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Cronaca

L’Italia riapra i teatri: il maestro Riccado Muti lancia l’appello al governo

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Niente sarà più come prima dopo la pandemia Covid, nemmeno la musica, per forza di cose toccata dal dolore, dal “cambiamento che ha investito ognuno di noi”. Da quasi un anno fisicamente lontano dai suoi orchestrali, i professori della Chicago Symphony Orchestra, il maestro Riccardo Muti ne è profondamente convinto.

“Non vedo l’ora di rientrare in quella sala da concerto, di ricominciare a studiare con loro”, spiega, “ma è chiaro che sarà tutto nuovo, non potrà essere come riprendere un qualcosa che si è appena lasciato. Quello che faremo avrà caratteristiche nuove, perché tutti noi siamo cambiati, è inutile negarlo. E anche il dolore e le trasformazioni si riversano sulla musica, le esecuzioni saranno diverse, con una luce nuova, forse più dolorosa, drammatica”. L’occasione è una lunga intervista in streaming condotta su Repubblica.it dal direttore Maurizio Molinari per la seconda giornata dell’evento l’Anno che verrà.

Si parla del futuro che ci aspetta, della luce in fondo al tunnel dell’incubo Coronavirus, della speranza, che anche il grande maestro, appassionato di Verdi, sente dalla sua. Muti, che in agosto ha diretto la IX di Beethoven a Salisburgo, sarà presto di nuovo sul podio, chiamato per la sesta volta a Vienna a dirigere il Concerto di Capodanno. Una certezza nell’incertezza, “perché posso dirvi che si farà, ma non so ancora come”, scuote la testa rassegnato. “Non so se potremo contare sulla presenza del pubblico oppure no, credo dipenderà dall’andamento dei contagi nei prossimi giorni”. E pazienza se suonare Strauss, senza poter contare sulle reazioni del pubblico “è quasi perverso”, “io spero fino all’ultimo che il pubblico, anche ridotto, ci sia”. Perché una delle cose che fanno paura al maestro, in questi mesi, “è che il pubblico possa essersi abituato a fare a meno dei teatri, dei concerti dal vivo”. Tant’è, in fondo non sembra crederci neppure lui. Che invece si appassiona fino a diventare un fiume in piena, quando gli si chiede un parere sullo stato dei nostri teatri d’opera. E il suo è un grido d’allarme e insieme un appello accorato, al governo, alla classe politica, al pubblico: “In Italia ci sono regioni intere prive di teatri, tanti conservatori che diplomano giovani molto bravi, ma poche orchestre, mentre altrove non è così, in Germania costruiscono teatri, in Asia la sola città di Seul conta 18 orchestre”. Un venir meno della cultura nel Paese che delle arti e della musica, in particolare, è stato la culla e per tanto tempo un punto di riferimento. “Siamo il Paese che ha dato il nome alle note, che ha inventato il teatro in musica, che ha costruito gli strumenti più straordinari”, incalza Muti. Eppure mentre all’est del mondo la Cina, la Corea, il Giappone, Taiwan “hanno capito l’importanza della musica nella formazione della società”, in Italia si chiudono i teatri “di cui pure i nostri antenati hanno cosparso la penisola”. Teatri, incalza il grande direttore, “che devono essere riaperti e affidati ai giovani”, con l’aiuto “degli enti locali, degli imprenditori, delle persone abbienti”. Perché non è di eventi che l’Italia ha bisogno, “ma delle idee, della linfa nuova che viene dai giovani, di tante diverse rappresentazioni che convincano il pubblico a seguire, a partecipare”.

Lui che ha diretto per tanti anni il Maggio fiorentino, La Scala di Milano, l’Opera di Roma sottolinea ora che non serve avere pochi grandi teatri “come cattedrali nel deserto”, è di un tessuto di piccoli teatri e di orchestre che l’Italia e gli italiani hanno bisogno per assicurarsi un degno futuro. Siamo “un Paese straordinario che ha abdicato al suo compito di guida in Europa”, insiste, un Paese dove i musicisti e i cantanti non sono abbastanza considerati, dove per i giovani “sempre più bravi” che escono dai tanti conservatori, “non c’è futuro se non la disoccupazione”. E dove la musica non si insegna nelle scuole e anzi negli anni si sono chiuse le orchestre della Rai, “un crimine”, denuncia Muti, che torna a rivolgersi alla politica: “Sono cose che i nostri governanti dovrebbero sentire come fondamentali e urgenti”. Lui si appassiona e si scusa: “Non voglio fare la Cassandra, ma la situazione è grave. Se mi appassiono è perché sono cose che ripeto da tanto. E prima di morire vorrei vedere che qualche cosa si muove”.

