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LUIGI BONAVENTURA: LA FAMIGLIA DEL PENTITO SI SENTE ABBANDONATA DALLO STATO

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La moglie: "Bastava solo proteggerci come si deve, come prevede il programma o dare alla mia famiglia quella misera liquidazione che mio marito aveva chiesto"

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di Simonetta D'Onofrio

La redazione del giornale l’ ”Osservatore d’Italia” qualche mese fa si era occupato del caso del sig. Luigi Bonaventura, ex-‘ndranghetista, pentito e collaboratore di giustizia, sotto protezione da diversi anni insieme alla sua famiglia. Luigi ha attivamente collaborato contro la criminalità mafiosa del sua città, Crotone e in tutta Italia. Al di là dei giudizi che ognuno di noi può dare di fronte alla realtà chiamata mafia, è innegabile che la scelta collaborativa della famiglia Bonaventura abbia determinato un aiuto reale per “acchiappare” chi si muoveva liberamente nel territorio italiano per fare affari con il malaffare e trarre benefici illeciti anche dai politici e amministratori corrotti.
Ora, in questo momento così delicato per l’Italia, e in particolare per i fatti che i magistrati hanno “sviscerato” non solo nella città eterna con “Mafia Capitale”, ma praticamente in tutta Italia , è importante capire chi ha fatto questa scelta collaborativa, rischiando la propria vita e dei suoi familiari. Bonaventura si sente solo, abbandonato da chi dovrebbe sostenere la sua protezione e soprattutto il suo percorso di protezione sta avendo dei risvolti drammatici. La moglie del pentito ha raccolto le sue paure in una lettera che ci ha pregato di pubblicare integralmente, affinché i media mettano in risalto la grave situazione che stanno attraversando.
Ci dice che il suo passato sarà sempre intaccato dalla sua storia di ex-mafioso e pentito, ma ne è uscito fuori e desidera continuare nella legalità. Non merita di essere lasciato solo. Si è sradicato dal tessuto sociale di provenienza Bonaventura, ora chiede solo un aiuto alle autorità competenti, affinché quanto ricostruito finora con la giustizia italiana non venga disperso in rivoli burocratici che affossino il “lavoro” prezioso svolto in questo lungo periodo.

