sforzo di immaginare l’ecosistema digitale – pur consapevoli che è molto di più di questo – come un gigantesco parco attrazioni nell’ambito del quale ci sono attrazioni adatte a tutte le età e attrazioni riservate a un pubblico adulto o, almeno, più grande di una certa età. Se un bambino più piccolo dell’età minima per fare un giro su una certa attrazione o più basso dell’altezza minima sale a bordo, ad esempio, di una montagna russa le cui cinture di sicurezza sono progettate per trattenere solo utenti adulti, i rischi per lui sono ineliminabili. Se un infratredicenne entra in un’app riservata agli ultra tredicenni e se un minorenne guarda un contenuto audiovisivo riservato ai maggiorenni, i rischi ai quali vanno incontro sono ineliminabili e c’è poco che si possa fare ex post per contrastarli.
E’ per questo che a parte lavorare in tutte le direzioni possibili nella dimensione educativa e culturale è, ormai, divenuto imprescindibile fare in modo che i più piccoli non possano accedere a piattaforme e servizi che non sono disegnati per loro. E occorre farlo attraverso sistemi di riconoscimento dell’età e non di riconoscimento dell’identità. Ad esempio, si potrebbero utilizzare gli stessi algoritmi di intelligenza artificiale che i gestori delle piattaforme usano per suggerire ai loro utenti i contenuti che potrebbero loro interessare di più per identificare l’età dei più piccoli, tenerli fuori alla porta o metterli fuori dalla porta di determinate piattaforme. La tecnologia, insomma, può aiutarci a difenderci dalla tecnologia.”

Alessandra Belardini, Dirigente del Compartimento Polizia Postale per la Toscana “Il “dato” oggi è alla base di qualsiasi forma di comunicazione e si presta spesso, sulla Rete, ad essere oggetto di furto digitale. Ma purtroppo siamo noi stessi con imprudenza e troppa istintività a consentire l’impossessamento criminoso di profili o di immagini personali che recano in maniera indissolubile effetti permanenti. Bisogna dunque riflettere e far riflettere i nostri ragazzi su piccole regole di protezione che salvano da rischi inimmaginabili.”

Il conduttore D’Arienzo, cogliendo l’occasione della partecipazione dell’Avvocato penalista Massimo Biffa, del Foro di Roma, ha puntato l’attenzione dei telespettatori sulla vicenda occorsa al Signor Ennio Di Lalla, l’ottantaseienne romano, balzato agli “onori” delle cronache per essere la sua casa stata occupata da una donna rom e per aver atteso più di 20 giorni, per rientrare nella disponibilità del proprio appartamento.
Tale situazione ha accresciuto nella collettività un senso di forte insicurezza e timore per la tutela dei propri diritti; ciò, forse, anche a causa del “modo” in cui la notizia è stata veicolata dalla Stampa, che ha immediatamente denunciato l’esistenza di un vuoto di tutela sul punto.

L’Avv. Massimo Biffa, in proposito, ha evidenziato come “l’ordinamento italiano rende penalmente rilevanti condotte del tipo di quella commessa dalla giovane donna rom e come la Polizia Giudiziaria, in forza di specifiche disposizioni di legge, avrebbe potuto tempestivamente (anzi: immediatamente) intervenire in vista della tutela del Signor Di Lalla.In vicende come questa, l’art. 55 c.p.p. attribuisce alla Polizia Giudiziaria il compito, tra gli altri, di impedire che i reati vengano portati a conseguenze ulteriori. Tale attività può essere svolta dalla Polizia Giudiziaria anche di propria iniziativa, ossia prima dell’intervento del Pubblico Ministero. Peraltro l’occupazione abusiva di un immobile è un reato permanente; un reato, dunque, che si protrae sino alla cessazione della condotta delittuosa Da qui, lo stato di flagranza si è instaurato al momento dell’ingresso della donna Rom all’interno dell’immobile del Signor Di Lalla, protraendosi sino a che la donna non ha liberato l’immobile.”
Sul punto il conduttore ha chiamato in causa il prefetto Tagliente chiedendogli se il reintegro del Signor Di Lalla nel diritto di proprietà a distanza di 20 giorni o più dalla consumazione del reato, costituisce una disfunzione nel momento applicativo delle disposizioni in materia penale. Tagliente ha premesso che bisogna distinguere i casi di sicurezza pubblica da quelli di polizia giudiziaria e che sicuramente, nella vicenda della casa romana occupata, ci sono situazioni e condizioni, soggettive e oggettive, che la stampa non ha riportato.

