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Editoriali

L'OMBRA DEI POTERI FORTI: ORA IL ‘REMAIN’ HA ANCHE UN MARTIRE

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La Cox, secondo i giornali, era minacciata di morte da parecchi mesi, ma nessuno se ne era preoccupato

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di Roberto Ragone
Stando a ciò che riferiscono le ultime notizie, Ellen Jo Cox, parlamentare laburista inglese e sostenitrice della permanenza del’Inghilterra in Europa, sarebbe stata assassinata da uno squilibrato.  All’inizio sembrava che qualcuno lo avesse udito gridare “Britain First”, un po’ come l’”Allah Aqbar” dei musulmani quando si fanno esplodere, ma poi il comitato che porta questo nome ha smentito ogni appartenenza dell’assassino alla loro organizzazione. Successive indagini hanno portato a ricostruire la personalità del 52enne Tommy Mair, formalmente neonazista affiliato alla National Alliance, un tempo la prima organizzazione neonazista degli Stati Uniti; sostanzialmente una mente debole, alla mercè di chi lo avesse voluto ultilizzare. Tommy Mair, una mina vagante, una scheggia impazzita a disposizione di chiunque lo avesse voluto usare per qualsiasi motivo, e l’occasione è arrivata. È troppo facile attribuire l’omicidio soltanto a Mair, tirando in ballo le sue idee razziste e neonaziste.

La Cox, secondo i giornali, era minacciata di morte da parecchi mesi, ma nessuno se ne era preoccupato, non solo di indagare sulle minacce, per sincerarsi se fossero o meno preoccupanti, ma neanche di fornirle una scorta. Mettere un agente di polizia o due accanto ad un parlamentare minacciato di morte non richiede mesi di tempo, e sarebbe bastato questo per neutralizzare un attentatore folle, armato, per di più, di un'arma autocostruita, oltre che di un coltello, per adoperare il quale ha necessariamente dovuto avvicinarsi alla vittima fino ad un contatto fisico. Qualsiasi passante benintenzionato, a quel punto, avrebbe potuto sventare la minaccia, con buone probabilità di successo.

Si è parlato di razzismo e di neonazismo, ma i mandanti potrebbero essere ben altri, vista la posizione della Cox e la sua rappresentatività in Parlamento. Qualcosa tipo una vittima scarificale, designata da 'Poteri Forti' per creare un'emozione nell'opinione pubblica, notoriamente legata, in Gran Bretagna, ai valori della tradizione e della monarchia, quindi più propensa di altre nazioni all'uscita da un'Europa che potrebbe snaturare questi valori. Quindi un'ondata emozionale contraria alla Brexit. Immaginiamo di dover scrivere la trama di un film di James Bond, utilizzando fatti e persone del momento.

Tutto ciò che diremo da adesso in poi è fantasia, condita con un pò di suspence, perciò non la prendete per buona. Dunque: in questi giorni tutto il Regno Unito è in fibrillazione, spaccato in due da una Brexit che ha preoccupato molto i ‘Poteri Forti’, quelli che dell’Europa hanno fatto la loro mangiatoia. Frequenti  e febbrili sondaggi hanno portato a concludere che, a pochi giorni dal voto al referendum, i sostenitori dell’uscita dell’Inghilterra dall’Europa delle banche e delle lobby erano in netta e crescente maggioranza. Occorreva escogitare qualcosa per riportare le sorti a favore del ‘Remain’. Le conseguenze dell’uscita dell’Inghilterra dall’Europa sarebbero state forse fatali per tutta l’Unione, tenuta insieme con lo sputo dopo l’invasione dei migranti e i problemi di accoglienza di alcuni Paesi membri. 

Lo sfascio dell’EU sarebbe fatale per i piani dei ‘Poteri Forti’, che non potrebbero più controllare tutti e 28 i Paesi in un solo cesto, imponendo loro politiche commerciali tipo ITTP. Ricordiamoci che le leggi dell’Europa sono prevalenti su quelle di ogni singolo Paese, cioè che in pratica abbiamo, tutti noi, perso ogni possibilità sia di stampare moneta, sia di promulgare leggi che possano essere di vantaggio alla nazione, se non con il beneplacito del Consiglio Europeo – che sappiamo bene da chi è controllato; oltretutto le disposizioni del Consiglio non sono appellabili, vanno eseguite e basta, pena salatissime multe. Oltre alle grosse somme di denaro da versare ogni anno nelle sue casse, senza averne un reale beneficio, a vantaggio di una Unione i cui interessi sono molto lontani dai reali bisogni dei comuni mortali, tutta tesa a politiche per noi incomprensibili.

