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Cronaca

LORIS STIVAL: VERONICA PANARELLO UFFICIALIZZA DI NON AVER ACCOMPAGNATO IL FIGLIO A SCUOLA

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Tempo di lettura 3 minutiLa notizia che avevamo riportato lo scorso 10 novembre si è quindi rilevata pienamente fondata, tanto che non avevamo scritto di smentite

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di Angelo Barraco
Veronica Panarello ha ammesso al Pm Marco Rota di non aver accompagnato a scuola Loris. La notizia che avevamo riportato lo scorso 10 novembre si è quindi rilevata pienamente fondata, tanto che non avevamo scritto di smentite. La Panarello ha inoltre ribadito al Pm di non aver ucciso suo figlio e che quel fatidico giorno "è salito a casa con le chiavi" che gli aveva dato lei stessa.  Veronica Panarello ha anche aggiunto di "avere un buco e di non ricordare". È la stessa Panarello a chiedere di essere ascoltata dal Pm il sostituto procuratore di Ragusa, Marco Rota, alla presenza del legale della donna, l'avvocato Francesco Villardita.
 
 
Ultimi avvenimenti. Il 21 settembre scorso si è tenuta un’udienza riguardava il deposito della perizia sull’incidente probatorio delle immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza da impianti privati e pubblici che quel giorno hanno ripreso i vari passaggi e potrebbero far chiarezza su quanto successo. Il Giudice aveva scelto il perito è Luca Losio, la procura invece che aveva chiesto l’incidente procuratore aveva nominato Giovanni Tessitore, l’avvocato di Veronica Panarello invece ha scelto Pierdavide Scambi di Vicenza e Cristian Mendola di Catania, invece il padre di Loris insieme al suo legale hanno scelto Maurizio Scalone. Intanto un difetto di notifica a Veronica Panarello potrebbe produrre un rinvio dell’udienza per l’incidente probatorio sull’acquisizione delle immagini di videosorveglianza. 
 
Gli indagati per la morte del piccolo Loris sono ancora due: Il cacciatore e la madre. Orazio Fidone, il cacciatore che per primo trovò il cadavere del piccolo vicino al mulino e avvertì le forze dell’ordine. Lui è stato il primo a cadere sotto la lente d’ingrandimento del sospetto, sono state effettuate numerose perquisizioni presso la sua abitazione, è stato posto il sequestro anche alle sue autovetture che successivamente sono state dissequestrate. Veronica Panarello invece, la madre di Loris, si trova in cella dal 9 dicembre scorso e su di lei pende la pesante accusa di aver ucciso il figlio con delle fascette. Le fascette che avrebbe utilizzato la donna per uccidere il figlio sono state consegnate dalla stessa con la spiegazione che tale fascette fossero state richieste e utilizzate dalla maestra di Loris per dei lavori a scuola. A maggio inoltre era stata respinta la richiesta di scarcerazione. Nel mese di maggio di quest’anno la Corte di Cassazione ha deciso che Veronica doveva rimanere in carcere. Il ricorso era stato presentato dall’avvocato Francesco Villardita e puntava alla scarcerazione della donna, ma è stato rigettato dalla I Sezione Penale della Corte di Cassazione, confermate dal Tribunale di Catania con l’ordinanza di rigetto del 3 gennaio. Il ricorso presentato dagli avvocati era costituito da 21 motivazioni che avrebbero dovuto far uscire dal carcere la donna. 
 
Il movente del delitto: Uno dei punti era l’assenza del movente del delitto, l'insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e l'illogicità dell'ordinanza del riesame. Nei punti è indicato un elemento che avrebbe potuto far uscire la donna dal carcere poiché l’orario della morte non sarebbe tra le 9 e le 10, come dichiarato dalla perizia della Procura, ma sarebbe da collocare ad un orario più postumo, e proprio in quell’ora la donna aveva un alibi. Questa circostanza era stata esposta durante una puntata di “Quarto Grado” in cui è stato detto che il definitivo esame autoptico effettuato sul piccolo Loris ha stabilito che il bimbo sarebbe morto tre o quatto minuti dopo essere caduto nel canale di scolo del “Mulino Vecchio” e di aver sbattuto il cranio.
  
Un’altra contestazione che viene fatta riguarda gli esiti delle immagini delle telecamere e secondo l’avvocato della donna il fatto che la macchina si dirigesse verso il canalone non può considerarsi un indizio di colpevolezza che può portare alla custodia in carcere della donna. L’accusa sostenuta dal procuratore Carmelo Petralia e dal sostituto Marco Rota si basa sulle presunte bugie dette dalla donne, poiché sostiene di aver accompagnato il figlio a scuola, ma le videocamere del paese non la inquadrano, altro elemento sono le fascette consegnate alla maestra che risultano compatibili con il laccio usato per strangolare Loris. La ricostruzione ha retto al vaglio del Gip e ha portato al fermo avvenuto il 12 dicembre. Ma un altro elemento che nel mese di maggio ha suscitato forte motivo di discussione sul caso è stato il definitivo esame autoptico che ha stabilito che il piccolo sarebbe morto tre o quattro minuti dopo essere caduto nel canale di scolo del “Mulino Vecchio” e di aver sbattuto il cranio. Questo dettaglio è di estrema importanza ai fini investigativi perché cambierebbe radicalmente la posizione di Veronica, infatti l’ora della morte di Loris si collocherebbe intorno alle ore 9.00, proprio questo dettaglio farebbe cadere l’accusa di omicidio contro Veronica poiché i video di Santa Croce Camerina dimostrano che Veronica alle 9.00 si trovava presso la sua abitazione. Si è parlato tanto anche dello zainetto di Loris, è stato tanto cercato ma non è stato trovato.

Cronaca

Federica Torzullo uccisa in casa e sepolta con una pala meccanica: fermato il marito

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Secondo la Procura di Civitavecchia il corpo della donna sarebbe stato trasportato in auto dal coniuge e occultato in un terreno accanto alla ditta di famiglia. Tracce di sangue in casa, nell’auto e sui mezzi da lavoro: “Quadro indiziario grave, preciso e concordante”

Il corpo di Federica Torzullo era stato interrato in una buca profonda, scavata con un mezzo meccanico e nascosta tra i rovi, in un terreno attiguo alla ditta di movimento terra della famiglia del marito. È quanto emerge dal comunicato diffuso dalla Procura della Repubblica di Civitavecchia, che domenica 18 gennaio ha disposto il fermo di Carlomagno Agostino Claudio, ritenuto responsabile dell’omicidio aggravato della moglie.

Il cadavere è stato rinvenuto alle prime ore del mattino dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Ostia, della Compagnia di Bracciano, della Stazione di Anguillara Sabazia e dal RIS di Roma, al termine di un’attività di scavo mirata. La fossa, realizzata con mezzi meccanici, si trovava in un fondo confinante con l’azienda di famiglia dell’indagato.

Alla luce del ritrovamento del corpo, la Procura ha proceduto a una profonda rivalutazione del quadro indiziario, che – si legge nel comunicato – si concentra “in via esclusiva” sulla figura del coniuge, superando la soglia della mera probabilità e raggiungendo quella della gravità, precisione e concordanza degli indizi.

Secondo gli inquirenti, Carlomagno Agostino Claudio avrebbe fornito una ricostruzione dei fatti giudicata incongruente e smentita da dati oggettivi. Non sarebbe vero, in particolare, che la mattina del 9 gennaio non fosse rientrato a casa dal lavoro: le immagini delle telecamere lo immortalano mentre fa ritorno nell’abitazione. Anche i suoi spostamenti durante la giornata non coincidono con quanto dichiarato, come dimostrerebbero i dati di geolocalizzazione dell’autovettura.

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Gli accertamenti avrebbero invece confermato che Federica Torzullo non è mai uscita di casa dopo le 19:30 dell’8 gennaio e che sarebbe stata uccisa tra la tarda serata e le prime ore del mattino successivo. Il marito, secondo la Procura, sarebbe uscito di casa alle 7:30 del 9 gennaio per recarsi al lavoro, per poi rientrare brevemente nell’abitazione, contrariamente a quanto sostenuto in sede di denuncia.