Il prefetto Tagliente in chiusura della trasmissione ha rinnovato la sua gratitudine all’editore Giovanni Sciscione e al D.G. Fabrizio Manfredini per la sensibilità istituzionale dimostrata nell’ospitare la puntata di approfondimento di Monitor, magistralmente condotta Gaetano D’Arienzo su un tema di così tanta rilevanza sociale. E’ stata una ulteriore occasione per promuovere il valore della cultura della sicurezza condivisa. Ha concluso con i saluti a tutti gli ospiti del programma e i telespettatori anche da parte del presidente dell’Ancri Tommaso Bove, Il presidente dell’Associazione nazionale insigniti al Merito della Repubblica di cui Tagliente è delegato alle relazioni istituzionali.

Continua a leggere
Commenta l'articolo

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ambiente

Mutamenti climatici, ANBI: “Continua il dramma del fiume Po. Nonostante le piogge, resta in secca”

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

Tempo di lettura 4 minuti

image_pdfimage_print
E’ il Piemonte, il paradigma della preoccupante sofferenza idrica, che permane nell’Italia settentrionale a dispetto di condizioni meteo, che inducono ad una diversa percezione, giustificata invece per l’Italia centro-meridionale: è quanto si evince dal settimanale report dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche.
 
Nella principale regione del NordOvest decrescono i livelli di tutti i corsi d’acqua (la Sesia registra un calo del 50% in una settimana), ma è il Po a meglio rappresentare l’immagine di una crisi idrologica, che pare senza fine: l’ex Grande Fiume ha attualmente una portata inferiore a quella dello scorso anno; a Torino, questo deficit si attesta attorno al 50%, ma in altre stazioni di rilevamento supera addirittura l’80%, prolungando tale condizione anche in Lombardia ed Emilia Romagna dove, a Piacenza, registra nuovi minimi storici!
 
“La critica condizione idrica del fiume Po si trascina da Dicembre 2020 e condiziona l’economia agricola, nonchè l’agroalimentare della principale food valley italiana e riconosciuta eccellenza mondiale: la Pianura Padana – evidenzia Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – E’ necessario un nuovo approccio nell’affrontare una situazione di crisi dall’accelerazione inattesa, che la caratterizza come ormai endemica: bisogna tesaurizzare ogni goccia d’acqua, aumentando la permanenza sul territorio di apporti idrici sempre minori. E’ indispensabile una nuova cultura, che metabolizzi come i cambiamenti climatici stiano determinando la fine dell’abbondanza idrica sul Nord Italia e quindi sia necessario creare le condizioni infrastrutturali per garantire omogenee riserve idriche al Paese, pena l’abbandono di qualsiasi prospettiva di autosufficienza alimentare.”
 
Al Nord continuano a soffrire anche i grandi laghi, i cui livelli permangono abbondantemente sotto media, seppur il Verbano superi, per la prima volta dopo molti mesi, lo zero idrometrico; i volumi trattenuti dagli altri bacini lacustri continuano a calare con Benaco e Sebino addirittura sotto le quote del 2022 (l’acqua presente nel lago di Garda è addirittura dimezzata rispetto ad un anno fa)!
 
Pure il fiume Adige ristagna a livelli più bassi dell’anno scorso in Veneto, dove è in calo la portata del Bacchiglione, ma è quella della Livenza a registrare il decremento più vistoso: -86 centimetri in una settimana.
 
In Lombardia, cala anche il fiume Adda, il cui livello è il più basso in anni recenti (siccitosissimo 2017 compreso). La neve caduta (ora sono calcolati 951,9 milioni di metri cubi contro una media di Mmc. 1644,7) ha lievemente rimpinguato le riserve idriche, cresciute di quasi il 6% sul 2022, ma inferiori alla media del periodo del 47,2% (fonte: ARPA Lombardia)!
 
A godere significativamente delle precipitazioni è invece la Valle d’Aosta (mediamente 55 centimetri di neve con punta in Valtournanche, dove ne sono caduti cm. 129), con la Dora Baltea che ha una portata quasi cinque volte superiore alla media storica di Gennaio (fonte: Centro Funzionale Regionale Valle d’Aosta).
 
In Emilia Romagna, l’area appenninica romagnola è una delle zone maggiormente colpite dall’ondata di gelo e neve, abbattutasi sull’Italia centro-meridionale. Cresce il fiume Reno, così come Savio e Lamone registrano portate sopra la media; i flussi negli alvei di Secchia, Enza e Trebbia segnano invece una netta battuta d’arresto.
 
In Toscana, nonostante significative piogge (mm.133 a Vagli di Sotto) e nevicate (60 centimetri sull’Abetone) calano sorprendentemente le portate del fiume Arno, ma soprattutto del Serchio, che si riduce di oltre il 60%.
 
Exploit pluviometrico (mm.130 a Senigallia) sulle Marche,  dove i fiumi si sono gonfiati, facendo temere nuovi eventi alluvionali: vistose e repentine crescite di livello negli alvei di Potenza, Esino e del suo affluente Sentino. In una settimana, i volumi trattenuti nei principali invasi marchigiani sono cresciuti di 7 milioni di metri cubi e nevicate abbondanti hanno interessato tutta la regione (monte Bove, cm. 115).
 
Anche in Umbria, neve e pioggia hanno fatto alzare i livelli dei fiumi e finalmente anche del lago Trasimeno, che dopo mesi si allontana dal livello di criticità.
 
Come la neve in Abruzzo (circa 1 metro su molte località), nel Lazio si sono registrate piogge, che hanno rivitalizzato i corpi idrici: in crescita i fiumi Tevere, Aniene (+ 40%), Liri e Garigliano, così come il lago di Nemi (+ 10 centimetri).
 
E’ stata una settimana difficile in Campania dove, a seguito di “bombe d’acqua” con circa 100 millimetri di pioggia in 24 ore, si sono verificate alluvioni nel Casertano e nel Beneventano con lo straripamento dei fiumi Calore, Sarno e Volturno, il cui livello è cresciuto di oltre 6 metri in 2 giorni! Da segnalare che l’altezza del Garigliano ha toccato m. 8,58, quando un anno fa era a m. 1,38).
 
“Il riapparire di eventi alluvionali che, seppur circoscritti, hanno comportato ingenti danni, ripropone l’altra faccia di una difficile gestione idraulica, cui si può dare risposta solo attraverso investimenti multifunzionali, trasformando una minaccia in risorsa – commenta Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – I progetti per invasi, laghetti e bacini di espansione, previsti dai Consorzi di bonifica ed in attesa d finanziamento, rispondono a questa esigenza, contenendo l’acqua in eccesso per utilizzarla nei momenti di bisogno.”
 
Al proposito va segnalata la repentina crescita dei volumi trattenuti dalle dighe di Basilicata: + 114 milioni di metri cubi in 7 giorni (fonte: Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Meridionale); cospicuo infine è  tale  incremento (+ 48,39 milioni di metri cubi) anche nei bacini della Puglia dove, la settimana scorsa,  i livelli dei torrenti (Carapelle e Radicosa, ad esempio) sono saliti di 1 metro e mezzo in poche decine di minuti.
 



Continua a leggere

In evidenza

Roma, all’IRCCS San Raffaele la risonanza magnetica che rivoluziona la diagnostica e la TC che cattura le immagini nel tempo di un battito

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

Tempo di lettura 2 minuti

image_pdfimage_print
La tecnologia applicata alla prevenzione, alla cura, alle terapie e alla ricerca è in grado di migliorare la qualità della vita delle persone, quando addirittura non arriva a salvarla. È per questo che l’IRCCS San Raffaele e il Consorzio Mebic (Medical and Experimental BioImaging Center) continuano a investire nell’innovazione puntando all’aumento di percorsi di prevenzione e screening basati sull’importante supporto delle più moderne tecnologie di diagnostica per immagini.
 
Punta di diamante del rinnovato parco macchine della sezione diagnostica dell’Istituto romano è la risonanza magnetica 3 tesla SIGNA Hero di GE HealthCare, la prima a essere installata in Italia e la seconda in tutta Europa. È un’apparecchiatura di ultima generazione sviluppata per aiutare a migliorare il comfort del paziente – garantendo esami silenziosi e rapidi – e per ottimizzare i flussi di lavoro migliorando l’efficienza della diagnostica grazie all’elevata risoluzione delle immagini e alla riduzione delle tempistiche di scansione per singolo esame. Il sistema è inoltre innovativo anche da un punto di vista ambientale: è infatti una RM a basso consumo che consente una riduzione di energia del 34% rispetto ai sistemi di precedente generazione e che grazie all’utilizzo di una tecnologia intelligente utilizza fino al 67% di elio in meno.
 
“Dal punto di vista pratico”, spiega Alberto Pierallini, Responsabile Diagnostica per Immagini dell’IRCCS San Raffaele, “questa apparecchiatura permette di accedere in maniera semplice e rapida all’utilizzo delle cosiddette tecniche avanzate di risonanza magnetica, quali la spettroscopia e la perfusione che sono molto utili nelle diagnosi differenziali tra tumori e altre forme di patologie e la trattografia che consente la visualizzazione ‘virtuale’ dei fasci della sostanza bianca cerebrale e il loro coinvolgimento nelle varie patologie cerebrali. Nelle altre applicazioni, come ad esempio lo studio RM delle articolazioni, consente di ottenere immagini di elevata qualità diagnostica utilizzando matrici di acquisizione fino a 1.024, con tempi decisamente più rapidi rispetto ai magneti tradizionali”.
 
La Revolution CT, realizzata sempre da GE HealthCare, il secondo macchinario installato presso l’IRCCS romano, è un’apparecchiatura di ultima generazione dotata di un detettore da 160 millimetri – il più ampio esistente al mondo – che permette di effettuare esami 4-5 volte più veloci rispetto ai sistemi tomografi tradizionali (con detettore da 40 millimetri) e con conseguente dose di radiazioni erogata 4-5 volte più bassa. Consente di cogliere immagini intere e in altissima definizione di organi come cervello, cuore, fegato o pancreas nel tempo di una singola rotazione da 0,28 secondi, con risultati clinici di alta qualità. Inoltre, grazie all’elevatissima velocità di scansione, il macchinario risulta perfetto per eseguire esami anche su pazienti pediatrici e pazienti non collaboranti senza dover ricorrere alla sedazione. “Parliamo di acquisizioni per esempio whole body in pochi secondi oppure di una TC cuore nel tempo di un battito” puntualizza Marcello De Santis, radiologo dell’Istituto, “il cuore è generalmente l’organo più complesso da studiare con la tomografia computerizzata data la necessità di acquisire le immagini in modalità cardiosincronizzata. Sapere che l’apparecchiatura è in grado non solo di acquisire il volume del cuore al di sotto del secondo, ma anche di riconoscere ed evitare eventuali aritmie (p.e. extrasistoli) che potrebbero inficiare la riuscita dell’esame, permette di ottenere risultati diagnostici in ogni paziente”.
 



