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LONDRA, “DON’T ATTACK SIRIA”: LA PROTESTA CONTRO I BOMBARDAMENTI IN IRAQ E SIRIA, OGGI IL PARLAMENTO DECIDE

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Protesta di “Stop War Coalition” a Downing Street, ieri pomeriggio a Londra, dove c’è la residenza del primo ministro Cameron, alla vigilia del voto del parlamento. Oggi  i deputati hanno la possibilità di fare una vera differenza su questioni di pace e di guerra. Gli Stati Uniti vogliono la Gran Bretagna a bordo per dimostrare che non è isolato.  Il voto contrario potrebbe contribuire a invertire la deriva verso un'altra guerra occidentale di fondo scala in Medio Oriente

 

di Cinzia Marchegiani

Londra – Stop War Coalition ha organizzato un importante manifestazione a Londra, proprio davanti alla residenza del primo ministro David Cameron…tanti manifesti hanno sfilato con scritto “Don’t War Attack”, "CUT WAR NOT WELFARE" poichè lo stesso Cameron ha intenzione  proprio stamane  di far passare al parlamento britannicoil voto favorevole per il Regno Unito per aderire al fianco degli Stati Uniti nel bombardamento Isis in Iraq e, eventualmente, la Siria.

Se questo voto passa le forze britanniche saranno di nuovo in azione in Iraq appena tre anni dopo che le ultime truppe sono state ritirate dall'occupazione catastrofica del 2003-11, viene ricordato. Il movimento Stop War Coalition ha idee ben chiare:”Tutta l'esperienza delle terribili guerre in Afghanistan, Iraq e Libia ha dimostrato che l'azione militare occidentale serve solo per uccidere innocenti, distruggere le infrastrutture e infiammare la violenza.”
Stop War Coalition è certa che l’Isis è una forza reazionaria, ma è in parte un prodotto della disastrosa occupazione dell'Iraq da parte delle potenze occidentali, ma al contempo il gruppo terroristico islamico è finanziato da alcuni dei principali alleati britannici nella regione, tra cui l'Arabia Saudita e l’Escalation di intervento militare occidentale non farà nulla per fermarli, ma crea più sofferenza e destabilizzare ulteriormente la regione.

Per fermare questa guerra il movimento aveva invitato tutti i sostenitori a Londra per protestare ed elenca il suo vademecum di dieci buoni motivi per cui il parlamento britannico non dovrebbe votare per bombardare l’Iraq:
1) L'ultima operazione dell'Occidente in Iraq si è conclusa solo tre anni fa. Per quelli con la memoria corta non è andata bene. Più di mezzo milione di persone sono morte, milioni sono fuggiti dal paese e le infrastrutture dell'Iraq è stata devastata. L'operazione ha generato un profondo risentimento contro l'Occidente.
2) Il caos attuale in Iraq – tra cui l'ascesa del reazionario Iside – è in gran parte il risultato di otto anni di tale occupazione. In cima al trauma dell'assalto, divisione settaria è stato costruito nel funzionamento.. Le elezioni sono state organizzate secondo linee comuni e le autorità hanno usato settarismo di minare la resistenza. Entro il 2006, Baghdad era stata trasformata da una città moderna integrata in un patchwork di rovina comunale ghetoes.The aperta discriminazione del governo Maliki sostenuto dall'Occidente ha fattpo esplodere una rivolta sunnita l’anno scorso che ha contribuito ad alimentare l'aumento di Iside in Iraq.
3) Bombardamento uccide sempre e terrorizza i civili. I recenti raid coalizione di bombardamento su Ragga in Siria hanno portato morte e panico per i suoi residenti. Un civile ci ha detto ai giornalisti occidentali 'non li augurerei al mio peggior nemico'.
4) Tutti e tre i principali interventi militari della Gran Bretagna negli ultimi tredici anni sono stati disastri. Nel 2001 ci hanno detto che l'invasione dell'Afghanistan potrebbe sbaragliare i talebani. Tredici anni e decine di migliaia di morti più tardi i talebani hanno cresciuto in forza e il paese è rotto. Il bombardamento della Libia nel 2011 è stato giustificato come essenziale per fermare un massacro da Gheddafi. Dopo che iniziò circa 30.000 sono stati uccisi in un ciclo terribile di violenza. Il paese è ora uno Stato fallito con nessun governo reale.
5) La coalizione che è stato messo insieme per il bombardamento della Siria – a quanto pare, nel tentativo di dare legittimità attacchi -. Comprende alcuni dei regimi più spietati e ottenebrate nella regione Human Rights Watch riferisce che diciannove persone sono state decapitate in Arabia Aarbia nel mese di agosto. Il Qatar e l’Emirati Arabi Uniti hanno record famigerati diritti umani che comprendono l'uso di lavoro forzato. Tutti e tre hanno finanziato i gruppi jihadisti violenti nella regione.
6) i bombardamenti aumenternno l'odio dell'occidente. Uno dei risultati più ampi della 'guerra al terrorismo' è stato quello di diffondere Al-Qaida e altri gruppi terroristici attraverso intere regioni del mondo. Nel 2001 ci sono stati un numero relativamente piccolo di questi militanti, incentrati principalmente sul Pakistan.Ora ci sono gruppi in tutto il Medio Oriente, Asia centrale e l'Africa.
7) Il momento è cinico. David Cameron ha richiamato il Parlamento a discutere un attacco all'Iraq appena due giorni prima dell'inizio dell'ultimo Tory conferenza prima delle elezioni generali. Questo in un momento in cui egli è impegnato nel portare un'ala destra, agenda nazionalista per scopi politici di partito.
8) Missione scorrimento è quasi inevitabile. Ci sono già più di un militare attiva in Iraq e alti figure militari statunitensi stanno discutendo dovrebbero ora essere migliaia di US apertamente coinvolti nel combattimento.
9) L'attacco costerà soldi tanto necessaria per altre cose. Un missile da crocera Tomahawk costato 850.000 Sterline poteva pagare lo stipendio annuo di 28 infermieri NHS. Gli Stati Uniti hanno già licenziato circa 50 di questi missili contro obiettivi Iside in Siria. Si stima che la Gran Bretagna ha speso 500 milioni e un miliardo di sterline per bombardare la Libia nel 2011, l’equivalenza più o meno dei risparmi per l'assegno di manutenzione istruzione ( EMA); o tre volte l'importo risparmiato dalla demolizione l'assegno vitalizio di invalidità.
10) La votazione avrà un impatto globale. Venerdì scorso, i deputati hanno la possibilità di fare una vera differenza su questioni di pace e di guerra. Gli Stati Uniti vogliono la Gran Bretagna a bordo per dimostrare che non è isolato. Il "no voto" potrebbe contribuire a invertire la deriva verso un'altra guerra occidentale di fondo scala in medio oriente.

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Usa, Covid: riapertura ai viaggiatori vaccinati

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Gli Stati Uniti riaprono: a partire dagli inizi di novembre i viaggiatori internazionali completamente vaccinati potranno entrare nel Paese. Lo afferma la Casa Bianca confermando le indiscrezioni circolate.

Il Centers for Disease and Prevention determinerà cosa si intende per pienamente vaccinati.I viaggiatori internazionali – Europa, Gran Bretagna, Cina, Iran e Brasile – che entreranno negli Stati Uniti dovranno presentare la prova del vaccino prima dell’imbarco, insieme all’esito negativo di un test per il Covid condotto nei tre giorni precedenti al viaggio, afferma il coordinatore della risposta al Covid della Casa Bianca, Jeff Zients. Nell’annunciare l’allentamento delle restrizioni, l’amministrazione Biden mette in evidenza che i cittadini americani non vaccinati avranno bisogno di un test il giorno prima di partire per gli Usa. Coloro che sono vaccinati non dovranno effettuare la quarantena e le compagnie aeree, in base alle disposizioni, dovranno raccogliere le informazioni dei passeggeri per facilitare il tracciamento. 

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Afghanistan, nuovo governo: il ministro dell’Interno è ricercato dall’FBI

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Nominato il governo talebano alla guida dell’Afghanistan che vede come ministro dell’Interno Sirajuddin Haqqani, leader dell’omonima rete di milizie ritenuta vicina ad Al Qaida, è attualmente ricercato dall’Fbi per terrorismo, con una taglia di 5 milioni di dollari, secondo quanto riferisce la stessa agenzia Usa. Mohammad Hassan Akhund, il nuovo primo ministro afghano nel governo dei Talebani, figura nella lista dell’Onu di persone designate come “terroristi o associati a terroristi”. Mohammad Hassan è stato in passato consigliere politico del Mullah Omar, già leader dei Talebani, oltre che governatore di Kandahar e ministro degli Esteri negli anni del primo governo degli studenti coranici, tra il 1996 e il 2001.

Il mullah Mohammad Hasan è stato nominato primo ministro ad interim del nuovo governo “provvisorio” dei talebani.

Il mullah Mohammad Hasan (anche detto Mohammad Hasan Akhund, laddove akhund è un sinonimo di mullah) è figura meno nota di altre nella leadership dei Talebani, ma non per questo meno potente. A lui era infatti affidata fino ad oggi la presidenza del Rahbari Shura, (letteralmente il ‘Consiglio della guida’, cioè il Consiglio direttivo), che ha svolto praticamente le funzioni di governo dei Talebani, prendendo tutte le maggiori decisioni prima di sottoporle all’approvazione della guida suprema del movimento, il mullah Hibatullah Akhundzada. Nei giorni scorsi media pachistani avevano riferito che lo stesso Akhundzada aveva scelto Mohammad Hasan come nuovo primo ministro.

Il mullah Abdul Ghani Baradar, co-fondatore dei talebani, negoziatore con gli Usa a Doha e capo politico in pectore degli studenti coranici, sarà il vice leader del nuovo governo a Kabul. Il figlio del mullah Omar, il mullah Yaqoub, sarà il ministro della Difesa del nuovo governo provvisorio dei talebani. All’Interno c’è Serajuddin Haqqani, leader della temibile e omonima rete alleata dei talebani Lo ha annunciato il portavoce Mujahid in conferenza stampa. “I preparativi per l’annuncio del governo islamico (in Afghanistan) sono stati completati, il governo sarà annunciato a breve, a Dio piacendo”: ha scritto su Twitter Ahmadullah Muttaqi, capo del settore multimedia della commissione culturale dell’Emirato islamico, che aggiunge che “sarà l’unico governo in 40 anni di storia afghana a governare sull’intero Afghanistan”. Sono diversi giorni che viene dato come imminente l’annuncio del nuovo governo dei talebani, ma negli ultimi giorni si è combattuto nella Valle del Panshir per sottomettere l’ultima sacca di resistenza contro l’Emirato talebano.

Il segretario di Stato americano Antony Blinken, in una conferenza stampa in Qatar, ha dichiarato che i talebani hanno rinnovato la promessa di consentire agli afghani di partire liberamente, dopo il diffondersi di timori per una serie di voli charter bloccati a Kabul. I talebani hanno detto agli Stati Uniti che “lasceranno partire liberamente le persone in possesso dei documenti di viaggio”, ha detto Blinken in una conferenza stampa in Qatar. “Ci aspettiamo che si attengano a questo”. 

I talebani a Kabul hanno sparato per disperdere una manifestazione di protesta contro il Pakistan. Lo rivelano fonti giornalistiche sul posto. La manifestazione di una settantina di persone, in maggioranza donne, ha protestato davanti all’ambasciata pachistana. ToloNews su Twitter parla di “centinaia di manifestanti oggi a Kabul” che “gridano slogan contro il Pakistan”. Nelle foto di ToloNews si vedono in prima fila diverse donne che reggono uno striscione. 

I testimoni affermano che gli spari erano diretti in aria. Filmati ripresi sui social e diffusi da ToloNews mostrano centinaia di donne che gridano rabbiosamente slogan di protesta contro il Pakistan, accusato di appoggiare il regime talebano. Le donne reggono cartelli, striscioni e alcune bandierine nazionali afghane. In un altro breve filmato si vede della gente fuggire mentre in sottofondo si sentono spari e raffiche. 

“Preoccupa l’emergenza umanitaria nel Panshir, dove i talebani stanno stroncando nel sangue la rivolta dei cittadini. Migliaia di persone senza né cibo, né farmaci: sì a un corridoio umanitario per dare urgente soccorso a chi ha bisogno”. Lo scrive il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, su Twitter

I talebani hanno annunciano di avere il controllo totale del Panshir, ultima sacca di resistenza in Afghanistan e hanno avvertito  che “qualsiasi tentativo di insurrezione sarà duramente colpito”. L’Iran condanna “con fermezza l’assalto” dei Talebani. E intanto il leader del movimento di resistenza nella valle afghana, Ahmad Massoud, lancia l’appello per una “rivolta nazionale” contro i talebani: “Ovunque tu sia, dentro o fuori, ti invito a iniziare una rivolta nazionale per la dignità, la libertà e la prosperità del nostro Paese”. Secondo Al Arabiya, un aiuto ai talebani per espugnare il Panshir è arrivato dalle forze armate del Pakistan, con “appoggio dall’aria e lancio di paracadutisti”.

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Lutto nel mondo del cinema: morto Jean Paul Belmondo

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E’ morto all’età di 88 anni l’attore francese Jean-Paul Belmondo. Belmondo è morto nella sua casa di Parigi, all’età di 88 anni, ha precisato il suo avvocato, Michel Godest, citato dalla France Presse.

“Era molto affaticato da qualche tempo,. Si è spento serenamente”, ha detto il legale. Mostro sacro del cinema francese ed europeo, Belmondo ha girato 80 film. Lascia in eredità ruoli indimenticabili, come quello in ‘A bout de souffle’ (Fino all’ultimo respiro) di Jean-Luc Godard o sorvolando il cielo di Venezia, appeso ad un elicottero, in ‘Le Guignolo’ (Il piccione di Piazza San Marco) di Georges Lautner.

