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Lunedì 4 gennaio 2021, l’italia torna arancione: ecco cosa si può e cosa non si può fare

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Lunedì 4 gennaio l’Italia torna arancione dopo il periodo rosso e prima degli ultimi due in zona rossa.

Ecco cosa si può e non si può fare

Fino al 6 gennaio restano vietati gli spostamenti tra Regioni e fino al 15 gennaio vietati anche tutti gli spostamenti tra le 22 e le 5.

Zona arancione 

Nella zona arancione, i negozi saranno aperti fino alle 21 mentre bar e ristoranti sono chiusi (ma c’è il sì al cibo da asporto fino alle 22 e alla consegna a domicilio). Anche lunedì 4 gennaio sarà possibile recarsi a fare visita a parenti amici (ma non più di due persone) dentro la propria Regione. Ricapitolando, nella zona arancione: 

  • i bar e i ristoranti sono aperti esclusivamente per la vendita da asporto fino alle 18 e per la consegna a domicilio che deve comunque avvenire nel rispetto delle norme sul confezionamento e sulla consegna dei prodotti;
  • Nelle aree o negli orari in cui è sospeso il consumo di cibi e bevande all’interno dei locali, l’ingresso e la permanenza negli stessi da parte dei clienti sono consentiti esclusivamente per il tempo strettamente necessario ad acquistare i prodotti per asporto e sempre nel rispetto delle misure di prevenzione del contagio. Non sono comunque consentiti gli assembramenti né il consumo in prossimità dei locali;
  • possono restare aperti oltre le ore 18 solo gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande siti nelle aree di servizio e rifornimento carburante situate lungo le autostrade, negli ospedali e negli aeroporti, con obbligo di assicurare in ogni caso il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro;
  • I ristoranti degli alberghi sono aperti per i clienti che vi alloggiano, come nella zona rossa. Quindi è consentita (senza limiti di orario) la ristorazione solo all’interno dell’albergo o della struttura ricettiva in cui si è alloggiati. Qualora manchi tali servizio all’interno del proprio albergo o della propria struttura ricettiva il cliente potrà avvalersi di una ristorazione mediante asporto o mediante consegna “a domicilio” (eventualmente organizzata dall’albergo), nei limiti di orario consentiti, con consumazione in albergo;
  • Non sono previste limitazioni alle categorie di beni vendibili. Nelle giornate festive e prefestive sono chiusi gli esercizi commerciali presenti all’interno dei centri commerciali e dei mercati, a eccezione delle farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, punti vendita di generi alimentari, tabacchi ed edicole.

Quando serve l’autocertificazione nella zona arancione

Nella zona arancione l’autocertificazione serve per spostarsi nelle ore del coprifuoco (dalle 22 alle 5), quando gli spostamenti sono autorizzati solo per ragioni di lavoro, salute o necessità e urgenza. Nell’autocertificazione (ecco l’ultimo modulo autodichiarazione disponibile in pdf sul sito del Viminale), il firmatario deve dichiarare che il proprio spostamento è determinato da: 

  • esigenze di lavoro; 
  • motivi di salute; 
  • altri motivi ammessi dalle vigenti normative ovvero dai predetti decreti, ordinanze e altri provvedimenti che definiscono le misure di prevenzione della diffusione del contagio;

Gli spostamenti tra Comuni

Gli spostamenti sono quindi consentiti ma solo all’interno del proprio comune, tranne una deroga per i comuni sotto i 5mila abitanti. In questi stessi giorni, continuerà a essere consentita, all’interno della propria Regione, una sola volta al giorno, dalle 5 alle 22, la visita ad amici o parenti con la regola del massimo in 2. I figli minori di 14 anni, le persone conviventi con disabilità o non autosufficienti sono sempre esclusi dal conteggio. Andare nelle seconde case all’interno della stessa Regione sarà possibile durante l’intero periodo delle feste. 

I parchi e le aree verdi

Sempre lunedì 4 gennaio sarà possibile raggiungere parchi e giardini pubblici all’interno del proprio Comune o, in assenza di questi, quelli in un Comune limitrofo più vicini a casa, salvo diverse specifiche disposizioni delle autorità locali, a condizione del rigoroso rispetto del divieto di assembramento.