Lettera della moglie Paola Emmolo
“Caro programma di protezione, caro Stato non si possono lasciare 2 bambini , 2 anziani genitori e altre 4 loro famigliari in mezzo ad una strada, in grave pericolo, senza opportuni documenti e senza un centesimo in tasca. Nessuna persona per qualsiasi sia il suo crimine meriterebbe ciò figuriamoci chi come mio marito che non ha commesso in questi 8 anni di programma, nessun reato penale, civile o stradale. Ha dato, sta dando, stiamo dando l’anima per la giustizia Italiana per la società civil. Mio marito è un dissociato e collaboratore volontario, ha collaborato e collabora senza che avesse un solo giorno di condanna con mezze procure antimafia d’Italia, ha dato un apporto collaborativo elevatissimo, ha fatto arrestare o condannare oltre 150’ndranghetisti, ha portato nel crotonese una vera inversione di marcia, a suo conto ci sono solo sentenze di alta attendibilità, si impegna nel sociale a suo danno e pericolo senza mai risparmiarsi. O tutto ciò non volete riconoscerglielo ? Ha rifiutato (a buon ragione come più volte vi ha esposto) dei trasferimenti in altra località? Ma poi alla fine ha accettato e aveva ragione lui avete reiterato tutto, mettendoci di nuovo in grave pericolo e disaggio. Non si può lasciare un importante collaboratore e i suoi famigliari per mesi e mesi sprovvisti di opportuni documenti di copertura, non si può mettere lo stesso con dei pentiti, alcuni falsi e dei ndranghetisti della stessa zona nella stessa area come avete fatto a Termoli e poi fare la stessa cosa nella nuova località. O forse si può fare…? Prima di collocarci in questa nuova sede non sarebbe stato opportuno chiedere alla polizia del luogo se questa area era compatibile con noi? Vi avrebbero detto come si può tranquillamente dimostrare di no e che questa area non era sicura per noi. Dovevate procedere di nuovo con trasferimento in altra località per ovvie ragioni di sicurezza ma questo sarebbe stato un ammissione di colpe e quindi avete preferito scaricarci in mezzo una strada, questa è la verità. Non si deve trovare (come è accaduto a Termoli) un micidiale arsenale di ndrangheta a 200 metri da casa nostra e in un magazzino riconducibile al caposcorta del collaboratore di giustizia e tante altre gravissime cose. O forse si può? Delle PRESUNTE interviste non “autorizzate” che contestate a mio marito durante un contratto che era oramai scaduto e che aveva chiaramente esposto più volte tramite i suo legali di non volerlo più prorogare, non possono comportare una punizione cosi severa a danno della mia famiglia. Questa non e’una grave ingiustizia, un grave atto di inciviltà e di mancanza di buon senso ? Il contratto era scaduto è scaduto da quasi tre anni, come voi stesso sottolineate nella delibera. SCADUTO CAPITE….?E non c’ era nemmeno un tacito consenso per poterlo nonostante tutto considerarlo ugualmente attivo. Si poteva risolvere e chiarire il tutto in modo riservato ? Mio marito lo ha fatto più volte ricordate voi del servizio centrale di protezione ? Ma se poi non mantenete le promesse come tranquillamente si può dimostrare che colpa ne abbiamo noi ? Bastava solo proteggerci come si deve, come prevede il programma o dare alla mia famiglia quella misera liquidazione che mio marito aveva richiesto più volte, salutarci e finirla qua, tanto lui a prescindere da ogni cosa continuerà ogni volta che gli verrà richiesto a collaborare con la magistratura Italiana. E questo l’inserimento socio lavorativo che il programma di protezione alla base di tutto garantisce ? Lasciandoci da soli a macello in mezzo ad una strada….? E’ questo il messaggio che si vuol fare passare a chi ha intenzione di collaborare, di denunciare ?Dopo 8 anni è cessato il pericolo per la mia famiglia ? Se accade qualcosa ve ne prendete la responsabilità ?la storia di Lea Garofalo non ha insegnato niente? Quante risate si farà la ndrangheta per tutto ciò? Se non dico il vero su tutto denunciatemi ,ma altrimenti non lasciate soli i miei bambini, la mia famiglia, noi non meritiamo tutto questo .”

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Salute

Covid-19, varianti inglese e sudafricana: potenziale maggiore mortalità e timori scientifici (non confermati) di maggiore resistenza ai vaccini esistenti

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Non sono solo le nuove evidenze riferite da Londra di una potenziale maggiore mortalità della cosiddetta variante inglese del coronavirus a preoccupare sul fronte degli ultimi sviluppi dell’emergenza Covid. Matt Hancock, ministro della Sanità del governo di Boris Johnson, ha infatti evocato nelle ultime ore anche il timore scientifico – non confermato, ma possibile – che un’altra variante recente, quella sudafricana, possa rivelare maggiore resistenza ai vaccini esistenti, fino “al 50%” rispetto al ceppo originario dell’infezione.

La cosiddetta variante inglese del Covid non è solo più contagiosa del ceppo originario, ma stando agli ultimi dati e “segnali” elaborati dagli esperti potrebbe essere anche più mortale.

Lo ha detto nella conferenza stampa di giornata a Downing Street il premier britannico Boris Johnson, citando un’indicazione corretta da parte degli scienziati a questo proposito, sulla base di alcune prime evidenze registrate in questo senso.

Il video servizio sulla variante brasiliana del Covid19 trasmesso a Officina Stampa del 21/01/2021

Biden: ‘Crisi si sta aggravando, agire è un obbligo morale’ – “La crisi si sta aggravando, non possiamo e non consentiremo che la gente diventi affamata, sia sfrattata o perda il lavoro per una colpa non sua. Agire è un obbligo morale, un imperativo economico”: lo ha detto il neopresidente Joe Biden presentando due nuovi ordini esecutivi. “I benefici degli aiuti saranno superiori di gran lunga ai loro costi”, ha aggiunto.

