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L’Italia dei sequestri di persona, da Fabrizio De Andrè alla Banda della Magliana: i retroscena raccontati dagli attori dell’epoca

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I sequestri di persona in Sardegna attraverso il racconto del dottor Roberto Scotto già a Capo della Squadra Mobile di Nuoro. Il dirigente di Polizia, video intervistato da Chiara Rai, ripercorre i fatti più salienti che avvennero alla fine degli anni ’70 descrivendo anche le tecniche di indagine adottate all’epoca compatibilmente alle risorse allora disponibili. Una video intervista, che dopo le prime due puntate trasmesse nel corso della trasmissione giornalistica “Officina Stampa” in cui sono intervenuti alcuni attori dell’epoca come Stefano Giovannetti rapito a Frascati (Rm) nel 1991, l’allora Brigadiere dei Carabinieri Antonio Amico oggi Ufficiale dell’Arma in congedo, che seguì le indagini, è arrivata alla terza puntata.

Nel corso della trasmissione di giovedì 7 dicembre, a commentare quel periodo storico che ha segnato profondamente la vita di coloro che hanno vissuto questa traumatica esperienza, il gioielliere romano Roberto Giansanti e l’allora Capo della sezione Antisequestri della Polizia di Stato di Roma dottor Elio Cioppa.

IL DR. ELIO CIOPPA E IL GIOIELLIERE ROBERTO GIANSANTI A OFFICINA STAMPA

[VIDEO]


Il sequestro di Giansanti rappresenta uno dei primi colpi messi a segno dall’allora nascente Banda della Magliana

La Banda della Magliana grazie agli introiti dei rapimenti potè reinvestire nel commercio della droga e delle armi per la conquista criminale della Capitale, controllata fino a a qualche tempo prima dai Marsigliesi. Il rapimento del gioielliere Roberto Giansanti avvenne a Roma il 16 maggio 1977, insieme a quello del Duca Massimiliano Grazioli Lante della Rovere, del 7 novembre dello stesso anno e poi ucciso perché aveva visto in faccia i rapitori, rappresentano i primi colpi messi a segno dalla Banda della Magliana.

Fu infatti di Franco Giuseppucci detto er negro l’idea di dedicarsi ai sequestri di persona a scopo di estorsione. Tra i ricordi ancora vivi nella mente di Roberto Giansanti ci sono quindi ‘Oto, il Moro, il Riccetto, Mezza Tacca, Due Nei, Janbon detto “il Francesino”. Tutti cattivi tranne uno, l’Uomo del Sud, il più umano tra i carcerieri, quello che a Giansanti portava acqua e bende e che nell’orecchio gli sussurrava: “Non ti faccio morire qua, ti prendo e ti lascio davanti ad un ospedale se stanno per ammazzarti”. Oltre questa “pietà” Giansanti ricorda anche momenti più drammatici della sua prigionia avvenuta in un covo che non è stato mai identificato: “Sono stato pestato, minacciato con la pistola in bocca, deriso e umiliato. Un naso rotto, un’infezione agli occhi che mi faceva impazzire per non so quale spray urticante mi avevano schizzato al momento del sequestro, avvenuto sotto casa, a Talenti, dopo vari appostamenti anche in Via Lanciani”.

A capo della sezione Antisequestri di Roma il dottor Elio Cioppa che portò avanti una lotta senza frontiere e che nel corso della trasmissione di Giovedì ha anche ricordato diversi anedotti dell’epoca, come alcuni fatti avvenuti ad Ostia, tra il 1981 e il 1987, in cui si badava meno alle tante formalità burocratiche alle quali sovente si assiste oggi e si procedeva senza mezzi termini a contrastare la criminalità organizzata. Attività di contrasto che portò a risultati concreti.

Tra i sequestri avvenuti in quello scorcio di tempo e che ancora oggi sono vivi nella memoria collettiva sicuramente il sequestro di Fabrizio De Andrè e della sua compagna Dori Ghezzi.