Un granellino di sabbia, ma direi una pietra d’inciampo,  rischiava perciò di far fallire tutto il piano architettato fin dal 1953, quando fu costituita la Bilderberg, la misteriosa società che, pur non essendo segreta, in realtà ha dei fini non palesi al grosso pubblico: un gruppo di persone che si riunisce alla luce del sole, ma delle cui riunioni non si sa nulla; un gruppo di persone che decide del nostro destino, e il cui scopo principale è il controllo. Si è parlato di Trilaterale, di Bilderberg, di nuovo Ordine Mondiale, il cui guru sarebbe il miliardario americano Rotschild: chiamatela come volete, ma un'ombra nera si allunga sull'Europa e i suoi abitanti, o almeno come tale viene percepita. Come Oswald ha fatto comodo a suo tempo ai reali mandanti dell’assassinio di John Kennedy, così Tommy Mair nella finzione romanzesca può far comodo a chi voleva ribaltare il risultato del referendum Brexit, almeno quello che prepotentemente emergeva dai sondaggi, creando un martire. Un fatto di sangue così impressionante non ha potuto far altro che scuotere gli Inglesi, inducendo molti a non appoggiare una fazione che si era dimostrata assassina – quella appunto contro la permanenza in Europa – e a volere in un certo senso rendere omaggio ad una donna giovane, madre di figli, sostenitrice delle classi meno agiate, proiettata verso l’integrazione, che era stata uccisa brutalmente. Il vantaggio immediato è stato delle banche, che, penalizzate alla luce dei primi sondaggi, hanno recuperato alla grande tutto ciò che sulla carta avevano bruciato nei giorni scorsi, già prevedendo una vittoria del ‘Remain’ al referendum. Cinismo? Certo, ma le banche sono ciniche per definizione; ‘Pecunia non olet’ diceva l’imperatore romano Vespasiano, l’inventore dei cessi pubblici a pagamento. Allora? Siamo veramente di fronte ad una nuova ‘Spectre’, il nemico giurato di 007, l’agente segreto dell’MI 6? Fino a che punto si può arrivare per proteggere un progetto come quello descritto? Si può arrivare all’omicidio?

A questo punto del giallo possiamo inserire un altro personaggio ben noto al grosso pubblico italiano, anche a quello che seguiva ogni pomeriggio una trasmissione molto popolare, che si ispirava a processi reali: parliamo di ‘Forum’ e del giudice Imposimato, autore di alcuni libri che riguardano i misteri della nostra nazione. Il 4 di aprile del 2013 il giudice Imposimato – molto noto non solo per Forum, ma per avere indagato sulle Brigate Rosse – in una intervista rilasciata a ‘La Zanzara’ dichiara: “Ho trovato un documento che mi ha lasciato sgomento, dove quando si parla di stragi si parla anche del gruppo Bilderberg. Un documento in possesso di un terrorista di Ordine Nuovo, Ventura. Io credo a questo documento. Ho fatto delle verifiche, e posso dire che dietro alla strategia della tensione e alle stragi c’è anche il gruppo Bilderberg, una specie di Grande Fratello che sta sopra, manovra, si serve di terroristi e massoni.” Potrebbe essere una moderna Spectre, ma ci manca lo 007 di turno. Attenzione a quell'anche pronunciato da Imposimato: significa che secondo lui dietro i misteri italiani non c'è solo la Bilderberg. A questo punto il romanzo finisce, senza una soluzione. D’altra parte i racconti più interessanti sono proprio quelli che lasciano nel lettore la curiosità, e gli danno la possibilità di immaginare la conclusione che preferisce.
 

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Editoriali

Vaccini: svolta autoritaria, non ‘dovere morale’

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Dopo l’amara esperienza del deprecato ventennio fascista, finita la guerra, il pensiero dominante dei padri costituenti è stato quello di evitare una seconda esperienza come quella del fascismo mussoliniano. Tutti i riflettori quindi si sono concentrati su chi, preso dalla nostalgia, avrebbe voluto ritornare all’orbace, alle marcette, alle adunanze ‘oceaniche, alla premilitare per i ragazzini, e a quello che una volta si chiamava ‘sabato fascista’, e che poi, sotto altro regime, ha preso il nome di ‘settimana corta’: almeno in questo molti sono stati accontentati, rivendicando il sabato festivo come una conquista sindacale.

Democrazia, dunque, se mai questa parola in Italia ha avuto senso. Ma ciò che sta accadendo in questi giorni (e che speriamo cessi al più presto) con lo sbandierato ‘obbligo vaccinale’, negato sia dalla Costituzione Repubblicana, sia dai Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino, e, se non bastasse, dalla Risoluzione del Consiglio d’Europa n. 2361 del 2021, dal titolo: ‘Considerazioni sulla distribuzione e somministrazione dei vaccini contro il Covid 19’, (in particolare al punto7.3.1 e al punto 7.3.2) ha l’amaro sapore di un ricatto e di una costrizione che fa leva su ciò che sia la nostra Costituzione, e sia la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo dichiarano assolutamente sacro e imprescindibile, cioè il lavoro. Non vogliamo parlare delle tante incongruenze e delle poche trasparenze che hanno accompagnato questa tragedia fin dall’inizio, non ci spetta e non ci compete. A fronte di centinaia di morti, ci sarà qualcuno che potrà meglio andare a fondo di tante situazioni anomale, come quella dell’azione legale di un gruppo di familiari di morti (di Covid o di terapia?) presso un ospedale tarantino. Ma sventolare un obbligo vaccinale che, sia pure in presenza di una legge, sarebbe, insieme alla legge che lo rendesse possibile, incostituzionale e contrario a qualsivoglia iniziativa democratica.

