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Economia e Finanza

M5s, reddito di cittadinanza?: alla Stampa Estera il professor Domenico De Masi chiarisce il grande equivoco

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Beppe Grillo e Davide Casaleggio hanno commissionato tempo fa al prof. Domenico De Masi, sociologo del lavoro, tra i più stimati accademici italiani in materia di occupazione, una ricerca, dal titolo “Lavoro 2025”, sul probabile futuro e prospettive del mondo lavorativo in Italia. Ne è nato un rapporto di oltre 300 pagine che Luigi Di Maio ha descritto come “la prospettiva sulla quale il Movimento intende sviluppare il proprio programma sul lavoro”.

Recentemente, De Masi ha incontrato i soci della Stampa Estera a Roma

In tale circostanza ha avuto luogo un interessante dibattito e confronto sulle tematiche più attuali nella vita politica e sociale italiana, connesse anche all’interesse derivante dal successo elettorale di un Movimento che, in meno di 10 anni, è salito alla ribalta ed alle leve di governo di molte istituzioni italiane. In particolare, molti interrogativi sono stati posti dai giornalisti sui contenuti del cosiddetto ‘reddito di cittadinanza’ che costituisce uno dei punti chiave del programma politico del M5S.

Tuttavia, De masi ha chiarito come la sua proposta differisca sostanzialmente da quella del Movimento, che sarebbe più esatto definire ‘reddito d’inclusione’

Ma questo intervento di sostegno al reddito ed alla ricerca di un’occupazione in Italia si scontra contro l’obsolescenza delle infrastrutture che dovrebbero aiutare nella ricerca del lavoro per cui, stante i criteri che dovrebbero guidare la misura proposta dai 5S, la sua realizzazione diventerebbe estremamente difficile, mentre i bisognosi non possono aspettare anni che siano riformati e resi utili i centri per l’impiego ed analoghe istituzioni. Per ovviare a questo problema, De Masi evidenzia che la sua ipotesi, questa sì definibile ‘ reddito di cittadinanza’, sia un beneficio assegnato a tutti coloro che ne abbiano necessità da subito. Per De Masi, quindi “ Tanto varrebbe, a questo punto, dire che tutti i disoccupati prendano una stessa cifra, a prescindere dalla loro condizione economica. Per alcuni sarebbe un’ingiustizia, perché i più agiati non se lo meriterebbero. Ma costoro è più difficile che rimangano disoccupati, e qualcuno il reddito nemmeno lo chiederebbe. Questo, però, è l’unico modo in cui si riesce a fare tutto rapidamente: basta che, nel momento in cui licenzia il lavoratore, si informi l’ufficio addetto e lui da quel giorno percepirebbe il reddito. Almeno in una prima fase, finché non ci realizzino efficienti centri per l’impiego, è meglio il reddito di cittadinanza.

L’equivoco nasce dal fatto che la proposta di legge del M5S venne definita reddito di cittadinanza, mentre non lo è”.

Domenico De Masi ha elaborato il suo paradigma partendo dal pensiero di maestri come Alexis de Tocqueville, Carlo Marx, Frederick W. Taylor, Daniel Bell, André Gorz, Alain Touraine, Agnes Heller e approdando a contenuti originali in base a ricerche centrate soprattutto sul mondo del lavoro. Ha diffuso le sue idee attraverso libri, saggi, articoli, corsi universitari, seminari, conferenze e trasmissioni radio-televisive. Qui di seguito sono sintetizzati i punti essenziali del suo paradigma: la società postindustriale, gli aspetti socio-economici, i bisogni emergenti, i nuovi soggetti sociali, la creatività, il lavoro, il telelavoro, l’ozio creativo, il tempo libero, i paradossi sociali e aziendali. Per una descrizione esauriente del paradigma elaborato e diffuso da De Masi, si rinvia a tre suoi testi La fantasia e la concretezza, Il futuro del lavoro, Ozio creativo, tutti pubblicati da Rizzoli. Durante la chiacchierata coi rappresentanti dei media esteri, De Masi ha anche annunciato l’imminente conclusione di un suo nuovo saggio, sempre su queste tematiche, di notevole impegno, essendo previste non meno di 800 pagine!