Il 27 Agosto del 1979 in località Tempio Pausania, nella tenuta De Andrè-L’Agnata intorno alle 21.30 il famoso cantautore e poeta Fabrizio De Andrè e la sua compagna cantante Dori Ghezzi si trovano davanti un uomo imbavagliato che gli punta contro una pistola; per qualche secondo De Andrè crede si tratti di uno scherzo ma ben presto si ricrede quando l’uomo li imbavaglia e li fa indossare dei giacconi. A questo punto sbucano altri banditi che gli intimano di entrare dentro la Dyane di Fabrizio ritrovata ore dopo dagli inquirenti in una località poco distante dal porto di Olbia. Solo l’indomani mattina viene dato l’allarme ai Carabinieri dalla domestica della tenuta del cantautore che non trova nessuno in casa di buon mattino. Per la cronaca è bene precisare che l’estate del 1979 va collocata come la più drammatica nella storia del banditismo sardo. Con Fabrizio De Andrè e Dori Ghezzi il numero delle persone tenute in ostaggio arriva addirittura a 10. Le indagini e le ricerche si intensificano come non mai e il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa dopo un primo sopralluogo e dopo aver analizzato il caso esclude da subito qualsiasi pista di carattere politico e si palesa nessun coinvolgimento di movimenti extra parlamentari armati che da anni tormentavano lo Stato italiano.

Come se non bastassero i mitomani che puntualmente iniziarono a confondere e depistare le indagini, durante il lungo periodo di sequestro durato oltre 4 mesi fino al 21 Dicembre, i banditi per ben due volte fecero accrescere la tensione spacciandosi per gruppi di estrema sinistra comunicando all’ANSA che i corpi dei due cantautori erano stati gettati una prima volta nelle acque del porto di Genova e una seconda nel lago di Mogoro. Oltre 150 sommozzatori scandagliarono le profondità senza riscontri oggettivi.
Tenuti incappucciati sin dai primi giorni, Fabrizio e Dori riescono ad ottenere di rimanere legati a volto scoperto ad un albero e con il passare dei lunghissimi giorni si instaura con i rapitori un rapporto quasi confidenziale.

Dori Ghezzi viene trattata con rispetto e chiamata “signora” e Fabrizio ha modo di dialogare con i rapitori di cui ricorderà particolarmente la figura di uno, giovane, di sinistra senza lavoro poverissimo e quasi pentito di essere diventato un bandito sardo e di aver sequestrato Dori Ghezzi che era comunque figlia di operai.

Per la liberazione la banda dei sardi chiesero la cifra di due miliardi di lire pari ad oltre un milione di euro e le fitte trattative furono condotte da Giuseppe De Andrè con il figlio Mauro e con la collaborazione del parroco di Tempio Pausania don Salvatore Vico e Giulio Carta. La trattativa subì una interruzione nel mese di Ottobre che gettò la famiglia e l’Italia intera nello sconforto. Si credette sul serio che per i due cantautori non ci sarebbe stato ritorno ma lo sforzo, l’insistenza e anche l’eccessiva durata della del sequestro costrinse i rapitori ad accordarsi per la cifra di seicento milioni di lire, vale a dire oltre 300mila euro. In una strada del Goceano il 20 Dicembre, don Salvatore Vico raccolse Dori Ghezzi nella sua auto e per un giorno intero la tensione salì alle stelle per la mancata liberazione di Fabrizio De Andrè che invece verrà ritrovato nella notte successiva in una strada isolata della stessa zona.