Ci sono, e c’erano anche all’inizio della dichiarata ‘pandemia’, terapie atte a guarire dal Covid 19: l’esempio ci viene dalla guarigione, all’Ospedale Spallanzani di Roma, di due cinesi curati con un integratore da pochi euro, la Lattoferrina. Una notizia che, data da un tiggì della RAI, è subito sparita in quelli successivi. Tranne a ricomparire tempo dopo, nella risposta ad una domanda della conduttrice di un programma domenicale su RAI 1, che tratta di salute. Infatti, alla domanda rivolta ad un virologo, di quelli che sempre vediamo in televisione da qualche tempo, la conduttrice s’è vista rispondere che sì, la Lattoferrina inibisce l’ingresso della proteina nelle cellule. Ma non era quello il messaggio che doveva passare. Senza parlare della sieroterapia, che guarisce ad horas, e di altri supporti medici che sarebbe troppo lungo enumerare. Non vogliamo, per quanto possibile, entrare nel merito del trattamento dei soggetti positivi: anche se la ‘vigile attenzione e tachipirina per tre giorni’ ad alcuni è sembrata un incoraggiamento ad ammalarsi. Dubitiamo che i grandi virologi, infettivologi e ricercatori non ne fossero al corrente: ma questa è solo una nostra opinione.

Il nostro tema è diverso: quanto è ‘morale’ costringere una persona a farsi inoculare un vaccino, o presunto tale, in nome di un ‘dovere morale’, quando dai fatti riportati dai media ufficiali (e non dai social) sappiamo che nessun vaccino rende immune chi lo assume, lasciandolo, come riscontrato, portatore di una carica virale simile a chi il vaccino non ha assunto? E che significano la seconda e la terza dose di tali vaccini, se non funzionano, e in pratica non si sa fino a che punto siano efficaci (e se lo siano) e per quanto tempo? E che significa ciò che riporta FIRST ON LINE sul web, in data 7 agosto a firma di Ugo Bertone:

“Per i Pharma Usa profitti record trainati dai vaccini contro la pandemia. Per Moderna utile trimestrale raddoppiato e per Pfizer si profila un fatturato di 33,5 miliardi a fine anno. E il secondo trimestre si preannuncia anche più ricco”.

Legittimo sospettare che, stante il fatto che il vaccino non ‘immunizza’, come si affrettano a dichiarare i telegiornali, (più corretto sarebbe chiamare ‘vaccinati’ e non ‘immunizzati’ i soggetti che hanno ricevuto la dose, ma tant’è, la guerra psicologica passa anche attraverso questi squallidi escamotage), questa grande campagna di vaccinazione (o di inoculazione di terapia genica sperimentale) non prescinda dai profitti delle case farmaceutiche.

Ma torniamo all’argomento principale, la deriva autoritaria imposta da questo governo Draghi che ‘tira diritto’ (vi ricorda qualcosa?) nonostante navighi controcorrente, incurante dei morti di vaccino (dei quali, ufficialmente, non è possibile stabilire la correlazione col vaccino stesso, ma che comunque sono morti, oppure le persone che hanno riportato, in maniera dimostrabile, un danno fisico irreversibile) è un fatto che tutti i giorni leggiamo sulle prime pagine dei giornali.

In pratica, a nessuno può essere inoculato il vaccino, o il prodotto di una terapia genica sperimentale, senza che lui vi acconsenta. È di questi giorni la comunicazione dell’FDA americana del termine della fase sperimentale del vaccino Pfizer, il che lo renderebbe quanto meno un ‘vaccino’.

Esiste una corrente filosofica, che parecchi medici allopatici farebbero bene a considerare, l’Olismo. Una definizione più precisa la troviamo sul web:

“Principio filosofico e metodologico di alcune scienze per il quale i sistemi complessi sono irriducibili alla mera somma delle loro parti, in modo tale che le leggi che regolano la totalità non possano mai essere riducibili alla semplice composizione delle leggi che regolano le parti costituenti.

PARTICOLARMENTE

In biologia, tesi secondo la quale, assumendo l’organizzazione dei viventi secondo livelli gerarchici (da quello atomico-molecolare agli ecosistemi), ogni livello superiore mostra valori di funzionalità e di autoorganizzazione superiore a quello che scaturirebbe dalla semplice somma degli elementi di cui è composto e che costituiscono il livello immediatamente precedente.

