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Lost Judgment, indagini e pugni per il detective Yagami

Lost Judgment esce su Xbox One, Series X/S, PlayStation 4 e 5 a distanza di 3 anni dal successo del primo capitolo. In questa recensione analizzeremo a fondo il tanto atteso sequel di Judgment che porta avanti le vicende dello “spin-off spirituale” della saga Yakuza. Una volta lanciato il titolo ci si troverà subito immersi nel pieno dell’atmosfera del titolo targato SEGA: le vicende che ruotano intorno all’ascesa dell’agenzia del detective Yagami sono un orrido sipario sul macabro balletto dell’identità umana. Nei casi accettati dal gruppo si comprende sin da subito che la trama si adagerà su note drammatiche e che l’aria è satura di tutti quei casi di cronaca che tendiamo a nascondere con vergogna alla luce del sole. Lost Judgment vuole soverchiare l’ipocrisia che annebbia il quotidiano. Si sfiorano temi che sgusciano tra la prostituzione minorile, il bullismo, le sugar girl, le molestie sui mezzi pubblici e molto altro. La cruda rappresentazione della società odierna, con delle profonde critiche a quella nipponica, è dipinta all’interno di un Giappone cristallizzato nella sua normalità, che però mostra il fianco alle criticità che ne ottenebrano le tradizioni. Lost Judgment non ha interesse nell’esaltare gli scorci di cronaca, ma vuole lanciarci il giocatore dentro per far si che si possa sfogare la propria brama di giustizia. La narrazione è inoltre ben scandita con dei sipari studiati per condannare apertamente alcune abitudini sociali che cerchiamo affannosamente di esorcizzare. Sebbene il legame che unisce tutti i protagonisti sia un caso di omicidio irrisolto, scandito da inchieste a sorpresa, questo non piega la libertà del giocatore a una serie lineare di eventi. Ci si barcamena tra crimini minori e una lunga serie di curiose vicissitudini legali, il tutto impreziosito dal ritmo degli ipnotici quartieri giapponesi. L’obiettivo dell’opera è quello di far comprendere la natura talvolta sfuggente della giustizia, stuzzicando chi gioca su massime di grande interesse sul fronte psicologico. Insomma, il viaggio del detective Yagami è un insieme di casi che richiedono un’armonia tra arti marziali spettacolari e una non poca dose di immedesimazione. Dalla sua piccola agenzia, il protagonista non osserva solo inorridito la crudeltà umana, ma lotta per cambiare anche il più modesto dei destini. Bastano poche ore per rendersi conto del fatto che Lost Judgment è maturato tantissimo rispetto alla sua incarnazione precedente. Le sue meccaniche non sembrano più una derivazione degli elementi fondamentali di Yakuza, costretti all’interno di un impianto ludico differente da quello per cui erano stati pensati originariamente, anzi: Lost Judgment si muove con una confidenza e con una consapevolezza piacevolmente sorprendenti.

Le prime ore di Lost Judgment sono letteralmente folgoranti. Dopo una breve introduzione in cui RGG Studio sembra voler dimostrare di aver imparato dagli errori del passato, presentando una missione di pedinamento finalmente degna di questo nome, si viene catapultati in una storia eccellente per complessità, ritmo e tono della narrazione. Lost Judgment si prende libertà insperate, tessendo una ragnatela investigativa che trova il proprio centro di gravità in un liceo privato di Yokohama. Il gioco proietta Takayuki Yagami all’interno del mondo scolastico e lo fa scontrare con la corruzione e la doppia faccia del sistema educativo giapponese, dentro una storia che parla di violenza giovanile e, soprattutto, della piaga del bullismo in una società che troppo spesso tende a nascondere certe questioni sotto al tappeto. Yagami si trova ad essere quasi per caso il consulente scolastico del liceo Seiryo e ad intrattenere rapporti con studenti e professori per far luce sulla scomparsa di Mikoshiba che, nonostante le accuse di bullismo ed istigazione al suicidio rivoltegli dalla famiglia Ehara quattro anni prima, è riuscito a fare carriera ottenendo un tirocinio come insegnante. A colpire è la sobrietà con cui Lost Judgment si pone: il suo intreccio narrativo è calibrato alla perfezione e si concentra su una vicenda tristemente ordinaria, capace di risuonare con l’esperienza di vita di molti adolescenti che durante la crescita si sono dovuti scontrare con i soprusi dei propri compagni. Allo stesso modo sono state ridotte le fasi di investigazione in soggettiva, che mantengono però gli stessi problemi del passato, rimanendo sezioni di gameplay pericolosamente tendenti verso il noioso che obbligano a scandagliare l’ambiente in cerca di piccoli dettagli nascosti in bella vista. Per essere un titolo investigativo stupisce come questo preciso ambito del gameplay riesca a essere così poco soddisfacente rispetto a quello di mostri sacri del genere, che sfidano l’intelletto e le capacità deduttive del giocatore. Molto apprezzata invece l’introduzione del parkour, che dona all’esplorazione una verticalità inedita, così come quella delle sezioni di infiltrazione, che propongono meccaniche stealth molto elementari ma a modo loro divertenti. Peccato solo per l’IA nemica che in quei frangenti diventa particolarmente deludente. La nuova ambientazione scolastica è una boccata d’aria fresca per uno spin off che rischiava di rimanere pericolosamente troppo legato a dinamiche ormai sviscerate a fondo e prossime al diventare troppo ripetitive. Come già detto le missioni di pedinamento hanno subito un restyling piuttosto corposo che ne rimodula in positivo la durata, le meccaniche e la frequenza con cui vengono proposte all’interno della trama principale.