Fabrizio De Andrè e Dori Ghezzi non si costituirono parte civile contro i sequestratori. Dori Ghezzi commentò: “Praticamente eravamo diventati indispensablili gli uni agli altri, per loro era quasi sopravvivenza, avere noi significava mangiare perchè probabilmente erano dei latitanti”. L’esperienza traumatica del sequestro rafforzò il rapporto di coppia dei due artisti che fino al decesso di Fabrizio De Andrè avenuto l’11 Gennaio del 1999 rimasero sempre inseparabili e l’incredibile talento del cantautore genovese seppe raccontare con poesia ed amarezza quell’esperienza terribile nel brano “Hotel Supramonte” che ad oggi è considerato uno dei brani più belli di Fabrizio De Andrè.

La banda dei sequestratori composta da sei orunesi, un toscano e tre pattadesi nei mesi successivi fu scovata e catturata e mandata a giudizio. Il fenomeno del banditismo sardo non era si era ancora concluso.

 

Ivan Galea – Paolino Canzoneri

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Cronaca

Coronavirus, la curva dei contagi torna a salire: nel Lazio 45 casi e un decesso

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Crescono ancora i contagiati dal Coronavirus, secondo i dati del Ministero della Salute, nelle ultime 24 ore: sono 574 rispetto ai 523 di ieri. Per avere un aumento più alto di nuovi positivi bisogna risalire al 24 giugno, quando furono 577. In Veneto (127) e Lombardia (97) gli incrementi più consistenti. Complessivamente sono 252.809 le persone che hanno contratto il Covid. In calo, invece, i morti: sono 3, contro i 6 di ieri. Solo in Valle d’Aosta e Molise non si sono registrati nuovi casi.

Sono 14.249 le persone attualmente positive al Covid, 168 in più di ieri. In aumento anche i pazienti in isolamento domiciliare (13.422, con una crescita di 182 rispetto a ieri) ed in terapia intensiva (56, uno in più di ieri), mentre calano i ricoverati con sintomi (771, 15 in meno). E’ quanto emerge dai dati diffusi dal ministero della Salute. Complessivamente, le persone dimesse o guarite dal virus sono 203.326, 403 in più rispetto a ieri. Nelle ultime 24 ore sono stati eseguiti 46.723 tamponi, 4.465 in meno rispetto al giorno precedente.

Nel Lazio oggi si registrano 45 casi e un decesso

Di questi 22 casi sono di importazione o riguardano giovani di rientro dalle vacanze: sei i casi di rientro da Malta, cinque da Romania, due casi da Corfù e uno da Grecia, due casi da Ibiza, due casi da Croazia, un caso da Ucraina, un caso da Azerbaigian, un caso da Stati Uniti e un caso da Londra.

I drive-in lavorano a pieno regime per i rientri da Grecia, Spagna, Malta e Croazia. Arrivate al Numero Verde 800.118.800 oltre 5 mila chiamate. Il servizio è stato potenziato da parte dell’Ares 118.

Nella Asl Roma 1 sono dieci i casi nelle ultime 24h e tra questi sei sono casi di rientro: due da Corfù (Grecia), un caso da Ibiza, uno da Ucraina, uno da Londra e uno da Azerbaigian. Altri tre casi sono contatti del cluster della comitiva di rientro da una gita a Capri a luglio.

Nella Asl Roma 2 sono dieci i casi nelle ultime 24h e tra questi quattro casi sono un cluster di rientro dalla Romania avviato il contact tracing internazionale. Un caso di rientro da Ibiza, un caso di rientro da Malta e un caso di rientro da un viaggio scolastico in Grecia.

Nella Asl Roma 3 sono sette i casi nelle ultime 24h e tra questi cinque casi hanno un link con un caso già noto e isolato. Altri due casi sono un uomo di 32 anni contatto di un caso con cui ha effettuato un viaggio a Malta e un caso di un uomo di 29 anni di rientro da Croazia.

Nella Asl Roma 4 sono quattro i casi nelle ultime 24h e tra questi un caso di una ragazza di 18 anni di rientro dalla Croazia, due casi sono una donna di 30 anni e un uomo di 38 anni contatti di un caso noto e isolato a Civitavecchia.