Definizioni da Oxford Languages

 In parole povere: siamo tutti fatti nella stessa maniera, abbiamo tutti lo stesso numero di organi interni e così via, ma ognuno di noi è diverso da un altro. Non si può quindi adottare la stessa cura per tutti. La visione olistica ci conduce a curare non la malattia, ma la persona. I ‘bugiardini’ esistono proprio perché questo principio è stato riconosciuto, e quindi il farmaco che può giovare ad alcuni, può essere nocivo ad altri. Il ‘Consenso informato’ che si fa firmare a chi deve ricevere il vaccino, serve proprio a questo: riconoscendo i limiti di una terapia (I vaccini non sono una terapia, ma una prevenzione, e non andrebbero fatti in presenza di terapie ad hoc, come accade nel nostro caso), i fabbricanti si proteggono dai danni collaterali, scaricandone la responsabilità su chi il farmaco deve assumere. Ed è chiaro che questi non ha alcuna nozione di medicina o di probabili conseguenze negative.

Concludendo, questa smania di ‘vaccinare’ l’80% della popolazione entro il 15 settembre, spingendo in tutti i modi su chi non desidera essere vaccinato, ricorda molto un regime autoritario al quale non vorremmo appartenere. Gli strumenti sono molti, a cominciare dal Green Pass, per finire alla sospensione dal lavoro con relativa sospensione dello stipendio. Questo non è democratico. La democrazia non è il regime perfetto, ma non riusciamo ad immaginare di meglio. L’impressione che si ricava da questa accelerazione è che si voglia smaltire il maggior numero di dosi di vaccino prima che questa pressione debba forzatamente cessare: cosa che ci auguriamo accada al più presto, e senza danni per chi vuole soltanto tornare ad una forma di normalità e al proprio lavoro, senza sentirsi ogni momento costretto e insidiato.

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Editoriali

Oplofobia: in quanti modi si manifesta

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Molti di noi, quando l’Unione Europea ha fatto irruzione nella nostra vita, si saranno sentiti rassicurati. In effetti, ha emanato alcune direttive davvero interessanti e necessarie, come stabilire la dimensione minima delle vongole per essere pescate: sentivamo profondamente questa esigenza, e ci auguravamo che finalmente qualcuno mettesse fine ad un eccidio di vongole in erba, una specie di strage degli innocenti. Specialmente i pescatori delle lagune che dalle vongole traggono il sostentamento loro e delle loro famiglie. Questa direttiva specifica li ha alleggeriti del peso di una eventuale accusa di vongolinfanticidio, ma soprattutto sono in pace con la loro coscienza. Ma l’attività dei due emeriti Parlamenti Europei (il primo a Strasburgo, il secondo, per non far torto a nessuno, a Bruxelles) non si è arrestata qui: abbiamo infatti altre direttive davvero entusiasmanti, come quella che riguarda le foglioline di prezzemolo, ma non solo: gli ortaggi e le sementi per essi commercializzate (direttiva di esecuzione UE 2019/1990 della commissione del 17 giugno 2019). Certamente illuminante per chi coltiva le erbe aromatiche sul balcone di casa, ma soprattutto per chi ne fa coltivazione intensiva destinata alla commercializzazione. Ma di tanti altri generi merceologici, di cui sarebbe troppo lungo esporre i vantaggi, le direttive UE hanno fatto oggetto le loro riunioni: ci siamo così resi conto della necessità di DUE sedi di parlamento e della febbrile attività di parlamentari, costretti a trasferirsi in treno da una sede all’altra ogni settimana.

Arriviamo così all’ultima, in ordine di tempo, iniziative della ECHA, acronimo della Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche, un organismo che (negli enunciati) vorrebbe tutelare la salute dei cittadini europei, e per far questo, mettere al bando ogni sostanza chimica nociva alla salute umana – e non solo: pensiamo ai nostri amici pelosi che ingurgitano quintali di croccantini e mousse, senza che nessuno ci dica esattamente cosa c’è dentro.

Avremmo diverse sostanze da mettere all’indice di una tale Agenzia, non ultimo quel glifosato che genera mutazioni genetiche nell’uomo. Quel glifosato che s’è tentato più volte di eliminare dalla nostra vita, scontrandosi contro interessi lobbistici troppo grandi. Quel glifosato che, inventato da una grossa industria chimica americana, è stato acquisito da un’altrettanto grossa industria chimica tedesca, che ora lo commercializza, ma soltanto fuori della Germania. Quel glifosato che ci fa arrivare migliaia di tonnellate di grano da oltreoceano, ‘maturato’ artificialmente, a prezzi stracciati. Lo possiamo rifiutare come prodotto, ma ce lo ritroviamo nel piatto come pasta a basso costo, dalle più grosse industrie alimentari italiane. Senza contare i prodotti da forno, e tutto ciò che impiega farina.