Gianfranco Nitti

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Economia e Finanza

Manovra di bilancio, Di Maio: “Nessun aumento dell’Iva”

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Mentre è in corso il pressing sul deficit in vista della manovra il vicepremier Luigi Di Maio ribadisce la compattezza del governo sulle misure da prendere e smentisce l’ipotesi di aumento dell’Iva. “E’ una fake news, – dice a Radio 24 – non è assolutamente vero, perché in questo governo non si permetterà ai soldi di uscire dalla porta e entrare dalla finestra, non vogliamo fare il gioco delle tre carte”.

“Questo – ha evidenziato il vicepremier – è un governo compatto, che sta mettendo insieme le risorse, che ci sono, per mantenere le promesse fatte agli italiani perché il M5s non ha dimenticato le promesse fatte in campagna elettorale. Siccome i soldi ci sono le cose si possono realizzare: io ho detto che un governo serio trova le risorse, perché sennò è meglio tornare a casa, è inutile tirare a campare”. “All’interno del Mef – ha proseguito Di Maio – si stanno tenendo tavoli tecnici da giorni, con parti politiche e tecniche, l’obiettivo è mettere insieme le risorse per fare quello che abbiamo detto: si può fare molto dai tagli, ma se c’è bisogno di un po’ deficit per migliorare la vita italiani ricordiamoci sempre che è questo il primo punto, fermo restando il valore dell’incremento del deficit e quello che può succedere a livello di spread e di mercati. E’ per questo che non aumentiamo il deficit per regalare bonus, ma per un piano credibile”.
“La legge di bilancio deve esser amica degli italiani dopo tanti anni di lacrime e sangue se per farlo serve un po’ di deficit non dobbiamo avere paura di sforare il 2% a meno che il 2% non sia diventato un tabù, però ce lo dovevamo dire prima”, ha ribadito.

Infine una stoccata agli evasori. “Chi evade il fisco – dice Di Maio – deve andare in galera, sta nel contratto quindi si deve fare”. “Siamo tranquillissimi – ha aggiunto – nel gestire la pace fiscale, che non è un condono. La pace fiscale aiuta chi è in difficoltà, il condono aiuta i furbetti. Basta mettere una soglia a misura di persone in difficoltà”. Per quanto riguarda la pace fiscale, ha spiegato Di Maio, “tecnicamente si tratta del meccanismo di saldo e stralcio, quindi di una procedura attiva presso la pubblica amministrazione su soldi dichiarati”. Si è poi detto “d’accordo che 1 milione di euro sia una soglia troppo alta” e assicurato che “non vedremo scudi fiscali”, perché “è chiaro che non vogliamo far rientrare capitali mafiosi o corrotti dall’estero”.

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Economia e Finanza

Ipotesi chiusura domenicale di negozi e centri commerciali: ecco il punto dell’avvocato amministrativista Enrico Pellegrini

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L’ipotesi avanzata da un ministro in carica, di chiusure domenicali, è proprio al contrario del rispetto del principio di concorrenza, laddove si consideri che la rete telematica consente ai venditori e in particolare ai grandi gruppi della distribuzione online, di ricevere ordini 24 ore al giorno, sette giorni su sette”.

Inoltre ai piccoli esercizi commerciali la concorrenza sleale non arriva certo da catene di distribuzione commerciale impegnate con sedi fisicamente a contatto con l’utenza.

Arriva appunto dalle multinazionali del commercio online e, nelle realtà che ci interessano più direttamente, da esercizi commerciali aperti e gestiti da commercianti stranieri, per lo più asiatici, con personale di quelle stesse nazionalità e con tutele sindacali per quei lavoratori tutte da verificare, se non inesistenti.

La concorrenza sleale arriva dagli esercenti che non pagano con regolarità il personale. Non da chi è impegnato per la riuscita del giusto profitto dall’attività di distribuzione, anche grande distribuzione, che è fatta di vendita di prodotti commerciali, reali.

Non è da escludere peraltro che altro obiettivo delle grandi catene online, possa essere la vendita di dati delle persone, per 24 ore al giorno, sette giorni su sette.