La Germania ha superato la soglia dei 50.000 morti dall’inizio della pandemia di coronavirus. Lo ha comunicato l’Istituto Robert Koch, l’ente di stato che si occupa del controllo delle malattie infettive, nel suo bollettino quotidiano.
“In Italia sono stati vaccinati prima i sanitari, e questo funziona più velocemente”. Lo ha detto il ministro della Salute Jens Spahn, in conferenza stampa a Berlino, in un passaggio dedicato al confronto con altri paesi sulla velocità delle vaccinazioni anti-covid. Spahn ha sottolineato che la Germania ha iniziato invece con i pazienti molto anziani e le case di cura. Nei giorni scorsi la stampa tedesca ha tessuto le lodi della velocità con cui l’Italia sta procedendo alla vaccinazione della popolazione. E’ stato registrato il primo caso di variante brasiliana in Germania. Lo hanno reso noto le autorità locali.

Usa -“La mancanza di sincerità e di fatti sul fronte della pandemia è costata molto probabilmente vite umane”: è il nuovo affondo del virologo Anthony Fauci contro l’amministrazione Trump. “Non è un segreto”, ha affermato l’immunologo che ha fatto parte della task force anti-Covid della Casa Bianca di Trump: “Ci sono state molte divisioni, c’erano dati di fatto molto, molto chiari che sono stati messi in discussione. Così la gente non si è fidata di quello che le autorità sanitarie andavano dicendo”. Il numero dei decessi per Covid negli Stati Uniti è pari, fino a giovedì, a 405.400 ed ha superato i 405.399 morti americani fra militari e civili nella Seconda Guerra Mondiale, secondo quanto emerge dal conteggio della Johns Hopkins University.

La Francia ha annunciato stasera che a partire da domenica a mezzanotte tutti i viaggiatori all’interno dell’Unione europea dovranno avere – prima della partenza per la Francia – il certificato di un tampone molecolare negativo effettuato 72 ore prima della partenza. Il tampone sarà obbligatorio – si apprende dall’Eliseo – per “tutti i viaggi non essenziali”. Restano esentati dall’obbligo i lavoratori transfrontalieri e quelli del trasporto via terra.

La Danimarca, che richiede un test negativo al Covid-19 nelle 24 ore precedenti per tutti i viaggiatori che arrivano in aereo, ha sospeso i voli dagli Emirati per cinque giorni. Il motivo: il sospetto di irregolarità nei test. Lo ha annunciato il governo danese. Mentre altre destinazioni turistiche applicano pesanti restrizioni per controllare la crisi sanitaria, Dubai sta tenendo le sue porte spalancate ai turisti. Il paese nordico, con i suoi 5,8 milioni di abitanti, ha imposto restrizioni drastiche dalla fine di dicembre per combattere la nuova ondata della pandemia ed è particolarmente preoccupato per le nuove varianti del coronavirus.

L’Ungheria ha firmato un accordo per acquistare “grandi quantità” di vaccino russo, sebbene non sia stato ancora esaminato dalle autorità sanitarie europee. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Peter Szijjarto, in visita a Mosca, in un video pubblicato sul suo account Facebook. “I dettagli verranno forniti più tardi”, ha aggiunto. Ieri il Russian Direct Investment Fund (il fondo sovrano russo) aveva annunciato l’approvazione dello Sputnik V da parte dell’Istituto Nazionale di Farmacia e Nutrizione dell’Ungheria (OGYÉI). L’Ungheria è diventata così il primo paese dell’Unione Europea ad autorizzarne l’uso.

In Russia sono stati registrati 21.513 nuovi casi di coronavirus nelle ultime 24 ore. Lo fa sapere il centro nazionale per la lotta al Covid. I casi totali salgono così a quota 3.677.352. I morti sono stati invece 580, per un totale ufficiale di 68.412 vittime. Lo riporta la Tass.

Il centro di Pechino è coinvolto in un ciclo di test di massa anti Covid-19 per un totale di quasi 2 milioni di persone. Il distretto di Dongcheng ha organizzato un programma per controllare tutti i suoi 790.000 residenti tra oggi e domani. Quello vicino di Xicheng, che conta circa 1,14 milioni di abitanti, si è organizzato per completare un piano simile nello stesso periodo di tempo, allo scopo di contrastare i rischi dei casi importati di coronavirus. Lo stesso distretto, secondo i media locali, aveva in precedenza condotto quattro round di test sulla popolazione considerata più ad alto rischio. Sui social media in mandarino circolano numerosi video con le lunghe file fatte di centinaia di persone in fila in attesa del test, ad esempio in Wangfujing Street, nel distretto di Dongcheng. Pechino ha finora organizzato i controlli agli acidi nucleici sugli 1,71 milioni di residenti del distretto di Daxing e sugli 1,23 milioni di quello di Shunyi, rispettivamante a sud e a nordest della capitale, entrambi vicini agli aeroporti. La capitale, intanto, ha registrato giovedì tre nuovi casi di Covid-19 di trasmissione domestica, tutti nel compound residenziale di Ronghui, a Daxing. In aggiunta, la Commissione sanitaria municipale ha menzionato un ulteriore asintomatico e due contagi importati.