Abbiamo parlato di oplofobia: in effetti le armi sono considerate ‘cattive’, ‘immorali’, e quindi tutto ciò che ne può colpire la diffusione e l’uso è moralmente giustificato, nella mente di alcuni. Così, si è arrivati ad assimilare il piombo delle nostre cartucce di amatori e sportivi ai più biechi prodotti chimici adoperati nell’industria alimentare, per esempio, o nella coltivazione di prodotti del suolo, i quali (è dimostrato) potrebbero molto meglio essere coltivati in maniera biologica, senza avere grosse perdite di produzione. Sì, signori, vi sembrerà assurdo, ma vogliono togliere il piombo (o meglio, la lega di piombo, stagno e antimonio di cui sono fatte le cartucce dei tiratori sportivi e amatoriali) dalle nostre cartucce.

È chiaro l’intento di incentivare la produzione e la vendita di proiettili di materiali diversi dal piombo, posto che la loro produzione, ancorché più costosa del piombo usato da sempre, non comporti, da parte delle produzioni (evidentemente industrie chimiche), un inquinamento maggiore di quello procurato dal piombo, ristretto ad alcune aree facilmente identificabili e bonificabili, che non comportano il passaggio di umani o di animali (leggi: poligoni di tiro), e soprattutto un esborso superiore all’attuale, posto che i nuovi materiali sarebbero oggetto di una sorta di monopolio. Se è vero, come dichiara l’UE nel regolamento REACH, che costituisce base per la realizzazione dell’Agenzia ECHA, che lo scopo del Regolamento riguarda la “Registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche”, non si comprende perché il piombo delle cartucce per armi da fuoco debba essere compreso in tale coacervo, non essendo compreso nella produzione di sostanze chimiche, a fronte di ciò che accadrebbe se le munizioni dovessero essere equipaggiate di proietti di varia natura, prodotti chimicamente. Il giustificato sospetto è che, come s’è fatto (dicono alcuni) per il vaccino anti-covid, si voglia procedere su superfici di grandi numeri soltanto per un fatto economico. Si creerebbe così un conflitto d’interessi, nell’Agenzia ECHA, da una parte impegnata a sostituire il piombo con altri materiali, e nel contempo impegnata a, si spera, diminuire l’inquinamento ambientale prodotto dalla produzione di nuovi materiali in quantità industriali.

A tal proposito vogliamo rimarcare ciò che dichiarano i dati ufficiali, reperibili sul sito dell’UE, a proposito dell’industria chimica dell’UE: rappresenta circa il 7,5 della produzione UE per fatturat; ha vendite pari a 565 miliardi di euro (2018) che rappresentano circa il 17% delle vendite globali di prodotti chimici; fornisce 1,2 milioni di posti di lavoro altamente qualificati diretti (2015); genera un avanzo commerciale di 45 miliardi di euro (2018), eccetera. È chiaro l’intento di fornire un ghiotto boccone ad una industria chimica europea che si presume altamente lobbizzata, in una economia centralizzata capitalista e assistenzialista in cui i posti di lavoro significano potere, e gestirli è comprensibilmente la mira di tutti. Di questa diatriba, volta a bloccare l’iniziativa dell’ECHA prima che sia attuata, si stanno occupando i rappresentanti ufficiali di chi le armi produce, usa e detiene, per qualsiasi scopo, sportivo, amatoriale o di lavoro.

Vi riportiamo alcune comunicazioni che abbiamo ricevuto.

MUNIZIONI AL PIOMBO: PREOCCUPANTI SVILUPPI DELLA CAUSA

Carissimi amici, come ricorderete lo scorso 19 giugno vi abbiamo annunciato che il Firearms United Network ha lanciato una causa presso la European Court of Justice (ECJ) contro la European Commission per arrestare il loro tentativo di mettere al bando ogni uso di munizioni a base di piombo da ogni tipo d’arma da fuoco, per tutti gli usi sportivi e su tutti i terreni (https://www.facebook.com/Firearmsuniteditalia/photos/3075925565971912/)

Il nostro presidente Tomasz W. Stępień – Firearms United President, con una raffica di post sulla nostra pagina internazionale in inglese, ha voluto aggiornarci – e pare che le autorità #EU siano di nuovo impegnate nei loro soliti giochetti.

Alla sede centrale di Firearms United sono infatti giunte numerose segnalazioni di sostenitori e organizzazioni che, alla richiesta di sostenere la nostra causa, hanno ricevuto dalla #Cortedigiustiziaeuropea una risposta negativa in quanto non rappresentati da un legale.

Si tratta di un’interpretazione volontariamente restrittiva delle norme che regolamentano la partecipazione alle cause di fronte alla #ECJ, ed è mirata specificamente a scoraggiare la partecipazione.

Il nostro presidente invita dunque chiunque abbia ricevuto una lettera di rifiuto ad inviarne una copia – scansionata, fotografata col cellulare, purché sia leggibile – all’indirizzo di posta elettronica legal@firearms-united.com

Nel frattempo, tuttavia, la #CommissioneEuropea ha chiesto alla #CEG di rigettare in toto la causa senza neppure esaminarla, inviando alla nostra sede centrale di Varsavia una copia della richiesta che riassume le sue posizioni sulla causa.

Ve ne offriamo qui un sunto, che di certo basterà per darvi un’idea della surreale posizione alla “Marchese del Grillo” (“Io so’ io, e von nun siete un ca**o”) della principale istituzione dell’#UE:

• Nessuno dei partecipanti alla causa è negativamente colpito dalla messa al bando delle munizioni a base di piombo, quindi non c’è motivo di intentare causa

• La causa è basata su documenti affetti da pregiudizio ideologico

Andiamo nei dettagli.

Per quanto riguarda il primo punto, la #EuropeanCommission si è esibita in un tanto strambo quanto preoccupante esercizio di arrampicata sugli specchi. In pratica ci è stato risposto che l’ATTUALE messa al bando delle #munizionialpiombo è valida solo per le munizioni spezzate per armi da caccia a canna liscia in alcune zone, e dunque chi non possiede tali armi per tale scopo non potrebbe fare ricorso: essenzialmente é possibile per la #EC violare “alcuni” nostri diritti, e noi non abbiamo diritto di protestare perché non li hanno violati TUTTI.

A far specie, soprattutto, è il passo che recita quanto segue:

“Il ricorso si basa su una restrizione in preparazione riguardo l’uso di munizioni al piombo, sia spezzate che non, in aree diverse dalle zone umide, da emanarsi a breve.”

In pratica la Commissione Europea AMMETTE CANDIDAMENTE di voler mettere al bando ogni e qualsivoglia tipo di munizione al piombo per ogni e qualsivoglia tipo di utilizzo civile; la Commissione Europea AMMETTE CANDIDAMENTE che considera tale divieto ormai cosa fatta; e si lamenta del fatto che il popolino voglia opporsi a tali restrizioni prima che vengano emanate anziché aspettare, come sempre, di chiudere la stalla quando i buoi sono scappati.

Che questo sia di lezione per chi crede che si fermeranno alle munizioni da caccia e alle aree umide: CI RIGUARDA TUTTI.

Addirittura la Commissione si spinge a dichiarare che il costo di conversione di un fucile a canna liscia all’impiego di munizioni senza piombo sia di circa 70 Euro, e che dunque ciò non costituisca una barriera economica.

Ci chiediamo quali grandi esperti abbiano fornito la loro consulenza alla Commissione al riguardo e abbiano partorito tali stime: probabilmente si parla dello stesso #analista che ogni giorno bercia in Italia contro i #legalidetentoridiarmi, perché si parla di stime che non stanno né in cielo, né in terra – in particolar modo se si considera che il #BancoNazionalediProva in Italia ha introdotto una speciale tipologia di bancatura (“Giglio”) per le armi a canna liscia adeguate all’impiego di munizioni a base di materiali diversi dal piombo, che prevede una prova forzata a 1320 bar: parliamo di livelli pressori che difficilmente un’arma di quarant’anni fa potrà sostenere dopo una conversione da 70 Euro.

Al contempo, per quanto riguarda il punto riguardante la violazione del diritto alla proprietà che tali restrizioni cagionerebbero, la Commissione Europea si esprime con quello che a nostro avviso è uno dei due punti più preoccupanti di tutta la sua posizione:

“Sebbene il diritto alla proprietà sia un principio fondamentale delle leggi europee, esso non é una prerogativa assoluta ma va considerato in base alla sua funzione nella società. È possibile introdurre restrizioni all’esercizio del diritto alla proprietà a condizione che esse rispondano all’interesse comune che l’Unione persegue e non costituiscano un intervento sproporzionato e inaccettabile in virtù dello scopo prefisso:”

Ebbene si, avete letto bene: per la Commissione Europea IL NOSTRO DIRITTO ALLA PROPRIETA’ PUO’ ESSERE VIOLATO SE CIO’ RISPONDE AGLI “INTERESSI CHE L’UE PERSEGUE”.

Di nuovo: c’è ancora chi crede che si fermeranno mai nel loro piano #disarmista? No: si sono autoinvestiti del diritto di decidere cosa possiamo possedere e cosa no, e soprattutto del potere di decidere cosa toglierci di ciò che già abbiamo e cosa invece, magnanimamente, lasciarci.

Per quanto riguarda il secondo punto, la missiva della Commissione Europea sottolinea più volte che i documenti sottoposti da Firearms United e dalle sue associazioni nazionali federate – quale ad esempio l’analisi legale fornitaci dall’associazione ceca LEX – Sdružení na ochranu práv majitelů zbraní – sarebbero da rigettarsi in quanto affette da pregiudizio ideologico (“bias”), in quanto sottoposte da associazioni a difesa del #dirittoallearmi.

Notate bene: la Commissione non dice NEPPURE UNA VOLTA che le nostre analisi e i nostri documenti siano errati in qualsiasi loro punto, solo che siano AFFETTI DA PREGIUDIZIO IDEOLOGICO.

