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Economia e Finanza

LU-VE Group sbarca in Finlandia acquisendo la Fincoil dall’Alfa Laval

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LU-VE Group, una multinazionale del Varesotto quotata alla Borsa di Milano (MTA), terzo operatore mondiale nel settore degli scambiatori di calore ad aria, è stato selezionato da Mediobanca tra le otto imprese ‘più dinamiche’ capaci di raggiungere nel 2019 un incremento delle vendite pari almeno al 20% rispetto ai livelli sia del 2011 sia del 2018 e un’incidenza del risultato sul fatturato maggiore del 4%.

Iginio Liberali, presidente di LU-VE ed artefice di questo successo imprenditoriale forse non troppo noto, ha commentato: “Siamo orgogliosi di questo riconoscimento, che conferma la bontà della nostra strategia di crescita a lungo termine, fatta di diversificazione geografica e di prodotto, investimenti in R&D e acquisizioni mirate, ma senza mai dimenticare l’impegno per il nostro territorio e per la costruzione di un mondo sempre più sostenibile”.

Lo scorso anno (nell’ambito di una più vasta acquisizione fatta dalla svedese Alfa Laval) ha effettuato un importante investimento in Finlandia, acquisendo lo stabilimento, ora ribattezzato Fincoil LU-VE Oy, con sede a Vantaa.

Secondo l’indagine Mediobanca le aziende “dinamiche” individuate si caratterizzano anche per una elevata sostenibilità dimostrata nel periodo della pandemia anche grazie a iniziative sul territorio e non solo per i numeri.

LU-VE Group nasce oltre 35 anni fa, quando Liberali ebbe l’intuizione di rilevare un’azienda di alta qualità, ma allora in fallimento a causa di una gestione inadeguata, investendo la sua liquidazione dalla Ariston, dove lavorava come direttore generale, i suoi risparmi e risorse raccolte nel suo ambito di amici e parenti, mentre il restante 49% necessario all’operazione fu messo da società di venture capital. Sotto la sua guida, in 35 anni l’azienda è diventata uno dei primari costruttori mondiali nel settore degli scambiatori di calore, presenti in diversi segmenti di mercato, dalla refrigerazione (commerciale e industriale) al raffreddamento di processo per applicazioni industriali e “power generation”; dal condizionamento dell’aria (civile, industriale e di precisione) alle porte e sistemi di chiusura in vetro per banchi e vetrine refrigerate.

Il gruppo oggi è forte di oltre 3200collaboratori con l’83% della produzione esportata e un fatturato che alla fine del 2019 raggiungeva i 420,7 milioni di euro (pro-forma).

Parliamo di questo caso di successo con Fabio Liberali, responsabile della comunicazione del gruppo che, nonostante la sempre più marcata vocazione internazionale, è gestito da due famiglie: Iginio Liberali, fondatore e presidente, il ruolo di vice è ricoperto da Pierluigi Faggioli, Matteo Liberali nel ruolo di amministratore delegato e Michele Faggioli come responsabile operativo.

Partiamo dalla denominazione aziendale

LU-VE deriva da ‘Lucky Venture, riferibile al rischio ed all’avventura imprenditoriale intrapresa da mio padre, un nome che ha portato davvero a un’impresa fortunata! Ma questa crescita straordinaria è stata costruita su un basamento solido fatto di forti principi che il nostro stesso fondatore ha sempre trasferito in ogni sua attività e che si possono sintetizzare in due assunti: “Le aziende sono donne, uomini, e idee”: ovvero che per noi tutto deve partire dall’attenzione alle persone nel modo di fare impresa e “La materia grigia è la nostra materia prima”: senza le idee non esiste innovazione e senza innovazione un’azienda non può crescere. E le idee vengono dalle persone, per cui si torna al nostro assunto fondamentale che pone al centro le risorse umane.

Un’azienda famigliare ma quotata in Borsa

L’ingresso in borsa stimiamo che abbia accelerato di circa 10 anni il piano a lungo termine che avevamo disegnato, piano in cui erano previste acquisizioni e che hanno poi dato un impulso indispensabile per raggiungere la rilevanza internazionale che abbiamo oggi e che ci permette di definirci come una “multinazionale tascabile”. Dal 1986, da un fatturato di 10 milioni€ siamo cresciuti 42 volte, fino a 420 milioni, senza delocalizzazioni durante l’internazionalizzazione, avendo come regola quella di non portare via lavoro dall’Italia nei processi di eventuali acquisizioni, scelta che altri spesso non fanno, ma noi continuiamo a produrre in Italia…Ci piace definite i nostri lavoratori come ‘collaboratori’ e non come ‘dipendenti’…

Quali ricadute sta avendo la crisi pandemica sulle vostre attività produttive?

