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Cronaca

LIVORNO, "MADRE RUSSIA": SCOPERTA MAXI FRODE FISCALE

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Funzioni di società "schermo" nei confronti del fisco italiano, al fine di celare la reale proprietà di "Villa P."

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Accertata la "esterovestizione" della "L. D. Srl", società formalmente con sede nel Principato di Monaco, la quale ha operato in Italia, per conto di noti marchi di alta moda nazionali, come agente di commercio e, marginalmente, di grossista, a favore del mercato russo ed est europeo in genere, omettendo ogni dichiarazione fiscale, in virtù del suo fittizio stato di società estera, non dichiarando ricavi pari a circa € 18.650.000 (a fronte di costi sostenuti per oltre 4 milioni) con una evasione di imposte sui redditi di €. 3.645.000.

Redazione

Livorno – A conclusione di lunghe indagini coordinate dalla locale Procura della Repubblica, i Finanzieri del Comando Provinciale di Livorno hanno dato esecuzione ad un provvedimento giudiziario emesso dal Tribunale di Livorno, con il quale è stato disposto il sequestro preventivo "per equivalente" di Villa P., nella misura del 50%.
Le indagini, coordinate dal Sost. Proc. Dr. Luca Masini, sono state condotte dal dipendente Nucleo di Polizia Tributaria in sinergia con l'Ufficio Antifrode della Direzione Regionale delle Entrate di Firenze, ricollegandosi anche a pregresse attività di verifica svolte dagli Uffici Finanziari.
L'inchiesta è partita oltre un anno fa, con l'esecuzione di perquisizioni presso la predetta Villa e nella città di Milano, e ha consentito di accertare la "esterovestizione" della "L. D. Srl", società formalmente con sede nel Principato di Monaco, la quale ha operato in Italia, per conto di noti marchi di alta moda nazionali, come agente di commercio e, marginalmente, di grossista, a favore del mercato russo ed est europeo in genere, omettendo ogni dichiarazione fiscale, in virtù del suo fittizio stato di società estera, non dichiarando ricavi pari a circa € 18.650.000 (a fronte di costi sostenuti per oltre 4 milioni) con una evasione di imposte sui redditi di €. 3.645.000.
In relazione all'evasione attuata sono indagati "C.B." in qualità di formale amministratore della società esterovestita e "G.L." in qualità di amministratore di fatto. Entrambi hanno gestito la "L. D. Srl", tra il 2006 e il 2014, senza versare alcuna imposta sui redditi per l'attività svolta.
Si è appurato, in particolare, che i rapporti intrattenuti sia con le imprese titolari dei marchi di moda italiani che con gli acquirenti dei capi di vestiario, prevalentemente commercianti dell'Est Europa ed in particolare della Federazione Russa, erano stati tutti posti in essere nel territorio nazionale, presso le sedi delle società fornitrici e presso gli show-room messi a disposizione della società esterovestita dalle stesse case di moda, dislocati prevalentemente nella città di Milano.
La società "L. D. Srl" era di fatto una società italiana con la sede dell'amministrazione e l'oggetto principale dell'attività sul territorio nazionale e si era, conseguentemente, sottratta agli obblighi fiscali vigenti in Italia.
L'indagato "G.L.", dimorante ufficialmente a Livorno, presso la menzionata "Villa P.", nella quale è risultato di fatto domiciliato anche il coindagato "C.B.", è stato individuato quale amministratore di fatto della società esterovestita, pur non figurando in essa nemmeno come dipendente.
Al fine di ricercare beni atti a garantire il pagamento delle imposte evase, delle sanzioni e degli interessi dovuti, pari a ben €. 8.321.000, sono state inoltre svolte complesse indagini patrimoniali, in esito alle quali si è acclarato che "Villa P.", ancorché formalmente di proprietà di una società immobiliare avente sede anch'essa nel Principato di Monaco, la "P. C. Sarl", ubicata presso lo stesso indirizzo della "L. D. Sarl", era a sua volta "esterovestita" poiché, di fatto, riconducibile agli indagati.
In particolare, le investigazioni hanno consentito di accertare che le trattative finalizzate all'acquisto, da parte degli indagati, del complesso immobiliare, sono intercorse tra la parte venditrice e "G.L.", con il versamento di una cospicua caparra.
Successivamente, all'atto dell'acquisto, avvenuto nel 2006, è subentrata la "P. C. Sarl", all'epoca dei fatti amministrata dal coindagato "C.B"..
Quest'ultima società ha quindi svolto a favore degli indagati, di fatto, funzioni di società "schermo" nei confronti del fisco italiano, al fine di celare la reale proprietà di "Villa P.". In merito, il Tribunale di Livorno addiveniva all'adozione del provvedimento di sequestro dopo un articolato iter giudiziario, avviato nell'agosto 2013, con la richiesta di sequestro avanzata dal P.M. titolare delle indagini al GIP di Livorno, e conclusosi, dopo ulteriori passaggi che hanno interessato anche la Corte di Cassazione, con l'ordinanza del Tribunale di Livorno con la quale, in data 30 maggio u.s., è stato disposto il sequestro preventivo "per equivalente" di un patrimonio, pari alla metà di "Villa P.", in ragione del fatto che la società monegasca formalmente proprietaria del complesso immobiliare è posseduta da uno degli indagati proprio in tale misura.

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Censura a Fanpage per inchiesta Durigon, Stampa Romana: “Precedente gravissimo e inaccettabile”

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“La decisione del gip del tribunale di Roma di oscurare il video dell’inchiesta di Fanpage su Claudio Durigon e i 49 milioni di euro di evasione della Lega è incredibile e pone a rischio la libertà di stampa e il diritto dei cittadini di essere informati. – Fanno sapere attraverso una nota dall’associazione Stampa Romana – È incredibile – prosegue la nota – perché la stampa nelle sue varie forme e articolazioni non può essere sottoposta a censura e autorizzazioni salvo casi specifici per nulla rilevanti in questo caso. Se Durigon ritiene di essere stato diffamato ha modo di andare in giudizio per tutelare la sua onorabilità ma certamente non ottenendo la rimozione di una inchiesta. I cittadini hanno diritto di essere informati perché dalle corrette informazioni ne deriva la sostanza stessa di un paese democratico. Esprimiamo piena solidarietà e vicinanza alla direzione agli autori dell’inchiesta e alla redazione di Fanpage.”

La redazione tutta de L’Osservatore d’Italia esprime la massima solidarietà nei confronti di Fanpage.

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Rieti, in manette i Bonnie e Clyde dell’Italia centrale

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La coppia, che era solita spostarsi a piedi, in bicicletta ed in treno, rendendo così molto difficoltoso il loro pedinamento

RIETI – Arrestati e portati in carcere una coppia di ladri responsabile di numerosi furti aggravati perpetrati nel centro Italia. A mettere le manette ai polsi ai due malviventi gli Agenti della Polizia di Stato che hanno eseguito le ordinanze di custodia in carcere emesse dal Tribunale di Rieti.

Si tratta di I.D., del 1980 e della sua compagna. L.D., anch’essa del 1980, entrambi pregiudicati

L’indagine è partita nel mese di giugno quando, ignoti, erano penetrati all’interno di un negozio di materiali edili reatino ed avevano asportato denaro in contanti ed alcuni utensili di marca per oltre tremila euro di valore.

In quella circostanza, gli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Rieti, esaminando le immagini della videosorveglianza ed ascoltando le testimonianze di alcuni passanti avevano ricostruito la vicenda, individuando gli autori del furto ed identificandoli per il reatino I.D., di 41 anni, già conosciuto dalle Forze dell’ordine per aver commesso numerosi reati contro il patrimonio ed in materia di stupefacenti e per la sua compagna coetanea L.D., residente a Spoleto.