Per intenderci: è come se vi entrassero a rubare a casa, il ladro venisse arrestato, voi vi costituiste parte civile al suo processo, e la sua difesa sostenesse che la vostra richiesta di costituzione in parte civile debba essere rigettata perché voi avete un interesse diretto nel recuperare la refurtiva.

Infine, per chi ancora avesse dubbi sulla #formamentis della #Commissione #Europea, eccovi un altro punto su cui essa basa la sua richiesta di rigetto della nostra causa:

“Si deve ricordare che in un’Unione basata sulle leggi, gli atti dell’Unione quale istituzione godono di una presunzione di legalità; spetta al ricorrente provare che il regolamento oggetto di contestazione sia illegittimo.”

In pratica, l’#UE si è investita della stessa presunzione di legittimità assoluta che è tipica dello “Stato etico” (per intendersi, gli ultimi che si sono visti sul continente europeo sono stati l’Italia fascista e la Germania nazionalsocialista), e sostiene che spetti a noi provare l’illegittimità delle regole che propone, ma al contempo chiede che ci venga PRECLUSO L’ACCESSO ALL’UNICA SEDE (quella legale) DEPUTATA A STABILIRE CIO’.

Perché per arrivare in un posto, in cui si deve arrivare per forza, si deve prendere per forza una ed una sola strada… ma se quella strada è sbarrata dalle stesse persone che ci impongono di arrivare a destinazione?

Al contempo, solo tre giorni fa è arrivata la notizia (https://www.patrick-breyer.de/…/chatcontrol-european…/) dell’approvazione da parte dello European Parliament del cosiddetto #ChatControl, ovvero della #deroga alle normative UE sulla #ePrivacy: con 537 voti a favore, 133 voti contrari e 20 astenuti, il #ParlamentoEuropeo ha stabilito che le aziende che forniscono servizi di posta elettronica o di messaggeria automatica possono implementare sistemi automatizzati di controllo dei nostri messaggi e delle nostre E-Mail, scansionarle alla ricerca di parole-chiave o contenuti sospetti, per poi denunciare le stesse alle Forze dell’Ordine.

L’UE procede sulla strada della #sorveglianza di massa e del #disarmo di massa. Con buona pace di chi dice che “il #sovranismo è stato sconfitto” (con manovre di palazzo, ovviamente): nulla, in ciò che l’#UnioneEuropea sta facendo e continua a fare, va nella direzione di riguadagnare le simpatie e il supporto dei #cittadini. E prima o poi arriveranno di nuovo, ovunque, le elezioni.

Traete voi le vostre conclusioni.

ACT TOGETHER, FEEL FREE AND MAKE CHANGES

UNARMI

Riceviamo e riportiamo anche una comunicazione da parte della UNARMI, organismo italiano di tutela di chi delle armi fa il proprio lavoro (inclusi produttori di armi e cartucce) o il proprio svago.

Mentre continuano a giungere risposte dai poligoni privati, UNARMI prosegue la sua indagine sulle conseguenze del regolamento ECHA per il divieto del possesso ed utilizzo di munizioni contenenti piombo. E’ attivo da pochi giorni sulla pagina unarmi.it/post/sondaggio-piombo-tiratori un sondaggio rivolto ai tiratori, complementare a quello già proposto a poligoni e campi di tiro, finalizzato a comprendere come potrebbero variare le abitudini degli utenti italiani qualora il regolamento in discussione venisse approvato. I dati ricavati da questo secondo sondaggio, incrociati con quelli provenienti dai poligoni, ci consentiranno di avere un’idea più completa dei danni che il regolamento potrebbe causare sul piano sportivo e su quelli connessi (commerciale, occupazionale, addestrativo…).

Il sondaggio è completamente anonimo ed è molto importante che vi sia la più ampia partecipazione possibile, di modo da avere un quadro statistico il più possibile rappresentativo della realtà. I risultati dell’indagine saranno presentati all’agenzia ECHA, alla Commissione Europea ed al governo italiano per richiedere lo stralcio del regolamento o di tutti i suoi punti critici.

Sempre nell’ottica del contrasto delle nefaste iniziative europee, sollecitiamo inoltre poligoni, armerie e cacciatori ad aderire alla causa in corso alla Corte di Giustizia Europea, promossa contro la Commissione Europea da Firearms United Network (di cui UNARMI è rappresentante per l’Italia), proponendosi come soggetto danneggiato mediante la modulistica predisposta da Firearms United e scaricabile dalla pagina https://bit.ly/36vMf51. L’adesione è a titolo assolutamente gratuito, ma deve essere inviata entro e non oltre il 19 luglio. La corte Europea accetta qualsiasi lingua dell’Unione, non sono quindi necessarie traduzioni: è sufficiente compilarlo e descrivere i danni, i fastidi e le limitazioni che la nuova regolamentazione porterà. Il documento, poiché non è ammessa la trasmissione via e-mail, deve essere stampato e spedito a:

Court of Justice of the European Union

European Union Court

Rue du Fort Niedergrünewald

L-2925 Luxembourg

In questo momento molto delicato è necessario che tutti diano il proprio contributo, anche se apparentemente irrilevante, poiché dalla riuscita di questi attacchi dipende il futuro del mondo del tiro e della caccia.