Durante quest’anno difficile del Covid, tuttora in corso, nella sfortuna siamo stati fortunati: per esempio, il nostro impianto di Tianmen in Cina, completato nel 2019, era nella zona occhio del ciclone (Provincia dell’Hubei non lontano da Wuhan) e chiudemmo a fine gennaio per riaprirlo il 12 marzo; il nostro stabilimento centrale qui in Lombardia invece è rimasto chiuso pochi giorni e tutti gli altri sono operativi, ed avendo compreso presto che il contagio non era cosa da prendere sottogamba, abbiamo creato qui in comitato di crisi coronavirus per prevedere e predisporre le misure atte ad affrontare la pandemia anche sulla base delle disposizioni governative che si succedevano. Il che ha permesso anche di proteggere i nostri collaboratori: tra i ca. 3200 di essi, i casi di contagio sono stati circa una quindicina e nessuno letale.

Come effetti economici, l’ultimo bilancio semestrale ha presentato un incremento di fatturato del +3,8% sulla semestrale2019, risentendo meno dell’impatto Covid, con qualche rallentamento su alcuni settori collegati, per esempio, le attività dirette al settore hotel, ristorazione e  catering. Abbiamo continuato a effettuare regolarmente i pagamenti ai nostri fornitori, specialmente ai piccoli, per non limitare loro l’ossigeno e mantenere viva la filiera, mentre abbiamo fatto anche assunzioni in questi ultimi mesi.

Quali i vostri mercati di riferimento principali?

La Germania è il nostro principale mercato di destinazione e siamo abbastanza eurocentrici come mercato; tra gli altri extra UE, citerei tra i mercati strategici la Cina, per il mercato asiatico, ed anche l’India, ove abbiamo acquisito negli ultimi anni una azienda che stiamo raddoppiando; e altro mercato strategico è in USA, Texas, ove si producono batterie e stiamo costruendo un altro stabilimento.

Avete un ruolo anche nelle forniture o nella produzione di indotto legata alla produzione dei vaccini anti Covid?

Per quanto riguarda il nostro coinvolgimento nella refrigerazione e gestione al freddo dei vaccini di cui si spera il prossimo arrivo, la logistica relativa al vaccino della Pfizer richiede un sistema che si potrebbe definire di ‘nicchia della nicchia’ mentre penso che le altre tipologie di vaccini necessiteranno dei soliti livelli di refrigerazione standard utilizzati per vaccini simili, sui -20° o -30°. Stiamo verificando con molti nostri clienti del settore farmaceutico quali necessità abbiano e come possiamo fornire assistenza sulla materia.

Quali sono, in sintesi, i vostri dati d’affari ed operativi?

Il gruppo ha una dotazione di oltre 3.200 collaboratori, di cui oltre 1.000 in Italia, per un fatturato di €420,7 milioni (pro-forma 2019), con l’83% della produzione esportata in 100 Paesi. Dispone di una superficie totale di circa 600mila mq, di cui oltre 210mila coperti, ivi inclusi i 3.235 destinati ai laboratori di Ricerca & Sviluppo (tra i più grandi del settore in Europa).Il gruppo ha una rete di società commerciali e uffici di rappresentanza in Australia, Austria, Cina, Emirati Arabi Uniti, Finlandia, Francia, Germania, India, Polonia, Regno Unito, Rep. Ceca, Russia, Spagna, Svezia, Thailandia e USA. Nel Sud non abbiamo impianti ma seguiamo molti clienti importanti che riforniamo dei nostri prodotti. Le politiche di innovazione che perseguiamo mirano a raggiungere una sempre maggiore efficienza nel pieno rispetto dei principi di salvaguardia dell’ambiente. I nostri prodotti, infatti, sono caratterizzati dalla riduzione dei consumi energetici e dell’impiego di liquido refrigerante, da bassi livelli di rumorosità, oltre che da un’elevata affidabilità nel tempo.

Come vi caratterizzate sul fronte dell’innovazione, della sicurezza sul lavoro e del territorio?

Sul fronte delle politiche per la sicurezza sul lavoro, la nostra multinazionale si è dimostrata una realtà all’avanguardia con il sistema dei “break formativi”, introdotti in azienda nel 2012 e recepiti nel 2018 dalla Commissione nazionale salute e sicurezza di Federmeccanica-Assistal, Fiom-Fim-Uilm come metodologia disponibile in tutta Italia per le imprese del comparto metalmeccanico. Questi intervalli formativi consistono in brevi momenti di formazione (15-30 minuti) svolti direttamente nei luoghi in cui si effettuano le lavorazioni industriali, all’interno dei reparti o presso le postazioni dei dipendenti. Dalla loro introduzione hanno permesso a LU-VE di ridurre notevolmente il numero e la gravità di incidenti sul lavoro.

Per quanto riguarda l’innovazione, le tecnologie LU-VE sono utilizzate per il condizionamento di edifici storici come il Teatro Bolshoi di Mosca e il Palazzo dell’Eliseo di Parigi, nonché per moderne strutture come la Fiera di Francoforte e il Bolshoi Ice Dome delle Olimpiadi di Sochi. I sistemi di condizionamento d’aria di precisione, progettati e realizzati da LU-VE, garantiscono inoltre il condizionamento delle sale operatorie in Italia e all’estero, di grandi data center e laboratori tecnologici, web farm e sale controllo quelle del nuovo Canale di Panama e dell’aeroporto internazionale King Abdulaziz, a Gedda in Arabia Saudita. La crescita del Gruppo lo ha portato a espandersi oltre i confini nazionali senza perdere di vista le sue radici: delle 16 unità produttive (in 9 diversi Paesi) che lo compongono, sono in Italia, Cina, Finlandia, India, Polonia, Rep. Ceca, Svezia, Russia e USA. Del gruppo fa parte anche una software house destinata all’ITC, allo sviluppo dei software di calcolo dei prodotti, alle attività on-line e all’IoT (Internet Of Things).

E ora avete un avamposto anche in Nord Europa

Siamo presenti in Scandinavia con AIA LU-VE dal 2011. Dalla nota multinazionale svedese Alfa Laval abbiamo acquisito, nel 2019, la branca operante nel nostro stesso settore, e quindi 3 impianti, uno in Italia, uno in India ed uno in Finlandia, per un investimento complessivo di ca. 51 milioni € ed un valore complessivo di 100 milioni di fatturato, oltre alla rete commerciale europea ed i marchi Fincoil ed Helpman; il marchio finlandese originale si chiamava Fincoil ed ora si chiama Fincoil LU-VE Oy con sede a Vantaa, rafforzando la nostra attività nel settore della power generation. Fincoil è specializzata nel campo della refrigerazione dei processi di produzione dell’energia e Wärtsilä è, per esempio, il nostro cliente più importante. In questa attività di acquisizioni, che è sempre complessa, siamo riusciti a non sacrificare le risorse umane esistenti perché il nostro è anche un approccio etico legato all’assunto di cui parlato sopra. Mio padre si definisce un ‘imprenditore olivettiano’ e una grande attenzione, durante la crescita dal 1986 ad oggi, è sempre indirizzata all’elemento umano sia esso in Italia o all’estero.

Segnaliamo, in conclusione, che il fatturato Fincoil è ammontato nel 2019 a circa 35 milioni di euro per un utile netto di circa 1,3 milioni.

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Economia e Finanza

Colombia, a gonfie vele l’export verso l’Italia, nonostante il Covid

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Secondo informazioni dell’ambasciata colombiana in Italia, le esportazioni del paese sudamericano verso l’Italia sono aumentate del 24% tra gennaio e dicembre 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019, secondo il rapporto DANE-DIAN (ufficio imposte e dogane nazionali).

Secondo il rapporto, il totale delle esportazioni colombiane verso la penisola è ammontato a 770 milioni di euro di valore. Secondo i dati, l’incremento significativo è attribuito all’aumento della vendita di oro, semilavorato ed in polvere, che è aumentato per un valore 179,3 milioni di euro, il 48% in più rispetto al 2019, ed anche ai prodotti non minerari che, nel 2020, si sono distinti soprattutto per il dinamismo dell’agricoltura colombiana durante la pandemia.

Le esportazioni in Italia di prodotti agroalimentari, che corrispondono al 95% del totale delle esportazioni non minerarie, hanno raggiunto il valore di 203 milioni di euro nel 2020, aumentando dell’8% rispetto al 2019. Seguono i prodotti del sistema moda con un valore di 7,43 milioni di euro, pari al 4%, e infine settori come Industria 4.0, metalmeccanico, chimico, farmaceutico e cosmetico, che si sommano al restante 1%.

Nei prodotti agroalimentari, oltre alle banane e al caffè verde spicca l’incremento dell’olio di palma, che raggiunge il 66% rispetto al 2019, raggiungendo un totale di valore di 38,3 milioni di euro, includendo sia il mercato alimentare che quello energetico.

Questo incremento delle esportazioni verso l’Italia ha rafforzato il surplus della bilancia commerciale che dal 2017 è favorevole alla Colombia. Alla fine del 2020, la Colombia acquistava 356 milioni di euro dall’Italia per valore di export, mentre l’Italia acquistava per un totale di 755 milioni di euro dalla Colombia, sostenendo l’avanzo della bilancia commerciale a favore della Colombia per circa 399 milioni di euro.

L’ambasciatore colombiano in Italia, signora Gloria Isabel Ramírez, ha sottolineato questo risultato che costituisce è un ulteriore esempio del rafforzamento delle relazioni tra i due paesi.

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Economia e Finanza

Turismo, Garavaglia alla stampa estera: pronti al rilancio

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L’industria del turismo è una voce fondamentale dell’economia italiana ed il settore più colpito dalla pandemia, valendo, secondo il ministro Garavaglia, almeno il 15% del PIL ed, in prospettiva, il 20%

Sulle prospettive della ripresa di questa voce importante del bilancio italiano ha fatto il punto il neo ministro leghista del Turismo, Massimo Garavaglia, in un incontro con i corrispondenti dei mass media esteri in Italia, alle cui numerose domande ha risposto, anche consapevole della rilevanza che l’informazione all’estero sulla situazione turistica in Italia può avere nel rianimare flussi fondamentali verso il Bel Paese. Alla domanda sulla modalità con cui il Governo stia preparandosi alla ripartenza del settore ed alla programmazione relativa, il ministro ha affermato che la programmazione “è fondamentale” e “nel giro di qualche giorno saremo in grado di dare delle date certe”, date però chiaramente condizionate dalla pandemia.

“L’anno scorso mi ricordo che si è aperto a metà maggio e non vedo motivi per cui non avvenga la stessa cosa quest’anno”, ha aggiunto, certo che il settore sarà tra “il primo a ripartire”. Il turismo inoltre “assorbirà manodopera che nel frattempo sta perdendo lavoro nel breve periodo da altri settori”, e già da questa estate “avremo la possibilità di assorbire oggi maestranze che sono in cassa integrazione”. Una data certa dunque non c’è, ma intanto una ripresa del turismo si può iniziare a programmare. La speranza del ministro Garavaglia è quella di far ripartire il settore, magari il 2 giugno, giorno della festa della Repubblica. “Ci è stata fornita nel Consiglio dei Ministri ampia rassicurazione che è intenzione del governo arrivare a una programmazione per l’estate.”, ha ribadito, rispondendo a chi gli chiedeva sulla riapertura di alberghi e sulla partenza della stagione estiva. Per quanto riguarda il cosiddetto Passaporto Verde, elaborato dall’Unione Europea, Garavaglia ha ricordato che non si tratta di un passaporto vaccinale, ma di un “lasciapassare, perché non è legato al vaccino in quanto tale, quella è solo una delle condizioni”, precisando le altre che sono: “Se si è stati ammalati di Covid e si hanno gli anticorpi oppure la terza condizione, la più semplice, se si è fatto un tampone negativo comunque si può viaggiare. Per questo è importante che venga attuato a livello europeo per evitare che ci siano vantaggi competitivi a vantaggio di uno Stato e a scapito di un altro”. Intanto, secondo il ministro, si ritorna a poter girare in tranquillità ed i numeri li avremo l’anno prossimo.

Per Garavaglia “la situazione è drammatica per gli operatori ma le potenzialità sono importanti. Intervento immediato è di assegnare le tante risorse disponibili, oltre 500 milioni di euro a bilancio del Ministero del Turismo, di cui è stato appena deciso di assegnare una 2° quota di 228 milioni di euro. Esiste poi aiuto di 900 milioni di euro per gli stagionali, comprese le guide turistiche ed è prevista una regolamentazione corretta di queste categorie, anche in prospettiva, per valorizzarle in maniera strutturale”. Su segnali di aumenti di prenotazioni di turisti esteri per l’estate ha risposto affermativamente: “iniziano ad arrivare segnali positivi che potrebbero aumentare nella 2a parte dell’estate, con l’aumento delle vaccinazioni”.

Richiestogli su riattivazione di collegamenti aerei Roma-Mosca, e sul ‘turismo vaccinale’ attuato da paesi come la Serbia, ha ricordatole sperimentazioni in atto a Malpensa con voli nocovid verso altre mete, ma gli sviluppi in questo campo sono legati anche al mercato ed i tempi sono da definire mentre il turismo vaccinale dipende dall’emergenza ma diventerà fenomeno residuale. La linea guida, per il ministro, è di coniugare sicurezza ed economia e rispetto dei dati. Sulla ripartenza del settore con un’Alitalia malmessa, ha sottolineato che si tratta di un tema antico nonostante il quale il turismo ha sempre funzionato bene, per cui “non ci strappiamo le vesti”.

Sul decalogo per il rilancio delle città d’arte, recentemente promosso da alcune delle stesse, verrà approvato ciò che sarà valutato valido per l’intero paese. Per Garavaglia “ora si promuove l’Italia nel suo complesso”, non singole zone.

Taluni paesi hanno deciso la vaccinazione prioritaria degli operatori turistici e gli è stato chiesto se anche l’Italia abbia progettato qualcosa di analogo Per il ministro esistono dei protocolli per operare in sicurezza  e quindi la bolla di sicurezza è garantita. È stato istituito un tavolo comune Turismo-Trasporti e Salute proprio per coordinare ed attuare iniziative  in questione.

Sulla riattivazione di flussi turistici di visitatori extra Schengen, Garavaglia si è detto certo che alla fine accordi bilaterali, estendendosi. varranno per tutti.

Sulle tematiche con cui l’Italia intende impegnarsi per contrastare la concorrenza estera, ha affermato che il rinato ministero del Turismo, che coordina e promuove le iniziative, è già uno strumento che segna un passo avanti decisivo. Alla domando su cosa faccia il Governo per supportare un turismo più sostenibile, Garavaglia ha citato il blocco della navigazione di grandi navi in Venezia, con l’approvazione  di 9 approdi temporanei fuori città, ed altre iniziative come una accelerazione di una ‘rivoluzione digitale’ che faciliti il movimento del turista, oppure la valorizzazione di rete di  rete di ferrovie storiche, o di turismo alternativo.

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Castelli Romani

Slow tourism, qualità contro il “mordi e fuggi”: privati e istituzioni in campo per un nuovo concept

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Nella zona dei Castelli Romani sono già diversi gli operatori del settore che si stanno muovendo in questa direzione

Dal turismo “mordi e fuggi” al turismo di qualità. Un cambio di tendenza che fa parte della mission di tanti operatori del settore che in questo momento di emergenza sanitaria, dove non è possibile spostarsi tra le varie regioni del nostro Bel Paese, stanno assistendo al fenomeno di tanti turisti che vanno alla scoperta di località rimaste inesplorate in passato.

Una occasione quindi per cercare di “trattenere” questi nuovi turisti attraverso un’offerta di qualità, in modo da invogliarli a restare sul posto almeno uno o due giorni contrariamente a quanto spesso invece accade con il turismo “mordi e fuggi” dove ci si ferma nel luogo visitato giusto qualche ora.     

E nella zona dei Castelli Romani sono già diversi gli operatori del settore che si stanno muovendo in questa direzione, promuovendo un turismo lento, quindi di qualità, come Azzurra Marinelli accompagnatrice turistica autorizzata e manager della destinazione e l’imprenditrice agricola Cecilia Conti. Ma anche a livello istituzionale attraverso organismi come il GAL Castelli Romani e il Consorzio Bibliotecario dei Castelli Romani.     

Azzurra Marinelli manager della destinazione parla delle iniziative da mettere in atto per un turismo di qualità che invogli i turisti a trattenersi qualche giorno nei luoghi visitati – Da Officina Stampa del 8/4/2021
L’imprenditrice agricola Cecilia Conti attiva sul territorio di Nemi con un’offerta turistica di qualità ospite a Officina Stampa del 8/4/2021
Patrizia Di Fazio Direttore Tecnico del GAL Castelli Romani e Giacomo Tortorici Direttore del Consorzio Bibliotecario dei Castelli Romani – SBCR – ospiti di Chiara Rai a Officina Stampa del 8/4/2021 intervengono sul tema del turismo lento e delle iniziative istituzionali messe in campo per promuoverlo

Slow tourism o “turismo lento”

Lo slow tourism o “turismo lento”, è il nuovo modo di viaggiare sempre più diffuso che nasce in risposta alla frenesia che caratterizza le nostre vite quotidiane e che non ci permette di rilassarci e prenderci un po’ di tempo per ammirare le bellezze che ci circondano. Si tratta di una nuova filosofia che pone l’attenzione sui dettagli e accompagna il turista attraverso un viaggio alla scoperta di luoghi nascosti, culture diverse e prodotti locali, nel pieno rispetto dell’ambiente, il tutto procedendo con calma e lentamente in modo da cogliere ogni straordinario particolare.