Durante l’attività di indagine, gli Agenti della Polizia di Stato hanno ricostruito tutti gli spostamenti dei due ladri raccogliendo fondati elementi di prova relativi alla responsabilità dei due quarantunenni in numerosi furti in esercizi commerciali ed in danno di cittadini in tutto il centro Italia.

In particolare, la coppia, che era solita spostarsi a piedi, in bicicletta ed in treno, rendendo così molto difficoltoso il loro pedinamento, oltre al furto operato a giugno nel negozio di materiali edili reatino, hanno derubato, in tutta l’estate appena trascorsa, solo a  Rieti, 4 esercizi commerciali, due cittadini, nonché hanno perpetrato un furto in appartamento, in una autovettura in sosta ed all’interno della Cappella dell’Ospedale De Lellis di Rieti, dove avevano causato anche dei danneggiamenti. Per alcuni di questi episodi criminosi, avvenuti in provincia di Rieti, i due ladri erano stati denunciati alla locale Autorità Giudiziaria dai militari dell’Arma dei Carabinieri.

Ma le indagini effettuate dalla Polizia di Stato hanno evidenziato anche la commissione di altri reati contro il patrimonio in altre province del Centro Italia.

Gli Agenti della Squadra Mobile della Questura di Rieti, che hanno operato, anche liberi dal servizio, una serie di appostamenti e pedinamenti, oltre a numerose attività di tipo tecnico, anche avvalendosi della collaborazione della Polizia Scientifica, hanno raccolto nei confronti dei due ladri una serie interminabile di elementi che hanno evidenziato le loro responsabilità in numerosi reati per i quali sono stati denunciati alla locale Autorità Giudiziaria che ha emesso, in considerazione della elevata pericolosità sociale dei due, le relative ordinanze di custodia cautelare in carcere che sono state eseguite nei giorni scorsi.

La donna è stata rintracciata a Foligno dagli Agenti del locale Commissariato di P.S. ed è stata condotta presso il carcere femminile di Perugia, mentre l’uomo è stato bloccato dagli Agenti della Squadra Mobile reatina ed associato presso la Casa Circondariale di Rieti Nuovo Complesso.

Nel corso dell’arresto operato dagli investigatori reatini, I.D. è stato trovato anche in possesso di un decespugliatore Makita che era stato asportato, sempre nel mese di giugno di quest’anno, da un locale laghetto di pesca sportiva e che è stato restituito immediatamente agli aventi diritto. Le indagini degli Agenti della Polizia di Stato e delle altre Forze di Polizia, in particolare del Lazio, dell’Abruzzo e dell’Umbria, interessate dagli investigatori reatini, proseguono per accertare le responsabilità della coppia in ulteriori furti commessi nei mesi scorsi.

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Usa, no vax muore di Covid: lascia 4 figli

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“Smascherata, senza museruola e libera pensatrice”. Così si definiva sui social la 40enne della California Kristen Lowery, attivista no-vax e madre di quattro figli morta per il covid il 15 settembre.

Del decesso della donna ha dato notizia la pagina GoFundMe in cui si raccoglievano fondi per le spese del funerale, dove si afferma che Kristen è morta “inaspettatamente”.

All’inizio di settembre invece era stata sua sorella Cassie a scrivere su Facebook che la 40enne era “in ospedale a lottare per la sua vita contro il Covid e la polmonite”. “Per favore, non arrenderti”, aveva aggiunto, precisando che non si trattava di un post politico e che non era interessata a sentire le opinioni di nessuno sui vaccini.

Lowey aveva partecipato a tante manifestazioni no-vax: in una foto postata sui social indossava una maglietta con la scritta “ex pro vaccini, mi fidavo di loro, mai più”, in un’altra mostrava lo slogan “una mamma per la libertà”. Dopo l’annuncio della morte la sua pagina Facebook è stata quasi subito trasformata in privata per evitare che risultassero visibili i commenti degli estranei.

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