Connect with us

Cronaca

L’Italia riapra i teatri: il maestro Riccado Muti lancia l’appello al governo

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 3 minuti
image_pdfimage_print

Niente sarà più come prima dopo la pandemia Covid, nemmeno la musica, per forza di cose toccata dal dolore, dal “cambiamento che ha investito ognuno di noi”. Da quasi un anno fisicamente lontano dai suoi orchestrali, i professori della Chicago Symphony Orchestra, il maestro Riccardo Muti ne è profondamente convinto.

“Non vedo l’ora di rientrare in quella sala da concerto, di ricominciare a studiare con loro”, spiega, “ma è chiaro che sarà tutto nuovo, non potrà essere come riprendere un qualcosa che si è appena lasciato. Quello che faremo avrà caratteristiche nuove, perché tutti noi siamo cambiati, è inutile negarlo. E anche il dolore e le trasformazioni si riversano sulla musica, le esecuzioni saranno diverse, con una luce nuova, forse più dolorosa, drammatica”. L’occasione è una lunga intervista in streaming condotta su Repubblica.it dal direttore Maurizio Molinari per la seconda giornata dell’evento l’Anno che verrà.

Si parla del futuro che ci aspetta, della luce in fondo al tunnel dell’incubo Coronavirus, della speranza, che anche il grande maestro, appassionato di Verdi, sente dalla sua. Muti, che in agosto ha diretto la IX di Beethoven a Salisburgo, sarà presto di nuovo sul podio, chiamato per la sesta volta a Vienna a dirigere il Concerto di Capodanno. Una certezza nell’incertezza, “perché posso dirvi che si farà, ma non so ancora come”, scuote la testa rassegnato. “Non so se potremo contare sulla presenza del pubblico oppure no, credo dipenderà dall’andamento dei contagi nei prossimi giorni”. E pazienza se suonare Strauss, senza poter contare sulle reazioni del pubblico “è quasi perverso”, “io spero fino all’ultimo che il pubblico, anche ridotto, ci sia”. Perché una delle cose che fanno paura al maestro, in questi mesi, “è che il pubblico possa essersi abituato a fare a meno dei teatri, dei concerti dal vivo”. Tant’è, in fondo non sembra crederci neppure lui. Che invece si appassiona fino a diventare un fiume in piena, quando gli si chiede un parere sullo stato dei nostri teatri d’opera. E il suo è un grido d’allarme e insieme un appello accorato, al governo, alla classe politica, al pubblico: “In Italia ci sono regioni intere prive di teatri, tanti conservatori che diplomano giovani molto bravi, ma poche orchestre, mentre altrove non è così, in Germania costruiscono teatri, in Asia la sola città di Seul conta 18 orchestre”. Un venir meno della cultura nel Paese che delle arti e della musica, in particolare, è stato la culla e per tanto tempo un punto di riferimento. “Siamo il Paese che ha dato il nome alle note, che ha inventato il teatro in musica, che ha costruito gli strumenti più straordinari”, incalza Muti. Eppure mentre all’est del mondo la Cina, la Corea, il Giappone, Taiwan “hanno capito l’importanza della musica nella formazione della società”, in Italia si chiudono i teatri “di cui pure i nostri antenati hanno cosparso la penisola”. Teatri, incalza il grande direttore, “che devono essere riaperti e affidati ai giovani”, con l’aiuto “degli enti locali, degli imprenditori, delle persone abbienti”. Perché non è di eventi che l’Italia ha bisogno, “ma delle idee, della linfa nuova che viene dai giovani, di tante diverse rappresentazioni che convincano il pubblico a seguire, a partecipare”.

Lui che ha diretto per tanti anni il Maggio fiorentino, La Scala di Milano, l’Opera di Roma sottolinea ora che non serve avere pochi grandi teatri “come cattedrali nel deserto”, è di un tessuto di piccoli teatri e di orchestre che l’Italia e gli italiani hanno bisogno per assicurarsi un degno futuro. Siamo “un Paese straordinario che ha abdicato al suo compito di guida in Europa”, insiste, un Paese dove i musicisti e i cantanti non sono abbastanza considerati, dove per i giovani “sempre più bravi” che escono dai tanti conservatori, “non c’è futuro se non la disoccupazione”. E dove la musica non si insegna nelle scuole e anzi negli anni si sono chiuse le orchestre della Rai, “un crimine”, denuncia Muti, che torna a rivolgersi alla politica: “Sono cose che i nostri governanti dovrebbero sentire come fondamentali e urgenti”. Lui si appassiona e si scusa: “Non voglio fare la Cassandra, ma la situazione è grave. Se mi appassiono è perché sono cose che ripeto da tanto. E prima di morire vorrei vedere che qualche cosa si muove”.