Il video servizio sul turismo lento trasmesso a Officina Stampa del 8/4/2021

I viaggi organizzati sono ancora molto diffusi e prevedono fitti programmi a tappe, con orari prestabiliti, per accompagnare i turisti a visitare una moltitudine di luoghi in poco tempo. In questo modo, però, il viaggiatore non riesce a immergersi completamente nell’esperienza e a cogliere la vera essenza locale. Per questo sono sempre di più coloro che ricercano un tipo di viaggio diverso, che permetta loro di vivere a contatto con la natura e godersi appieno ogni luogo esplorato.

Il turista “slow” predilige luoghi poco affollati e immersi nella cultura locale, per conoscere le tradizioni, gli usi e costumi e vivere intensamente ogni singolo istante del proprio viaggio. Questa nuova filosofia di viaggio invita i turisti a viaggiare in modo lento, consapevole e sostenibile per scoprire le destinazioni rispettandole e custodendo il valore del patrimonio e delle ricchezze che hanno da offrire.

Un viaggio “slow” si pianifica in modo che sia sostenibile fin dalle prime fasi, per far sì che ogni dettaglio sia pensato nel rispetto dell’ambiente.

Uno degli elementi più inquinanti dell’industria turistica è il trasporto: per questo nel turismo lento si tende a privilegiare mezzi sostenibili come il treno o la bicicletta, che diventano parte integrante dell’esperienza, permettendo al turista di ammirare le bellezze del territorio circostante.

Il turismo lento si pone dunque l’obiettivo di lasciare ai turisti un ricordo indelebile dei luoghi visitati, arricchendo la loro esperienza di emozioni e sensazioni indimenticabili. Una volta tornati a casa i viaggiatori si sentiranno arricchiti e appagati, oltre che più rilassati e in pace con se stessi, perché viaggiare “lenti” permette di vivere la propria avventura in modo più sostenibile, in netto contrasto con i ritmi frenetici a cui siamo abituati ogni giorno e nel pieno rispetto dell’ambiente che ci circonda.

I Castelli Romani

I Castelli Romani da sempre rappresentano nell’immaginario romano e laziale un territorio, un insieme di località dall’importanza storico artistica, connotati da una natura lussureggiante, da prodotti genuini, da un clima accogliente, da un contesto caloroso, ma allo stesso tempo calmo e sicuro.

Il video servizio sui Castelli Romani trasmesso a Officina Stampa del 8/4/2021

Questi luoghi hanno il privilegio di essere da una parte una appendice della capitale, abitata in gran parte da gente che a Roma lavora o che comunque ha con Roma rapporti quasi quotidiani, e dall’altra qualcosa di diverso e separato dalla capitale, qualcosa che mantiene le tracce della «villa», tra case e casette immerse nel verde, tra residences arroccati e nascosti tra i colli, tra vigne e giardini, tra borghi e cittadine che ancora mantengono un originario tessuto «paesano».

In questi luoghi una natura addomesticata e da sempre controllata dall’uomo, ma insidiata dal ricordo di antichi vulcani (i laghi vulcanici di Albano e di Nemi), suggerisce molteplici percorsi storici e letterari.

Si può risalire indietro ai miti fondanti del Latium vetus, al mondo arcaico e originario vivo già prima di Roma, agli eroi o alle divinità albane, e poi seguire i culti romani (come quello di Diana nemorense) e presenze come quelle di Catone, che lascia segno nel nome di Monteporzio Catone e di Cicerone con la sua villa di Tuscolo.

Dalle sparse tracce dei signorotti medievali si può passare poi alle sontuose ville cardinalizie tardo rinascimentali, alle più tarde frequentazioni dei viaggiatori sette-ottocenteschi (Frascati nel Viaggio in Italia di Goethe), alla grottesca immagine che di certe zone tra Marino e la via Appia ha dato Gadda nella parte finale del Pasticciaccio.

Un territorio a pochi passi da Roma dove, soprattutto cibo e vino, attraggono centinaia e centinaia di famiglie e giovani, che rendono i Castelli Romani uno dei luoghi più vitali della campagna romana, in cui una socialità sana, viene portata avanti da centinaia di anni di folclore e tradizione.

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