Nella Asl Roma 5 sono tre i casi nelle ultime 24h e tra questi un caso di una donna di rientro da Malta avviato il contact tracing internazionale.

Nella Asl Roma 6 sono sei i casi nelle ultime 24h e tra questi un uomo di 27 anni di rientro da Malta, una donna con un link familiare ad un caso di rientro da Malta. Un caso di un uomo di 27 anni con un link ad un caso di rientro da Malta e un caso di un uomo di 73 anni individuato in fase di pre-ospedalizzazione. Infine per quanto riguarda le province si registrano cinque casi e zero decessi nelle ultime 24h.

Nella Asl di Latina sono due i casi e tra questi un caso di un ragazzo con un link familiare a casi di rientro dalla Romania. Un caso di un ragazzo di Gaeta con un link ad un caso già noto e isolato. Sono due i casi nella Asl di Frosinone e tra questi il caso di un bambino di 8 anni con link familiare a casi già noti e isolati. Un caso nella Asl di Viterbo e si tratta di un uomo di 30 anni di nazionalità USA, in corso il contact tracing internazionale.

A Ladispoli e Nettuno le amministrazioni comunali hanno disposto il divieto di accensione dei falò in spiaggia. Il Comune di Nettuno ha disposto il divieto di accesso e transito sull’arenile dalle ore 21 di oggi, e il contestuale divieto di balneazione dalle ore 19, fino alle 9,30 del 15 agosto. In regime ordinario resta consentita l’apertura delle attività di ristorazione. E’ inoltre severamente vietata l’accensione di falò e fuochi di ogni genere in spiaggia. 

“La prossima settimana si cercherà di condividere una scelta rigorosa con tutte le regioni”

Così il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia in un colloquio con La Stampa incentrato su una nuova possibile stretta sui locali della movida, discoteche (che – dice – non si sarebbero dovute riaprire) e stabilimenti balneari. Boccia è “convinto che dopo Ferragosto si arriverà alla chiusura in tutte le regioni”, ma non è escluso che si possa fare prima.  “Si è avuta molta più attenzione ad aprire le discoteche a giugno che ad altro. Questa per noi è una scelta non accettabile. Non abbiamo nulla contro le discoteche, ma se hai chiesto a un Paese di stare chiuso in casa, se hai chiuso le aziende, speso miliardi e miliardi per pagare la cassa integrazione alle persone per non lavorare, poi non puoi per pura propaganda, per rispondere a qualche lobby che ti sta vicina, riaprire le discoteche e infischiartene delle ricadute che avrà questa scelta”. Lo ha detto la ministra Teresa Bellanova a Lecce, presentando la lista di Italia Viva a sostegno del candidato presidente della Regione Puglia, Ivan Scalfarotto. 

Stretta dell’Emilia-Romagna sulle discoteche per evitare un rialzo dei contagi di Sars-Cov2. Una nuova ordinanza firmata dal presidente Stefano Bonaccini prevede di dimezzare la capienza per gli ingressi (sarà ridotta del 50%) e stabilisce l’obbligo di indossare sempre la mascherina. Disposta anche la eventuale chiusura immediata del locale non appena accertate le infrazioni. Il provvedimento è in vigore dalle 13 di domani, Ferragosto, e vale per quelle all’aperto ora in esercizio in regione. Quelle al chiuso infatti non hanno mai riaperto dopo il lockdown. La stessa cosa in Veneto. Nuova ordinanza della Regione del Veneto per contrastare il Coronavirus:prevede che il numero massimo di persone che possono entrare non sia superiore al 50% della capienza massima normalmente autorizzata. Include, inoltre, l’obbligo di indossare sempre la mascherina all’interno del locale, compreso durante il ballo, ammesso, va ricordato, solo in presenza di piste all’aperto. È prevista, poi, è la chiusura immediata del locale, senza alcun rimando ad ulteriori pratiche amministrative, se viene accertato dagli organi di vigilanza il mancato rispetto delle norme fissate dall’ordinanza.Nella Riviera romagnola invece spiagge ‘sold out’. E il must dell’estate 2020 sono le cene in riva al mare