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Naufragio sulle coste tunisine: 50 migranti dispersi

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Un altro naufragio si sarebbe verificato nel Mediterraneo, con almeno 50 migranti che sarebbero dispersi. E’ quanto afferma il portavoce dell’Organizzazione mondiale delle migrazioni Flavio Di Giacomo in un tweet, sottolineando che il barcone era partito domenica da Zwara, in Libia.

Secondo l’Oim sarebbero invece 33 le persone sopravvissute, tutte originarie del Bangladesh.

A bordo del barcone, secondo una prima ricostruzione, ci sarebbero state circa una novantina di persone ma al momento non è chiaro se fossero tutte del Bangladesh o vi fossero anche migranti di altre nazionalità. I soccorsi sono stati effettuati dalle autorità tunisine che già ieri avevano salvato 113 migranti al largo dell’isola di Djerba provenienti da Bangladesh, Sudan, Eritrea ed Egitto: anche loro erano partiti domenica da Zwara. 

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Monterotondo, ‘tour’ della legalità: Capitano Ultimo incontra i ragazzi dell’istituto Peano

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L’uomo che arrestò il capomafia Totò Riina protagonista di una nuova tappa del ‘tour’ della legalità che la coop sociale ‘La Lanterna di Diogene’ sta portando nelle scuole nell’ambito del progetto ‘L’Atelier Koine’

Chiaro, diretto, mai banale. Capitano Ultimo è stato il protagonista di una nuova tappa del ‘tour’ della legalità che la coop sociale ‘La Lanterna di Diogene’ sta portando nelle scuole nell’ambito del progetto ‘L’Atelier Koine’. 

Ospite dell’istituto Peano di Monterotondo insieme al sindaco Riccardo Varone, come da sua abitudine, il colonnello dei Ros che arrestò Toto Riina non si è nascosto alle domande dei ragazzi mostrando il lato intimo di chi, prima che servitore dello Stato è un uomo. 

“Iniziative come queste – ha esordito il Capitano – sono importantissime. I giovani sono il nostro esercito, sono la nostra ultima barriera contro chi vuole distruggere la nostra comunità. Sono coloro ai quali noi dobbiamo rendere conto di ciò che abbiamo fatto, di quello che facciamo e di ciò che faremo affinché loro possano portare avanti un percorso di legalità e di civiltà che è costato la vita di molte persone. E ringrazio davvero di cuore Caterina Simei, presidente della Lanterna di Diogene e il dirigente scolastico Roberta Moncado per avermi dato l’opportunità di potermi confrontare con loro. Sono come sempre emozionato”. 

Comunità. Capitano Ultimo batte spesso su questo concetto. E lo fa rivolgendosi ai ragazzi: “Io ho avuto la fortuna di crescere in piccole comunità in cui ognuno aiutava l’altro. Chi aveva di più donava a chi aveva meno. Questo è lo Stato. Questa è la forza di uno Stato che combatte contro il dominio di chi invece pensa solo a se stesso e al proprio arricchimento. Dobbiamo pensare come comunità. Condividere ciò che abbiamo. Praticare concetti come uguaglianza, fratellanza. Valori per i quali tante persone hanno sacrificato la propria esistenza. Solo così potremo sdradicare l’illegalità e il malaffare. Io sono un privilegiato – spiega -. Sono stato cresciuto da persone che mi hanno insegnato cosa sono queste parole nel concreto. Da chi affrontava un sacrificio che non pagava in maniera consapevole. Io invito voi a fare lo stesso. A donare tutto quello che ha nel cuore senza per questo pretendere o voler ricevere qualcosa in cambio. Questo ci rende grandi nella vita. Non altro”. 

Nel suo lungo intervento, in cui risponde alle moltissime domande, il Colonnello saluta con una esortazione: “Fate sentire importanti le vostre famiglie e i vostri insegnanti. Non date per scontato quello che avete”.