Il cellulare della vittima non è stato ancora ritrovato. Gli investigatori ritengono che il corpo di Federica Torzullo sia stato caricato in auto dal marito e trasportato presso la ditta familiare, dove sarebbe stato successivamente occultato nel terreno. A sostegno di questa ipotesi vengono citati numerosi elementi: i telefoni della coppia risultano localizzati nella zona dell’azienda, alla guida dell’auto risulta esserci stato solo Carlomagno, e all’interno del veicolo sono state repertate tracce di sangue e materiale biologico, comprese nel bagagliaio.

Ulteriori tracce ematiche sono state rinvenute sui vestiti da lavoro dell’indagato, sul pavimento dell’ingresso dell’abitazione, nella cabina armadio della camera da letto della vittima, sul manico di un badile, su un mezzo meccanico custodito nel magazzino della ditta e su un asciugamano abbandonato in una cava per inerti.

Alla luce di questi elementi, la Procura ha ritenuto sussistenti le esigenze cautelari, in particolare il concreto pericolo di inquinamento probatorio. Secondo gli inquirenti, Carlomagno Agostino Claudio avrebbe già tentato di influenzare una persona informata sui fatti e, se lasciato in libertà, potrebbe ostacolare il ritrovamento dell’arma del delitto, che al momento non è stata ancora individuata nonostante i sequestri di abitazione, veicoli e azienda.

Per queste ragioni, il pubblico ministero ha disposto il fermo dell’uomo per omicidio aggravato. La Procura sottolinea tuttavia che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che l’indagato resta presunto innocente fino a sentenza definitiva, con pieno diritto di difesa che potrà esercitare nel corso dell’interrogatorio di garanzia.

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Cronaca

Anguillara, trovato il corpo di Federica Torzullo nella ditta del marito. Probabile coinvolgimento di terzi

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Svolta nel caso Torzullo: trovato un corpo nell’azienda del marito ad Anguillara Sabazia.

ANGUILLARA SABAZIA (ROMA) – Una drammatica svolta ha segnato, nella mattinata di domenica 18 gennaio 2026, le indagini sulla scomparsa di Federica Torzullo, la 41enne di cui si erano perse le tracce dallo scorso 8 gennaio. I Carabinieri hanno rinvenuto il cadavere di una persona, non ancora ufficialmente identificata, proprio all’interno della sede operativa della ditta di movimento terra di proprietà del marito, Agostino Claudio Carlomagno.

Il ritrovamento e le prime evidenze

Secondo le prime indiscrezioni trapelate, il corpo sarebbe stato rinvenuto solo parzialmente. Il ritrovamento è avvenuto nel corso delle intense attività di ricerca che, nelle ultime ore, si erano concentrate sull’area aziendale e su una cava in uso alla famiglia. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Ostia e i militari di Anguillara Sabazia, coadiuvati dagli specialisti del RIS di Roma.

Un quadro indiziario “grave”

Il ritrovamento giunge all’indomani della diffusione di una nota della Procura di Civitavecchia, coordinata dal procuratore Alberto Liguori, che descriveva un quadro indiziario pesantissimo a carico di Carlomagno, già iscritto nel registro degli indagati per omicidio volontario.

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Le analisi scientifiche effettuate nei giorni precedenti avevano infatti rivelato tracce ematiche in molteplici luoghi riconducibili all’uomo: all’interno dell’abitazione coniugale. Sugli abiti da lavoro dell’indagato, all’interno della sua autovettura e sul mezzo meccanico aziendale.

Le incongruenze e la videosorveglianza

A incastrare inizialmente il marito sarebbero state le immagini delle telecamere di videosorveglianza della loro villetta. Federica Torzullo è stata inquadrata mentre rientrava in casa la sera dell’8 gennaio intorno alle 19:30, ma non è mai stata vista uscire. Al contrario, Carlomagno è uscito regolarmente la mattina successiva alle 7:30.