Non ci stanno però i gestori delle discoteche. “Ancora una volta si colpisce un settore che viene identificato come un luogo in cui tutti mali della società convivono. Adesso ci è stato affibbiato il ruolo degli untori, ci è stato affibbiato anche quello. Prima drogavamo i ragazzi, li ubriacavamo, adesso li contagiamo nonostante non ci sia un solo caso di ragazzo o ragazza che si sia contagiato nei nostri locali”. Così il presidente del Silb-Sindacato Italiano Locali da Ballo Emilia-Romagna, Gianni Indino, commenta l’ordinanza con cui la Regione prevede di dimezzare la capienza per gli ingressi in discoteca e stabilisce l’obbligo di indossare sempre la mascherina.”Non siamo il capro espiatorio per niente e per nessuno. C’è qualcuno che ci porta come fossimo uno scalpo e ci dà in pasto all’opinione pubblica”.

La Calabria, d’intesa con il governo ha chiuso i locali da ieri. In Piemonte invece si balla. E’ quanto prevede l’ultimo decreto regionale, il n.85 del 10 agosto scorso, che richiama le Linee guida per la riapertura delle Attività Economiche, Produttive e Ricreative della Presidenza del Consiglio dei ministri. Al comma 33, il decreto regionale stabilisce che l’apertura di sale da ballo, discoteche e locali assimilati sia consentita “con attività di ballo svolte esclusivamente in spazi esterni”. Rafforzati i controlli in vista del Ferragosto.

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Politica

Roma, Virginia si ricandida ma resta col cerino in mano: fuggi fuggi di partiti e cittadini

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Virginia si ricandida alla guida del Campidoglio, fra gli applausi dei suoi sostenitori.  Al diavolo la regola del terzo mandato, o altre menate del genere, il popolo grillino capirà, e poi «dobbiamo andare avanti», dice fiera a rete unificate, «non ci stò ad apparecchiare la tavola per far mangiare quelli di prima». Potrebbe andare bene per il trailer di un film, comunque sia, la trovata le ha permesso di catalizzare su di sé l’attenzione, tanto da surclassare la notizia dei due bus Atac finiti arrostiti in pieno centro. Certo, se vogliamo essere pignoli, ma proprio se vogliamo, le reazioni non sono state così concilianti, anzi, ma del resto Oscar Wilde diceva, «non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli». E lei lo sa benissimo.

Dalla politica nazionale a quella capitolina arriva un secco “no”, unanime e trasversale. E i cittadini non sembrano essere da meno, considerati i messaggi disseminati sui social. Povera Virginia, rimasta sola e sconsolata, un tempo ti idolatravano, ora il vento pare tirare in senso avverso, e non si tratta del ponentino ma di una tromba d’aria. Neanche il «daje» lanciato dal Beppe nazionale in suo favore, pare funzionare. Chissà perché.

«A Virgì ma ‘ndo vai?», attacca su facebook il senatore di FI Maurizio Gasparri, «la fallita Raggi si ricandida sostenuta dai grillini sbugiardati e in caduta libera. Lei patetica non andrà al ballottaggio e Roma la boccerà severamente». «Oggi va in frantumi anche la regola dei due mandati del M5S», incalza Giorgia Meloni, «che da “movimento dei cittadini” diventa il partito dei nuovi politicanti. La ricandidatura di Virginia Raggi a sindaco però è un’ottima notizia: i romani potranno dire con il loro voto come giudicano il lavoro di questa amministrazione grillina. Finalmente…». «Non vediamo l’ora di sgomberare anche la Raggi dal Campidoglio», chiosa infine Matteo Salvini.