Pertanto, motivi di legge, di carattere sociale e di scelte politiche, rendono per lo meno opinabile la prospettata iniziativa governativa.
La normativa in materia apertura degli esercizi commerciali, in vigore risale al 2011, pone le aperture possibili anche nei festivi, quale elemento-cardine del principio di concorrenza e di sviluppo delle potenzialità del mercato, oltre all’attenzione nei confronti dei consumatori
Peraltro la Corte Costituzionale, con sentenza del 2017, nel bocciare la legge regionale friulana che imponeva la chiusura degli esercizi commerciali nei giorni di Natale, Capodanno, Pasqua e altri festivi, si è basata sulla riserva per lo Stato di decidere, riguardo al principio di concorrenza, in virtù dell’articolo 117 della Costituzione.
Avvocato Enrico Pellegrini

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Economia e Finanza

Governo, manovra di bilancio: si prepara la pace fiscale, reddito di cittadinanza e pensioni quota 100

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A meno di un mese dal varo della nuova legge di Bilancio il Movimento cinque stelle alza la voce. Mentre emergono ulteriori dettagli del provvedimento il vicepremier Luigi Di Maio avverte in tv a Carta Bianca: “Il reddito di cittadinanza deve entrare nella legge di bilancio. O C’e’ o c’e’ un grave problema per questo governo. Noi lo facciamo, agli italiani abbiamo fatto una promessa”. Di Maio parla nella giornata in cui la Lega dopo un vertice al Viminale spiga la propria proposta sulle pensioni: si stanno ancora facendo i calcoli ma la richiesta è quella di arrivare alla famosa ‘quota 100’ fissando il paletto dell’età non a 64 anni ma a 62, da accompagnare da “quota 41 e mezzo”.

Altro capitolo citato dal vicepremier leghista Matteo Salvini, quello della pace fiscale che si rivolgerà “a chi ha fatto la dichiarazione dei redditi” ma non può pagare e che invece “correrebbe a pagare” se il conto fosse “il 10%”, comunque “non un regalo”. Le stime di gettito, viene riferito, sono comunque ancora in corso ma si dovrebbero superare i 15 miliardi, spalmati su più anni.
La manovra, come ricorda sempre Tria, metterà comunque le basi per realizzare le priorità per l’intera legislatura e sul fronte fiscale riguarderà anche le famiglie, non solo gli autonomi o le imprese che investono. I redditi medi soffrono di una pressione fiscale “troppo alta”, afferma il ministro. Per questo “bisogna trovare gli spazi per la partenza di un primo accorpamento e di una prima riduzione delle aliquote”.

Sempre valutando “le compatibilità di bilancio”, ha puntualizzato immancabile il titolare dell’Economia, dicendosi “molto favorevole a partire” purché con estrema gradualità, senza insomma compromettere la finanza pubblica. L’importante è iniziare a ridurre il debito, che quest’anno si manterrà sostanzialmente stabile, con una correzione dello 0,1% (dovrebbe dunque scendere al 131,7%), e contemporaneamente non peggiorare “ma anzi migliorare” il saldo strutturale, cercando gli spazi non in deficit ma “nel nostro bilancio che è molto grande”.

Per la flat o dual tax, o più semplicemente riforma fiscale, bisogna quindi guardare alla massa delle tax expenditures, troppe e confusionarie, mentre per il reddito di cittadinanza lo spazio si potrebbe trovare partendo dalle risorse del Rei e delle altre forme di sostegno al reddito “aggiungendo qualcosa in più”. Su tutte e tre le riforme basilari del contratto di governo, quindi anche sulle pensioni, si può insomma iniziare a dare un segnale dando forma ad una strategia politica coerente “anche se partita da una campagna elettorale non del tutto coerente”.

L’idea, illustrata in questo caso dal viceministro Massimo Garavaglia, è anche quella di una dual tax Ires, che scenderebbe dal 24% al 15% sugli utili reinvestiti in azienda. Un intervento quindi strutturale, ha spiegato, evitando ogni anno di rinnovare ammortamenti, incentivi e agevolazioni varie. L’ultima stoccata Tria la riserva su infrastrutture e investimenti, vero pallino del titolare di Via XX Settembre che non a caso si espone anche sulla Torino-Lione e sul gasdotto Tap. “Personalmente spero che si facciano, che il problema si sblocchi, che ci sia una soluzione, anche perché si tratta di grandi collegamenti internazionali”.

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