Continua a leggere
Commenta l'articolo

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Cronaca

Farmaci contro il Covid: i Nas oscurano 30 siti

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura < 1 minuto
image_pdfimage_print

Trenta siti, collocati su server esteri, sono stati oscurati dal Comando Carabinieri per la Tutela della Salute perché venivano pubblicizzati o offerti in vendita, anche in lingua italiana, vari farmaci contro il covid 19.


    Tra i farmaci venduti anche l’ivermectina, antiparassitario utilizzato in campo veterinario per cui l’Ema, nel marzo 2021, ha raccomandato di non utilizzare il principio attivo per la prevenzione o il trattamento del covid.


    Con l’operazione di oggi, salgono a 313 i provvedimenti sinora eseguiti nel 2021 dai Nas, 274 dei quali correlati all’emergenza Covid-19. 

Continua a leggere

Cronaca

Prato, ruba i soldi alla parrocchia e organizza festini con la droga: don Spagnesi andrà in comunità terapeutica

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura < 1 minuto
image_pdfimage_print

Il tribunale di Prato ha accordato il patteggiamento a don Francesco Spagnesi, il prete arrestato per i festini con la droga e per aver sottratto denaro alla sua parrocchia oltre che per aver truffato i fedeli.

Don Spagnesi ha patteggiato 3 anni e 8 mesi.

Tenendo conto del parere favorevole delle parti il gip ha accolto il patteggiamento nell’udienza di oggi. Per il prete cade l’accusa di tentate lesioni gravi, ipotizzata sulla possibilità che abbia taciuto malattie sessualmente trasmissibili ai partner. Restano le accuse di spaccio e traffico di droga e di appropriazione indebita del denaro delle offerte. Ha patteggiato anche il compagno di don Spagnesi, con 3 anni e 2 mesi: l’accusa per lui è di traffico e spaccio di droga in concorso: insieme al sacerdote secondo l’accusa acquistava la Gbl, la cosiddetta droga dello stupro.
    Don Francesco Spagnesi, secondo quanto emerge, verosimilmente sconterà la pena ai servizi sociali e con permanenza in una comunità terapeutica per curare la sua tossicodipendenza.
    Previsto anche un processo canonico per stabilire il suo percorso all’interno della Chiesa. La Diocesi di Prato lo ha rimosso dalla parrocchia e sospeso dalle funzioni di sacerdote.

Continua a leggere

Cronaca

Vercelli, arrestato funzionario dell’agenzia delle Entrate: voleva estorcere 300 mila euro alla famiglia di un imprenditore defunto

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 2 minuti
image_pdfimage_print

Nel pomeriggio di ieri a Vercelli, i Carabinieri del Comando Provinciale di Milano e di Vercelli hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare degli arresti domiciliari, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Torino su richiesta di quella Procura della Repubblicanei confronti di un funzionario dell’Agenzia delle Entrate di Vercelli, responsabile di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico e di tentata estorsione ai danni della nota famiglia di imprenditori LORO PIANA.

La complessa attività investigativa, condotta dai militari del Nucleo Investigativo di Milano, nasce a seguito della denuncia presentata dalla moglie del defunto imprenditore dott. Sergio LORO PIANA, dopo aver ricevuto una lettera anonima con richiesta estorsiva.

L’anonimo aveva richiesto il pagamento di 300mila euro, in 800 sterline d’oro, da consegnare secondo precise modalità nei pressi di un cavalcavia lungo la strada provinciale Vigevanese, dietro la minaccia di divulgare informazioni riservate relative ad una vertenza pendente tra la ditta LORO PIANA S.p.A. e l’Agenzia delle Entrate di Vercelli.

Le complesse indagini, coordinate in un primo momento dalla Procura della Repubblica di Vercelli e successivamente per competenza da quella di Torino, hanno consentito di risalire all’autore della missiva anonima ed indentificarlo nel funzionario dell’Agenzia delle Entrate destinatario della misura coercitiva. I militari, con una minuziosa ed analitica ricostruzione dei fatti, sono riusciti inoltre a dimostrare che l’indagato:

–       era presente nei luoghi indicati per la consegna del denaro attraverso il monitoraggio diretto del sito, l’analisi dei tabulati telefonici e delle videocamere di sorveglianza di diversi comuni della provincia;

–       aveva scannerizzato alcune informazioni contenute nel fascicolo riguardante la citata vertenza fiscale, riportandole nella lettera minatoria;

–       aveva effettuato diverse interrogazioni nella banca dati “SERPICO” dell’Agenzia delle Entrate, senza alcun incarico formale, sul conto dell’azienda LORO PIANA S.p.A. e LORO PIANA SERGIO;

–       aveva svolto ricerche in internet sulle citate monete auree inglesi;

–       aveva stilato ed archiviato nel PC della sua postazione di lavoro alcuni files relativi ad una “classifica” degli imprenditori più facoltosi della provincia di Vercelli, tra cui proprio la moglie ed i familiari del defunto imprenditore.

Continua a leggere

I più letti