Sarà consentito l’accesso dei minori, anche assieme ai familiari o altre persone abitualmente conviventi o deputate alla loro cura, ad aree gioco all’interno di parchi, ville e giardini pubblici, per svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto nel rispetto delle linee guida del Dipartimento per le politiche della famiglia.

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Politica

Caso Cesa: al Quirinale salgono Lega, FdI e Fi senza i piccoli

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L’inchiesta di Catanzaro lascia senza guida l’Udc e spiazza i negoziatori di Conte. Il leader del partito centrista Lorenzo Cesa è indagato per associazione a delinquere aggravata da metodo mafioso e la sua casa romana viene perquisita di buon mattino: la notizia piomba nei palazzi della politica dove si sta trattando per evitare che la crisi deflagri aumentando i timori di chi vede davanti a sé una partita sempre più difficile da vincere.

Allargare al centro è un’operazione fallita già in partenza secondo il centrodestra, che sale al Colle a metà pomeriggio per un colloquio con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Con questo Parlamento è impossibile lavorare, la maggioranza è inconsistente”, hanno scritto in una nota congiunta al termine sottolineando di confidare nella “saggezza” del Capo dello Stato.

L’ambasciatore Piero Benassi, attuale consigliere diplomatico del premier Giuseppe Conte, è stato nominato sottosegretario con Delega ai Servizi. Lo si apprende da fonti di governo.

A dire il vero, al Quirinale si presentano solo Lega, FdI e Fi senza i ‘piccoli’. Un segnale di crepe anche all’interno delle opposizioni, dunque non così compatte sulla richiesta di andare al voto. Il lavorio per far salire i senatori a sostegno della maggioranza oltre quota 161 e dare una nuova chance al governo Conte non si ferma. “Se volete confrontarvi nelle sedi istituzionali, noi ci siamo”, dice ancora una volta Matteo Renzi. Ma al momento il leader Iv viene considerato fuori dai giochi: si guarda invece ai suoi, convinti che qualche senatore di Italia Viva possa tornare nell’alveo della maggioranza. Per allargare ai ‘volenterosi’ si deve puntare sul centro e la dote di Bruno Tabacci, che alla Camera lavora alla formazione di un gruppo, non basta. E’ al Senato che occorre rafforzare le truppe ed è lì che si guarda ai tre senatori Udc: Paola Binetti, Antonio Saccone e Antonio De Poli. E c’è chi non esclude che proprio la tegola caduta sulla testa di Cesa, il meno favorevole a lasciare la casa del centrodestra, possa rappresentare anche un insperato aiuto. Anche se è vero che bisogna fare i conti con l’imbarazzo del M5S.

Il primo a parlare è Alessandro Di Battista, segue poi Luigi Di Maio: “mai il M5S potrà aprire un dialogo con soggetti condannati o indagati per mafia o reati gravi”. Tra l’altro ufficialmente il partito dello scudo crociato si schiera a fianco del suo capo: Saccone, De Poli e Binetti dichiarano infatti piena solidarietà con una nota non appena la notizia diventa pubblica. Lui, a sua volta, si dichiara “estraneo ai fatti” e poi fa sapere però che “data la particolare fase in cui vive il nostro Paese” rassegna le dimissioni da segretario nazionale. Fatto sta che il tempo a disposizione è poco: il primo appuntamento a cui occorre presentarsi ben armati è per mercoledì 27 gennaio quando nelle aule parlamentari si discuterà la relazione sullo stato della giustizia del ministro Alfonso Bonafede. Italia Viva (che stasera torna a riunirsi) ha già detto che non la voterà ed è difficile al momento immaginare una maggioranza in grado di reggere alla prova a Palazzo Madama. La linea del Guardasigilli è infatti tra le più criticate fuori dal perimetro dell’attuale maggioranza. I giorni a disposizione per dare corpo all’appello ai volenterosi sono davvero pochi: “se riusciamo a consolidare e allargare i numeri avremo maggiore agio nella vita parlamentare e allora bene”; l’alternativa resta il “voto”, dice il dem Goffredo Bettini che vede comunque nel primo caso un Conte ter all’orizzonte. Una via diversa dunque da un rimpasto contenuto, che pure resta ancora un’opzione sul tavolo del presidente del Consiglio.