Le “divergenze insanabili” tra il racconto dell’uomo – che aveva denunciato la scomparsa parlando di normali problemi di coppia – e le evidenze tecniche hanno spinto gli inquirenti a concentrare le ricerche nei luoghi di lavoro dell’imprenditore.

In attesa del DNA

Sebbene tutto lasci presupporre che i resti appartengano alla 41enne, la Procura attende gli esiti degli esami del DNA e degli accertamenti tecnici irripetibili disposti sui beni repertati per l’identificazione formale e per chiarire la dinamica del delitto. Le indagini proseguono inoltre per accertare il movente e l’eventuale coinvolgimento di terzi nella gestione del cadavere.

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Cronaca

Scomparsa di Federica Torzullo, la Procura: “Tracce ematiche all’interno di una cava”

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CIVITAVECCHIA – Il giallo della scomparsa di Federica Torzullo giunge a una drammatica svolta giudiziaria. La Procura della Repubblica di Civitavecchia, attraverso un comunicato ufficiale a firma del Procuratore Alberto Liguori, ha confermato l’iscrizione nel registro degli indagati del marito, Agostino Claudio Carlomagno, per l’ipotesi di reato di omicidio.+3

La scomparsa e la denuncia

La vicenda ha inizio nel primo pomeriggio di venerdì 9 gennaio 2026. È lo stesso Carlomagno a dare l’allarme, sollecitato dai colleghi di Federica preoccupati per la sua assenza presso l’ufficio postale di Fiumicino Aeroporto. L’uomo riferisce di aver visto la moglie per l’ultima volta in casa intorno alle 23:00 del giovedì precedente, dopo una cena trascorsa insieme al figlio.

Secondo il racconto del marito, Federica stava preparando le valigie per un evento religioso in Basilicata, previsto per il pomeriggio successivo insieme ai genitori e al figlio. Carlomagno ha inoltre ammesso l’esistenza di normali problemi di coppia, dichiarando che quella notte i due non avevano dormito insieme.

Il quadro indiziario: Federica mai uscita di casa

Le indagini, condotte dai Carabinieri di Anguillara Sabazia e dal Nucleo Investigativo di Ostia, hanno però fatto emergere incongruenze definite “insanabili”.

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Le telecamere Il sistema di videosorveglianza della villetta di famiglia mostra che Federica non è mai uscita di casa dalle ore 19:30 dell’8 gennaio.

Effetti personali L’auto della donna è rimasta parcheggiata nei pressi dell’abitazione. In casa non manca nulla, ad eccezione della borsa e del cellulare.

I movimenti del marito Carlomagno è l’unico a essere uscito dalla proprietà la mattina del 9 gennaio, intorno alle 7:30, per recarsi al lavoro. La sua versione dei fatti è stata giudicata dagli inquirenti “contraddittoria e illogica” rispetto alle testimonianze raccolte.

Tracce ematiche e accertamenti tecnici

Un elemento cruciale dell’inchiesta riguarda il massiccio sequestro di beni mobili e immobili legato alla famiglia e all’azienda di movimento terra dei Carlomagno. Il RIS di Roma ha repertato una copiosa quantità di tracce ematiche in diversi luoghi: all’interno dell’abitazione coniugale, sugli abiti da lavoro di Agostino Claudio. All’interno della sua autovettura e di un mezzo meccanico aziendale. All’interno di una cava.

In settimana sono previsti accertamenti tecnici irripetibili per l’estrazione del DNA dai campioni sequestrati.

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L’appello della Procura

Nonostante la gravità degli indizi, la Procura ricorda che per l’indagato vige il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva. Nel comunicato, il Procuratore Liguori rivolge un accorato appello a chiunque abbia notizie utili e, infine, un invito diretto al responsabile: “Rivolgersi ai Carabinieri e collaborare per porre fine allo strazio di parenti e amici”. Tale collaborazione potrebbe inoltre garantire all’autore del fatto trattamenti sanzionatori più miti

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