Volendo descrivere in due parole il gameplay di Lost Judgment, quelle sarebbero “scatola giochi” . Già, perché il titolo SEGA è esattamente questo, e segue alla lettera il copione “sandbox” utilizzato in Yakuza, ossia: una grandissima scatola piena zeppa di attività e minigiochi in quale il giocatore potrà perdersi. A differenza di quanto visto in Yakuza Like a Dragon, che ha deciso di dare una svolta alla saga sacrificando la componente action in tempo reale per diventare un JRPG a turni, Lost Judgment continua a portare avanti l’eredità iniziale degli Yakuza. In questo spin-off, infatti (esattamente come nel primo capitolo), il combattimento in sé e per sé è quello di un classico brawler che darà totale libertà al giocatore durante gli scontri. Parlando un po’ di attività e lunghezza generale del titolo, per completare la trama principale saranno necessarie circa 20-25 ore di gioco (a difficoltà normale). Tuttavia, se si è dei completisti che amano portare il tasso di completamento dei videogiochi al 100%, tra sub quest, attività extra come giochi arcade, golf e via dicendo vi ci vorranno sicuramente la bellezza di un centinaio di ore, se non di più. Infatti le due piccole città liberamente esplorabili di Lost Judgement sono letteralmente piene zeppe di cose da fare. Ogni angolo di Kamurocho e Ijincho è infatti colmo di segreti e cose da scoprire. In parole povere, se si cerca contenuto in abbondanza (e che sia soprattutto anche ad un livello qualitativo medio elevato), allora Lost Judgement è un must buy effettivo. Tecnicamente parlando, pur essendo un prodotto cross generazionale, Lost Judgment si presenta sulle console next gen in splendida forma. Il gioco è stato testato da noi in fase di recensione su ambo i sistemi next gen di casa Microsoft. Il prodotto SEGA offrirà due modalità prestazionali differenti: la modalità grafica darà priorità alla risoluzione (su Xbox Series S fino a 1440p mentre su Xbox Series X si parla di 4K nativi), ma ridurrà il framerate a 30 fotogrammi, mentre la modalità prestazionale farà l’esatto contrario così da portare il gioco ai tanto ambiti 60 FPS (abbassando il livello di dettaglio e risoluzione). Series X può vantare una notevole pulizia grafica rispetto a Series S, con texture più pulite, una profondità di campo meglio percepibile e modelli poligonali a risoluzione maggiore. Precisiamo però che anche la macchina più economica di casa Microsoft riesce comunque a gestire il titolo senza troppi problemi, proponendo una qualità grafica che in ogni caso rimane in linea con l’attuale generazione. Per quanto concerne il comparto audio, Lost Judgment offre un risultato davvero sublime. Come sempre le soundtrack create appositamente per il titolo risultano perfette e facilmente apprezzabili da tutti. Stessa cosa vale per il doppiaggio che svolge un ruolo magnifico sia in inglese che ovviamente in giapponese. Tirando le somme, Lost Judgment si dimostra, come da copione, il degno spin-off di Yakuza, incarnando elegantemente la filosofia e i valori ludici che tanto hanno fatto palpitare gli appassionati. La trama si dimostra essere un vero concentrato di tematiche mature, ora per le stoccate di critica che rivolge alla società odierna, ora per il cinismo con cui discorre di etica e psicologia. Il gameplay, poi,si sviluppa tra pirotecniche mosse di arti marziali e avvincenti approcci stealth, che si apprestano a uno stile duttile e libero. Sorvolando su qualche goffa resa tecnica, l’opera attinge da un comparto artistico di livello, capace di ammaliare il giocatore con una smodata attenzione al dettaglio e alla pianificazione urbana. Sono da sottolineare gli sforzi fatti per rendere il gameplay vario e in perenne crescita durante tutta l’esperienza, poiché richiama l’attenzione in una sfilza di ritocchi o sfaccettature in termine di game design davvero esaltanti. Insomma, se volete giocare a qualcosa di originale, profondo, esaltante e divertente, Lost Judgment è quello di cui avete bisogno.

GIUDIZIO GLOBALE

Grafica: 8,5

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 9

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise