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Cronaca

LORIS STIVAL: ECCO COSA HA CONFESSATO VERONICA PANARELLO

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Tempo di lettura 2 minuti La donna riferisce agli inquirenti che Loris sarebbe morto mentre giocava con le fascette elettriche

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di Angelo Barraco
 
Veronica Panarello in questi giorni ha reso agli inquirenti delle dichiarazioni riguardante quel tragico giorno in cui Loris è morto, queste informazioni sono di volta in volta cambiate ed evolute fino a diventare una velata confessione. Veronica chiedere di essere ascoltata e dopo un lungo interrogatorio, Venerdì 13 la donna ha ammesso , di fronte al Pm Marco Rota, di non aver accompagnato il figlio a scuola in quel tragico 29 novembre 2014 ma aggiunge di non essere stata lei ad uccidere Loris e ha continuato dicendo che suo figlio, quel giorno, è salito a casa con le chiavi che gli aveva dato lei. La donna ha concluso l’interrogatorio riferendo al Pm di “avere un buco e di non ricordare” tutto il resto. Mentre la donna parlava con il Pm Marco Rota, affianco a se c’era il suo avvocato Francesco Villardita. Ricordiamo inoltre che la donna aveva sempre proclamato la sua innocenza e aveva fortemente sostenuto a gran voce di aver accompagnato suo figlio a scuola il giorno del tragico omicidio ma secondo gli inquirenti si tratta di una bugia poiché la sua auto non viene immortalata dalle videocamere della scuola, invece le telecamere di Santa Croce di Camerina sembra che immortalino la sua auto che compie il tragitto proprio in direzione del canalone. Ma i primi segnali di un cambiamento di versione della vicenda da parte di Veronica iniziano il 6 novembre scorso, quando chiama il marito Davide Stival riferendo: “Quella mattina il bambino io non l’ho accompagnato a scuola, è salito a casa da solo, usando il portachiavi con l’orsacchiotto”.
 
Ma tutto cambia ulteriormente martedì 17 quando Veronica fornisce agli investigatori un’ulteriore versione dei fatti che risuona alle orecchie di chi ascolta come una flebile confessione poiché la donna riferisce agli inquirenti che Loris sarebbe morto mentre giocava con le fascette elettriche. Veronica ha affermato che si sarebbe trattato di un incidente verificatosi al suo rientro a casa. Secondo una logica consequenziale basata sugli elementi forniti dalla donna, Veronica avrebbe cercato di salvare il figlio ma in preda al panico lo avrebbe portato al Mulino Vecchio. La donna comunque continua a ripetere a gran voce di non aver ucciso suo figlio. Inoltre sono state depositate le motivazioni sul respingimento che riguarda la richiesta di scarcerazione: “Esiste un elevato grado di probabilità della responsabilità per l’omicidio di Loris Stival”. Ma quali sono gli elementi a suo carico? Le videoriprese di Veronica immortalate da sistemi di videosorveglianza pubblica e privata, l’ubicazione della donna tra le 9,25 e le 9,36 presso le zone del canalone, il mancato ingresso a scuola di Loris, le fascette ritrovate a casa. 

Cronaca

Polizia di Stato, il Prefetto Giannini riceve il “Premio Legalità 2022”

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La premiazione è avvenuta in occasione delle Nonniadi, festa dei nonni organizzata dalla Fondazione Geronimo Stilton e dalla Fondazione Parco della Mistica
 
Il Capo della Polizia – Direttore Generale della Pubblica Sicurezza Prefetto Lamberto Giannini, ieri mattina ha ritirato il “Premio Legalità 2022”, conferito alla Polizia di Stato dalla Fondazione Geronimo Stilton “per aver mostrato particolare attenzione alla prevenzione, fornendo quotidiano supporto alle famiglie, alle donne, agli anziani e ai bambini”. La cerimonia si è svolta nella mattina di ieri, durante le “Nonniadi”, un evento organizzato dalla Fondazione Geronimo Stilton e dalla Fondazione Parco della Mistica, dedicato alle nonne e i nonni che con i genitori contribuiscono alla crescita sana delle nuove generazioni. La Polizia di Stato ha portato il suo messaggio di vicinanza e di legalità esponendo veicoli e strumentazioni delle diverse Specialità e con dimostrazioni operative delle Unità Cinofile e della Squadra Artificieri. Ad allietare l’evento l’esibizione della Fanfara a Cavallo della Polizia di Stato.
 
 
 
 
 
 
 

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Civitavecchia, sospesa la licenza al “locale delle risse”

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CIVITAVECCHIA (RM) – E’ stato chiuso con Provvedimento del Questore di Roma, ex art. 100 T.U..L.P.S., un locale del lungomare dove, nel mese di agosto, si era consumata una violenta rissa tra alcuni avventori ed un dipendente della struttura.
I fatti risalgono alla notte tra il 5 ed il 6 agosto, quando, all’ingresso del locale, ubicato sull’arenile del lungomare Thaon de Revel, un gruppo di ragazzi si fronteggiava, animatamente, con un addetto alla sicurezza del locale, fino a farne scaturire una rissa, ripresa con i cellulari e poi pubblicata su alcuni social network.
 
Gli agenti del Commissariato di Civitavecchia, venuti a conoscenza del video, hanno subito avviato le indagini risalendo agli autori della rissa ed al locale teatro dell’episodio. Le indagini si concludevano con la denuncia per il reato di rissa di 3 giovanissimi civitavecchiesi ed un 33enne, con mansioni di addetto alla sicurezza del locale ma non formalmente assunto e privo dei requisiti per esercitare tale mansione. L’uomo ed uno dei ragazzi venivano inoltre denunciati per il reato di percosse a seguito delle reciproche querele presentate.
 
Il provvedimento di sospensione della licenza e la conseguente chiusura del locale per 10 giorni, emesso dal Questore di Roma, dopo una attenta istruttoria da parte della Divisione Polizia Amministrativa, si è resa necessaria in considerazione del grave episodio accaduto e soprattutto poiché, né l’addetto alla sicurezza né tantomeno l’esercente la proprietà dell’esercizio commerciale, ritenevano di richiedere l’intervento delle Forze dell’Ordine, ma soprattutto perché il locale in questione già nell’estate del 2021 era stato teatro di analoghi gravi episodi che, anche in quel caso, avevano generato un analogo provvedimento di chiusura.

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Vicovaro, trovati 50 chili di droga in un deposito agricolo per un valore di circa un milione di euro

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VICOVARO (RM) – I Carabinieri della Stazione di Vicovaro hanno sequestrato quasi 50 kg di sostanze stupefacenti a carico di ignoti. I militari, impegnati in un normale servizio di controllo del territorio e nell’ambito dell’azione di contrasto dei reati predatori ai danni delle aziende agricole del territorio, hanno rinvenuto, nei giorni scorsi, tre borsoni occultati all’interno di un deposito di attrezzi agricoli e maneggio.
 
L’immediato controllo delle borse ha permesso di accertare che all’interno era contenuto un ingente quantitativo di sostanza stupefacente ed in particolare:
 
–         28 kg di cocaina;
–         15 kg di hashish;
–         1 kg di marjuana;
–         nonché della sostanza verosimilmente del tipo di metanfetamina.
 
La droga, il cui valore di mercato sfiora il milione di euro, è stata sottoposta a sequestro a carico di ignoti ed è stata posta disposizione dell’Autorità Giudiziaria per le successive analisi di laboratorio.
 
 
 

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