Il Messico, quarto Paese al mondo più colpito dalla pandemia di coronavirus, ha registrato un nuovo record di morti e contagi, secondo le autorità sanitarie locali. Nelle ultime 24 ore sono stati conteggiati 1.803 decessi, portando il bilancio totale delle vittime a 146.174 nel Paese nordamericano da 128 milioni di abitanti. Solo gli Stati Uniti, il Brasile e l’India hanno registrato più morti per Covid-19. Il numero di nuovi contagi tra mercoledì e giovedì si è attestato a 22.339, portando il totale in Messico a oltre 1,711 milioni dall’inizio della crisi sanitaria.

Ancora una giornata con oltre mille morti di Covid-19 in Brasile: le vittime nelle ultime 24 ore sono state 1.335, che fanno salire il bilancio totale a 214.228. Quasi decuplicati i decessi in Amazzonia, rispetto a dicembre: sono passati da 12 a 118 in media al giorno. I nuovi contagi da coronavirus in Brasile sono stati 59.946 in 24 ore, per un totale di 8.699.814 dall’inizio della pandemia.

La Colombia ha superato oggi la soglia dei 50.000 morti per la pandemia da coronavirus. Lo ha reso noto il ministero della Salute a Bogotà. L’ultimo rapporto quotidiano ministeriale, infatti ha segnalato il decesso di 395 contagiati, per cui il numero totale dei morti da marzo è arrivato a quota 50.187. Per quanto riguarda invece i contagi, i positivi delle ultime 24 ore sono stati 15.366, portando il bilancio generale a 1.972.345 casi riscontrati su tutto il territorio nazionale. Le zone più colpite dalla pandemia, segnala infine la nota ministeriale, sono Bogotá (576.011 casi) seguita dai dipartimenti di Antioquia (312.640), Valle del Cauca (159.546) e Atlántico (108.352).

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Cronaca

Bimba morta per una “challenge”, lo psicologo: “Riflettiamo sull’utilizzo dei social e sulla cultura della competizione”

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La morte di una bambina di 10 anni, a Palermo, collegata forse a un gioco perverso sui social, impone alcune riflessioni. Cosa cambia, in fondo, rispetto alle prove di coraggio che i bambini di qualche generazione precedente sostenevano tuffandosi per esempio da una scogliera? Probabilmente la circostanza secondo cui il pericolo, per via di un utilizzo non corretto dello smartphone, può trovarsi direttamente nelle nostre case. “Entrare dentro i fatti di cronaca è sempre molto difficile, soprattutto quando si configurano come tragici incidenti di percorso di cui poco sappiamo. Forse è più utile – spiega lo psicologo e psicoterapeuta Calogero Lo Piccolo – riflettere sul terreno che ha reso possibile, non determinato, quel particolare incidente. Perché gli incidenti per definizione fanno parte della quota di precarietà dell’esistenza. In questa vicenda il terreno è formato dal mezzo, i social, e dall’uso dello stesso”.

Dunque il potenziale pericolo è legato allo strumento o all’utilizzo che se ne fa? “Discutere dell’ipertrofia assunta dai social, ma dalla vita in virtuale in genere, in questa particolare contingenza storica diventa persino ridondante. Ne siamo tutti catturati, ben al di là delle soggettive intenzioni. Più interessante – aggiunge lo psicologo nonché consigliere dell’Ordine degli psicologi della Regione Siciliana – potrebbe essere cercare di riflettere su questi particolari giochi cui si partecipa attraverso i social: la challenge, la sfida. Che certamente non nasce dal social e che tra ragazzini e non solo si sono sempre svolte. A volte con esiti ugualmente tragici. Prove di valore e coraggio come le gare di tuffi da alte scogliere”.