Il Pd prende le dovute distanze: «Nulla di personale ma noi diamo un altro giudizio. Roma merita di più e qualcosa di molto diverso da questi anni. Per questo il Pd lavora per costruire un progetto alternativo”. Parola del vicesegretario Andrea Orlando. E Italia Viva fa altrettanto, prima ci pensa il Presidente Ettore Rosato, «Italia Viva sarà da un’altra parte, questa città ha bisogno di autorevolezza, visione, efficienza e trasparenza, tutto quello che non si è visto negli ultimi anni». Seguito dal twitter del deputato Luciano Nobili: «La Raggi si ricandida dopo 5 anni di disastri con la Capitale che sprofonda tra degrado, scandali, rifiuti, dopo aver fallito sotto ogni punto di vista? Bene così: sarà giudicata dai cittadini. Contro i populisti che hanno distrutto Roma, a costruire l’alleanza dei riformisti romani che vogliono restituirle l’orgoglio che merita, per farla rialzare e darle la scossa che serve per ripartire».

Per Marco Cacciatore, consigliere della Regione Lazio uscito dal MoVimento nelle settimane passate, «il problema della candidatura di Virginia Raggi a sindaco di Roma non è tanto il secondo mandato o la ‘maturazione’ del M5S (che rappresenta, mi pare, piuttosto uno snaturamento). Una ricandidatura si poteva anche sostenere, se da parte di questa amministrazione fossero arrivati risultati concreti. Rispetto al programma con cui Virginia Raggi si è presentata agli elettori, questi anni in Campidoglio sono stati un fallimento. Non solo non sono riusciti a portare a termine gli obiettivi, ma in molti casi – su tutti i rifiuti – non ci hanno neanche provato e non hanno mai dato ascolto né alla base né, ancor più grave, ai loro stessi Municipi. Chi la sostiene lo fa per ambizione personale o per equilibrio interno, che nulla ha a che fare con i problemi dei territori che si dovevano risolvere».

Dall’Assemblea Capitolina il capogruppo del Pd Giulio Pelonzi ribadisce che «noi non appoggeremo mai la Raggi, e anche a una richiesta di dialogo chiudiamo la porta in faccia. Avendo un giudizio così negativo sull’amministrazione Raggi auspichiamo», prosegue, «per la città, che lei non si ricandidi. Ma non vogliamo entrare nelle loro dinamiche: i 5 stelle sono in continuo litigio, con la conseguenza di bloccare l’attività istituzionale, come per la delibera sull’OSP, che stenta a uscire per loro litigi, danneggiando i commercianti». Chiaro il concetto. «Ma sì, Virgì, ricandidati», è l’ironico commento della consigliera Svetlana Celli, capogruppo della Lista Romatornaroma, «che tanto finora è andato tutto bene».

«Ai Romani interessa poco se la Raggi si ricandida, è solo l’ennesima dimostrazione che le regole e la morale dei 5 stelle lasciano il tempo che trovano esattamente come la gestione della città da parte della sindaca che vuole affrontare il suo terzo mandato a dispetto di tutto e tutti», afferma Davide Bordoni, consigliere capitolino della Lega-Salvini. «Non serve neanche spiegare perché cambiare le regole del gioco, Roma ne ha viste abbastanza e i cittadini, ora, vogliono una storia diversa da un finale già scritto dal suo personale cerchio magico e dalla banda di Grillo pronti a condannare gli altri per un nonnulla ma sempre primi giustificare sé stessi. Se ne dovranno andare tutti per come hanno ridotto la Capitale. Noi continueremo quel lavoro di ascolto e di presenza sul territorio che farà vincere le elezioni alla Lega e al centrodestra a Roma».

Con i cittadini la musica cambia?