Tanti anche gli interventi illustri. Il sindaco di Monterotondo Riccardo Varone oltre a ringraziare la Lanterna di Diogenene l’istituto Peano ha sottolineato come sia importante “dare un segnale su un tema come quello della legalità e del rispetto delle istituzioni alle nuove generazioni attraverso i racconti di un uomo che ha sempre portato avanti valori che ognuno di noi dovrebbe applicare quotidianamente nella propria vita e nei rapporti con gli altri”. Il dirigente scolastico del Peano ha invece posto l’attenzione su come “i ragazzi abbiano bisogno di personalità come Capitano Ultimo, con un fortissimo senso di giustizia e legalità” e sul fatto che “bullismo e prepotenze sono atteggiamenti anch’essi mafiosi e che la mafia si combatte iniziando da qui, non attuando comportamenti del genere”. Infine la presidente della Lanterna di Diogene, Caterina Simei che ha voluto porre l’accento “su quanto fa il Colonnello ogni giorno per gli ultimi”. 

L’incontro con Capitano Ultimo fa parte di una serie di appuntamenti con i ragazzi delle scuole secondarie di primo e secondo grado di Lazio, Sicilia e Calabria dal titolo “La Mafia uccide, il silenzio pure” inserito nel progetto “L’Atelier Koinè” selezionato da impresa sociale “Con i bambini” nell’ambito del Fondo a contrasto della povertà educativa minorile.

‘La mafia uccide, il silenzio pure’ vuole per porre l’attenzione sui drammatici eventi legati alle stragi di mafia e invitare gli studenti a riflettere, con l’aiuto di ospiti, sul valore della legalità. Hanno portato la loro testimonianza Salvo Vitale l’11 maggio, Salvatore Borsellino, il 12 maggio. Prossimi appuntamenti il 24 maggio ancora Capitano Ultimo e Franco Lannino fotoreporter delle stragi di mafia. Il progetto “L’ Atelier Koinè” si propone di tenere acceso un faro che ogni anno si illuminerà su fatti e personaggi accaduti che sono storia, ma anche quotidiano.

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Milano, una nuova ambulanza per Croce Verde Sempione

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MILANO – La Croce Verde Sempione può contare da oggi su una nuova ambulanza. A donarla è stata Vorwerk Italia, storica azienda che distribuisce con la vendita a domicilio i prodotti Bimby® e Folletto: la consegna del mezzo è avvenuta martedì 18 maggio nella sede Vorwerk di via Ludovico Di Breme. La nuova ambulanza sarà subito operativa nel quartier generale di Croce Verde Sempione in via Santorre di Santarosa per rispondere alle esigenze dell’associazione.

«In questo momento la salute è un tema fondamentale – commenta Jorge Lasheras, direttore generale di Vorwerk Italia –. La nostra azienda è molto legata a Milano e al quartiere in cui operiamo, e Croce Verde Sempione è un’associazione sempre in prima linea, molto attiva e presente sul territorio milanese con numerose attività. Crediamo moltissimo nella presenza sul campo e nel lavoro di squadra, due valori che fanno parte del nostro DNA. Abbiamo risposto alla loro richiesta di aiuto e abbiamo contribuito all’acquisto e all’allestimento di una nuova ambulanza, cogliendo l’opportunità di aiutare tutta la comunità».

Il gesto di solidarietà di Vorwerk Italia si inserisce inoltre in una più ampia collaborazione con Croce Verde Sempione per formare i dipendenti al primo soccorso e avvicinarli alle attività dell’associazione, che è sempre in cerca di volontari. «La collaborazione tra Vorwerk Italia e Croce Verde Sempione proseguirà in futuro con varie iniziative in azienda – commenta Dario Zangrandi, CFO dell’azienda –. Crediamo infatti che la salute debba essere sempre in primo piano, non solo in momenti di emergenza. Oltre alla formazione al primo soccorso, stiamo progettando altri corsi e webinar con l’obiettivo di far conoscere a tutte le nostre persone la realtà di Croce Verde Sempione e le testimonianze dei volontari soccorritori. Più persone si avvicinano al volontariato in ambulanza e più la salute di tutti risulta tutelata e protetta».

«Per un’associazione come la nostra è prezioso poter contare su importanti aziende, come Vorwerk Italia, sia per ricevere sostegno diretto, sia per avviare progetti di collaborazione incentrati sulla salute – conclude Mauro Catacchio, vicepresidente di Croce Verde Sempione. Non solo i nostri istruttori sono a disposizione delle aziende per la formazione obbligatoria del personale, ma dove ci sono ascolto e disponibilità riusciamo anche a mettere in piedi progetti, come quelli realizzati con Vorwerk Italia, che arricchiscono i partecipanti e hanno ricadute dirette e positive sulla comunità».

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