Una tragedia come quella che si è consumata nella Kalsa, cuore del centro storico palermitano, ci conduce probabilmente verso alcuni quesiti. “Cosa colpisce quindi – si chiede Lo Piccolo – rispetto a un tragico fatto come la morte accidentale di una bambina di 10 anni? Che il rischio arrivi dentro casa? Che tutto avvenga in solitudine? Che crolli l’illusione della protezione e della sicurezza che un genitore o un adulto può offrire? Probabilmente tutto questo assieme, e molto altro. Forse però sarebbe utile riflettere su quanto la cultura di esaltazione della competizione in cui tutti ci troviamo immersi possa fare da fertilizzante per l’assunzione di rischio soggettiva”.

Uno dei problemi potrebbe essere legato a ciò che l’avvento dei social hanno determinato nella nostra società. “La competizione non è più considerata nella cultura contemporanea come un problema in sé, si preferisce rimuovere tutti gli aspetti distruttivi – conclude lo psicologo – che potenzialmente sono sempre insiti nella stessa. Siamo tutti dentro un reality show che richiede performance ammirevoli, dentro un talent in cui guadagnare voti. Dentro la dicotomia figo-sfigato. Tutti partecipi, complici e vittime allo stesso tempo. I social hanno solo moltiplicato all’infinito la platea e i palchi. E con questo facciamo i conti, anche negli esiti estremi”.

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Costume e Società

Risse tra i giovani, escalation di violenza e bullismo: Politica a confronto con Silvestroni (FdI) e Cirinnà (PD) e l’analisi del fenomeno da parte della psicologa Caponetti

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Violenza tra giovani il tema affrontato nella puntata di Officina Stampa di giovedì scorso dove sono intervenuti l’onorevole Marco Silvestroni Deputato FdI e Referente per la provincia di Roma del partito di Giorgia Meloni, la senatrice del partito Democratico Monica Cirinnà e la psicologa e psicoterapeuta dr.ssa Elisa Caponetti.

La puntata di Officina Stampa del 21/01/2021

Un fenomeno al quale si assiste sempre più spesso che vede soprattutto ragazzi sempre più piccoli macchiarsi di efferate azioni criminose, a danno anche di loro coetanei e a volte senza un reale motivo che li spinga.

Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 21/01/2021

In particolare i minorenni, tendono ad unirsi per sentirsi più forti o semplicemente per non essere esclusi, compiendo in massa violenze, dando vita al fenomeno sociale delle baby gang. E uno degli ultimi episodi è quello dello scorso sabato avvenuto in un parco pubblico ad Albano Laziale, in provincia di Roma, dove è scoppiata una rissa tra ragazzi e dove due di questi sono rimasti feriti. Il più grave, un ragazzo romeno di 23 anni ha riportato tagli alle gambe, un trauma cranico e la scheggiatura di una vertebra. 

La crescente violenza delle bande giovanili viene spesso associata almeno in parte al coinvolgimento delle bande nello spaccio e all’assunzione di droghe, soprattutto metanfetamine, cocaina ed eroina.

Un fenomeno che va capito per poterlo contrastare ma l’aspetto che ancora troppo poco, o troppo genericamente, viene preso in considerazione è il ruolo dell’educazione. Al di là di generiche istanze teoriche mancano forse volontà forti e strumenti efficaci da parte degli adulti di riferimento, anzi molto spesso certe drammatiche realtà rimangono ad essi sconosciute. La famiglia appare condizionata, sempre più spesso i genitori sono incapaci di dire ai figli i necessari “no” e al tempo stesso sono ossessionati dal bisogno di offrire loro cose, beni materiali che non facciano sentire i ragazzi inadeguati rispetto al contesto in cui vivono; non di rado per compensare le assenze o le inadeguatezze che pensano di avere.

“La scuola è l’unica differenza che c’è tra l’uomo e gli animali. Il maestro dà al ragazzo tutto quello che crede, ama, spera. Il ragazzo crescendo ci aggiunge qualche cosa e così l’umanità va avanti”, scriveva don Milani. L’altra più importante agenzia educativa è infatti la scuola, che presenta oggi carenze ancora più significative e vive una forte crisi di ruolo. Soprattutto la scuola secondaria continua a percepire come dicotomia l’istruire e l’educare.

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