Macché, al netto dei fedelissimi e della base, che comunque non nasconde un certo malumore, la disapprovazione corre sul web, è un tan-tan continuo, dal «lassa perde» a «stiamo su scherzi a parte». Locandine, caricature e battute al vetriolo, ogni modo appare possibile per avversare la scelta della Raggi. Il gruppo facebook “Roma ai tempi di Virgì” è fonte infinita: «Grillo ha fatto un film dal titolo che lo descrive perfettamente: scemo di guerra», scrive Marco. «Nella fogna vacci te», aggiunge Renato, riferendosi al sonetto poco edificante del capo spirituale del M5S, meglio non commentare. «La Raggi è la più grande calamità che sia capitata a Roma», e ancora, «Daje che ve ne annate». E così via.

Qui come negli altri gruppi la solfa è la stessa, e c’è poco da meravigliarsi, forse sarebbe meglio interrogarsi sui motivi.

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Salute

Russia, registrato oggi il vaccino anti Covid-19: somministrato alla figlia di Putin. Sta bene e ha sviluppato anticorpi

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Il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato che Mosca ha registrato il primo vaccino contro il Covid-19, sviluppato dall’istituto Gamaleya. “Stamattina per la prima volta al mondo un vaccino contro la nuova infezione da coronavirus è stato registrato”, ha affermato Putin. La fase 3 dei test clinici è iniziata la settimana scorsa.

Putin ha dichiarato che anche a una delle sue figlie è stato somministrato il vaccino sperimentale russo contro il Covid-19 e sta bene. Lo riporta la Tass. Secondo il presidente russo, sua figlia, dopo la prima dose ha avuto la febbre a 38, che il giorno dopo è scesa poco sopra i 37 gradi. “Poi, dopo la seconda dose, ha avuto di nuovo una leggera febbre, e dopo tutto tutto era a posto, si sente bene e ha un alto numero di anticorpi”.

Il vaccino russo per il coronavirus, registrato oggi in Russia, è stato chiamato “Sputnik V” per analogia con il lancio del primo satellite artificiale terrestre nel 1957. Lo riporta il sito ufficiale del vaccino. “Lo Sputnik-1 ha intensificato la ricerca spaziale in tutto il mondo. Il nuovo vaccino russo contro il COVID-19 ha creato un ‘momento Sputnik’ per la comunità mondiale. Dunque il vaccino è stato chiamato Sputnik V”, spiega il sito. Che si può consultare in russo, inglese, cinese, arabo, spagnolo, portoghese e francese.

Il presidente russo Vladimir Putin ha detto che la vaccinazione deve essere effettuata “a condizioni assolutamente volontarie” in modo che tutti coloro che lo desiderano possano “sfruttare le conquiste degli scienziati russi”. Lo riporta la Tass. Putin si aspetta poi che la Russia inizi la produzione di massa del vaccino contro il coronavirus “nel prossimo futuro”. “So che altre istituti stanno lavorando su vaccini simili in Russia. Auguro successo a tutti gli specialisti. Dovremmo essere grati a coloro che hanno fatto questo primo passo estremamente importante per il nostro Paese e per il mondo intero”, ha concluso Putin.

La Russia ha ricevuto richieste per la produzione di 1 miliardo di dosi del vaccino COVID-19 prodotto dal Centro federale di ricerca per l’epidemiologia e la microbiologia N. F. Gamaleya da 20 stati. Lo ha detto il capo del Fondo russo per gli investimenti diretti (RDFI) Kirill Dmitriev durante una conferenza online. “Vediamo un grande interesse all’estero per il vaccino russo. Abbiamo ricevuto richieste preliminari per l’acquisto di oltre 1 miliardo di dosi di vaccino da 20 Stati.

Il vaccino contro il coronavirus sviluppato dalla Russia dovrà essere sottoposto a “rigorosi esami e valutazioni di tutti i dati richiesti sulla sicurezza e l’efficacia” prima di ottenere l’approvazione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms): lo ha detto oggi a Ginevra durante una conferenza stampa online il portavoce dell’Oms, Tarik Jasarevic.

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