Continua a leggere

Esteri

Ucraina, arrivano i super tank tedeschi e statunitensi. Orologio dell’apocalisse a 90 secondi dalla mezzanotte

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 4 minuti
image_pdfimage_print

Antonov: “Le forze armate russe distruggeranno i carri armati M1 Abrams di fabbricazione statunitense e altri equipaggiamenti militari della Nato”

Dopo settimane di trattative e polemiche arriva la svolta sui tank per l’Ucraina: gli Stati Uniti sarebbero pronti a inviare gli Abrams M1, punta di diamante dell’equipaggiamento militare a stelle e strisce, e la Germania, dal canto suo, a fornire i Leopard finora negati.

Sono i carri armati a lungo invocati da Kiev per cambiare le sorti di un conflitto giunto ormai all’undicesimo mese e oggetto di uno scontro senza precedenti che ha rischiato di minare la coesione dell’Alleanza.

Le indiscrezioni sono arrivate dalla stampa: le notizie si sono letteralmente inseguite e alle rivelazioni del Wall Street Journal sulla fumata bianca americana hanno fatto seguito quelle dello Spiegel sulla virata tedesca. Olaf Scholz e Joe Biden avrebbero trovato l’accordo e il cancelliere, sotto pressione da giorni per aver rifiutato di far andare la Germania avanti da sola, nonostante il pressing degli americani, ottiene un importante risultato diplomatico.

E la replica di Mosca arriva con la voce dell’ambasciatore russo negli Stati Uniti Anatoly Antonov: le forze armate russe distruggeranno i carri armati M1 Abrams di fabbricazione statunitense e altri equipaggiamenti militari della Nato se verranno forniti all’Ucraina, ha promesso, secondo quanto riporta la Tass. Secondo Antonov, Washington vuole infliggere alla Russia una “sconfitta strategica”. E “l’analisi dell’intera sequenza delle azioni di Washington mostra che gli americani stanno costantemente alzando l’asticella dell’assistenza militare al loro governo fantoccio”. Secondo il rappresentante di Mosca, “se verrà presa la decisione di trasferire a Kiev gli M1 Abrams, i carri armati americani saranno senza dubbio distrutti come tutti gli altri equipaggiamenti militari della Nato”.

La vera svolta sull’invio dei carri armati, a stretto giro, si vedrà però sul terreno, dove gli ucraini potranno contare sulle “armi più forti” invocate stamani anche dal segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, alla sua prima bilaterale ufficiale con il neo ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius. In ballo ci sono pe ora “un numero consistente” di Abrams americani e 14 Leopard 2A6 provenienti dalla Bundeswehr. Ma la Germania, alle prese con un inventario, sta valutando le possibilità dell’industria, e Rheinmetall ha già fatto sapere di poter inviare 139 Leopard. Abc News ha poi reso noto che con l’ok di Berlino altri 12 Paesi europei (Polonia in testa) sarebbero pronti a inviare almeno altri 100 superpanzer tedeschi (ne servirebbero 5-600 all’esercito di Kiev per lanciare una vera controffensiva e recuperare i territori persi, secondo le stime di Pietro Batacchi, direttore della Rivista italiana difesa). La progressiva apertura della Germania dopo la divisione registrata a Ramstein – dove il segretario della Difesa americano Lloyd Austin ha dovuto chiudere il vertice del gruppo di contatto sull’Ucraina con un nulla di fatto, il 20 gennaio scorso – si era già avvertita nelle parole di Pistorius: i partner potranno iniziare ad addestrare gli ucraini all’uso dei Leopard, aveva detto di prima mattina a Berlino. Inoltre Varsavia ha già inviato alla Repubblica federale la richiesta di autorizzare l’invio dei Leopard a sua disposizione, e dalla cancelleria è trapelata la volontà di dare l’ok già domani. È l’intesa con Washington, però, che ha accelerato la comunicazione della decisione berlinese. Scholz aveva infatti chiarito a Joe Biden nei giorni scorsi al telefono – lo ha raccontato la Bild – che la Germania sui superpanzer sarebbe andata avanti soltanto “insieme”. Il cancelliere ne ha fatto un principio inderogabile, affiancato alla condizione – pure ripetuta quotidianamente – che “la Nato non diventi parte del conflitto”. Dopo aver già concesso i blindati Marder agli ucraini, a fronte della decisione di Washington di inviare i carri leggeri del tipo Bradley, il leader socialdemocratico ha rifiutato di andare avanti da solo sui Leopard, negando quell’autorizzazione chiesta a gran voce (perfino dai suoi alleati di governo e dall’opposizione) alla consegna dei superpanzer tedeschi. Il Kanzler aveva messo un paletto: per il suo sì, Washintgon avrebbe dovuto garantire gli Abrams, ma l’amministrazione Biden aveva respinto la richiesta. Troppo costosi, troppo complicati da usare e troppo difficile la logistica, aveva argomentato. Poi il ripensamento, malgrado le perplessità del Pentagono. Per il Wall Street Journal il via libera ufficiale di Washington potrebbe avvenire già in settimana, proprio “nell’ambito dell’accordo con i tedeschi”.