Nato a Neuilly sur Seine, alle porte di Parigi, aveva sangue italiano nelle vene giacche’ il padre era uno scultore di buona fama, Paolo Raimondo. Dopo un esordio a teatro, Belmondo si fa apprezzare come ‘jeune premier’ in ‘Peccatori in Blue Jeans’ di Marc Allegret (1958), ma da’ anche fiducia al giovanissimo Claude Chabrol che lo dirige in ‘A doppia mandata’ (1959). Comincia da li’ il suo percorso parallelo con Alain Delon che sta folgorando il pubblico grazie al successo di ‘Delitto in pieno sole’ (regia di René Clement). Ma ‘Bebel’ (cosi’ si fa chiamare per sottolineare il suo stile stravagante e canzonatorio) e’ rapido a cambiare registro affidandosi a Jean-Luc Godard che lo vuole protagonista di ‘Fino all’ultimo respiro’ (1960) e poi di ‘Pierrot le fou’ (1965). 

Lavorare con il maestro indiscusso della Nouvelle Vague rappresenta per Belmondo una sfida: deve tenere insieme i canoni della recitazione classica e il loro stravolgimento. E ci riesce, contribuendo da solo all’inatteso successo commerciale dei due film. Rispetto a Delon, di due anni piu’ giovane, Bebel ha il vantaggio dell’innata simpatia comunicativa, un bel naso schiacciato da boxeur fallito, una naturale predisposizione a stupire, tanto il suo ‘gemello’ gioca invece la carta del bel tenebroso, divorato da dilemmi interiori. Hanno esordito (o quasi) con lo stesso maestro, Yves Allegret, hanno flirtato entrambi con la nouvelle vague, hanno successo con le donne e con gli spettatori, si dividono il campo come Coppi e Bartali. In qualche modo li accomuna anche l’Italia, giacche’ entrambi vengono adottati – molto giovani – dal nostro cinema. Ed ecco allora Belmondo vestire i panni di Michele ne ‘La ciociara‘ di Vittorio De Sica e poi di Amerigo ne ‘La viaccia‘ di Mauro Bolognini (1961). 

Ma e’ sul mercato francese e, in particolare, nel cinema poliziesco (il polar) che combatte la grande battaglia per la popolarita’ con Delon. Belmondo recita con Claude Sautet in ‘Asfalto che scotta‘ (1960), ‘Quello che spara per primo‘ di Jean Becker (1961), ‘Quando torna l’inverno‘ di Henri Verneuil (1962), fino a ‘Lo spione’ del maestro Jean Pierre Melville, lo stesso che portera’ a vette assolute Delon in ‘Frank Costello‘. Il sodalizio con Melville dura tre film e da’ a Belmondo tutti i ‘quarti di nobilta” di cui ha bisogno presso la critica. Ma il giovane mattatore vuole il gran successo popolare. 

Per questo, in una sorta di terza vita artistica, si affida a Philippe de Broca e interpreta ‘L’uomo di Rio‘ (1964), cocktail di commedia gialla, film d’avventura, parodia di generi in voga: Bebel recita a velocita’ supersonica, compie peripezie spericolate da stuntman (fino in tarda eta’ non vorra’ mai una controfigura) e conquista i francesi.

Conquista anche il riottoso Delon che si rassegna all’idea di far coppia col suo rivale. Avverra’ nel 1970 con ‘Borsalino‘, successo planetario e inizio di una quarta fase nella carriera di Belmondo che intanto ha lavorato con tutti i registi piu’ apprezzati e popolari, da Claude Lelouch a François Truffaut (‘La mia droga si chiama Julie‘) e ha coniato una coppia di sicura simpatia con la perfetta ‘spalla’ Lino Ventura.

Belmondo si e’ sposato due volte (con la ballerina Elodie che gli ha dato tre figli e l’ultima compagna Natty), legandosi anche a lungo con Laura Antonelli.

Sul set raccoglie l’eredita’ di Gerard Philippe interpretando eroi acrobatici e romantici, quella di Jean Gabin incarnando lo spirito francese piu’ nazionalista e orgoglioso, di Yves Montand regalandosi ampie licenze tra cinema e teatro. Nel 1974 sente di nuovo il richiamo del cinema d’autore e accetta la parte del truffatore Stavisky nel raffinato film omonimo di Alain Resnais. Non rinuncia ai ruoli che hanno fatto la sua carriera e ai registi-complici di sempre (Gerard Oury, Philippe Labro, Henri Verneuil, Jacques Deray, Georges Lautner), ma cerca altro. In teatro ripassa tutti i grandi classici, veste perfino i panni del mattatore Kean e aspira a un finale di carriera da ‘padre nobile’, guadagnandosi intanto il Premio Cesar come miglior attore nel 1989 per ”Una vita non basta” di Claude Lelouch. Oggi e domani la Francia e la Repubblica mondiale del cinema non lo dimenticheranno: il gatto continuerà a saltare sui tetti dell’immaginario e sarà un Re anche nel pantheon dell’arte.

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