Il premier intanto fa una prima mossa e convoca il Consiglio dei ministri per cedere, come promesso, la delega sui servizi segreti. Conte fa anche mostra di non voler lasciare a metà il lavoro intrapreso: convoca a Palazzo Chigi domani i sindacati, imprese e Regioni a inizio della prossima settimana per discutere del Recovery plan. Il grande progetto da oltre 200 miliardi ha bisogno di “essere dettagliato”, mette intanto sull’avviso il commissario europeo Paolo Gentiloni. Ora la parola è alle Camere, dove peraltro in assenza di nuovi equilibri, la maggioranza è in difficoltà in molte commissioni parlamentari a causa dell’uscita dei deputati e dei senatori guidati da Matteo Renzi.

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Salute

Rihabilita e il progetto “Soluzione mal di schiena”: “Vogliamo migliorare la qualità della vita”

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Albano (Rm) – Un progetto che nasce oltre quindici anni fa e che ormai ha trovato una sua dimensione importante. Rihabilita è l’azienda nata da tre fisioterapisti amici, vale a dire Massimiliano Magni, Salvatore De Fusco e Francesco Ciallella: dopo aver preso il coordinamento del reparto di fisioterapia di “Albamedica” ad Albano Laziale, i tre soci hanno deciso di aprire le loro sedi ad Aprilia e nel quartiere Flaminio a Roma, ma prossimamente c’è in programma l’apertura di un nuovo centro a Frattocchie (nel comune di Marino) a marzo e a Bracciano entro fine anno. I professionisti di Rihabilita, che hanno allacciato anche collaborazioni di prestigio come quella con la Nazionale italiana di pallacanestro, hanno messo a punto un progetto denominato “Soluzione mal di schiena” di cui spiegano la filosofia: “L’idea è quella di migliorare lo stile di vita delle persone che si rivolgono a noi. Siamo contrari all’abuso di farmaci che, a fronte di un ipotetico beneficio momentaneo, non agisce sulla causa reale della problematica. Al tempo stesso siamo contro l’abuso della chirurgia che nel 40% fallisce l’obiettivo. Siamo convinti che per affrontare una problematica alla schiena debba essere considerato un aspetto multifattoriale da gestire in equipe”. E a proposito di valutazione, il progetto “Soluzione mal di schiena” passa da una premessa fondamentale: “Noi facciamo un primo appuntamento conoscitivo e totalmente gratuito col paziente in cui, nell’arco di un’ora, cerchiamo di capirne le abitudini quotidiane, facendo al tempo stesso una valutazione iniziale su 32 test neuro-muscolo-scheletrici per avere un panorama praticamente completo di ogni singola situazione. L’approfondimento è aperto a tutti: ci occupiamo di osteopatia pediatrica, ma anche di ragazzi, adulti e anziani, sportivi e non. All’interno del team scientifico di “Soluzione mal di schiena” è entrato anche un neurochirurgo che ha sposato in pieno la nostra filosofia. E tra gli obiettivi futuri ci sono anche l’organizzazione di un congresso annuale e la creazione di un’accademia dove confrontarsi con altri professionisti e formarne altri”.

Per tutte le informazioni si può consultare il sito ufficiale www.rihabilita.com oppure www.soluzionemaldischiena.it dove ci sono tutti i contatti e gli indirizzi dei centri.



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Politica

Governo, fiducia risicata per Conte

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Niente maggioranza assoluta in Senato ma 156 voti favorevoli alla fiducia consentono al governo di andare avanti, per il momento. I no sono 140, 16 astenuti.

Il verdetto dell’Aula di Palazzo Madama arriva segnato dalla polemiche. Il presidente Casellati blocca il voto: l’ex 5S Ciampolillo e Nencini arrivano sul filo e riescono a votare, a sostegno del governo, solo in extremis. Protestano Lega e FdI, che annunciano si appelleranno al Colle. Italia Viva conferma l’astensione, in segno di “disponibilità”, seppure a tempo, a discutere ancora con la maggioranza. I senatori guidati da Matteo Renzi al momento tengono in ostaggio l’esecutivo giallo-rosso: se si sommassero alle opposizioni, a Palazzo Madama i rapporti di forza cambierebbero (senza Nencini, sono infatti 17 in tutto, contando anche un senatore assente per Covid, e dunque sommati ai 140 no delle opposizioni supererebbero l’attuale maggioranza).

In Aula come nelle commissioni, paralizzando l’attività parlamentare. Che vi sia un “problema di numeri” lo mette a verbale anche il premier: “se non ci sono, il governo va a casa”, dice chiaro e tondo davanti ai senatori. Dove ingaggia anche un duello con l’ormai rivale Renzi: l’ex premier sceglie di intervenire in discussione generale, così da garantirsi la replica del premier. Lo accusa di “non essere salito al Quirinale per paura” e di chiudersi in “un arrocco dannoso”. Come il centrodestra, parla di “mercato indecoroso di poltrone” e con un tono apocalittico torna a ripetere la necessità di un cambio di passo, dalla scuola all’economia, “o i nostri figli ci malediranno”, dice. C’è chi si chiede se il leader di Iv abbia in serbo un cambio di strategia, cercando la rottura definitiva e infischiandosene del rischio diaspora fra i suoi: i parlamentari di Italia Viva si riuniranno poco dopo e confermeranno l’astensione.

Conte riprende la parola e si difende: rivendica il dialogo e ribadisce come la responsabilità della rottura sia tutta sulle spalle di Italia Viva, “difficile governare con chi mina equilibri”, attacca. Occupare “le poltrone” poi non la reputa un’accusa pertinente: l’importante è farlo “con disciplina e onore”, come recita la Costituzione. Quello di cui il Paese ha bisogno “è una politica indirizzata al benessere dei cittadini” per evitare che “la rabbia sociale” esploda e si trasformi in “scontro”, è la tesi argomentata dall’avvocato. E dunque serve un governo, in grado di agire. Con il voto a tarda sera si chiude la maratona parlamentare e si apre però la difficile composizione della crisi aperta dal senatore di Rignano con le dimissioni delle ministre una settimana fa. E ora sarà il momento delle scelte: c’è il ministero dell’Agricoltura da affidare, la delega dei servizi da esercitare e, soprattutto, l’azione del governo da rilanciare con un nuovo patto di legislatura, a partire dal Recovery plan, cercando di allargare la maggioranza a quel drappello di responsabili o ‘volenterosi’, come li ha definiti il presidente del Consiglio, in grado di traghettare in acque più sicure l’esecutivo.

Dieci giorni è l’arco temporale che il presidente del Consiglio si dà per rimettere mano alla sua squadra. Sono le 9.30 quando il premier si alza nell’Aula del Senato la prima volta ma i pontieri non hanno in realtà mai smesso di tenere i contatti e fare di conto. La senatrice Liliana Segre, classe 1930, scende a Roma da Milano per garantire il proprio sostegno. L’Aula le tributa un lungo applauso al suo arrivo e molte le dichiarazioni che ne apprezzano la scelta. A metà mattinata l’asticella segna quota 153 voti certi in favore del governo, 8 in meno dalla maggioranza assoluta pari a 161 (anche se un senatore 5S è assente giustificato per ragioni di Covid), che metterebbe in sicurezza il Conte II.

Alla maggioranza basta, lo vanno ripetendo nei corridoi da giorni, qualche voto in più delle opposizioni per cavarsela. Annunciano il voto favorevole anche il senatore a vita Mario Monti, convinto dalla conversione europeista del premier, la senatrice a vita Cattaneo e Casini. Non ci sono Renzo Piano e Carlo Rubbia. Ma proprio senatori a vita subiscono l’attacco di Matteo Salvini: tira in ballo Grillo, il leader della Lega e ricorda – scatenando la bagarre nell’emiciclo – quando il fondatore M5S diceva “muoiono troppo tardi” per stigmatizzare la loro discesa nell’arena parlamentare. Per il sì sono poi arruolati, Lonardo (la moglie di Mastella), l’ex M5S Buccarella, Tommaso Cerno che annuncia di tornare nel Pd e De Falco. Durante tutta la giornata si spera anche nell’effetto Polverini (che ha votato alla Camera la fiducia lasciando FI e ritrovandosi al centro di molti gossip): e a sera sono due i senatori azzurri che votano sì, Maria Rosaria Rossi, che è la vera sorpresa, dal momento che era fra le fedelissime di Berlusconi, e Andrea Causin. Espulsi entrambi dal partito, sono un viatico per l’operazione responsabili.

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