Roma, via dei Monti Parioli 25

c.f. 97854290588

www.unarmi.it

Più volte abbiamo sospettato che alcuni provvedimenti non fossero propriamente ‘democratici’, come annunciato: oggi ne abbiamo la certezza. Se l’Europa voluta dai Padri Fondatori è questa, meglio tonare a come eravamo prima. Purtroppo i nomi di De Gasperi, Schumann, Altiero Spinelli, Jean Monnet, Joeph Bech, Konrad Adenauer e Paul-Henri Spaak vengono sbandierati a torto. Certamente la loro idea di Europa unita non era questa.

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Editoriali

Riforma giustizia penale: attenzione anche al civile e al tributario. Parla l’avvocato Lucarella

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Lo scorso 8 luglio il Governo ha dato il via libera alle proposte di emendamento del Ministro Cartabia in materia di giustizia penale.

Il Comunicato di Palazzo Chigi (il n. 27 tanto per la precisione) spiega che “Il Consiglio dei Ministri ha approvato all’unanimità gli emendamenti governativi al disegno di legge recante “delega al Governo per l’efficienza del processo penale e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari pendenti presso le corti d’appello” (A.C. 2435) proposti dal Ministro della giustizia, Marta Cartabia”. 

Anche se diversi sono i punti importanti su cui il Min. Cartabia vorrà attenzionare il Parlamento, i più significativi sono (come riporta d’altronde il sito ufficiale del Ministero della Giustizia nel piano di sintesi pubblicato) quelli che più infuocherebbero, ipotizzando, il dibattito politico: ad esempio la prescrizione, la digitalizzazione, il rinvio a giudizio dell’indagato solo se si prospetta una “ragionevole previsione di condanna”, il meccanismo di discovery degli atti a garanzia dell’indagato e della vittima, ecc.

Abbiamo voluto sentire l’opinione dell’avvocato Angelo Lucarella, vice pres. coord. della Commissione giustizia del Ministero dello Sviluppo Economico, quale attento conoscitore delle dinamiche politico parlamentari e governative.

“Il Ministro Cartabia sta svolgendo, con tutta evidenza, quanto necessario e che il Paese attende da molto tempo.

Gli emendamenti non sono ancora pubblicati sul sito del Governo e, pertanto, non ci può che rifare al documento della Commissione Lattanzi, per un verso, nonché al prospetto di sintesi pubblicato, per altro verso, sul sito ufficiale del Ministero della Giustizia.

Fondamentalmente le proposte dell’ex Presidente della Corte Costituzionale si indirizzano su due direttrici: ammortizzare i ritardi e cambiare il principio del fine processo mai.

Il difficile viene ora, però, perché le proposte del Min. Cartabia incidono molto (in chiave politica) sulla questione della prescrizione: quest’ultima farà i conti con l’improcedibilità dell’azione penale.

Ciò nel mondo giuridico sta a significare, comunque, un sostanziale cambio di rotta rispetto al passato a prescindere da quanto si voglia o non voglia riconoscerlo. Ovviamente, da quanto si legge nel prospetto di sintesi del Ministero, saranno tenuti fuori da tale perimetro i reati soggetti alla pena dell’ergastolo.

Il nocciolo principale della riforma è, tuttavia, proprio sul tema dei tempi di inizio e fine della vicenda giudiziaria.

Il riflesso politico è tutto da decifrarsi ancora anche se, oggettivamente, la linea dell’esecutivo Draghi è nettamente diversa da quella del passato in cui si è partorita, un pò sbrigativamente, la riforma Bonafede (legge approvata in circa sei mesi rispetto all’insediamento del Governo Conte del giugno 2018).

Ma la vera sfida sarà non trascurare il fatto che oltre alla riforma penale ci sono quella civile e tributaria da farsi: ormai indifferibili. Nel civile i tempi biblici e la disorganizzazione cronica, da una parte; dall’altra parte, invece, accade che nel tributario si assiste alla nomina di Pm che diventano giudicanti aggiungendosi a questa assurdità degli novanta (in cui fu fatta la riforma) un’incapacità sistemica volta a professionalizzare al massimo il corpo decidente benché sia risaputo l’altissimo livello di complessità della materia.

Cittadini e contribuenti che servizio e garanzie di giustizia ricevono (anche costituzionalmente parlando)? Come percepiscono il tutto?

Un fatto è certo: il Parlamento non può sprecare questa occasione soprattutto per il PNRR e tenuto conto che ci si gioca la credibilità del sistema Paese difronte alla rinnovata fiducia europea”.

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