I due volontari britannici Chris Parry e Andrew Bagshaw, dichiarati scomparsi in Ucraina due settimane fa, sono stati uccisi mentre tentavano un’evacuazione umanitaria da Soledar, nell’est del Paese. Lo ha dichiarato la famiglia di Parry in una nota rilasciata dal Foreign Office citata da Sky News. Parry, 28 anni, è stato visto l’ultima volta lasciare Kramatorsk per Soledar con Bagshaw prima che i contatti venissero persi questo mese. Ora è arrivata la notizia della morte, dopo che l’11 gennaio i mercenari Wagner avevano riferito di aver trovato il corpo di uno dei due volontari, con addosso i passaporti di entrambi.

Il mondo non è mai stato così vicino all’Armageddon – Orologio dell’apocalisse a 90 secondi dalla mezzanotte

L’Orologio dell’Apocalisse segna solo 90 secondi alla mezzanotte, ovvero alla catastrofe.

Con la guerra in Ucraina e l’accentuarsi dei timori di una tragedia nucleare, le lancette del ‘Doomsday Clock’ sono state spostate quest’anno in avanti rispetto ai 100 secondi del 2022, segnalando l’avvicinarsi del giorno del giudizio per l’umanità.

“Viviamo in un periodo di pericolo senza precedenti, e l’Orologio dell’Apocalisse riflette questa realtà”, ha spiegato Rachel Bronson, il numero uno del Bulletin of the Atomic Scientists, l’organizzazione che annualmente tiene il polso dei pericoli di un olocausto nucleare e non solo. L’avvicinarsi dell’Armageddon è imputabile “in gran parte, ma non solo, all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e al rischio crescente di un’escalation nucleare”, hanno scritto gli scienziati, che quest’anno per la prima volta hanno diffuso il comunicato con la loro decisione anche in russo e in ucraino nel tentativo di far arrivare il monito alle capitali più interessate.

“Il governo americano, i suoi alleati della Nato e l’Ucraina hanno molteplici canali di dialogo. Chiediamo ai leader di esplorarli” così da poter spostare le lancette indietro e allontanare la fine, ha aggiunto Bronson. L’Orologio dell’Apocalisse “suona l’allarme per tutta l’umanità. Siamo sull’orlo del precipizio ma i nostri leader non agiscono ad una velocità sufficiente per assicurare un pianeta in pace e vivibile”, ha denunciato l’ex alto commissario dell’Onu per i diritti umani Mary Robinson. Le ha fatto eco l’ex segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon: “Siamo vicini alla mezzanotte e questo mostra come il mondo è divenuto più pericoloso sulla scia della pandemia, del clima e della scandalosa guerra della Russia in Ucraina”.

Continua a leggere

SEGUI SU Facebook

SEGUI SU Twitter

I più letti